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Cronaca

Ladri sorpresi in casa si fingono Carabinieri: poi tentano il colpo nell’appartamento accanto

La sfacciataggine criminale non ha davvero più alcun limite! A Sulmona (L’Aquila) si è consumato un assurdo e doppio tentativo di furto in appartamento che ha dell’incredibile e che sembra letteralmente uscito dalla sceneggiatura di una commedia grottesca. Due ladri hanno forzato con violenza la porta di una casa iniziando a fare razzia, ma sono stati interrotti sul più bello dall’improvviso rientro della povera proprietaria. Messi alle strette, i due banditi hanno tentato il colpo di genio (fallendo miseramente): si sono palesati come finti “Carabinieri in borghese” accorsi per un controllo a seguito di un furto! Messa ovviamente e rapidamente in fuga dalla reazione insospettita e coraggiosa della padrona di casa, la spregiudicata coppia criminale ha però fatto una cosa folle: invece di correre e sparire silenziosamente dal palazzo, ha tentato sfacciatamente di scassinare il portone dell’appartamento confinante! All’interno si trovava atterrita una persona con disabilità. Fortunatamente, i colpi violentissimi contro la porta di legno e il trambusto esagerato hanno svegliato e allertato gli altri condomini, costringendo i malviventi a scappare definitivamente. Fuggiti a bordo di un grosso Suv, i topi d’appartamento sono ora attivamente braccati dai VERI Carabinieri, che stanno setacciando le preziose immagini delle telecamere della zona. Scopri la surreale ricostruzione e tutti gli incredibili dettagli nel nostro articolo completo 👇

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Volante Carabinieri

Sulmona – Il limite umano della sfrontatezza, della sfacciataggine criminale e della più pura audacia delinquenziale sembra essere stato definitivamente, clamorosamente e inequivocabilmente superato. Quello che inizialmente si configurava sulla carta come un banalissimo e fastidioso, seppur purtroppo comunissimo, furto pomeridiano all’interno di un’abitazione privata, si è infatti repentinamente e grottescamente trasformato in una vera e propria, surreale e pericolosa sequenza degna di un film d’azione o di una macabra commedia degli equivoci.
L’assurdo e inquietante episodio di cronaca nera che sta letteralmente tenendo banco e terrorizzando i pacifici residenti, si è consumato poche ore fa in un tranquillo quartiere residenziale della bellissima e storica città di Sulmona, nel cuore pulsante dell’Abruzzo. Stando alla minuziosa e chirurgica ricostruzione effettuata dagli inquirenti, una coppia di agili, silenziosi ma spregiudicati topi d’appartamento era riuscita furtivamente e abilmente a introdursi all’interno di un elegante e silenzioso appartamento cittadino. Per garantirsi il facile accesso ai locali interni, i malviventi non hanno esitato un solo istante a utilizzare la pura forza bruta, forzando pesantemente, scassinando e danneggiando irreparabilmente e con estrema violenza la solida porta d’ingresso principale dell’abitazione. Una volta varcata furtivamente la soglia e trovatisi finalmente all’interno e al riparo da occhi indiscreti, i due loschi ladri professionisti avrebbero immediatamente iniziato a rovistare freneticamente nei cassetti, armadi e cassaforti, con l’evidente e febbrile intento di cercare, scovare e arraffare quanto più denaro contante, gioielli e oggetti preziosi possibile. Tuttavia, il loro colpo milionario e apparentemente perfetto è stato bruscamente, provvidenzialmente e inaspettatamente interrotto sul più bello dall’improvviso e anticipato rientro a casa della legittima e ignara proprietaria. Un imprevisto logistico spaventoso che avrebbe messo inevitabilmente e fisiologicamente in fuga, a gambe levate e presi dal più totale panico, qualsiasi topo d’appartamento alle prime armi, ma che invece ha paradossalmente e incredibilmente scatenato l’astuzia teatrale dei due banditi.

Lo stratagemma teatrale e surreale: “Signora si calmi, siamo Carabinieri”

Ritrovatisi improvvisamente intrappolati in trappola con il bottino ancora caldo in mano, e colti letteralmente con le proverbiali mani nella marmellata dall’atterrita e paralizzata padrona di casa, i due astuti e freddi malviventi non hanno minimamente e clamorosamente perso la proverbiale calma criminale.
Piuttosto che ricorrere a pericolose, insensate e stupide minacce di natura violenta contro l’inerme e sfortunata vittima, o rischiare di ingaggiare una sanguinosa e controproducente colluttazione fisica per riuscire a guadagnare avventurosamente e faticosamente l’uscita, i due furbissimi criminali avrebbero in pochi, concitati secondi elaborato e provato a cavarsela mettendo in atto uno stratagemma psicologico e dialettico a dir poco surreale, grottesco e geniale nella sua totale sfrontatezza. Affrontando faccia a faccia e a sangue freddo l’attonita, pallida e balbettante signora appena varcata la soglia, i due loschi figuri si sarebbero autorevolmente, falsamente e incredibilmente presentati e qualificati nientemeno che come militari dell’Arma dei Carabinieri operanti in borghese. Con un incredibile faccia tosta e un tono di voce impostato e rassicurante, i due finti agenti avrebbero infatti tranquillamente sostenuto di trovarsi lecitamente all’interno dell’appartamento per puro e semplice dovere istituzionale, incaricati dai loro presunti superiori di effettuare un tempestivo, approfondito e doveroso sopralluogo investigativo e un rigoroso controllo di routine in borghese a seguito di un furto appena avvenuto nella zona. Una storiella assurda, una pietosa e sgangherata versione dei fatti, inventata maldestramente e frettolosamente di sana pianta su due piedi per potersi allontanare silenziosamente e indisturbati senza generare un allarme immediato. Ovviamente, questo traballante e posticcio castello di bugie e menzogne teatrali non ha retto e non ha convinto nemmeno per un solo, interminabile e dubbioso istante la lucidissima, insospettita e coraggiosissima proprietaria di casa, rendendo del tutto palese ed evidente la natura truffaldina dei due misteriosi ed eleganti intrusi e smascherando miseramente la goffa messinscena recitata a soggetto.

Il secondo tentativo estremo e sfrontato nella casa della persona disabile

Vistisi ormai tristemente smascherati dalla reazione della donna e accorgendosi che l’intero teatrino stava per sfociare inevitabilmente nella fatidica, immediata e rumorosa chiamata d’urgenza al numero unico per le vere forze dell’ordine territoriali (il 112), i falsi militari hanno logicamente e fisiologicamente deciso che fosse finalmente e decisamente giunto il fatidico momento di togliere immediatamente e rapidamente il disturbo e scappare via.
I due abili malviventi hanno quindi frettolosamente e rapidamente lasciato l’abitazione saccheggiata. Ma è proprio a questo preciso e specifico punto temporale dell’incredibile vicenda sulmonese che la sfrontatezza criminale, l’avidità insaziabile e la spudoratezza dei due ladri raggiungono e toccano vette di assoluta idiozia e genialità delittuosa. Una volta varcata l’uscita, infatti, invece di precipitarsi giù per le rampe delle scale e dirigersi immediatamente e di corsa verso l’uscita o verso i garage per sparire inghiottiti dai vicoli del centro storico della città senza destare ulteriori, pericolosissimi e chiassosi sospetti, i due scassinatori si sono incredibilmente, clamorosamente e audacemente fermati sul pianerottolo dello stabile. Stando a quanto riportato dalle scioccanti ricostruzioni e dai vicini, i due avrebbero deliberatamente e lucidamente tentato di mettere a segno un secondo, sfacciatissimo e assurdo colpo grosso direttamente nella povera casa del vicino, l’appartamento strettamente confinante al piano. Armati di coraggio e attrezzi, hanno iniziato a colpire pesantemente, forzare, scassinare e strattonare un secondo, solido e blindato ingresso principale, del tutto incuranti del rumore e dei pericoli derivanti dal primo fallimento di pochi secondi prima. Oltre al tentato furto, a rendere questa sfrontata e folle azione ancora più ignobile, vile e moralmente spregevole c’è un dettaglio da brividi: all’interno del malcapitato appartamento preso di mira in quel frangente si trovava solitaria e terrorizzata una persona affetta da disabilità. Fortunatamente, i violenti colpi ripetutamente e pesantemente inferti a mano armata e a spallate contro la dura porta in legno, uniti al trambusto assordante e spaventoso volutamente e incautamente provocato dai ladri nelle scale silenziose del pacifico palazzo, hanno provvidenzialmente e immediatamente richiamato e allertato l’attenzione vigile e curiosa di moltissimi degli altri residenti e vicini di casa, costringendo infine i due goffi malviventi a desistere e rinunciare forzatamente, per puro e semplice sfinimento, anche a questo ennesimo e sciagurato tentativo di effrazione a domicilio.

La fuga sul potente SUV scuro e le vere, tempestive indagini dei Carabinieri

Sfumata miseramente e definitivamente, per via del rumore e dell’allarme sociale, la folle, incosciente e strampalata possibilità di arricchirsi alle spalle degli inermi e fragili condomini del vicinato, e con l’intero palazzo ormai irrimediabilmente e clamorosamente sveglio, in allerta e affacciato sulle scale, a quel preciso e teso punto della serata per i banditi è finalmente scattata la inevitabile, disordinata e velocissima fuga finale e precipitosa.
I due loschi, atletici e spregiudicati sospettati, dimostrando comunque di possedere un ottimo e collaudato piano di esfiltrazione logistica precedentemente studiato a tavolino, hanno di corsa e velocemente raggiunto e guadagnato l’abitacolo di un loro potente, grande e anonimo veicolo fuoristrada scuro (presumibilmente un grosso SUV di grossa cilindrata), preventivamente e strategicamente parcheggiato a motore acceso o a breve distanza e lasciato accortamente incustodito nelle strette e limitrofe viuzze cittadine poste nelle immediate vicinanze del luogo del tentato delitto seriale. Avviato il motore, si sono dileguati e allontanati a tutta velocità imboccando furtivamente le vie laterali periferiche, riuscendo miracolosamente e sfacciatamente a far perdere le proprie tracce esattamente pochissimi e fatali minuti prima dell’attesissimo, sospirato e tempestivo arrivo sul posto delle pattuglie radiomobili con i lampeggianti accesi. Sul drammatico luogo della tentata razzia sono infatti celermente intervenuti, questa volta in maniera assolutamente reale, vera, in divisa ufficiale e istituzionale, gli (autentici e arrabbiatissimi) uomini dell’Arma dei Carabinieri in forza alla compagnia territoriale locale di Sulmona. I militari hanno immediatamente e prontamente iniziato ed effettuato tutti i minuziosi, scientifici e necessari rilievi tecnici per isolare e recuperare le eventuali impronte digitali o i segni di scasso utili, e hanno lungamente e attentamente ascoltato e verbalizzato formalmente tutte le preziosissime testimonianze oculari fornite dalla padrona di casa e dalle altre persone presenti atterrite e barricate nei vari appartamenti. Al momento, al fine di riuscire a dare quanto prima un nome, un volto, un’identità e una targa chiara e precisa a questa banda specializzata, audace e senza alcun tipo di scrupolo morale, sono già attivamente e febbrilmente al vaglio tecnico degli inquirenti tutte le utilissime registrazioni acquisite dalle numerose telecamere di videosorveglianza, pubbliche, comunali e private, disseminate in tutta l’area e nella zona residenziale in cui si è spaventosamente consumato questo inaudito, surreale e fallimentare doppio colpo domestico.

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Cronaca

Tragedia a Selva di Altino: bambino di 6 anni muore soffocato in casa da un boccone

Una tragedia immane, crudele e imprevedibile ha sconvolto l’intera e tranquilla comunità di Selva di Altino (in provincia di Chieti). Nel corso della serata di ieri, un bambino di appena 6 anni di età è tragicamente morto a causa di un banale ma letale boccone di cibo, andatogli fatalmente di traverso mentre stava regolarmente cenando all’interno delle mura della propria abitazione. Il dramma, verificatosi in modo rapidissimo e scioccante proprio davanti agli occhi terrorizzati e impotenti dei disperati genitori (originari della Colombia e da tempo perfettamente e pacificamente integrati all’interno della piccola e accogliente cittadina abruzzese), ha innescato una corsa disperata contro il tempo per la vita del piccolo. Trasportato d’urgenza all’ospedale “Consalvi” della vicina Casoli, e nonostante i prolungati ed eroici tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico e l’immediato e rapido intervento dell’elisoccorso (decollato a tutta velocità dalla vicina Pescara), per la piccola e innocente vittima, purtroppo, non c’è stato assolutamente più nulla da fare. Sulla disperata dinamica, palese incidente domestico, stanno ora formalmente indagando i carabinieri. Il sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli, si è precipitato in ospedale portando il cordoglio dell’intera cittadina: “Abbiamo il cuore a pezzi, si era da poco integrato alla scuola primaria. Pochi mesi fa l’omicidio di Gilda Di Giuseppe, ora questo angelo. Un dolore inaccettabile”. Tutti i dettagli nel nostro articolo completo 👇

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Ambulanza

Altino (Chieti) – Il silenzio rassicurante e la normalità di una tranquilla serata domestica si sono improvvisamente e drammaticamente trasformati in un incubo indicibile e insuperabile, spezzando per sempre il cuore di una famiglia e gettando un intero paese nello sconforto più totale e assoluto. Una spaventosa e inimmaginabile tragedia ha infatti brutalmente colpito e sconvolto, nel corso della serata di ieri, la piccola, pacifica e unita comunità cittadina di Selva di Altino. Un innocente e dolce bambino di soli sei anni di età ha tragicamente perso la vita, strappato all’affetto dei suoi cari nel giro di pochissimi e letali istanti. Il piccolo è inspiegabilmente e fatalmente morto dopo essere rimasto soffocato, stando almeno alle primissime e frammentarie informazioni rilasciate a caldo dai medici e dagli inquirenti, da un normalissimo e banalissimo boccone di cibo andatogli fatalmente di traverso durante il pasto.
Il tremendo e irreversibile dramma umano si è consumato interamente all’interno delle mura domestiche, nella sicura e confortevole abitazione della famiglia, consumandosi in diretta e alla terrificante presenza degli inermi genitori. Il padre e la madre del piccolo hanno immediatamente e disperatamente lanciato l’allarme, cercando in tutti i modi di liberare le piccole vie aeree del figlio ostruite dal pasto. Il piccolo, un bambino pieno di vita che frequentava gioiosamente e regolarmente le aule della locale scuola primaria del paese, è stato soccorso con estrema, concitata urgenza e trasportato a bordo dei mezzi sanitari a sirene spiegate, in un disperato e disperante viaggio della speranza, verso il vicino presidio ospedaliero cittadino, il noto nosocomio “Consalvi” situato nel limitrofo e confinante comune di Casoli.

