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Politica

Fronte fascista e chat shock, Sforzini lancia l’allarme: “Stiamo scherzando col fuoco”

La scoperta di una chat degli orrori piena di apologia nazista, inneggiamenti a Hitler, antisemitismo ed esaltazione delle stragi, frequentata assiduamente da 14 giovanissimi minorenni italiani indagati per eversione neonazista, squarcia drammaticamente la politica nazionale. A lanciare l’allarme rosso e una vera e propria chiamata al fronte costituzionale ci ha pensato Luca Sforzini, intellettuale e presidente di Rinascimento Nazionale: “Quando questi raccapriccianti simboli, questo antisemitismo cieco e le nostalgie dei totalitarismi vengono sdoganati e colpevolmente minimizzati dalla società civile definendoli semplice folklore o provocazione politica, si abbassano letali barriere immunitarie. Stiamo letteralmente scherzando col fuoco. Quando il veleno neonazista infetta e arriva alle giovani menti dei nostri ragazzi, significa che gli adulti hanno atteso troppo”. Nel suo accorato appello pubblico dal Piemonte, Sforzini lancia una pesantissima e chiara e inequivocabile sfida all’anima della destra di governo: “Una destra davvero e fieramente costituzionale deve tracciare un muro senza il minimo spazio o calcolo di ambiguità, bisogna fare un asse comune escludendo categoricamente dalla vita civile chi mantiene doppiezze su questi temi minacciando così la tenuta democratica della Nazione intera”. Leggi l’urlo e la presa di posizione durissima contro il razzismo👇

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Sforzini

Castellar Ponzano (Alessandria) – Mentre i salotti televisivi, le alte sfere dirigenziali e i corridoi del potere della politica romana continuano incessantemente e fastidiosamente a litigare, scontrarsi e speculare in maniera astratta e filosofica su riforme e definizioni legislative, la drammatica, cupa e violenta realtà della cronaca nera irrompe brutalmente e prepotentemente nel dibattito pubblico, squarciando un velo di omertà e di sottovalutazione sociale spaventoso. Nelle scorse e frenetiche ore, le agenzie di stampa nazionali hanno infatti battuto una notizia a dir poco agghiacciante: una vasta operazione di polizia ha portato alla perquisizione domiciliare di ben quattordici minorenni italiani, tutti gravemente e formalmente indagati e pesantemente coinvolti all’interno di una complessa e delicatissima inchiesta giudiziaria incentrata sull’attività sovversiva di inquietanti ambienti eversivi di chiara e inequivocabile matrice neonazista e suprematista. Di fronte all’emersione di questo torbido, putrido e pericoloso calderone di odio giovanile in rete, la reazione del mondo della cultura e della politica non si è fatta fortunatamente e doverosamente attendere. A sollevare immediatamente un argomentato, pesantissimo e durissimo scudo morale, istituzionale e civile è stato Luca Sforzini, intellettuale e presidente in carica del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dal suo quartier generale piemontese, il noto pensatore ha diffuso in data odierna una nota stampa dai toni apocalittici ma lucidissimi, lanciando un disperato e accorato appello a tutte le forze sane, moderate e democratiche della Nazione affinché non si volti più il viso dall’altra parte derubricando questi fenomeni eversivi a semplici bravate adolescenziali, ma si prenda finalmente e civilmente atto della mastodontica minaccia eversiva che sta infettando silenziosamente il Paese e le sue nuove generazioni.

Quattordici minorenni indagati: il letale veleno neonazista corre nelle chat

Lo scenario dipinto e tratteggiato in maniera minuziosa e inquietante dai fascicoli investigativi aperti dalla Procura dei minori e dagli uomini della Digos ha contorni letteralmente foschi, angoscianti e cinematografici, che stridono spaventosamente e irrimediabilmente con la giovanissima, innocente e immatura età anagrafica dei tantissimi ragazzi inquisiti e perquisiti all’alba nelle loro camerette.
«Quattordici ragazzini, quattordici giovanissimi minorenni italiani si ritrovano oggi tragicamente e penalmente coinvolti, indagati e travolti nelle recenti perquisizioni giudiziarie disposte dalla magistratura inquirente nell’ambito di un’indagine inquietante su pericolosi e violenti ambienti neonazisti e suprematisti», esordisce con estremo sdegno e palese e viscerale orrore Luca Sforzini, leggendo e commentando i primi e scarni resoconti trapelati dai freddi verbali degli investigatori. «Questi ragazzini comunicavano costantemente e fanaticamente attraverso delle chiuse, criptate e settarie chat digitali e gruppi social privati all’interno delle quali circolavano, in maniera ossessiva e quotidiana, messaggi traboccanti del più bieco e puro antisemitismo, raccapriccianti, orrendi e inaccettabili tesi a favore del negazionismo e del revisionismo storico della Shoah, e finanche un fanatico, ritualistico e cieco culto personale rivolto all’ingombrante figura del dittatore Adolf Hitler e delle feroci milizie sanguinarie delle SS. Ad aggravare il tutto, non mancava la costante e psicotica esaltazione feticistica della violenza stragista e persino preoccupanti e cupi riferimenti organizzativi all’agghiacciante e reale possibilità di compiere degli attentati fisici e armati mirati. Certo, legalmente sono solo dei ragazzi poco più che bambini, ma noi adulti e legislatori non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, assolutamente ignorare o provare a minimizzare vigliaccamente la reale portata e l’immensa gravità del pericolo democratico che stiamo correndo. Stiamo letteralmente e colpevolmente scherzando con il fuoco vivo».

“L’antisemitismo non è folklore”: l’attacco frontale alle nostalgie tollerate

L’allarme civile lanciato a reti unificate dal fondatore del Centro Studi piemontese non si limita però all’amara constatazione del degrado etico e morale di una singola o sfortunata generazione di adolescenti adescati in rete, ma individua chirurgicamente, storicamente e politicamente le precise e imperdonabili responsabilità morali degli adulti e, in particolare, di un certo mondo mediatico compiacente.
Il dito accusatore di Sforzini è puntato, duramente, implacabilmente e senza alcuno sconto, contro quella perniciosa, strisciante, trasversale e purtroppo popolarissima e tollerata malsana tendenza a banalizzare le derive razziste in nome di una presunta e finta “libertà di scherno”. «Quando dei simboli funesti, delle note e tragiche parole d’ordine sanguinarie e delle pericolosissime e inaccettabili nostalgie organizzate del regime nazifascista vengono costantemente, sistematicamente e colpevolmente derubricate e rimpicciolite dalla società civile a semplice e pittoresco ‘folklore’ da stadio, a banale provocazione mediatica da talk show, a stupida e infantile goliardia goliardica da bar o a un’innocua e giustificabile radicalità politica giovanile extraparlamentare, si contribuisce direttamente, fattivamente e irrimediabilmente ad abbassare progressivamente e inesorabilmente una fondamentale e invalicabile barriera culturale e immunitaria, che invece in questo Paese dovrebbe restare altissima e insormontabile per chiunque», tuona in maniera furente e accorata il presidente. «Dobbiamo capire, imprimendocelo a fuoco nella mente e nei libri di scuola, un concetto base: l’antisemitismo strisciante non è e non sarà mai una forma di folklore cittadino. Il nazismo assassino non è folklore, non è uno scherzo goliardico. Il razzismo ideologico non è affatto folklore da tollerare con un sorriso indulgente. E la violenza politica programmata e propagandata in rete non è, e non può mai essere, considerata o giustificata come folklore. Mai».

La sfida alla destra di governo: tracciare un netto confine coi totalitarismi

Consapevole del delicatissimo momento storico che sta attraversando l’intera impalcatura partitica e repubblicana in queste infuocate e tesissime settimane (tra piazze di estrema destra che urlano, richieste revisionistiche di abolire le leggi antifasciste e polemiche in Senato sui voti al ddl contro le discriminazioni religiose), Sforzini lancia anche un pesantissimo e mirato salvagente e monito ai palazzi del potere.
«In questo mio amaro e doloroso sfogo pubblico non si tratta assolutamente o banalmente di voler per forza criminalizzare, stigmatizzare o etichettare scorrettamente un’intera e legittima area politica conservatrice, né tantomeno si tratta di voler goffamente attribuire colpe morali o responsabilità oggettive a chi onestamente non ne ha affatto», chiarisce sapientemente e strategicamente l’intellettuale, rivolgendosi indirettamente ma esplicitamente proprio all’anima più matura del governo e della maggioranza partitica in Parlamento. «Si tratta esattamente e precisamente dell’esatto contrario istituzionale: noi tutti abbiamo oggi il preciso e urgente dovere civico di impedire e bloccare sul nascere il fatto che la legittima e democratica destra italiana venga confusa, mischiata, inquinata o tristemente associata a dei fenomeni eversivi che appartengono inevitabilmente alla spazzatura della storia del totalitarismo novecentesco, del razzismo e dell’antisemitismo criminale. Una destra europea che voglia davvero e sinceramente definirsi moderna, credibile e fieramente costituzionale deve assolutamente, oggi più che mai, avere la forza politica e il coraggio elettorale di tracciare pubblicamente questo muro e questo confine insormontabile di decenza democratica in maniera chiara, perentoria e senza la minima, colpevole o opportunistica ombra di ambiguità».

L’appello di Rinascimento Nazionale: “Costituzione e Cristianesimo contro l’odio”

La chiusura della nota stampa, diramata all’ombra delle mura dello storico Castello Sforzini di Castellar Ponzano in provincia di Alessandria, assume e si eleva ai contorni drammatici, spirituali e quasi profetici di una vera e propria e formale chiamata alle armi civili in difesa della democrazia.
«Quando questo letale e schifoso veleno dell’odio eversivo arriva persino a contagiare le menti plasmabili dei nostri ragazzi e dei nostri figli, allora significa inesorabilmente e inequivocabilmente che abbiamo tutti noi già aspettato decisamente troppo tempo per reagire», prosegue incalzando duramente e amaramente il presidente Sforzini. «Chi, nel mondo dei grandi e della politica adulta, continua stoltamente, biecamente e opportunisticamente a giocare a dadi con certe oscure nostalgie dittatoriali e razziste, dovrebbe capire in fretta che le parole, i simboli e i falsi miti politici sdoganati con facilità possono avere delle conseguenze nefaste e molto concrete sulle azioni dei più deboli. È ora di smettere questo gioco al massacro intellettuale. Lancio dunque un accorato, solenne e formale appello a tutte le innumerevoli forze politiche, civili e partitiche che si riconoscono sinceramente nel sacro perimetro della nostra Costituzione repubblicana, nel senso basico di umanità e nel limite umano che per primo l’alto Cristianesimo (quello vero e universale, a cui invece alcuni esponenti oltranzisti si appellano troppo spesso in maniera falsa, subdola, elettorale e prettamente strumentale) pone eticamente e duramente all’odio, alla violenza cieca e al rigetto o rifiuto del nostro prossimo. Bisogna fare immediatamente un compatto e solido fronte comune in Aula e nel Paese, andando a escludere categoricamente e politicamente dai tavoli tutti coloro che conservano, coccolano o sfruttano volutamente ambiguità e doppiezze verbali su questi delicatissimi temi che, nei fatti, minacciano letalmente la tenuta democratica e pacifica della nostra Nazione. Questo è a tutti gli effetti un gravissimo attacco eversivo ai gangli dello Stato. Dobbiamo reagire ora, prima che sia troppo tardi».

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Politica

La svolta verde dei trasporti che rottama i vecchi pullman inquinanti: Andrea Dara svela il maxi-piano Pnrr da 370 milioni per la Lombardia

I fondi del Pnrr rottamano le vecchie flotte inquinanti e il domani dei trasporti lombardi viaggia a emissioni zero su vetture d’avanguardia! Il deputato della Lega Andrea Dara ha ufficializzato oggi, sabato 26 settembre 2026, lo sblocco di un colossale finanziamento dello Stato da 371,5 milioni di euro per l’arrivo in Lombardia di ben 591 autobus di ultimissima generazione. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica del MIT guidato da Matteo Salvini, che mette a terra un piano strategico per 11 città (tra cui Milano, Cremona, Bergamo e Pavia) per rivoluzionare il benessere quotidiano di studenti under 30 e lavoratori pendolari. Un comfort funzionale perfetto integrato in un maxi-bando nazionale da 2 miliardi di euro per sconfiggere l’isolamento da smartphone: scoprite la mappa dei bus nel nostro articolo! 👇

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On. Andrea Dara

Milano – Un’imponente ondata di ammodernamento tecnologico, transizione ecologica e rigore ingegneristico si appresta a rivoluzionare i flussi della mobilità urbana della regione, trasformando le strade e le corsie preferenziali in un’autentica officina di sostenibilità, risorsa terapeutica e sicurezza civile per tutta la cittadinanza. Il trasporto pubblico locale, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dei mezzi obsoleti e inquinanti di plastica, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di rispondere con onestà alle richieste dei rioni, offrendo alle famiglie e ai lavoratori un’oasi di comfort funzionale perfetto e di mobilità pulita, lontana dall’asfissia del traffico metropolitano. Oggi, sabato 26 settembre 2026, i monitor della contabilità statale hanno registrato lo sblocco di un imponente capitolo di spesa macroeconomica: grazie ai fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono in arrivo sul territorio lombardo ben 591 autobus di ultimissima generazione per un investimento record da 371,5 milioni di euro.

I dati della rivoluzione meccatronica sulle strade lombarde sono stati ufficializzati con spavaldo orgoglio e ferma determinazione politica dal deputato mantovano della Lega, Andrea Dara. La cabina di regia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), guidata dal vicepremier Matteo Salvini, ha pianificato un ruolino di marcia millimetrico che distribuirà le risorse e i contratti di acquisto in totale trasparenza tra le undici province strategiche dello Stato rionale: il piano di rinnovo del parco mezzi bacerà infatti capillarmente i quartieri di Milano, Cremona, Bergamo, Monza, Pavia, Como, Lodi, Brescia, Varese, Mantova e Lecco, azzerando le distanze burocratiche e scacciando il torpore delle vecchie carrozze termiche, taccuino alla mano e passioni calde.

