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Cronaca

Tragedia a Selva di Altino: bambino di 6 anni muore soffocato in casa da un boccone

Una tragedia immane, crudele e imprevedibile ha sconvolto l’intera e tranquilla comunità di Selva di Altino (in provincia di Chieti). Nel corso della serata di ieri, un bambino di appena 6 anni di età è tragicamente morto a causa di un banale ma letale boccone di cibo, andatogli fatalmente di traverso mentre stava regolarmente cenando all’interno delle mura della propria abitazione. Il dramma, verificatosi in modo rapidissimo e scioccante proprio davanti agli occhi terrorizzati e impotenti dei disperati genitori (originari della Colombia e da tempo perfettamente e pacificamente integrati all’interno della piccola e accogliente cittadina abruzzese), ha innescato una corsa disperata contro il tempo per la vita del piccolo. Trasportato d’urgenza all’ospedale “Consalvi” della vicina Casoli, e nonostante i prolungati ed eroici tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico e l’immediato e rapido intervento dell’elisoccorso (decollato a tutta velocità dalla vicina Pescara), per la piccola e innocente vittima, purtroppo, non c’è stato assolutamente più nulla da fare. Sulla disperata dinamica, palese incidente domestico, stanno ora formalmente indagando i carabinieri. Il sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli, si è precipitato in ospedale portando il cordoglio dell’intera cittadina: “Abbiamo il cuore a pezzi, si era da poco integrato alla scuola primaria. Pochi mesi fa l’omicidio di Gilda Di Giuseppe, ora questo angelo. Un dolore inaccettabile”. Tutti i dettagli nel nostro articolo completo 👇

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Ambulanza

Altino (Chieti) – Il silenzio rassicurante e la normalità di una tranquilla serata domestica si sono improvvisamente e drammaticamente trasformati in un incubo indicibile e insuperabile, spezzando per sempre il cuore di una famiglia e gettando un intero paese nello sconforto più totale e assoluto. Una spaventosa e inimmaginabile tragedia ha infatti brutalmente colpito e sconvolto, nel corso della serata di ieri, la piccola, pacifica e unita comunità cittadina di Selva di Altino. Un innocente e dolce bambino di soli sei anni di età ha tragicamente perso la vita, strappato all’affetto dei suoi cari nel giro di pochissimi e letali istanti. Il piccolo è inspiegabilmente e fatalmente morto dopo essere rimasto soffocato, stando almeno alle primissime e frammentarie informazioni rilasciate a caldo dai medici e dagli inquirenti, da un normalissimo e banalissimo boccone di cibo andatogli fatalmente di traverso durante il pasto.
Il tremendo e irreversibile dramma umano si è consumato interamente all’interno delle mura domestiche, nella sicura e confortevole abitazione della famiglia, consumandosi in diretta e alla terrificante presenza degli inermi genitori. Il padre e la madre del piccolo hanno immediatamente e disperatamente lanciato l’allarme, cercando in tutti i modi di liberare le piccole vie aeree del figlio ostruite dal pasto. Il piccolo, un bambino pieno di vita che frequentava gioiosamente e regolarmente le aule della locale scuola primaria del paese, è stato soccorso con estrema, concitata urgenza e trasportato a bordo dei mezzi sanitari a sirene spiegate, in un disperato e disperante viaggio della speranza, verso il vicino presidio ospedaliero cittadino, il noto nosocomio “Consalvi” situato nel limitrofo e confinante comune di Casoli.

I disperati soccorsi a Casoli e il vano volo dell’elisoccorso da Pescara

L’arrivo al pronto soccorso della struttura sanitaria di Casoli è stato segnato dal panico e dalla gravità assoluta e innegabile del quadro clinico in cui versava il povero paziente in età pediatrica.
Le sue delicate condizioni fisiche e respiratorie, infatti, sono apparse sin dal primissimo e frenetico esame medico come visibilmente e drammaticamente gravissime, quasi compromesse dall’assenza prolungata di ossigeno al cervello e ai polmoni. Il preparatissimo ed eroico personale sanitario del presidio ospedaliero ha immediatamente e protocolarmente avviato e praticato tutte le più avanzate, invasive ed estreme manovre di rianimazione cardiopolmonare nel disperato e febbrile tentativo di far ripartire il cuoricino del bambino e disostruire definitivamente il piccolo ma fatale blocco tracheale. Nel frattempo, comprendendo perfettamente l’estrema urgenza e gravità della complicatissima e tragica situazione clinica in corso, dalla centrale operativa del 118 regionale è stato immediatamente richiesto, allertato e autorizzato d’urgenza anche l’immediato e speciale intervento aereo dell’elisoccorso medicalizzato regionale. Il potente velivolo di soccorso avanzato è celermente e prontamente decollato a rotori spiegati dalla sua base operativa centrale di Pescara, dirigendosi alla massima velocità di crociera consentita verso la tranquilla zona collinare dell’Aventino, con il preciso e disperato compito di prelevare e trasferire il piccolo paziente presso un reparto di rianimazione pediatrica specializzato. Nonostante l’impressionante e massiccio dispiegamento di forze mediche e di mezzi tecnologici avanzati, però, ogni disperato e nobile tentativo umano di poter salvare e preservare la vita al giovanissimo bambino, purtroppo, si è rivelato tragicamente, crudelmente e inesorabilmente vano. Il piccolo cuore del bambino ha cessato di battere definitivamente, consegnando ai poveri genitori l’epilogo umano più devastante e innaturale possibile.

Le indagini dei carabinieri e l’amore del paese per la famiglia colombiana

Sul doloroso luogo del dramma domestico e presso i freddi corridoi del presidio ospedaliero di Casoli sono prontamente e doverosamente intervenuti, a sirene spiegate, gli uomini e i militari in divisa dell’Arma dei carabinieri, appartenenti alla locale e competente stazione territoriale cittadina.
Ai carabinieri è spettato purtroppo l’ingrato, doloroso ma civilmente doveroso e ineludibile compito istituzionale di dover raccogliere e verbalizzare le prime e strazianti testimonianze oculari, ascoltando formalmente il racconto spezzato dei genitori in lacrime e raccogliendo minuziosamente e chirurgicamente tutti gli indizi clinici e gli elementi tecnici reputati strettamente necessari e fondamentali per poter ricostruire con assoluta e formale esattezza scientifica la drammatica dinamica di quanto malauguratamente accaduto in quelle terribili mura domestiche. Al momento attuale, il fascicolo dell’indagine si muove in maniera chiara e l’ipotesi investigativa nettamente prevalente (nonché praticamente certa) formulata dagli agenti dell’Arma è, per l’appunto, quella di una terribile e inaspettata asfissia e di un conseguente soffocamento accidentale acuto, provocato involontariamente dall’ingestione accidentale e letale di un banale boccone di cibo solido incastratosi nelle piccole vie respiratorie del bimbo. Saranno ovviamente e scrupolosamente i successivi e futuri accertamenti tecnici e medico-legali di rito a stabilire in via definitiva e con maggiore e assoluta precisione balistica l’esatta dinamica clinica e la precisa e terribile successione temporale di tutti quei piccoli e banali eventi domestici che hanno, purtroppo, fatalmente preceduto la disgustosa disgrazia mortale. La sfortunata famiglia del piccolo, di lontane ma fiere origini colombiane, vive oramai stabilmente e pacificamente da diverso tempo nel quieto comprensorio di Selva di Altino. Si tratta di un nucleo familiare onesto, laborioso ed estremamente conosciuto e radicato positivamente e civilmente all’interno di tutta l’accogliente e inclusiva comunità locale abruzzese. Il bambino, descritto da tutti i compaesani come dolce, solare, educato e sempre sorridente, aveva anche un giovane fratello che ora dovrà purtroppo affrontare la vita senza il suo adorato e inseparabile compagno di giochi e di sorrisi infantili. La terribile e angosciante notizia della sua improvvisa e violenta morte, propagatasi velocemente di casa in casa, ha suscitato e generato un vastissimo e profondo moto di sincero, palpabile e viscerale dolore collettivo tra tutti i pacifici residenti del borgo, i quali in queste ore drammatiche, buie e silenziose si sono letteralmente e metaforicamente stretti in un unico grande abbraccio, caldo e solidale, attorno al disperato cordoglio dei familiari distrutti.

Le commosse parole del sindaco Muratelli: “Siamo una comunità a lutto”

Oltre all’immenso shock emotivo patito dai concittadini e dai vicini di casa, l’assurda e inspiegabile tragedia mortale ha colpito, profondamente e umanamente, anche il cuore e l’animo dell’intera macchina dell’amministrazione comunale della vicina città di Altino, le cui alte cariche sono rimaste letteralmente sgomente e senza fiato.
Il primo cittadino del paese, il sindaco in carica Vincenzo Muratelli, non appena è stato ufficialmente informato dai carabinieri e dai sanitari in merito ai contorni spaventosi e definitivi dell’immane tragedia in corso, non ci ha pensato due volte e ha abbandonato tutti i suoi pressanti impegni istituzionali e burocratici. Il borgomastro si è immediatamente precipitato e recato di corsa, sconvolto, presso la rigida camera mortuaria e i corridoi dell’ospedale civile di Casoli, con il solo e unico scopo umano e istituzionale di poter portare di persona, fisicamente e umilmente, la propria sentita vicinanza istituzionale, ma soprattutto umana e paterna, alla famiglia colombiana letteralmente annientata e distrutta dal lutto più terribile per un genitore. «È una vera e propria e inspiegabile tragedia che mi colpisce duramente e molto a fondo nel cuore, come uomo, come padre e come sindaco», ha dichiarato ai giornalisti e ai cronisti locali il primo cittadino Muratelli, con la voce palesemente incrinata e rotta dalla fortissima emozione del momento, asciugandosi le lacrime dal viso. «In questo momento buio ci stringiamo tutti, in un immenso e silenzioso abbraccio corale come comunità, attorno al dolore privato e immenso dei familiari di questo meraviglioso e innocente piccolo angelo, che viveva pacificamente nella nostra frazione di Selva e che si era sempre ed egregiamente integrato, assieme alla sua famiglia e al fratello, tra i figli dei nostri concittadini e nei nostri parchi». Il sindaco ha poi concluso il suo amaro e disperato sfogo sottolineando il crudele destino abbattutosi negli ultimi mesi sul tranquillo territorio abruzzese che amministra: «Proprio da pochissimi e felici giorni, il bimbo aveva gioiosamente e sorridentemente iniziato a frequentare di nuovo le lezioni per il nuovo anno scolastico nella nostra scuola primaria locale. Ho il cuore profondamente addolorato, trafitto e a pezzi per quanto malauguratamente accaduto. Inutile nascondere il dolore: nel giro di pochissimi e letali mesi, purtroppo, come paese abbiamo dovuto affrontare e abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, ben due tragici, oscuri e spaventosi momenti di sangue e cronaca nera che ci hanno tolto il fiato e la serenità. Prima l’orribile morte dell’anziana Gilda Di Giuseppe, barbaramente uccisa agli inizi del caldo mese dello scorso agosto direttamente per mano di suo nipote in circostanze terribili, e ora questa nuova mazzata: la fine innaturale e ingiusta di un innocente bambino di appena sei anni. Una disgrazia domestica inaccettabile, orribile, per la quale non ci sono davvero mai le parole giuste».

