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Esteri

Dall’idea all’impresa: la giovane afghana che ha digitalizzato i biglietti degli autobus a Kabul

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Sadaf Afghan

Redazione- In un Paese segnato da difficoltà e limitazioni, una giovane imprenditrice afghana ha scelto di affidarsi alla tecnologia per rendere più semplice un gesto quotidiano: acquistare un biglietto dell’autobus.

È Sadaf Afghan, giovane imprenditrice che a Kabul ha fondato “Qased”, una piattaforma online che consente ai passeggeri di prenotare i biglietti degli autobus senza doversi recare personalmente al terminal. Il servizio prevede inoltre la consegna del biglietto direttamente a domicilio.

“Qased” è stata fondata circa un anno fa, mentre il servizio di vendita online dei biglietti è entrato ufficialmente in funzione cinque mesi dopo. L’attività, iniziata con appena tre persone, oggi conta un team di otto dipendenti, quattro dei quali sono donne.

In un’intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua, Sadaf Afghan ha spiegato che la società si occupa di acquistare online i biglietti richiesti dai passeggeri e di consegnarli direttamente a casa. Ma il suo progetto va oltre la semplice vendita digitale: l’obiettivo è ampliare “Qased” e aprire filiali in altre province dell’Afghanistan, creando nuove opportunità di lavoro sia per le donne sia per gli uomini.

Avviare un’impresa innovativa in un Paese in cui molti servizi vengono ancora gestiti attraverso procedure tradizionali e in presenza non è semplice. Nonostante le difficoltà, però, Sadaf Afghan sostiene che la risposta della popolazione sia incoraggiante.

«Ogni attività è difficile all’inizio, ma non dobbiamo arrenderci. Nel complesso, le persone ci sostengono», ha dichiarato.

Il trasporto su strada continua a rappresentare uno dei principali mezzi di collegamento tra le città afghane. La limitata presenza di infrastrutture ferroviarie e di sistemi di trasporto pubblico moderni rende gli autobus interurbani essenziali per milioni di persone.

Per molti passeggeri, acquistare un biglietto significa ancora recarsi fisicamente al terminal e pagare in contanti. È proprio su questa necessità che “Qased” ha costruito la propria proposta: utilizzare gli strumenti digitali per rendere il processo più semplice, rapido e accessibile.

Sadaf Afghan auspica inoltre che le autorità talebane possano contribuire al miglioramento del sistema dei trasporti e sostenere le imprese che cercano di offrire nuovi servizi alla popolazione.

Il progetto, tuttavia, non si ferma ai biglietti degli autobus. In futuro, la giovane imprenditrice vorrebbe estendere l’attività anche al trasporto aereo, permettendo ai clienti di acquistare online i biglietti dei voli e riceverli direttamente a casa.

Accanto alla dimensione tecnologica e imprenditoriale, “Qased” rappresenta anche una possibilità concreta di lavoro per alcune giovani donne afghane.

Tra i dipendenti c’è Mohammadi, 20 anni, che ogni giorno si sposta in motocicletta per le strade di Kabul consegnando ai clienti i biglietti ordinati attraverso la piattaforma. Dopo aver frequentato la scuola fino alla decima classe, racconta che il lavoro fuori casa e la possibilità di svolgere autonomamente le proprie mansioni gli hanno dato un maggiore senso di indipendenza e fiducia nel futuro.

Con l’espansione dell’attività, Mohammadi spera che possano nascere nuove opportunità professionali, soprattutto per le giovani donne.

La storia di “Qased” è, in apparenza, quella di una semplice piattaforma per la vendita online di biglietti. In realtà, racconta qualcosa di più: la scelta di una giovane donna di trasformare una difficoltà quotidiana in un’opportunità, utilizzando la tecnologia per creare un servizio, generare occupazione e aprire nuovi spazi di partecipazione economica.

In un contesto complesso come quello afghano, iniziative di questo tipo mostrano come l’innovazione e l’imprenditorialità possano ancora diventare strumenti capaci di creare opportunità e immaginare nuove possibilità per il futuro.

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Esteri

Egitto, condannata a morte la conduttrice televisiva Sarah Khalifa

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Sarah Khalifa

Redazione- Un tribunale penale del Cairo ha condannato a morte per impiccagione Sarah Khalifa, 39 anni, nota conduttrice e produttrice televisiva egiziana, insieme ad altre 11 persone, nell’ambito di un maxi-processo legato alla produzione e al traffico di stupefacenti.

