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Attualità

“Bisogna coltivare il nostro giardino”: l’istinto segreto delle volpi e il richiamo di Voltaire nel Mattutino del Castello Sforzini

“La salvezza non arriverà magicamente da lontano. Rimbocchiamoci le maniche, smettiamola di parlare e ricominciamo a coltivare il Nostro Giardino!”. La bellissima e toccante lezione di filosofia del “Mattutino” del Castello Sforzini! 🦊 🌻 Quanti di noi passano le intere giornate (sui social network o al bar) a spettegolare, a lamentarsi per le decisioni degli altri o ad attendere che la nostra vita si risolva miracolosamente, magari sperando in un aiuto che arriva “da lontano”? Purtroppo la società moderna ci ha tolto la voglia di “sporcarci le mani” con la realtà di tutti i giorni. Questa domenica, a risvegliare brutalmente e meravigliosamente le nostre coscienze ci ha pensato la profonda rubrica letteraria del “Mattutino” (diffusa storicamente dal bellissimo Castello Sforzini di Castellar Ponzano). Tre massime ermetiche, brevi ma potentissime, ci hanno ricordato i veri valori della vita! Nel testo si ricorda che “Le volpi conoscono scorciatoie che sulle carte non compaiono”. Un invito meraviglioso a usare il nostro astuto istinto per uscire dagli schemi noiosi che la società ci impone, trovando le nostre strade personali per essere felici! Ma la chiusura è la più emozionante di tutte, e cita la celebre e bellissima frase finale del filosofo Voltaire: “Tutto questo è ben detto, ma ora bisogna coltivare il nostro giardino!”. Significa che dopo tante chiacchiere, dobbiamo pensare alle cose VERE: il nostro piccolo orticello, la nostra famiglia, l’amore, la casa e le cose tangibili che ci danno la felicità e scaldano il cuore. Leggete e scoprite il significato profondo di questo aforisma nel nostro articolo completo! 👇 🍂 Voi riuscite ancora a ritagliarvi del tempo per “coltivare” le cose semplici della vostra vita (magari curando davvero le piante o dedicandovi alle vostre passioni), oppure vi sentite schiacciati dalla vita frenetica di tutti i giorni? Fermatevi un attimo, diteci la vostra nei commenti e condividete questa stupenda lezione di vita!

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Il Mattutino del 6 settembre 2026

Castellar Ponzano (AL) – In una società iper-connessa in cui siamo costantemente bombardati da migliaia di messaggi vocali, notifiche invadenti, fiumi di parole inutili e immagini vuote che scorrono febbrilmente sugli schermi dei nostri cellulari, esiste ancora un piccolissimo e prezioso rifugio dove il pensiero umano prova a rallentare. Questo rifugio immateriale è Il Mattutino, la raffinata e profonda rubrica letteraria curata dalle antiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
In questa domenica mattina del 6 settembre 2026, il consueto appuntamento con le riflessioni dell’anima si è presentato ai lettori in una veste meravigliosamente ermetica, quasi zen. Tre brevissime frasi, tre pennellate di inchiostro sferzanti come schiaffi al vento, capaci di scavare nei meandri più oscuri della nostra coscienza per risvegliare l’antico e sopito istinto della sopravvivenza umana. Parole che, se lette con la giusta chiave filosofica, ci costringono a fare i conti con la rotta che abbiamo dato alla nostra esistenza.

Il mistero del fuocherello e le voci dall’estero

Il Mattutino si apre con una frase sibillina, sospesa tra la nostalgia del passato e l’illuminazione del presente: «Le telefonate dall’estero non servivano a nulla. Ora, fuocherello». Quante volte, nel corso della nostra vita, abbiamo atteso ossessivamente una risposta, una soluzione o una salvezza che potesse arrivare magicamente da lontano?
Abbiamo creduto (e continuiamo a credere) che le grandi risposte risiedano “all’estero”, fuori da noi stessi, cercandole disperatamente nelle telefonate, negli aiuti altrui o nei modelli di vita irraggiungibili che la società ci impone. E invece, come ci ricorda saggiamente questa prima riflessione, tutto questo vociare lontano non serve assolutamente a nulla per scaldare l’anima. La vera e unica consolazione non è una telefonata, ma è quel piccolo “fuocherello” che riusciamo ad accendere oggi, qui e ora, con le nostre stesse mani infreddolite, guardando bruciare la legna nel focolare della nostra dimensione interiore.

