Rimani in contatto con noi
#

Cultura

Goffredo Palmerini e la memoria che non svanisce: Recensione a “Personaggi e Persone”

“La memoria è il solo paradiso dal quale non possiamo essere cacciati.”
John Milton

In un’epoca in cui la velocità consuma nomi, storie e presenze con la stessa rapidità con cui vengono generate, l’ultimo lavoro di Goffredo Palmerini si impone come un gesto controcorrente, quasi un atto di resistenza culturale. Personaggi e persone – 99 profili, un patrimonio di memoria non è soltanto un libro: è un archivio umano, una raccolta di esistenze che diventano racconto, testimonianza, traccia viva di un tempo che rischierebbe altrimenti di dissolversi.

Pubblicato

a

Carlo Di Stanislao

Redazione-  In un’epoca in cui la velocità consuma nomi, storie e presenze con la stessa rapidità con cui vengono generate, l’ultimo lavoro di Goffredo Palmerini si impone come un gesto controcorrente, quasi un atto di resistenza culturale. Personaggi e persone – 99 profili, un patrimonio di memoria non è soltanto un libro: è un archivio umano, una raccolta di esistenze che diventano racconto, testimonianza, traccia viva di un tempo che rischierebbe altrimenti di dissolversi.

Il numero 99, scelto dall’autore, non ha nulla di casuale. È un numero “aperto”, incompiuto, che suggerisce la natura stessa della memoria: mai definitiva, mai chiusa, sempre pronta ad accogliere nuove presenze o a lasciare spazio al ritorno di quelle già incontrate. In questo senso il libro non si presenta come un’opera conclusa, ma come un organismo vivo, in continua espansione ideale.

Proprio il 99 assume anche un valore profondamente identitario legato a L’Aquila, città che porta nel suo immaginario storico e simbolico questo numero come cifra distintiva. La tradizione delle “99” torna infatti in molte espressioni del patrimonio aquilano, dalla celebre Fontana delle 99 Cannelle, fino al richiamo antico dei 99 castelli che, secondo la leggenda, avrebbero partecipato alla fondazione della città. È un simbolo che attraversa i secoli e che identifica la comunità come insieme di molteplici identità unite in un’unica storia. In questo senso, i 99 profili del libro dialogano idealmente con la stessa struttura simbolica della città: una pluralità che diventa unità, una somma di voci che costruisce un’identità collettiva.

Il cuore pulsante del libro resta L’Aquila, città simbolo che non è solo sfondo geografico ma vera e propria matrice identitaria e affettiva. Dopo le ferite del terremoto e le fatiche della ricostruzione, il richiamo alla memoria assume qui un valore ancora più forte: ricordare diventa un modo per ricostruire, non solo edifici ma legami, storie, continuità. Tuttavia, l’opera non rimane mai confinata in un orizzonte locale: i profili si allargano, si intrecciano con l’Italia intera e spesso oltrepassano i confini nazionali, restituendo una rete di relazioni umane e culturali più ampia.

La scrittura di Palmerini si distingue per una qualità rara: la capacità di unire partecipazione e misura. Non c’è mai compiacimento, né enfasi ridondante, ma una tensione costante verso l’essenziale. Ogni profilo sembra costruito come un incontro diretto, quasi una conversazione trattenuta sulla soglia del ricordo. L’autore non si pone mai come semplice osservatore esterno: entra nelle storie con discrezione, lasciando che siano le persone stesse a parlare attraverso i frammenti della loro vita.

Ciò che rende il libro particolarmente significativo è la sua struttura corale. I 99 profili non sono isolati, ma dialogano tra loro, creando una sorta di rete invisibile di rimandi, affinità, contrasti e continuità. La lettura procede così su più livelli: da un lato l’interesse per la singola figura, dall’altro la percezione progressiva di un disegno più ampio, quasi una geografia della memoria collettiva.

In questo senso, l’opera assume anche un valore civile. Non si limita a celebrare, ma restituisce dignità alla memoria come funzione sociale. In un tempo in cui l’oblio è spesso accelerato dalla sovrabbondanza di informazioni, ricordare diventa un atto di responsabilità. Palmerini sembra suggerire che ogni vita raccontata è un frammento di storia condivisa, e che perdere queste tracce significa impoverire la nostra comprensione del presente.

Particolarmente intensa è la capacità dell’autore di far emergere l’umanità nascosta dietro i ruoli pubblici. Le figure non vengono mai ridotte alla loro notorietà o al loro ruolo istituzionale: emergono invece nelle loro fragilità, nei loro slanci, nelle loro contraddizioni. È proprio questa dimensione a rendere il libro profondamente umano e accessibile, anche quando affronta personalità di grande rilievo. Il tono dell’opera alterna registri diversi: dal narrativo al riflessivo, dal memoriale al quasi giornalistico, senza mai perdere coerenza. In alcuni passaggi la scrittura si fa più lirica, soprattutto quando il ricordo si intreccia alla perdita o quando la distanza temporale trasforma la biografia in testimonianza. Tuttavia, anche nei momenti più emotivi, Palmerini mantiene una sobrietà che rafforza la credibilità del racconto.

Un altro elemento centrale è il rapporto tra memoria individuale e memoria collettiva. Il libro sembra suggerire che non esiste una separazione netta tra le due: ogni storia personale contribuisce a costruire un patrimonio condiviso, e ogni frammento di vita privata si riflette, in modo più o meno evidente, nella storia di una comunità. È un’idea forte, quasi etica, che attraversa l’intera opera.

La lettura di Personaggi e Persone diventa così anche un esercizio di attenzione. Richiede tempo, ascolto, disponibilità a entrare nelle storie senza fretta. Non è un libro da consumo rapido, ma un testo da attraversare con calma, lasciando che i profili si sedimentino nella memoria del lettore. Il valore dell’opera risiede anche nella sua funzione di ponte tra generazioni. Molti dei personaggi raccontati appartengono a epoche diverse, e il libro diventa così un luogo di incontro tra passato recente e presente, tra ciò che è stato e ciò che ancora influenza il nostro oggi. In questo senso, la memoria non è mai nostalgia, ma strumento di comprensione.

Goffredo Palmerini conferma, con questo lavoro, una vocazione ormai consolidata: quella di narratore della memoria civile e culturale, attento non solo ai grandi eventi ma soprattutto alle persone che li hanno attraversati. Il suo sguardo è insieme giornalistico e umano, capace di registrare i fatti senza perdere la sensibilità per le storie. Alla fine della lettura, ciò che resta non è soltanto la somma dei 99 profili, ma una sensazione più ampia: quella di aver attraversato un territorio umano ricco, complesso, stratificato. Un territorio in cui ogni vita ha lasciato una traccia e in cui ogni traccia contribuisce a costruire un senso. Personaggi e Persone – 99 profili, un patrimonio di memoria si presenta così come un’opera necessaria. Non perché imponga una verità, ma perché custodisce la pluralità delle voci. E in un mondo che tende spesso a semplificare, questa pluralità diventa un valore prezioso, quasi indispensabile.

Carlo Di Stanislao

***

 

Il nuovo libro di Goffredo Palmerini “PERSONAGGI e PERSONE – 99 profili, un patrimonio di memoria” (One Group Edizioni) sarà presentato a L’Aquila giovedì 25 giugno alle 17:30, presso l’Auditorium ANCE (Via Alcide De Gasperi, 60. All’evento di presentazione, dopo il saluto della Municipalità affidato al vicesindaco Raffaele Daniele, oltre all’autore interverranno Marina Marinucci, presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, Luca Bergamotto, direttore di LAQTV emittente di Abruzzo e Molise, Francesca Pompa, presidente One Group, e Andrea Fusco, vice Caporedattore Rai Sport e curatore della Prefazione.

 

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

Arte contemporanea nelle Marche, Andrea da Montefeltro espone “ARCANA” nel Castello dei Oliva

🚨 MIRACOLO D’ARTE NEL MONTEFELTRO: AL CASTELLO DEI CONTI OLIVA ARRIVA LA MOSTRA “ARCANA”! 🦅 Straordinario evento culturale nelle Marche. Dal 10 luglio al 30 settembre 2026, il suggestivo Castello di Piandimeleto ospita la grande mostra nazionale dello scultore Andrea da Montefeltro, Premio Internazionale della Pace nell’Arte. Diretto da Annalisa Di Maria e patrocinato dal Comitato Nazionale per l’800° Anniversario di San Francesco d’Assisi, il percorso unisce scultura contemporanea, fede e natura attraverso la lavorazione della pietra millenaria. Da segnare in agenda: mercoledì 23 luglio alle 17:00, la Sala del Trono ospiterà la conferenza speciale con spettacolo teatrale promossa dal Comune e dal Club per l’UNESCO di Firenze h24. Mostra a ingresso libero. Il faldone 👇#arcanamontefeltro | #andreadamontefeltro | #annalisadimaria | #piandimeleto | #castellocontioliva | #sanfrancesco800 | #marchecultura | #unescofirenze | #pagineutili

Pubblicato

a

La scheggia nelle carni

L’esposizione di Andrea da Montefeltro a Piandimeleto patrocinata dal Comitato Francescano

Piandimeleto – Un imponente, accurato e quanto mai felice percorso di sperimentazione acustica e valorizzazione delle arti plastiche contemporanee nel distretto del Montefeltro, incentrato sulle riforme dei palinsesti delle esposizioni monumentali e sulla necessità impellente di connettere i manieri rinascimentali ai circuiti del turismo spirituale e dei cammini francescani per incrementare la coesione civile dei corpi sociali della penisola, si apre nelle Marche settentrionali. Le storiche e suggestive sale del Castello dei Conti Oliva, plesso architettonico d’élite situato nel territorio comunale di Piandimeleto in provincia di Pesaro e Urbino, fanno da proscenio ufficiale allo svolgimento della mostra nazionale battezzata ARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzonte. L’evento espositivo, programmato da venerdì dieci luglio a mercoledì trenta settembre sotto la guida della direttrice artistica Annalisa Di Maria, ospita i faldoni lapidei dello scultore Andrea da Montefeltro, già insignito del Premio Internazionale della Pace nell’Arte, per deliziare i visitatori dello Stato.

La pianificazione della mostra si inserisce tra i progetti approvati dal Ministero della Cultura per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, proiettando le immagini delle opere in tempo reale sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

La conferenza nella Sala del Trono del 23 luglio col supporto del Club per l’Unesco di Firenze

I faldoni della saggistica critica evidenziano come la protagonista assoluta del percorso espositivo sia la pietra del Montefeltro, una materia millenaria modellata inline dalle mani dell’artista per liberare forme ancestrali capaci di dialogare con le geometrie del palazzo ducale. Un appuntamento di assoluto rilievo scientifico risulterà ospitato nella giornata di mercoledì ventitré luglio, a partire dalle ore diciassette, all’interno della sontuosa Sala del Trono del maniero marchigiano. Il Comune di Piandimeleto ha confermato l’organizzazione del forum intitolato San Francesco nel Montefeltro e Massa Trabaria, una bacheca culturale articolata che integrerà una conferenza storica, uno spettacolo teatrale a tema ed una visita guidata notturna a ridosso delle sculture, sbloccando i moduli di partecipazione con il sostegno paritetico offerto dai delegati del Club per l’Unesco di Firenze, a tutela dei consumatori.

Le opere dell’organigramma artistico risulteranno accessibili al pubblico tutti i giorni con orari divisi tra la mattina ed il pomeriggio, consentendo ai nuclei familiari di prenotare percorsi assistiti direttamente con l’autore della provincia.

Il cammino di San Francesco ad Urbino ed lo sviluppo economico delle ditte ricettive

La promozione di questo festival della scultura costituisce un pilastro strategico fondamentale per incrementare la competitività ricettiva e l’attrattività economica delle vallate pesaresi, rievocando la storica donazione del Monte della Verna compiuta nel milleduecentotredici dal Conte Orlando Cattani a beneficio dei frati francescani. La cooperazione paritetica tra i comandi comunali, le soprintendenze archeologiche ed i corpi intermedi del turismo sostenibile permette di offrire risposte veloci ed efficaci alle riforme dei percorsi escursionistici montani, garantendo la totale sicurezza contrattuale delle ditte alberghiere della nazione. L’autorevolezza dello Stato nella valorizzazione dei beni immateriali mitiga lo spopolamento dei piccoli borghi dell’appennino, dimostrando come la rapidità dei flussi creativi ed i controlli di salvaguardia generino un elevato indice di vivibilità rurale.

I viandanti ed i pellegrini che frequentano le tappe del cammino spirituale troveranno inline soluzioni rapide per il ristoro e l’accoglienza, in piena conformità con le usanze di convivenza civile stabilite dalle leggi costituzionali della repubblica italiana.

I registri regionali delle gallerie d’arte ed i collegamenti con i canali del Consiglio

La divulgazione di queste importanti iniziative di saggistica e scultura contemporanea rappresenta un elemento di rilievo per elevare il prestigio delle Marche nel contesto del mercato internazionale delle vacanze d’arte, assicurando la trasparenza degli atti e la legalità delle procedure finanziarie dello Stato. Per verificare i calendari ufficiali dei successivi concerti, consultare i registri storici dei Conti Oliva o esaminare le brochure informative della provincia, i cittadini e tutti i professionisti del settore forense o scolastico possono collegarsi direttamente alla piattaforma informatica del Consiglio Regionale delle Marche per prendere visione dei documenti e delle comunicazioni istituzionali.

Continua a Leggere

Cultura

Manuela Di Dalmazi presenta “Oltre Noi”: l’attesa per la nuova opera poetica a Pescara

🖋️ La poetessa Manuela Di Dalmazi presenta a Pescara la sua nuova opera “Oltre Noi”, un viaggio intenso nella scrittura contemporanea tra musica e performance. Non perdere l’evento alla Fondazione La Rocca. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#ManuelaDiDalmazi #Pescara #Poesia #LetteraturaContemporanea

Pubblicato

a

Manuela Di Dalmazi

Pescara – Il fermento culturale abruzzese si concentra, in vista del prossimo 20 luglio 2026, sulla figura di Manuela Di Dalmazi, una delle voci più autorevoli e profonde della letteratura contemporanea. La poetessa, che ha già collezionato numerosi riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale, si prepara a svelare al pubblico la sua ultima fatica letteraria, intitolata Oltre Noi. L’evento, che si terrà a partire dalle ore 17:30, troverà spazio nella prestigiosa cornice della Fondazione La Rocca, situata nel cuore pulsante di Pescara, un luogo che da sempre funge da snodo per il dibattito artistico e intellettuale della regione.

La presentazione rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di ricerca della Di Dalmazi, autrice già nota per la sua capacità di scavare nelle pieghe del quotidiano con uno stile essenziale e privo di superflue stratificazioni. La sua scrittura si caratterizza per una spiccata propensione alla trasfigurazione poetica degli eventi minimi, trasmettendo una dimensione umana che risuona con forza nel panorama della poesia odierna. Non è casuale che l’autrice sia stata recentemente candidata al prestigioso Global Audio & Film Poetry Award 2026 per la sua precedente opera, Le madri che aspettano: un traguardo che ha proiettato il nome della scrittrice ben oltre i confini del territorio regionale, attestandone il valore artistico su scala globale.

Un parterre di ospiti per una riflessione letteraria

L’appuntamento alla Fondazione La Rocca si preannuncia come un momento di alto profilo, capace di unire l’analisi critica alla performance scenica. Al tavolo dei relatori si alterneranno figure che hanno seguito da vicino l’evoluzione stilistica della poetessa: Beniamino Cardines e Maria Gabriella Ciaffarini porteranno il proprio contributo analizzando i temi portanti di Oltre Noi. A impreziosire il dibattito interverranno anche Nicolina Galassi, Annalisa Potenza, Francesco Di Rocco e Mara Motta, figure che integreranno il racconto con prospettive interdisciplinari.

L’organizzazione ha previsto inoltre il coinvolgimento di diversi rappresentanti istituzionali e operatori culturali attivi in città, a sottolineare il legame simbiotico tra il tessuto urbano pescarese e la produzione letteraria di qualità. Pescara, con il suo storico legame con figure del calibro di Gabriele D’Annunzio e Ennio Flaiano, conferma dunque la propria vocazione per la parola scritta, offrendo agli autori del presente spazi di visibilità capaci di superare le logiche del mercato di massa per concentrarsi sulla sostanza del pensiero e della ricerca estetica.

Performance e musica tra le pagine di poesia

La serata non si limiterà alla classica esposizione critica, ma si trasformerà in una vera e propria esperienza immersiva per il pubblico. L’Orchestra Poetica Italiana (OPI) garantirà un accompagnamento sonoro di respiro, fondendo insieme ritmo, melodia e verso. La dimensione performativa sarà ulteriormente arricchita dall’esibizione di Simona Novacco, artista capace di fondere il corpo e la parola, e dall’intervento del tenore Andrea Di Berardino, che con la propria vocalità cercherà di dare corpo alle atmosfere evocate dalle liriche dell’antologia.

Le letture dei testi contenuti in Oltre Noi saranno affidate a interpreti di comprovata sensibilità: Rosamaria Binni, Mara Motta e Sandra De Felice presteranno la loro voce per portare al pubblico l’intensità dei versi di Manuela Di Dalmazi. L’ingresso alla Fondazione La Rocca è atteso da un folto pubblico di lettori e amanti della letteratura, desiderosi di confrontarsi con una silloge che promette di analizzare i confini dell’identità collettiva e le dinamiche relazionali che definiscono il nostro tempo. La capacità della Di Dalmazi di intercettare le inquietudini contemporanee, mantenendo sempre saldo il legame con la propria terra d’Abruzzo, resta il segno distintivo di una carriera in costante ascesa, che continua a raccogliere consensi e attenzione sia in Italia che all’estero.

L’evento del 20 luglio si configura dunque come un appuntamento necessario per chi desidera entrare in contatto con una delle voci più autentiche del panorama lirico attuale, ponendo ancora una volta Pescara al centro della mappa culturale italiana.

Continua a Leggere

Cultura

L’annichilimento dell’anima. L’ultima estate dell’uomo

’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta.

Pubblicato

a

La passeggiata sulla scogliera a Pourville

Redazione-  C’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta. Sono lì, eppure altrove, lo sguardo non incontra più l’orizzonte, ma un display. Le dita scorrono veloci, mentre il tempo, silenziosamente, scivola via. L’estate, che per secoli è stata il tempo della scoperta, della libertà e della costruzione dell’identità, oggi rischia di trasformarsi nella stagione dell’assenza. È un fenomeno che non riguarda soltanto le nuove generazioni,ma l’uomo in generale . La filosofia chiamerebbe questa condizione annichilimento: non la morte del corpo, ma il lento dissolversi della coscienza. L’uomo continua a respirare, a parlare, a consumare esperienze, ma smette progressivamente di abitare sé stesso, è un esilio interiore. Martin Heidegger parlava dell’oblio dell’Essere, quel momento in cui l’uomo dimentica la domanda fondamentale della propria esistenza e si lascia trascinare dall’inautenticità. Oggi quella profezia sembra assumere una forma nuova: non è più il rumore della folla a distrarci, ma il brusio incessante degli algoritmi. L’uomo contemporaneo non è prigioniero della tecnologia,
è prigioniero della propria distrazione. Platone, nel mito della caverna, descrive uomini incatenati che scambiano le ombre per la realtà, B enticinque secoli dopo abbiamo costruito caverne luminose che portiamo nelle tasche. Le immagini scorrono senza fine e, lentamente, convincono milioni di persone che ciò che appare valga più di ciò che è.
Abbiamo trasformato il riflesso in sostanza, l’immagine in identità, il consenso in verità,
eppure il cuore dell’uomo continua ad avere la stessa sete di sempre. La Kabbalah insegna che l’universo nasce dalla tensione tra la Luce infinita e il vaso chiamato ad accoglierla, ma quel vaso può infrangersi quando non è preparato a custodire un’energia tanto grande. È una metafora potente della condizione umana: possediamo strumenti sempre più sofisticati, ma spesso una fragilità interiore che fatica a sostenerli. Il problema non è la Luce, ma è il vaso.
L’intelligenza artificiale è una delle più grandi espressioni dell’ingegno umano, può accelerare la conoscenza, aiutare la medicina, migliorare il lavoro, aprire orizzonti impensabili, ma nessuna intelligenza artificiale potrà sostituire l’intelligenza spirituale, quella che insegna a distinguere l’utile dall’essenziale, il rumore dalla verità, l’informazione dalla sapienza, per questo sarebbe un errore attribuire alle macchine la responsabilità della nostra crisi.
Le macchine amplificano,
sono gli uomini a scegliere la direzione. Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale diventi più intelligente dell’uomo è che l’uomo rinunci alla propria intelligenza contemplativa,che perda la capacità di fermarsi davanti al mare senza fotografarlo, di ascoltare il vento senza indossare auricolari, di amare senza dover dimostrare e soffrire senza cercare immediatamente una distrazioni e restare solo senza sentirsi vuoto. Forse Nietzsche aveva intuito il destino dell’Occidente quando annunciava l’avvento del nichilismo: il momento in cui i valori perdono consistenza e tutto sembra equivalersi, ma il nichilismo di oggi è ancora più sottile. Non urla. Non distrugge. Seduce. Intrattiene. Riempie ogni istante, lasciando però l’anima affamata.
L’annichilimento contemporaneo non ha il volto della disperazione, ha quello dell’intrattenimento permanente, è un sorriso che nasconde il silenzio. Una connessione continua che produce isolamento.
Una libertà apparente che finisce per generare dipendenza. Così il mare diventa scenografia,
il tramonto contenuto,
l’amicizia una notifica,
l’amore un algoritmo e l’uomo, lentamente, smette di riconoscersi. La nostra epoca ha bisogno di una nuova educazione dello sguardo.
Non basta insegnare ai giovani a usare la tecnologia,
occorre insegnare loro quando spegnerla, perché esistono lezioni che nessun software potrà mai impartire.
Quelle della sabbia che scotta sotto i piedi, di un libro letto all’ombra di un albero,una conversazione che cambia la vita,un silenzio condiviso,
una lacrima che nessuna emoticon potrà mai tradurre.
Forse la più grande rivoluzione del XXI secolo non sarà costruire macchine capaci di imitare l’uomo, ma ritrovare uomini capaci di non imitare le macchine; perché una civiltà non tramonta quando inventa strumenti potenti.
Tramonta quando dimentica che il suo bene più prezioso non è l’intelligenza che produce, ma la coscienza che custodisce
e finché un ragazzo saprà ancora alzare gli occhi dal proprio schermo per contemplare il mare, ascoltare il silenzio e interrogare l’infinito, nessuna tecnologia avrà vinto davvero, perché il futuro dell’umanità non dipenderà dalla potenza dei suoi algoritmi,
ma dalla profondità della sua anima.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza