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Cultura

Roma apre la settimana culturale dal 26 giugno al 2 luglio: mostre, percorsi e spettacoli per tutti

📣 Scopri la primavera culturale di Roma: mostre, visite guidate e spettacoli astronomici ti aspettano! 👇
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Acqua Paola Gianicolo (c) Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Nuova mostra “Moda in luce” ai musei Capitolini

Redazione – Dal 26 giugno al 15 novembre la città accoglie la mostra Moda in luce 1955‑1975 presso la Centrale Montemartini, parte dei Musei Capitolini. L’allestimento ricostruisce, attraverso fotografie d’archivio, materiali inediti dell’Archivio Luce‑Cinecittà e campioni di abbigliamento degli anni Trenta, Sessanta e Settanta, offrendo una panoramica sul rapporto tra alta moda, sartorie artigiane e pronto‑moda nella capitale. L’ingresso è gratuito per i titolari della Roma MIC Card; i biglietti per i visitatori occasionali si acquistano online sul sito del museo.

l’Ara Pacis si illumina di nuovo: “L’Ara si rivela”

Le serate al Museo dell’Ara Pacis riprendono con il progetto multimediale L’Ara si rivela, che restituisce la policromia originale dell’altare grazie a un sofisticato videomapping. Il percorso, disponibile il venerdì, sabato e domenica in tre turni (21:00, 22:00 e 23:00), prevede cuffie con narrazione in italiano e inglese, accompagnate da colonne sonore d’ambiente. In occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo, l’apertura è estesa anche al lunedì 29 giugno, un’opportunità rara per i turisti e per i residenti del centro storico, in particolare per chi visita da Via della Conciliazione o dal vicino quartiere Prati.

Passeggiate romane: bastioni del Gianicolo e oltre

Sabato 27 giugno alle ore 11:00 parte la prima Passeggiata romana dal Museo della Repubblica Romana, situato in Via Ostiense. Il percorso, a guida, si snoda lungo i Bastioni del Gianicolo, dalla loro origine nel periodo imperiale alle modifiche apportate da Papa Urbano VIII nel XVII secolo, per concludersi alla Fontana dell’Acqua Paola in Via Trastevere. L’itinerario attraversa Villa Sciarra, il Giardino della Villa Glori e la zona di Via del Casaletto, dove i partecipanti potranno osservare le tracce delle antiche fortificazioni. La prenotazione è obbligatoria al numero 060608, con un limite di 25 persone per visita.

Attività per i titolari di Roma MIC Card: aMICi e percorsi fotografici

Giovedì 2 luglio la programmazione aMICi propone due appuntamenti. Alle 10:00, nell’area archeologica di Piazza Madonna di Loreto, la visita “Un racconto per immagini” guida i partecipanti attraverso le fonti iconografiche dei Fori Imperiali, dalla colonna di Marco Aurelio alle decorazioni del Tempio di Venere e Roma. Alle 10:30, al Museo di Roma in Trastevere, la mostra À Rome la nuit presenta le fotografie notturne di Hervé Gloaguen, scattate tra il 1975 e il 1995, in un percorso sensoriale che combina immagini, suoni e testimonianze di residenti. Entrambe le iniziative richiedono prenotazione allo stesso numero gratuito.

Il planetario di Roma: astronomia per grandi e piccini

Il Planetario di Roma organizza un fine settimana dedicato all’astronomia. Per gli adulti, le sessioni “Ritorno alle stelle” (venerdì 26, sabato 27, domenica 28) e “Interstellari – il viaggio delle sonde Voyager” (stessi giorni) esplorano il sistema solare, le missioni spaziali e le costellazioni visibili dal Mediterraneo. Il ciclo “From Earth to the Universe” in lingua inglese (venerdì 26 alle 16:00) e “La magia dell’aurora boreale” (sabato 27 e domenica 28 alle 18:00) completano l’offerta.

Per i più giovani, sabato 27 alle 12:00 è previsto lo spettacolo interattivo “Girotondo tra i Pianeti”, mentre domenica 28 alle 16:00 l’attore Gabriele Catanzaro, nei panni del Dottor Stellarium, conduce “Il Dottor Stellarium alla scoperta della luna”. I biglietti, gratuiti per i possessori di Roma MIC Card e a pagamento per gli altri, si acquistano online su www.planetarioroma.it.

Informazioni pratiche e contatti

Tutti gli appuntamenti sono soggetti a variazioni; è consigliato verificare eventuali aggiornamenti sui siti ufficiali dei musei, del planetario e della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Per prenotare visite, incontri e tour è possibile chiamare il numero dedicato 060608, attivo tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00. Le tariffe di ingresso, le modalità di accesso e le eventuali riduzioni per studenti, over‑65 e famiglie numerose sono consultabili su www.museiincomuneroma.it e www.sovraintendenzaroma.it.

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Cultura

“Ondeggia oceano”, il saggio di Lorenzo Teodoro: dal terrore biblico al sublime romantico, la storia segreta del mare

Come è cambiato il rapporto tra l’uomo e il mare nel corso dei millenni? Questa è la bellissima domanda a cui risponde l’avvocato e autore Lorenzo Teodoro nel suo imperdibile saggio storico-letterario “Ondeggia, Oceano”. Il libro è un affascinante viaggio intellettuale che parte dalla paura ancestrale del Medioevo, quando le acque profonde erano viste come l’anticamera dell’Inferno popolata da mostri demoniaci e sfidata unicamente dall’audacia di Vichinghi e Baschi. L’autore analizza poi la radicale trasformazione dell’Inghilterra in superpotenza navale grazie alla pirateria legalizzata e approda alla grande rivoluzione romantica, quando il mare si trasforma da nemico a specchio inquieto dell’animo umano. Centrale, nell’analisi di Teodoro, è il concetto filosofico del “Sublime” teorizzato da Burke, che ha fatto nascere il grande genere della “letteratura di mare”, partorendo i capolavori immortali di maestri del calibro di Edgar Allan Poe, Coleridge e Jules Verne. Un saggio prezioso, erudito ma accessibile a tutti, dedicato ai veri curiosi e a chi non smette mai di scrutare l’orizzonte! Siete amanti delle grandi avventure marittime e volete acquistare subito una copia di questo magnifico libro? Cliccate per ordinarlo! 👇

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"Ondeggia oceano", il saggio di Lorenzo Teodoro

Cultura – Per secoli e millenni, l’uomo ha scrutato l’orizzonte azzurro e sterminato del mare provando un inestricabile groviglio di terrore, fascino, reverenza e curiosità. Ma come è cambiata la nostra percezione di questa immensa e insondabile distesa d’acqua nel corso della civiltà umana? A rispondere a questo ambizioso e affascinante interrogativo ci pensa Lorenzo Teodoro (brillante avvocato in pensione con una profonda e radicata passione per l’indagine umanistica e storica) con la sua ultima fatica letteraria: il saggio intitolato “Ondeggia, Oceano”. Questo libro non è un semplice manuale di navigazione o un resoconto storico di battaglie navali, ma si configura come un vero e proprio, densissimo viaggio intellettuale attraverso tremila anni di paure ancestrali, scoperte epocali e rivoluzioni estetiche. L’autore ci prende per mano e ci guida attraverso un’analisi rigorosa e interdisciplinare che mescola magistralmente teologia medievale, filosofia romantica, storia delle esplorazioni e critica letteraria, dimostrando come l’oceano abbia cambiato volto infinite volte nella storia dell’umanità: da mostruoso nemico da sconfiggere a formidabile risorsa economica, fino a diventare uno specchio introspettivo e fedele dell’anima inquieta dell’uomo moderno.

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Siete affascinati dai misteri degli abissi e dalla grande letteratura d’avventura marittima e volete immergervi tra le pagine di questo straordinario saggio storico? CLICCA QUI per acquistare subito su Amazon una copia di “Ondeggia, Oceano” di Lorenzo Teodoro: una lettura imperdibile per chiunque abbia mai guardato le onde del mare chiedendosi quali segreti millenari nascondessero!

Il mare come nemico: dai mostri medievali alle sfide dei Vichinghi

Il viaggio intellettuale di Teodoro prende le mosse da una constatazione teologica tanto sorprendente quanto apparentemente marginale: il mare è fisicamente e concettualmente assente dalla narrazione del Giardino dell’Eden. Questa mancanza biblica apre la porta a una riflessione profondissima sulla paura ancestrale che l’oceano ha ispirato per interi secoli. Nella rigida e terrorizzata visione medievale, le acque profonde non erano una via di comunicazione, bensì venivano dipinte e immaginate come l’anticamera buia e letale dell’Inferno. Il mare, nelle mappe antiche, pullulava di mostri spaventosi (come il Leviatano), di gorghi mortali, di tempeste demoniache e di oscure presenze pronte a inghiottire i peccatori. Eppure, come sottolinea mirabilmente l’autore nel saggio, in questo panorama di terrore cosmico ci furono popoli coraggiosi, spinti dalla necessità e dall’audacia, che decisero di sfidare l’abisso. L’avvocato Teodoro esplora con perizia storica l’epopea dei Vichinghi, che solcavano mari ghiacciati e letali spinti dalla spietata e gloriosa ricerca di razzie, e quella del popolo dei Baschi, mossi invece dal silenzioso ma incredibilmente redditizio profitto derivante dalla caccia alle balene e dalla grande pesca commerciale del merluzzo nell’Atlantico del Nord, mantenendo per decenni i propri preziosi segreti marittimi gelosamente custoditi e nascosti al resto d’Europa.

La letteratura di mare e il concetto del “Sublime”

Il grande spartiacque storico, secondo l’analisi di Teodoro, coincide con la violenta e inarrestabile Età delle Scoperte Geografiche e con la successiva, prepotente ascesa dell’Inghilterra al ruolo di superpotenza marittima globale. Il saggio dedica pagine straordinariamente illuminanti alla radicale trasformazione dell’identità inglese: da nazione prevalentemente rurale e di pastori, l’Inghilterra mutò geneticamente nei “Figli del Mare”. Questo avvenne grazie all’istituzionalizzazione della pirateria (legalizzata sotto forma di guerra di corsa approvata dalla Corona britannica), alla memorabile sconfitta dell’Invincibile Armada spagnola e a un ineludibile destino geografico isolano. L’oceano smise definitivamente di essere un abisso mortale da rifuggire e divenne il vero teatro decisionale della storia geopolitica e militare mondiale. Ma il cuore pulsante e la tesi più innovativa del libro si manifestano quando l’autore affronta la nascita vera e propria della “letteratura di mare”. Come nasce questo popolarissimo genere letterario? La risposta passa attraverso la geniale mente del filosofo Edmund Burke e la sua rivoluzionaria definizione estetica del “Sublime” (quel sentimento contrastante di orrore e piacere di fronte alla potenza soverchiante e incontrollabile della Natura). Attraverso questa lente romantica, l’oceano si trasforma nel perfetto e tormentato specchio dell’animo umano. Nascono così capolavori immortali della letteratura mondiale analizzati nel libro: dalla Ballata del vecchio marinaio di Coleridge al cupo Racconto di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe, esplorando l’incalcolabile influenza che queste opere visionarie hanno esercitato sulle generazioni successive di maestri della penna, come Jules Verne e il poeta maledetto Arthur Rimbaud.

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Cultura

Andreas Dushi, la nuova voce della letteratura albanese contemporanea: tra memoria, dialetto ghego e profonda indagine umana

La letteratura europea contemporanea ha trovato una nuova, formidabile voce: si chiama Andreas Dushi, ed è uno dei talenti più cristallini e promettenti della narrativa albanese odierna. Nato a Scutari e attuale bibliotecario presso la Biblioteca Nazionale di Tirana, Dushi sta conquistando critica e pubblico grazie a uno stile profondo, maturo e impreziosito dall’uso magistrale del “ghego” (l’affascinante dialetto del nord dell’Albania). Nel nostro lungo approfondimento culturale a cura di Angela Kosta, abbiamo esplorato la biografia e le opere di questo pluripremiato autore. Candidato al Premio Europeo di Letteratura, il suo ultimo capolavoro intitolato “Ballata del tatuaggio” è da poco sbarcato anche nelle librerie italiane, vincendo il prestigioso Premio Internazionale Padre Zef Pllumi! Leggete il nostro articolo per scoprire perché la critica paragona i romanzi di Dushi a veri e propri dipinti letterari, dove mito, religione, storia e psicologia umana si intrecciano in maniera magistrale. Siete curiosi di scoprire il romanzo che ha consacrato questo giovane talento a livello internazionale? Trovate l’edizione tradotta in italiano proprio qui sotto! 👇