L’istinto della volpe: scorciatoie oltre le mappe

Il secondo, potentissimo aforisma domenicale scende ancora più in profondità nei meandri dell’intelligenza: «Le volpi conoscono scorciatoie che sulle carte non compaiono». È un meraviglioso e orgoglioso inno all’istinto primordiale di sopravvivenza e all’anticonformismo.
Noi esseri umani moderni siamo ormai ossessionati dalle regole, dai percorsi prestabiliti, dai navigatori satellitari e dalle “mappe” che la società ha tracciato per noi (nasci, studia, lavora, obbedisci, consuma e muori). Eppure, i veri spiriti liberi (le astutissime volpi della nostra metafora) sanno perfettamente che per sfuggire ai cacciatori e alle trappole della routine non bisogna mai seguire i sentieri battuti dalla massa. L’intuizione geniale, il coraggio di osare e di battere percorsi inesplorati (e non presenti sulle cartine geografiche) è l’unica arma a nostra disposizione per mantenere viva la scintilla della nostra unicità emotiva e intellettuale.

Il richiamo di Voltaire e la terra sotto le unghie

Ma è la chiusura del testo domenicale a regalare il brivido filosofico più grande, richiamando in modo esplicito la celeberrima frase finale del capolavoro assoluto “Candido” del filosofo illuminista Voltaire: «Tutto ciò è ben detto, ma bisogna coltivare il nostro giardino».
Dopo esserci persi per anni in infinite teorie astratte, discussioni infinite sui massimi sistemi o sterili polemiche sui social network (osservando morbosamente la vita degli altri), arriva inesorabile il momento in cui le chiacchiere stanno a zero. Bisogna smettere di parlare e ricominciare a sporcarsi le mani di terra buona. Dobbiamo occuparci strenuamente del “nostro giardino”: la nostra famiglia, le nostre radici, i nostri veri amici, il nostro lavoro quotidiano e la nostra anima. Una dichiarazione di guerra alla fuffa mediatica moderna. Non a caso, il bellissimo messaggio conclusivo del Castello Sforzini è l’augurio di una giornata fondata proprio su tre insindacabili pilastri: “libertà, responsabilità e coraggio”. Buona semina a tutti noi.

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Attualità

C’è’ un fantasma che si aggira per l’Europa: il generale Vannacci

Forse per primi abbiamo scritto nero su bianco che Futuro Nazionale avrebbe raggiunto il 20 per cento. C’è ancora il tempo utile e necessario affinché questa previsione diventi realtà alle prossime elezioni politiche se Vannacci deciderà in coerenza con le proprie posizioni di non fare compromessi con gli altri partiti e di correre in solitaria, misurandosi al di fuori degli schieramenti esistenti. Abbiamo fatto questa previsione molti mesi fa, appena e’ nato Futuro Nazionale, isolati e unici in questa convinzione, quando tutti i sondaggisti davano il Generale solo al 3 per cento.

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Roberto Vannacci

Redazione-  Forse per primi abbiamo scritto nero su bianco che Futuro Nazionale avrebbe raggiunto il 20 per cento. C’è ancora il tempo utile e necessario affinché questa previsione diventi realtà alle prossime elezioni politiche se Vannacci deciderà in coerenza con le proprie posizioni di non fare compromessi con gli altri partiti e di correre in solitaria, misurandosi al di fuori degli schieramenti esistenti. Abbiamo fatto questa previsione molti mesi fa, appena e’ nato Futuro Nazionale, isolati e unici in questa convinzione, quando tutti i sondaggisti davano il Generale solo al 3 per cento. Non avendo vocazioni da Sibilla Cumana, ma avendo molto spesso azzeccato analisi e previsioni politiche – vedi ad esempio la previsione a febbraio 2018 (6 mesi prima della sua nascita il 2 giugno 2018) della nascita del governo 5stelle-lega, o il referendum dopo il quale Renzi si dimise o l’ultimo quello sulla Giustizia – come mai sono convinta da mesi che il Generale raggiungerà questo enorme exploit elettorale? Innanzitutto perché ha introdotto un nuovo ed efficacissimo modo di comunicare, che gli consente di raggiungere chiunque, non solo gli addetti ai lavori, ma anche persone comuni che da tantissimo tempo non si recano più alle urne, ha sdoganato termini che anni fa sarebbero stati inimmaginabili non solo da utilizzare ma anche solo da pensare. Ha introdotto un linguaggio nuovo e riesce ad essere presente ovunque anche sui moderni mezzi di comunicazione comprese le gag costruite con l’intelligenza artificiale. Ha scosso con forza l’albero del perbenismo e del politically correct per introdurre un eloquio diretto, crudo e senza giri di parole. Non si sottrae alle domande, spesso rilancia. Ha bandito il politichese e preferisce la provocazione continua alzando via via l’asticella e inducendo così gli altri leader di partito a rincorrerlo su terreni a loro molto scomodi.

D’altra parte la situazione geopolitica internazionale e’ così complessa e la condizione economica e sociale dell’Italia così disastrosa che il moderatismo non paga più. Gli italiani lavorano di più, guadagnano meno, consumano meno, si divertono di meno, faticano ad andare in vacanza, riescono con difficolta’ a pagare luce, acqua, gas e affitto, sono frustrati, in competizione sociale permanente a causa anche della diffusione di massa dei social media che ha innescato una corsa verso l’effimero apparire fine a se stesso, vengono spaventati dalla cronaca nera che scrive di frequenti accoltellamenti dei maranza, di furti nei negozi, di occupazioni abusive delle case. Sono smarriti e cercano risposte, sperano di trovare qualcuno che indichi loro la strada per uscire dal tunnel. L’Europa agli occhi dei più e’ solo una matrigna che ha introdotto tasse, divieti, obblighi e compresso la libertà individuale. Ovvio che possano provare grandissima attrazione per la voce di un condottiero isolato e contestato che predica in favore dell’Italia spiegando che per la guerra i soldi si trovano mentre per le pensioni e gli stipendi no, per mandare aiuti agli Ucraini – e cita sapientemente episodi di corruzione lampanti come i bagni d’oro comprati anche coi soldi delle tasse degli italiani – e per il caro carburanti solo palliativi. Ovvio che ogni attacco che gli muove il segretario di Azione Carlo Calenda si trasformi per lui una medaglia al valore e al merito. Più riceve attacchi di questo tipo, più i consensi degli italiani aumentano. Vannacci rappresenta l’ultima speranza, perché attraverso i suoi occhi gli italiani sognano una Italia diversa, sperano di tornare nell’epoca in cui nel nostro Paese si viveva veramente bene.

Il debito pubblico stava alle stelle, ma la classe dirigente era autonoma e rassicurava rispetto al futuro. Difendeva come da oggi Vannacci l’autonomia della nazione rispetto alle potenze estere.
Oggi il futuro e’ invece per molti solo un buco nero in fondo al tram. (Per citare una famosa canzone di un cantautore geniale particolarmente sensibile alla condizione del proletariato e più in generale degli ultimi e dei borderline, Enzo Jannacci). Sono convinta che alzando l’asticella delle provocazioni di merito il generale saprà conquistare una platea sempre più vasta, interloquendo come ha fatto oggi parlando a Cernobbio, dove e’ emersa la sua capacità di tenere testa ai poteri forti e di non farsi intimidire dalla platea degli imprenditori e dei finanzieri che lo stava ad ascoltare. La sua presenza li e’ un segnale importante: con le posizioni di Vannacci bisogna fare i conti. Il confronto con Monti è’ stata l’immagine plastica di come un leader non si lasci intimorire dai nomi altisonanti e dai salotti buoni. Vannacci ha esposto con grande proprietà di linguaggio e sicurezza il suo punto di vista, dimostrando che una altra Europa e’ possibile. Da analista ed esperta di comunicazione, darei solo un consiglio: non cada nella tentazione della comfort zone dei settarismi e delle posizioni retro’ tacciabili come retrograde sui diritti civili, sulle donne, sulla religione. La frase che ho letto riportata sui giornali inerente il programma del Partito nella quale si sostiene l’idea di proibire agli omosessuali di andare in onda in tv dalle 8 del mattino alle 23 e’ offensiva della sua intelligenza e sono sicura che non l’abbia scritta lui.
Se riesce ad evitare queste cadute di stile intollerabili e improduttive che possono toglierli la simpatia di categorie molto diffuse, il traguardo del 20 per cento e’ molto vicino!
In politica si può perdonare tutto tranne il ridicolo (lo ricordava un altro grande, il genio Dario Fo, “una risata li seppellirà).
Vannacci ha davvero tutte le carte in regola per essere un leader di un segmento di popolazione molto ma molto vasto. E di rimanere in sella per lungo tempo. E’ un cavallo di razza di rara intelligenza e di lunga esperienza sul campo. Eviti i cattivi consiglieri che sono insidiosi, ipocriti, subdoli, melensi, e non si faccia azzoppare dall’astuzia di quelle che il suo Presidente del Centro Studi Luca Sforzini ha definito con una immagine davvero ben riuscita le cornacchie nere.

