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Medaglia d’Onore alla memoria del Tenente Mario Ciaccio: Viterbo non dimentica gli “IMI”

La memoria di un coraggio senza armi vive oggi più forte che mai nella città di Viterbo. Nella mattinata di mercoledì 23 settembre 2026, presso gli spazi di Unindustria, il Prefetto Sergio Pomponio ha consegnato le Medaglie d’Onore ai cittadini italiani deportati nei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra gli insigniti alla memoria c’è l’eroico Tenente palermitano Mario Ciaccio, giovane ufficiale del 42° Reggimento Fanteria catturato a Giannina, in Grecia, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Insieme a oltre 650.000 militari italiani (i cosiddetti Internati Militari Italiani, IMI), il Tenente Ciaccio rifiutò l’allettante offerta dei nazisti di potersi salvare la vita aderendo alla Repubblica di Salò. Un convinto e fiero “NO” che pagò a un prezzo altissimo: fu caricato per 5 lunghe settimane su disumani carri bestiame e deportato in Germania, subendo ben 628 giorni di prigionia tra lo Stalag IV B di Mühlberg e il campo di Torgau. Ai maltrattamenti e alla fame estrema si aggiunse poi la schiavitù del massacrante lavoro coatto all’interno del letale polo chimico industriale del Terzo Reich a Schkopau. Il riconoscimento ufficiale consegnato a Viterbo, fortemente inquadrato e legittimato anche dalla recente legge del 2025 che ha finalmente istituito in modo definitivo la “Giornata degli internati italiani”, è il doveroso, atteso e solenne omaggio dell’intero Stato italiano a un’eroica e silenziosa generazione che difese la dignità pagando con la libertà, la sofferenza e spesso con la vita. Scopri l’eroica biografia di Mario Ciaccio nel nostro articolo 👇

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Viterbo – La grande e complessa Storia della nostra nazione, spesso studiata frettolosamente sui freddi libri di testo scolastici, è in realtà inesorabilmente lastricata, costruita e cementata dai silenzi, dai sacrifici e dalle dolorose ma coraggiose scelte individuali di migliaia di giovani uomini. Un toccante, solenne e doveroso tributo istituzionale a questa memoria patria si è consumato nella mattinata di mercoledì 23 settembre, proprio all’interno degli eleganti e formali spazi della sede territoriale di Unindustria a Viterbo.
La locale e attivissima Prefettura cittadina ha infatti fortemente voluto e organizzato una commossa e sentita cerimonia pubblica, interamente e solennemente dedicata alla formale consegna delle prestigiose Medaglie d’Onore. Si tratta di altissimi e inestimabili riconoscimenti morali e civili che lo Stato italiano conferisce doverosamente ai propri valorosi cittadini, sia civili che militari, che furono brutalmente deportati, ingiustamente internati nei letali lager del Terzo Reich e barbaramente destinati al massacrante e inumano lavoro coatto durante le fasi più oscure e drammatiche della Seconda guerra mondiale. Tra gli illustri insigniti viterbesi di questa edizione autunnale, spicca senza ombra di dubbio la fulgida e nobilissima figura del Tenente Mario Ciaccio (la cui medaglia è stata ritirata e conferita rigorosamente alla memoria). Il giovane e valoroso ufficiale italiano, regolarmente inquadrato nei ranghi militari del 42° Reggimento Fanteria della gloriosa Divisione “Modena”, fu vittima di un atroce destino, venendo catturato, disarmato e arrestato dalle spietate forze di occupazione tedesche a Giannina, in territorio greco, nella fatidica e plumbea data del 12 settembre 1943. Un evento bellico occorso ad appena quattro, caotici e tragici giorni di distanza dal celeberrimo e devastante annuncio radiofonico dell’armistizio stipulato dal governo Badoglio. L’ufficializzazione e la consegna di questa importante onorificenza a Viterbo hanno avuto il grande e inestimabile merito civile di riaccendere prepotentemente l’attenzione pubblica collettiva su una delle pagine indubbiamente e colpevolmente meno esplorate, narrate e conosciute dell’intera storiografia italiana del Novecento: la tragica e nobile epopea degli Internati Militari Italiani (i cosiddetti e mai dimenticati IMI).