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Cronaca

Cagnolina sbranata dai lupi in pieno giorno a Breno: il terribile shock dei padroni

La furia cieca della natura e l’emergenza lupi colpiscono ancora, ma questa volta in pieno giorno e a pochissimi metri dalle abitazioni civili! Una scena agghiacciante e traumatica si è consumata nella mattinata a Breno di Borgonovo (provincia di Piacenza). La piccola e docile Holly, una cagnolina domestica di 9 anni, è stata accerchiata e brutalmente sbranata da un branco di lupi sceso in strada. A fare il macabro ritrovamento sono state la madre e la sorella del padrone Marco Motta: della povera cagnetta era rimasta soltanto la testa tranciata, a soli 50 metri dal cancello di casa. Il terrore del proprietario è enorme e giustificato: “Il giorno prima, in quello stesso punto, ci avevano passeggiato i miei figli piccoli di 5 e 10 anni! Poteva succedere una tragedia”. La straziante difficoltà di raccontare l’accaduto ai bambini ha spinto la famiglia a prendere una triste decisione: “Abbiamo il cuore a pezzi e tanta paura, per un po’ di tempo non prenderemo più animali”. L’episodio riaccende il dibattito esplosivo e la paura dei residenti per la convivenza ravvicinata (e sempre più pericolosa) con i lupi selvatici affamati. Leggi la cronaca dell’incubo vissuto dalla famiglia piacentina nel nostro articolo 👇

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Lupi

Borgonovo Val Tidone (Piacenza) – Un orrore indicibile, consumatosi in modo rapido e spietato sotto la luce rassicurante del sole, ha sconvolto per sempre la tranquillità di una famiglia e ha riacceso ferocemente l’allarme sicurezza in tutta la valle. Come riportato sulle pagine della testata locale libertà.it, la quiete bucolica e apparentemente intoccabile della frazione piacentina di Breno di Borgonovo è stata squarciata improvvisamente da una scena macabra e surreale, degna di un film dell’orrore, che ha letteralmente pietrificato dal terrore i residenti della zona rurale.
La dolcissima e sfortunata Holly, una tenera e mansueta cagnolina domestica di nove anni di età, molto amata e coccolata dai suoi proprietari, è stata brutalmente aggredita, uccisa e letteralmente sbranata da un affamatissimo branco di lupi calato a valle in cerca di facili prede. Il dettaglio temporale e logistico che rende questa vicenda di cronaca particolarmente agghiacciante e inquietante per tutta l’incolumità pubblica è che l’aggressione fatale non è avvenuta, come si potrebbe logicamente immaginare, nel cuore fitto e buio della foresta o durante le isolate e gelide ore notturne. La feroce e fulminea esecuzione della piccola Holly si è consumata spaventosamente e impunemente in primissimo piano, in pieno e rassicurante giorno, a pochissimi e miseri metri di distanza dai sicuri confini domestici della sua stessa abitazione, una casa dalla quale, peraltro, la cagnolina si allontanava sempre molto raramente e mai senza preavviso. A fare il macabro, orribile e scioccante ritrovamento dei resti del povero animale domestico sono stati, purtroppo, gli stessi ignari padroni, andati disperatamente a cercarla dopo essersi accorti del suo insolito e prolungato silenzio.

Il macabro ritrovamento a soli cinquanta metri da casa: restava solo la testa

Il racconto dei famigliari che hanno vissuto in prima persona questo inimmaginabile incubo a occhi aperti è intriso di dolore puro e di incolmabile incredulità di fronte alla furia inarrestabile e cieca della natura selvatica.
A ricostruire i contorni drammatici, gli orari e i dettagli di questa tragica mattina di sangue, raggiunti dai cronisti di libertà.it, è Marco Motta, proprietario della cagnolina e padre di famiglia visibilmente scosso e provato dall’evento luttuoso. «Era una mattinata normalissima, all’incirca attorno alle ore 11:00 del mattino», riferisce l’uomo con la voce ancora rotta e tremante per l’emozione e il forte spavento. «Mia madre e mia sorella maggiore erano semplicemente uscite dal portone di casa per fare due passi tranquilli e prendere un po’ d’aria, passeggiando lentamente proprio lungo il ciglio della solita e tranquilla strada provinciale che passa e scorre esattamente di fronte alla nostra casa. È bastato percorrere appena cinquanta metri circa di distanza per trovarsi improvvisamente di fronte a una scena che non dimenticheranno mai per il resto della vita: hanno trovato per terra, sparpagliati sull’asfalto e nell’erba, i resti dilaniati del nostro amato cane». La spietatezza e la rapidità dell’attacco predatorio dei lupi sono state impressionanti e letali. Della povera cagnolina domestica, infatti, i grossi lupi affamati non hanno lasciato quasi nulla da poter seppellire: a terra è rimasta orribilmente adagiata, intrisa di sangue, praticamente soltanto la testa tranciata della povera Holly. Per le due povere donne che hanno accidentalmente fatto questa agghiacciante scoperta e hanno ritrovato l’animale a cui volevano bene ridotto in quelle pietose e raccapriccianti condizioni, l’impatto psicologico ed emotivo è stato a dir poco devastante. Un vero e proprio e indimenticabile trauma visivo e affettivo da cui sarà molto difficile, lungo e faticoso riprendersi psicologicamente nei mesi a venire.

Il terrore di Marco Motta: “I miei figli avevano passeggiato lì il giorno prima”

Oltre al lancinante e incolmabile dolore familiare per la perdita improvvisa e violentissima di un amatissimo e fedele animale da compagnia durato ben nove anni, subentra prepotentemente nella mente di Marco Motta un sentimento di puro, cieco e irrazionale terrore legato alla sicurezza umana e dei propri cari.
Il pensiero folle di ciò che sarebbe potuto accadere in circostanze leggermente diverse paralizza letteralmente il respiro dell’uomo e sposta immediatamente il fulcro del problema dalla semplice fauna selvatica al pesantissimo problema dell’incolumità fisica e dell’ordine pubblico cittadino. «Io ho due bambini piccoli in casa, figli in tenerissima età, rispettivamente di 5 e 10 anni», dichiara e sottolinea il padrone del cane sbranato, stringendo idealmente a sé i suoi piccoli con grande senso di protezione paterna. «Pensarci mi fa gelare totalmente il sangue nelle vene e mi toglie il sonno la notte: solo il giorno prima di questa spaventosa aggressione mortale, i miei due figli avevano tranquillamente e allegramente passeggiato, ignari di tutto, esattamente lungo quello stesso e identico e circoscritto tratto di strada di campagna dove poi, la mattina seguente, la nostra piccola Holly è stata intercettata, accerchiata e orribilmente sbranata senza pietà dal branco di lupi. E se al posto del nostro cane ci fossero stati i miei bambini a passeggiare lì fuori? È un pensiero spaventoso e inconcepibile». La convivenza forzata tra i sempre più numerosi ed esuberanti branchi di lupi selvatici appenninici e i residenti dei piccoli e isolati borghi abitati della zona agricola è diventata ormai palesemente una polveriera e un’emergenza sociale impossibile da ignorare per le deboli istituzioni locali e regionali. I lupi, spinti dalla cronica carenza di cibo nei boschi, non temono ormai più nulla: si spingono audacemente a valle, ignorano deliberatamente la luce del sole e i forti rumori delle attività umane, e arrivano spaventosamente a cacciare direttamente nei cortili privati delle abitazioni recintate, scatenando il totale e giustificato panico tra gli esasperati residenti piacentini.

Il lutto della famiglia e dei bambini: “Non prenderemo più animali”

Al di là del giustificato panico per la sicurezza pubblica, nella casa della famiglia Motta resta purtroppo soltanto l’amarezza sorda, le lacrime e il fortissimo dispiacere per un addio domestico così crudo, sanguinolento e inaspettato.
La parte umanamente più dura, emotiva e faticosa per l’intera famiglia è stata dover elaborare rapidamente e frettolosamente questo spaventoso lutto improvviso per poter poi affrontare lo scoglio psicologico più arduo e temuto in assoluto dai genitori: ovvero l’ingrato e dolorosissimo compito pedagogico di dover trovare le parole adatte, edulcorate ma sincere, per comunicare la notizia infausta ai bambini. «Abbiamo dovuto stringere i denti e spiegare amaramente, in lacrime, ai nostri due bambini che il loro adorato cane purtroppo non c’è più e non tornerà mai più a giocare con loro», conclude tristemente il suo lungo e amaro sfogo ai giornali il signor Motta. «Il bambino più grande, che ormai ha dieci anni e comprende perfettamente la situazione e le dinamiche, c’è rimasto davvero malissimo ed è rimasto inconsolabile per ore. È un vuoto davvero troppo difficile da colmare in famiglia, e lo shock di averla persa in questo modo così barbaro e selvaggio ha segnato profondamente noi adulti. Almeno per un po’ di tempo, per smaltire questa paura assurda e questo enorme dispiacere che abbiamo nel cuore, credo fermamente che in casa nostra non prenderemo più altri cuccioli o animali domestici». L’episodio cruento e angosciante della piccola Holly riaccende inevitabilmente e drammaticamente il rovente e irrisolto dibattito istituzionale sull’eterna e disfunzionale gestione della pericolosa fauna selvatica e spinge prepotentemente tutti i preoccupati cittadini residenti della Val Tidone a chiedere ufficialmente e con fermezza alle autorità amministrative di intervenire politicamente, e in tempi rapidissimi, per arginare la rischiosa calata dei lupi a valle, prima che al posto di un povero e indifeso animale domestico ci scappi, purtroppo, una tragedia umana irreparabile.

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Cronaca

Emergenza lupi nel Barese, nuovo avvistamento a Stanic: il branco punta la città

La paura e la psicosi si spostano pericolosamente verso il capoluogo pugliese: l’emergenza lupi nel barese è purtroppo tutt’altro che finita! Dopo il terrore vissuto nelle campagne di Noicattaro per le feroci aggressioni ai danni di alcuni bambini, un nuovo e inquietante avvistamento ha allarmato i residenti. Nel cuore della notte tra domenica e lunedì (il 21 settembre 2026), un grosso lupo è stato individuato e filmato da un cittadino mentre passeggiava indisturbato nella zona di Stanic (Bari), muovendosi lungo il canalone di San Giorgio Martire con il ponte Adriatico ben visibile sullo sfondo. Una vicinanza al centro cittadino e alle abitazioni che fa davvero tremare. Nel frattempo, i test del DNA hanno scagionato l’unica lupa catturata sabato scorso a Rutigliano: non è lei la colpevole degli assalti ai ragazzini. Questo significa che il vero, pericolosissimo branco responsabile delle violenze è ancora a piede libero! La Prefettura ha schierato una vera e propria task force armata di droni termici notturni, fototrappole e squadre di biologi e Forestali per stringere il cerchio prima che sia troppo tardi. Guarda i dettagli della caccia nel nostro articolo 👇

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Lupi

Bari – Il clima di profonda apprensione e di strisciante terrore che serpeggia ormai da settimane nelle sterminate campagne della provincia pugliese sembra non voler in alcun modo accennare a diminuire, ma rischia anzi di spostarsi inesorabilmente e drammaticamente verso i più densi e popolosi nuclei urbani. L’emergenza lupi nel barese, infatti, è tutt’altro che rientrata o sotto il totale controllo delle autorità.
La conferma ufficiale e inconfutabile di questa grave situazione di allarme è arrivata come una doccia gelata nelle scorse ore, a causa dell’ennesimo e inquietante avvistamento documentato. L’episodio, che ha subito riacceso la psicosi collettiva, risale ad appena tre giorni fa: per la precisione, nel cuore profondo della notte compresa tra domenica 20 e lunedì 21 settembre 2026. L’imponente animale selvatico non sarebbe stato scorto in zone remote o isolate del Tavoliere, ma sarebbe stato nitidamente visto aggirarsi con disinvoltura nel pieno del territorio del comune barese, penetrando silenziosamente nell’operosa zona industriale e residenziale di Stanic, arrivando a spingersi così sempre più pericolosamente a ridosso del brulicante centro abitato di Bari. Intorno all’una di notte, complice l’assenza di traffico veicolare, un attento residente della zona, rincasando a bordo della propria autovettura, lo avrebbe individuato a bordo strada e, vincendo l’iniziale spavento, lo avrebbe prontamente e coraggiosamente ripreso a debita distanza con l’obiettivo del suo smartphone. Il video amatoriale, caricato e diffuso istantaneamente sui principali e frequentatissimi gruppi social di quartiere, è diventato virale nel giro di pochissime ore, scatenando un accesissimo dibattito sulla sicurezza pubblica.

Il video social nella notte: un esemplare passeggia vicino al ponte Adriatico

Dall’attenta analisi e dalla successiva geolocalizzazione dei pochi, sgranati ma inequivocabili fotogrammi catturati dal cittadino terrorizzato, gli esperti faunistici e le forze dell’ordine hanno potuto tracciare con chirurgica esattezza l’impressionante e anomalo percorso notturno compiuto dal predatore.
Il grosso lupo solitario, caratterizzato da un mantello scuro e da una andatura furtiva, sarebbe stato avvistato esattamente nei pressi nevralgici di San Giorgio Martire. L’animale stava seguendo una precisa direttrice ecologica, spostandosi a ridosso del grande canalone idrico che dal quartiere periferico di Santa Caterina porta direttamente e inesorabilmente verso il cuore della viabilità di Bari. Un dettaglio inquietante ed emblematico emerge prepotentemente dalla visione della clip diffusa sui social: alle spalle dell’esemplare selvatico in perlustrazione, si staglia altissima e perfettamente riconoscibile nel buio la struttura illuminata a giorno del grande ponte Adriatico, simbolo dell’urbanizzazione moderna della città. Questa inusuale vicinanza geografica tra il grande e temuto predatore boschivo e una delle principali, pulsanti arterie di collegamento del capoluogo pugliese, testimonia in maniera plastica quanto l’animale selvatico fosse ormai vicinissimo, letteralmente a due passi, dalle abitazioni residenziali, ignorando del tutto la naturale e istintiva ritrosia verso le luci artificiali e i rumori molesti dell’uomo.

Il mistero delle aggressioni: la lupa catturata a Rutigliano è innocente

L’incursione solitaria a Stanic rappresenta soltanto l’ultimissimo capitolo, in ordine strettamente cronologico, di una complessa e spaventosa crisi ambientale che le istituzioni sanitarie e amministrative regionali stanno strenuamente cercando di arginare da settimane.
Il pensiero della cittadinanza e degli addetti ai lavori corre immediatamente e inevitabilmente a ricollegarsi ai terribili e drammatici fatti di sangue verificatisi in provincia. Proprio nella serata dello scorso sabato, dopo infinite battute notturne, il personale veterinario e le guardie zoofile erano finalmente riuscite a intercettare, sedare e catturare in assoluta sicurezza un bell’esemplare di lupo femmina (che vagava solitaria e sperduta nelle fitte campagne agricole situate al confine tra le frazioni di Noicattaro e Rutigliano). L’ipotesi investigativa principale era che la femmina appena assicurata alle gabbie potesse appartenere, se non addirittura guidare, quel famigerato e famelico branco selvatico che, da ben oltre un intero mese, ha messo in stato di massima allerta rossa l’intero territorio agricolo di Noicattaro. Si sperava che la cattura potesse mettere finalmente e definitivamente la parola “fine” alla scia di terrore legata alle recenti e violentissime aggressioni subite da alcuni bambini e ragazzini della zona. Tuttavia, le approfondite e meticolose analisi genetiche incrociate e i test biologici e del DNA condotti sul muso e sulle zampe dell’esemplare femmina hanno purtroppo dato esito negativo: la lupa, per quanto selvatica, non è risultata essere assolutamente la reale e diretta responsabile materiale di quelle terribili aggressioni umane. Un verdetto scientifico incontrovertibile che ha scagionato l’animale (salvandolo per fortuna da un probabile abbattimento sanitario), ma che ha parallelamente ripiombato nel terrore più nero l’intera comunità locale, consapevole che il vero “lupo cattivo” e il suo pericolosissimo branco sono ancora liberi di circolare indisturbati e affamati nelle vicinanze.

La caccia continua: in campo droni termici e la task force della Prefettura

Proprio a fronte di questa grossa e pesante battuta d’arresto nelle indagini biologiche, la capillare e gigantesca caccia ai predatori si è addirittura intensificata, ricorrendo all’impiego massiccio di tecnologie avanzatissime e militari.
Le complesse operazioni operative e strategiche sono saldamente e costantemente guidate da una grandissima task force interistituzionale appositamente istituita, un vero e proprio tavolo di crisi coordinato direttamente dalla Prefettura di Bari per non lasciare alcun dettaglio al caso. A questo massiccio e dispendioso sforzo organizzativo e logistico partecipano attivamente e quotidianamente i vertici della Regione Puglia, i funzionari del Comune di Noicattaro, le eccellenze delle strutture veterinarie pubbliche e degli istituti faunistici regionali, affiancati dal braccio operativo del Cnr-Iret e dell’Asl Bari, supportati in maniera robusta dalla Polizia Metropolitana, dai militari dei Carabinieri e dagli esperti pattugliamenti dei Carabinieri Forestali (ex Corpo Forestale dello Stato). Questa immensa coalizione di forze pubbliche sta lavorando silenziosamente e senza sosta, scandagliando il territorio metro per metro. Le attività investigative si svolgono attraverso metodologie scientifiche e perlustrative: le campagne sono state letteralmente tappezzate con l’utilizzo di centinaia di fototrappole mimetiche a infrarossi, mentre sul campo si susseguono ininterrotti i sopralluoghi dei biologi per la capillare ricerca di fresche impronte, resti di prede o peli per campioni biologici utili ai test del DNA. Durante le ore notturne, inoltre, per cercare di individuare visivamente i movimenti del branco fantasma, i cieli delle campagne e della periferia barese (come Stanic) vengono costantemente e silenziosamente sorvolati da una sofisticatissima e avanzata flotta di droni di ultima generazione, equipaggiati con potentissime telecamere termiche capaci di rilevare il prezioso calore corporeo dei lupi nel buio più totale. La guerra ecologica e nervosa tra uomo e predatore alle porte di Bari è appena cominciata.