I disperati soccorsi a Casoli e il vano volo dell’elisoccorso da Pescara

L’arrivo al pronto soccorso della struttura sanitaria di Casoli è stato segnato dal panico e dalla gravità assoluta e innegabile del quadro clinico in cui versava il povero paziente in età pediatrica.
Le sue delicate condizioni fisiche e respiratorie, infatti, sono apparse sin dal primissimo e frenetico esame medico come visibilmente e drammaticamente gravissime, quasi compromesse dall’assenza prolungata di ossigeno al cervello e ai polmoni. Il preparatissimo ed eroico personale sanitario del presidio ospedaliero ha immediatamente e protocolarmente avviato e praticato tutte le più avanzate, invasive ed estreme manovre di rianimazione cardiopolmonare nel disperato e febbrile tentativo di far ripartire il cuoricino del bambino e disostruire definitivamente il piccolo ma fatale blocco tracheale. Nel frattempo, comprendendo perfettamente l’estrema urgenza e gravità della complicatissima e tragica situazione clinica in corso, dalla centrale operativa del 118 regionale è stato immediatamente richiesto, allertato e autorizzato d’urgenza anche l’immediato e speciale intervento aereo dell’elisoccorso medicalizzato regionale. Il potente velivolo di soccorso avanzato è celermente e prontamente decollato a rotori spiegati dalla sua base operativa centrale di Pescara, dirigendosi alla massima velocità di crociera consentita verso la tranquilla zona collinare dell’Aventino, con il preciso e disperato compito di prelevare e trasferire il piccolo paziente presso un reparto di rianimazione pediatrica specializzato. Nonostante l’impressionante e massiccio dispiegamento di forze mediche e di mezzi tecnologici avanzati, però, ogni disperato e nobile tentativo umano di poter salvare e preservare la vita al giovanissimo bambino, purtroppo, si è rivelato tragicamente, crudelmente e inesorabilmente vano. Il piccolo cuore del bambino ha cessato di battere definitivamente, consegnando ai poveri genitori l’epilogo umano più devastante e innaturale possibile.

Le indagini dei carabinieri e l’amore del paese per la famiglia colombiana

Sul doloroso luogo del dramma domestico e presso i freddi corridoi del presidio ospedaliero di Casoli sono prontamente e doverosamente intervenuti, a sirene spiegate, gli uomini e i militari in divisa dell’Arma dei carabinieri, appartenenti alla locale e competente stazione territoriale cittadina.
Ai carabinieri è spettato purtroppo l’ingrato, doloroso ma civilmente doveroso e ineludibile compito istituzionale di dover raccogliere e verbalizzare le prime e strazianti testimonianze oculari, ascoltando formalmente il racconto spezzato dei genitori in lacrime e raccogliendo minuziosamente e chirurgicamente tutti gli indizi clinici e gli elementi tecnici reputati strettamente necessari e fondamentali per poter ricostruire con assoluta e formale esattezza scientifica la drammatica dinamica di quanto malauguratamente accaduto in quelle terribili mura domestiche. Al momento attuale, il fascicolo dell’indagine si muove in maniera chiara e l’ipotesi investigativa nettamente prevalente (nonché praticamente certa) formulata dagli agenti dell’Arma è, per l’appunto, quella di una terribile e inaspettata asfissia e di un conseguente soffocamento accidentale acuto, provocato involontariamente dall’ingestione accidentale e letale di un banale boccone di cibo solido incastratosi nelle piccole vie respiratorie del bimbo. Saranno ovviamente e scrupolosamente i successivi e futuri accertamenti tecnici e medico-legali di rito a stabilire in via definitiva e con maggiore e assoluta precisione balistica l’esatta dinamica clinica e la precisa e terribile successione temporale di tutti quei piccoli e banali eventi domestici che hanno, purtroppo, fatalmente preceduto la disgustosa disgrazia mortale. La sfortunata famiglia del piccolo, di lontane ma fiere origini colombiane, vive oramai stabilmente e pacificamente da diverso tempo nel quieto comprensorio di Selva di Altino. Si tratta di un nucleo familiare onesto, laborioso ed estremamente conosciuto e radicato positivamente e civilmente all’interno di tutta l’accogliente e inclusiva comunità locale abruzzese. Il bambino, descritto da tutti i compaesani come dolce, solare, educato e sempre sorridente, aveva anche un giovane fratello che ora dovrà purtroppo affrontare la vita senza il suo adorato e inseparabile compagno di giochi e di sorrisi infantili. La terribile e angosciante notizia della sua improvvisa e violenta morte, propagatasi velocemente di casa in casa, ha suscitato e generato un vastissimo e profondo moto di sincero, palpabile e viscerale dolore collettivo tra tutti i pacifici residenti del borgo, i quali in queste ore drammatiche, buie e silenziose si sono letteralmente e metaforicamente stretti in un unico grande abbraccio, caldo e solidale, attorno al disperato cordoglio dei familiari distrutti.

Le commosse parole del sindaco Muratelli: “Siamo una comunità a lutto”