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Andreas Dushi

Roma – Nel vasto e talvolta caotico panorama della narrativa europea contemporanea, dove un certo impoverimento contenutistico sembra purtroppo aver preso il sopravvento, emergono fortunatamente autori capaci di restituire alla parola scritta il suo peso specifico e il suo valore più profondo. Una di queste rare e preziose eccezioni è senza ombra di dubbio Andreas Dushi, un giovane ma già straordinariamente maturo scrittore albanese che sta conquistando non solo il pubblico della sua terra natale, ma anche l’attenzione della critica letteraria internazionale. Come fa notare la critica e scrittrice Angela Kosta in una recente e appassionata analisi della sua opera, non appena si sfoglia un libro di Dushi si percepisce immediatamente di trovarsi di fronte a un autore dotato di una saggezza antica. Attraverso l’uso sapiente e raffinato del linguaggio ghego (un’autentica perla linguistica e culturale dell’albanese settentrionale), l’impiego misurato di figure retoriche e i continui richiami mitologici, Dushi non si limita a riempire le pagine di inchiostro, ma costruisce un universo narrativo in cui la storia collettiva, il mito ancestrale e i sentimenti più intimi dialogano ininterrottamente, stringendo un patto di amicizia indissolubile con il lettore.

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Sei alla ricerca di un romanzo profondo, emozionante e capace di indagare i lati più nascosti dell’animo umano? CLICCA QUI per acquistare in offerta su Amazon “Ballata del tatuaggio”, il pluripremiato romanzo di Andreas Dushi tradotto in italiano da Besa Editrice: una lettura folgorante che non riuscirai più a mettere giù!

Il profilo dell’autore: da Scutari alla Biblioteca Nazionale

Il percorso biografico e accademico di Andreas Dushi è il ritratto di un intellettuale poliedrico e instancabile.
Nato nella storica e culturalmente vivacissima città di Scutari, ha completato i suoi primi studi presso l’Università “Luigj Gurakuqi”, conseguendo a pieni voti la laurea in Lingua e Letteratura Albanese. La sua sete di conoscenza lo ha poi spinto a trasferirsi a Tirana, dove ha brillantemente ultimato un master scientifico in Antropologia Culturale. Ma Dushi non è solo un accademico della penna: è un professionista della cultura a tutto tondo. Attualmente vive e lavora nella capitale albanese, ricoprendo il delicatissimo incarico di bibliotecario presso la Biblioteca Nazionale d’Albania ed è il redattore responsabile del prestigioso giornale letterario-culturale “ExLibris”. La sua prolifica attività giornalistica (iniziata nel 2017 presso il portale “Konica.al” con oltre duecento articoli all’attivo) si sposa perfettamente con il suo impegno civile e religioso: è stato infatti tra i coraggiosi cofondatori della biblioteca parrocchiale “Zoja e Shkodrës” (La Signora di Scutari), allestita direttamente nei locali della Cattedrale della sua città natale, dimostrando un attaccamento viscerale alle proprie radici spirituali e comunitarie.

I grandi successi editoriali: verso l’affermazione internazionale

L’ascesa letteraria di Andreas Dushi è stata tanto rapida quanto solida e meritata, scandita da pubblicazioni di altissimo livello e riconoscimenti di caratura europea.
Il suo romanzo d’esordio, “Marrja e gjakut – Il carpire del sangue” (2018), lo ha immediatamente proiettato nella ristretta selezione per il Premio Letterario Nazionale Albanese. Il grande salto internazionale è avvenuto l’anno successivo con il secondo romanzo, “Pragu i braktisjes – La soglia dell’abbandono”, che gli è valso la clamorosa candidatura al Premio Europeo di Letteratura nel 2020. Ma è con il suo lavoro più recente, “Në besë të tatuazhit tënd – Ballata del tatuaggio” (pubblicato in Italia da Besa Editrice con la traduzione curata da Fabio e Kriselda Rocchi), che Dushi ha raggiunto la definitiva consacrazione, aggiudicandosi l’ambito Premio Internazionale “Atë Zef Pllumi” nel 2023. La motivazione della giuria ha esaltato in particolar modo “il coraggio del giovane scrittore nell’affrontare ed esprimere artisticamente le problematiche dell’essere umano”. A queste opere maggiori si affiancano diverse antologie, raccolte di novelle (come “Quando la morte ci unirà”) e, soprattutto, l’intensa e indimenticabile raccolta poetica “Cristo vestito di rosso”, dove la straordinaria abilità metaforica dell’autore tocca vette assolute di lirismo.

Il patto con il lettore e l’estetica del rosso

Come sottolinea magistralmente Angela Kosta nella sua approfondita disamina critica, ciò che rende le opere di Andreas Dushi così uniche e coinvolgenti è proprio l’incrollabile patto di fiducia e amicizia che l’autore riesce a instaurare con chi legge.
Entrare nel mondo narrativo di Dushi non richiede sforzi accademici inaccessibili: la sua prosa, pur essendo raffinatissima e ricca di ossimori, accoglie il lettore cullandolo tra le pieghe della trama. È un’esplorazione continua di mondi, epoche e psicologie differenti che finiscono immancabilmente per intrecciarsi. E in questa straordinaria tavolozza narrativa, emerge prepotentemente un colore su tutti: il rosso. Nel già citato “Cristo vestito di rosso”, ad esempio, questo colore trascende la banale simbologia natalizia o cruenta, trasformandosi nella personificazione assoluta dell’Amore universale. Il rosso diviene una scala, un ponte metafisico che unisce la miseria dell’uomo alla grandezza del Creatore. La penna di Dushi cosparge le pagine di sfumature incandescenti, disegnando personaggi che restano scolpiti nella memoria molto tempo dopo aver chiuso il libro. In un’era di letteratura usa-e-getta, leggere Andreas Dushi è un atto di ritrovata e salvifica lentezza intellettuale.

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Cultura

I segreti dei tetti di Venezia: a Casa dei Carraresi viaggio alla scoperta delle storiche “altane” con Elisabetta Pasqualin

Avete mai alzato lo sguardo passeggiando per le calli di Venezia, notando quelle magiche terrazze di legno sospese sui tetti dei palazzi storici? Si chiamano “altane” e custodiscono da quasi ottocento anni i segreti più intimi della Serenissima! Per scoprire tutto su questi affascinanti capolavori architettonici, giovedì 15 ottobre 2026 alle ore 18:00 non potete perdervi l’imperdibile conferenza organizzata a Casa dei Carraresi a Treviso, nell’ambito della rassegna “I Giovedì della cultura”. A guidare il pubblico in questo viaggio sospeso tra cielo e laguna sarà un’esperta d’eccezione: la veneziana Elisabetta Pasqualin, stimata Direttrice del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso. Durante l’incontro scopriremo come le altane si siano evolute nei secoli: da antiche torrette di avvistamento militare a lussuosi “belvedere” privati dove le nobildonne veneziane si ritiravano per schiarirsi i capelli al sole! Leggete il nostro articolo per scoprire tutti i dettagli della serata, che si concluderà in bellezza con uno speciale menù a tema veneziano proposto dal Bistrot ai Brittoni. Siete pronti a esplorare il lato più romantico e misterioso della città lagunare e a scoprire angoli lontani dal turismo di massa? Ecco il libro segreto che fa per voi! 👇

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Locandina Evento Casa dei Carraresi

Treviso – Chiunque abbia avuto la fortuna di passeggiare per le calli veneziane, perdendosi con lo sguardo verso l’alto tra i camini bizzarri e le facciate dei palazzi storici, non ha potuto fare a meno di notare quelle curiose e affascinanti terrazze di legno sospese tra l’acqua e il cielo. Sono le celebri “altane”, elementi architettonici apparentemente minori che in realtà custodiscono l’anima più autentica, intima e segreta della Serenissima. Per svelare i misteri di queste singolari piattaforme panoramiche, la storica rassegna trevigiana “I Giovedì della cultura” ha organizzato un appuntamento imperdibile. Giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 18:00, la splendida cornice di Casa dei Carraresi a Treviso ospiterà l’attesa conferenza intitolata “Le altane di Venezia. Storia di un elemento minore dell’architettura veneziana”. A condurre il pubblico in questo affascinante viaggio sospeso sui tetti lagunari sarà una relatrice d’eccezione, un’autorità assoluta nel campo della storia dell’arte veneta: la dottoressa Elisabetta Pasqualin, attuale e stimatissima Direttrice del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso. Un evento che promette di unire il rigore accademico al fascino della divulgazione, rinsaldando il profondo ponte culturale e storico che da sempre lega la città della Marca alla Repubblica di Venezia.

[SCOPRI IL LATO NASCOSTO DELLA SERENISSIMA]
Venezia non è solo Piazza San Marco e Ponte di Rialto! Vuoi scoprire i lati più oscuri, romantici e sconosciuti della città lagunare, tra leggende e luoghi inesplorati? CLICCA QUI per acquistare in super offerta su Amazon il Libro guida sui Misteri e i Segreti di Venezia: la lettura perfetta per organizzare il tuo prossimo weekend fuori porta!

Dalle vedette militari alle nobildonne: cos’è un’altana?

Ma cosa sono, esattamente, le altane, e perché esercitano ancora oggi un richiamo magnetico su migliaia di turisti e fotografi provenienti da tutto il mondo?
Come spiegherà dettagliatamente la relatrice durante l’incontro, il termine “altana” deriva dal latino altus (“alto”). Dal punto di vista prettamente ingegneristico e architettonico, si tratta di una piattaforma o di una loggetta realizzata quasi interamente in legno (per non gravare eccessivamente con il peso sulle delicate fondamenta acquatiche dei palazzi veneziani), sorretta da robusti pilastri e alla quale si accede solitamente tramite un angusto abbaino sul tetto. A differenza dei classici balconi o delle terrazze tradizionali, l’altana non sporge mai rispetto al corpo principale dell’edificio, ma si eleva al di sopra di esso, dominando il panorama cittadino. Le sue radici storiche sono antichissime e affascinanti. Le altane, infatti, trovano la loro origine nel profondissimo legame commerciale e culturale che intercorreva tra Venezia e il lontano mondo Orientale. I primissimi documenti scritti che ne attestano la presenza nella laguna risalgono addirittura al lontano 1224. Inizialmente, soprattutto in campo militare, queste strutture innalzate fungevano da veri e propri osservatori, rialzi a mo’ di torretta (i cosiddetti “belvedere”) che ospitavano le sentinelle incaricate di scrutare l’orizzonte marino in cerca di navi nemiche o mercantili. Con il passare dei secoli, persa la funzione bellica, le altane divennero il rifugio privato delle nobildonne veneziane, che vi si recavano per prendere aria, per stendere i panni o per la celebre pratica di “biondeggiare” i capelli al sole utilizzando tinture naturali.

Elisabetta Pasqualin: un’eccellenza al servizio dell’Arte

Ad accompagnare il pubblico in questa affascinante esplorazione urbana sarà una delle figure manageriali più brillanti del Ministero della Cultura in Veneto.
Veneziana di nascita e di formazione (laureata in Lettere Moderne a Ca’ Foscari con indirizzo in storia dell’arte moderna e perfezionatasi con un Master in Didattica museale a Roma Tre), Elisabetta Pasqualin vanta un curriculum istituzionale di primissimo livello. Dopo aver mosso i primi passi nei servizi didattici della Soprintendenza veneziana, la sua carriera l’ha portata nel 2016 a entrare nella Direzione regionale Musei Veneto. Ma è dal 2022 che ricopre il delicatissimo ruolo di Direttore del Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, custode della più ampia e importante raccolta di grafica pubblicitaria in Italia, un tesoro inestimabile che sfiora le 50.000 opere databili tra la metà dell’Ottocento e il primo decennio del XXI secolo. Sotto la sua formidabile direzione, il museo ha già ospitato oltre quindici mostre di successo. L’impegno della Pasqualin non si ferma però alla sola conservazione artistica, ma si estende al fondamentale tema dell’inclusività e dell’accessibilità: tra il 2024 e il 2025 ha infatti partecipato in prima linea al progetto “MyMuseum 2.0”, curando la creazione di una guida digitale per ciechi e ipovedenti dedicata alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia. La conferenza del 15 ottobre rappresenterà il 217esimo appuntamento della rassegna “I Giovedì della cultura”, un vero e proprio record di longevità culturale sostenuto attivamente da Banca delle Terre Venete. Per l’occasione, a conferma di un connubio perfetto tra arte e tradizioni culinarie, il Bistrot ai Brittoni proporrà agli avventori uno speciale menù interamente a tema veneziano.

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