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Esteri

L’ex presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai: «Le mie figlie non possono andare a scuola e questo mi rende molto triste»

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Hamid Karzai

Redazione- In una recente intervista, l’ex presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai ha parlato della situazione delle sue figlie e del dolore che prova nel vederle private della possibilità di andare a scuola.

Due delle sue tre figlie, ha raccontato Karzai, non possono più frequentare la scuola. Una situazione che, secondo le sue parole, le rende «molto, molto tristi» e che rappresenta anche per lui una profonda fonte di dolore.

Karzai ha spiegato di aver parlato direttamente con i Talebani e di aver espresso con chiarezza la propria posizione: finché alle ragazze non sarà permesso di tornare a scuola, non potrà parlare positivamente del loro governo.

Per Karzai, questa non è soltanto una questione politica. È qualcosa che vive dentro la propria famiglia. Le sue figlie fanno parte della stessa generazione di milioni di ragazze afghane alle quali è stato impedito di continuare gli studi.

«Se riapriranno le scuole alle ragazze, allora potrò parlare anche delle cose positive che fanno», è il senso del messaggio che Karzai ha rivolto ai Talebani.

Oggi l’ex presidente vive a Kabul, lontano dal potere che un tempo esercitava. Ma quando parla delle sue figlie, la politica lascia spazio alle emozioni di un padre.

Due ragazze che vorrebbero andare a scuola, ma non possono.

Ed è proprio questa realtà, semplice e dolorosa, a spiegare perché Karzai continui a considerare l’istruzione delle ragazze una delle questioni più importanti per il futuro dell’Afghanistan.

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Politica

“Vannacci grandioso, ha sfidato Draghi e Monti nella tana del lupo e li ha scioccati!”. Roberto Jonghi Lavarini esalta il trionfo a Cernobbio

“Vannacci a Cernobbio è stato grandioso: ha scioccato i saccenti professoroni Draghi e Monti affrontandoli nella tana del lupo!”. 🐺 ⚔️ L’incredibile retroscena svelato dal “Barone Nero” Roberto Jonghi Lavarini: “Il Generale ha conquistato in segreto il 25% degli imprenditori presenti!”. Ma vi ricordate quando i moderati dicevano che l’intervento di Roberto Vannacci al Forum di Cernobbio era stato un “Flop”? Beh, dimenticate tutto! Roberto Jonghi Lavarini (figura di spicco della Destra milanese e grandissimo estimatore di “Futuro Nazionale”) ha ribaltato completamente la storia con un comunicato vulcanico che svela i retrosceni clamorosi di quel giorno! Secondo Jonghi Lavarini, Vannacci è stato un eroe epico: “Ha sfidato i poteri forti e l’ipocrita plutocrazia mondialista proprio a casa loro, sbattendo in faccia ai banchieri la necessità di difendere la Sovranità Nazionale e l’Identità Italiana!”. L’impatto delle parole del Generale sarebbe stato devastante: “Ha letteralmente scioccato l’ex premier Mario Monti, che spiazzato non ha saputo far altro che balbettare per l’ennesima volta del finto ‘pericolo fascista’ a cui nessuno crede più!”. La vera bomba? Secondo il Barone Nero, almeno il 25% dei ricchissimi imprenditori in sala (tra cui un suo parente diretto) avrebbe segretamente approvato e applaudito le parole di Vannacci! “Lui non parla solo alla pancia del popolo, ma al cervello di chi produce! Alle prossime elezioni Futuro Nazionale volerà al 15%!”. Leggi tutti i succosissimi retrosceni di questa guerra politica nel nostro articolo! 👇 🏛️ Voi a chi credete? Vannacci ha fatto davvero “tremare e balbettare” i grandi professori come Mario Monti difendendo orgogliosamente l’Italia davanti ai banchieri, o pensate che quelle di Jonghi Lavarini siano solo esagerazioni politiche? Diteci la vostra nei commenti e accendete il dibattito!

