Rimani in contatto con noi
#

Attualità

Vertenza CallMat, il bando va deserto: 350 famiglie materane appese a un filo. Sindacati in trincea: “Basta rinvii, in ballo c’è la dignità delle persone”

Il bando regionale da 6 milioni va deserto, 350 famiglie lucane ripiombano nell’incubo disoccupazione. L’urlo di dolore dei sindacati uniti per la vertenza CallMat: “Basta rinvii, la politica dia risposte certe o muore l’industria della Basilicata”. ✊ 🏭 💼

Pubblicato

a

callmat_romaj

Matera – Ci sono vertenze sindacali che si leggono distrattamente e freddamente sui giornali economici, interpretate come semplici numeri in calo o fredde statistiche di bilancio. E poi ci sono vertenze che sanguinano, che tolgono inesorabilmente il sonno e che si consumano silenziosamente, sera dopo sera, all’interno delle mura domestiche. La gravissima crisi della CallMat di Matera appartiene purtroppo a questa seconda, dolorosissima categoria umana. Da oltre due anni, ben 350 lavoratrici e lavoratori materani — e di conseguenza 350 intere famiglie del nostro Sud — vivono incatenati in un limbo psicologico ed economico inaccettabile, in attesa disperata di capire se avranno ancora un lavoro, uno stipendio dignitoso e un futuro nella loro terra. L’ultimo, amarissimo capitolo di questa lunghissima odissea burocratica si è consumato nelle scorse ore presso il tavolo istituzionale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT): il bando milionario promosso dalla Regione Basilicata per tentare di salvare il sito è andato clamorosamente deserto. Nessuna aggiudicazione, nessuna fumata bianca. Solo l’ennesima, gelida doccia fredda che ha scatenato la forte e sacrosanta ribellione dei sindacati lucani.

Il gelo sul bando regionale: una doccia fredda per chi aspettava solo il rilancio

La drammatica notizia del mancato esito del bando rappresenta uno snodo critico e doloroso. Quello strumento politico regionale, finanziato con una dotazione importantissima di 6 milioni di euro di soldi pubblici, costituiva infatti la scialuppa di salvataggio principale per favorire il tempestivo reimpiego e il ricollocamento di questo preziosissimo personale, peraltro altamente specializzato. Durante le lunghe interlocuzioni dei mesi scorsi, era emerso un timido ma reale interesse da parte di alcuni soggetti imprenditoriali privati. Tuttavia, al momento cruciale di mettere nero su bianco e formalizzare le offerte, queste manifestazioni d’intenti si sono sciolte tragicamente come neve al sole: le aziende coinvolte non si sono sentite nelle solide condizioni di rispettare le stringenti tempistiche richieste dalla Regione, né, soprattutto, di poter garantire il sacrosanto assorbimento dell’intera e delicata platea dei 350 lavoratori. Il risultato finale? Un bando andato deserto che riporta centinaia di famiglie lucane all’amaro punto di partenza, immerse ancora una volta nell’incubo dell’incertezza quotidiana e nel terrore dello spettro della disoccupazione.

Dieci milioni sul tavolo e l’ostacolo cieco della burocrazia: le mani legate della Regione

Il paradosso più doloroso e beffardo di questa intricata vertenza, però, è che i fondi pubblici, incredibilmente, ci sono. Ai 6 milioni previsti originariamente dal bando regionale, si aggiungono infatti ulteriori 4 milioni di euro collegati ai progetti in cantiere stipulati con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Parliamo, cifre alla mano, di una disponibilità economica totale di ben 10 milioni di euro: un vero e proprio “tesoretto” che la Regione Basilicata ha formalmente confermato di voler mantenere blindato e tenacemente accantonato per sostenere le future politiche industriali del sito materano. Ma proprio qui subentra la fredda e spietata tagliola della burocrazia europea: nel rigoroso e formale rispetto delle stringenti normative comunitarie in materia di aiuti di Stato, la Regione non può fisicamente procedere ad affidamenti diretti di queste vitali risorse pubbliche in favore esclusivo di CallMat. I fondi ci sono, ma restano tragicamente bloccati in un labirinto di scartoffie e procedure che impongono bandi limpidi, trasparenti e attrattivi, mentre le famiglie dei dipendenti, a casa, fanno fatica a fare la spesa o a pagare i libri scolastici dei figli aspettando che le carte si sblocchino.

L’ombra minacciosa dell’Intelligenza Artificiale e la mediazione romana: si punta al 2026

La profonda e radicata crisi che sta letteralmente divorando CallMat non è purtroppo un inaspettato fulmine a ciel sereno, ma si inserisce prepotentemente in una tempesta perfetta che sta travolgendo da mesi l’intero, delicatissimo settore dei contact center e dei servizi di CRM/BPO in tutta la penisola italiana. È un comparto nevralgico in cui i lavoratori umani si trovano sempre più spesso, purtroppo, a dover competere con le fredde risposte automatizzate e con la dirompente diffusione dell’Intelligenza Artificiale, che taglia i costi ma distrugge il lavoro. Proprio per questo serve un miracolo di politica industriale vera, lungimirante, e non le solite soluzioni tampone all’italiana. Nel corso del teso confronto romano, il MIMIT ha confermato la ferma volontà di proseguire la delicata mediazione tra TIM, CallMat, la Regione lucana e i sindacati. L’unica, debole fiammella di speranza al momento è l’impegno preso da TIM e CallMat a proseguire costruttivamente il confronto per garantire la prosecuzione delle attività, prolungando l’utilizzo vitale degli ammortizzatori sociali (compreso il provvidenziale contratto di solidarietà) almeno fino al termine dell’anno 2026. Si tratta di un prezioso ponte temporale per non far precipitare i lavoratori nell’abisso, ma che necessita obbligatoriamente di una soluzione strutturale e definitiva alla fine del tunnel.

Il grido di dolore dei sindacati uniti: “Non si può più scherzare impunemente con la vita delle persone”

Di fronte a questo logorante stallo burocratico, la voce del sindacato lucano si alza compatta, forte e profondamente indignata. I Segretari regionali Anna Russelli (SLC CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTel CISL), Giovanni Letterelli (UIL FPL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) hanno dettato la linea senza usare alcun mezzo termine e battendo i pugni sul tavolo. “Non è più il tempo dei rinvii o delle scuse. I lavoratori e le loro provate famiglie non possono continuare a vivere in questa insopportabile e logorante incertezza, alimentata quasi quotidianamente da indiscrezioni di stampa, annunci illusori e smentite repentine che non fanno altro che accrescere a dismisura la tensione nervosa e la preoccupazione sociale del territorio”. I rappresentanti in trincea dei lavoratori chiedono con forza e disperazione alla politica di ripensare drasticamente gli strumenti finora adottati, rendendo i nuovi bandi concretamente attrattivi per i privati e sbloccando con massima urgenza i milionari progetti strutturali con il Poligrafico dello Stato.

Oltre la singola vertenza aziendale: in ballo oggi c’è il futuro economico e industriale dell’intera Basilicata

Il tempo a disposizione, intanto, stringe inesorabilmente, e il prossimo attesissimo vertice ministeriale, previsto a breve scadenza, ha il dovere morale di fornire finalmente risposte tangibili e definitive ai lavoratori. Quello che si sta pericolosamente giocando oggi nella città di Matera non è semplicemente il triste destino di un’azienda locale in momentanea difficoltà finanziaria. È letteralmente in gioco l’intero futuro industriale di una regione che rischia concretamente di perdere pezzi insostituibili di classe lavoratrice altamente qualificata, favorendo il drammatico esodo dei propri giovani talenti verso il Nord Italia o verso l’estero. “Oltre 350 lavoratrici e lavoratori, da oltre due anni, chiedono semplicemente allo Stato il sacrosanto diritto costituzionale di poter continuare a lavorare con onestà”, ricordano i leader sindacali a chiusura della nota. E di fronte al diritto inalienabile di poter dare da mangiare ai propri figli con il sudore della propria fronte, la politica tutta e le istituzioni dello Stato hanno un solo, ineludibile dovere morale: trovare una soluzione vera, stabile e duratura. Ora e senza più indugi.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Attualità

Estate da record: l’Italia si prende la corona del turismo e annienta Francia e Spagna. È il Paese più sicuro d’Europa e i piccoli borghi rinascono

Quest’anno non ce n’è per nessuno: l’Italia si riprende la corona di regina assoluta del turismo europeo! 👑 🇮🇹 I dati di questa caldissima estate 2026 certificano un trionfo senza precedenti: nella settimana di Ferragosto abbiamo letteralmente polverizzato i nostri eterni rivali, staccando la Spagna e umiliando la Francia (con ben 19 punti percentuali in più di riempimento strutture!). Boom pazzesco di turisti stranieri che ci considerano “la meta più sicura d’Europa”. Ma la vera, bellissima notizia è la rivincita dei nostri meravigliosi piccoli borghi di provincia: presi d’assalto per l’enogastronomia e l’autenticità, il turismo li sta salvando dallo spopolamento! Siete orgogliosi di questi numeri da record? Leggete tutti i dettagli economici e la mappa delle regioni più gettonate nel nostro approfondimento! 👇 🍕🏖️

Pubblicato

a

Turisti alla Fontana di Trevi a Roma

Roma – Quella che stiamo vivendo non è soltanto un’estate torrida dal punto di vista meteorologico, ma è destinata a passare alla storia come una delle stagioni più roventi (e redditizie) per l’economia turistica del nostro Paese. I dati appena diffusi non lasciano spazio a interpretazioni: il 2026 è l’anno del definitivo, storico sorpasso. L’Italia si prende con prepotenza la corona di prima meta turistica in Europa, spazzando via la storica concorrenza dei giganti Francia e Spagna. Un trionfo che si regge su due pilastri fondamentali: la percezione internazionale del nostro Paese come “porto d’approdo sicuro” in uno scacchiere globale sempre più instabile, e una straordinaria valorizzazione non solo delle grandi città d’arte, ma soprattutto di quell’inestimabile tessuto di piccoli borghi che costituisce l’anima più autentica della nazione.

I numeri del boom: un’estate d’oro certificata da Bankitalia

A parlare, prima ancora degli esponenti politici, sono i numeri inconfutabili dell’economia. La Banca d’Italia ha infatti certificato che già nel mese di maggio il saldo della bilancia turistica dei pagamenti ha segnato un avanzo mostruoso di ben 2,7 miliardi di euro, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma è addentrandosi nei dati elaborati dall’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo che si comprende la reale portata dello tsunami di visitatori. Soltanto nel mese di luglio 2026, si sono registrati sul territorio nazionale oltre 4 milioni di presenze in più e 1 milione di arrivi in più rispetto all’anno precedente.

A trainare questa locomotiva c’è senza dubbio il mercato internazionale (la componente estera delle presenze fa segnare un clamoroso +6,0%), ma anche gli stessi italiani (+2,3%) stanno premiando sempre di più le vacanze entro i confini nazionali. Sorridono tutti i comparti dell’accoglienza: dalle strutture alberghiere tradizionali (+2,5%) all’universo extra-alberghiero come b&b e agriturismi, che vola a un incredibile +6,7%.

L’Italia sul tetto d’Europa: il sorpasso storico nella settimana di Ferragosto

È proprio in questi giorni frenetici, a cavallo di Ferragosto, che l’Italia dimostra di non avere rivali nel vecchio continente, toccando un picco di saturazione delle strutture del 65,4%. I dati snocciolati polverizzano letteralmente i principali competitor storici del Mediterraneo. Considerando l’intera estate, l’Italia stacca la Spagna di 6,7 punti percentuali e umilia la Francia con ben 16,1 punti di scarto. Una forbice che si allarga a dismisura proprio nella settimana clou del Ferragosto, dove il nostro Paese distanzia gli spagnoli di 5,6 punti e lascia al palo i francesi con un distacco abissale di ben 19 punti percentuali.

La mappa del successo e la grande rivincita dei piccoli Comuni

Sul piano prettamente geografico, la mappa del successo estivo premia un po’ tutta la Penisola, dalle destinazioni alpine fino all’estremo Sud. Restano su livelli di saturazione eccezionali, stabilmente sopra il 60%, Regioni regine del turismo balneare e culturale come la Sardegna (63,4%), il Veneto (63,3%), la Sicilia (63%), il Friuli-Venezia Giulia (62,7%), l’Emilia-Romagna (60,7%) e le Marche (60,3%).

Ma il dato sociologicamente più bello ed entusiasmante riguarda i piccoli Comuni e il turismo legato alle sagre di paese. Le piccole realtà di provincia registrano un boom di arrivi (+5,3%) e presenze (+4,6%). È il trionfo del turismo diffuso ed “esperienziale”. Un flusso di persone che si rivela ossigeno vitale contro la piaga dello spopolamento demografico, specialmente nelle aree interne del Mezzogiorno: ripopolare i borghi con il turismo significa innescare processi di vera e propria rigenerazione urbana e sociale.

Il plauso del Governo: “Un lavoro di squadra per destagionalizzare”

Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, non nasconde l’enorme soddisfazione del Governo Meloni per aver guidato, con precise campagne di promozione, questo rilancio: «Questi risultati ci rendono profondamente orgogliosi e sono il frutto di un grande lavoro di squadra fatto con le Regioni, con gli operatori del settore e con le associazioni. Abbiamo puntato fortissimo su digitalizzazione, accessibilità e promozione. Oggi l’Italia è percepita, a livello internazionale, come la destinazione europea più sicura in assoluto. E la crescita non si limiterà a luglio e agosto: l’obiettivo è destagionalizzare, perché il nostro turismo lavora e deve lavorare dodici mesi l’anno».

Continua a Leggere

Esteri

Due miliardi di euro di aiuti, una condizione politica: la nuova posizione dell’Unione Europea nei confronti di Afghanistan

Pubblicato

a

Unione Europea

Redazione- A cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, l’Unione Europea lancia un messaggio chiaro all’Afghanistan e alla comunità internazionale: continuerà a sostenere il popolo afghano, ma senza riconoscere né legittimare il governo talebano.

Mentre milioni di cittadini afghani affrontano una grave crisi economica, povertà e limitazioni sempre più pesanti, Bruxelles afferma che non interromperà il proprio sostegno. L’ultimo esempio concreto è lo stanziamento di 10 milioni di euro al Fondo umanitario per l’Afghanistan, un contributo che l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha definito essenziale per garantire la continuità degli aiuti alle persone più vulnerabili.

Dietro questi interventi umanitari, tuttavia, emerge anche un messaggio politico preciso: l’Unione Europea vuole mantenere una distinzione netta tra il sostegno alla popolazione afghana e il riconoscimento dei talebani. Secondo Bruxelles, il dialogo con il gruppo al potere serve esclusivamente a proteggere gli interessi fondamentali della popolazione e a garantire servizi essenziali, ma non rappresenta in alcun modo un atto di legittimazione politica.

Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, ha dichiarato che l’UE rimane uno dei principali sostenitori dell’Afghanistan e l’unica presenza diplomatica occidentale ancora attiva nel Paese. Allo stesso tempo, ha sottolineato che qualsiasi passo verso un eventuale riconoscimento dei talebani dipenderà dal rispetto di precise condizioni internazionali.

Tra queste condizioni figurano il rispetto dei diritti delle donne e delle ragazze, la creazione di un governo inclusivo, il rispetto degli impegni internazionali dell’Afghanistan e la garanzia che il territorio afghano non venga utilizzato da gruppi terroristici.

Negli ultimi cinque anni, l’Unione Europea ha destinato oltre due miliardi di euro all’Afghanistan. Questi fondi sono stati utilizzati per interventi umanitari, assistenza sanitaria, istruzione, sostegno ai mezzi di sussistenza e copertura dei bisogni fondamentali della popolazione.

Nonostante gli aiuti, l’Europa avverte che la crisi afghana è ancora lontana dalla soluzione. Dopo il crollo dell’economia nazionale, circa metà della popolazione continua ad avere bisogno di assistenza umanitaria, mentre le restrizioni sui diritti umani, in particolare quelli delle donne e delle ragazze, rimangono una delle principali preoccupazioni della comunità internazionale.

L’Unione Europea ha inoltre evidenziato i rischi regionali legati all’instabilità dell’Afghanistan, tra cui terrorismo, traffico di droga, cambiamenti climatici e flussi migratori incontrollati.

La posizione europea resta quindi sospesa tra solidarietà e diplomazia: Bruxelles continua ad aiutare il popolo afghano, ma mantiene una linea politica ferma nei confronti dei talebani. Gli aiuti proseguiranno, ma un eventuale riconoscimento internazionale dipenderà da cambiamenti concreti nelle politiche e nel comportamento dell’attuale governo afghano.

Il messaggio dell’Unione Europea è dunque duplice: sostenere l’Afghanistan sì, riconoscere i talebani no, almeno finché non verranno rispettati i criteri stabiliti dalla comunità internazionale.