Il coraggio di dire no al nazifascismo: la Resistenza silenziosa e senza armi

Per comprendere l’immensa grandezza morale dell’atto compiuto dal Tenente Ciaccio, è necessario storicizzare e immedesimarsi visceralmente nel terrore e nel caos assoluto che fecero tragicamente seguito al famoso proclama dell’8 settembre 1943.
In quei mesi convulsi, disperati e senza alcuna vera direttiva militare da Roma, circa 650.000 fedeli soldati e ufficiali del Regio Esercito italiano, improvvisamente abbandonati al loro destino, vennero accerchiati, catturati e imprigionati dalle soverchianti e organizzatissime forze armate tedesche in mezza Europa. A tutti questi nostri connazionali disorientati venne immediatamente, lucidamente e spietatamente posta davanti una scelta drastica e drammatica. Ai prigionieri veniva esplicitamente e ripetutamente offerta, dai comandanti nazisti, l’allettante e comodissima possibilità di poter uscire subitaneamente dal fango della prigionia e di potersi salvare la vita, semplicemente firmando un pezzo di carta e accettando di aderire politicamente alle file della neonata e fascista Repubblica Sociale Italiana (la Repubblica di Salò di Mussolini), o comunque di continuare attivamente a combattere, operare e collaborare fianco a fianco, militarmente e logisticamente, con le potenti e spietate armate della Germania di Hitler. Dinanzi a questo patto col diavolo, l’immensa e schiacciante maggioranza di questi valorosi e stanchi uomini italiani decise di guardare dritto in faccia i propri carnefici e di dire un secco, irremovibile e orgoglioso “no”. Questo fermo e coraggiosissimo rifiuto civile, ideologico e morale fu purtroppo pagato a un prezzo carissimo e salatissimo: comportò immediatamente e automaticamente la brutale deportazione sui carri bestiame, le violenze fisiche, le umiliazioni, l’inedia, la fame cronica, le gravi malattie infettive, la totale privazione della dignità umana, l’esauriente lavoro coatto in catena di montaggio e, purtroppo, per svariate decine di migliaia di quegli sfortunati uomini, si concluse con la fine atroce della propria vita. Si trattò storicamente, a tutti gli effetti, di un immenso e grandioso gesto di puro eroismo collettivo, un nobile atto di ribellione compiuto silenziosamente, senza l’uso o l’ausilio di armi da fuoco, lontanissimo dal calore della propria terra d’origine e privo di qualsiasi e minima certezza rassicurante sul proprio futuro, ma che oggi la storiografia ufficiale riconosce unanimemente, indiscutibilmente e fermamente come una scelta altissima e consapevole di suprema dignità, assoluta fedeltà alla Patria e incondizionato amore per la libertà.

