Hiroshima – Ha da poco spento la bellezza di novanta candeline sulla sua torta di compleanno, ma sfoggia orgogliosamente un fisico statuario, scolpito e definito che la stragrande maggioranza degli uomini molto più giovani di lui può solamente sognare o ammirare sulle riviste patinate. Busto liscio, pelle perfettamente abbronzata, pettorali incredibilmente sodi e vene sottili e pulsanti che percorrono le braccia e le spalle in tensione: non stiamo assolutamente parlando di un’immagine iperrealistica generata al computer dall’Intelligenza Artificiale, ma del frutto reale, tangibile e sudato di innumerevoli, incalcolabili ore di sacrifici trascorsi sollevando ghisa in palestra. L’uomo capace di sfidare e sconfiggere inesorabilmente lo scorrere crudele del tempo si chiama Toshisuke Kanazawa. Esattamente il mese scorso, ironicamente e simbolicamente appena il giorno prima di vincere e dominare l’ennesima, importantissima competizione sportiva della sua infinita carriera, questo autentico e inossidabile leggendario campione nipponico di bodybuilding ha festeggiato in splendida forma il suo invidiabile novantesimo compleanno. Per lui, l’età anagrafica scritta sui documenti rappresenta unicamente un inutile e noioso dettaglio burocratico che non ha alcun impatto sulla sua ferrea volontà di dominare il palcoscenico sportivo.
Da nuotatore a rivale di Schwarzenegger: la nascita di una leggenda
La straordinaria e lunghissima favola sportiva di Kanazawa ha radici molto antiche e inizia con quello che sembrava essere, a prima vista, un vero e proprio dramma personale.
Nato nel lontano 1936, prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, il giovane Toshisuke era in realtà una fortissima e promettente speranza del nuoto nipponico. Purtroppo, dopo che un grave e invalidante infortunio muscolare interruppe in modo drastico e prematuro la sua brillante carriera agonistica da potenziale nuotatore olimpico, si trovò di fronte a un bivio esistenziale. Invece di arrendersi alla sfortuna, decise coraggiosamente di reinventarsi da zero e si dedicò anima e corpo alla durissima e ferrea disciplina del culturismo. I risultati furono immediati e a dir poco strabilianti: trionfò vincendo l’ambitissimo e prestigioso titolo di Mister Giappone a soli 24 anni di età. Da quel momento, la sua ascesa fu letteralmente inarrestabile, arrivando persino a competere ad altissimo livello internazionale calcando gli stessi palcoscenici di vere e proprie leggende mostruose del bodybuilding del calibro dell’attore hollywoodiano Arnold Schwarzenegger. Oggi, a distanza di decenni dai fasti internazionali, il campione non ha mai abbandonato la sua passione: gestisce personalmente e quotidianamente una storica palestra nella sua amata città natale di Hiroshima. Qui, tra un bilanciere e l’altro, ricorda e celebra la sua ultimissima e schiacciante vittoria nella speciale categoria “over 85” ai recenti Campionati giapponesi di bodybuilding master. Si tratta, statistiche alla mano, dell’incredibile diciannovesimo titolo nazionale assoluto conquistato nella sua vita, traguardo festeggiato promettendo solennemente ai giudici di gara e ai suoi innumerevoli e giovani fan che questo non sarà affatto l’ultimo trofeo ad arricchire la sua sterminata bacheca.
Il segreto del fisico a 90 anni: dieta vegetariana e stile di vita naturale
Di fronte a un simile, inspiegabile e quasi sovrumano miracolo fisiologico e atletico, la domanda sorge spontanea e imperiosa: qual è l’elisir di lunga vita e l’esatta, rigorosa ricetta dell’eterna giovinezza muscolare di Toshisuke Kanazawa?
La risposta fornita dal diretto interessato spiazza per la sua francescana semplicità: per il novantenne giapponese, tutto il successo sportivo e la salute di ferro si basano unicamente su uno stile di vita ascetico, estremamente rigoroso, inossidabile e certificato al cento per cento come naturale. L’atleta asiatico si vanta apertamente di non aver mai acceso o fumato una singola sigaretta in tutta la sua intera vita e di non aver mai toccato nemmeno una goccia di bevande o superalcolici. Sul fronte prettamente nutrizionale, che nel bodybuilding professionistico conta persino più dell’allenamento fisico stesso, le sue scelte sono altrettanto radicali ed estreme: ha rinunciato totalmente e definitivamente al consumo di qualsiasi tipo di carne rossa, carne bianca e persino di pesce fresco ormai da moltissimi decenni. L’ultranovantenne si nutre quotidianamente in modo quasi monastico e incredibilmente semplice. La sua dieta base è rigorosamente composta da enormi e misurate scodelle di riso integrale sapientemente condite con il tradizionale furikake (un tipico condimento secco giapponese), porzioni abbondanti di natto (soia fermentata ricchissima di proteine vegetali) e svariate ciotole di tradizionale zuppa di miso bollente, all’interno della quale rompe e miscela sapientemente un paio di uova rigorosamente crude per assicurarsi l’indispensabile e vitale apporto di colesterolo buono e grassi nobili. Tuttavia, nonostante la ferrea volontà, l’età avanza inesorabilmente e Kanazawa ha dovuto imparare ad ascoltare i campanelli d’allarme del proprio corpo. «Da giovane, nel pieno della preparazione agonistica, ero solito bere agevolmente fino a sei pesanti frullati proteici ipercalorici al giorno, mentre ora mi sono imposto un limite ferreo e ne bevo solamente tre», racconta candidamente il bodybuilder, spiegando ai giornalisti sportivi un semplice quanto crudele fatto biologico: «Purtroppo, con l’avanzare dell’età e il fisiologico rallentamento del metabolismo basale, per lo stomaco diventa fisicamente e oggettivamente molto più complesso e faticoso riuscire a digerire e assimilare quotidianamente una mole così massiccia ed esagerata di liquidi e integratori in polvere».
L’allenamento a Hiroshima: addio ai pesi liberi, largo alle macchine
Oltre alla drastica revisione e rimodulazione dell’introito calorico e proteico, l’anziano ma agguerrito campione nipponico ha dovuto intelligentemente, saggiamente e forzatamente fare anche qualche inevitabile e necessaria concessione strategica all’interno delle quattro mura della sua palestra di Hiroshima.
«Ho dovuto cambiare radicalmente approccio alla biomeccanica: non eseguo praticamente più i pericolosi e classici squat con il bilanciere pesante sulle spalle per non gravare sulla colonna vertebrale, né tantomeno mi cimento più nelle famose distensioni esplosive su panca piana. Preferisco nettamente utilizzare le macchine isotoniche guidate e i cavi rispetto ai traumatizzanti e instabili pesi liberi dei manubri, semplicemente perché oggi faccio esclusivamente e gelosamente ciò che sento essere meglio per me, per preservare le mie preziose articolazioni e per proteggere il mio fragile corpo a questa specifica veneranda età». A fargli da scudo c’è ovviamente una genetica invidiabile e una salute clinica definibile a tutti gli effetti come “di ferro”, certificata da costanti ed estenuanti controlli medici ospedalieri capaci di far impallidire d’invidia un trentenne nel pieno delle forze. Tuttavia, Kanazawa sa perfettamente e umilmente che oggi i tempi fisiologici della biologia umana sono inesorabilmente cambiati. «Devo ammettere con me stesso che oggi ci vuole senza dubbio molto più tempo per riuscire a smaltire l’acido lattico e a recuperare muscolarmente dai gravosi allenamenti rispetto a prima», confessa il campione. «Proprio per questo preciso motivo, mi assicuro scrupolosamente e maniacalmente di dilatare e riposare adeguatamente i tempi di recupero fisso tra una serie e l’altra, e soprattutto bado a dormire profondamente per circa sette lunghe e ininterrotte ore a notte, che per me sono il vero segreto del ripristino cellulare». Al netto di queste inevitabili rimodulazioni legate alla carta d’identità, la sua routine sportiva quotidiana resta comunque spaventosamente impeccabile, marziale e insostenibile per la maggior parte dei giovani: Kanazawa si allena e suda regolarmente tra i macchinari per ben due ore al giorno, tutti i giorni, con la costanza di sei giorni su sette.
Il Giappone dei record e della longevità estrema
L’incredibile record mondiale di muscolatura e resistenza di Kanazawa, pur essendo clamoroso a livello visivo e mediatico, non rappresenta affatto un caso genetico isolato, ma si inserisce perfettamente nel particolare e affascinante tessuto demografico di un Paese, il Giappone, che ospita statisticamente e orgogliosamente la popolazione più longeva, sana e duratura dell’intero pianeta Terra.
I numeri e le percentuali forniti dagli analisti demografici asiatici sono a dir poco spaventosi e ineguagliabili: attualmente, nel grande e popoloso arcipelago del Giappone, quasi il 30% degli oltre 123,7 milioni di abitanti registrati all’anagrafe nazionale ha superato la ragguardevole soglia dei 64 anni di età. Ancora più sbalorditivo è il dato statistico, diffuso recentemente dal governo, relativo al numero esatto dei cittadini centenari nipponici: questa esclusiva “fascia” anagrafica ha incredibilmente superato la quota record assoluta di 100.000 unità viventi e attive. In questo scenario socio-culturale unico al mondo, i cittadini anziani si rifiutano categoricamente di farsi parcheggiare ai margini della società produttiva e, al contrario, continuano ostinatamente a dimostrarsi giorno dopo giorno incredibilmente attivi, vitali e letteralmente inarrestabili nello sport come nel lavoro. Gli esempi sportivi si sprecano e fanno notizia quotidianamente sulle prime pagine dei giornali del mondo: la formidabile nuotatrice master Shoko Yonezawa continua inesorabilmente a scendere in vasca e a frantumare e battere storici record mondiali di velocità nella sua categoria alla veneranda età di 91 anni. Il leggendario esploratore e velista Kenichi Horie, dal canto suo, ha recentemente festeggiato il traguardo del suo 88° compleanno scioccando l’opinione pubblica e annunciando ufficialmente l’impresa di una nuova, folle e pericolosissima traversata in totale e assoluta solitudine del vasto e insidioso oceano Pacifico a bordo della sua imbarcazione. E come non citare l’incredibile prestazione fisica ed eroica di Shintaro Okuyama, che soltanto l’anno scorso, all’incredibile e fantascientifica età di 96 anni, è riuscito stoicamente a tagliare il traguardo faticosissimo di una regolare maratona di oltre quarantadue chilometri, chiudendo il lungo e sfiancante percorso podistico stradale in poco più di otto ore e quarantatré minuti netti di corsa ininterrotta. In un Paese che affronta quotidianamente a testa alta le colossali e gravose sfide politiche, sanitarie ed economiche dettate dalla gestione pratica di una popolazione sempre più fatalmente anziana, Toshisuke Kanazawa rifiuta categoricamente, lucidamente e fermamente l’idea occidentale e fatalista che l’inevitabile e triste declino fisico ed estetico del corpo umano sia totalmente inevitabile. Rivolgendosi orgogliosamente alle telecamere, il culturista nipponico lancia la sua sfida definitiva all’universo: «Voglio essere e restare un vero culturista fino all’esatto giorno della mia morte».