Rimani in contatto con noi
#

Politica

Elezioni Napoli, l’attacco frontale di Laboccetta (Polo Sud): “Il Centrodestra è in coma profondo, e il sindaco Manfredi ringrazia commosso”

“Il Centrodestra è in coma profondo e si dichiara sconfitto prima di combattere. E intanto Manfredi ringrazia commosso!”. Il clamoroso siluro dell’On. Laboccetta contro i vertici di FdI, Lega e FI! 🚨 🗳️ Manca un anno alle cruciali elezioni Comunali di Napoli, ma nel Centrodestra napoletano vige il vuoto assoluto e un silenzio inquietante. A rompere gli indugi (e a bacchettare pesantemente la classe dirigente del territorio) ci ha pensato un furioso Onorevole Amedeo Laboccetta, Presidente di “Polo Sud”! “L’elettroencefalogramma del centrodestra è irrimediabilmente piatto”, ha tuonato Laboccetta, definendo quello dei vertici locali un “menefreghismo irresponsabile” che rischia di bissare la clamorosa e ignominiosa disfatta delle recenti Elezioni Regionali in Campania! “O la classe dirigente campana di FdI, Forza Italia e Lega è totalmente inadeguata (e allora i leader nazionali devono cambiarla!), oppure soffrono della sindrome dello sconfittismo e si danno già per battuti! Ne è la riprova la scelta di festeggiare il record del governo a Bari e non a Napoli!”. L’amara conclusione dell’esponente di destra è rivolta all’attuale primo cittadino: “Di fronte alla totale evanescenza degli avversari, il Sindaco Gaetano Manfredi ha già la strada spianata per la riconferma… e commosso ringrazia!”. Leggi l’analisi spietata e l’attacco frontale di Laboccetta nel nostro articolo! 👇 🏛️ E voi come valutate la situazione politica in Campania? Siete d’accordo con Laboccetta sul fatto che il Centrodestra a Napoli e in Regione sia praticamente assente e si sia arreso in partenza? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post!

Pubblicato

a

Laboccetta

Redazione – Nel vibrante e caotico scacchiere politico della Campania, c’è un silenzio che fa molto più rumore di mille comizi urlati nelle piazze. È il silenzio assordante e preoccupante di una coalizione che sembra aver gettato la spugna ancor prima di salire sul ring. A lanciare un vero e proprio e disperato grido d’allarme, scuotendo violentemente i vertici dei partiti di maggioranza, è stato in queste ore l’Onorevole Amedeo Laboccetta, autorevole presidente dell’associazione politica e culturale Polo Sud, che ha puntato l’indice contro l’incredibile immobilismo della sua stessa area politica in vista del cruciale appuntamento elettorale partenopeo.

Il grido d’allarme: “Un menefreghismo irresponsabile”

Il tempo stringe, il calendario politico non fa sconti a nessuno e la posta in palio è altissima: la guida della terza città d’Italia. «A Napoli si vota l’anno prossimo per scegliere il nuovo sindaco», esordisce l’On. Laboccetta con amarezza e rassegnazione, «ma il centrodestra sembra non aver alcuna voglia di uscire dal suo attuale stato di coma profondo».
Le parole del presidente di Polo Sud sono pietre scagliate nello stagno della politica locale. Laboccetta parla apertamente di una «condizione di irresponsabile menefreghismo». Non si tratta di una semplice critica tattica, ma di una vera e propria requisitoria contro la paralisi decisionale di una coalizione che, se a livello nazionale guida saldamente il Paese con il Governo Meloni, a livello locale sembra brancolare drammaticamente nel buio più totale, priva di nomi, di strategie e di entusiasmo.

Il fantasma delle Regionali: un’altra disfatta annunciata?