628 giorni di prigionia: il calvario di Mario Ciaccio nei lager del Reich

È proprio ed esattamente all’interno di questa grandiosa, drammatica e gigantesca epopea collettiva di popolo che si colloca e si incastra tragicamente la silenziosa, straziante ma luminosa vicenda biografica e militare del giovane Tenente Mario Ciaccio.
Originario per nascita della bellissima e solare provincia siciliana di Palermo, Mario Ciaccio era uno speranzoso e inquadrato giovane ufficiale, attivamente e strenuamente impegnato nei complessi teatri di combattimento del fronte dell’Epiro meridionale. A seguito della stipula formale dell’armistizio, la precaria e complessa situazione logistica delle disorientate truppe italiane dislocate nel turbolento scacchiere dei Balcani precipitò rapidamente e inesorabilmente nel caos più buio e totale. Il 12 settembre 1943, proprio a Giannina, l’intero reparto italiano venne definitivamente circondato, soverchiato, minacciato e brutalmente disarmato dalle truppe naziste. Per il malcapitato Mario Ciaccio ebbe così drammaticamente e irrimediabilmente inizio un calvario disumano e indicibile: una prigionia massacrante, alienante e spaventosa, destinata inesorabilmente a durare per ben 628, lunghissimi e ininterrotti giorni di orrore, senza mai poter fare ritorno o poter scrivere ai propri cari. Al disarmo seguì repentinamente un trasferimento fisico durissimo e spietato, una vera e propria marcia forzata verso il cuore freddo della Germania nazista. Dapprima stipati inumaniamente a bordo di pesanti autocarri militari scoperti e successivamente rinchiusi e ammassati come bestie da macello all’interno dei soffocanti, lerci e oscuri carri ferroviari sigillati (usati solitamente per il trasporto rapido di merci chimiche o di animali vivi), il devastante viaggio infernale dell’ufficiale Ciaccio durò ininterrottamente per l’interminabile e logorante lasso temporale di circa cinque intere settimane, in condizioni igieniche deplorevoli, segnate spietatamente dalla fame acuta, dalla sete mortale, dalla precarietà fisica e dalla peggiore privazione della libertà personale. Giunto finalmente ed esausto all’interno del tentacolare, burocratico e letale sistema concentrazionario tedesco, il giovane Mario Ciaccio venne freddamente registrato e schedato numericamente presso i rigidi uffici dello Stalag IV B situato nella località di Mühlberg, per essere poi successivamente e repentinamente smistato e trasferito d’imperio all’interno della pericolosa e malsana area operativa e militare dello Stalag IV D ubicato a Torgau.

Il lavoro coatto a Schkopau e il riscatto sancito dal Prefetto Pomponio

Per l’ufficiale italiano, al profondo e lancinante dolore causato dalla miserabile condizione di prigioniero di guerra sconfitto e isolato, si aggiunse immediatamente, drasticamente e dolorosamente l’onta, la fatica e la sofferenza indicibile scaturita dalla condizione di lavoratore schiavo e coatto.
Mario Ciaccio venne infatti spietatamente impiegato e sfruttato fino all’inverosimile dapprima presso anonime e dure imprese private tedesche e, successivamente, costretto ai lavori forzati all’interno dell’immensa e cupa area industriale della città di Schkopau, la quale rappresentava logisticamente ed economicamente uno dei più grandi, complessi e vitali poli chimici, produttivi e strategici impiegati e sfruttati dall’economia di guerra e dagli armamenti del Terzo Reich. Fu proprio all’interno di questi impianti velenosi e pericolosi che il giovane tenente siciliano, esattamente al pari e insieme a migliaia di altri suoi compagni e Internati Militari Italiani, fu condannato a vivere giornate alienanti, interminabili e massacranti, scandite unicamente dal freddo pungente, dal lavoro fisico estenuante e massacrante che spezzava la schiena e piegava la mente, dalla fame nera e costante, dalle continue e insopportabili privazioni igieniche e mediche, e da una cronica, logorante, perenne e terribile incertezza psicologica riguardante la propria imperscrutabile e cupa sorte finale. Nel corso della partecipatissima cerimonia commemorativa svoltasi a Viterbo, il Prefetto in persona, il dottor Sergio Pomponio, ha giustamente e fermamente voluto richiamare e sottolineare a gran voce il vero e profondo significato morale e sociologico di questa nostra importante memoria storica nazionale. Il Prefetto ha calcato duramente la mano su un concetto cardine vitale: ovvero quanto sia civicamente necessario, educativo e imperativo continuare a ricordare tenacemente ai giovani le atroci e ingiustificabili violenze della Seconda guerra mondiale, affinché esse non abbiano mai, per nessun motivo al mondo, a ripetersi nelle piazze. Particolarmente incisive, emozionanti e densamente significative sono state le sue solenni e scandite parole conclusive rivolte alla platea silenziosa: «Facendo rigorosamente memoria, studio e commemorazione del nostro tragico passato nazionale, facciamo in realtà profondissima memoria di noi stessi come cittadini, ricordando a ogni generazione futura, oggi più che mai, che la vera dignità umana è e resta per sempre un diritto e un sentimento del tutto insopprimibile e intoccabile». Un concetto che è stato peraltro e recentemente rafforzato a livello giuridico dalla stessa Repubblica italiana: con l’entrata in vigore della fondamentale legge numero 6 promulgata lo scorso 13 gennaio 2025, lo Stato ha definitivamente voluto scolpire e fissare imperituramente questa preziosa memoria civica nella coscienza nazionale delle future generazioni, istituendo formalmente e solennemente, nel giorno del 20 settembre, una ricorrenza importantissima. È nata così ufficialmente la “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale”, un monito perenne in memoria di quegli eroici ragazzi che scelsero coraggiosamente la via dolorosa e spietata del lager per non dover in alcun modo macchiare le proprie coscienze obbedendo ai criminali voleri dello Stato nazionalsocialista e dei carnefici fascisti. Il Tenente Mario Ciaccio, simbolo e figlio di quella coraggiosa generazione, è oggi finalmente, orgogliosamente e meritatamente un eroe indimenticato di tutta la nostra Nazione democratica e libera.