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Monti, Vannacci a Cernobbio

Cernobbio (CO) – Nella politica italiana, la verità assoluta non esiste: ogni evento dipende dagli occhi (e dal credo politico) di chi lo guarda. E se per l’area più moderata del Centrodestra l’intervento del Generale a Cernobbio è stato un autentico flop, per la fazione più radicale e orgogliosamente sovranista si è trattato di un trionfo epico, degno dei libri di storia. A riscrivere completamente e in modo clamoroso la narrazione di quanto accaduto nelle lussuose sale del Forum Ambrosetti sul Lago di Como è intervenuto Roberto Jonghi Lavarini (storica figura della Destra radicale milanese, noto come il “Barone Nero”), che ha dipinto l’intervento di Roberto Vannacci come una vera e propria e gloriosa rivoluzione culturale contro l’Establishment.
«Il generale Roberto Vannacci oggi è stato letteralmente grandioso», ha esordito Jonghi Lavarini con un entusiasmo travolgente. «Ha avuto l’immenso coraggio di sfidare a viso aperto gli intoccabili, i “saccenti professoroni” come Mario Draghi e Mario Monti, andandoli a colpire proprio nella loro tana del lupo!». Per il Barone Nero, il Generale ha compiuto un miracolo politico: portare prepotentemente al centro del dibattito dell’alta finanza temi considerati “scomodi” e tabù, come la sacra sovranità nazionale, l’orgoglio dell’identità italiana e la necessaria giustizia sociale.

La sfida ai poteri forti e alla “plutocrazia mondialista”

Le parole usate da Jonghi Lavarini per descrivere l’impatto di Vannacci a Cernobbio grondano di fiera retorica sovranista. L’intervento del Generale viene descritto come l’assalto di un leone in un covo di lupi affamati.
«Non solo Vannacci ha difeso l’Italia, ma è stato il primissimo politico ad avere gli attributi per sfidare apertamente il pensiero unico e i poteri forti della plutocrazia mondialista, e per di più lo ha fatto giocando a “casa loro”», esulta Jonghi Lavarini. Il Forum di Cernobbio è notoriamente il salotto buono dei grandi banchieri europei e dei tecnocrati, l’ambiente più lontano e ostile in assoluto per le teorie populiste e patriottiche del Generale. Andare lì e sbattere i pugni sul tavolo per difendere i confini e la sovranità economica dell’Italia ha richiesto, secondo Lavarini, una dose di audacia politica che nessuno aveva mai mostrato prima.

Il balbettio di Monti e l’applauso segreto del 25% della sala

Ma il passaggio più gustoso e retroscenistico dell’intera dichiarazione di Jonghi Lavarini riguarda la reazione fisica dei “professoroni” e degli imprenditori presenti in platea. Secondo il Barone Nero, infatti, Vannacci ha ottenuto l’insperata e segreta «approvazione di almeno un quarto degli imprenditori e dei potentissimi finanzieri presenti in sala» (e a conferma di ciò, Lavarini svela persino di aver ricevuto la testimonianza diretta di un suo cugino di primo grado, presente fisicamente al Forum).
La visione di una classe dirigente spaccata a metà avrebbe mandato in confusione l’ala più tecnocrate. «Si è trattato di una vera e propria rivoluzione culturale che ha letteralmente scioccato l’ex premier Mario Monti», affonda il colpo Jonghi Lavarini. «Un Monti talmente spiazzato e in difficoltà che non ha potuto fare altro che replicare balbettando in modo confuso dei soliti e inesistenti “pericoli fascisti”, una vecchia e noiosa favoletta alla quale gli italiani non credono più da tempo».

Obiettivo 15% alle urne: l’ultimo, severo monito sulla squadra

La conclusione del vulcanico intervento di Jonghi Lavarini è un mix di pura esaltazione elettorale e pragmatismo organizzativo. «Vannacci ha ampiamente dimostrato che non parla più soltanto alla pancia arrabbiata del popolo, ma sa parlare in modo eccellente anche al cervello e al portafoglio della classe dirigente e della parte produttiva del Paese».
Le previsioni per le prossime scadenze elettorali sono a dir poco esplosive: secondo l’esponente milanese, il partito Futuro Nazionale ha oggi tutte le carte in regola per sfondare clamorosamente la mostruosa e fantascientifica soglia del 15% dei consensi alle urne. Ma per centrare questo obiettivo storico serve un’ultima condizione vitale, un monito che ricalca esattamente la polemica interna sollevata nei giorni scorsi da altri dirigenti del partito: «Per arrivare a quel traguardo, Vannacci deve necessariamente rafforzare la squadra, smettendola di imbarcare chiunque e iniziando a selezionare una vera classe dirigente pensante». La guerra (politica) è appena iniziata.

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