L’analisi di Laboccetta affonda il dito nella piaga di un passato recentissimo e ancora doloroso per la destra campana. L’apatia di oggi, infatti, «ricorda molto da vicino quella che, alle elezioni regionali dello scorso anno, condusse ad un’ignominiosa disfatta la coalizione guidata a livello nazionale da Giorgia Meloni».
Eppure, fa notare il politico, c’è un’aggravante non da poco: un anno fa, pur navigando in cattive acque, c’era almeno un dibattito vivo. «Con la differenza che, in quell’occasione, di candidature competitive si parlava almeno sui giornali. Oggi, invece, l’elettroencefalogramma del centrodestra è irrimediabilmente piatto». Nessun rumor, nessun totonomi, nessun dibattito interno: solo un vuoto pneumatico che spaventa i militanti storici e allontana gli elettori moderati.

Il bivio: classe dirigente inadeguata o “sindrome dello sconfittismo”?

Di fronte a questa emorragia di iniziativa politica, l’Onorevole pone i leader nazionali (Meloni, Tajani e Salvini) di fronte a un bivio ineluttabile. «A questo punto, delle due l’una», incalza Laboccetta.
La prima ipotesi è che «la classe dirigente napoletan-campana di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega sia del tutto inadeguata; ma allora non si capisce perché i rispettivi leader non procedano ad avvicendarla immediatamente». Un siluro direttivo contro i coordinatori regionali e cittadini dei tre partiti.
La seconda ipotesi è ancora più avvilente da un punto di vista psicologico e strategico: «O forse la sindrome dello sconfittismo si è talmente incrostata nei vertici di quei partiti da indurli a dichiararsi battuti prima ancora di iniziare a combattere». A sostegno di questa desolante tesi, Laboccetta cita un episodio altamente simbolico e politicamente pesante: «Come pure parrebbe indicare la scelta di festeggiare a Bari, e non a Napoli, il record di longevità del governo nazionale». Uno sgarbo geografico che, secondo il presidente di Polo Sud, testimonia come la Campania sia ormai considerata “terra persa” dai vertici romani.

L’autostrada spianata per la riconferma del sindaco Manfredi

La conclusione del comunicato è un amaro sarcasmo, una fotografia spietata delle inevitabili conseguenze di questo “coma politico”. Mentre il Centrodestra dorme, il centrosinistra si prepara a mietere i frutti di questa inazione.
«In ogni caso», chiosa amaramente Laboccetta, «il sindaco Gaetano Manfredi, che anche per la totale evanescenza dei suoi avversari politici sembra ormai destinato ad incassare una comodissima e scontata riconferma a Palazzo San Giacomo, commosso ringrazia».
Il Centrodestra napoletano si sveglierà in tempo prima che l’elettroencefalogramma si fermi del tutto, o si accontenterà di recitare il ruolo di impotente comparsa alle prossime elezioni comunali? La palla passa ora ai vertici romani.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Politica

Indagini su Futuro Nazionale (Legge Scelba), l’ultimatum di Sforzini: “Vannacci non è fascista, ma ora liberi il partito dalle cornacchie nere!”

“Vannacci non è assolutamente un Fascista, ma ora deve tagliare la testa al toro e cacciare le CORNACCHIE NERE dal partito!”. Il durissimo ultimatum politico lanciato da Luca Sforzini! 🚨 🦅 L’ombra della Magistratura e della “Legge Scelba” (che punisce l’apologia di fascismo) si allunga inesorabilmente sul neonato partito di Roberto Vannacci, “Futuro Nazionale”. A lanciare un vero e proprio salvagente al Generale, ma imponendogli un pesantissimo aut-aut, è sceso in campo Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale)! “Vannacci non è fascista, come militare ha sempre giurato fedeltà alla nostra Costituzione e ha perfino scelto come candidato per Milano un uomo dichiaratamente antifascista come l’ex Generale Burgio!”, tuona Sforzini, ribadendo che un esposto giudiziario non è affatto una condanna. Tuttavia, Sforzini lancia un allarme drammatico sul cancro interno al partito: “Non possiamo più derubricare a semplice ‘folklore’ tutti quei saluti romani e quelle nostalgie del Ventennio di alcuni personaggi. Quando queste cose attirano le attenzioni dei magistrati, il problema politico è enorme!”. Da qui l’appello infuocato rivolto direttamente a Vannacci: “Il Generale deve sbarazzarsi ORA di queste cornacchie nere! Deve cacciare i cattivi consiglieri e le ‘macchiette’ nostalgiche per costruire una destra occidentale, costituzionale e patriottica del Ventunesimo secolo! Non lasciamo il partito in ostaggio di chi guarda solo al passato!”. Leggi lo scontro pazzesco all’interno della Destra italiana nel nostro articolo! 👇 🏛️ Siete d’accordo con la durissima disamina di Sforzini? Vannacci dovrebbe fare “pulizia” all’interno del partito, sbarazzandosi di chi fa saluti romani o elogia regimi esteri, per diventare a tutti gli effetti un partito patriottico ma saldamente costituzionale? Dite la vostra nei commenti e condividete il post per animare il dibattito!

