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Politica

Il “Barone Nero” Jonghi Lavarini difende Vannacci: “Filorusso? Magari lo fosse! Lui pensa all’Italia, io invece sto con Putin”

“Vannacci a libro paga della Russia? Tutte falsità, lui pensa solo all’Italia. Ma IO sì che sono fieramente Putiniano!”. Le dichiarazioni SHOCK del Barone Nero Jonghi Lavarini! 🇷🇺 🇮🇹 La stampa di sinistra accusa quotidianamente il Generale Vannacci di essere “filorusso”? A spazzare via queste voci ci ha pensato Roberto Jonghi Lavarini (esponente della Destra radicale milanese e sostenitore di Futuro Nazionale), e lo ha fatto con un comunicato a dir poco ESPLOSIVO! “Le accuse al Generale sono false e ridicole. Lui è solo un patriota pragmatico che, a differenza dei servi sciocchi di NATO e UE, pensa ai sacrosanti interessi dell’Italia”, ha tuonato il “Barone Nero”. L’esponente politico ci è andato giù pesantissimo contro il Governo di Kiev: “La maggioranza degli italiani è contro questa guerra! Il regime corrotto di Zelensky è una voragine senza fondo dove buttiamo miliardi di euro che dovrebbero essere spesi per pagare le nostre bollette, ospedali e pensioni!”. Ma è sulla sua posizione personale che Jonghi Lavarini sgancia la vera bomba geopolitica, rivendicando le sue posizioni “multipolari” vicine all’ideologo Aleksandr Dugin: “IO SÌ CHE SONO VERAMENTE FILORUSSO E PUTINIANO! La rinata Santa Madre Russia, bianca e cristiana, è oggi un vero baluardo di civiltà contro la decadente Europa asservita alla plutocrazia arcobaleno e invasa da stranieri pericolosi!”. Dichiarazioni fortissime che faranno sicuramente discutere i salotti politici e la campagna elettorale meneghina! Leggi il documento integrale nel nostro articolo! 👇 🦅 E voi come giudicate queste clamorose parole? Siete d’accordo sul fatto che i soldi mandati a Zelensky andrebbero spesi per le pensioni e gli ospedali italiani? E cosa ne pensate dell’elogio del modello tradizionale russo fatto da Jonghi Lavarini? Il dibattito è aperto: scrivete la vostra opinione nei commenti e condividete il post!

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"Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente della Destra milanese, in un'immagine simbolica che ribadisce i forti legami ideologici e geopolitici con la Federazione Russa."

Redazione  – Nel rovente e perennemente polarizzato dibattito politico italiano, c’è un’accusa che viene ciclicamente scagliata dai salotti televisivi e dalla grande stampa mainstream contro il Generale Roberto Vannacci e il suo neonato movimento “Futuro Nazionale”: quella di essere in qualche modo collusi, o quantomeno troppo “morbidi”, con la Federazione Russa e con le politiche di Vladimir Putin.
A spazzare via queste illazioni, ma facendolo con una dichiarazione che è destinata a sollevare un polverone mediatico ancora più grande, ci ha pensato oggi Roberto Jonghi Lavarini. Lo storico esponente della destra radicale, sociale e identitaria milanese (noto alle cronache politiche con l’appellativo di “Barone Nero” e oggi attivissimo sostenitore di Futuro Nazionale, con tanto di tessera onoraria dell’Alternative für Deutschland tedesca), ha rilasciato un comunicato di fuoco, in cui assolve il Generale dalle accuse geopolitiche, ma al tempo stesso lancia una vera e propria e sbalorditiva apologia del modello russo.

“Vannacci filo-russo? Accuse ridicole, è solo un patriota”

L’incipit della nota di Jonghi Lavarini mira a difendere a spada tratta l’autonomia e l’indipendenza di pensiero del leader del suo partito, smarcandolo dalle etichette della sinistra. «Le accuse mosse al Generale Roberto Vannacci sono palesemente false, strumentali e soprattutto ridicole», si legge nel documento. «Lui è solo un bravissimo patriota, un uomo estremamente pragmatico».
Secondo Jonghi Lavarini, la posizione di Vannacci sulla politica estera non è dettata da simpatie moscovite, ma dal puro e semplice interesse nazionale. «Futuro Nazionale, molto semplicemente, a netta differenza dei servi sciocchi che obbediscono ai diktat di UE e NATO, pensa ai sacrosanti interessi nazionali del popolo italiano, difendendo l’indipendenza energetica, economica e geopolitica delle nostre famiglie e delle nostre imprese».