Il rinnovo del parco mezzi contro il logorio quotidiano: la saggistica del pendolarismo sano

L’ordito del programma pluriennale del MIT si configura come uno scudo impenetrabile e un programma di prossimità interamente finalizzato a potenziare l’efficienza dei servizi per i passeggeri del trasporto di strada, un comfort logistico che impatta direttamente sulla vita quotidiana di chi sale su un pullman per recarsi in fabbrica, in ufficio o nei laboratori dei licei. Sostituire i vecchi automezzi con vetture a propulsione elettrica, a idrogeno o a metano biologico costituisce il requisito irrinunciabile per tutelare il benessere collettivo e la salubrità dell’aria all’interno delle smart land della pianura padana. Si combattono così in modo flessibile la povertà infrastrutturale rionale e il logorio delle nevrosi generate dall’asfissia dei trasporti insufficienti, riducendo l’isolamento dei rioni periferici delle province.

I dati della mobilità complessiva parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’intervento lombardo si inserisce con merito all’interno di una monumentale operazione di squadra eccezionale e priva di filtri protettivi che abbraccia l’intera penisola. Il bando nazionale elargito dal dicastero di Porta Pia mette a terra un portfolio macroeconomico da ben 2,09 miliardi di euro complessivi, finalizzato allo sblocco immediato di 3.238 nuovi autobus destinati a rifornire le scuderie di 55 città italiane. Un programma strategico nato per valorizzare il merito delle aziende di trasporto locali e limitare l’esodo degli utenti verso l’uso selvaggio dei mezzi privati, sintonizzando le scadenze dello sviluppo urbano sui massimi Criteri europei di vivibilità, senza cedere a moralismi o paternalismi di facciata.

Il lavoro del MIT per le smart land: info e scadenze dei futuri contratti stradali

La segreteria dell’ufficio stampa della Lega a Montecitorio comunica che i verbali di assegnazione dei finanziamenti comunitari sono stati sigillati per consentire alle municipalizzate regionali l’immediata attivazione dei bandi di gara d’avanguardia per le forniture. L’opera del dicastero dei Trasporti dimostra con i fatti come le risorse economiche del Pnrr possano essere convertite in interventi concreti, privi di lacci burocratici, capaci di creare nuovi posti di lavoro stabili tra i conducenti e i tecnici delle officine della penisola e di restituire risposte flessibili alle richieste delle province che ogni giorno si muovono e producono.

I motori dell’amministrazione sono caldi e i canali della stampa sintonizzati sulle future scadenze dei cantieri delle autostazioni. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione ai nuovi autobus che iniziano a circolare nei rioni della vostra città: scoprirete che finché lo Stato saprà investire sul benessere dei propri cittadini e sulla salubrità delle proprie strade, il domani della Lombardia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il viaggio verso la nuova mobilità sostenibile è cominciato dal Nord, ed è un cammino di futuro che aspetta solo di essere vissuto.

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Politica

Futuro Nazionale alla Festa del Sole: l’asse con l’estrema destra accende la polemica

Svolta radicale e infuocata per il movimento “Futuro Nazionale”, che rompe gli indugi e si lancia in un asse politico clamoroso con l’estrema destra milanese. Gli esponenti del movimento legato a Vannacci si sono presentati orgogliosamente come ospiti ufficiali alla “Festa del Sole” organizzata a Gaggiano dal controverso circolo “Lealtà Azione” (spesso accusato da ANPI e sinistra di simpatie neonaziste), kermesse che ha visto sfilare figure del calibro di Pietro Macconi, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e la deputata Laura Ravetto. A chiarire la linea durissima del gruppo ci ha pensato Renato Maturo, dirigente di spicco di Futuro Nazionale in Lombardia: “La nostra partecipazione certifica che ce ne strafreghiamo dell’antifascismo, siamo qui contro ogni censura. Noi siamo categoricamente per l’abolizione definitiva delle vetuste norme costituzionali come la Legge Scelba e la Legge Mancino”. Leggi le dichiarazioni esplosive e l’apertura al mondo della destra radicale👇

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Festa del Sole

Milano – Il torrido e tesissimo autunno politico e ideologico che sta infiammando l’intero hinterland lombardo si arricchisce oggi, improvvisamente e prepotentemente, di un nuovo, clamoroso e incandescente capitolo, destinato inevitabilmente a far tremare le fondamenta istituzionali e a scatenare feroci e infuocate reazioni a catena all’interno dei palazzi del potere. Dopo le vibranti polemiche per le piazze infuocate e le rimescolanze politiche, il movimento Futuro Nazionale (la nota creatura civica sorta sull’onda dell’entusiasmo per il Generale Vannacci) getta ufficialmente e deliberatamente la maschera della moderazione, decidendo di non arretrare di un solo millimetro davanti alle furiose critiche piovute da sinistra. Al contrario, il gruppo politico ha scelto la via dello scontro frontale e della provocazione ideologica aperta. Secondo le ultime, scottanti e inequivocabili note diramate e filtrate dagli ambienti politici lombardi, infatti, Futuro Nazionale avrebbe candidamente e sfacciatamente dichiarato di “strafregarsene dell’antifascismo”, rivendicando con estremo e malcelato orgoglio il proprio sacrosanto diritto politico a dialogare politicamente, apertamente e senza alcun tipo di veto morale o filtro istituzionale con qualsiasi fazione in campo. Un dialogo a trecentosessanta gradi che ha finito inevitabilmente per includere e abbracciare con calore persino i vertici di Lealtà Azione, il noto e radicato movimento metropolitano di estrema destra, ripetutamente, storicamente e duramente accusato in passato dai partiti di sinistra e dall’ANPI di celare, neanche troppo velatamente, esplicite e pericolose simpatie di matrice dichiaratamente neonazista. Un asse politico, logistico e ideale che si è appena materializzato e cementato pubblicamente alle porte di Milano, sancendo di fatto l’inizio di una potenziale e controversa alleanza elettorale e culturale.

Il dialogo con Lealtà Azione: Alemanno e Ravetto ospiti alla kermesse

Il palcoscenico e il teatro fisico prescelto per suggellare in favore di telecamere questo discusso, rumoroso e controverso abbraccio politico tra anime nere e grigie della destra è la celebre e chiacchierata “Festa del Sole”.
Questa grande e partecipata kermesse ideologica e militante, organizzata annualmente nel perimetro del comune di Gaggiano (nell’immediato e popoloso hinterland sud-ovest della Città Metropolitana di Milano), si è improvvisamente trasformata nel baricentro e nel crocevia assoluto della destra radicale italiana e delle figure istituzionali più in vista e in cerca di riposizionamento elettorale. Il parterre degli ospiti ufficiali chiamati a intervenire e a stringere le mani ai militanti è infatti di primissimo e pesantissimo livello politico. Già nella giornata di ieri, a calcare con passo deciso il palco della manifestazione e a infiammare la platea ci ha pensato Pietro Macconi, influente consigliere regionale e potente vice coordinatore per la Lombardia. Nella caldissima giornata odierna, invece, le luci dei riflettori sono state tutte puntate sul grande e inaspettato ritorno mediatico di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e figura storica della destra sociale italiana. Ma la passerella politica non si ferma certo qui: l’agenda prevede che, per la decisiva e affollata giornata di domani, sia atteso l’intervento in grande stile della nota e telegenica deputata nazionale Laura Ravetto. Questa incredibile sfilata ininterrotta di volti noti, politici eletti nelle istituzioni repubblicane ed ex ministri all’interno di una festa organizzata dai militanti di Lealtà Azione dimostra inequivocabilmente, in maniera plastica e lampante, l’esistenza di un cordone ombelicale mai del tutto reciso e una fluidità di contatti e di scambio di favori che la galassia di Futuro Nazionale è evidentemente prontissima a cavalcare, ignorando categoricamente e sdegnosamente gli accorati allarmi democratici innalzati a più riprese dalla stampa mainstream e dalle associazioni partigiane del territorio lombardo.

Le parole di Renato Maturo: “Abolire subito le leggi Scelba e Mancino”

A cristallizzare, rivendicare e giustificare filosoficamente e ideologicamente la pesante scelta di campo operata dal neonato movimento vannacciano ci ha pensato direttamente una delle sue figure di primissimo piano.
L’avvocato Renato Maturo, esponente di primissimo e indiscusso rilievo di Futuro Nazionale in tutto il territorio della Lombardia (con alle spalle una lunghissima, strutturata e fiera militanza politica giovanile costruita organicamente all’interno dell’allora partito di Alleanza Nazionale), era presente in prima fila alla festa di Gaggiano e ha rilasciato delle dichiarazioni che hanno immediatamente innalzato un vero e proprio muro contro muro con le istituzioni. «La nostra pacifica, voluta e ufficiale partecipazione di partito a questa splendida Festa del Sole di Gaggiano rappresenta e costituisce un chiarissimo, inequivocabile e forte segnale politico lanciato al Paese», ha attaccato a spron battuto e senza alcun timore riverenziale l’avvocato Maturo ai microfoni. «È una palese e coraggiosa presa di posizione a totale difesa delle inviolabili libertà di pensiero, di opinione e di espressione di ogni singolo cittadino, lottando aspramente e quotidianamente contro ogni bieco, viscido e pretestuoso tipo di censura intellettuale, politica o giornalistica imposta dall’alto». Ma l’arringa politica di Maturo non si è limitata ai classici e retorici appelli alla libertà d’opinione, spingendosi coraggiosamente ben oltre e puntando mirino e baionette direttamente contro l’architrave giuridica dell’antifascismo statale italiano, ovvero le note norme penali in vigore. «Futuro Nazionale è politicamente, orgogliosamente e programmaticamente a favore della totale abolizione di tutte quelle vetuste, superate e anacronistiche norme transitorie inserite nella nostra Costituzione. Chiediamo a gran voce e formalmente la repentina cancellazione dai codici della Legge Scelba e della Legge Mancino, che reputiamo strumenti vecchi, liberticidi e superati dalla storia contemporanea», ha tuonato con foga dal palco l’esponente lombardo, scatenando gli applausi della folla di militanti.

Il ddl sull’antisemitismo: il fronte del “no” in nome della libertà assoluta

Il violento e premeditato siluro lanciato in picchiata da Renato Maturo contro le due storiche e fondamentali leggi fondanti della Repubblica Italiana (nate nel dopoguerra specificamente, tecnicamente e penalmente per contrastare la ricostituzione del partito fascista, reprimere i pericolosissimi fenomeni di odio razziale e arginare la violenza etnica o religiosa sul suolo nazionale) conferma apertamente e definitivamente la ferrea e radicale linea dura intrapresa dal partito.
Una linea programmatica che, in maniera del tutto coerente e granitica, si sposa e si salda perfettamente anche con il recente, infuocatissimo e discusso scontro parlamentare romano andato in onda nelle ultime frenetiche ore e legato al varo di nuove normative di contrasto. «Per tutti gli esatti, sacrosanti e medesimi motivi di rispetto della libertà d’espressione che ho appena faticosamente elencato», ha infatti rabbiosamente concluso l’avvocato e dirigente regionale milanese a margine dell’incontro di Lealtà Azione, ricollegandosi magicamente al dibattito nazionale in corso e zittendo le critiche piovute da ex alleati, «noi ribadiamo con forza e perentoriamente che non voteremo e non sosterremo mai e poi mai, in nessuna aula parlamentare, l’assurda, pretestuosa e politicamente pericolosa e scivolosa proposta di legge governativa che si autodefinisce ‘sull’antisemitismo’». La serrata dei ranghi di Futuro Nazionale è dunque totale, completa e militarizzata. Il movimento rifiuta categoricamente l’imposizione di nuovi “reati d’opinione”, chiude definitivamente la porta in faccia alle associazioni partigiane o a chiunque si erga a giudice morale della storia del Novecento e, soprattutto, lancia oggi un esplicito e potentissimo segnale di alleanza attrattiva e di richiamo indiscusso verso tutti quegli innumerevoli e sommersi mondi dell’estrema destra radicale italiana che si sentono oramai politicamente e mediaticamente orfani, snobbati, epurati e non più rappresentati dai classici, ingessati e moderati partiti conservatori di maggioranza attualmente seduti comodamente al governo del Paese.

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Politica

Altissima tensione a Milano: rissa sfiorata tra Futuro Nazionale e antifascisti

Sabato di pura guerriglia verbale e di altissima tensione metropolitana a Milano, nel cuore del quartiere Isola. La rissa fisica tra gli esponenti politici della destra estrema e i militanti antifascisti è stata fortunosamente, fisicamente e miracolosamente sventata all’ultimo istante solo grazie al tempestivo, chirurgico e provvidenziale intervento in piazzale Lagosta delle squadre della polizia di Stato schierate in borghese. A scatenare la bufera e l’indignazione è stata l’organizzazione autorizzata di un banchetto targato “Futuro Nazionale” (il neonato e discusso movimento strettamente e politicamente legato al Generale Roberto Vannacci). Oltre alla presenza massiccia e ingombrante in piazza di esponenti controversi come il noto “Barone Nero” Roberto Jonghi Lavarini, i compagni dei centri sociali e gli storici residenti antifascisti del quartiere sono letteralmente e comprensibilmente sbottati di rabbia scendendo per strada a manifestare di fronte a due precise provocazioni organizzate dal comitato: un gigantesco e controverso striscione esposto in favore della teorizzata e spietata “remigrazione” e l’allestimento goliardico di un fantomatico “aperitivo anti-islamico”. La polizia è riuscita stoicamente e faticosamente a mantenere fisicamente separati i due astiosi schieramenti politici. “Non ci facciamo spaventare e cacciare né intimidire o zittire da nessuno”, ha dichiarato orgoglioso l’avvocato Renato Maturo al termine del caos in piazza. “Questa è una promessa: noi saremo lì, in quella medesima piazza, tutti i sabati a venire e saremo sempre più numerosi”. Leggi il resoconto integrale dello scontro ideologico sfiorato👇

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Esponenti di futuro nazionale a Milano

Milano – Il delicato, instabile e sempre più polarizzato termometro della tensione politica metropolitana ha drammaticamente e repentinamente sfiorato la pericolosa soglia di ebollizione e del punto di non ritorno per le strade del capoluogo lombardo. Sabato pomeriggio di autentica ed esplosiva passione civile in Piazzale Lagosta, storico, frequentato e nevralgico snodo urbano situato ai margini dell’effervescente quartiere Isola a Milano. Quella che doveva essere una banale, tranquilla e soleggiata giornata prefestiva di volantinaggio politico si è infatti rapidamente e minacciosamente trasformata in un catino ribollente di cori, minacce, sguardi carichi di odio e provocazioni ideologiche. Solo ed esclusivamente il sangue freddo, la professionalità e il tempestivo, chirurgico e rapido intervento sul campo di una folta squadra di agenti della Polizia di Stato in borghese (opportunamente allertati e posizionati strategicamente in zona per monitorare l’ordine pubblico) ha miracolosamente e fisicamente evitato che le pesantissime e accese contestazioni verbali tra opposte fazioni politiche degenerassero inesorabilmente e incontrollabilmente in una maxi e violenta rissa da strada in piena regola. A fronteggiarsi a viso aperto, divisi e separati a fatica da un esiguo e fragile cordone umano formato dalle forze dell’ordine e dagli uomini della Digos, si sono ritrovati schierati faccia a faccia due mondi ideologicamente e storicamente diametralmente opposti e visceralmente nemici: da un lato il neonato e rampante movimento di destra, dall’altro la sinistra radicale di quartiere. Una miccia corta, innescata da scelte comunicative e logistiche giudicate altamente e volutamente incendiarie e provocatorie da parte degli organizzatori dell’evento.

Piazzale Lagosta infuocata: la polizia sventa lo scontro fisico in piazza

La complessa, tesa e articolata scacchiera geopolitica metropolitana della piazza milanese vedeva dispiegato e schierato da una parte il banchetto informativo regolarmente e formalmente autorizzato dalla Questura afferente a Futuro Nazionale.
Si tratta, per chi non lo sapesse, della discussa e sempre più radicata, attiva e chiacchierata rete civica e politica fondata, sponsorizzata e legata a doppio filo alle idee e alla controversa figura dell’eurodeputato e Generale Roberto Vannacci. L’infuocato presidio di destra e il tesseramento in piazza era stato minuziosamente, caparbiamente e logisticamente organizzato e fortemente voluto dall’avvocato Renato Maturo, agguerrito e carismatico presidente in carica del comitato locale numero 421 di FNV Milano. Dall’altra parte della barricata invisibile eretta dalla polizia, a pochissimi metri di distanza di sicurezza e di sfida, si è immediatamente e rumorosamente coagulato e materializzato un compatto, numeroso e spontaneo e determinato presidio e contro-manifestazione organizzata in fretta e furia da un agguerrito nucleo di militanti e compagni antifascisti storici, politicamente e territorialmente radicati da decenni all’interno dell’omonimo quartiere metropolitano. Piazzale Lagosta e le vie adiacenti, infatti, rappresentano storicamente, culturalmente e politicamente, nella lunga memoria meneghina, una vera e propria inespugnabile roccaforte popolare, operaia e antifascista della sinistra milanese extraparlamentare. L’arrivo di un banchetto di ispirazione nettamente e marcatamente di destra estrema proprio nel cuore pulsante di questo delicato ecosistema e tessuto urbano, considerato “territorio amico e liberato” dai centri sociali, è stato conseguentemente e inevitabilmente percepito e inquadrato dai militanti locali come un vero e proprio affronto insopportabile e uno sgarbo ideologico di natura quasi sacrilega.

Aperitivo anti-islamico e striscioni shock: la mossa di Futuro Nazionale

Ad accendere irrimediabilmente e rabbiosamente la furia cieca, l’indignazione politica e le veementi proteste a gran voce del nutrito e compatto e urlante comitato antifascista spontaneo non è stata però unicamente la mera presenza fisica e statica dei militanti vannacciani o del semplice tavolino pieghevole per la distribuzione dei volantini elettorali.
I compagni dei centri sociali hanno infatti puntato duramente il dito, contestando con veemenza, fischi e cori insultanti, due specifici e inaccettabili elementi scenografici e provocatori allestiti per l’occasione dai sostenitori del Generale. In primo luogo, ha destato scalpore, incredulità e sdegno l’esposizione sfacciata ed evidente di un gigantesco e controverso striscione politico recante chiari e inequivocabili messaggi e slogan a favore della cosiddetta “remigrazione”, un termine politicamente fortissimo, ambiguo ed estremamente sensibile, utilizzato recentemente dalle frange della destra radicale europea per teorizzare e caldeggiare il rimpatrio coatto e l’espulsione forzata e massiccia dei cittadini immigrati, anche se già legalmente residenti, verso le proprie disastrate nazioni d’origine in Africa o in Medio Oriente. In secondo luogo, e come se non bastasse a surriscaldare un clima già pesantemente e irrimediabilmente avvelenato, i militanti di Futuro Nazionale hanno deciso di organizzare, offrire e allestire in piazza, di fronte a tutti i passanti, quello che è stato esplicitamente e orgogliosamente battezzato, pubblicizzato e rivendicato con foga sui propri canali come un vero e proprio e volutamente e sfacciatamente provocatorio “aperitivo anti-islamico”. Una trovata comunicativa goliardica ma dal sapore amaro, apertamente e duramente ostile, volta evidentemente ad attaccare frontalmente, mediaticamente e culturalmente i precetti religiosi, alimentari e sociali della massiccia e integrata comunità musulmana milanese residente nel quartiere.

Il parterre della destra in piazza: da Andrea Pilati al “Barone Nero” Lavarini

A rendere l’intero e surreale quadretto politico e urbano di Piazzale Lagosta ancora più indigesto, inaccettabile e letteralmente esplosivo e radioattivo agli occhi fiammeggianti e rabbiosi dei manifestanti antifascisti accorsi sul posto, è stata senza alcun dubbio la massiccia e ingombrante presenza fisica di alcune specifiche, storiche, polarizzanti e notissime figure di spicco e di primissimo piano afferenti da decenni all’estrema e frastagliata galassia della destra radicale e neofascista meneghina.
Tra i sorridenti e impettiti sostenitori e organizzatori radunatisi attorno al contestatissimo banchetto di proselitismo politico pro-Vannacci, infatti, facevano bella e chiara mostra di sé il dirigente nazionale Andrea Pilati e, soprattutto, l’immancabile e inossidabile Roberto Jonghi Lavarini. Quest’ultimo, storicamente ed esplicitamente noto e salito più e più volte agli onori clamorosi e infamanti delle cronache giudiziarie, televisive e politiche nazionali con l’ormai leggendario e ingombrante e pittoresco soprannome di “Barone Nero”, rappresenta da sempre una figura estremamente e profondamente polarizzante, controversa e divisiva a causa dei suoi storici, dichiarati e mai rinnegati e ostentati e forti legami ideologici, logistici e politici con gli ambienti più estremi e nostalgici del neofascismo e dell’estrema destra milanese e italiana. La sua fiera e provocatoria presenza in piazza in un quartiere storicamente rosso ha agito, e non poteva essere altrimenti calcolando i precedenti storici, come un vero e proprio e letale drappo rosso fuoco inestinguibile agitato rabbiosamente e consapevolmente di fronte a un toro imbizzarrito, scatenando e giustificando la vibrante, corale, decisa e indignata e violenta reazione verbale della Milano antifascista scesa in strada a presidiare il territorio.

Le parole di Renato Maturo: “Non ci faremo intimidire, saremo qui ogni sabato”

Nonostante le altissime e tangibili tensioni, gli insulti e i cori pesanti, il violento scontro ideologico e il clima di aperta, ostentata e prolungata e spaventosa guerriglia urbana si sono fortunatamente conclusi e risolti senza alcun ferito grave, senza spargimento di sangue e, miracolosamente, senza alcun tipo o forma di letale contatto fisico diretto tra le opposte tifoserie e fazioni.
Una volta terminato pacificamente e regolarmente il turbolento e inusuale orario di stazionamento e di volantinaggio autorizzato dalla prefettura milanese, e sotto la strettissima e sempre vigile scorta visiva fornita dagli agenti in borghese, gli esponenti e i militanti di destra hanno smontato il banchetto e si sono allontanati. A tirare le somme della calda e pericolosa giornata di passione politica e a tracciare la linea della sfida futura è intervenuto il principale responsabile organizzativo dell’evento provocatorio, l’avvocato Renato Maturo. «Per grandissima fortuna di tutti i presenti, la forte e palese tensione respirata e accumulata non si è mai spinta ed evoluta o andata mai materialmente e pericolosamente oltre agli insulti verbali, ai cori beceri e alle classiche minacce lanciate da lontano», ha dichiarato pubblicamente e con malcelato orgoglio e sfida il presidente del comitato di Futuro Nazionale Milano, ringraziando doverosamente e caldamente le preparate e competenti Forze dell’Ordine intervenute per la loro efficace, puntuale, salvifica e dissuasiva presenza deterrente. «Tuttavia, voglio precisare e ribadire un concetto chiarissimo e fondamentale per noi e per loro: noi non abbiamo alcuna paura, non ci facciamo spaventare, fischiare né tantomeno intimidire o cacciare via da niente e da nessuno. Questa è una precisa promessa politica: noi saremo fisicamente, orgogliosamente e costantemente lì, presenti in quella stessa precisa piazza democratica, tutti i santi sabati pomeriggio a venire. E non saremo affatto soli, ma saremo sempre meglio organizzati logisticamente e politicamente, e soprattutto saremo sempre di più, saremo sempre più numerosi, caparbi e irremovibili per difendere liberamente le nostre giuste idee». Una durissima e clamorosa dichiarazione di intenti bellicosi che, inevitabilmente e tristemente, preannuncia già all’orizzonte e senza alcun dubbio un lunghissimo, gelido, esplosivo e complicatissimo inverno politico e di piazze di fuoco per la giunta e per l’intera e difficile gestione operativa dell’ordine pubblico da parte della Questura di Milano.

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