Pubblicato

a

Luca Sforzini

Redazione – Il neonato movimento politico “Futuro Nazionale”, guidato dal Generale Roberto Vannacci, si trova attualmente ad attraversare la tempesta perfetta. Stretto tra le ambizioni elettorali in vista delle prossime scadenze amministrative e le pesantissime inchieste giudiziarie (con l’ombra minacciosa della Legge Scelba che vieta la riorganizzazione del partito fascista), il partito sta vivendo una gravissima e insanabile crisi di identità interna.
A lanciare un salvagente al Generale, ma al tempo stesso a recapitargli un durissimo ultimatum politico per salvare il movimento dall’autodistruzione, è sceso in campo Luca Sforzini, brillante Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. In una nota dai toni accesi e inequivocabili, Sforzini difende a spada tratta l’integrità costituzionale di Vannacci, ma gli intima di fare immediatamente pulizia al suo interno, sbarazzandosi di quei personaggi nostalgici che stanno compromettendo l’immagine della nascente forza politica.

“Vannacci non è fascista, ha giurato sulla Costituzione”

Il punto di partenza dell’analisi di Sforzini è una netta e garantista difesa del leader. «Ribadisco con grandissima forza che il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, non è un fascista», esordisce il Presidente del Centro Studi. «E considero un principio assolutamente elementare dello Stato di Diritto il saper distinguere in modo netto un semplice esposto, o degli accertamenti preliminari, da una responsabilità penale accertata».
Sforzini ricorda inoltre a tutti i detrattori di Sinistra il curriculum ineccepibile del Generale: un altissimo Ufficiale dell’Esercito Italiano che, nel corso della sua gloriosa carriera militare, ha formalmente e ripetutamente giurato fedeltà alla nostra Costituzione Repubblicana. A ulteriore riprova di questa matrice democratica, Sforzini sottolinea la scelta fatta da Vannacci per la corsa a Palazzo Marino: «La candidatura che ha fortemente voluto e scelto per la città di Milano, ovvero l’ex Generale dei Carabinieri Carmelo Burgio (uomo dichiaratamente e fieramente anti-fascista), lo dimostra ampiamente».

Il problema politico: quando il folklore diventa un pericolo

Se il profilo giudiziario per ora è solo un’ipotesi da verificare, il vero e imminente disastro, secondo Sforzini, è puramente politico. Non si può più far finta di nulla. «Proprio per questo motivo, oggi non è più possibile liquidare come semplice folklore il problema politico che, come Centro Studi, stiamo denunciando con grandissima e crescente preoccupazione ormai da settimane».
Il riferimento è chiarissimo e mira dritto a quella galassia della destra radicale ed estrema (che proprio nei giorni scorsi, con esponenti come Jonghi Lavarini, aveva pubblicamente espresso sostegno a Vannacci elogiando persino il regime di Putin). «Quando braccia tese, saluti romani, nostalgie patetiche del Ventennio e posizioni palesemente incompatibili con la Costituzione italiana finiscono per costruire intorno a Futuro Nazionale un’immagine tanto torbida da portare persino la magistratura a doversene occupare, significa che il problema politico esiste eccome, del tutto indipendentemente dall’esito giudiziario».

“Cacciare le cornacchie nere e costruire la Destra del XXI Secolo”

L’appello finale di Luca Sforzini si trasforma in un vero e proprio manifesto rifondativo per salvare l’anima del partito. Vannacci ha oggi sul tavolo l’irripetibile occasione storica per dimostrare la sua statura di vero leader politico: «Vannacci deve separare nettamente e chirurgicamente Futuro Nazionale dalle cornacchie nere» (un appellativo durissimo e geniale per definire i nostalgici).
L’obiettivo deve essere quello di «costruire finalmente una destra matura del XXI secolo: una destra orgogliosamente patriottica, solidamente occidentale e indiscutibilmente costituzionale». Il fascismo e il Ventennio sono capitoli chiusi e sepolti, che, secondo Sforzini, «appartengono alla Storia». Affidare il futuro di un partito a chi passa il tempo a «guardare indietro», significa comprometterne definitivamente l’esistenza e sprecare le enormi energie nuove che questa forza politica potrebbe offrire al Paese.

Un ultimatum perentorio: via le “macchiette”

La chiusura della nota non lascia spazio ad appelli o rinvii. «Non sarà certo una Procura della Repubblica a decidere quale debba essere l’identità politica e il posizionamento di Futuro Nazionale. Deve deciderlo Futuro Nazionale stesso. E deve farlo adesso. Immediatamente».
La ricetta di Sforzini è dolorosa ma inevitabile: «Bisogna eliminare le ambiguità, cacciare i cattivi consiglieri e allontanare le macchiette. Prima che sia inesorabilmente troppo tardi». La palla, ora, passa nel campo di Roberto Vannacci: deciderà di abbracciare la destra moderna costituzionale di Sforzini, o si farà schiacciare dal peso anacronistico delle “cornacchie nere”?

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Politica

Fine vita, il “suicidio” politico del Centrodestra: l’Assemblea regionale veneta approva la legge e spacca a metà la coalizione

Terremoto politico ed etico nel Centrodestra italiano: l’Assemblea Regionale veneta approva la legge sul FINE VITA con i voti determinanti della Lega. Fratelli d’Italia si oppone e urla al tradimento! ⚠️ ⛪ Quella che è andata in scena ieri nel Consiglio Regionale del Veneto è stata definita da molti una vera e propria “Caporetto ideologica”. Il Veneto, infatti, è diventata clamorosamente la prima Regione italiana guidata dal Centrodestra ad approvare (su spinta dell’associazione Luca Coscioni) una legge che spiana la strada al suicidio medicalmente assistito! Un voto che ha letteralmente sventrato la maggioranza: la Lega si è clamorosamente spaccata (ma la maggioranza dei suoi consiglieri ha votato a favore, appoggiando la linea del governatore Zaia), mentre Fratelli d’Italia si è opposta con fermezza definendo la legge “un attacco inaccettabile alla dignità umana e ai princìpi sacri della vita”. Furioso il mondo cattolico e pro-life, che accusa il Carroccio di aver tradito vigliaccamente il proprio elettorato svendendosi alla mentalità eutanasica. L’amarezza più grande arriva dalla Chiesa, con il grido d’allarme del Patriarca di Venezia Moraglia: “Oggi si afferma una deriva difficilmente controllabile, la vita umana è meno tutelata, e i fragili e gli anziani saranno abbandonati!”. Il consigliere Stefano Valdegamberi (oggi schierato con Futuro Nazionale di Vannacci) ha sentenziato dal palco: “Altro che legge di civiltà! Con questa scelta abbiamo appena assistito al VERO fine vita della Lega!”. Leggi tutti gli interventi e lo scontro pazzesco nel Centrodestra all’interno del nostro articolo! 👇 🗳️ E voi da che parte state in questo scontro durissimo? Pensate che l’Assemblea veneta abbia fatto bene ad approvare questa legge sul Fine Vita, o ha tradito vigliaccamente i princìpi sacri e non negoziabili per i quali era stata votata dagli elettori di Centrodestra? Scrivete la vostra opinione nei commenti e condividete questo post bollente!