Continua a Leggere

Attualità

Terna – a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Pubblicato

a

Infografiche Luglio 2026_ITA

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A LUGLIO CONSUMI ELETTRICI SOSTENUTI DALLE TEMPERATURE ELEVATE: +8,3% RISPETTO AL 2025

Record assoluto della domanda di energia elettrica per il mese di luglio: superati i 32 TWh

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

Roma, 13 agosto 2026 – A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Si conferma l’andamento positivo dei consumi industriali. Secondo le elaborazioni di Terna sull’indice IMCEI, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, a luglio il dato è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel periodo gennaio-luglio 2026 l’indice evidenzia una crescita del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Prosegue, inoltre, la crescita della produzione fotovoltaica (6,7 TWh, +20,6% rispetto a luglio

2025), principalmente guidata dall’aumento della capacità installata: +3.791 MW da gennaio

a luglio 2026, +6.874 MW rispetto a luglio 2025.

Complessivamente, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,5% del fabbisogno.

Da gennaio a luglio fabbisogno in aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025

La variazione positiva di luglio recupera pienamente il calo osservato nello stesso mese dello scorso anno (-3,1%) ed è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e con una temperatura media mensile superiore di 1,2°C rispetto a quella di luglio 2025 e di quasi 2°C rispetto alla media mensile decennale. In particolare, negli ultimi cinque giorni del mese, le temperature hanno superato la media stagionale fino a circa 6°C, contribuendo alla crescita del fabbisogno.

Corretto dagli effetti di temperatura e calendario, il dato segna un aumento del 5,1%.

In termini congiunturali, la richiesta elettrica destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario e temperatura registra un incremento dell’1,6%. Il dato conferma il terzo mese consecutivo di crescita e riporta il trend, per la prima volta, sui livelli precedenti la crisi energetica del 2022.

A livello territoriale, la variazione tendenziale è positiva in tutto il Paese: +8,3% al Nord, al Sud e nelle isole e +7,9% al Centro.

Consumi dei servizi in crescita a maggio

L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, UNARETI, A-Reti, Edyna, DUERETI e Deval), e presentato in differita di due mesi rispetto ai dati dell’IMCEI, ha mostrato a maggio 2026 un incremento dell’1,2%.

I primi cinque mesi dell’anno risultano in aumento dell’1,1%.

A luglio 745 MW di nuova capacità rinnovabile installata

Produzione fotovoltaica e consumi industriali

A luglio, la produzione nazionale ha coperto l’84,4% della domanda elettrica, mentre il restante 15,6% è stato soddisfatto dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.

La produzione nazionale netta si è attestata a 27,7 TWh (+7,9%). Anche il saldo estero è cresciuto (+10,2%), per effetto dell’aumento dell’importazione (+4,4%) e della riduzione dell’esportazione (-49,3%). In crescita la fonte termica (+14,1%) per effetto della stabilità delle fonti rinnovabili (+0,8%) e a copertura della rilevante crescita del fabbisogno.

Nel complesso, la produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 41,5% della domanda elettrica

nazionale (contro il 44,5% dello scorso anno). In flessione la fonte eolica (-20,3%), idrica (-

14,9%), geotermica (-3,6%), le biomasse (-2%) e in aumento la produzione fotovoltaica (+20,6%).

In relazione alla produzione fotovoltaica, rispetto a luglio 2025 si evidenzia un incremento di

1.144 GWh attribuibile soprattutto alla maggior capacità installata (+946 GWh e in parte

minore all’effetto producibilità (+198 GWh).

Secondo le rilevazioni di Terna, a luglio la capacità installata rinnovabile è aumentata di 745 MW, con un contributo degli impianti connessi in alta tensione pari a 405 MW, tra solare ed eolico. Al 31 luglio si registrano 87,70 GW di potenza installata, di cui, in particolare, 47,30 GW di solare e 14,0 GW di eolico.

Relativamente agli accumuli, in Italia si registrano 948.154 impianti che corrispondono a

19,43 GWh di capacità e 8,0 GW di potenza nominale.

I dati sempre consultabili online

L’analisi dettagliata della domanda elettrica mensile provvisoria del 2025 e del 2026 è disponibile nella pubblicazione “Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico”, consultabile alla voce “Sistema elettrico >> Dispacciamento >> Dati esercizio” del sito www.terna.it

I dati in tempo reale sull’esercizio del sistema elettrico nazionale sono inoltre consultabili sull’app di Terna disponibile sui principali store:

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.terna.energia&hl=it

https://apps.apple.com/it/app/terna/id1458535498

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza