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Attualità

Trent’anni di Confimpreseitalia: a settembre l’assemblea nazionale a Fiuggi

Confimpreseitalia celebra 30 anni a Fiuggi: dal 25 al 27 settembre tre giorni di talk, premi e il lancio del Manifesto per il futuro delle Pmi. 🏛️ 📊

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Confimpreseitalia

Fiuggi (Frosinone) – C’è un’Italia silenziosa, laboriosa e straordinariamente coraggiosa che ogni santa mattina, molto prima dell’alba, alza le saracinesche delle proprie attività e fa letteralmente girare l’immenso motore economico dell’intera Nazione. È l’Italia inossidabile delle piccole e medie imprese, degli instancabili commercianti, dei maestri artigiani e dei professionisti che, sfidando quotidianamente le crisi globali, l’incubo della recente pandemia e un peso fiscale spesso insostenibile e asfissiante, continuano ostinatamente a investire nel futuro delle proprie famiglie e dei propri dipendenti. A rappresentare con orgoglio, dignità e tenacia questo inestimabile tessuto produttivo tricolore c’è Confimpreseitalia, che proprio in questi giorni si prepara a tagliare un traguardo storico e denso di grandissimo significato istituzionale. Il 25, 26 e 27 settembre 2026, la Confederazione celebrerà infatti i suoi primi gloriosi 30 anni di vita con una maestosa kermesse nazionale. E per un appuntamento così solenne e carico di emozioni umane, non si poteva che scegliere un ritorno profondamente romantico alle origini: il mega-evento si terrà nello splendido e storico Teatro Comunale di Fiuggi, esattamente lo stesso luogo magico dove, nel lontano 1996, venne celebrato con enorme entusiasmo il primo congresso nazionale fondativo.

Un romantico ritorno alle origini per guardare al futuro: il Teatro Comunale si veste a festa

Questi tre giorni di lavori serrati non saranno affatto una semplice, passiva e noiosa passerella celebrativa per gli addetti ai lavori, ma si trasformeranno in un vero e proprio laboratorio di idee a cielo aperto. Il ricchissimo programma allestito per la storica occasione è a dir poco denso, vivace e ambizioso: si alterneranno ininterrottamente talk show d’approfondimento politico, incontri B2B tra gli imprenditori per stimolare concretamente nuove reti commerciali, dibattiti accesi sulle sfide del presente, focus tematici di altissimo livello accademico e presentazioni aziendali. Sarà un momento vitale, quasi terapeutico, in cui chi fa impresa tutti i giorni “sporcandosi realmente le mani” sul campo di battaglia del libero mercato, potrà finalmente confrontarsi faccia a faccia, senza filtri, con chi, nei comodi palazzi della politica romana, ha il difficile compito di varare le riforme strutturali per salvare il Paese dal declino. In un’epoca drammaticamente dominata dalle distanze digitali, dallo smart working e dai meeting asettici sulle piattaforme online, ritrovarsi fisicamente e calorosamente nello stesso identico teatro di trent’anni fa rappresenta un segnale politico e umano di incalcolabile coesione sociale.

Il commosso omaggio a F.M. Emanuele Emmanuele e il prestigioso sigillo filatelico del trentennale