Pubblicato

a

Luca Zaia

Venezia– Quella che è andata in scena ieri pomeriggio tra i banchi del Consiglio Regionale di Palazzo Ferro Fini, a Venezia, non è stata semplicemente una votazione su un tema etico delicatissimo, ma una vera e propria Caporetto ideologica per il Centrodestra italiano. Con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 pesantissimi astenuti, l’assemblea regionale del Veneto ha infatti clamorosamente approvato la legge di iniziativa popolare (promossa dall’Associazione Luca Coscioni) riguardante le “procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”.
Si tratta di un evento politicamente storico, che segna uno spartiacque senza precedenti: il Veneto diventa ufficialmente la prima Regione a guida Centrodestra a dotarsi di una simile normativa, accodandosi alle amministrazioni progressiste di Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna. Sebbene tecnicamente la norma recepisca il perimetro tracciato dalla Corte Costituzionale nel 2019, di fatto avvia, a livello di sanità regionale, il drammatico iter istituzionale del fine vita.

La “Caporetto” del Centrodestra: la Lega si spacca

Il dato politico che balza violentemente agli occhi è lo sgretolamento totale della tenuta del Centrodestra sui cosiddetti princìpi non negoziabili. La coalizione si è letteralmente spaccata. Il via libera è stato reso possibile grazie ai voti determinanti della Lega, partito che ha assecondato la linea del presidente della Giunta, Luca Zaia, e del segretario regionale Alberto Stefani. I consiglieri del Carroccio si sono divisi (con la maggioranza schierata per il “Sì”), mentre Forza Italia ha optato per un pilatesco “voto di coscienza”, dividendosi tra astenuti e favorevoli.
L’unico partito rimasto fedele al mandato elettorale e al proprio elettorato cattolico è stato Fratelli d’Italia, che ha votato compattamente contro il testo. Fortissima la condanna di Maddalena Morgante (deputata FdI veneta), che ha definito la legge «uno strappo grave e inaccettabile ai danni della dignità umana. Ha perso il Veneto e ha perso la responsabilità politica: non sono ammessi colpi di mano da parte di maggioranze territoriali in cerca di bandierine ideologiche».

L’amarezza della Chiesa e l’allarme del Patriarca Moraglia

Se il mondo politico fa i conti con un vero e proprio “scarrocciamento radicale”, la Chiesa esprime un dolore profondo. Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, non ha nascosto tutta la sua cocente «amarezza» per l’esito del voto.
«Si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile», ha ammonito duramente l’alto prelato. «La percezione della dignità della vita umana appare da oggi clamorosamente meno tutelata. C’è soprattutto grande preoccupazione per le persone fragili, malate e sole, che non possono contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano».

I “ribelli”: “Questa è la vera fine della Lega”

Il dibattito in Aula ha visto interventi al vetriolo. Stefano Valdegamberi (consigliere fuoriuscito dalla Lega e oggi tra le fila di “Futuro Nazionale”, il movimento del Generale Vannacci) ha attaccato duramente Zaia: «Altro che legge di civiltà. Non considero un atto di civiltà il riconoscimento del suicidio assistito come un diritto da parte dello Stato. E con questa scelta scellerata, oggi assistiamo anche al vero fine vita della Lega».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Davide Lovat (“Resistere Veneto”), che ha condannato l’iniziativa parlando di una vera e propria «cooperazione al suicidio che tradisce la dignità umana», chiedendosi come faranno i futuri candidati sindaci della Lega a chiedere i voti ai cattolici dopo questo sdoganamento eutanasico.

L’appello di Pro Vita al Governo: “Impugnate la legge”

Mentre i palazzi della politica consumavano quello che molti elettori considerano un tragico inciucio con la Sinistra, fuori dai palazzi il mondo pro-life si è fatto sentire con manifestazioni di dissenso. Toni Brandi, anima e leader dell’associazione Pro Vita e Famiglia, ha chiuso il cerchio chiedendo un intervento immediato di Palazzo Chigi: «Il Centrodestra di Zaia e Stefani ha scelto la strada della morte. Ora il Governo nazionale ha il dovere morale di impugnare immediatamente questa legge, perché si tratta di un vile tradimento dei cittadini da parte di alcuni consiglieri di centrodestra, i cui elettori oggi hanno scoperto con orrore di aver votato una maggioranza progressista e radicale». Una frattura che, in vista delle prossime elezioni regionali, rischia di lasciare ferite insanabili.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Politica

Il “Barone Nero” Jonghi Lavarini difende Vannacci: “Filorusso? Magari lo fosse! Lui pensa all’Italia, io invece sto con Putin”

“Vannacci a libro paga della Russia? Tutte falsità, lui pensa solo all’Italia. Ma IO sì che sono fieramente Putiniano!”. Le dichiarazioni SHOCK del Barone Nero Jonghi Lavarini! 🇷🇺 🇮🇹 La stampa di sinistra accusa quotidianamente il Generale Vannacci di essere “filorusso”? A spazzare via queste voci ci ha pensato Roberto Jonghi Lavarini (esponente della Destra radicale milanese e sostenitore di Futuro Nazionale), e lo ha fatto con un comunicato a dir poco ESPLOSIVO! “Le accuse al Generale sono false e ridicole. Lui è solo un patriota pragmatico che, a differenza dei servi sciocchi di NATO e UE, pensa ai sacrosanti interessi dell’Italia”, ha tuonato il “Barone Nero”. L’esponente politico ci è andato giù pesantissimo contro il Governo di Kiev: “La maggioranza degli italiani è contro questa guerra! Il regime corrotto di Zelensky è una voragine senza fondo dove buttiamo miliardi di euro che dovrebbero essere spesi per pagare le nostre bollette, ospedali e pensioni!”. Ma è sulla sua posizione personale che Jonghi Lavarini sgancia la vera bomba geopolitica, rivendicando le sue posizioni “multipolari” vicine all’ideologo Aleksandr Dugin: “IO SÌ CHE SONO VERAMENTE FILORUSSO E PUTINIANO! La rinata Santa Madre Russia, bianca e cristiana, è oggi un vero baluardo di civiltà contro la decadente Europa asservita alla plutocrazia arcobaleno e invasa da stranieri pericolosi!”. Dichiarazioni fortissime che faranno sicuramente discutere i salotti politici e la campagna elettorale meneghina! Leggi il documento integrale nel nostro articolo! 👇 🦅 E voi come giudicate queste clamorose parole? Siete d’accordo sul fatto che i soldi mandati a Zelensky andrebbero spesi per le pensioni e gli ospedali italiani? E cosa ne pensate dell’elogio del modello tradizionale russo fatto da Jonghi Lavarini? Il dibattito è aperto: scrivete la vostra opinione nei commenti e condividete il post!

Pubblicato

a

"Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente della Destra milanese, in un'immagine simbolica che ribadisce i forti legami ideologici e geopolitici con la Federazione Russa."

Redazione  – Nel rovente e perennemente polarizzato dibattito politico italiano, c’è un’accusa che viene ciclicamente scagliata dai salotti televisivi e dalla grande stampa mainstream contro il Generale Roberto Vannacci e il suo neonato movimento “Futuro Nazionale”: quella di essere in qualche modo collusi, o quantomeno troppo “morbidi”, con la Federazione Russa e con le politiche di Vladimir Putin.
A spazzare via queste illazioni, ma facendolo con una dichiarazione che è destinata a sollevare un polverone mediatico ancora più grande, ci ha pensato oggi Roberto Jonghi Lavarini. Lo storico esponente della destra radicale, sociale e identitaria milanese (noto alle cronache politiche con l’appellativo di “Barone Nero” e oggi attivissimo sostenitore di Futuro Nazionale, con tanto di tessera onoraria dell’Alternative für Deutschland tedesca), ha rilasciato un comunicato di fuoco, in cui assolve il Generale dalle accuse geopolitiche, ma al tempo stesso lancia una vera e propria e sbalorditiva apologia del modello russo.

