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Cronaca

“Svegliati di soprassalto, sembrava una guerra!”: caccia aperta, esplode la rabbia dei cittadini ad Ancona. Spari vicino alle case e terrore nel canile

“Svegliati all’alba dai colpi di fucile vicino alle finestre, sembrava di essere in un campo di battaglia!”. Esplode la rabbia dei residenti per l’apertura della Caccia: centralini del 112 intasati e terrore per gli animali nel canile! 🚨 🐕 Una domenica mattina che doveva essere dedicata al riposo si è trasformata in un incubo sonoro per migliaia di famiglie della provincia di Ancona (da Senigallia a Jesi, fino a Osimo). La “preapertura” della Stagione Venatoria ha scatenato il caos: i cittadini, terrorizzati dagli spari dei fucili che sembravano provenire da sotto le finestre di casa, hanno intasato i centralini delle Forze dell’Ordine. I Carabinieri Forestali hanno schierato 35 pattuglie, controllato 160 cacciatori, elevato multe salatissime per oltre 1.300 euro e sequestrato attrezzature illegali. Ma la situazione più drammatica si è vissuta vicino al Canile “Cuori Pelosi” sull’Arceviese! La Presidente dell’Associazione, Francesca Libardi, ha lanciato un grido di allarme disperato: “Per noi è stato come subire un vero e proprio bombardamento. Sentivamo i proiettili partire a pochissimi metri di distanza. Oltre allo stress e al terrore puro provato dai nostri poveri animali nei recinti, per noi volontari è diventato impossibile e pericolosissimo persino lavorare! Chiediamo dialogo e rispetto!”. I cittadini sui social network sono sul piede di guerra e chiedono ai Sindaci di allontanare i cacciatori e di modificare il limite legale (che attualmente vieta di sparare a meno di 150 metri dalle case). Le Forze dell’Ordine raccomandano a tutti massima prudenza e invitano i cittadini a segnalare ogni abuso al 112! Leggi tutta la cronaca della mattinata di fuoco nel nostro articolo! 👇 🦌 Voi cosa ne pensate di questo storico e duro scontro? Siete a favore dell’attività venatoria rispettando rigidamente le attuali leggi dello Stato, o pensate (come i residenti infuriati) che i cacciatori si avvicinino troppo pericolosamente alle nostre case e che il limite dei 150 metri vada assolutamente aumentato per garantire la sicurezza delle famiglie e degli animali? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post per accendere il dibattito!

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Cacciatore

Ancona – Una domenica mattina di fine estate che doveva essere all’insegna del riposo e della tranquillità si è trasformata, per migliaia di cittadini, in un vero e proprio incubo sonoro. Fin dalle primissime e fredde luci dell’alba di ieri, i centralini delle Forze dell’Ordine sono stati letteralmente intasati da centinaia di chiamate e segnalazioni disperate.
La miccia che ha acceso questa polveriera sociale in tutto il territorio provinciale dorico è stata la cosiddetta “preapertura” della stagione venatoria. Per gestire l’allarme e il nervosismo della popolazione, i Carabinieri Forestali hanno dovuto mettere in campo un dispiegamento di forze a dir poco massiccio: ben 35 pattuglie schierate a pettine da Ancona fino a Senigallia, passando per Osimo, Jesi e Fabriano. L’obiettivo? Rispondere agli allarmi terrorizzati dei cittadini (svegliati di soprassalto dai colpi di fucile) ed effettuare tutti i rigorosissimi controlli di sicurezza sui cacciatori.

Il bilancio dei Forestali: sequestri e sanzioni

I numeri dell’operazione descrivono una situazione complessa, ma fortunatamente priva di tragedie. Nel corso dei serrati controlli, i militari dell’Arma hanno fermato e ispezionato ben 160 cacciatori. Le divise verdi hanno elevato 13 pesanti sanzioni amministrative (per un importo complessivo di oltre 1.300 euro) ed eseguito il sequestro immediato di 5 richiami vivi non consentiti dalla legge.
Nonostante questi illeciti (legati principalmente all’abbattimento di specie in deroga non autorizzate, come la tortora dal collare e il piccione), i Forestali hanno registrato con sollievo un calo sensibile delle infrazioni rispetto allo scorso anno. La stragrande maggioranza delle doppiette, infatti, ha rispettato diligentemente il corretto posizionamento e le distanze legali dalle abitazioni, e per fortuna non è stato rilevato nessun illecito penale o incidente mortale.