Oltre all’immenso shock emotivo patito dai concittadini e dai vicini di casa, l’assurda e inspiegabile tragedia mortale ha colpito, profondamente e umanamente, anche il cuore e l’animo dell’intera macchina dell’amministrazione comunale della vicina città di Altino, le cui alte cariche sono rimaste letteralmente sgomente e senza fiato.
Il primo cittadino del paese, il sindaco in carica Vincenzo Muratelli, non appena è stato ufficialmente informato dai carabinieri e dai sanitari in merito ai contorni spaventosi e definitivi dell’immane tragedia in corso, non ci ha pensato due volte e ha abbandonato tutti i suoi pressanti impegni istituzionali e burocratici. Il borgomastro si è immediatamente precipitato e recato di corsa, sconvolto, presso la rigida camera mortuaria e i corridoi dell’ospedale civile di Casoli, con il solo e unico scopo umano e istituzionale di poter portare di persona, fisicamente e umilmente, la propria sentita vicinanza istituzionale, ma soprattutto umana e paterna, alla famiglia colombiana letteralmente annientata e distrutta dal lutto più terribile per un genitore. «È una vera e propria e inspiegabile tragedia che mi colpisce duramente e molto a fondo nel cuore, come uomo, come padre e come sindaco», ha dichiarato ai giornalisti e ai cronisti locali il primo cittadino Muratelli, con la voce palesemente incrinata e rotta dalla fortissima emozione del momento, asciugandosi le lacrime dal viso. «In questo momento buio ci stringiamo tutti, in un immenso e silenzioso abbraccio corale come comunità, attorno al dolore privato e immenso dei familiari di questo meraviglioso e innocente piccolo angelo, che viveva pacificamente nella nostra frazione di Selva e che si era sempre ed egregiamente integrato, assieme alla sua famiglia e al fratello, tra i figli dei nostri concittadini e nei nostri parchi». Il sindaco ha poi concluso il suo amaro e disperato sfogo sottolineando il crudele destino abbattutosi negli ultimi mesi sul tranquillo territorio abruzzese che amministra: «Proprio da pochissimi e felici giorni, il bimbo aveva gioiosamente e sorridentemente iniziato a frequentare di nuovo le lezioni per il nuovo anno scolastico nella nostra scuola primaria locale. Ho il cuore profondamente addolorato, trafitto e a pezzi per quanto malauguratamente accaduto. Inutile nascondere il dolore: nel giro di pochissimi e letali mesi, purtroppo, come paese abbiamo dovuto affrontare e abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, ben due tragici, oscuri e spaventosi momenti di sangue e cronaca nera che ci hanno tolto il fiato e la serenità. Prima l’orribile morte dell’anziana Gilda Di Giuseppe, barbaramente uccisa agli inizi del caldo mese dello scorso agosto direttamente per mano di suo nipote in circostanze terribili, e ora questa nuova mazzata: la fine innaturale e ingiusta di un innocente bambino di appena sei anni. Una disgrazia domestica inaccettabile, orribile, per la quale non ci sono davvero mai le parole giuste».

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Cronaca

Cagnolina sbranata dai lupi in pieno giorno a Breno: il terribile shock dei padroni

La furia cieca della natura e l’emergenza lupi colpiscono ancora, ma questa volta in pieno giorno e a pochissimi metri dalle abitazioni civili! Una scena agghiacciante e traumatica si è consumata nella mattinata a Breno di Borgonovo (provincia di Piacenza). La piccola e docile Holly, una cagnolina domestica di 9 anni, è stata accerchiata e brutalmente sbranata da un branco di lupi sceso in strada. A fare il macabro ritrovamento sono state la madre e la sorella del padrone Marco Motta: della povera cagnetta era rimasta soltanto la testa tranciata, a soli 50 metri dal cancello di casa. Il terrore del proprietario è enorme e giustificato: “Il giorno prima, in quello stesso punto, ci avevano passeggiato i miei figli piccoli di 5 e 10 anni! Poteva succedere una tragedia”. La straziante difficoltà di raccontare l’accaduto ai bambini ha spinto la famiglia a prendere una triste decisione: “Abbiamo il cuore a pezzi e tanta paura, per un po’ di tempo non prenderemo più animali”. L’episodio riaccende il dibattito esplosivo e la paura dei residenti per la convivenza ravvicinata (e sempre più pericolosa) con i lupi selvatici affamati. Leggi la cronaca dell’incubo vissuto dalla famiglia piacentina nel nostro articolo 👇

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Lupi

Borgonovo Val Tidone (Piacenza) – Un orrore indicibile, consumatosi in modo rapido e spietato sotto la luce rassicurante del sole, ha sconvolto per sempre la tranquillità di una famiglia e ha riacceso ferocemente l’allarme sicurezza in tutta la valle. Come riportato sulle pagine della testata locale libertà.it, la quiete bucolica e apparentemente intoccabile della frazione piacentina di Breno di Borgonovo è stata squarciata improvvisamente da una scena macabra e surreale, degna di un film dell’orrore, che ha letteralmente pietrificato dal terrore i residenti della zona rurale.
La dolcissima e sfortunata Holly, una tenera e mansueta cagnolina domestica di nove anni di età, molto amata e coccolata dai suoi proprietari, è stata brutalmente aggredita, uccisa e letteralmente sbranata da un affamatissimo branco di lupi calato a valle in cerca di facili prede. Il dettaglio temporale e logistico che rende questa vicenda di cronaca particolarmente agghiacciante e inquietante per tutta l’incolumità pubblica è che l’aggressione fatale non è avvenuta, come si potrebbe logicamente immaginare, nel cuore fitto e buio della foresta o durante le isolate e gelide ore notturne. La feroce e fulminea esecuzione della piccola Holly si è consumata spaventosamente e impunemente in primissimo piano, in pieno e rassicurante giorno, a pochissimi e miseri metri di distanza dai sicuri confini domestici della sua stessa abitazione, una casa dalla quale, peraltro, la cagnolina si allontanava sempre molto raramente e mai senza preavviso. A fare il macabro, orribile e scioccante ritrovamento dei resti del povero animale domestico sono stati, purtroppo, gli stessi ignari padroni, andati disperatamente a cercarla dopo essersi accorti del suo insolito e prolungato silenzio.