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«Dove nascono le nuvole», a Roma la personale di Elisa Zadi: alla galleria Edarcom Europa il dialogo poetico tra uomo e natura per la Rome Art Week

La galleria Edarcom Europa a Roma ospita la personale di Elisa Zadi «Dove nascono le nuvole», a cura di Francesco Ciaffi e Beatrice Conte per la Rome Art Week: trenta opere per celebrare l’armonia profonda tra figura umana e mondo vegetale. Tutte le informazioni per il vernissage del 23 ottobre 👇

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Elisa Zadi

Roma – Nell’effervescente cornice della Rome Art Week 2026, la Capitale si prepara ad accogliere una delle voci più raffinate e sensibili della pittura figurativa italiana contemporanea. Venerdì 23 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00 (fino alle 21:00), gli spazi storici della galleria d’arte contemporanea Edarcom Europa, situata in via Macedonia 12 nel cuore del quartiere San Giovanni – Appio Latino a Roma, apriranno le porte alla mostra personale di Elisa Zadi dal titolo evocativo «Dove nascono le nuvole». L’esposizione, curata congiuntamente da Francesco Ciaffi e Beatrice Conte, vedrà la presenza diretta dell’artista aretina, pronta a incontrare appassionati, collezionisti e critici d’arte.

Artista di solida formazione accademica e già ampiamente apprezzata dal pubblico e dalla critica nazionale per la densità lirica della sua ricerca espressiva, Elisa Zadi (nata ad Arezzo nel 1979) debutta per la prima volta nelle sale di Edarcom Europa con un prestigioso corpus di circa trenta dipinti recenti. Un ciclo pittorico coerente e avvolgente che offre ai visitatori un’immersione profonda nella sua personale indagine sul rapporto ancestrale, intimo e simbiotico che lega l’essere umano all’elemento naturale.

L’universo pittorico di Elisa Zadi: la soglia tra reale e onirico

Nelle tele di Elisa Zadi la pittura si fa strumento di contemplazione quasi meditativa, superando la pura mimesi descrittiva del paesaggio per trasformarsi in una riflessione filosofica sull’esistenza e sulla vulnerabilità della vita organica. L’artista toscana costruisce le sue composizioni attraverso una stesura cromatica calibrata, dove la luce sembra filtrare lentamente tra le fronde, le radici e le vaporosità dell’aria, creando atmosfere sospese in un tempo interiore non misurabile. Le figure umane e gli elementi della botanica convivono nello stesso spazio scenico non come presenze contrapposte, ma come frammenti di un unico respiro cosmico.

La poetica di «Dove nascono le nuvole» indaga proprio quel punto d’incontro invisibile in cui la densità terrena si dissolve nell’impalpabilità del cielo. Le nuvole, archetipo universale di mutevolezza, sogno e leggerezza, diventano la metafora perfetta di un processo generativo ininterrotto: ciò che sale dal suolo umido si ricompone nelle altezze per poi ridiscendere in forma di pioggia e nutrimento. Un ciclo eterno che la Zadi cattura con tocchi di pennello sapienti, capaci di restituire sia la fragilità di un bocciolo sia la potenza silenziosa del cosmo.

Consigliato dalla Redazione
Arte & Pittura Contemporanea

La Pittura Contemporanea e la Natura: Visioni, Tecniche e Nuovi Maestri

Uno straordinario volume illustrato dedicato all’indagine del rapporto tra figura umana, paesaggio vegetale e simbolismo onirico nell’arte figurativa contemporanea.

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La poetica del silenzio e delle piccole cose secondo Beatrice Conte

Nel saggio critico che accompagna il catalogo ufficiale dell’esposizione, la co-curatrice Beatrice Conte offre una lettura puntuale e illuminante del percorso creativo di Elisa Zadi, soffermandosi sulla capacità dell’artista di cogliere l’incanto invisibile racchiuso nella quotidianità:

«Analizzando la prosaica meraviglia di un mondo che conserva ancora tanto incanto, la pittura di Elisa Zadi si compone del senso delle sue intuizioni sul silenzio, e sulla vita, e sulle piccole cose vegetali, con straordinaria confidenza. L’artista esplora e sviluppa il suo immaginario di bellezza sulla soglia del mondo onirico, pur senza l’intenzione di renderlo fattivamente surreale; piuttosto, vuole calarsi spiritualmente in quella vitalità organica che dalla terra umida genera un fiore, una foglia, una nuvola!».

Queste parole colgono l’essenza stessa dell’opera di Zadi: la sua pittura non scivola mai nel surrealismo accademico o nell’artificio cerebrale, ma resta ancorata a una spiritualità immanente. L’indagine delle “piccole cose vegetali” diventa una dichiarazione d’amore verso la biodiversità dei sentimenti umani, invitando l’osservatore a riscoprire la lentezza dello sguardo e la sacralità della contemplazione in un’epoca frenetica e saturata di immagini digitali effimere.

Il connubio con Edarcom Europa e il programma della Rome Art Week

L’approdo di Elisa Zadi alla galleria Edarcom Europa, fondata su una solida tradizione di valorizzazione dell’eccellenza pittorica e grafica contemporanea, si inserisce nel prestigioso cartellone della Rome Art Week (RAW), la settimana diffusa che ogni autunno trasforma la città eterna nella capitale dell’arte visiva internazionale attraverso mostre, aperture di studi d’artista e performance interdisciplinari.

Per la galleria guidata da Francesco Ciaffi, la personale di Zadi rappresenta un tassello di primaria importanza per confermare la vitalità della pittura ad olio su tela e su tavola, dimostrando come il linguaggio figurativo sappia rinnovarsi continuamente, affrontando le inquietudini e i desideri della società contemporanea con una freschezza formale e concettuale di altissimo profilo.

Informazioni pratiche, orari di apertura e accessi straordinari

La mostra «Elisa Zadi | Dove nascono le nuvole» sarà visitabile a ingresso libero e gratuito da venerdì 23 ottobre fino a sabato 14 novembre 2026. Per agevolare la partecipazione del pubblico durante la settimana inaugurale e in coincidenza con gli eventi della Rome Art Week, la galleria Edarcom Europa ha previsto un’apertura straordinaria anche per la giornata di domenica 25 ottobre.

Di seguito il quadro riepilogativo con tutte le coordinate utili per pianificare la visita:

  • Titolo della mostra: Elisa Zadi – Dove nascono le nuvole
  • Curatela: Francesco Ciaffi e Beatrice Conte
  • Sede espositiva: Galleria Edarcom Europa, Via Macedonia 12, Roma (quartiere San Giovanni – Appio Latino)
  • Periodo di apertura: Dal 23 ottobre al 14 novembre 2026
  • Vernissage inaugurale: Venerdì 23 ottobre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 21:00 (alla presenza dell’artista)
  • Orari ordinari di galleria: Dal lunedì al sabato con orario 10:30 – 13:00 e 15:30 – 19:30
  • Apertura straordin

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«Marguerite Yourcenar. L’eleganza del mito»: a Villa Adriana a Tivoli una giornata tra archeologia e letteratura per le «Memorie di Adriano»

Domenica 25 ottobre a Villa Adriana a Tivoli si celebra Marguerite Yourcenar con «L’eleganza del mito»: passeggiata archeologica, conferenza con Alberto Samonà e Stanislao de Marsanich ed esposizione di rari documenti autografi per i 45 anni dall’ingresso all’Académie française 👇

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Villa Adriana ,Tivoli

Tivoli – Era la mattina radiosa dell’8 giugno 1924 quando una giovanissima Marguerite Yourcenar, appena ventunenne, varcava per la prima volta a fianco del padre i cancelli di Villa Adriana a Tivoli. Tra le maestose rovine in laterizio, i cipressi secolari, le architetture ardite volute dall’imperatore filosofo e il fascino struggente del mito di Antinoo, prese forma una scintilla intellettuale ed emotiva destinata a segnare in modo indelebile la storia della letteratura mondiale del Novecento. Da quella folgorazione giovanile nacque infatti la gestazione, durata quasi tre decenni, di «Memorie di Adriano», il capolavoro assoluto pubblicato nel 1951 che seppe restituire respiro vitale, voce interiore e vertiginosa umanità a uno dei più complessi protagonisti dell’impero romano, trasformando i resti materiali di una civiltà scomparsa in una meditazione universale sul senso del potere, della bellezza, dell’amore e del limite della morte.

A oltre un secolo da quel primo fatidico incontro, domenica 25 ottobre 2026, a partire dalle ore 10:30, la splendida residenza imperiale tiburtina torna a celebrare questo legame indissolubile con l’evento speciale «Marguerite Yourcenar. L’eleganza del mito». Organizzata dall’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este – VILLÆ, diretto da Alberto Samonà, in collaborazione con il Centro Internazionale Antinoo per l’Arte e con la rete de I Parchi Letterari, la manifestazione celebra una ricorrenza storica di portata internazionale: il quarantacinquesimo anniversario dell’ingresso di Marguerite Yourcenar all’Académie française, dove il 22 gennaio 1981 fu accolta come prima donna eletta a sedere tra i quaranta «Immortali» in oltre tre secoli e mezzo di storia dell’istituzione parigina.

Consigliato dalla Redazione
Grandi Classici & Letteratura

Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar: Edizione Pregiata Classici Einaudi

Il capolavoro assoluto della letteratura del Novecento nella storica e magistrale traduzione di Lidia Storoni Mazzolani, con i taccuini di appunti dell’autrice e un ricco apparato critico sul pensiero dell’imperatore romano.

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Le parole di Alberto Samonà: «L’incontro tra l’architettura imperiale e l’interiorità umana»

A illustrare il significato filosofico e patrimoniale dell’iniziativa è il direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà: «Marguerite Yourcenar ha compiuto un’operazione rara: ha attraversato la distanza che separa il nostro presente dal mondo antico, facendone una via privilegiata per avvicinarsi all’imperatore Adriano e, insieme, all’uomo. A Villa Adriana, Memorie di Adriano ci invita a guardare oltre la grandezza del visibile, verso ciò che ogni esistenza custodisce di irriducibile, di fragile, di misterioso. Tra la scrittrice e questi luoghi si è stabilito un legame profondo, che il tempo non ha fatto che arricchire di nuovi significati. Le architetture della Villa testimoniano la visione di un imperatore; le pagine di Yourcenar ci danno la possibilità di immaginare l’uomo che quella visione concepì, le sue inquietudini, la sua consapevolezza del limite. È nell’incontro fra la permanenza e la genialità delle architetture adrianee e l’interiorità che la letteratura sa dischiudere che il patrimonio culturale rivela una delle sue dimensioni più profonde: la forza di continuare a parlarci, ben oltre il tempo in cui è nato».

Un omaggio che non si esaurisce in una semplice celebrazione celebrativa, ma apre una prospettiva ambiziosa: come annunciato dallo stesso Samonà, l’appuntamento del 25 ottobre inaugura un percorso culturale pluriennale che culminerà nel 2027, quando le VILLÆ dedicheranno un solenne cartellone di eventi al quarantennale della scomparsa dell’autrice, a partire da una grande mostra monografica allestita nella primavera del prossimo anno.

Il programma: passeggiata archeologica, conferenza e rari documenti d’epoca

La Giornata dei Parchi Letterari di domenica 25 ottobre prenderà il via alle ore 10:30 dal Teatro Greco della Villa, dove i visitatori saranno guidati in una passeggiata archeologica di circa un’ora lungo il suggestivo «Percorso Yourcenar». A condurre l’itinerario sarà Sabrina Pietrobono, funzionario archeologo dell’istituto che da anni conduce rigorose ricerche sul rapporto tra la scrittrice belga-francese e la topografia antica del complesso imperiale. I partecipanti ripercorreranno gli spazi che accesero l’immaginazione di Marguerite – dal Pecile alle Grandi Terme, fino al celebre bacino d’acqua del Canopo –, scoprendo come le pietre romane siano state trasfigurate in sequenze narrative immortali.

Alle ore 12:00, all’interno dei Mouseia – Musei del Canopo, si aprirà l’incontro di approfondimento moderato da Stanislao de Marsanich, Presidente de I Parchi Letterari, incentrato sull’impatto culturale dell’elezione della Yourcenar all’Académie e sul fecondo triangolo creativo tra la scrittrice, Adriano e Tivoli. Nelle teche del museo, inoltre, sarà inaugurata una preziosa esposizione documentaria resa possibile grazie alla collaborazione del Centro Internazionale Antinoo per l’Arte. Tra i pezzi rari in mostra spicca l’edizione illustrata originale di Mémoires d’Hadrien (edizioni Plon del 6 ottobre 1958), recante una dedica autografa e firmata da Marguerite Yourcenar a Lidia Storoni Mazzolani, storica e insuperata traduttrice italiana del romanzo, la cui amicizia con l’autrice fu determinante per la diffusione dell’opera nel nostro Paese.

Come partecipare all’evento a Villa Adriana

Curata da Alberto Samonà, Sara Tarissi de Jacobis e Arianna Trifogli, la giornata rappresenta un’opportunità straordinaria per immergersi nella grandezza senza tempo del sito UNESCO di Tivoli con una chiave di lettura poetica e letteraria di impareggiabile suggestione.

La partecipazione alle attività culturali, alla passeggiata guidata e alla conferenza è inclusa nel consueto biglietto d’ingresso al sito archeologico di Villa Adriana, con ritrovo previsto alle 10:30 presso il Teatro Greco. Tutte le informazioni operative, i dettagli di visita e le modalità di accesso sono disponibili sul sito web istituzionale all’indirizzo villae.cultura.gov.it.

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Trionfo a Parigi per il giornalismo italiano: a Daniele Bartocci il prestigioso premio europeo «Fair Play Vox Award 2026»

Straordinario trionfo a Parigi per il giornalista marchigiano Daniele Bartocci, insignito del prestigioso «Fair Play Vox Award 2026» dall’European Fair Play Movement e AIPS Europe. La cerimonia il 3 dicembre all’Auditorium Coubertin del Comitato Olimpico Francese. Tutti i dettagli 👇

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Fair Play Vox Award 2026

Parigi – Uno straordinario riconoscimento di caratura continentale incorona l’eccellenza della comunicazione e del giornalismo sportivo italiano nel cuore delle istituzioni olimpiche internazionali. Il giornalista marchigiano Daniele Bartocci sarà tra i massimi protagonisti della solenne cerimonia europea degli European Fair Play Awards 2026, in programma il prossimo 3 dicembre 2026 nella prestigiosa cornice dell’Auditorium «Pierre de Coubertin» presso il Comitato Nazionale Olimpico e Sportivo Francese (CNOSF), universalmente noto come la Casa dello Sport di Parigi.

L’European Fair Play Movement (EFPM), storica organizzazione non governativa istituita nel 1994 che opera sotto l’alto patrocinio dei Comitati Olimpici Europei (EOC) per promuovere la tolleranza, l’inclusione e l’integrità morale nelle discipline agonistiche, ha deliberato l’assegnazione a Bartocci dell’ambito EFPM «Fair Play Vox Award». Il premio, conferito sotto i prestigiosi auspici dell’AIPS Europe (l’Association Internationale de la Presse Sportive per il continente europeo), rappresenta il vertice del riconoscimento comunitario per i professionisti dei media capaci di utilizzare la penna e il microfono come strumenti educativi e presidi etici contro ogni forma di violenza, discriminazione e slealtà nello sport.

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Etica e Deontologia del Giornalismo Sportivo: Raccontare lo Sport con Valore

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Le motivazioni della giuria: una voce costante per la lealtà e l’inclusione

Il verdetto unanime della giuria internazionale riunita a Vienna, sede dell’EFPM presieduta da Philippe Housiaux, riconosce l’impegno costante, rigoroso e pluriennale profuso da Daniele Bartocci lungo la sua carriera. Nelle motivazioni ufficiali si sottolinea la capacità del cronista marchigiano di aver saputo porre al centro della propria narrazione quotidiana – tra carta stampata, portali digitali ed emittenti televisive – le storie umane di correttezza, riscatto sociale, solidarietà tra avversari e rispetto delle regole, dimostrando come lo sport debba essere primariamente una scuola di vita prima ancora che un terreno di business o contrapposizione esasperata.

Già insignito negli anni passati di numerosi riconoscimenti accademici e giornalistici in Italia (tra cui il Premio Renato Cesarini, l’Overtime Festival, il Premio Giovanni Arpino e la menzione tra i migliori giovani comunicatori italiani), Bartocci approda ora sul gradino più alto della scena europea. La sua attività di divulgazione ha saputo intercettare con efficacia sia gli addetti ai lavori che il grande pubblico dei giovani atleti, evidenziando come la cultura del rispetto dell’avversario e dell’accettazione della sconfitta costituisca il cardine di una cittadinanza democratica matura.

Il 31° Congresso Europeo Fair Play: a Parigi «Sport, Spirito di Umanità»

La consegna del premio al cronista italiano aprirà una due giorni di altissimo profilo istituzionale per lo sport europeo. All’indomani del galà di premiazione del 3 dicembre, la capitale transalpina ospiterà infatti venerdì 4 dicembre 2026 i lavori del 31° Congresso Europeo Fair Play, intitolato significativamente «Sport, Spirito di Umanità». All’assise parigina prenderanno parte ministri dello sport, presidenti dei comitati olimpici nazionali, membri del CIO, campioni mondiali e accademici provenienti da oltre quaranta nazioni del continente per fare il punto sulle nuove sfide della sostenibilità etica.

Tra i temi all’ordine del giorno figureranno la lotta al doping biologico e tecnologico, la tutela della salute mentale degli atleti d’élite sottoposti a pressioni mediatiche insostenibili, l’inclusione degli atleti rifugiati e il contrasto all’odio verbale sui social network durante le grandi manifestazioni sportive internazionali. Istituiti nel lontano 1996, gli European Fair Play Awards hanno premiato nel corso di tre decenni icone assolute del calibro di campioni olimpici, tecnici illuminati e dirigenti esemplari: l’ingresso di Daniele Bartocci in questo prestigioso albo d’oro proietta l’Italia in una posizione di assoluta leadership valoriale.

Orgoglio per l’Italia e per le Marche nel panorama sportivo globale

L’assegnazione del «Fair Play Vox Award 2026» costituisce un motivo di profondo orgoglio non soltanto per l’intero comparto del giornalismo sportivo tricolore, ma in modo particolare per la regione Marche e per la città di Jesi, culla natale del cronista e terra storicamente legata a una tradizione ineguagliabile di campioni olimpici e maestri di scherma, calcio e ciclismo.

«Ricevere questo premio a Parigi, nella casa che custodisce l’eredità spirituale del barone Pierre de Coubertin e con il sigillo di AIPS Europe ed EFPM, è un onore immenso che ripaga anni di dedizione e passione sul campo», ha commentato a caldo un emozionato Bartocci. «Voglio dedicare questo traguardo a tutti i colleghi che ogni giorno, con schiena dritta e rigore etico, scelgono di raccontare lo sport evidenziandone la bellezza autentica, i gesti di lealtà nascosti e il valore formativo per le nuove generazioni». Parigi si prepara ad applaudire il talento italiano il prossimo 3 dicembre.

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