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“Hai insegnato al mondo a toccare il dolore”: il commovente ricordo di Madre Teresa di Calcutta nel giorno della sua scomparsa

“Lì dove noi vedevamo solo miseria, sporcizia e morte, lei vedeva un Essere Umano da amare!”. Il meraviglioso ricordo di MADRE TERESA DI CALCUTTA nel giorno dell’anniversario della sua morte! 🙏 ❤️ Ci sono vite così straordinarie e piene d’amore che riescono a cambiare per sempre la storia del mondo. Oggi (5 settembre) si celebra la Giornata Internazionale della Carità, proprio nel giorno dell’anniversario della scomparsa di una delle donne più immense della nostra epoca: Santa Teresa di Calcutta! La meravigliosa autrice Liliana Pere (tradotta magistralmente dalla nostra Angela Kosta) ha voluto dedicare a Madre Teresa un ricordo pubblico che fa venire i brividi per l’emozione! Nel racconto, la Pere ricorda il giorno della canonizzazione in Piazza San Pietro in Vaticano, quando ha potuto “respirare” la santità stringendosi alle suore vestite di bianco e azzurro. E poi ripercorre il miracolo di questa ragazza albanese che ha lasciato tutto per dedicare ogni minuto della sua esistenza agli ultimi, ai disperati, ai moribondi e agli abbandonati nei vicoli maleodoranti dell’India. Quando le diedero il Premio Nobel per la Pace, lei non tenne un centesimo per sé e donò tutto ai suoi poveri! “Madre Teresa non ha mai permesso al dolore di trasformarsi in Odio, e ha insegnato al mondo che la vera umanità inizia quando smettiamo di chiederci ‘Cosa ci guadagno?’ e iniziamo a chiederci ‘Cosa posso fare per aiutarti?'”. Leggi questo articolo meraviglioso e dolcissimo. Ti scalderà il cuore! 👇 ⛪ Di fronte all’immenso amore, all’umiltà e al sacrificio di Madre Teresa non si può fare altro che inchinarsi in silenzio. Lasciate una preghiera o un cuoricino nei commenti per ricordare questo grandissimo Angelo che ha protetto gli ultimi della terra, e condividete il post con i vostri amici!

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Madre Teresa di Calcutta

LILIANA PERE – ALBANIA

L’AMATA MADRE TERESA

Roma -Hai insegnato al mondo a vedere, ascoltare e toccare il dolore.Oggi, nella Giornata internazionale della Carità e nell’anniversario della sua scomparsa, ricordiamo con rispetto Santa Teresa, la nostra Madre Teresa, la donna albanese che dedicò tutta la sua vita all’amore, all’umanesimo e al servizio dei più poveri, dei malati e degli abbandonati.

Una vita al servizio dell’essere umano, un testamento di valori per la pace, l’amore e l’umanità

Madre Teresa, non hai mai cercato la grandezza.

È arrivata da sola, mentre tu sceglievi la strada più semplice e più difficile: stare accanto a chi soffriva.

Quel 4 settembre 2016 ero lì, in Piazza San Pietro, in Vaticano, per partecipare alla canonizzazione di Santa Teresa.

Fu una di quelle giornate che non si vivono soltanto con gli occhi, ma con tutto il proprio essere.

Accanto a me c’erano le Missionarie della Carità, le sorelle di Madre Teresa, vestite del loro semplice abito bianco, con le fasce azzurre che ormai erano diventate parte della loro immagine e della missione che avevi lasciato loro.

Rimasi accanto a loro e, per un istante, mi sembrò di avvicinarmi non soltanto alla tua storia, ma anche allo spirito di santità che avevi seminato nelle loro vite.

Lì, in Vaticano, tra migliaia di persone giunte da ogni parte del mondo, sentii dentro di me un silenzio particolare.

Respirai la santità.

Non quella santità lontana e irraggiungibile, ma quella che nasce dall’umiltà, dal servizio, dalle mani che toccano le ferite degli altri e dal cuore che non chiede nulla in cambio.

Madre Teresa, stando accanto alle tue sorelle, sentii che tu eri ancora lì.

Era come se il tuo cammino da Skopje a Calcutta, dalle strade povere dell’India fino a Piazza San Pietro, si raccogliesse tutto in quell’unica giornata.

E quando Papa Francesco proclamò ufficialmente:

l’emozione non apparteneva soltanto a una cerimonia religiosa.

Era la sensazione che una vita interamente dedicata all’essere umano ricevesse, davanti al mondo, il sigillo dell’eternità.

Io ero lì. Ho visto. Ho ascoltato. Ho vissuto quel momento.

E oggi, ogni volta che ricordo quella giornata, non mi torna alla mente soltanto l’immagine del Vaticano.

Ritorna quella sensazione irripetibile: per alcune ore ho avuto la fortuna di respirare accanto a una storia sacra, accanto alle sorelle che continuavano la tua missione e accanto al ricordo di una donna che fece dell’amore uno stile di vita.

Madre Teresa, quel giorno compresi ancora più profondamente perché il mondo ti avesse onorata.

Perché la tua santità non era soltanto in cielo.

Era lì, nelle mani delle tue sorelle, nelle preghiere delle persone, nel silenzio del Vaticano e nei cuori di milioni di uomini e donne giunti per dirti: “Grazie”.

Da Skopje, dove nascesti come Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, fino ai vicoli poveri di Calcutta, la tua vita si trasformò in un lungo viaggio verso l’essere umano. A diciotto anni lasciasti la tua famiglia e intraprendesti una strada dalla quale non saresti più tornata indietro, almeno non per riprendere la vita ordinaria che avevi lasciato.

Scegliesti la missione.

E la tua missione non aveva confini.

Curasti le ferite del corpo, ma anche quelle dell’anima. Ti chinasti sui malati, sui poveri, sugli abbandonati, sui bambini privi di cure e sulle persone che la società aveva smesso di vedere.

Non chiedevi chi fossero, da dove venissero, in cosa credessero o che cosa avessero perduto. Davanti a te c’era sempre una persona.

E una persona ti bastava.

A Calcutta, dove la povertà aveva raggiunto dimensioni che il mondo spesso preferiva non vedere, creasti un potente contrasto con una società che procedeva verso la ricchezza, il potere e la modernità, mentre milioni di persone rimanevano indietro.

Tu scegliesti di camminare nella direzione opposta.

Là dove gli altri vedevano miseria, tu vedevi dignità.
Là dove gli altri vedevano una persona abbandonata, tu vedevi un essere umano.
Là dove il mondo ascoltava il proprio rumore, tu ascoltavi il silenzio di coloro che non avevano più voce.

Con devozione e umanità, servisti i poveri e gli indifesi, trasformando l’amore in azione.

Le Missionarie della Carità divennero la grande famiglia di questa missione. Le scuole, i centri di assistenza, le case per i malati, per i bambini e per gli anziani abbandonati si trasformarono nella testimonianza di una filosofia semplice: non puoi cambiare il mondo intero in un solo momento, ma puoi cambiare il mondo di una persona.

Non scrivesti un trattato sull’umanesimo.

Lo vivesti.

Ed è proprio per questo che il mondo si accorse di te.

L’India ti onorò. Ti onorarono città e istituzioni di diversi continenti. Ti onorarono presidenti, re, papi, accademici e organizzazioni internazionali.

Arrivarono medaglie e titoli: il Premio Ramon Magsaysay, il Premio Templeton, il Premio Balzan, il Bharat Ratna, la Medaglia presidenziale della libertà e molti altri riconoscimenti.

Ma un giorno, il 17 ottobre 1979, il mondo ti conferì uno dei più grandi onori: il Premio Nobel per la Pace.

E tu non usasti quella gloria per te stessa.

La restituisti ancora una volta ai poveri.

Perché sapevi che il vero onore non consiste in ciò che si riceve, ma in ciò che si è capaci di donare.

Il mondo ti applaudiva, ma tu continuavi ad ascoltare coloro che non potevano applaudire.

Il mondo ti innalzava su un piedistallo, ma tu continuavi a sederti accanto a coloro che vivevano sulla terra.

Questa era la tua grandezza.

Rimanesti albanese nel sangue, indiana per cittadinanza e, come dicesti tu stessa, appartenevi con il cuore a Cristo.

E l’Albania ti accolse una sola volta, nel 1989, mentre era ancora al potere il regime che aveva separato la tua famiglia da te. Tornasti senza desiderio di vendetta, senza odio e senza grandi discorsi.

Tornasti portando con te il perdono.

Durante quella visita incontrasti anche Nexhmije Hoxha e deponesti dei fiori sulla tomba di Enver Hoxha. Fu un gesto che molti avrebbero potuto considerare impossibile da comprendere, ma che parlava di una dimensione diversa del tuo carattere: non permettesti che il dolore si trasformasse in odio.

Forse è proprio qui che si trova uno dei più grandi insegnamenti della tua vita.

Non negasti il dolore. Lo trasformasti in amore.

Per questo le tue parole continuano a vivere.

Per te non era soltanto una frase. Era il tuo modo di vivere.

Chiedesti al mondo di non dimenticare il bambino, di non abbandonare il malato, di non voltare le spalle al povero, di non perdere la compassione in nome dello sviluppo.

In un secolo tormentato, lasciasti un testamento di valori in cui la pace non era soltanto assenza di guerra, ma presenza dell’amore; l’umanesimo non era una semplice parola, ma una responsabilità; e la fede non era soltanto preghiera, ma servizio.

Il 5 settembre 1997 lasciasti questo mondo.

Ma la tua storia non finì quel giorno.

Il 19 ottobre 2003 fosti beatificata. Il 4 settembre 2016, in Piazza San Pietro a Roma, Papa Francesco ti proclamò santa della Chiesa cattolica.

Decine di migliaia di persone erano lì.

Ma, in un senso più profondo, era presente anche quel mondo per il quale avevi vissuto: il mondo dei poveri, dei malati, dei bambini, degli abbandonati e di tutte le persone che avevano bisogno di credere che qualcuno continuasse a vederle.

Madre Teresa, il mondo ti onorò con premi, titoli e medaglie. Ma la tua eredità non è fatta d’oro.

È fatta di persone.

È nelle mani che aiutano.
Nei cuori che perdonano.
Negli occhi che vedono il dolore degli altri.
In ogni persona che sceglie l’amore al posto dell’indifferenza.

Ci hai insegnato che una vita può essere semplice e apparentemente piccola, ma infinita nel suo impatto.

E oggi, in un mondo che possiede più strumenti, ma non sempre più compassione, la tua voce diventa ancora più necessaria.

Madre Teresa, non hai cambiato il mondo conquistando le persone. Lo hai cambiato servendole.

Ed è per questo che il tuo nome è rimasto oltre un’epoca, oltre un luogo, oltre una nazione.

Sei diventata uno dei volti più conosciuti dell’amore umano.

Un’albanese che il mondo ha imparato a conoscere.

Una missionaria la cui voce il mondo ha ascoltato.

Una donna che non promise di salvare l’umanità, ma scelse di non lasciare solo chi soffriva accanto a lei.

Madre Teresa, hai insegnato al mondo che l’umanità comincia là dove l’essere umano smette di chiedersi: “Che cosa ci guadagno?” e comincia a domandarsi: “Che cosa posso fare per te?”.

Questo è il tuo testamento.

Pace.
Amore.
Perdono.
Servizio.
Valori universali.

E soprattutto, un ricordo che non invecchia:

Fondatrice e caporedattrice: Liliana Pere

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Poesia e filosofia a Ortona: alla Libreria Moderna arriva l’acclamato “Il giallo del semaforo” di Valeria Di Felice

Siete amanti della grande letteratura e della poesia contemporanea? Sabato 17 ottobre 2026 (ore 18:30) segnatevi questo imperdibile appuntamento: la “Libreria Moderna” di Ortona (Chieti) ospiterà la presentazione ufficiale della silloge poetica “Il giallo del semaforo”, il nuovo capolavoro dell’autrice Valeria Di Felice! Un’opera che sta letteralmente spopolando non solo in Italia (dove è stata finalista a prestigiosi premi letterari), ma anche all’estero, con traduzioni di grandissimo successo in Romania, Perù, Ecuador, Spagna e Francia! L’incontro, moderato dalla giornalista Alessandra Renzetti con l’intervento dello scrittore Angelo Sirena, esplorerà il significato profondo di questo libro: il “giallo” del semaforo non è solo un colore, ma la potentissima metafora del nostro “tempo sospeso”, quel confine psicologico che divide la luce dall’ombra, la fretta dall’attesa e l’ansia dalla consapevolezza. Leggete il nostro articolo per scoprire tutti i dettagli sull’autrice (che è anche una stimatissima editrice) e sull’evento! E per chi considera la scrittura una vera e propria forma d’arte ed eleganza, scoprite il lusso intramontabile della Penna Stilografica Montblanc, oggi in maxi offerta per un regalo indimenticabile su Amazon! 👇

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Valeria Di Felice

Ortona (CH) – Il panorama letterario e culturale abruzzese si arricchisce di un appuntamento di assoluto prestigio, dedicato a tutti gli amanti dei versi raffinati e della profonda speculazione filosofica. Sabato 17 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:30, gli accoglienti spazi della Libreria Moderna di Fabulinus & Minerva (gestita con infinita passione e dedizione da Micaela e Francesco Ortolano) ospiteranno l’esclusiva presentazione pubblica dell’ultima fatica letteraria della poliedrica autrice Valeria Di Felice. Al centro dell’evento ci sarà l’acclamata silloge poetica intitolata “Il giallo del semaforo”, un gioiello editoriale recentemente pubblicato e distribuito dalla prestigiosa e storica Società Editrice Fiorentina. L’opera è stata sapientemente inserita all’interno della collana Pasifae, magistralmente diretta da Mario Fresa, a testimonianza dell’altissimo valore qualitativo del testo proposto ai lettori.

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Il parterre dell’evento: voci e riflessioni sulla poesia

L’incontro di sabato pomeriggio a Ortona non sarà una semplice esposizione editoriale, ma un vero e proprio salotto culturale animato da voci autorevoli del panorama giornalistico e letterario. A fare gli onori di casa e a tessere le fila del dibattito, moderando sapientemente gli interventi del pubblico e dei relatori, ci sarà la nota giornalista Alessandra Renzetti. Ad affiancarla nel dialogo con l’autrice interverrà anche lo scrittore e poeta Angelo Sirena, che offrirà ai presenti una sua personale e accurata chiave di lettura dei versi contenuti nella raccolta. L’obiettivo della serata è quello di sviscerare i significati più profondi e nascosti del testo, permettendo al pubblico ortonese di immergersi totalmente nell’universo concettuale ed emotivo creato dalla penna della Di Felice.

Un successo editoriale dal respiro internazionale

Ma cos’è che rende “Il giallo del semaforo” un’opera così meritevole di attenzione? I riconoscimenti critici parlano chiaro e certificano un successo che ha rapidamente valicato i confini regionali e nazionali. La raccolta è stata infatti selezionata come finalista in concorsi di altissimo spessore letterario, tra cui il rinomato Premio Parco Maiella e il Premio Pontedilegno nell’edizione 2026. Ma il vero termometro dell’universalità di questi versi è rappresentato dal folgorante successo ottenuto all’estero: l’opera è stata già tradotta e pubblicata con enorme riscontro in Romania, Perù ed Ecuador, e sbarcherà prossimamente anche sui complessi e selettivi mercati editoriali di Spagna e Francia, esportando la bellezza della poesia italiana contemporanea nel mondo.

La metafora del tempo sospeso e l’impegno dell’autrice

Dal punto di vista prettamente contenutistico e stilistico, l’opera rappresenta una complessa, affascinante e stratificata meditazione sul concetto di “tempo sospeso”. I versi di Valeria Di Felice fungono da profonda riflessione etica, psicologica e filosofica sulle vere priorità dell’esistenza umana e sul nostro disperato bisogno di un legame autentico con la realtà circostante, ormai troppo frenetica. Il colore evocato nel suggestivo titolo, ovvero il giallo del semaforo, si spoglia della sua veste di mero elemento cromatico o stradale: esso assurge a potentissima figura metaforica. Rappresenta la soglia psicologica tra due condizioni esistenziali opposte, il confine labile e sottile tra il giorno e la notte, tra la luce della certezza e l’ombra del dubbio, tra la consapevolezza dell’istante e la snervante attesa del futuro. La figura di Valeria Di Felice, del resto, si distingue da sempre nel panorama letterario nazionale non solo per la sua personalissima e raffinata sensibilità autoriale, ma anche per un instancabile e prezioso impegno culturale “dietro le quinte”. Oltre a essere una poetessa premiata, l’autrice è infatti una stimata editrice e una formidabile animatrice della cultura, capace di dare costantemente voce e spazio vitale a progetti editoriali indipendenti di altissimo spessore sociale e inestimabile valore critico.

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“Dimenticata Pace”, il teatro oltre la vista: ad Aversa e Napoli lo spettacolo evento con attori non vedenti

Come si fa teatro se non si può usare la vista? Semplice: trasformando suoni, odori, tatto e respiri in pura magia scenica! È questo il miracolo artistico di “Dimenticata Pace”, l’incredibile spettacolo prodotto da Murìcena Teatro e interpretato interamente da una compagnia di attori professionisti non vedenti e ipovedenti! Liberamente ispirata all’opera di Aristofane, la commedia racconta il viaggio sensoriale di un mendicante (accompagnato sul palco dal suo fedele cane guida “Nuvola”) alla ricerca della pace in un mondo dilaniato dalle guerre. Lo spettacolo, dopo il successo estivo, andrà in scena l’11 ottobre ad Aversa e il 15-16 ottobre al Teatro dei Piccoli di Napoli. Un progetto rivoluzionario (finanziato anche dal Ministero della Cultura) nato per garantire l’inclusione e la professionalizzazione degli artisti con disabilità, che ha da poco trovato una “nuova casa” presso l’Istituto Paolo Colosimo di Napoli! Leggete il nostro articolo per scoprire tutte le date e i dettagli di questo evento imperdibile. E per chi ama l’ascolto in alta definizione, gli audiolibri e la comodità dei comandi vocali, scoprite il meraviglioso Smart Speaker Echo Studio con Audio Spaziale 3D, oggi in maxi sconto su Amazon! 👇

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Foto Guglielmo Verrienti

Aversa (CE) / Napoli – L’arte teatrale, nella sua essenza più pura, ha il potere straordinario di abbattere ogni tipo di barriera fisica e sensoriale, trasformando i limiti apparenti in nuovi, potentissimi linguaggi espressivi. È proprio su questo ambizioso concetto che si fonda il successo di “Dimenticata Pace”, l’acclamato spettacolo prodotto da Murìcena Teatro che, dopo la fortunata e applauditissima prima nazionale dello scorso 4 luglio al Campania Teatro Festival, si prepara a tornare in scena in questo denso mese di ottobre. Le nuove e attesissime repliche si terranno domani, venerdì 11 ottobre 2026, ad Aversa (nella suggestiva cornice della Chiesa dello Spirito Santo) e successivamente il 15 e 16 ottobre al Teatro dei Piccoli di Napoli. Scritto e magistralmente diretto dal regista Raffaele Parisi, lo spettacolo vanta una particolarità che lo rende unico nel panorama nazionale: è interamente interpretato da una talentuosa compagnia di attrici e attori professionisti non vedenti e ipovedenti.

[IL POTERE DELLA VOCE E DEL SUONO AD ALTA FEDELTÀ]
Ami il teatro, la musica classica, gli audiolibri e desideri un’esperienza uditiva totalmente immersiva? La tecnologia vocale è la nuova frontiera dell’intrattenimento accessibile! CLICCA QUI per scoprire su Amazon il favoloso Echo Studio (Smart Speaker ad Alta Fedeltà con Audio Spaziale 3D). Un gioiello di acustica intelligente che si adatta all’acustica della tua stanza, per farti vivere ogni parola e ogni nota musicale come se fossi seduto in prima fila a teatro!

Il progetto “Fare Teatro… oltre lo sguardo”

La messa in scena di Dimenticata Pace non è un esperimento isolato, ma rappresenta il culmine artistico di un percorso lungo e meticoloso. Lo spettacolo, infatti, nasce e si sviluppa all’interno del progetto “Fare Teatro… oltre lo sguardo”, un’iniziativa pionieristica avviata nel 2017 in stretta sinergia con il prestigioso Istituto Paolo Colosimo di Napoli. Dal 2021, il progetto si è poi associato alla Scuola Elementare del Teatro (diretta dal maestro Davide Iodice). L’obiettivo primario di questa titanica operazione culturale non è il semplice “intrattenimento sociale”, ma la vera e propria formazione e professionalizzazione degli artisti disabili. Il valore di questo lavoro è stato formalmente riconosciuto anche dalle istituzioni: nel gennaio 2026, il Ministero della Cultura ha infatti selezionato l’iniziativa tra i soli dodici progetti finanziati a livello nazionale nell’ambito delle sovvenzioni dedicate agli organismi che impiegano professionalmente artisti con disabilità nello spettacolo dal vivo.

Una pace fisica e sensoriale ispirata ad Aristofane

Al centro dello spettacolo vibra un tema drammaticamente attuale: il disperato bisogno di pace in un’epoca storica dilaniata dai conflitti armati. Partendo dalla classica commedia di Aristofane, Murìcena Teatro ha decostruito il testo per costruire un viaggio in cui la pace non è più un concetto astratto, ma diventa un’esperienza fisica, materica e intensamente percettiva. Sulla scena, la vista smette di essere lo strumento principale per orientarsi e comprendere il mondo: al suo posto subentrano prepotentemente i suoni, le voci, gli odori, il tatto, il movimento dei corpi e la forza della memoria. In Dimenticata Pace, il viaggio antico del vignaiolo Trigeo verso gli dèi si trasforma nella ricerca contemporanea di qualcosa che l’umanità ha tragicamente perduto: un mendicante, accompagnato solo dalla sua fedele “Nuvola” (un vero cane guida con cui attraversa il palcoscenico e il mondo), parte alla ricerca della serenità smarrita. La storia è affidata alla voce di Opora, una cantastorie che fila a maglia come una Parca mitologica e narra in un caldo dialetto napoletano le vicende in scena, fondendo la vena satirica di Aristofane con un teatro basato sull’ascolto profondo.

Le parole del regista e la nuova “Casa” del Colosimo

«Siamo partiti da una domanda apparentemente semplice», ha raccontato con emozione Raffaele Parisi, regista e drammaturgo dell’opera. «Dove cerchiamo la nostra pace, oggi, in un mondo attraversato incessantemente dalle guerre? Da quella singola domanda abbiamo cominciato a improvvisare, ma non lavorando sui testi, bensì sui corpi degli attori. Suoni, movimenti, passi cadenzati, respiri profondi, voci e racconti: tutto questo materiale umano è diventato la nostra materia drammaturgica». Il successo del progetto ha aperto le porte a una nuova, esaltante fase istituzionale. La Regione Campania ha ufficialmente affidato gli storici spazi del teatro dell’Istituto Paolo Colosimo di Napoli proprio alla Scuola Elementare del Teatro. Nasce così, nel cuore della città partenopea, un centro d’eccellenza dedicato alla formazione teatrale gratuita, con un’attenzione maniacale e doverosa verso le persone con disabilità visiva e in condizioni di fragilità sociale. Una vera e propria “Casa” dove la cultura diventa finalmente sinonimo di uguaglianza, professionalità e pura avanguardia artistica.

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A Sulmona le note di Ennio Morricone suonano per la beneficenza: Gran Galà per i reparti di Pediatria e Chirurgia

La grande musica si mette al servizio di chi soffre per una serata all’insegna della solidarietà assoluta! Domani, domenica 11 ottobre alle ore 18:00, il suggestivo Teatro Comunale “Maria Caniglia” di Sulmona aprirà le sue porte per ospitare “Cinemusica – Il Gran Galà: Omaggio a Ennio Morricone”. Un evento imperdibile organizzato dall’Associazione Nomadi Fans Club e dal Comune di Sulmona, nato con uno scopo nobilissimo: l’intero ricavato della vendita dei biglietti sarà infatti devoluto in beneficenza per sostenere concretamente il Reparto di Pediatria dell’Ospedale di Sulmona e il Reparto di Chirurgia dell’Ospedale di Popoli! Un cast eccezionale (tra cui l’Orchestra Tebaide d’Italia, il Coro Lirico A.C.O.M. e straordinari solisti e attori) riporterà in vita le indimenticabili colonne sonore di capolavori come “C’era una volta in America” e “Per un pugno di dollari”, accompagnate da immagini e narrazioni teatrali. Ad aprire la serata sarà Sabrina Tauro con un emozionante tributo alla canzone classica napoletana e al teatro di Eduardo De Filippo. Partecipare a questo spettacolo significa donare un aiuto reale ai bambini ricoverati in ospedale e a chi lotta ogni giorno nelle corsie. Non mancate, i biglietti sono disponibili in prevendita su Ciaotickets!

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Locandina evento Sulmona

Sulmona – Esistono serate in cui la magia dell’arte non si limita ad appagare i sensi dello spettatore, ma si trasforma in un potentissimo motore di cambiamento sociale, capace di portare sollievo e aiuti concreti laddove ce n’è più disperatamente bisogno. È esattamente questo il nobile e ambizioso spirito che animerà la città di Sulmona nella giornata di domani, domenica 11 ottobre 2026. Le indimenticabili e maestose colonne sonore del premio Oscar Ennio Morricone torneranno infatti a essere assolute protagoniste in una serata speciale che coniuga altissima cultura, profonda emozione e un fortissimo impegno civico. A partire dalle ore 18:00, la prestigiosa cornice del Teatro Comunale “Maria Caniglia” ospiterà l’attesissimo evento “Cinemusica – Il Gran Galà: Omaggio a Ennio Morricone”. L’appuntamento, che promette il tutto esaurito, è stato meticolosamente organizzato e promosso dall’Associazione Nomadi Fans Club, in stretta e virtuosa collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Sulmona.

La beneficenza per gli ospedali del territorio

Il cuore pulsante di questa splendida iniziativa non risiede esclusivamente nella celebrazione del genio musicale italiano, ma nel suo scopo filantropico. Il Gran Galà, infatti, è stato organizzato con esclusive finalità benefiche. L’intero ricavato della vendita dei biglietti sarà devoluto a sostegno di due eccellenze sanitarie del territorio, che necessitano del supporto costante della comunità per continuare a garantire cure di altissimo livello: il Reparto di Pediatria dell’Ospedale di Sulmona (dove i fondi aiuteranno a migliorare l’assistenza e le attrezzature per i piccoli pazienti) e il Reparto di Chirurgia dell’Ospedale di Popoli. In un periodo storico in cui la sanità pubblica locale si trova spesso a dover fare i conti con risorse limitate e organici sotto pressione, la mobilitazione del volontariato culturale rappresenta una boccata d’ossigeno vitale. Partecipare a questo concerto significa, letteralmente, stringere la mano ai medici, agli infermieri e ai pazienti che ogni giorno lottano nelle corsie d’ospedale.

Un viaggio musicale tra i capolavori del Novecento

L’evento è stato concepito per accompagnare il pubblico in un percorso onirico e immersivo attraverso alcune delle più celebri e iconiche musiche composte dal Maestro Morricone, riconosciuto all’unanimità come uno dei più grandi e influenti compositori del Novecento e autentico protagonista della storia del cinema mondiale. Il palcoscenico del “Maria Caniglia” ospiterà un vero e proprio intreccio sensoriale di musica dal vivo, proiezioni di immagini storiche e narrazione teatrale. A esibirsi, garantendo una performance di assoluto spessore tecnico ed emotivo, saranno i talentuosi musicisti dell’Orchestra Tebaide d’Italia e le magnifiche voci del Coro Lirico A.C.O.M., diretti rispettivamente dal Maestro Cosimo Maraglino e dal Maestro Gennaro Continillo. Sotto la sceneggiatura e la sapiente regia di Raffaella Balestra, saliranno sul palco interpreti di primissimo piano come il soprano Flora Contursi e il tenore Stefano Sorrentino, affiancati dall’attrice e voce narrante Gisella Carone e dall’attore Cosimo Salvi. Il programma prevede l’esecuzione delle pagine musicali più amate e strazianti tratte da pietre miliari della cinematografia internazionale come “C’era una volta il West”, “Giù la testa”, l’epico “C’era una volta in America” e il leggendario “Per un pugno di dollari”.

Il tributo a Eduardo De Filippo e alla tradizione partenopea

Ad aprire la serata, prima di immergersi nelle atmosfere western e drammatiche di Morricone, sarà la poliedrica performer Sabrina Tauro. L’artista proporrà un delicato e appassionato omaggio alla tradizione teatrale e musicale napoletana, strutturando un percorso narrativo e canoro dedicato al genio di Eduardo De Filippo e all’intramontabile figura di “Filumena Marturano” (nel suo ottantesimo anniversario). Un tributo che toccherà anche l’arte di Totò e il patrimonio inestimabile rappresentato dalla Canzone Classica Napoletana, oggi non a caso candidata per ottenere il prestigioso riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO.

Le parole degli organizzatori: “L’arte diventa aiuto concreto”

A tirare le fila di questa imponente macchina organizzativa è Vincenzo Bisestile, presidente dell’Associazione Nomadi Fans Club, che da anni si distingue per l’impegno nel sociale. «Con questo importante evento vogliamo confermare, ancora una volta, come la musica di qualità possa e debba diventare un potente strumento di condivisione e solidarietà civica», ha affermato Bisestile. «Abbiamo scelto di dedicare questo Gran Galà a Ennio Morricone proprio perché il suo inestimabile patrimonio artistico continua, generazione dopo generazione, a emozionare e a unire persone di ogni età e di ogni estrazione sociale. Il nostro unico obiettivo è trasformare la bellezza oggettiva delle sue composizioni in un sostegno finanziario reale, tangibile e concreto per due importantissimi reparti ospedalieri del nostro territorio. Ringrazio di cuore il Comune di Sulmona, i meravigliosi artisti coinvolti e tutti coloro che, lavorando spesso dietro le quinte, stanno contribuendo alla buona riuscita di questa iniziativa. Essere presenti in platea significherà vivere uno spettacolo di grandissimo valore artistico e, allo stesso tempo, offrire un aiuto reale a chi ne ha disperatamente bisogno». L’Associazione ricorda che i posti per la serata sono rigorosamente numerati. Per informazioni o prenotazioni è possibile contattare l’organizzazione (tel. 389 973 7620) o acquistare il proprio biglietto solidale attraverso la prevendita attiva online sul circuito ufficiale Ciaotickets.

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