“Vannacci filo-russo? Accuse ridicole, è solo un patriota”

L’incipit della nota di Jonghi Lavarini mira a difendere a spada tratta l’autonomia e l’indipendenza di pensiero del leader del suo partito, smarcandolo dalle etichette della sinistra. «Le accuse mosse al Generale Roberto Vannacci sono palesemente false, strumentali e soprattutto ridicole», si legge nel documento. «Lui è solo un bravissimo patriota, un uomo estremamente pragmatico».
Secondo Jonghi Lavarini, la posizione di Vannacci sulla politica estera non è dettata da simpatie moscovite, ma dal puro e semplice interesse nazionale. «Futuro Nazionale, molto semplicemente, a netta differenza dei servi sciocchi che obbediscono ai diktat di UE e NATO, pensa ai sacrosanti interessi nazionali del popolo italiano, difendendo l’indipendenza energetica, economica e geopolitica delle nostre famiglie e delle nostre imprese».

L’attacco a Zelensky: “Un buco nero per i nostri soldi”

Il passaggio più duro, che incrocia il malcontento popolare cavalcato in questi mesi dalle opposizioni sociali, riguarda la gestione economica del conflitto in est Europa. Il Barone Nero non usa alcun giro di parole per affondare il leader ucraino: «La stragrande maggioranza degli italiani è palesemente contro la guerra in Ucraina. Il regime corrotto di Zelensky è ormai un buco nero, una voragine senza fondo dove finiscono inesorabilmente fiumi di soldi italiani. Risorse vitali che, invece, dovrebbero essere immediatamente usate dal Governo per pagare le bollette, aumentare le pensioni, sistemare le scuole e gli ospedali, garantire la sicurezza nelle nostre strade e finanziare i servizi sociali».

La confessione: “Io sì che sono putiniano e filo-russo”

Ma è nella seconda parte del comunicato che Jonghi Lavarini getta letteralmente la maschera, rivendicando con estremo e inscalfibile orgoglio la propria personalissima adesione ideologica all’universo di Mosca, in totale e clamorosa controtendenza con la linea atlantista dell’attuale governo Meloni. «Vannacci filorusso? Magari lo fosse!» sembra suggerire tra le righe l’esponente di destra. E aggiunge: «Io sì che sono veramente filorusso e putiniano».
Jonghi Lavarini elenca i suoi legami storici, spirituali e filosofici con l’Est: si definisce da sempre amico e sostenitore della famiglia imperiale dei Romanov e della Chiesa Ortodossa, rivendicando un supporto pluriennale alle note e discusse tesi filosofiche e geopolitiche “multipolari” elaborate dal professor Aleksandr Dugin (l’ideologo di riferimento dell’Eurasianismo vicino al Cremlino).

“La Santa Madre Russia baluardo contro l’Europa decadente”

La chiusura della nota è un vero e proprio manifesto ideologico della destra radicale illiberale. Il motivo del sostegno a Putin non è semplicemente tattico o energetico, ma affonda le radici in una profonda guerra culturale contro i valori occidentali moderni.
«Sostengo Mosca perché la rinata Santa Madre Russia, bianca e cristiana, guidata dal presidente Vladimir Putin, è oggi un vero e proprio faro e un baluardo di civiltà», tuona Jonghi Lavarini. Il modello russo viene eretto a «modello di moderno Stato Tradizionale», in netta e feroce contrapposizione con una «decadente Europa, ormai totalmente asservita ai poteri forti della plutocrazia mondialista arcobaleno e quotidianamente invasa da allogeni inassimilabili e socialmente pericolosi».
Parole durissime, taglienti come lame, che scuotono la campagna elettorale e rimettono violentemente al centro del dibattito la vera anima geopolitica che anima i movimenti più a destra dell’arco costituzionale italiano.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza