Roma / Piombino – Ci sono luoghi in Italia in cui il rumore sordo delle acciaierie in funzione e l’odore acre e inconfondibile del metallo fuso non sono mai stati un semplice e freddo elemento del paesaggio industriale, ma rappresentano letteralmente il respiro, la vita e la storia di intere generazioni. La città toscana di Piombino è, senza dubbio, uno di questi luoghi magici e sofferti. L’immenso ex polo siderurgico Lucchini non è mai stato valutato soltanto come un gigantesco ammasso di altiforni, ciminiere e capannoni industriali, ma come il cuore pulsante attorno al quale migliaia di operai con le mani sporche di fuliggine hanno costruito la propria onesta esistenza, sognando un futuro stabile per le proprie famiglie. Oggi, però, quel grande cuore operaio fatica enormemente a battere, sospeso in un logorante e infinito limbo di incerte transizioni industriali, promesse politiche spesso disattese e attese snervanti. Nelle scorse ore, gli occhi gonfi di speranza di un’intera città erano puntati su Roma, sui tavoli istituzionali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Si attendeva la tanto agognata fumata bianca, la firma politica decisiva dell’Accordo Quadro per il rilancio definitivo dell’acciaieria. Eppure, in modo del tutto inaspettato, quell’attesissima firma è slittata, lasciando centinaia di operai col fiato sospeso e costringendo il sindacato UGL a innalzare un vero e proprio e durissimo muro a difesa della dignità dei lavoratori.
La fumata grigia al Ministero: i veri motivi per cui è slittata la firma sul futuro dell’ex Lucchini
La riunione d’urgenza convocata al MIMIT aveva un ordine del giorno apparentemente chiaro, semplice e vitale: siglare finalmente l’Accordo Quadro strategico, il documento base necessario per avviare concretamente la programmazione del miliardario rilancio industriale del polo di Piombino. Al tavolo romano, seduti di fronte al dottor Castano in rappresentanza del Governo italiano, c’erano i delegati dei due colossi del settore (JSW Jindal e Metinvest Adria), oltre all’agguerrita delegazione sindacale dell’UGL Metalmeccanici Nazionale (guidata dal Vice Segretario Nazionale Daniele Francescangeli) e UGLM Territoriale (rappresentata dal Segretario Claudio Lucchesi). Ma quando la politica e i grandi capitali privati si incontrano, i meccanismi non sono mai così fluidi come sembrano. Nel corso del lungo e serrato confronto sono emerse, infatti, evidenti e complesse criticità tecniche legate al disallineamento dei cosiddetti “cronoprogrammi”. In parole estremamente povere: i delicati tempi di intervento strutturale e di investimento economico previsti dagli indiani di JSW Jindal non combaciavano ancora perfettamente con quelli della newco ucraina Metinvest Adria. Questa pericolosa frizione burocratica e organizzativa ha reso materialmente impossibile, da parte del sindacato e del Governo, apporre la firma ufficiale sul testo nella sua generica formulazione originaria. Le parti si sono quindi dovute saggiamente fermare, convenendo di rivedere, limare e riscrivere l’Accordo per armonizzare alla perfezione le esigenze e i tempi dei due grandi player industriali.
Cassa integrazione e dignità umana: lo scudo di ferro del sindacato per proteggere le famiglie
Ma mentre le grandi aziende siderurgiche multinazionali discutono comodamente di cronoprogrammi, di complessi bilanci e di strategie a lungo termine, c’è un’emergenza umana spaventosa che non conosce ferie e non ammette pause: la vita reale di chi, in quegli enormi stabilimenti, ci suda per guadagnarsi il pane. La reazione della delegazione UGL al tavolo ministeriale romano è stata assolutamente perentoria e non ha lasciato spazio ad alcun tipo di compromesso al ribasso. Il sindacato ha ribadito con estrema fermezza che, durante questa infinita e psicologicamente logorante transizione burocratica, la priorità assoluta e ineludibile deve essere la totale protezione economica degli esseri umani coinvolti. Agli operai, che si trovano attualmente parcheggiati in uno stato di grave incertezza in cassa integrazione, deve essere assicurata la totale e incondizionata copertura degli ammortizzatori sociali. L’UGL ha preteso garanzie politiche blindate affinché i lavoratori in attesa non subiscano nemmeno un singolo euro di ricaduta economica negativa sulla propria già fragile busta paga in questa fase di stallo burocratico. Questa blindatura economica dovrà reggere almeno fino a quando non sarà definito nero su bianco un piano industriale blindato, pienamente condiviso e, soprattutto, concretamente cantierabile sul territorio.
Le parole chiare di Francescangeli: “Nessuna battuta d’arresto, ma un grande atto di responsabilità civile”
Il rischio palese che la fredda notizia giornalistica del rinvio istituzionale potesse scatenare il puro panico e la depressione tra le provate famiglie degli operai toscani era ed è ancora altissimo. Proprio per questo motivo, il Vice Segretario Nazionale UGLM, Daniele Francescangeli, ha voluto immediatamente gettare acqua sul fuoco, spiegando con grande umanità la delicatezza della complessa situazione in atto. “Questo momentaneo rinvio della firma non rappresenta in alcun modo una reale battuta d’arresto o, peggio, un fallimento dell’intero percorso di rilancio”, ha dichiarato con profonda convinzione Francescangeli. “Si tratta, al contrario, di un delicato ma fondamentale passaggio di profonda responsabilità sindacale, un atto necessario e volto esclusivamente a definire un accordo che sia realmente condiviso da tutte le parti, che sia sostenibile a livello produttivo e soprattutto che risulti coerente con i tempi effettivi di realizzazione pratica dei diversi e complessi interventi previsti sull’area”. Insomma, il messaggio è chiaro: molto meglio aspettare responsabilmente qualche giorno in più per ottenere un documento inattaccabile, piuttosto che firmare frettolosamente in favore di telecamere un accordo debole, lacunoso, che rischierebbe tragicamente di sgretolarsi alla prima seria difficoltà, lasciando di nuovo gli operai disperati col cerino in mano.
Piombino non può più aspettare: l’Italia ha una disperata necessità di un rilancio credibile e solido
Il tempo della politica, tuttavia, sta inesorabilmente scadendo. L’Italia industriale, da Nord a Sud, ha un disperato bisogno vitale dell’acciaio di qualità prodotto a Piombino, esattamente così come l’orgogliosa città di Piombino ha un disperato bisogno di tornare a produrre a pieno regime, a faticare nei reparti e a generare vera ricchezza sociale. Il provvidenziale rinvio di oggi impone a tutte le parti attive in causa — a partire dal Governo italiano per arrivare alle potentissime multinazionali estere — di accelerare drasticamente i lavori tecnici per trovare un punto d’incontro che sia saldo e reale. I vecchi slogan politici e le promesse scritte sull’acqua, sulla pelle della povera gente, non servono più a nulla. Serve un piano industriale serio e ambizioso che parli chiaramente di tonnellate prodotte, di massicci investimenti sull’ammodernamento dei forni, di ineludibili bonifiche ambientali del territorio e, ovviamente, di nuove assunzioni. L’Accordo Quadro in via di riscrittura non dovrà essere mai più solo un ennesimo pezzo di carta utilizzato per prendere tempo prezioso, ma dovrà rappresentare il biglietto di sola andata per far risorgere definitivamente dalle proprie ceneri uno dei poli siderurgici più grandi e strategici d’Europa.
Il presidio sindacale costante e instancabile: l’UGL promette di non lasciare mai solo nessun lavoratore
La complessa battaglia sindacale è ancora lunghissima e l’esito finale non è assolutamente scontato o privo di insidie, ma l’UGL oggi a Roma ha tracciato, col pennarello rosso, una linea invalicabile. La Segreteria Nazionale, in stretta e totale sinergia con quella Territoriale di Piombino, continuerà a presidiare il Ministero a oltranza e a seguire le trattative col fiato perennemente sul collo delle aziende coinvolte. L’impegno solenne e inscalfibile preso con l’intera città toscana è uno solo: l’evoluzione serrata del confronto ministeriale sarà seguita con la massima, quasi ossessiva attenzione giorno e notte, affinché il tanto declamato e desiderato rilancio del colossale polo siderurgico si traduca finalmente in investimenti tangibili, in ferree certezze industriali a lungo respiro e, primissima cosa in assoluto, nella piena e incondizionata salvaguardia di ogni singolo livello occupazionale. In questa delicata fase di trasformazione storica, nessuna famiglia piombinese verrà mai lasciata sola ad affrontare al buio l’incertezza e la paura del domani.