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“Hai insegnato al mondo a toccare il dolore”: il commovente ricordo di Madre Teresa di Calcutta nel giorno della sua scomparsa

“Lì dove noi vedevamo solo miseria, sporcizia e morte, lei vedeva un Essere Umano da amare!”. Il meraviglioso ricordo di MADRE TERESA DI CALCUTTA nel giorno dell’anniversario della sua morte! 🙏 ❤️ Ci sono vite così straordinarie e piene d’amore che riescono a cambiare per sempre la storia del mondo. Oggi (5 settembre) si celebra la Giornata Internazionale della Carità, proprio nel giorno dell’anniversario della scomparsa di una delle donne più immense della nostra epoca: Santa Teresa di Calcutta! La meravigliosa autrice Liliana Pere (tradotta magistralmente dalla nostra Angela Kosta) ha voluto dedicare a Madre Teresa un ricordo pubblico che fa venire i brividi per l’emozione! Nel racconto, la Pere ricorda il giorno della canonizzazione in Piazza San Pietro in Vaticano, quando ha potuto “respirare” la santità stringendosi alle suore vestite di bianco e azzurro. E poi ripercorre il miracolo di questa ragazza albanese che ha lasciato tutto per dedicare ogni minuto della sua esistenza agli ultimi, ai disperati, ai moribondi e agli abbandonati nei vicoli maleodoranti dell’India. Quando le diedero il Premio Nobel per la Pace, lei non tenne un centesimo per sé e donò tutto ai suoi poveri! “Madre Teresa non ha mai permesso al dolore di trasformarsi in Odio, e ha insegnato al mondo che la vera umanità inizia quando smettiamo di chiederci ‘Cosa ci guadagno?’ e iniziamo a chiederci ‘Cosa posso fare per aiutarti?'”. Leggi questo articolo meraviglioso e dolcissimo. Ti scalderà il cuore! 👇 ⛪ Di fronte all’immenso amore, all’umiltà e al sacrificio di Madre Teresa non si può fare altro che inchinarsi in silenzio. Lasciate una preghiera o un cuoricino nei commenti per ricordare questo grandissimo Angelo che ha protetto gli ultimi della terra, e condividete il post con i vostri amici!

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Madre Teresa di Calcutta

LILIANA PERE – ALBANIA

L’AMATA MADRE TERESA

Roma -Hai insegnato al mondo a vedere, ascoltare e toccare il dolore.Oggi, nella Giornata internazionale della Carità e nell’anniversario della sua scomparsa, ricordiamo con rispetto Santa Teresa, la nostra Madre Teresa, la donna albanese che dedicò tutta la sua vita all’amore, all’umanesimo e al servizio dei più poveri, dei malati e degli abbandonati.

Una vita al servizio dell’essere umano, un testamento di valori per la pace, l’amore e l’umanità

Madre Teresa, non hai mai cercato la grandezza.

È arrivata da sola, mentre tu sceglievi la strada più semplice e più difficile: stare accanto a chi soffriva.

Quel 4 settembre 2016 ero lì, in Piazza San Pietro, in Vaticano, per partecipare alla canonizzazione di Santa Teresa.

Fu una di quelle giornate che non si vivono soltanto con gli occhi, ma con tutto il proprio essere.

Accanto a me c’erano le Missionarie della Carità, le sorelle di Madre Teresa, vestite del loro semplice abito bianco, con le fasce azzurre che ormai erano diventate parte della loro immagine e della missione che avevi lasciato loro.

Rimasi accanto a loro e, per un istante, mi sembrò di avvicinarmi non soltanto alla tua storia, ma anche allo spirito di santità che avevi seminato nelle loro vite.

Lì, in Vaticano, tra migliaia di persone giunte da ogni parte del mondo, sentii dentro di me un silenzio particolare.

Respirai la santità.

Non quella santità lontana e irraggiungibile, ma quella che nasce dall’umiltà, dal servizio, dalle mani che toccano le ferite degli altri e dal cuore che non chiede nulla in cambio.

Madre Teresa, stando accanto alle tue sorelle, sentii che tu eri ancora lì.

Era come se il tuo cammino da Skopje a Calcutta, dalle strade povere dell’India fino a Piazza San Pietro, si raccogliesse tutto in quell’unica giornata.

E quando Papa Francesco proclamò ufficialmente:

l’emozione non apparteneva soltanto a una cerimonia religiosa.

Era la sensazione che una vita interamente dedicata all’essere umano ricevesse, davanti al mondo, il sigillo dell’eternità.

Io ero lì. Ho visto. Ho ascoltato. Ho vissuto quel momento.

E oggi, ogni volta che ricordo quella giornata, non mi torna alla mente soltanto l’immagine del Vaticano.

Ritorna quella sensazione irripetibile: per alcune ore ho avuto la fortuna di respirare accanto a una storia sacra, accanto alle sorelle che continuavano la tua missione e accanto al ricordo di una donna che fece dell’amore uno stile di vita.

Madre Teresa, quel giorno compresi ancora più profondamente perché il mondo ti avesse onorata.

Perché la tua santità non era soltanto in cielo.

Era lì, nelle mani delle tue sorelle, nelle preghiere delle persone, nel silenzio del Vaticano e nei cuori di milioni di uomini e donne giunti per dirti: “Grazie”.

Da Skopje, dove nascesti come Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, fino ai vicoli poveri di Calcutta, la tua vita si trasformò in un lungo viaggio verso l’essere umano. A diciotto anni lasciasti la tua famiglia e intraprendesti una strada dalla quale non saresti più tornata indietro, almeno non per riprendere la vita ordinaria che avevi lasciato.

Scegliesti la missione.

E la tua missione non aveva confini.

Curasti le ferite del corpo, ma anche quelle dell’anima. Ti chinasti sui malati, sui poveri, sugli abbandonati, sui bambini privi di cure e sulle persone che la società aveva smesso di vedere.

Non chiedevi chi fossero, da dove venissero, in cosa credessero o che cosa avessero perduto. Davanti a te c’era sempre una persona.

E una persona ti bastava.

A Calcutta, dove la povertà aveva raggiunto dimensioni che il mondo spesso preferiva non vedere, creasti un potente contrasto con una società che procedeva verso la ricchezza, il potere e la modernità, mentre milioni di persone rimanevano indietro.

Tu scegliesti di camminare nella direzione opposta.

Là dove gli altri vedevano miseria, tu vedevi dignità.
Là dove gli altri vedevano una persona abbandonata, tu vedevi un essere umano.
Là dove il mondo ascoltava il proprio rumore, tu ascoltavi il silenzio di coloro che non avevano più voce.

Con devozione e umanità, servisti i poveri e gli indifesi, trasformando l’amore in azione.

Le Missionarie della Carità divennero la grande famiglia di questa missione. Le scuole, i centri di assistenza, le case per i malati, per i bambini e per gli anziani abbandonati si trasformarono nella testimonianza di una filosofia semplice: non puoi cambiare il mondo intero in un solo momento, ma puoi cambiare il mondo di una persona.

Non scrivesti un trattato sull’umanesimo.

Lo vivesti.

Ed è proprio per questo che il mondo si accorse di te.

L’India ti onorò. Ti onorarono città e istituzioni di diversi continenti. Ti onorarono presidenti, re, papi, accademici e organizzazioni internazionali.

Arrivarono medaglie e titoli: il Premio Ramon Magsaysay, il Premio Templeton, il Premio Balzan, il Bharat Ratna, la Medaglia presidenziale della libertà e molti altri riconoscimenti.

Ma un giorno, il 17 ottobre 1979, il mondo ti conferì uno dei più grandi onori: il Premio Nobel per la Pace.

E tu non usasti quella gloria per te stessa.

La restituisti ancora una volta ai poveri.

Perché sapevi che il vero onore non consiste in ciò che si riceve, ma in ciò che si è capaci di donare.

Il mondo ti applaudiva, ma tu continuavi ad ascoltare coloro che non potevano applaudire.

Il mondo ti innalzava su un piedistallo, ma tu continuavi a sederti accanto a coloro che vivevano sulla terra.