“Clima da bombardamento”: l’incubo dei volontari e dei cani

Se la legge formale sembra aver tenuto, lo stesso non si può assolutamente dire per la pace sociale. Il continuo e ossessivo abbaiare dei cani da caccia e le deflagrazioni continue dei fucili hanno generato una rabbia cieca e una tensione fortissima tra i residenti delle zone periferiche. A Senigallia, in frazioni storiche come Scapezzano, San Silvestro e Marzocca, i residenti hanno descritto sui social network un vero e proprio “clima da guerra e da bombardamento”.
Ma il racconto più drammatico e straziante arriva dalla strada Arceviese, proprio nei pressi dell’oasi felina e del canile gestito dalla coraggiosa associazione ‘Cuori Pelosi’. «Per noi è stato come vivere un bombardamento vero e proprio, avevamo la percezione netta, fisica, che i colpi partissero a pochissimi metri dalle nostre teste», ha spiegato disperata la presidente Francesca Libardi. «Oltre al fortissimo e crudele stress vissuto dagli animali impauriti dentro il rifugio, va considerato anche il benessere di noi persone impegnate nel volontariato. Questi spari continui, violenti e martellanti ti entrano direttamente nel cervello e rendono letteralmente impossibile e pericoloso operare. Noi chiediamo solo di ripristinare il dialogo e di usare un po’ di sano buon senso per trovare un punto d’incontro civile».

La rivolta sui social network e il limite dei 150 metri

Il dibattito ora si è spostato furiosamente online. La legge attuale parla chiaro: non si può assolutamente sparare a meno di 150 metri in linea d’aria dalle civili abitazioni. Eppure, per migliaia di cittadini esasperati, questa norma è ormai obsoleta e va riscritta per aumentare le distanze di sicurezza, tanto che in queste ore i centralini dei Sindaci sono presi d’assalto per chiedere ordinanze comunali restrittive.
Nel frattempo, per evitare che la tensione sociale degeneri in scontri fisici nelle campagne, dai Carabinieri Forestali arriva un fermo richiamo alla responsabilità assoluta: i cacciatori devono rispettare maniacalmente le distanze, scaricare sempre le armi al di fuori degli appostamenti e riporle chiuse nel fodero durante i trasferimenti. I cittadini, dal canto loro, sono invitati a non farsi giustizia da soli, ma a segnalare immediatamente qualsiasi abuso chiamando i numeri gratuiti di emergenza 1515 o 112. La sicurezza pubblica, prima di ogni altra cosa.

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Cronaca

L’Aquila – a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c’è un’auto in fiamme: è giallo

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L'Aquila - a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c'è un'auto in fiamme: è giallo

Il corpo ormai senza vita in una scarpata e, poco distante, un’auto in fiamme. A Lucoli (nell’Aquilano) è stata aperta un’indagine sulla morte di un ragazzo di 27 anni di origine tunisina, Wissem Hmida, impiegato in un’azienda locale.

Il cadavere è stato trovato nella mattinata del 22 ottobre in una scarpata in via del Biancospino, nella zona di Piano Lonaro. A vedere il corpo è stato un passante, che ha avvertito le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il primo step è stato identificare il corpo: il giovane lavorava da circa tre anni insieme al fratello in un’azienda aquilana. Nelle vicinanze del cadavere è stata trovata anche un’automobile incendiata e resta da chiarire se c’è un collegamento col cadavere.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118. Gli accertamenti sono in corso per ricostruire le circostanze del decesso. Sulla salma sarà eseguita l’autopsia.

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Avezzano – uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

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Avezzano - uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

Un uomo di 53 anni, Marco Panichi, residente ad Avezzano e originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato fermato con l’accusa di aver ucciso a coltellate la fidanzata, una donna colombiana di 36 anni, a Vergiate, in provincia di Varese. Dopo il delitto, avvenuto ieri mattina, l’uomo ha lasciato la Lombardia ed è rientrato in Abruzzo. Dopo aver raggiunto il padre, nella tarda serata si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Avezzano, dichiarando di aver ucciso la compagna.

La donna è stata trovata sul pavimento della camera da letto dell’abitazione presa in affitto dall’uomo, con numerosi fendenti al corpo e al collo. Accanto al cadavere è stato rinvenuto un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata per l’omicidio. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite, ma restano da chiarire le circostanze che l’hanno preceduta e la dinamica dell’aggressione.

Dopo la segnalazione di Panichi, i carabinieri di Gallarate hanno raggiunto l’abitazione insieme ai militari del Nucleo investigativo e ai magistrati della Procura di Busto Arsizio. Per entrare nell’immobile è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Il fermo è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in stretto raccordo con la magistratura lombarda. Nel pomeriggio è previsto il passaggio davanti al gip del Tribunale di Avezzano per la convalida del provvedimento. La salma della donna è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti.

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Cronaca

Trentino, lupi all’attacco a Cavedago e Canazei: 34 capi sbranati in una notte, recinto elettrificato divelto dal gregge in fuga

Allarme lupi in Trentino secondo il report provinciale: 34 pecore e agnelli sbranati in una sola notte a Cavedago, terrore anche a Canazei con asini e cane da guardiania feriti 👇

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Lupi

Trento – Una sequenza impressionante di assalti notturni che riaccende lo scontro sulla convivenza tra grandi predatori e attività zootecniche tradizionali nell’arco alpino. Ventidue distinti episodi di predazione accertati, trentaquattro animali sbranati nel corso di una singola notte da incubo e altri cinque rimasti gravemente feriti tra i pascoli. È questo il drammatico bilancio stilato nel report mensile ufficiale diffuso dal Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento, relativo agli eventi registrati nella prima parte del mese di settembre, prima che l’avvio della demonticazione — la tradizionale discesa delle mandrie e delle greggi dagli alpeggi estivi verso il fondovalle — contribuisse ad attenuare la pressione predatoria sul territorio provinciale.