All’interno di questo inarrestabile vortice di incontri cruciali sull’economia, sui mercati e sul futuro del Paese, ci sarà uno spazio vitale e doveroso dedicato anche al cuore e alla conservazione della memoria. La tre giorni di Fiuggi sarà infatti dolcemente impreziosita da due momenti definiti volutamente “particolari” dall’organizzazione, ma carichi di enorme e profonda valenza simbolica. Il primo sarà la presentazione ufficiale, attesissima dai collezionisti, del prestigioso Francobollo Celebrativo del trentennale di Confimpreseitalia, un sigillo storico perenne che fisserà per sempre nella memoria istituzionale del Paese il durissimo lavoro svolto dalla Confederazione in queste tre decadi. Il secondo momento, decisamente più intimo, delicato e commovente per tutti i presenti, sarà la consegna dei prestigiosi premi “Orizzonti condivisi”. Quest’anno, in un’atmosfera che si preannuncia densa di sincera gratitudine, gli speciali riconoscimenti saranno profondamente e doverosamente dedicati alla memoria dello scomparso Presidente d’Onore, F.M. Emanuele Emmanuele. I premi verranno fisicamente assegnati a personalità di altissimo spicco del mondo della politica, della cultura, dello spettacolo, dell’impresa attiva e della società civile, per celebrare chi, con le proprie azioni quotidiane, ha saputo costruire ponti solidi e visioni umane condivise in un’Italia troppo spesso, purtroppo, ferocemente divisa dalle inutili polemiche di fazione.

Il Lavoro, il Sociale e l’Economia etica: le quattro grandi sfide per risollevare le sorti dell’Italia

Il cuore pulsante e accademico dell’intero evento frusinate sarà scandito con precisione da quattro grandi temi portanti, che rappresentano di fatto l’unica vera mappa di navigazione sicura per far uscire la nostra fragile economia dalle attuali secche. Il primo pilastro assoluto sarà “Confimpreseitalia per il Lavoro”: un tavolo infuocato in cui si discuterà animatamente dei nuovi contratti nazionali, di bilateralità contrattuale e della delicatissima, spinosa questione della rappresentanza e della rappresentatività sindacale, con il duplice e difficilissimo obiettivo di garantire diritti granitici e inalienabili ai lavoratori senza però asfissiare ulteriormente di burocrazia le aziende. Il secondo pilastro, umanamente cruciale in questo momento storico, sarà “Confimpreseitalia per il Sociale”, con focus vitali e preoccupati su un sistema sanitario nazionale drammaticamente al collasso (il concetto di One Health), sull’urgente welfare aziendale e sul fondamentale, insostituibile ruolo di ammortizzatore svolto dal Terzo Settore per non lasciare mai indietro i cittadini più deboli e indifesi. Il terzo asse affronterà di petto “L’Economia Etica”: ospiti illustri e luminari dibatteranno su come sia possibile coniugare l’accesso ai prestiti bancari e al credito (sempre più raro e difficile per i piccoli artigiani) con l’obbligatoria sostenibilità ambientale e con l’avvento, tanto travolgente quanto spaventoso per la stabilità occupazionale, dell’Intelligenza Artificiale. Infine, si parlerà in modo strategico di “Internazionalizzazione”: alla prestigiosa presenza di rappresentanti delle fitte Delegazioni estere e di Diplomatici di varie nazioni partner, si traccerà la rotta commerciale sicura per portare sempre più in alto e sempre più lontano l’eccellenza inimitabile del vero Made in Italy nel mondo globalizzato.

L’immenso orgoglio del Presidente D’Amico: “Da trent’anni siamo i veri protagonisti della crescita del Paese”

Come è facilmente intuibile, l’attesa febbrile per il colossale evento è già altissima in tutto il variegato comparto produttivo nazionale. A confermarlo apertamente, rompendo il silenzio della vigilia, è la voce ferma e carica di comprensibile orgoglio del Presidente in carica di Confimpreseitalia, Guido D’Amico, che in queste ore concitate sta guidando con mano sicura e polso fermo la complessa macchina organizzativa di questa celebrazione storica. “Sono già pervenute numerose e prestigiose conferme di partecipazione alla nostra imminente tre giorni”, ha dichiarato con soddisfazione il Presidente ai taccuini dei cronisti. “Avremo il grande onore istituzionale di ospitare autorevoli e influenti esponenti dell’attuale Governo, i massimi rappresentanti delle Istituzioni democratiche e i più importanti e ascoltati attori del mondo dell’economia reale, del lavoro e del complesso tessuto sociale. È per tutti noi un vanto assoluto, dopo trent’anni di durissime battaglie sindacali e di indicibili sacrifici sul territorio, essere considerati interlocutori privilegiati, seri e veri protagonisti della lenta ma costante crescita del nostro amato Paese”.

Il coraggioso “Manifesto di Fiuggi”: un patto civile tra generazioni per non subire passivamente il domani

L’affollata tre giorni ciociara, però, non si chiuderà banalmente con un semplice saluto formale di circostanza, una stretta di mano e un brindisi benaugurante, ma lascerà volutamente sul tavolo un’eredità politica, programmatica e culturale pesantissima per il prossimo futuro del Paese. A conclusione dei serrati e proficui lavori congressuali, infatti, verrà solennemente presentato e sottoscritto il “Manifesto di Fiuggi”. Attenzione: non sarà un freddo, inutile e burocratico elenco di consuete lamentele sindacali da inviare a Palazzo Chigi, ma un documento ampissimo, estremamente coraggioso e pienamente condiviso dalla base, nato per delineare con fermezza le regole economiche del domani. Come ha tenuto a precisare con forza l’organizzazione stessa, si tratta di un vero e proprio piano d’azione sociale “per un futuro che non intendiamo in alcun modo aspettare inermi, rassegnati e passivi chiusi nelle nostre aziende, ma che vogliamo e dobbiamo assolutamente preparare da protagonisti assoluti, stringendo un patto leale con tutti coloro che, assieme a noi, sono disponibili a discutere, a confrontarsi e ad interagire attivamente per migliorare concretamente l’Italia”. Da Fiuggi partirà dunque un messaggio fortissimo, vibrante e chiarissimo, destinato ad arrivare forte e chiaro in tutte le piazze della Nazione: l’Italia onesta che produce, che si sveglia all’alba e che paga le tasse non si arrende mai alle difficoltà del momento, e oggi, forte dei suoi primi trent’anni di storia gloriosa, è molto più unita, compatta e determinata che mai a scrivere le prossime e vincenti pagine del proprio luminoso destino.

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Esteri

Cosa hanno in testa le leadership europee ?

È chiaro a tutti ormai che mentre gli Usa con Trump si sono sfilati dal conflitto ucraino le leadership europee, guidate dal governo inglese che non fa parte nemmeno della UE, non fa niente per aprire un negoziato con la Russia per fare finire la guerra. Peraltro i russi conquistano sempre nuovi territori e il governo di Kiev è in preda a una crisi di consensi accompagnata da crescenti tensioni interne al cerchio magico di Zelensky.

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Leadership europee

Redazione-  È chiaro a tutti ormai che mentre gli Usa con Trump si sono sfilati dal conflitto ucraino le leadership europee, guidate dal governo inglese che non fa parte nemmeno della UE, non fa niente per aprire un negoziato con la Russia per fare finire la guerra. Peraltro i russi conquistano sempre nuovi territori e il governo di Kiev è in preda a una crisi di consensi accompagnata da crescenti tensioni interne al cerchio magico di Zelensky.
Pur sapendo che una guerra aperta con la Russia senza gli alleati americani non avrebbe nessuna possibilità di essere vinta assistiamo ogni giorno a una fobia anti-russia delle leadership europee. Di fronte al tracollo di Merz e al successo di Adf, di fronte all’inflazione galoppante e alla crisi industriale per i costi dell’energia, invece di intraprendere la strada diplomatica per chiudere il conflitto in Ucraina, invece accentuano le provocazioni e le minacce di guerra alla Russia. Assistendo ogni giorno a questa escalation di follia mi chiedo con insistenza: ma cosa hanno in testa queste leadership europee ?
Ci ho pensato e ho dato la seguente risposta.
Io non credo che la linea di scontro con la Russia a tutti i costi che stanno portando avanti le leadership europee sia dovuta alla loro insipienza o alla idea di mantenere così la loro sopravvivenza come leadership in Europa, sooravvivenza in difficoltà per tante ragioni.
Credo che si capisca da tutto che questa è proprio la linea che le porta al suicidio, bene che vada a perdere la loro leadership in Europa, non a mantenerla. Sanno anche loro che quello che è successo in Sassonia, col crollo del partito di Merz e il successo stratosferico di Adf, è solo l’antipasto di quello che succederà in tutta la Germania e nel resto d’Europa se continuano con la linea di guerra alla Russia.
Io do la seguente risposta.
Il Deep State americano (che è il gruppo occulto dei poteri forti americani che governano gli Usa al di là dei presidenti eletti) si è impadronito del tutto, col sistema di intelligence (infiltrazione, corruzione, ricatti, minaccie, assassini riusciti e tentati, ecc.), di una parte importante delle leadership europee, di quella tedesca, di quella francese, di quella inglese e di gran parte di quella italiana, per non parlare delle leadership della Polonia e dei paesi baltici e fa fare a queste tutto ciò che vuole. Ha fatto così da decenni con l’Ucraina. Estendete ciò che ha fatto con l’Ucraina ai paesi europei. Tanto dell’Europa, dei popoli europei e anche della sopravvivenza delle leadership europee non gli interessa nulla (vi ricordate il “Fuck Europe!” della Nuland?). I burattinai americani potrebbero giungere persino a far fare alle leadeship europee una guerra diretta alla Russia, che – come hanno detto Caracciolo e ultimamente anche Lavrov – durerebbe molto poco. Quindi bisogna stare molto attenti, la situazione è veramente pericolosa, perché chi dirige le leadership europee è a Washington, non a Bruxelles, e Washington pensa di starne fuori e di salvarsi da una guerra in Europa con la Russia, anzi pensa cosi di rafforzarsi nel dominio del mondo.
L’unica speranza che l’Europa non finisca in macerie è che i popoli europei, che sono contrari, alla guerra, si facciano sentire al più presto, se non nelle piazze almeno nelle urne alle prossime elezioni, come è avvenuto in Germania.

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Politica

Mazzocchi elogia le Forze dell’Ordine contro gli estremisti: “Fermiamo l’apologia della violenza”

La repressione statale contro le reti eversive di estrema destra incassa un importantissimo e atteso plauso politico. L’Onorevole Mazzocchi, Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, è intervenuto pubblicamente per elogiare il brillante e tempestivo lavoro delle Forze dell’Ordine, che nelle scorse ore hanno condotto all’arresto decine di giovani estremisti radicali e al sequestro di un ingente numero di armi e di simboli inneggianti al nazismo e al fascismo. Tuttavia, superato il plauso investigativo, il leader politico ha lanciato un forte e accorato allarme sociale: “Siamo inquietati dalla propaganda di odio di certe nuove forze politiche che insinuano nei giovani l’idea pericolosa di usare la violenza e la forza bruta per governare la società. Questa apologia dello scontro sociale è un veleno per i più vulnerabili”. Da qui l’appello finale per difendere la tenuta democratica del Paese: serve un’immediata risposta civile e scolastica che rimetta al centro i veri e sani valori del dialogo, dell’educazione alla responsabilità civile e del rispetto assoluto per la legalità costituzionale. Leggi le dichiarazioni integrali del Presidente Mazzocchi👇

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Forze dell'ordine

Roma – L’ombra lunga e mai definitivamente dissipata dell’eversione neofascista e del richiamo ai totalitarismi del secolo scorso torna periodicamente a stagliarsi in maniera preoccupante sulle cronache giudiziarie del nostro Paese. Di fronte all’inquietante riemergere di rigurgiti antidemocratici e di derive violente che puntano a minare le fondamenta della convivenza civile, la reazione ferma e compatta del mondo della politica e delle istituzioni si rivela un argine assolutamente fondamentale per la tutela della Repubblica. In questo complesso quadro di allarme per la sicurezza pubblica, si inserisce con forza e tempismo la netta e perentoria presa di posizione dell’Onorevole Mazzocchi, attuale Presidente e voce autorevole del Movimento politico dei Cristiano Riformisti. Il leader politico ha voluto intervenire pubblicamente nelle scorse ore non soltanto per ringraziare apertamente gli apparati dello Stato per l’eccellente lavoro investigativo svolto sul territorio nazionale, ma anche, e soprattutto, per lanciare un profondo e accorato grido d’allarme rivolto alla società civile riguardo alla pericolosa deriva ideologica e morale che sta investendo in maniera sempre più marcata le giovani generazioni, sempre più esposte e vulnerabili ai subdoli richiami della propaganda dell’odio e dello scontro fisico.

L’operazione contro la destra eversiva e i sequestri dei simboli nazifascisti

Il punto di partenza dell’accurata e preoccupata riflessione politica dell’Onorevole Mazzocchi è rappresentato dai recenti e clamorosi fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale.
«Come vertici e militanti del Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo il nostro più vivo, convinto e sentito plauso istituzionale alle Forze dell’Ordine italiane per la brillante, tempestiva e capillare operazione investigativa che ha condotto, nelle scorse ore, all’arresto e allo smantellamento di una rete composta da decine di giovanissimi estremisti legati agli ambienti della destra eversiva e radicale», ha esordito con grande fermezza il Presidente.
Il bilancio dell’imponente blitz delle autorità è stato a dir poco inquietante. Le lunghe perquisizioni condotte dagli inquirenti hanno infatti portato al materiale e massiccio sequestro di innumerevoli bandiere, armi improprie, documenti propagandistici e simboli estetici che richiamano in maniera esplicita, inequivocabile e criminale i tragici e bui periodi storici del nazismo tedesco e del fascismo italiano. «Questo enorme sequestro», prosegue lucidamente Mazzocchi, «conferma in maniera inconfutabile l’estrema importanza e l’assoluta necessità di mantenere un controllo del territorio che sia costantemente vigile, serrato e inflessibile contro ogni pur minima forma di eversione, di odio razziale e di apologia di regimi dittatoriali che la Storia ha già ampiamente e definitivamente condannato. Non possiamo permetterci il minimo calo di attenzione nei confronti di chi vuole riportare indietro le lancette dell’orologio democratico».

Il pericolo della propaganda dell’odio e la radicalizzazione dei giovani

Tuttavia, superata la fase del doveroso ringraziamento agli operatori della sicurezza che rischiano quotidianamente la vita sulle strade, l’analisi politica del leader dei Cristiano Riformisti si sposta rapidamente sulle profonde e non risolte cause sociali che permettono a tali fenomeni estremi di attecchire e prolificare, specialmente tra i ragazzi in età scolare.
«Contestualmente a questo successo investigativo, come Movimento politico fondato sui valori della dottrina sociale, non possiamo e non vogliamo affatto esimerci dall’esprimere una forte, sincera e convinta preoccupazione per lo stato di salute del panorama politico e sociale attuale», incalza Mazzocchi. Il suo dito è puntato senza esitazione contro alcune moderne retoriche politiche che, sfruttando la velocità e l’anonimato garantito dalle reti sociali e dalle piattaforme digitali, avvelenano i pozzi della convivenza. «Assistiamo quotidianamente, e con crescente inquietudine, a messaggi e slogan che alcune nuove forze politiche di dubbia natura democratica rivolgono con allarmante insistenza proprio alle giovani generazioni. Si tratta di una propaganda subdola che veicola costantemente un’idea malsana e pericolosissima: quella secondo cui il controllo, la gestione e l’evoluzione della nostra complessa società debbano passare esclusivamente, o quasi, attraverso l’uso sistematico della forza muscolare, della prevaricazione e della violenza intimidatoria».

Il rifiuto dello scontro sociale permanente e l’invito al dialogo democratico

L’Onorevole non usa mezzi termini per descrivere gli esiti funesti di questo costante martellamento psicologico e mediatico perpetrato ai danni delle menti più influenzabili.
«A nostro parere, questa tipologia specifica di propaganda aggressiva non fa altro che soffiare sul fuoco del malcontento, alimentando un tossico e irrespirabile clima di esasperazione quotidiana e di protesta permanente fine a se stessa», argomenta con grande lucidità il leader centrista. «Il rischio concreto, che stiamo purtroppo già toccando con mano attraverso queste ondate di arresti eccellenti, è che tali messaggi eversivi e violenti si traducano drammaticamente, in particolar modo per i soggetti psicologicamente più fragili, isolati o vulnerabili e per i tantissimi giovani in cerca di un’identità forte a cui aggrapparsi, in un esplicito e irresponsabile invito alla violenza fisica, all’odio razziale e allo scontro sociale aperto nelle piazze, allontanandosi inesorabilmente e pericolosamente dai sacri valori costituzionali e democratici del dialogo costruttivo, del rispetto reciproco e della pacifica convivenza civile che hanno fatto grande il nostro Paese nel dopoguerra».

L’appello dei Cristiano Riformisti: tornare alla responsabilità e alla legalità

L’intervento dell’Onorevole Mazzocchi si conclude con una ricetta chiara e inequivocabile per contrastare questa silenziosa ma letale deriva ideologica. Non basta reprimere il crimine quando è già stato commesso, ma occorre formare adeguatamente i cittadini di domani prima che vengano sedotti dal fascino perverso delle ideologie estreme.
«Come Movimento dei Cristiano Riformisti, sentiamo il dovere morale di ribadire con forza l’assoluta e improrogabile necessità di rimettere urgentemente al centro del dibattito pubblico, familiare e scolastico, un’educazione seria e rigorosa alla responsabilità civica e alla legalità a tutti i livelli», è l’appello finale lanciato dal Presidente. «Occorre respingere fermamente, uniti e senza alcun distinguo partitico, ogni disperato tentativo di strumentalizzazione ideologica o di apologia della violenza che possa in qualche modo minare la tenuta democratica, sociale ed economica dell’Italia. Solo attraverso il rilancio dei valori cristiani della solidarietà, affiancati dal rigore istituzionale nel far rispettare le leggi della Repubblica, potremo garantire un futuro di pace e stabilità per le nuove generazioni, impedendo che i fantasmi del passato tornino a insanguinare le nostre strade».

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Politica

Sforzini difende l’intitolazione di Malpensa a Berlusconi: “La sinistra smetta di processare i morti”

La feroce polemica sull’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi non accenna a spegnersi, trasformandosi nell’ennesimo scontro politico sulla memoria del Paese. Le recenti dichiarazioni del capogruppo lombardo del Partito Democratico, Pierfrancesco Majorino, che ha definito la scelta istituzionale una “brutta pagina” auspicando la futura rimozione dell’insegna, hanno innescato la durissima e perentoria reazione di Luca Sforzini. Il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti stroncato l’uscita dell’esponente dem, accusando la sinistra di faziosità: “Berlusconi è stato quattro volte Premier e protagonista per 30 anni della nostra storia. Si può averlo combattuto duramente in vita, ma continuare la guerra contro di lui dopo la morte è un atto profondamente meschino”. Sforzini ha poi allargato il campo citando i grandi padri della Repubblica come De Gasperi, Andreotti e Craxi, tutti storicamente bersagliati ma intoccabili nella memoria collettiva: “Una democrazia adulta discute i suoi protagonisti storici, non cancella i loro nomi dalle targhe per vendetta. Majorino impari a fare i conti con la storia invece di volerla riscrivere”. Leggi lo scontro completo sull’aeroporto varesino👇

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Luca Sforzini

Milano – L’intensa e mai sopita polemica politica che da mesi circonda la decisione ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di intitolare l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa alla memoria di Silvio Berlusconi torna prepotentemente a infiammare il dibattito pubblico e istituzionale, scatenando reazioni trasversali. Lo scontro ideologico, che si trascina inesorabilmente dalla scorsa estate, si riaccende in queste ore in terra lombarda in seguito ad alcune dichiarazioni particolarmente nette ed esplicite rilasciate da Pierfrancesco Majorino, esponente di spicco del Partito Democratico e attuale capogruppo dem all’interno del Consiglio Regionale della Lombardia. Il leader dell’opposizione di centrosinistra al Pirellone ha infatti pubblicamente definito l’avvenuta intitolazione dello scalo varesino all’ex fondatore di Forza Italia come una vera e propria “brutta pagina” per le istituzioni del Paese, spingendosi persino oltre e auspicando apertamente, in un futuro prossimo, una potenziale rimozione formale del nome dell’ex premier dalle insegne dello scalo lombardo. Un attacco frontale, quello di Majorino, che non è certo passato inosservato negli ambienti del centrodestra e che ha immediatamente innescato una durissima e articolata contro-offensiva dialettica, mirata non solo a difendere la specifica scelta toponomastica riguardante l’hub aeroportuale, ma soprattutto a tutelare il sacrosanto principio del rispetto della memoria storica e istituzionale della Repubblica Italiana, troppo spesso bersaglio di revisionismi postumi dettati dalle divisioni partitiche.

La durissima replica di Sforzini: “Combatterlo da morto è un atto meschino”

A farsi carico in maniera forte, decisa e perentoria di rispedire al mittente le aspre critiche sollevate dall’esponente del Partito Democratico è intervenuto pubblicamente Luca Sforzini, stimato intellettuale e attuale presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Con una dichiarazione densa di significati politici e storiografici, Sforzini ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta tra la legittima e fisiologica dialettica politica che avviene in vita e il doveroso rispetto umano e istituzionale che si deve rigorosamente applicare dopo la scomparsa di una figura pubblica di tale levatura. «Quella pronunciata nelle scorse ore da Majorino, che definisce una “brutta pagina” l’ormai ufficiale intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi e si augura persino che il suo nome possa essere rimosso in futuro, è una dichiarazione grave, che racconta e descrive perfettamente una concezione faziosa della memoria nazionale; una visione che io, personalmente e intellettualmente, respingo in maniera radicale e assoluta», ha attaccato senza mezzi termini il presidente del Centro Studi.
L’analisi politica di Sforzini si concentra quindi sul formidabile peso oggettivo e storico che la figura dell’imprenditore di Arcore ha avuto nello sviluppo e nell’evoluzione della Seconda Repubblica. «Stiamo parlando di un leader politico che non ha bisogno di presentazioni: Silvio Berlusconi è stato democraticamente eletto per ben quattro volte alla prestigiosa carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, risultando di fatto l’indiscusso protagonista per oltre trent’anni della storia economica, sociale, televisiva e politica italiana. È un dato di fatto oggettivo che si può tranquillamente averlo avversato e combattuto duramente e con ogni mezzo lecito mentre era in vita, nelle urne o nelle aule parlamentari, ma continuare ostinatamente questa guerra ideologica contro di lui anche dopo la sua morte è un atteggiamento che posso solo definire profondamente meschino». Un richiamo fortissimo, dunque, alla necessità di pacificare la memoria collettiva, mettendo fine a una demonizzazione perenne che rischia di avvelenare irreparabilmente il giudizio sereno delle future generazioni sulla storia recente del nostro Paese.

Da Alcide De Gasperi a Bettino Craxi: la memoria storica appartiene alla Nazione

Il ragionamento politico espresso da Luca Sforzini non si limita affatto alla sola figura, seppur ingombrante e divisiva, di Silvio Berlusconi, ma compie uno sforzo intellettuale di più ampio respiro, allargando l’orizzonte critico a un’attenta analisi di come l’Italia abbia storicamente trattato e giudicato i suoi più grandi statisti del Dopoguerra.
«Da Alcide De Gasperi fino a Giulio Andreotti, passando per Bettino Craxi e arrivando in tempi più recenti allo stesso Silvio Berlusconi: stiamo parlando di figure gigantesche, di grandissimi nomi che hanno fondato o guidato i governi della nostra Repubblica. E, che piaccia o non piaccia ai loro denigratori, essi appartengono di diritto al patrimonio storico, culturale e politico nazionale», prosegue incalzante il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Il parallelismo tracciato è quanto mai azzeccato e volutamente provocatorio. Tutte le figure storiche citate nel suo ragionamento hanno infatti subito, nel corso della loro lunghissima e complessa vita pubblica e politica, aspre critiche, manifestazioni di piazza ostili, polemiche feroci, lunghe inchieste giornalistiche e giudiziarie, e forti e costanti divisioni all’interno dell’opinione pubblica nazionale. Alcide De Gasperi affrontò la durissima spaccatura ideologica della Guerra Fredda; Giulio Andreotti visse in prima persona la fase più buia della Repubblica tra terrorismo e processi per mafia uscendo assolto; Bettino Craxi finì i suoi giorni in esilio ad Hammamet travolto dalla tempesta giudiziaria di Tangentopoli; e infine Silvio Berlusconi ha incarnato, nel bene e nel male, l’intero bipolarismo muscolare italiano fino ai giorni nostri. Eppure, argomenta implicitamente Sforzini, nessuno oggi si sognerebbe razionalmente e civilmente di cancellare a priori il nome di De Gasperi o di Andreotti dai libri di storia o dalle piazze, pur riconoscendone i fisiologici errori umani, i limiti politici e le innumerevoli ombre che ne hanno fatalmente caratterizzato le rispettive epoche governative.

Il richiamo al centrosinistra: “Una democrazia adulta non cancella le targhe”

L’affondo finale di Luca Sforzini è una vera e propria lezione di civiltà politica, un appello diretto e inequivocabile rivolto esplicitamente a tutta l’ala dell’opposizione di centrosinistra affinché abbandoni le derive censorie tipiche della “cancel culture” di stampo anglosassone, una pericolosa tendenza che mira puntualmente a cancellare o nascondere ciò che non si allinea pedissequamente con il pensiero dominante del presente.
«Una democrazia matura, moderna e veramente adulta è quella che discute apertamente, criticamente e storicamente i suoi grandi protagonisti del passato, che ne analizza gli immensi successi così come i disastrosi fallimenti, ma che certamente non ne cancella per ripicca o vendetta politica i nomi scolpiti dalle targhe pubbliche o dalle facciate dei palazzi», conclude magistralmente Sforzini, tracciando la rotta ideale per una pacificazione nazionale che appare oggi ancora tristemente lontana.
L’invito finale rivolto in maniera diretta all’esponente del Partito Democratico lombardo suona perentorio e non ammette alcun tipo di fraintendimento: «Consiglio a Majorino di iniziare a rispettare gli Statisti di questo Paese. Ma soprattutto, gli consiglio di imparare finalmente a fare i conti in modo sereno e razionale con la storia d’Italia, invece di pretendere, con arroganza e in base a posizioni di convenienza, di poterla continuamente riscrivere o sbianchettare a proprio uso e consumo». La dura presa di posizione del Centro Studi Rinascimento Nazionale rappresenta, in definitiva, un forte monito morale contro la pericolosa deriva della strumentalizzazione politica della memoria dei defunti: un richiamo accorato a trattare la storia d’Italia non come un banale campo di battaglia ideologico permanente, ma come una complessa, imperfetta e preziosa eredità collettiva da analizzare con il dovuto distacco critico e il massimo rispetto istituzionale, a partire proprio dalle intitolazioni delle infrastrutture che collegano idealmente il nostro Paese con il resto del mondo libero.

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