Questa era la tua grandezza.

Rimanesti albanese nel sangue, indiana per cittadinanza e, come dicesti tu stessa, appartenevi con il cuore a Cristo.

E l’Albania ti accolse una sola volta, nel 1989, mentre era ancora al potere il regime che aveva separato la tua famiglia da te. Tornasti senza desiderio di vendetta, senza odio e senza grandi discorsi.

Tornasti portando con te il perdono.

Durante quella visita incontrasti anche Nexhmije Hoxha e deponesti dei fiori sulla tomba di Enver Hoxha. Fu un gesto che molti avrebbero potuto considerare impossibile da comprendere, ma che parlava di una dimensione diversa del tuo carattere: non permettesti che il dolore si trasformasse in odio.

Forse è proprio qui che si trova uno dei più grandi insegnamenti della tua vita.

Non negasti il dolore. Lo trasformasti in amore.

Per questo le tue parole continuano a vivere.

Per te non era soltanto una frase. Era il tuo modo di vivere.

Chiedesti al mondo di non dimenticare il bambino, di non abbandonare il malato, di non voltare le spalle al povero, di non perdere la compassione in nome dello sviluppo.

In un secolo tormentato, lasciasti un testamento di valori in cui la pace non era soltanto assenza di guerra, ma presenza dell’amore; l’umanesimo non era una semplice parola, ma una responsabilità; e la fede non era soltanto preghiera, ma servizio.

Il 5 settembre 1997 lasciasti questo mondo.

Ma la tua storia non finì quel giorno.

Il 19 ottobre 2003 fosti beatificata. Il 4 settembre 2016, in Piazza San Pietro a Roma, Papa Francesco ti proclamò santa della Chiesa cattolica.

Decine di migliaia di persone erano lì.

Ma, in un senso più profondo, era presente anche quel mondo per il quale avevi vissuto: il mondo dei poveri, dei malati, dei bambini, degli abbandonati e di tutte le persone che avevano bisogno di credere che qualcuno continuasse a vederle.

Madre Teresa, il mondo ti onorò con premi, titoli e medaglie. Ma la tua eredità non è fatta d’oro.

È fatta di persone.

È nelle mani che aiutano.
Nei cuori che perdonano.
Negli occhi che vedono il dolore degli altri.
In ogni persona che sceglie l’amore al posto dell’indifferenza.

Ci hai insegnato che una vita può essere semplice e apparentemente piccola, ma infinita nel suo impatto.

E oggi, in un mondo che possiede più strumenti, ma non sempre più compassione, la tua voce diventa ancora più necessaria.

Madre Teresa, non hai cambiato il mondo conquistando le persone. Lo hai cambiato servendole.

Ed è per questo che il tuo nome è rimasto oltre un’epoca, oltre un luogo, oltre una nazione.

Sei diventata uno dei volti più conosciuti dell’amore umano.

Un’albanese che il mondo ha imparato a conoscere.

Una missionaria la cui voce il mondo ha ascoltato.

Una donna che non promise di salvare l’umanità, ma scelse di non lasciare solo chi soffriva accanto a lei.

Madre Teresa, hai insegnato al mondo che l’umanità comincia là dove l’essere umano smette di chiedersi: “Che cosa ci guadagno?” e comincia a domandarsi: “Che cosa posso fare per te?”.

Questo è il tuo testamento.

Pace.
Amore.
Perdono.
Servizio.
Valori universali.

E soprattutto, un ricordo che non invecchia:

Fondatrice e caporedattrice: Liliana Pere

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Diritto allo studio, l’Adsu L’Aquila lancia la sfida: «Una rete per fermare la fuga dei cervelli», il vertice nazionale Andisu a Palazzo Benedetti

Diritto allo studio, summit Andisu all’Aquila: Schiavone e Imprudente lanciano la rete per fermare la fuga dei cervelli 👇

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l vertice nazionale Andisu a Palazzo Benedetti

L’Aquila – Trasformare le cicatrici del passato nell’energia propulsiva di un grande laboratorio a cielo aperto, capace di attrarre talenti, offrire servizi d’eccellenza e scongiurare l’emorragia della fuga dei cervelli verso l’estero. È questo il manifesto programmatico scaturito dal summit nazionale dell’Andisu (Associazione nazionale organismi per il Diritto allo Studio Universitario), ospitato a Palazzo Benedetti nell’ambito delle celebrazioni per L’Aquila Capitale della Cultura e della Conoscenza 2026.

L’evento ha riunito nel capoluogo regionale oltre 150 delegati giunti da ogni ateneo della penisola, aprendo un canale di confronto serrato tra studenti, vertici accademici e rappresentanti del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) – intervenuto con il dirigente Alessio Pontillo, che ha portato i saluti del ministro Anna Maria Bernini, e con il commissario straordinario per le residenze PNRR Manuela Manenti – per delineare le nuove politiche abitative, le borse di studio e i modelli di welfare studentesco per il nostro territorio.

Marica Schiavone (Adsu L’Aquila): «Dare un futuro all’altezza dei nostri giovani»

A tracciare le linee guida dell’assise è stata la presidente dell’Adsu L’Aquila, Marica Schiavone, davanti a una sala gremita:

«La città ferita è diventata un formidabile polo di sperimentazione civile e scientifica, un luogo in cui è doveroso immaginare un futuro all’altezza delle aspirazioni dei nostri ragazzi. Oggi siamo qui per fare rete tra tutte le realtà italiane e costruire un patto concreto che consenta ai nostri studenti di restare, investendo sulle loro competenze e offrendo prospettive di sviluppo reale per questa terra».

Parole condivise dal direttore dell’Adsu aquilana, Michele Suriani: «La transizione tecnologica e l’intelligenza artificiale stanno cancellando alcune professioni e creandone di nuove a ritmi vertiginosi. Il nostro dovere istituzionale è non lasciare i ragazzi in un limbo d’incertezza, adeguando tempestivamente i servizi e garantendo loro le condizioni per non essere costretti a emigrare».

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Il presidente Andisu Foglio e il vicepresidente regionale Imprudente

Entusiasta il commento del neoeletto presidente nazionale di Andisu, Simone Foglio, affiancato dal segretario generale Gabriele Verza: «L’Aquila è la dimostrazione vivente di come una comunità possa risorgere anche dalle ferite più profonde. La nostra missione è mettere i ragazzi al centro di ogni scelta: nella vita si può cadere, ma bisogna sempre rialzarsi, ed è questo il messaggio di speranza e determinazione che vogliamo trasmettere a chi guiderà il Paese».

Nel dibattito è intervenuto il vicepresidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Emanuele Imprudente: «Stiamo ridisegnando la società nell’era dell’intelligenza artificiale. Nessun algoritmo potrà mai rimpiazzare l’unicità del genio umano, ma dobbiamo creare opportunità concrete affinché le competenze restino in Italia. Il ‘Modello Abruzzo’ punta a fare sistema tra istituzioni, atenei e mondo produttivo».

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il rettore Univaq Fabio Graziosi, il DG Univaq Pietro Di Benedetto, l’assessore regionale Mario Quaglieri, l’assessore comunale Ersilia Lancia, il presidente della Fondazione Carispaq Fabrizio Marinelli, la presidente della Camera di Commercio del Gran Sasso Antonella Ballone, il DG ARPA Abruzzo Maurizio Dionisio, il presidente di Ance L’Aquila Ezio Rainaldi, il presidente di Confindustria Abruzzo Interno Pierluigi Frezza e la presidente del Consiglio Superiore Cinema Francesca Assumma.

A cura della Redazione Politica e Istituzioni di Cavaliere News

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«Bookolica 2026» accende Tempio Pausania: allo Spazio Faber tra IA con Matteo Flora, giornalismo d’inchiesta e la risata come libertà

«Bookolica 2026» entra nel vivo a Tempio Pausania: allo Spazio Faber tra IA con Matteo Flora, inchieste e satira dal 23 al 25 ottobre 👇

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Raffaele Angius

Tempio Pausania – Due intense giornate scandite da parole, inchieste sul campo, sperimentazione sonora e nuove frontiere tecnologiche, per esplorare come la satira e l’ironia possano ergersi ad autentico baluardo di libertà civile e pensiero critico. Entra nel vivo della sua nona edizione «Bookolica – Festival dei Lettori Creativi», la rassegna che trasformerà lo Spazio Faber di Tempio Pausania nel cuore pulsante dell’avanguardia culturale sarda e nazionale.

