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Attualità

Piombino, slitta l’accordo per l’ex Lucchini. L’UGL fa scudo agli operai: “Le aziende discutano, ma salviamo gli stipendi e le famiglie”

L’UGL fa scudo agli operai dell’ex Lucchini di Piombino! Slitta la firma sull’accordo al Ministero per problemi tra le multinazionali, ma il sindacato lancia un monito durissimo: “La priorità assoluta è salvare le buste paga e la dignità dei lavoratori in cassa integrazione. Nessuno resterà indietro”. 🏭 ✊ 👷‍♂️

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Incontro al Mimit

Roma / Piombino – Ci sono luoghi in Italia in cui il rumore sordo delle acciaierie in funzione e l’odore acre e inconfondibile del metallo fuso non sono mai stati un semplice e freddo elemento del paesaggio industriale, ma rappresentano letteralmente il respiro, la vita e la storia di intere generazioni. La città toscana di Piombino è, senza dubbio, uno di questi luoghi magici e sofferti. L’immenso ex polo siderurgico Lucchini non è mai stato valutato soltanto come un gigantesco ammasso di altiforni, ciminiere e capannoni industriali, ma come il cuore pulsante attorno al quale migliaia di operai con le mani sporche di fuliggine hanno costruito la propria onesta esistenza, sognando un futuro stabile per le proprie famiglie. Oggi, però, quel grande cuore operaio fatica enormemente a battere, sospeso in un logorante e infinito limbo di incerte transizioni industriali, promesse politiche spesso disattese e attese snervanti. Nelle scorse ore, gli occhi gonfi di speranza di un’intera città erano puntati su Roma, sui tavoli istituzionali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Si attendeva la tanto agognata fumata bianca, la firma politica decisiva dell’Accordo Quadro per il rilancio definitivo dell’acciaieria. Eppure, in modo del tutto inaspettato, quell’attesissima firma è slittata, lasciando centinaia di operai col fiato sospeso e costringendo il sindacato UGL a innalzare un vero e proprio e durissimo muro a difesa della dignità dei lavoratori.

La fumata grigia al Ministero: i veri motivi per cui è slittata la firma sul futuro dell’ex Lucchini

La riunione d’urgenza convocata al MIMIT aveva un ordine del giorno apparentemente chiaro, semplice e vitale: siglare finalmente l’Accordo Quadro strategico, il documento base necessario per avviare concretamente la programmazione del miliardario rilancio industriale del polo di Piombino. Al tavolo romano, seduti di fronte al dottor Castano in rappresentanza del Governo italiano, c’erano i delegati dei due colossi del settore (JSW Jindal e Metinvest Adria), oltre all’agguerrita delegazione sindacale dell’UGL Metalmeccanici Nazionale (guidata dal Vice Segretario Nazionale Daniele Francescangeli) e UGLM Territoriale (rappresentata dal Segretario Claudio Lucchesi). Ma quando la politica e i grandi capitali privati si incontrano, i meccanismi non sono mai così fluidi come sembrano. Nel corso del lungo e serrato confronto sono emerse, infatti, evidenti e complesse criticità tecniche legate al disallineamento dei cosiddetti “cronoprogrammi”. In parole estremamente povere: i delicati tempi di intervento strutturale e di investimento economico previsti dagli indiani di JSW Jindal non combaciavano ancora perfettamente con quelli della newco ucraina Metinvest Adria. Questa pericolosa frizione burocratica e organizzativa ha reso materialmente impossibile, da parte del sindacato e del Governo, apporre la firma ufficiale sul testo nella sua generica formulazione originaria. Le parti si sono quindi dovute saggiamente fermare, convenendo di rivedere, limare e riscrivere l’Accordo per armonizzare alla perfezione le esigenze e i tempi dei due grandi player industriali.

Cassa integrazione e dignità umana: lo scudo di ferro del sindacato per proteggere le famiglie

Ma mentre le grandi aziende siderurgiche multinazionali discutono comodamente di cronoprogrammi, di complessi bilanci e di strategie a lungo termine, c’è un’emergenza umana spaventosa che non conosce ferie e non ammette pause: la vita reale di chi, in quegli enormi stabilimenti, ci suda per guadagnarsi il pane. La reazione della delegazione UGL al tavolo ministeriale romano è stata assolutamente perentoria e non ha lasciato spazio ad alcun tipo di compromesso al ribasso. Il sindacato ha ribadito con estrema fermezza che, durante questa infinita e psicologicamente logorante transizione burocratica, la priorità assoluta e ineludibile deve essere la totale protezione economica degli esseri umani coinvolti. Agli operai, che si trovano attualmente parcheggiati in uno stato di grave incertezza in cassa integrazione, deve essere assicurata la totale e incondizionata copertura degli ammortizzatori sociali. L’UGL ha preteso garanzie politiche blindate affinché i lavoratori in attesa non subiscano nemmeno un singolo euro di ricaduta economica negativa sulla propria già fragile busta paga in questa fase di stallo burocratico. Questa blindatura economica dovrà reggere almeno fino a quando non sarà definito nero su bianco un piano industriale blindato, pienamente condiviso e, soprattutto, concretamente cantierabile sul territorio.

Le parole chiare di Francescangeli: “Nessuna battuta d’arresto, ma un grande atto di responsabilità civile”

Il rischio palese che la fredda notizia giornalistica del rinvio istituzionale potesse scatenare il puro panico e la depressione tra le provate famiglie degli operai toscani era ed è ancora altissimo. Proprio per questo motivo, il Vice Segretario Nazionale UGLM, Daniele Francescangeli, ha voluto immediatamente gettare acqua sul fuoco, spiegando con grande umanità la delicatezza della complessa situazione in atto. “Questo momentaneo rinvio della firma non rappresenta in alcun modo una reale battuta d’arresto o, peggio, un fallimento dell’intero percorso di rilancio”, ha dichiarato con profonda convinzione Francescangeli. “Si tratta, al contrario, di un delicato ma fondamentale passaggio di profonda responsabilità sindacale, un atto necessario e volto esclusivamente a definire un accordo che sia realmente condiviso da tutte le parti, che sia sostenibile a livello produttivo e soprattutto che risulti coerente con i tempi effettivi di realizzazione pratica dei diversi e complessi interventi previsti sull’area”. Insomma, il messaggio è chiaro: molto meglio aspettare responsabilmente qualche giorno in più per ottenere un documento inattaccabile, piuttosto che firmare frettolosamente in favore di telecamere un accordo debole, lacunoso, che rischierebbe tragicamente di sgretolarsi alla prima seria difficoltà, lasciando di nuovo gli operai disperati col cerino in mano.

Piombino non può più aspettare: l’Italia ha una disperata necessità di un rilancio credibile e solido

Il tempo della politica, tuttavia, sta inesorabilmente scadendo. L’Italia industriale, da Nord a Sud, ha un disperato bisogno vitale dell’acciaio di qualità prodotto a Piombino, esattamente così come l’orgogliosa città di Piombino ha un disperato bisogno di tornare a produrre a pieno regime, a faticare nei reparti e a generare vera ricchezza sociale. Il provvidenziale rinvio di oggi impone a tutte le parti attive in causa — a partire dal Governo italiano per arrivare alle potentissime multinazionali estere — di accelerare drasticamente i lavori tecnici per trovare un punto d’incontro che sia saldo e reale. I vecchi slogan politici e le promesse scritte sull’acqua, sulla pelle della povera gente, non servono più a nulla. Serve un piano industriale serio e ambizioso che parli chiaramente di tonnellate prodotte, di massicci investimenti sull’ammodernamento dei forni, di ineludibili bonifiche ambientali del territorio e, ovviamente, di nuove assunzioni. L’Accordo Quadro in via di riscrittura non dovrà essere mai più solo un ennesimo pezzo di carta utilizzato per prendere tempo prezioso, ma dovrà rappresentare il biglietto di sola andata per far risorgere definitivamente dalle proprie ceneri uno dei poli siderurgici più grandi e strategici d’Europa.

Il presidio sindacale costante e instancabile: l’UGL promette di non lasciare mai solo nessun lavoratore

La complessa battaglia sindacale è ancora lunghissima e l’esito finale non è assolutamente scontato o privo di insidie, ma l’UGL oggi a Roma ha tracciato, col pennarello rosso, una linea invalicabile. La Segreteria Nazionale, in stretta e totale sinergia con quella Territoriale di Piombino, continuerà a presidiare il Ministero a oltranza e a seguire le trattative col fiato perennemente sul collo delle aziende coinvolte. L’impegno solenne e inscalfibile preso con l’intera città toscana è uno solo: l’evoluzione serrata del confronto ministeriale sarà seguita con la massima, quasi ossessiva attenzione giorno e notte, affinché il tanto declamato e desiderato rilancio del colossale polo siderurgico si traduca finalmente in investimenti tangibili, in ferree certezze industriali a lungo respiro e, primissima cosa in assoluto, nella piena e incondizionata salvaguardia di ogni singolo livello occupazionale. In questa delicata fase di trasformazione storica, nessuna famiglia piombinese verrà mai lasciata sola ad affrontare al buio l’incertezza e la paura del domani.

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Attualità

Estate da record: l’Italia si prende la corona del turismo e annienta Francia e Spagna. È il Paese più sicuro d’Europa e i piccoli borghi rinascono

Quest’anno non ce n’è per nessuno: l’Italia si riprende la corona di regina assoluta del turismo europeo! 👑 🇮🇹 I dati di questa caldissima estate 2026 certificano un trionfo senza precedenti: nella settimana di Ferragosto abbiamo letteralmente polverizzato i nostri eterni rivali, staccando la Spagna e umiliando la Francia (con ben 19 punti percentuali in più di riempimento strutture!). Boom pazzesco di turisti stranieri che ci considerano “la meta più sicura d’Europa”. Ma la vera, bellissima notizia è la rivincita dei nostri meravigliosi piccoli borghi di provincia: presi d’assalto per l’enogastronomia e l’autenticità, il turismo li sta salvando dallo spopolamento! Siete orgogliosi di questi numeri da record? Leggete tutti i dettagli economici e la mappa delle regioni più gettonate nel nostro approfondimento! 👇 🍕🏖️

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Turisti alla Fontana di Trevi a Roma

Roma – Quella che stiamo vivendo non è soltanto un’estate torrida dal punto di vista meteorologico, ma è destinata a passare alla storia come una delle stagioni più roventi (e redditizie) per l’economia turistica del nostro Paese. I dati appena diffusi non lasciano spazio a interpretazioni: il 2026 è l’anno del definitivo, storico sorpasso. L’Italia si prende con prepotenza la corona di prima meta turistica in Europa, spazzando via la storica concorrenza dei giganti Francia e Spagna. Un trionfo che si regge su due pilastri fondamentali: la percezione internazionale del nostro Paese come “porto d’approdo sicuro” in uno scacchiere globale sempre più instabile, e una straordinaria valorizzazione non solo delle grandi città d’arte, ma soprattutto di quell’inestimabile tessuto di piccoli borghi che costituisce l’anima più autentica della nazione.

I numeri del boom: un’estate d’oro certificata da Bankitalia

A parlare, prima ancora degli esponenti politici, sono i numeri inconfutabili dell’economia. La Banca d’Italia ha infatti certificato che già nel mese di maggio il saldo della bilancia turistica dei pagamenti ha segnato un avanzo mostruoso di ben 2,7 miliardi di euro, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma è addentrandosi nei dati elaborati dall’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo che si comprende la reale portata dello tsunami di visitatori. Soltanto nel mese di luglio 2026, si sono registrati sul territorio nazionale oltre 4 milioni di presenze in più e 1 milione di arrivi in più rispetto all’anno precedente.

A trainare questa locomotiva c’è senza dubbio il mercato internazionale (la componente estera delle presenze fa segnare un clamoroso +6,0%), ma anche gli stessi italiani (+2,3%) stanno premiando sempre di più le vacanze entro i confini nazionali. Sorridono tutti i comparti dell’accoglienza: dalle strutture alberghiere tradizionali (+2,5%) all’universo extra-alberghiero come b&b e agriturismi, che vola a un incredibile +6,7%.

L’Italia sul tetto d’Europa: il sorpasso storico nella settimana di Ferragosto

È proprio in questi giorni frenetici, a cavallo di Ferragosto, che l’Italia dimostra di non avere rivali nel vecchio continente, toccando un picco di saturazione delle strutture del 65,4%. I dati snocciolati polverizzano letteralmente i principali competitor storici del Mediterraneo. Considerando l’intera estate, l’Italia stacca la Spagna di 6,7 punti percentuali e umilia la Francia con ben 16,1 punti di scarto. Una forbice che si allarga a dismisura proprio nella settimana clou del Ferragosto, dove il nostro Paese distanzia gli spagnoli di 5,6 punti e lascia al palo i francesi con un distacco abissale di ben 19 punti percentuali.

La mappa del successo e la grande rivincita dei piccoli Comuni

Sul piano prettamente geografico, la mappa del successo estivo premia un po’ tutta la Penisola, dalle destinazioni alpine fino all’estremo Sud. Restano su livelli di saturazione eccezionali, stabilmente sopra il 60%, Regioni regine del turismo balneare e culturale come la Sardegna (63,4%), il Veneto (63,3%), la Sicilia (63%), il Friuli-Venezia Giulia (62,7%), l’Emilia-Romagna (60,7%) e le Marche (60,3%).

Ma il dato sociologicamente più bello ed entusiasmante riguarda i piccoli Comuni e il turismo legato alle sagre di paese. Le piccole realtà di provincia registrano un boom di arrivi (+5,3%) e presenze (+4,6%). È il trionfo del turismo diffuso ed “esperienziale”. Un flusso di persone che si rivela ossigeno vitale contro la piaga dello spopolamento demografico, specialmente nelle aree interne del Mezzogiorno: ripopolare i borghi con il turismo significa innescare processi di vera e propria rigenerazione urbana e sociale.

Il plauso del Governo: “Un lavoro di squadra per destagionalizzare”

Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, non nasconde l’enorme soddisfazione del Governo Meloni per aver guidato, con precise campagne di promozione, questo rilancio: «Questi risultati ci rendono profondamente orgogliosi e sono il frutto di un grande lavoro di squadra fatto con le Regioni, con gli operatori del settore e con le associazioni. Abbiamo puntato fortissimo su digitalizzazione, accessibilità e promozione. Oggi l’Italia è percepita, a livello internazionale, come la destinazione europea più sicura in assoluto. E la crescita non si limiterà a luglio e agosto: l’obiettivo è destagionalizzare, perché il nostro turismo lavora e deve lavorare dodici mesi l’anno».

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Esteri

Due miliardi di euro di aiuti, una condizione politica: la nuova posizione dell’Unione Europea nei confronti di Afghanistan

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Unione Europea

Redazione- A cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, l’Unione Europea lancia un messaggio chiaro all’Afghanistan e alla comunità internazionale: continuerà a sostenere il popolo afghano, ma senza riconoscere né legittimare il governo talebano.

Mentre milioni di cittadini afghani affrontano una grave crisi economica, povertà e limitazioni sempre più pesanti, Bruxelles afferma che non interromperà il proprio sostegno. L’ultimo esempio concreto è lo stanziamento di 10 milioni di euro al Fondo umanitario per l’Afghanistan, un contributo che l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha definito essenziale per garantire la continuità degli aiuti alle persone più vulnerabili.

Dietro questi interventi umanitari, tuttavia, emerge anche un messaggio politico preciso: l’Unione Europea vuole mantenere una distinzione netta tra il sostegno alla popolazione afghana e il riconoscimento dei talebani. Secondo Bruxelles, il dialogo con il gruppo al potere serve esclusivamente a proteggere gli interessi fondamentali della popolazione e a garantire servizi essenziali, ma non rappresenta in alcun modo un atto di legittimazione politica.

Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, ha dichiarato che l’UE rimane uno dei principali sostenitori dell’Afghanistan e l’unica presenza diplomatica occidentale ancora attiva nel Paese. Allo stesso tempo, ha sottolineato che qualsiasi passo verso un eventuale riconoscimento dei talebani dipenderà dal rispetto di precise condizioni internazionali.

Tra queste condizioni figurano il rispetto dei diritti delle donne e delle ragazze, la creazione di un governo inclusivo, il rispetto degli impegni internazionali dell’Afghanistan e la garanzia che il territorio afghano non venga utilizzato da gruppi terroristici.

Negli ultimi cinque anni, l’Unione Europea ha destinato oltre due miliardi di euro all’Afghanistan. Questi fondi sono stati utilizzati per interventi umanitari, assistenza sanitaria, istruzione, sostegno ai mezzi di sussistenza e copertura dei bisogni fondamentali della popolazione.

Nonostante gli aiuti, l’Europa avverte che la crisi afghana è ancora lontana dalla soluzione. Dopo il crollo dell’economia nazionale, circa metà della popolazione continua ad avere bisogno di assistenza umanitaria, mentre le restrizioni sui diritti umani, in particolare quelli delle donne e delle ragazze, rimangono una delle principali preoccupazioni della comunità internazionale.

L’Unione Europea ha inoltre evidenziato i rischi regionali legati all’instabilità dell’Afghanistan, tra cui terrorismo, traffico di droga, cambiamenti climatici e flussi migratori incontrollati.

La posizione europea resta quindi sospesa tra solidarietà e diplomazia: Bruxelles continua ad aiutare il popolo afghano, ma mantiene una linea politica ferma nei confronti dei talebani. Gli aiuti proseguiranno, ma un eventuale riconoscimento internazionale dipenderà da cambiamenti concreti nelle politiche e nel comportamento dell’attuale governo afghano.

Il messaggio dell’Unione Europea è dunque duplice: sostenere l’Afghanistan sì, riconoscere i talebani no, almeno finché non verranno rispettati i criteri stabiliti dalla comunità internazionale.

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Attualità

Terna – a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

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Infografiche Luglio 2026_ITA

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A LUGLIO CONSUMI ELETTRICI SOSTENUTI DALLE TEMPERATURE ELEVATE: +8,3% RISPETTO AL 2025

Record assoluto della domanda di energia elettrica per il mese di luglio: superati i 32 TWh

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

Roma, 13 agosto 2026 – A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Si conferma l’andamento positivo dei consumi industriali. Secondo le elaborazioni di Terna sull’indice IMCEI, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, a luglio il dato è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel periodo gennaio-luglio 2026 l’indice evidenzia una crescita del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Prosegue, inoltre, la crescita della produzione fotovoltaica (6,7 TWh, +20,6% rispetto a luglio

2025), principalmente guidata dall’aumento della capacità installata: +3.791 MW da gennaio

a luglio 2026, +6.874 MW rispetto a luglio 2025.

Complessivamente, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,5% del fabbisogno.

Da gennaio a luglio fabbisogno in aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025

La variazione positiva di luglio recupera pienamente il calo osservato nello stesso mese dello scorso anno (-3,1%) ed è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e con una temperatura media mensile superiore di 1,2°C rispetto a quella di luglio 2025 e di quasi 2°C rispetto alla media mensile decennale. In particolare, negli ultimi cinque giorni del mese, le temperature hanno superato la media stagionale fino a circa 6°C, contribuendo alla crescita del fabbisogno.

Corretto dagli effetti di temperatura e calendario, il dato segna un aumento del 5,1%.

In termini congiunturali, la richiesta elettrica destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario e temperatura registra un incremento dell’1,6%. Il dato conferma il terzo mese consecutivo di crescita e riporta il trend, per la prima volta, sui livelli precedenti la crisi energetica del 2022.

A livello territoriale, la variazione tendenziale è positiva in tutto il Paese: +8,3% al Nord, al Sud e nelle isole e +7,9% al Centro.

Consumi dei servizi in crescita a maggio

L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, UNARETI, A-Reti, Edyna, DUERETI e Deval), e presentato in differita di due mesi rispetto ai dati dell’IMCEI, ha mostrato a maggio 2026 un incremento dell’1,2%.

I primi cinque mesi dell’anno risultano in aumento dell’1,1%.

A luglio 745 MW di nuova capacità rinnovabile installata

Produzione fotovoltaica e consumi industriali

A luglio, la produzione nazionale ha coperto l’84,4% della domanda elettrica, mentre il restante 15,6% è stato soddisfatto dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.

La produzione nazionale netta si è attestata a 27,7 TWh (+7,9%). Anche il saldo estero è cresciuto (+10,2%), per effetto dell’aumento dell’importazione (+4,4%) e della riduzione dell’esportazione (-49,3%). In crescita la fonte termica (+14,1%) per effetto della stabilità delle fonti rinnovabili (+0,8%) e a copertura della rilevante crescita del fabbisogno.

Nel complesso, la produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 41,5% della domanda elettrica

nazionale (contro il 44,5% dello scorso anno). In flessione la fonte eolica (-20,3%), idrica (-

14,9%), geotermica (-3,6%), le biomasse (-2%) e in aumento la produzione fotovoltaica (+20,6%).

In relazione alla produzione fotovoltaica, rispetto a luglio 2025 si evidenzia un incremento di

1.144 GWh attribuibile soprattutto alla maggior capacità installata (+946 GWh e in parte

minore all’effetto producibilità (+198 GWh).

Secondo le rilevazioni di Terna, a luglio la capacità installata rinnovabile è aumentata di 745 MW, con un contributo degli impianti connessi in alta tensione pari a 405 MW, tra solare ed eolico. Al 31 luglio si registrano 87,70 GW di potenza installata, di cui, in particolare, 47,30 GW di solare e 14,0 GW di eolico.

Relativamente agli accumuli, in Italia si registrano 948.154 impianti che corrispondono a

19,43 GWh di capacità e 8,0 GW di potenza nominale.

I dati sempre consultabili online

L’analisi dettagliata della domanda elettrica mensile provvisoria del 2025 e del 2026 è disponibile nella pubblicazione “Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico”, consultabile alla voce “Sistema elettrico >> Dispacciamento >> Dati esercizio” del sito www.terna.it

I dati in tempo reale sull’esercizio del sistema elettrico nazionale sono inoltre consultabili sull’app di Terna disponibile sui principali store:

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.terna.energia&hl=it

https://apps.apple.com/it/app/terna/id1458535498

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