L’attacco a Zelensky: “Un buco nero per i nostri soldi”

Il passaggio più duro, che incrocia il malcontento popolare cavalcato in questi mesi dalle opposizioni sociali, riguarda la gestione economica del conflitto in est Europa. Il Barone Nero non usa alcun giro di parole per affondare il leader ucraino: «La stragrande maggioranza degli italiani è palesemente contro la guerra in Ucraina. Il regime corrotto di Zelensky è ormai un buco nero, una voragine senza fondo dove finiscono inesorabilmente fiumi di soldi italiani. Risorse vitali che, invece, dovrebbero essere immediatamente usate dal Governo per pagare le bollette, aumentare le pensioni, sistemare le scuole e gli ospedali, garantire la sicurezza nelle nostre strade e finanziare i servizi sociali».

La confessione: “Io sì che sono putiniano e filo-russo”

Ma è nella seconda parte del comunicato che Jonghi Lavarini getta letteralmente la maschera, rivendicando con estremo e inscalfibile orgoglio la propria personalissima adesione ideologica all’universo di Mosca, in totale e clamorosa controtendenza con la linea atlantista dell’attuale governo Meloni. «Vannacci filorusso? Magari lo fosse!» sembra suggerire tra le righe l’esponente di destra. E aggiunge: «Io sì che sono veramente filorusso e putiniano».
Jonghi Lavarini elenca i suoi legami storici, spirituali e filosofici con l’Est: si definisce da sempre amico e sostenitore della famiglia imperiale dei Romanov e della Chiesa Ortodossa, rivendicando un supporto pluriennale alle note e discusse tesi filosofiche e geopolitiche “multipolari” elaborate dal professor Aleksandr Dugin (l’ideologo di riferimento dell’Eurasianismo vicino al Cremlino).

“La Santa Madre Russia baluardo contro l’Europa decadente”

La chiusura della nota è un vero e proprio manifesto ideologico della destra radicale illiberale. Il motivo del sostegno a Putin non è semplicemente tattico o energetico, ma affonda le radici in una profonda guerra culturale contro i valori occidentali moderni.
«Sostengo Mosca perché la rinata Santa Madre Russia, bianca e cristiana, guidata dal presidente Vladimir Putin, è oggi un vero e proprio faro e un baluardo di civiltà», tuona Jonghi Lavarini. Il modello russo viene eretto a «modello di moderno Stato Tradizionale», in netta e feroce contrapposizione con una «decadente Europa, ormai totalmente asservita ai poteri forti della plutocrazia mondialista arcobaleno e quotidianamente invasa da allogeni inassimilabili e socialmente pericolosi».
Parole durissime, taglienti come lame, che scuotono la campagna elettorale e rimettono violentemente al centro del dibattito la vera anima geopolitica che anima i movimenti più a destra dell’arco costituzionale italiano.

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Politica

Sicurezza urbana, remigrazione e legalità: tutto esaurito a Voghera per il convegno di Futuro Nazionale promosso da Barbara Pollini con la delegazione delle donne dalla Brianza

Tutto esaurito a Voghera per il convegno su sicurezza, remigrazione e legalità promosso dal Dipartimento di Sicurezza di Futuro Nazionale e curato dalla Dott.ssa Barbara Pollini: toccante l’intervento della delegazione di donne dalla Brianza 👇

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A Voghera per il convegno promosso da Futuro Nazionale

Voghera (PV) – Sala gremita in ogni ordine di posto e partecipazione straordinaria di cittadini per il convegno dedicato a sicurezza, remigrazione e legalità organizzato a Voghera dal Dipartimento di Sicurezza, Remigrazione e Rapporti con le Forze dell’Ordine di Futuro Nazionale.