Organizzato dall’associazione Bottega No-Made APS con la direzione artistica di Fulvio Accogli, il festival sviluppa quest’anno il tema cruciale «Ridere | Disobbedire – La risata come forma di libertà», intrecciando letteratura, intelligenza artificiale, musica elettronica, identità linguistica gallurese e giornalismo d’inchiesta in un flusso continuo ispirato al dinamismo radiofonico.

Venerdì 23 ottobre: tra algoritmi, satira e il confronto con Matteo Flora

Il programma di venerdì 23 ottobre prenderà avvio al mattino con il percorso giovanile Picciuné al Liceo «G.M. Dettori», dove il docente e divulgatore Matteo Flora guiderà la masterclass «Il rischio di ridurre il danno», mentre l’illustratrice lettone Anna Vaivare animerà i laboratori creativi per i più piccoli.

Dalle ore 18:00 lo Spazio Faber ospiterà l’apertura di Bookolica Live con «Li conti di lu sintitu» in lingua gallurese, seguito dal focus sui suoni contemporanei curato dalla rivista Sa Scena con Forelock, Luca Vargiu e Raffaele Angius, e dalla presentazione del romanzo Femmenella di Davide Piras (Piemme). Alle 20:10 spazio alla dissacrante comicità identitaria con l’incontro «Fàulas: la risata che crea coscienza», per poi approdare alle 21:10 a uno dei momenti clou del festival: il faccia a faccia tra Matteo Flora e Raffaele Angius su «Chi controlla il futuro?», un’approfondita analisi sui rischi della concentrazione di potere tecnologico, la profilazione algoritmica e la tutela dei diritti individuali.

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Sabato 24 ottobre: inchieste d’assalto, criminalità e Faber Frequencies

La giornata di sabato 24 ottobre vedrà al mattino workshop di scrittura e masterclass su Ableton Live con certificatori ufficiali. Nel pomeriggio riflettori puntati sulle scritture indipendenti e sul giornalismo investigativo: Pablo Sole racconterà le ombre amministrative nell’incontro «La Dolce vita», mentre in prima serata la giornalista d’inchiesta Cecilia Anesi dialogherà con Claudio Cordova, autore del libro «I Padroni della ’Ndrangheta» (Newton Compton), sul coraggio di raccontare il potere criminale e fare informazione autonoma nei territori.

A completare l’evento la dimensione notturna di Bookolica Night – Faber Frequencies, con le performance elettroniche di FerroCromo & CristoCroato, Forelock e Marcello Ruggiu. Fino a domenica 25 ottobre resteranno inoltre aperte al pubblico le suggestive installazioni multimediali interattive realizzate con il Conservatorio «Luigi Canepa» di Sassari e il prestigioso Mercato dell’Arte di Confartigianato Gallura, a testimonianza del legame profondo tra la manifestazione e le eccellenze del territorio.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavaliere News

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Sergio Mattarella alla Festa del Cinema di Roma per «Livatino – Il giudice e i suoi assassini»: l’omaggio commosso al magistrato beato nella serie di Michele Placido

Mattarella alla Festa del Cinema di Roma per «Livatino – Il giudice e i suoi assassini»: la miniserie di Michele Placido su Rai 1 il 9 e 10 novembre 👇

Pubblicato

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Proiezione Livatino - Il giudice e i suoi assassini_Ph Paolo Giandotti_Ufficio per la Stampa e la Comunicazione_PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Roma – Una serata di altissimo valore civile, istituzionale ed emotivo nel segno indelebile della giustizia e della memoria. Alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, nella gremita Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, si è svolta l’anteprima assoluta di «Livatino – Il giudice e i suoi assassini», l’attesissima miniserie diretta da Michele Placido. A rendere solenne l’appuntamento è stata la presenza straordinaria del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da un lungo e caloroso applauso da rappresentanti delle istituzioni, magistrati e protagonisti del mondo della cultura.

La partecipazione del Capo dello Stato ha suggellato il tributo della nazione a Rosario Livatino, il giovane magistrato di Canicattì trucidato dalla Stidda il 21 settembre 1990 ad appena trentasette anni. Una figura luminosa e incorrotta, recentemente proclamata ufficialmente Patrono dei Magistrati italiani con decreto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il cui rigore etico e la cui profonda fede continuano a rappresentare un faro irrinunciabile per la coscienza democratica del nostro territorio e dell’intero Paese.

Le parole di Maria Pia Ammirati e Federica Luna Vincenti

«Siamo profondamente onorati che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia voluto essere presente alla proiezione – ha dichiarato Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction –. La sua partecipazione conferisce ulteriore valore a un’opera che interpreta pienamente la missione del Servizio Pubblico: preservare la memoria, promuovere la cultura della legalità e offrire al pubblico storie capaci di rafforzare la consapevolezza civile del Paese».

Forte commozione espressa anche dalla produttrice Federica Luna Vincenti per Goldenart Production: «La presenza del Capo dello Stato ha dato all’anteprima un profondo significato civile e istituzionale. Abbiamo voluto restituire, attraverso il linguaggio della grande serialità, la dimensione umana della testimonianza di Rosario Livatino: nella sua fede e nei suoi affetti abbiamo cercato le radici di un rigore morale che ha unito l’esercizio della giustizia al rispetto della dignità di ogni persona, affinché il suo sacrificio diventi coscienza civile condivisa».

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Rosario Livatino: Il Giudice Ragazzino, la Fede e la Lotta alla Mafia

Per approfondire la vita, gli scritti spirituali e le inchieste coraggiose del beato magistrato siciliano: saggi storici e testimonianze dirette per comprendere l’eredità morale di un martire della giustizia.

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4.9 su 5
(Testo fondamentale sulla giustizia)

Ascolta podcast storici, grandi inchieste e biografie sulla lotta alla criminalità su Audible. Iscriviti ad Amazon Prime con 30 giorni gratis per l’ascolto illimitato.

Il cinema civile di Michele Placido e un cast straordinario

Scritta da Angelo Pasquini, Fidel Signorile e dallo stesso Michele Placido, l’opera si riallaccia alla nobile tradizione del cinema d’impegno civile di Francesco Rosi. La miniserie ripercorre gli ultimi due anni di vita del magistrato, magistralmente interpretato da Giuseppe De Domenico, intrecciandone la parabola con quella dei giovanissimi stiddari assoldati per compiere l’agguato, tra cui spicca Tano, a cui presta il volto Leonardo Maltese.

Ne scaturisce un affresco potente della Sicilia agrigentina di fine anni Ottanta, capace di documentare la fermezza con cui Livatino aggredì i patrimoni economici e le ramificazioni della criminalità organizzata, mantenendo intatta una pietas umana profonda anche verso coloro che sedevano sul banco degli imputati.

Il cast vanta interpretazioni d’eccellenza: accanto ai protagonisti figurano Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta, Brenno Placido, Francesco Benigno e Gaetano Aronica, oltre all’emozionante apparizione di David Coco nel ruolo di Paolo Borsellino e di Beniamino Marcone nei panni di Giovanni Falcone, con la partecipazione speciale di Michele Placido.

In onda su Rai 1 e RaiPlay il 9 e 10 novembre

Coproduzione di respiro internazionale targata Rai Fiction – Goldenart Production – Rai Com, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e della Sicilia Film Commission, «Livatino – Il giudice e i suoi assassini» è articolata in quattro intensi episodi e andrà in onda in prima serata su Rai 1 e in streaming su RaiPlay lunedì 9 e martedì 10 novembre 2026: un appuntamento televisivo imperdibile per onorare un eroe silenzioso della Repubblica.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavaliere News

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