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Politica

Il “Barone Nero” Jonghi Lavarini difende Vannacci: “Filorusso? Magari lo fosse! Lui pensa all’Italia, io invece sto con Putin”

“Vannacci a libro paga della Russia? Tutte falsità, lui pensa solo all’Italia. Ma IO sì che sono fieramente Putiniano!”. Le dichiarazioni SHOCK del Barone Nero Jonghi Lavarini! 🇷🇺 🇮🇹 La stampa di sinistra accusa quotidianamente il Generale Vannacci di essere “filorusso”? A spazzare via queste voci ci ha pensato Roberto Jonghi Lavarini (esponente della Destra radicale milanese e sostenitore di Futuro Nazionale), e lo ha fatto con un comunicato a dir poco ESPLOSIVO! “Le accuse al Generale sono false e ridicole. Lui è solo un patriota pragmatico che, a differenza dei servi sciocchi di NATO e UE, pensa ai sacrosanti interessi dell’Italia”, ha tuonato il “Barone Nero”. L’esponente politico ci è andato giù pesantissimo contro il Governo di Kiev: “La maggioranza degli italiani è contro questa guerra! Il regime corrotto di Zelensky è una voragine senza fondo dove buttiamo miliardi di euro che dovrebbero essere spesi per pagare le nostre bollette, ospedali e pensioni!”. Ma è sulla sua posizione personale che Jonghi Lavarini sgancia la vera bomba geopolitica, rivendicando le sue posizioni “multipolari” vicine all’ideologo Aleksandr Dugin: “IO SÌ CHE SONO VERAMENTE FILORUSSO E PUTINIANO! La rinata Santa Madre Russia, bianca e cristiana, è oggi un vero baluardo di civiltà contro la decadente Europa asservita alla plutocrazia arcobaleno e invasa da stranieri pericolosi!”. Dichiarazioni fortissime che faranno sicuramente discutere i salotti politici e la campagna elettorale meneghina! Leggi il documento integrale nel nostro articolo! 👇 🦅 E voi come giudicate queste clamorose parole? Siete d’accordo sul fatto che i soldi mandati a Zelensky andrebbero spesi per le pensioni e gli ospedali italiani? E cosa ne pensate dell’elogio del modello tradizionale russo fatto da Jonghi Lavarini? Il dibattito è aperto: scrivete la vostra opinione nei commenti e condividete il post!

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"Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente della Destra milanese, in un'immagine simbolica che ribadisce i forti legami ideologici e geopolitici con la Federazione Russa."

Redazione  – Nel rovente e perennemente polarizzato dibattito politico italiano, c’è un’accusa che viene ciclicamente scagliata dai salotti televisivi e dalla grande stampa mainstream contro il Generale Roberto Vannacci e il suo neonato movimento “Futuro Nazionale”: quella di essere in qualche modo collusi, o quantomeno troppo “morbidi”, con la Federazione Russa e con le politiche di Vladimir Putin.
A spazzare via queste illazioni, ma facendolo con una dichiarazione che è destinata a sollevare un polverone mediatico ancora più grande, ci ha pensato oggi Roberto Jonghi Lavarini. Lo storico esponente della destra radicale, sociale e identitaria milanese (noto alle cronache politiche con l’appellativo di “Barone Nero” e oggi attivissimo sostenitore di Futuro Nazionale, con tanto di tessera onoraria dell’Alternative für Deutschland tedesca), ha rilasciato un comunicato di fuoco, in cui assolve il Generale dalle accuse geopolitiche, ma al tempo stesso lancia una vera e propria e sbalorditiva apologia del modello russo.

“Vannacci filo-russo? Accuse ridicole, è solo un patriota”

L’incipit della nota di Jonghi Lavarini mira a difendere a spada tratta l’autonomia e l’indipendenza di pensiero del leader del suo partito, smarcandolo dalle etichette della sinistra. «Le accuse mosse al Generale Roberto Vannacci sono palesemente false, strumentali e soprattutto ridicole», si legge nel documento. «Lui è solo un bravissimo patriota, un uomo estremamente pragmatico».
Secondo Jonghi Lavarini, la posizione di Vannacci sulla politica estera non è dettata da simpatie moscovite, ma dal puro e semplice interesse nazionale. «Futuro Nazionale, molto semplicemente, a netta differenza dei servi sciocchi che obbediscono ai diktat di UE e NATO, pensa ai sacrosanti interessi nazionali del popolo italiano, difendendo l’indipendenza energetica, economica e geopolitica delle nostre famiglie e delle nostre imprese».

L’attacco a Zelensky: “Un buco nero per i nostri soldi”

Il passaggio più duro, che incrocia il malcontento popolare cavalcato in questi mesi dalle opposizioni sociali, riguarda la gestione economica del conflitto in est Europa. Il Barone Nero non usa alcun giro di parole per affondare il leader ucraino: «La stragrande maggioranza degli italiani è palesemente contro la guerra in Ucraina. Il regime corrotto di Zelensky è ormai un buco nero, una voragine senza fondo dove finiscono inesorabilmente fiumi di soldi italiani. Risorse vitali che, invece, dovrebbero essere immediatamente usate dal Governo per pagare le bollette, aumentare le pensioni, sistemare le scuole e gli ospedali, garantire la sicurezza nelle nostre strade e finanziare i servizi sociali».

La confessione: “Io sì che sono putiniano e filo-russo”

Ma è nella seconda parte del comunicato che Jonghi Lavarini getta letteralmente la maschera, rivendicando con estremo e inscalfibile orgoglio la propria personalissima adesione ideologica all’universo di Mosca, in totale e clamorosa controtendenza con la linea atlantista dell’attuale governo Meloni. «Vannacci filorusso? Magari lo fosse!» sembra suggerire tra le righe l’esponente di destra. E aggiunge: «Io sì che sono veramente filorusso e putiniano».
Jonghi Lavarini elenca i suoi legami storici, spirituali e filosofici con l’Est: si definisce da sempre amico e sostenitore della famiglia imperiale dei Romanov e della Chiesa Ortodossa, rivendicando un supporto pluriennale alle note e discusse tesi filosofiche e geopolitiche “multipolari” elaborate dal professor Aleksandr Dugin (l’ideologo di riferimento dell’Eurasianismo vicino al Cremlino).

“La Santa Madre Russia baluardo contro l’Europa decadente”

La chiusura della nota è un vero e proprio manifesto ideologico della destra radicale illiberale. Il motivo del sostegno a Putin non è semplicemente tattico o energetico, ma affonda le radici in una profonda guerra culturale contro i valori occidentali moderni.
«Sostengo Mosca perché la rinata Santa Madre Russia, bianca e cristiana, guidata dal presidente Vladimir Putin, è oggi un vero e proprio faro e un baluardo di civiltà», tuona Jonghi Lavarini. Il modello russo viene eretto a «modello di moderno Stato Tradizionale», in netta e feroce contrapposizione con una «decadente Europa, ormai totalmente asservita ai poteri forti della plutocrazia mondialista arcobaleno e quotidianamente invasa da allogeni inassimilabili e socialmente pericolosi».
Parole durissime, taglienti come lame, che scuotono la campagna elettorale e rimettono violentemente al centro del dibattito la vera anima geopolitica che anima i movimenti più a destra dell’arco costituzionale italiano.

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Politica

Fine vita, il “suicidio” politico del Centrodestra: l’Assemblea regionale veneta approva la legge e spacca a metà la coalizione

Terremoto politico ed etico nel Centrodestra italiano: l’Assemblea Regionale veneta approva la legge sul FINE VITA con i voti determinanti della Lega. Fratelli d’Italia si oppone e urla al tradimento! ⚠️ ⛪ Quella che è andata in scena ieri nel Consiglio Regionale del Veneto è stata definita da molti una vera e propria “Caporetto ideologica”. Il Veneto, infatti, è diventata clamorosamente la prima Regione italiana guidata dal Centrodestra ad approvare (su spinta dell’associazione Luca Coscioni) una legge che spiana la strada al suicidio medicalmente assistito! Un voto che ha letteralmente sventrato la maggioranza: la Lega si è clamorosamente spaccata (ma la maggioranza dei suoi consiglieri ha votato a favore, appoggiando la linea del governatore Zaia), mentre Fratelli d’Italia si è opposta con fermezza definendo la legge “un attacco inaccettabile alla dignità umana e ai princìpi sacri della vita”. Furioso il mondo cattolico e pro-life, che accusa il Carroccio di aver tradito vigliaccamente il proprio elettorato svendendosi alla mentalità eutanasica. L’amarezza più grande arriva dalla Chiesa, con il grido d’allarme del Patriarca di Venezia Moraglia: “Oggi si afferma una deriva difficilmente controllabile, la vita umana è meno tutelata, e i fragili e gli anziani saranno abbandonati!”. Il consigliere Stefano Valdegamberi (oggi schierato con Futuro Nazionale di Vannacci) ha sentenziato dal palco: “Altro che legge di civiltà! Con questa scelta abbiamo appena assistito al VERO fine vita della Lega!”. Leggi tutti gli interventi e lo scontro pazzesco nel Centrodestra all’interno del nostro articolo! 👇 🗳️ E voi da che parte state in questo scontro durissimo? Pensate che l’Assemblea veneta abbia fatto bene ad approvare questa legge sul Fine Vita, o ha tradito vigliaccamente i princìpi sacri e non negoziabili per i quali era stata votata dagli elettori di Centrodestra? Scrivete la vostra opinione nei commenti e condividete questo post bollente!

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Luca Zaia

Venezia– Quella che è andata in scena ieri pomeriggio tra i banchi del Consiglio Regionale di Palazzo Ferro Fini, a Venezia, non è stata semplicemente una votazione su un tema etico delicatissimo, ma una vera e propria Caporetto ideologica per il Centrodestra italiano. Con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 pesantissimi astenuti, l’assemblea regionale del Veneto ha infatti clamorosamente approvato la legge di iniziativa popolare (promossa dall’Associazione Luca Coscioni) riguardante le “procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”.
Si tratta di un evento politicamente storico, che segna uno spartiacque senza precedenti: il Veneto diventa ufficialmente la prima Regione a guida Centrodestra a dotarsi di una simile normativa, accodandosi alle amministrazioni progressiste di Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna. Sebbene tecnicamente la norma recepisca il perimetro tracciato dalla Corte Costituzionale nel 2019, di fatto avvia, a livello di sanità regionale, il drammatico iter istituzionale del fine vita.

La “Caporetto” del Centrodestra: la Lega si spacca

Il dato politico che balza violentemente agli occhi è lo sgretolamento totale della tenuta del Centrodestra sui cosiddetti princìpi non negoziabili. La coalizione si è letteralmente spaccata. Il via libera è stato reso possibile grazie ai voti determinanti della Lega, partito che ha assecondato la linea del presidente della Giunta, Luca Zaia, e del segretario regionale Alberto Stefani. I consiglieri del Carroccio si sono divisi (con la maggioranza schierata per il “Sì”), mentre Forza Italia ha optato per un pilatesco “voto di coscienza”, dividendosi tra astenuti e favorevoli.
L’unico partito rimasto fedele al mandato elettorale e al proprio elettorato cattolico è stato Fratelli d’Italia, che ha votato compattamente contro il testo. Fortissima la condanna di Maddalena Morgante (deputata FdI veneta), che ha definito la legge «uno strappo grave e inaccettabile ai danni della dignità umana. Ha perso il Veneto e ha perso la responsabilità politica: non sono ammessi colpi di mano da parte di maggioranze territoriali in cerca di bandierine ideologiche».

L’amarezza della Chiesa e l’allarme del Patriarca Moraglia

Se il mondo politico fa i conti con un vero e proprio “scarrocciamento radicale”, la Chiesa esprime un dolore profondo. Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, non ha nascosto tutta la sua cocente «amarezza» per l’esito del voto.
«Si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile», ha ammonito duramente l’alto prelato. «La percezione della dignità della vita umana appare da oggi clamorosamente meno tutelata. C’è soprattutto grande preoccupazione per le persone fragili, malate e sole, che non possono contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano».

I “ribelli”: “Questa è la vera fine della Lega”

Il dibattito in Aula ha visto interventi al vetriolo. Stefano Valdegamberi (consigliere fuoriuscito dalla Lega e oggi tra le fila di “Futuro Nazionale”, il movimento del Generale Vannacci) ha attaccato duramente Zaia: «Altro che legge di civiltà. Non considero un atto di civiltà il riconoscimento del suicidio assistito come un diritto da parte dello Stato. E con questa scelta scellerata, oggi assistiamo anche al vero fine vita della Lega».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Davide Lovat (“Resistere Veneto”), che ha condannato l’iniziativa parlando di una vera e propria «cooperazione al suicidio che tradisce la dignità umana», chiedendosi come faranno i futuri candidati sindaci della Lega a chiedere i voti ai cattolici dopo questo sdoganamento eutanasico.

L’appello di Pro Vita al Governo: “Impugnate la legge”

Mentre i palazzi della politica consumavano quello che molti elettori considerano un tragico inciucio con la Sinistra, fuori dai palazzi il mondo pro-life si è fatto sentire con manifestazioni di dissenso. Toni Brandi, anima e leader dell’associazione Pro Vita e Famiglia, ha chiuso il cerchio chiedendo un intervento immediato di Palazzo Chigi: «Il Centrodestra di Zaia e Stefani ha scelto la strada della morte. Ora il Governo nazionale ha il dovere morale di impugnare immediatamente questa legge, perché si tratta di un vile tradimento dei cittadini da parte di alcuni consiglieri di centrodestra, i cui elettori oggi hanno scoperto con orrore di aver votato una maggioranza progressista e radicale». Una frattura che, in vista delle prossime elezioni regionali, rischia di lasciare ferite insanabili.

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Politica

Corsa a Palazzo Marino, l’avvertimento di Jonghi Lavarini a Futuro Nazionale: “Burgio ok, ma basta banalità antifasciste”

“Per vincere a Milano non bastano i paracadutisti in pensione: basta banalità sull’antifascismo, il Generale Burgio ha bisogno della vecchia guardia politica!”. 💥 🏛️ Roberto Jonghi Lavarini non le manda certo a dire! Lo storico (e spesso divisivo) esponente della Destra radicale milanese (già presidente di zona per 13 anni con MSI e Alleanza Nazionale) ha sganciato una vera e propria “bomba politica” interna a Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci! Oggetto del dibattito? La corsa a Sindaco di Milano del Generale Carmelo Burgio! “Il candidato è buono”, tuona Jonghi Lavarini, “ma se vuole sperare di vincere non può circondarsi solo di militari in pensione e di amici senza alcuna esperienza politica! Le elezioni si vincono con chi conosce la macchina amministrativa!”. L’appello ai vertici è chiaro: affiancare subito a Burgio dirigenti navigati che portano valanghe di voti, come Prosperini, Maturo e Bastoni! “Basta far comandare comitati di volenterosi ma politicamente INESPERTI, chiamate a raccolta chi ha già amministrato i quartieri milanesi!”, avverte l’esponente politico. Ma la chiusura del comunicato è una vera e propria rasoiata ideologica su come deve comportarsi il partito in Tv e sui giornali: “E poi, ribadisco: basta parlare di storia e sparare banalità antifasciste! L’elettorato tradizionale e lo zoccolo duro della Destra non gradisce queste posizioni!”. Insomma, un avvertimento durissimo che segna un solco netto tra l’anima militare di Vannacci e l’anima politica della Destra storica milanese! Leggi l’analisi e il retroscena completo nel nostro articolo politico! 👇 🗳️ E voi da che parte state? Per vincere e governare bene una metropoli come Milano serve affidarsi ai “volti nuovi” (magari inesperti, ma lontani dalle logiche di palazzo), oppure serve la competenza e il cinismo della “vecchia guardia” politica di Destra che conosce ogni angolo dei quartieri? Diteci la vostra nei commenti!

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Generale Burgio

Milano – La corsa elettorale per la poltrona di Sindaco di Milano si preannuncia come una delle battaglie politiche più accese, spietate e cruciali dei prossimi anni. Il movimento “Futuro Nazionale” (fondato dal Generale Roberto Vannacci) ha già calato sul tavolo cittadino un asso da novanta, schierando come proprio candidato di punta il carismatico Generale Carmelo Burgio. Una scelta di altissimo profilo istituzionale, che però ha iniziato a far storcere il naso a chi, la politica milanese e le dinamiche elettorali del territorio, le mastica e le vive da decenni.
A lanciare un chiarissimo e pesantissimo “avvertimento politico” ai vertici del partito in queste ore è Roberto Jonghi Lavarini. Figura storica, radicata e spesso divisiva della Destra radicale milanese (già consigliere e presidente di zona per ben tredici anni sotto le insegne del MSI e di Alleanza Nazionale), Jonghi Lavarini ha diffuso una nota in cui analizza con pragmatismo spietato le enormi falle organizzative che rischiano di far deragliare la campagna elettorale del movimento nella capitale meneghina.

Oltre l’ala militare: serve una vera e rodata classe dirigente

Il giudizio di partenza sulla figura del candidato in quota Vannacci è assolutamente positivo, ma la diagnosi sulla sua squadra operativa è impietosa. «Il Generale Burgio è un buon candidato», esordisce chiaramente Jonghi Lavarini. «Ma, per essere veramente e concretamente competitivo alle urne milanesi, non gli bastano affatto i vecchi militari in pensione, i paracadutisti e gli amici completamente nuovi alla politica».
Il messaggio è cristallino: l’entusiasmo della società civile e la fedeltà del mondo militare sono lodevoli, ma le campagne elettorali (soprattutto in una metropoli complessa e stratificata come Milano) non si vincono con la sola buona volontà. Per governare e per raccogliere i voti veri nei quartieri, serve il cinismo e la competenza della vecchia guardia. «A Burgio vanno subito, immediatamente affiancati militanti, dirigenti politici e amministratori locali di grandissima e comprovata esperienza, soprattutto dal punto di vista elettorale», sentenzia l’ex esponente di AN.

I “nomi pesanti” per blindare la campagna milanese

Jonghi Lavarini non si nasconde dietro a giri di parole e fa subito nomi e cognomi eccellenti della Destra lombarda da schierare sul campo di battaglia al fianco di Burgio. Cita esplicitamente tre “futuristi nazionali” milanesi doc: Renato Maturo, Piergianni Prosperini e Max Bastoni. Figure dal peso specifico enorme in termini di preferenze e di profonda conoscenza della macchina amministrativa cittadina.
Ma il reclutamento deve essere massiccio e capillare. «Vanno subito coinvolti in prima linea non solo i volenterosi referenti dei comitati costituenti e i membri milanesi dell’assemblea nazionale, che spesso e volentieri si rivelano completamente inesperti delle dinamiche politiche», avverte duramente Jonghi Lavarini, «ma vanno chiamati in causa tutti gli ex amministratori pubblici e i consiglieri di zona che hanno già formalmente aderito al progetto di Futuro Nazionale».

Il monito ideologico: “Basta banalità sull’antifascismo”

Se la prima parte della nota è un richiamo all’organizzazione tattica ed elettorale, la chiosa finale è una vera e propria sciabolata ideologica indirizzata direttamente ai vertici della comunicazione del partito. Le recenti uscite di Futuro Nazionale (come il tentativo del Centro Studi Rinascimento Nazionale di allontanare il partito dalla “nostalgia” per guardare al futuro, o l’addio dell’ex sottosegretario Bellotti) hanno evidentemente indispettito l’ala più dura e pura della militanza.
Jonghi Lavarini chiude infatti il suo appello con una frecciata inequivocabile sulla linea editoriale da tenere nei talk show e sui giornali: «Infine, lo ribadisco per l’ennesima volta: basta parlare di storia e basta sparare vuote banalità antifasciste. Sono prese di posizione che non sono minimamente gradite e non fanno presa sull’elettorato tradizionale di Destra, che rappresenta a tutti gli effetti il nostro potenziale e fondamentale zoccolo duro elettorale».
Insomma, a Milano Futuro Nazionale è a un bivio: affidarsi ai “tecnici militari” per cercare i voti moderati, oppure imbarcare i “generali della vecchia guardia politica” per blindare i voti della Destra storica identitaria? Le prossime mosse di Vannacci ci daranno la risposta.

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Politica

“La sfida parte dal territorio”: Futuro Nazionale accende i motori in Brianza. Raduno dei Comitati in vista del voto del 2027

“La sfida parte dal territorio, senza le piazze non c’è politica!”. Futuro Nazionale accende i motori in Brianza in vista delle Elezioni Comunali del 2027! 🏁 🇮🇹 Mentre a livello nazionale volano gli stracci nei palotti della Politica, c’è un’Italia profonda che si rimbocca le maniche e inizia a costruire i partiti “dal basso”, scendendo per le strade ad ascoltare i problemi veri dei cittadini! È quello che sta succedendo in Brianza, dove il partito “FUTURO NAZIONALE” (il movimento del Gen. Vannacci) ha ufficialmente suonato la carica! Si è svolto a Carate Brianza il primissimo e affollatissimo raduno dei “Comitati Territoriali” organizzato dal Coordinatore Regionale Luca Ferrazzi. “Dobbiamo fare squadra partendo dalle enormi energie locali”, ha tuonato Ferrazzi dal palco. “Le sinergie sul territorio sono la nostra vera forza. Senza il contatto con la gente, non c’è politica che tenga!”. Il programma per la provincia brianzola è già stato stilato ed è chiarissimo: lotta all’illegalità, tolleranza zero per la sicurezza nei quartieri, aiuti concreti e immediati alle Famiglie italiane schiacciate dai costi, e massima valorizzazione delle nostre preziose tradizioni locali! Ma il vero obiettivo strategico è un altro: l’anno prossimo, nel 2027, ben 18 COMUNI della provincia andranno alle urne! Futuro Nazionale si sta già organizzando con i Gruppi di Lavoro (che si riuniranno subito dopo il Gran Premio di Monza) per presentare le proprie liste e conquistare i Comuni della Brianza! Leggi il report completo e gli obiettivi del partito nel nostro articolo! 👇 🏛️ E voi pensate che la vera forza di un partito si misuri dal contatto diretto “sulla strada” con i problemi quotidiani della gente? Quali sono le priorità assolute (dalla sicurezza al costo della vita) che la politica dovrebbe risolvere nei Comuni brianzoli? Ditecelo nei commenti!

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Futuro Nazionale Brianza

Redazione – Mentre a livello nazionale i salotti della politica e i grandi opinionisti si interrogano sul destino e sulle evoluzioni interne del movimento fondato dal Generale Roberto Vannacci, c’è un’Italia profonda, laboriosa e lontana dai riflettori che ha deciso di rimboccarsi le maniche e iniziare a costruire la politica “dal basso”, partendo esattamente dalle strade, dai quartieri e dai bisogni reali delle persone.
È questo il fortissimo segnale politico lanciato dalla provincia di Monza e della Brianza, dove Futuro Nazionale ha ufficialmente acceso i motori della propria macchina organizzativa. Martedì 1 settembre 2026, infatti, si è tenuto a Carate Brianza il primissimo e attesissimo incontro dei referenti dei Comitati territoriali della provincia, un raduno meticolosamente organizzato dal Coordinatore Regionale Luca Ferrazzi. Una serata densa di significato, caratterizzata da un vivace confronto e da una fitta programmazione, che ha di fatto gettato le solidissime basi per la creazione di una struttura politica finalmente concreta e capillarmente radicata sul territorio.

Ferrazzi chiama a raccolta la Brianza: “Fare squadra è la nostra forza”

Il clima che si respirava all’incontro era intriso di grande entusiasmo e voglia di partecipazione attiva. «Ringrazio di vero cuore i referenti dei nostri comitati per la loro massiccia presenza e per il travolgente entusiasmo», ha dichiarato con orgoglio Luca Ferrazzi aprendo ufficialmente i lavori dell’assemblea.
Il Coordinatore Regionale ha poi tracciato la rotta ideologica del movimento locale: «È proprio da qui, dalle straordinarie energie locali, dalla passione dei cittadini e dalla voglia inesauribile di fare squadra, che nasce e si alimenta il futuro del nostro partito. Dobbiamo avere tutti bene in mente che le sinergie tra i vari comitati non sono un semplice optional, ma sono la nostra vera forza motrice. Senza un fitto tessuto sul territorio, non c’è politica che tenga». Un richiamo fortissimo alla “militanza” classica, quella fatta di ascolto, presenza fisica e conoscenza diretta dei problemi dei cittadini.

La ricetta per il territorio: sicurezza, famiglia e tradizioni

Durante il lungo e proficuo incontro brianzolo, i vertici hanno illustrato dettagliatamente le linee guida e le priorità assolute di Futuro Nazionale, declinandole però con particolare e maniacale attenzione ai temi che più toccano da vicino la complessa realtà brianzola, da sempre considerato il vero motore economico e produttivo dell’intero Paese.
Il manifesto politico territoriale stilato dai comitati si fonda su pilastri d’acciaio: sostegno concreto e reale alle famiglie italiane (sempre più schiacciate dal carovita), impulso deciso allo sviluppo economico delle imprese locali, garanzia di sicurezza totale nei quartieri e, non da ultimo, la fiera valorizzazione delle antiche tradizioni locali. L’atmosfera della serata è stata quella tipica di chi sa perfettamente di fare parte di un grande progetto che sta prendendo forma: c’è stato confronto diretto, le idee sono emerse chiare e nette, e si è consolidata la consapevolezza che il vero lavoro politico si costruisce ascoltando umilmente chi vive ogni singolo giorno i disagi del territorio.

Il grande obiettivo: i 18 Comuni al voto nel 2027

La macchina brianzola di Futuro Nazionale non ha alcuna intenzione di fermarsi alle semplici riunioni. I comitati territoriali sono già attivamente al lavoro sulle strade per raccogliere le istanze dei cittadini e organizzare le prossime, imminenti iniziative pubbliche.
Ma c’è un obiettivo strategico ben preciso che rende ancora più urgente e febbrile questo grande impegno sul territorio: nel 2027, infatti, ben 18 comuni della provincia di Monza e Brianza andranno al voto per rinnovare le proprie Amministrazioni. Si tratta di un’opportunità elettorale gigantesca e concretissima per portare i rappresentanti di Futuro Nazionale direttamente all’interno delle amministrazioni locali, partendo dalla concretezza dei programmi e dalla passione di chi ci crede davvero.
Il cronoprogramma è già stato stilato: il prossimo appuntamento operativo è già stato fissato subito dopo il Gran Premio di Monza. Sarà l’occasione per organizzare i “Gruppi di Lavoro” congiunti in aree tematiche di competenza. La sfida a Destra è ufficialmente partita, e la Brianza promette di esserne l’assoluta protagonista.

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