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Cronaca

Tragedia al Colosseo, muore l’operaio 22enne Andrea Moretti: il giallo dell’imbracatura

Una tragedia assurda spezza la magia del monumento più bello di Roma. Un giovanissimo operaio “rocciatore” di 22 anni, Andrea Moretti, ha perso tragicamente la vita durante i lavori notturni per l’installazione delle nuove luci in quota all’interno del Colosseo. L’inchiesta della Procura per omicidio colposo, coordinata dall’aggiunto Antonino Di Maio, indaga a tutto campo su un dettaglio inquietante: il giovane, precipitato per 10 metri, è stato ritrovato sul selciato con l’imbracatura di sicurezza indossata ma non agganciata alla fune di salvataggio (che non risulta spezzata). I colleghi hanno udito solo un terribile tonfo sordo nel cuore della notte. Si indaga per capire se all’origine del volo mortale ci sia stato un fatale errore umano, una disattenzione o un malore fulmineo. Sotto sequestro le telecamere di sicurezza e i documenti d’appalto. In segno di lutto e rispetto per questa assurda morte bianca, il Ministro della Cultura Giuli ha prorogato la chiusura ai turisti del Colosseo. Rinviate anche tutte le prove Rai: a rischio la messa in onda dell’attesissimo speciale tv “Alberto Angela racconta Giulio Cesare”. Tutti gli aggiornamenti sulle indagini in corso nell’articolo completo 👇

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Colosseo

Roma – L’immensa e millenaria bellezza del monumento simbolo della Capitale è stata improvvisamente e drammaticamente oscurata dall’ombra di una gravissima tragedia sul lavoro. Una spaventosa caduta mortale, avvenuta nel cuore della notte romana, ha prematuramente spezzato e interrotto per sempre la giovane vita di Andrea Moretti, un esperto operaio e rocciatore specializzato di appena 22 anni di età.
Il drammatico incidente mortale si è consumato all’interno dei cantieri notturni del Colosseo, innescando una vasta indagine giudiziaria tesa a fare immediata luce sulle dinamiche, ancora in parte oscure e controverse, di questa ennesima, inaccettabile “morte bianca”. I primissimi, tragici e inquietanti elementi investigativi che stanno repentinamente emergendo dalle complesse indagini tempestivamente avviate dalla Procura della Repubblica di Roma (coordinate rigorosamente e personalmente dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio) dipingono un quadro denso di dubbi operativi e interrogativi sulla sicurezza. Stando alle primissime indiscrezioni filtrate dagli uffici investigativi, il povero corpo di Andrea Moretti sarebbe stato ritrovato e soccorso sul selciato del monumento provvisto regolarmente della sua pesante imbracatura di sicurezza da rocciatore, la quale, tuttavia, non risultava essere in alcun modo agganciata e ancorata alla fune di trattenuta vitale. Un dettaglio macroscopico e fondamentale che costituisce il primo, vero “giallo” tecnico attorno al quale ruoterà l’intero impianto accusatorio della dolorosissima inchiesta giudiziaria attualmente in corso contro ignoti.

Il volo di dieci metri: la fune sganciata e i documenti sotto sequestro

Secondo le certosine ricostruzioni operate in queste ore dalle forze dell’ordine e dal personale tecnico competente dello Spresal, il cavo di sicurezza (la cosiddetta “fune” o corda di salvataggio) a disposizione dell’operaio non sarebbe stato affatto ritrovato spezzato, usurato, strappato o logorato in maniera anomala in seguito all’urto.
Questo delicatissimo aspetto escluderebbe, almeno in via temporanea, il cedimento strutturale dei materiali di sicurezza, ma su questo primario dettaglio verrà comunque effettuata una massiccia e scrupolosa consulenza tecnica ed ingegneristica per poter ricostruire matematicamente la dinamica dei fatti. Al momento del gravissimo e inaspettato incidente notturno, il giovane Andrea non era totalmente solo: erano regolarmente presenti all’interno del cantiere in quota altri due fidati colleghi operai (tra cui figurava sfortunatamente, per un tragico scherzo del destino, anche l’incredulo e distrutto cognato della giovane vittima). I due uomini sono stati immediatamente e lungamente ascoltati dagli inquirenti in stato di forte shock emotivo, nel disperato tentativo di rimettere insieme i pezzi di quella tragica nottata. In base a quanto si apprende da fonti investigative romane, inoltre, i militari dell’Arma avrebbero già celermente acquisito e sequestrato d’ufficio una copiosissima e fitta serie di faldoni e documenti cartacei, compresi tutti i delicati incartamenti legali relativi al bando e all’appalto pubblico, prelevandoli direttamente presso la sede amministrativa dell’ente Parco Archeologico del Colosseo. Rigorosissime e severe verifiche documentali verranno inoltre effettuate al più presto anche sulla reale formazione teorica e pratica sulla sicurezza ricevuta preventivamente dagli operai impiegati. Questa squadra di lavoratori superspecializzati in interventi su fune, infatti, operava assiduamente e faticosamente all’interno dell’anfiteatro romano ormai da mesi, lavorando prevalentemente su turni notturni (per non intralciare l’enorme e remunerativo flusso turistico diurno) per poter finire in tempo utile l’installazione in quota di un nuovissimo e fantasmagorico impianto di illuminazione architettonica (la cui sfarzosa inaugurazione in mondovisione era pomposamente prevista e programmata in calendario per la data del prossimo 9 ottobre).

L’indagine per omicidio colposo: al vaglio le telecamere di sicurezza

La Procura della Repubblica di Roma procede ora ufficialmente e formalmente, tramite l’apertura di un pesante fascicolo d’inchiesta, ipotizzando il gravissimo reato penale di omicidio colposo in palese violazione delle stringenti norme nazionali sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il procedimento, come detto, al momento resta cautelativamente iscritto contro la generica dicitura di “ignoti”.
Per cercare di diradare la fitta e densa nebbia che avvolge gli ultimi e concitati istanti di vita di Andrea Moretti, sono finiti sotto la spietata e attentissima lente d’ingrandimento dei carabinieri e degli investigatori tutti i preziosi e fondamentali nastri con le registrazioni dei circuiti chiusi delle telecamere interne di sicurezza (dislocate lungo tutto il perimetro del Colosseo). Da una prima, parziale e confusa ricostruzione testimoniale, sembrerebbe accertato che, nell’esatto e maledetto frangente in cui l’operaio 22enne è drammaticamente precipitato nel vuoto, compiendo un fatale e inarrestabile volo di oltre 10 metri d’altezza sulle antiche pietre del monumento, i suoi due colleghi di squadra si trovassero fisicamente a operare e lavorare dall’altra parte dell’imponente e invalicabile muro di cinta romano. I compagni, dunque, non avrebbero potuto assistere materialmente e visivamente alla rovinosa e improvvisa caduta, ma si sarebbero resi conto dell’irreparabile dramma soltanto in seguito, dopo aver improvvisamente e nitidamente udito rimbombare nel silenzio della notte romana un fortissimo, spaventoso e sordo tonfo. Affacciatisi per controllare la spaventosa origine di quel forte botto, si sarebbero resi conto dell’agghiacciante accaduto e avrebbero disperatamente e freneticamente allertato telefonicamente la macchina dei soccorsi medici, giunti purtroppo inutilmente sul posto. Per avere risposte mediche e scientifiche certe su cosa abbia potuto provocare questa caduta fatale (un possibile, tragico e banale errore umano di valutazione nello sganciarsi, oppure l’insorgenza istantanea di un grave e improvviso malore cardiaco invalidante prima di assicurarsi alla parete), sul corpo del giovane e sfortunato rocciatore verrà prontamente e scrupolosamente effettuata, nei prossimi giorni, un’attenta e approfondita autopsia medico-legale disposta d’ufficio dal magistrato di turno.

Il dolore e il lutto: chiude il Colosseo e saltano le riprese Rai

Il fortissimo e assordante impatto emotivo di questa giovane e assurda tragedia bianca ha ovviamente varcato e superato immediatamente i rigidi confini romani delle aule giudiziarie per travolgere violentemente le massime istituzioni culturali e televisive del Paese.
In segno di profondo, sentito e incondizionato cordoglio per la vittima e per onorare il lavoro quotidiano svolto, è intervenuto direttamente il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Attraverso una stringata e sentita nota diramata e pubblicata frettolosamente dagli uffici del dicastero e dal Colosseo stesso, si è appreso che: «Fino a nuovissima disposizione emanata formalmente dal Ministro della Cultura, l’intero Parco archeologico del Colosseo ha deciso e disposto di prorogare per l’intera giornata di domani, giovedì 24 settembre, la totale e imprevista chiusura al pubblico di tutti i propri siti museali, agendo esclusivamente in palese segno di rispetto, di gravissimo lutto e di immensa vicinanza morale ed economica alla famiglia dell’operaio Andrea Moretti e a tutti i silenziosi lavoratori dipendenti e appaltatori del PArCo». Il lutto istituzionale, però, ha provocato un fortissimo e immediato scossone anche al densissimo palinsesto della televisione di Stato. È saltato clamorosamente e in via del tutto definitiva, infatti, l’attesissimo impegno lavorativo e divulgativo serale di uno dei volti storici della Rai. Secondo quanto prontamente diramato dalle principali agenzie di stampa (confermata dall’Adnkronos), sono state giustamente e doverosamente annullate tutte le prove notturne previste in questa infausta e tragica serata al Colosseo per il maestoso lancio del nuovo format culturale intitolato “Alberto Angela racconta Giulio Cesare”. La drastica ma sacrosanta decisione produttiva di sospendere immediatamente tutti i lavori scenici e organizzativi è stata presa quasi all’unanimità a seguito del rispetto per il lutto indetto dalle istituzioni ministeriali. E non è tutto: il drammatico incidente potrebbe provocare forti scossoni sul palinsesto dei prossimi giorni. La regolare messa in onda in prima serata dell’attesissimo ed esclusivo speciale del noto e amatissimo divulgatore scientifico (evento televisivo che era attualmente in programma e blindato in palinsesto per domenica 27 settembre in prime time sulla rete ammiraglia Rai 1), resta al momento ancora in una delicatissima ed empirica fase di valutazione tra i vertici di Viale Mazzini, fortemente indecisi sul da farsi.

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