L’appuntamento pavese, promosso e curato in ogni singolo dettaglio dalla Dott.ssa Barbara Pollini, Coordinatore del Comitato Costituente n. 1240 di Futuro Nazionale, si è imposto come un momento centrale di analisi e proposta politica sulle sfide quotidiane legate al contrasto del degrado urbano, alla tutela dei quartieri e al sostegno concreto agli uomini e alle donne in divisa che garantiscono l’ordine pubblico nelle cronache di politica e sicurezza nazionale.

Convegno di Futuro Nazionale a Voghera: il lavoro di Barbara Pollini per la sicurezza delle città

Nel corso dell’incontro, la Dott.ssa Barbara Pollini ha posto l’accento sull’urgenza di restituire piena vivibilità e decoro ai centri urbani e alle periferie, rimettendo al centro dell’agenda istituzionale il rispetto delle regole e la difesa dei cittadini onesti.

Il grande afflusso di pubblico registrato a Voghera conferma quanto i temi della sicurezza stradale e ferroviaria, del presidio dei quartieri e del governo rigoroso dei flussi migratori attraverso politiche di remigrazione e contrasto all’illegalità siano avvertiti come priorità assolute dalle famiglie e dalle categorie produttive lombarde, in un percorso di mobilitazione civica che affianca anche le battaglie portate avanti dai comitati locali come nell’intervento del Comitato 2164 Futuro Nazionale di Arcore per i cittadini.

Forte e corale è stato inoltre il plauso rivolto durante i lavori alle Forze dell’Ordine, presidio insostituibile di legalità a cui va garantito il massimo supporto normativo, operativo e morale da parte dello Stato.

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La testimonianza della delegazione arrivata dalla Brianza in difesa delle donne

Tra i passaggi più intensi, applauditi e toccanti dell’intero dibattito a Voghera vi è stato l’intervento della delegazione giunta appositamente dalla Brianza, presente in sala in rappresentanza delle tante donne che ogni giorno si trovano ad affrontare situazioni di grave insicurezza negli spostamenti, nelle stazioni e nei contesti urbani segnati dal degrado.

Una testimonianza diretta che ha scosso la platea, ricordando come la libertà di muoversi senza paura nelle proprie città costituisca il primo e irrinunciabile diritto civile da garantire a ogni cittadina, troppo spesso messo a repentaglio dai fatti di cronaca quotidiana.

Il radicamento del Comitato Costituente 1240 di Futuro Nazionale sul territorio

Il successo dell’evento coordinato dalla Dott.ssa Barbara Pollini certifica la crescita costante del Comitato Costituente n. 1240 di Futuro Nazionale e la volontà di trasformare le istanze dei cittadini in proposte concrete per la tutela della legalità su tutto il territorio.

Un impegno destinato a proseguire nelle prossime settimane con nuove iniziative pubbliche di ascolto e confronto diretto tra istituzioni, rappresentanti delle Forze dell’Ordine e comunità locali.

A cura della Redazione Politica e Territorio di Cavaliere News

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Politica

Fratelli d’Italia in Veneto, l’affondo dell’On. Bellotti: «Il consenso di Giorgia Meloni c’è, ma dov’è la classe dirigente? Basta rinunce a favore di Lega e Forza Italia, a Padova si puntino su Cavatton o Cappellini»

Fratelli d’Italia in Veneto, l’affondo dell’On. Bellotti: «Il consenso di Giorgia Meloni c’è, ma dov’è la classe dirigente? Troppe rinunce da Venezia a Vicenza, a Padova si valorizzino figure come l’avv. Cavatton o la dott.ssa Cappellini» 👇

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Giorgia Meloni

Venezia – Un intervento lucido, diretto e destinato a scuotere il dibattito interno al centrodestra arriva dall’Onorevole Luca Bellotti, storico esponente della destra veneta, che solleva un interrogativo politico non più rinviabile sul ruolo di Fratelli d’Italia in Veneto: «Il consenso c’è, ma dov’è la classe dirigente?».

Riconoscendo la straordinaria leadership nazionale di Giorgia Meloni – capace di conquistare la fiducia di milioni di italiani e di guidare il Governo con determinazione e autorevolezza in una fase internazionale complessa – l’On. Bellotti denuncia come proprio in Veneto il primo partito della coalizione assista troppo spesso a una progressiva cessione di spazi politici e responsabilità amministrative agli alleati di Lega e Forza Italia, aprendo un tema centrale negli equilibri di politica nazionale e territoriale.

Fratelli d’Italia Veneto, la mappa delle rinunce da Venezia a Vicenza, Verona e Rovigo

L’analisi tracciata da Bellotti passa in rassegna, città per città, le scelte compiute negli ultimi appuntamenti elettorali: dalla presidenza della Regione Veneto andata alla Lega fino alla guida del Comune di Venezia affidata a un esponente di Forza Italia, passando per Vicenza, Thiene, Bassano del Grappa e Schio, dove Fratelli d’Italia non ha espresso una propria candidatura apicale.

Anche a Verona si discute attualmente di possibili soluzioni che coinvolgono personalità provenienti da altre esperienze politiche, mentre a Padova, Monselice e Cittadella la Lega è già uscita in anticipo con il proprio candidato sindaco.

Ancora più emblematico il paradosso registrato a Rovigo, dove Fratelli d’Italia ha proposto un sindaco civico che, poco dopo l’elezione, ha finito per espellere proprio due componenti del partito dalla Giunta comunale: «La coalizione è un valore indispensabile per governare – osserva l’On. Bellotti – ma il problema nasce quando la rinuncia sistematica a valorizzare le proprie energie diventa un metodo», con ricadute dirette sulla rappresentanza di ogni territorio.

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Il caso Padova e le candidature di merito: l’avvocato Cavatton e la dottoressa Cappellini

Mentre la Lega ha dimostrato negli anni di saper valorizzare e mettere alla prova i propri amministratori e militanti radicati nei Comuni, in Fratelli d’Italia – secondo Bellotti – chi ha dedicato anni alla crescita della destra anche nei momenti più difficili si ritrova spesso ai margini delle decisioni cruciali.

Il caso di Padova viene indicato come uno snodo decisivo dell’attualità amministrativa veneta: «Perché non valorizzare chi conosce profondamente la città e siede da anni con serietà e competenza sui banchi del Consiglio comunale? Perché non prendere seriamente in considerazione per la candidatura figure radicate come l’avvocato Cavatton o la dottoressa Cappellini, una donna capace di rappresentare una proposta credibile e competitiva?».

L’appello ai vertici di Fratelli d’Italia: «Il consenso elettorale diventi responsabilità di governo»

Non una rivendicazione di poltrone o di automatismi legati all’anzianità, dunque, ma una battaglia di principio per non scoraggiare e impoverire quel patrimonio umano di militanti e amministratori che permette al partito di vincere le elezioni.

«Rivolgo un appello ai vertici di Fratelli d’Italia affinché aprano una riflessione seria sul Veneto – conclude l’On. Bellotti in una nota che scuote le cronache di ultim’ora politica –. Gli alleati vanno rispettati, ma anche la propria comunità politica merita rispetto: la forza di un partito non si misura solo dai voti che raccoglie, ma dal coraggio di candidare e riconoscere il valore delle donne e degli uomini che lo hanno fatto crescere».

A cura della Redazione Politica di Cavaliere News

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Politica, nuovo scontro di fuoco Vannacci-Sforzini: «Grazie per la citazione, fuffaguru. Il tempo è galantuomo»

Politica, nuovo scontro di fuoco Vannacci-Sforzini: «Grazie per la citazione, fuffaguru. Il tempo è galantuomo» 👇

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Roberto Vannacci

Roma – Si infiamma nuovamente lo scontro politico e mediatico tra il generale Roberto Vannacci e Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Nelle ultime ore è andato in scena un durissimo botta e risposta a mezzo social che certifica la frattura ormai insanabile all’interno dell’area culturale e sovranista della destra italiana. Un confronto a distanza dai toni al vetriolo, destinato a far discutere a lungo gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica su tutto il territorio nazionale.

La miccia è stata accesa dalle dichiarazioni trionfali diffuse dall’europarlamentare della Lega in occasione del traguardo dei 160mila iscritti registrati dalla sua associazione, Futuro Nazionale. Nel celebrare la crescita esponenziale del movimento, Vannacci ha voluto lanciare un messaggio netto e perentorio, rivendicando con orgoglio la linea dura adottata negli ultimi mesi e l’epurazione interna di «chi non meritava di stare con noi». Un chiaro e mirato riferimento a quanti hanno preso le distanze dal suo corso o sono stati allontanati dopo frizioni e divergenze strategiche.

La replica non si è fatta attendere. Chiamato indirettamente in causa, Luca Sforzini ha raccolto la sfida e ha risposto per le rime sul proprio profilo con una bordata carica di sarcasmo e determinazione: «Grazie per la citazione, fuffaguru. Vedo che non l’hai ancora digerita». Una definizione al fulmicotone che testimonia come le recenti polemiche abbiano lasciato ferite profonde e conti ancora aperti all’interno del dibattito politico e culturale.

Il traguardo di Futuro Nazionale e l’affondo sulle espulsioni

Per Roberto Vannacci il raggiungimento dei 160mila tesserati con Futuro Nazionale rappresentava l’occasione perfetta per dimostrare la solidità della propria leadership e la capacità di mobilitazione popolare al di fuori delle dinamiche partitiche tradizionali. Tuttavia, l’insistenza nel rivendicare l’allontanamento dei dissidenti interni ha rivelato come l’eurodeputato senta ancora il peso delle critiche provenienti da quegli intellettuali e dirigenti che, fin dall’inizio, ne avevano messo in discussione l’approccio organizzativo e comunicativo.

L’uscita del generale puntava a compattare le fila e a presentare l’associazione come un blocco monolitico e disciplinato. Ma l’effetto ottenuto è stato quello di riaprire una faglia polemica mai sopita con il Centro Studi Rinascimento Nazionale, che continua a rappresentare una spina nel fianco per la narrazione vannacciana, denunciando improvvisazione strategica e derive autoreferenziali.

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SAGGISTICA POLITICA E ATTUALITÀ

Il mondo al contrario – Roberto Vannacci

Il saggio politico che ha scosso il panorama istituzionale italiano, innescando dibattiti accesi sui temi dell’identità, della sovranità e del buonsenso.

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La replica tagliente di Sforzini: «Guerriglia, pazienza e timing»

Nel suo intervento, Sforzini ha alzato ulteriormente il tiro, utilizzando metafore mutuate proprio dal gergo tattico e militare per colpire il generale sul suo stesso terreno: «Ho memoria selettiva, molta pazienza e una certa cura nella scelta del momento. Guerriglia, strategic patience, timing. Ti ricordano qualcosa? Non preoccuparti. Non ho fretta. Il tempo è galantuomo».

Parole pesanti come pietre che delineano una strategia di lungo periodo: nessuna reazione impulsiva, ma l’attesa metodica del momento propizio per tirare le somme di una traiettoria politica giudicata effimera. Il richiamo alla «pazienza strategica» e al «timing» suona come un avvertimento chiaro a chi pensa di aver chiuso definitivamente la partita con una semplice battuta liquidatoria sui social.

Lo scontro per l’egemonia culturale e gli scenari futuri

Dietro il duello rusticano tra Vannacci e Sforzini si cela in realtà una contesa ben più profonda per la leadership culturale dell’area identitaria italiana. Da una parte vi è il populismo d’assalto del generale, forte del consenso di piazza e di numeri imponenti registrati sul web; dall’altra il richiamo a una visione strutturata, radicata nei centri studi e nella formazione teorica di una classe dirigente preparata.

La sensazione è che questo nuovo capitolo sia solo l’anticamera di un confronto destinato a intensificarsi nei prossimi mesi, quando gli equilibri politici interni alla maggioranza e le sfide elettorali metteranno alla prova la tenuta reale di movimenti nati sull’onda dell’emotività. Nel frattempo, la replica di Sforzini ha fissato il punto: la partita è apertissima e il tempo, come sempre, sarà l’unico giudice inappellabile.

A cura della Redazione Politica di Cavaliere News

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