Secondo quanto riportato dalla stampa egiziana, tra cui il quotidiano statale Al-Ahram, gli imputati avrebbero fatto parte di una banda criminale organizzata accusata di importare dall’estero sostanze e materie prime destinate alla produzione di droghe sintetiche, per poi lavorarle e distribuirle sul mercato. Gli investigatori avrebbero inoltre sequestrato ingenti quantità di sostanze stupefacenti e materiali utilizzati per la loro produzione, oltre ad armi da fuoco e munizioni detenute illegalmente.

Sarah Khalifa è conosciuta soprattutto per il programma televisivo «Mission Impossible», dedicato a temi legati alla criminalità e alla sicurezza. La conduttrice ha respinto le accuse nei suoi confronti.

Nel procedimento erano complessivamente 28 gli imputati. Oltre alle 12 condanne a morte, il tribunale ha inflitto l’ergastolo a nove persone, mentre altre sette sono state assolte.

La condanna a morte non è ancora definitiva. Il legale di Sarah Khalifa ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso, chiedendo alla magistratura di riesaminare il caso.

La vicenda aveva già attirato l’attenzione dei media egiziani nelle scorse settimane, per il coinvolgimento di una figura televisiva conosciuta e per la gravità delle accuse contestate agli imputati.

Foto: Instagram/ sara_khaliifa

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L’ex presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai: «Le mie figlie non possono andare a scuola e questo mi rende molto triste»

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Hamid Karzai

Redazione- In una recente intervista, l’ex presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai ha parlato della situazione delle sue figlie e del dolore che prova nel vederle private della possibilità di andare a scuola.

Due delle sue tre figlie, ha raccontato Karzai, non possono più frequentare la scuola. Una situazione che, secondo le sue parole, le rende «molto, molto tristi» e che rappresenta anche per lui una profonda fonte di dolore.

Karzai ha spiegato di aver parlato direttamente con i Talebani e di aver espresso con chiarezza la propria posizione: finché alle ragazze non sarà permesso di tornare a scuola, non potrà parlare positivamente del loro governo.

Per Karzai, questa non è soltanto una questione politica. È qualcosa che vive dentro la propria famiglia. Le sue figlie fanno parte della stessa generazione di milioni di ragazze afghane alle quali è stato impedito di continuare gli studi.

«Se riapriranno le scuole alle ragazze, allora potrò parlare anche delle cose positive che fanno», è il senso del messaggio che Karzai ha rivolto ai Talebani.

Oggi l’ex presidente vive a Kabul, lontano dal potere che un tempo esercitava. Ma quando parla delle sue figlie, la politica lascia spazio alle emozioni di un padre.

Due ragazze che vorrebbero andare a scuola, ma non possono.

Ed è proprio questa realtà, semplice e dolorosa, a spiegare perché Karzai continui a considerare l’istruzione delle ragazze una delle questioni più importanti per il futuro dell’Afghanistan.

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Dalle Radici Afghane alla Politica Tedesca: Una Candidatura che Fa Discutere

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Negin Mahriar

Una donna di origine afghana candidata in Germania con l’AfD: una scelta politica che fa discutere

Redazione- Negin Mahriar, una donna di origine afghana nata e cresciuta in Germania, si è candidata alle elezioni locali con Alternative für Deutschland (AfD), partito tedesco noto per le sue posizioni molto rigide sull’immigrazione.

Secondo il rapporto, Mahriar è candidata al consiglio comunale di Hannover e al consiglio distrettuale di Kirchrode–Bemerode–Wülferode.

La sua candidatura ha suscitato reazioni, soprattutto all’interno della comunità afghana, proprio perché l’AfD sostiene politiche restrittive nei confronti dell’immigrazione e dell’asilo.

Mahriar, tuttavia, difende la propria scelta e afferma che si tratta di una decisione politica personale. Essendo nata e cresciuta in Germania, considera il Paese la propria casa, pur avendo genitori originari dell’Afghanistan.

La vicenda ha attirato ulteriore attenzione perché Mahriar è figlia dei cantanti afghani Parasto Mahriar e Rahim Mahriar. Lei ha sottolineato che la sua scelta politica non rappresenta necessariamente quella dei suoi genitori.

La storia apre così un dibattito più ampio sull’identità, sull’integrazione, sull’immigrazione e sulla libertà di scelta politica. La candidatura di una donna con radici afghane in un partito fortemente contrario a determinate politiche migratorie rappresenta infatti un caso particolare e controverso nel panorama politico tedesco.

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