I dati ufficiali testimoniano una presenza diffusa e capillare dei branchi sull’intera geografia trentina, senza concentrazioni esclusive in singole vallate. Dei ventidue attacchi censiti dai forestali, la stragrande maggioranza — ben diciassette episodi — ha colpito greggi di ovicaprini, storicamente i più esposti; in tre occasioni i lupi hanno preso di mira capi bovini, mentre in due circostanze a fare le spese della furia dei carnivori sono stati gli asini, animali da soma considerati per lungo tempo meno vulnerabili rispetto alle pecore.

L’incubo di Cavedago: 22 agnelli uccisi e il panico che abbatte le recinzioni

L’episodio più devastante e cruento descritto nel documento provinciale si è consumato nella notte del 18 settembre nel territorio comunale di Cavedago, ai piedi dell’Altopiano della Paganella. Un gregge di ritorno dalla stagione d’alpeggio, custodito e protetto all’interno di un recinto elettrificato conforme a tutti i più rigidi standard di prevenzione raccomandati dagli esperti, è stato assalito nel buio più fitto. L’irruzione dei predatori ha scatenato un’ondata di panico incontrollabile tra gli animali: impaurite dall’odore e dalla vista dei lupi, le pecore si sono ammassate disperatamente contro i bordi del perimetro, finendo per sradicare e divellere le reti elettrificate nel tentativo di darsi alla fuga.

Una volta abbattuta la barriera difensiva, per il bestiame non c’è stato scampo. All’alba il pastore si è trovato davanti a una scena apocalittica: ben 34 capi giacevano a terra privi di vita, di cui 22 erano teneri agnelli falcidiati dai morsi alla gola e al ventre, mentre altri 5 animali presentavano lacerazioni profonde e sono stati sottoposti a complesse cure veterinarie d’urgenza. Un colpo economico ed emotivo durissimo per l’allevatore, che mette a nudo i limiti delle misure di protezione passive quando il terrore di massa trasforma il gregge stesso nell’involontario distruttore delle proprie difese.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
NATURA & FAUNA SELVATICA

La ragazza dei lupi. La mia vita selvaggia tra i lupi italiani – Mia Canestrini

L’avvincente testimonianza sul campo di una delle massime zoologhe italiane, tra biologia, convivenza difficile con l’uomo e fascino del grande predatore alpino.

⭐⭐⭐⭐⭐
4.8 su 5
(730 recensioni)

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L’attacco a Canazei: puledro predato, sei asini feriti e il cane da guardia travolto

Altrettanto emblematico della scaltrezza venatoria del canide è l’attacco registrato lo scorso 3 settembre nella conca di Canazei, in alta Val di Fassa. In questa circostanza il branco ha fatto breccia in un recinto custodito non solo dalle reti elettriche, ma anche dalla presenza di un cane da guardiania addestrato alla difesa del bestiame. Nemmeno la fedele sentinella a quattro zampe è riuscita a respingere l’incursione: prima che il cane potesse ingaggiare lo scontro con i predatori, il panico ha travolto gli equini che, sfondando le barriere nel caos notturno, hanno disperso la linea di difesa.

Il bilancio a Canazei è stato pesante: un giovane puledro di asino è stato sbranato e consumato sul posto, mentre altri sei asini — tre esemplari adulti e tre piccoli — sono stati raggiunti e dilaniati dai morsi prima che i predatori si dileguassero nei boschi fassani. Lo stesso cane da guardia è rimasto ferito nel tentativo di proteggere il gregge, a conferma di come le strategie dei lupi si stiano facendo sempre più audaci e coordinate anche in presenza di deterrenti tradizionali.

Incidenti stradali e la novità dello sciacallo dorato in Val di Fiemme

Il monitoraggio provinciale dà conto anche delle interazioni sempre più frequenti tra fauna selvatica e viabilità antropica. Sempre nella giornata del 18 settembre è stato segnalato l’investimento stradale di un lupo lungo la carreggiata nei pressi di Isera, nella Vallagarina: l’animale è stato recuperato dal personale forestale per gli accertamenti biometrici e genetici di rito, volti a mappare l’appartenenza ai branchi stanziali del settore meridionale della provincia.

Accanto alla questione lupo, il report accende un faro sull’espansione inarrestabile dello sciacallo dorato (Canis aureus), mesocarnivoro di origine balcanica che sta colonizzando con successo le valli alpine. Nel corso del mese sono stati documentati un attraversamento stradale a Tione, nelle Valli Giudicarie, e ripetute osservazioni dirette e fototrappolaggi nella zona di Carano, in Val di Fiemme. Un fenomeno che testimonia la straordinaria dinamicità degli equilibri ecologici alpini, ponendo nuove e complesse sfide per la tutela della biodiversità e dell’ambiente e costringendo le istituzioni provinciali a ripensare indennizzi, recinzioni e piani di gestione per salvare l’agricoltura di montagna dall’abbandono.

A cura della Redazione Cronaca e Territorio di Cavaliere News

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