Il macabro ritrovamento a soli cinquanta metri da casa: restava solo la testa

Il racconto dei famigliari che hanno vissuto in prima persona questo inimmaginabile incubo a occhi aperti è intriso di dolore puro e di incolmabile incredulità di fronte alla furia inarrestabile e cieca della natura selvatica.
A ricostruire i contorni drammatici, gli orari e i dettagli di questa tragica mattina di sangue, raggiunti dai cronisti di libertà.it, è Marco Motta, proprietario della cagnolina e padre di famiglia visibilmente scosso e provato dall’evento luttuoso. «Era una mattinata normalissima, all’incirca attorno alle ore 11:00 del mattino», riferisce l’uomo con la voce ancora rotta e tremante per l’emozione e il forte spavento. «Mia madre e mia sorella maggiore erano semplicemente uscite dal portone di casa per fare due passi tranquilli e prendere un po’ d’aria, passeggiando lentamente proprio lungo il ciglio della solita e tranquilla strada provinciale che passa e scorre esattamente di fronte alla nostra casa. È bastato percorrere appena cinquanta metri circa di distanza per trovarsi improvvisamente di fronte a una scena che non dimenticheranno mai per il resto della vita: hanno trovato per terra, sparpagliati sull’asfalto e nell’erba, i resti dilaniati del nostro amato cane». La spietatezza e la rapidità dell’attacco predatorio dei lupi sono state impressionanti e letali. Della povera cagnolina domestica, infatti, i grossi lupi affamati non hanno lasciato quasi nulla da poter seppellire: a terra è rimasta orribilmente adagiata, intrisa di sangue, praticamente soltanto la testa tranciata della povera Holly. Per le due povere donne che hanno accidentalmente fatto questa agghiacciante scoperta e hanno ritrovato l’animale a cui volevano bene ridotto in quelle pietose e raccapriccianti condizioni, l’impatto psicologico ed emotivo è stato a dir poco devastante. Un vero e proprio e indimenticabile trauma visivo e affettivo da cui sarà molto difficile, lungo e faticoso riprendersi psicologicamente nei mesi a venire.

Il terrore di Marco Motta: “I miei figli avevano passeggiato lì il giorno prima”

Oltre al lancinante e incolmabile dolore familiare per la perdita improvvisa e violentissima di un amatissimo e fedele animale da compagnia durato ben nove anni, subentra prepotentemente nella mente di Marco Motta un sentimento di puro, cieco e irrazionale terrore legato alla sicurezza umana e dei propri cari.
Il pensiero folle di ciò che sarebbe potuto accadere in circostanze leggermente diverse paralizza letteralmente il respiro dell’uomo e sposta immediatamente il fulcro del problema dalla semplice fauna selvatica al pesantissimo problema dell’incolumità fisica e dell’ordine pubblico cittadino. «Io ho due bambini piccoli in casa, figli in tenerissima età, rispettivamente di 5 e 10 anni», dichiara e sottolinea il padrone del cane sbranato, stringendo idealmente a sé i suoi piccoli con grande senso di protezione paterna. «Pensarci mi fa gelare totalmente il sangue nelle vene e mi toglie il sonno la notte: solo il giorno prima di questa spaventosa aggressione mortale, i miei due figli avevano tranquillamente e allegramente passeggiato, ignari di tutto, esattamente lungo quello stesso e identico e circoscritto tratto di strada di campagna dove poi, la mattina seguente, la nostra piccola Holly è stata intercettata, accerchiata e orribilmente sbranata senza pietà dal branco di lupi. E se al posto del nostro cane ci fossero stati i miei bambini a passeggiare lì fuori? È un pensiero spaventoso e inconcepibile». La convivenza forzata tra i sempre più numerosi ed esuberanti branchi di lupi selvatici appenninici e i residenti dei piccoli e isolati borghi abitati della zona agricola è diventata ormai palesemente una polveriera e un’emergenza sociale impossibile da ignorare per le deboli istituzioni locali e regionali. I lupi, spinti dalla cronica carenza di cibo nei boschi, non temono ormai più nulla: si spingono audacemente a valle, ignorano deliberatamente la luce del sole e i forti rumori delle attività umane, e arrivano spaventosamente a cacciare direttamente nei cortili privati delle abitazioni recintate, scatenando il totale e giustificato panico tra gli esasperati residenti piacentini.

Il lutto della famiglia e dei bambini: “Non prenderemo più animali”

Al di là del giustificato panico per la sicurezza pubblica, nella casa della famiglia Motta resta purtroppo soltanto l’amarezza sorda, le lacrime e il fortissimo dispiacere per un addio domestico così crudo, sanguinolento e inaspettato.
La parte umanamente più dura, emotiva e faticosa per l’intera famiglia è stata dover elaborare rapidamente e frettolosamente questo spaventoso lutto improvviso per poter poi affrontare lo scoglio psicologico più arduo e temuto in assoluto dai genitori: ovvero l’ingrato e dolorosissimo compito pedagogico di dover trovare le parole adatte, edulcorate ma sincere, per comunicare la notizia infausta ai bambini. «Abbiamo dovuto stringere i denti e spiegare amaramente, in lacrime, ai nostri due bambini che il loro adorato cane purtroppo non c’è più e non tornerà mai più a giocare con loro», conclude tristemente il suo lungo e amaro sfogo ai giornali il signor Motta. «Il bambino più grande, che ormai ha dieci anni e comprende perfettamente la situazione e le dinamiche, c’è rimasto davvero malissimo ed è rimasto inconsolabile per ore. È un vuoto davvero troppo difficile da colmare in famiglia, e lo shock di averla persa in questo modo così barbaro e selvaggio ha segnato profondamente noi adulti. Almeno per un po’ di tempo, per smaltire questa paura assurda e questo enorme dispiacere che abbiamo nel cuore, credo fermamente che in casa nostra non prenderemo più altri cuccioli o animali domestici». L’episodio cruento e angosciante della piccola Holly riaccende inevitabilmente e drammaticamente il rovente e irrisolto dibattito istituzionale sull’eterna e disfunzionale gestione della pericolosa fauna selvatica e spinge prepotentemente tutti i preoccupati cittadini residenti della Val Tidone a chiedere ufficialmente e con fermezza alle autorità amministrative di intervenire politicamente, e in tempi rapidissimi, per arginare la rischiosa calata dei lupi a valle, prima che al posto di un povero e indifeso animale domestico ci scappi, purtroppo, una tragedia umana irreparabile.

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Cronaca

Emergenza lupi nel Barese, nuovo avvistamento a Stanic: il branco punta la città

La paura e la psicosi si spostano pericolosamente verso il capoluogo pugliese: l’emergenza lupi nel barese è purtroppo tutt’altro che finita! Dopo il terrore vissuto nelle campagne di Noicattaro per le feroci aggressioni ai danni di alcuni bambini, un nuovo e inquietante avvistamento ha allarmato i residenti. Nel cuore della notte tra domenica e lunedì (il 21 settembre 2026), un grosso lupo è stato individuato e filmato da un cittadino mentre passeggiava indisturbato nella zona di Stanic (Bari), muovendosi lungo il canalone di San Giorgio Martire con il ponte Adriatico ben visibile sullo sfondo. Una vicinanza al centro cittadino e alle abitazioni che fa davvero tremare. Nel frattempo, i test del DNA hanno scagionato l’unica lupa catturata sabato scorso a Rutigliano: non è lei la colpevole degli assalti ai ragazzini. Questo significa che il vero, pericolosissimo branco responsabile delle violenze è ancora a piede libero! La Prefettura ha schierato una vera e propria task force armata di droni termici notturni, fototrappole e squadre di biologi e Forestali per stringere il cerchio prima che sia troppo tardi. Guarda i dettagli della caccia nel nostro articolo 👇

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Lupi

Bari – Il clima di profonda apprensione e di strisciante terrore che serpeggia ormai da settimane nelle sterminate campagne della provincia pugliese sembra non voler in alcun modo accennare a diminuire, ma rischia anzi di spostarsi inesorabilmente e drammaticamente verso i più densi e popolosi nuclei urbani. L’emergenza lupi nel barese, infatti, è tutt’altro che rientrata o sotto il totale controllo delle autorità.
La conferma ufficiale e inconfutabile di questa grave situazione di allarme è arrivata come una doccia gelata nelle scorse ore, a causa dell’ennesimo e inquietante avvistamento documentato. L’episodio, che ha subito riacceso la psicosi collettiva, risale ad appena tre giorni fa: per la precisione, nel cuore profondo della notte compresa tra domenica 20 e lunedì 21 settembre 2026. L’imponente animale selvatico non sarebbe stato scorto in zone remote o isolate del Tavoliere, ma sarebbe stato nitidamente visto aggirarsi con disinvoltura nel pieno del territorio del comune barese, penetrando silenziosamente nell’operosa zona industriale e residenziale di Stanic, arrivando a spingersi così sempre più pericolosamente a ridosso del brulicante centro abitato di Bari. Intorno all’una di notte, complice l’assenza di traffico veicolare, un attento residente della zona, rincasando a bordo della propria autovettura, lo avrebbe individuato a bordo strada e, vincendo l’iniziale spavento, lo avrebbe prontamente e coraggiosamente ripreso a debita distanza con l’obiettivo del suo smartphone. Il video amatoriale, caricato e diffuso istantaneamente sui principali e frequentatissimi gruppi social di quartiere, è diventato virale nel giro di pochissime ore, scatenando un accesissimo dibattito sulla sicurezza pubblica.

Il video social nella notte: un esemplare passeggia vicino al ponte Adriatico

Dall’attenta analisi e dalla successiva geolocalizzazione dei pochi, sgranati ma inequivocabili fotogrammi catturati dal cittadino terrorizzato, gli esperti faunistici e le forze dell’ordine hanno potuto tracciare con chirurgica esattezza l’impressionante e anomalo percorso notturno compiuto dal predatore.
Il grosso lupo solitario, caratterizzato da un mantello scuro e da una andatura furtiva, sarebbe stato avvistato esattamente nei pressi nevralgici di San Giorgio Martire. L’animale stava seguendo una precisa direttrice ecologica, spostandosi a ridosso del grande canalone idrico che dal quartiere periferico di Santa Caterina porta direttamente e inesorabilmente verso il cuore della viabilità di Bari. Un dettaglio inquietante ed emblematico emerge prepotentemente dalla visione della clip diffusa sui social: alle spalle dell’esemplare selvatico in perlustrazione, si staglia altissima e perfettamente riconoscibile nel buio la struttura illuminata a giorno del grande ponte Adriatico, simbolo dell’urbanizzazione moderna della città. Questa inusuale vicinanza geografica tra il grande e temuto predatore boschivo e una delle principali, pulsanti arterie di collegamento del capoluogo pugliese, testimonia in maniera plastica quanto l’animale selvatico fosse ormai vicinissimo, letteralmente a due passi, dalle abitazioni residenziali, ignorando del tutto la naturale e istintiva ritrosia verso le luci artificiali e i rumori molesti dell’uomo.

Il mistero delle aggressioni: la lupa catturata a Rutigliano è innocente

L’incursione solitaria a Stanic rappresenta soltanto l’ultimissimo capitolo, in ordine strettamente cronologico, di una complessa e spaventosa crisi ambientale che le istituzioni sanitarie e amministrative regionali stanno strenuamente cercando di arginare da settimane.
Il pensiero della cittadinanza e degli addetti ai lavori corre immediatamente e inevitabilmente a ricollegarsi ai terribili e drammatici fatti di sangue verificatisi in provincia. Proprio nella serata dello scorso sabato, dopo infinite battute notturne, il personale veterinario e le guardie zoofile erano finalmente riuscite a intercettare, sedare e catturare in assoluta sicurezza un bell’esemplare di lupo femmina (che vagava solitaria e sperduta nelle fitte campagne agricole situate al confine tra le frazioni di Noicattaro e Rutigliano). L’ipotesi investigativa principale era che la femmina appena assicurata alle gabbie potesse appartenere, se non addirittura guidare, quel famigerato e famelico branco selvatico che, da ben oltre un intero mese, ha messo in stato di massima allerta rossa l’intero territorio agricolo di Noicattaro. Si sperava che la cattura potesse mettere finalmente e definitivamente la parola “fine” alla scia di terrore legata alle recenti e violentissime aggressioni subite da alcuni bambini e ragazzini della zona. Tuttavia, le approfondite e meticolose analisi genetiche incrociate e i test biologici e del DNA condotti sul muso e sulle zampe dell’esemplare femmina hanno purtroppo dato esito negativo: la lupa, per quanto selvatica, non è risultata essere assolutamente la reale e diretta responsabile materiale di quelle terribili aggressioni umane. Un verdetto scientifico incontrovertibile che ha scagionato l’animale (salvandolo per fortuna da un probabile abbattimento sanitario), ma che ha parallelamente ripiombato nel terrore più nero l’intera comunità locale, consapevole che il vero “lupo cattivo” e il suo pericolosissimo branco sono ancora liberi di circolare indisturbati e affamati nelle vicinanze.

La caccia continua: in campo droni termici e la task force della Prefettura

Proprio a fronte di questa grossa e pesante battuta d’arresto nelle indagini biologiche, la capillare e gigantesca caccia ai predatori si è addirittura intensificata, ricorrendo all’impiego massiccio di tecnologie avanzatissime e militari.
Le complesse operazioni operative e strategiche sono saldamente e costantemente guidate da una grandissima task force interistituzionale appositamente istituita, un vero e proprio tavolo di crisi coordinato direttamente dalla Prefettura di Bari per non lasciare alcun dettaglio al caso. A questo massiccio e dispendioso sforzo organizzativo e logistico partecipano attivamente e quotidianamente i vertici della Regione Puglia, i funzionari del Comune di Noicattaro, le eccellenze delle strutture veterinarie pubbliche e degli istituti faunistici regionali, affiancati dal braccio operativo del Cnr-Iret e dell’Asl Bari, supportati in maniera robusta dalla Polizia Metropolitana, dai militari dei Carabinieri e dagli esperti pattugliamenti dei Carabinieri Forestali (ex Corpo Forestale dello Stato). Questa immensa coalizione di forze pubbliche sta lavorando silenziosamente e senza sosta, scandagliando il territorio metro per metro. Le attività investigative si svolgono attraverso metodologie scientifiche e perlustrative: le campagne sono state letteralmente tappezzate con l’utilizzo di centinaia di fototrappole mimetiche a infrarossi, mentre sul campo si susseguono ininterrotti i sopralluoghi dei biologi per la capillare ricerca di fresche impronte, resti di prede o peli per campioni biologici utili ai test del DNA. Durante le ore notturne, inoltre, per cercare di individuare visivamente i movimenti del branco fantasma, i cieli delle campagne e della periferia barese (come Stanic) vengono costantemente e silenziosamente sorvolati da una sofisticatissima e avanzata flotta di droni di ultima generazione, equipaggiati con potentissime telecamere termiche capaci di rilevare il prezioso calore corporeo dei lupi nel buio più totale. La guerra ecologica e nervosa tra uomo e predatore alle porte di Bari è appena cominciata.

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