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Cronaca

Tragedia a Manoppello: scontro frontale mortale, perde la vita un motociclista e quattro feriti gravi

Ancora sangue sulle strade abruzzesi. In un drammatico schianto frontale notturno avvenuto a Manoppello, tra una potente Harley Davidson e una Fiat Punto, ha tragicamente perso la vita il 35enne Leonardo Di Sipio, originario di Orsogna. La moto, per cause ancora al vaglio, avrebbe perso aderenza in curva invadendo la corsia opposta. Impressionante la macchina dei soccorsi: ben 5 ambulanze intervenute per soccorrere gli altri 4 feriti gravi. Aperta ufficialmente un’inchiesta👇

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Tragedia a Manoppello: scontro frontale mortale, perde la vita un motociclista e quattro feriti gravi

Manoppello (Pescara) – Le strade della provincia abruzzese si macchiano nuovamente ed inesorabilmente del colore tragico e scuro del sangue, divenendo purtroppo il muto e spietato palcoscenico notturno di un dramma umano dalle proporzioni devastanti. Una tranquilla e apparentemente banale serata di inizio autunno si è infatti repentinamente, brutalmente e drammaticamente trasformata in un insopportabile incubo di lamiere contorte, urla di dolore e sirene lampeggianti. Il terribile bilancio finale dell’ennesimo, spaventoso incidente stradale verificatosi sul territorio pescarese è, a dir poco, gravissimo e raggelante: una giovane e promettente vita umana prematuramente spezzata e strappata per sempre all’affetto dei propri cari e ben quattro persone rimaste seriamente e gravemente ferite, attualmente ricoverate presso le strutture ospedaliere della zona. Il fatale e violento schianto mortale si è consumato intorno alle ore 21:00 lungo la tortuosa e nota arteria viaria della località Vallone, esattamente lungo il tratto di strada provinciale che conduce i pellegrini e i turisti verso il celebre Santuario del Volto Santo. Ad impattare frontalmente, in maniera brutale, violentissima e senza lasciare alcuna via di scampo, sono state un’autovettura utilitaria, nello specifico una Fiat Punto, e una potente e pesante motocicletta di grossa cilindrata.

Schianto mortale in località Vallone: la vittima è il 35enne Leonardo Di Sipio

Il destino si è accanito con inaudita ferocia ed estrema spietatezza contro il centauro coinvolto nel terribile sinistro. A perdere drammaticamente la vita, stroncato dalla violenza inaudita e inarrestabile dell’urto tra i due veicoli, è stato Leonardo Di Sipio, un giovane uomo di soli 35 anni, originario e residente nel vicino comune chietino di Orsogna.
Il ragazzo, molto conosciuto, apprezzato e benvoluto nel comprensorio locale anche in virtù della sua professione (lavorava infatti come dipendente presso un noto autosalone situato proprio nel comune di Manoppello), era alla guida del suo amato e possente bolide a due ruote, una fiammante e pesante Harley Davidson modello Road Glide, quando ha incrociato fatalmente e irrimediabilmente il suo destino. Fin dai primissimi e convulsi istanti successivi allo spaventoso schianto, le condizioni cliniche di Leonardo Di Sipio sono purtroppo apparse immediatamente critiche, disperate e palesemente compromesse al personale medico e paramedico del 118, precipitatosi a sirene spiegate sul luogo della tragedia. Nonostante il tempestivo intervento e le manovre di primo soccorso operate disperatamente sul freddo asfalto, il corpo del trentacinquenne presentava traumi e lesioni di una gravità tale da rendere la corsa in ospedale una lotta impari contro il tempo. Caricato d’urgenza a bordo dell’ambulanza, il motociclista è stato rapidamente e disperatamente trasferito in codice rosso di massima emergenza verso il Pronto Soccorso dell’Ospedale civile Spirito Santo di Pescara. Tuttavia, nonostante i prolungati, encomiabili e disperati sforzi profusi dall’équipe medica per cercare di stabilizzarne i parametri vitali e strapparlo alla morte, il cuore del giovane si è arreso poco dopo l’arrivo nel nosocomio, cessando definitivamente di battere a causa delle devastanti ferite e dei gravissimi politraumi riportati nell’impatto frontale.

La dinamica dell’incidente stradale: fatale invasione di corsia in curva

La complessa e delicata fase di ricostruzione della dinamica dell’incidente è stata immediatamente ed interamente affidata all’esperienza e all’analisi scrupolosa degli uomini dell’Arma dei Carabinieri.
Spetta infatti ai militari appartenenti alla Radiomobile della Compagnia di Popoli, giunti tempestivamente in località Vallone per mettere in sicurezza l’area e presidiare la carreggiata, l’ingrato ma fondamentale compito di effettuare tutti i complessi, scrupolosi e meticolosi rilievi planimetrici e fotografici del caso, volti a raccogliere ogni singolo, utile e determinante elemento probatorio sparso sull’asfalto o rimasto incastrato tra le lamiere dei mezzi distrutti. Sebbene l’esatta concatenazione degli eventi sia ancora in fase di attento vaglio e di formale e rigoroso accertamento da parte degli inquirenti per non tralasciare alcuna ipotesi tecnica o umana, una prima, drammatica ed ufficiosa sommaria ricostruzione dei fatti sembra indirizzare le cause della tragedia verso una fatale e purtroppo sfortunata perdita di controllo del mezzo a due ruote. Secondo le prime e parziali informazioni trapelate e filtrate dalle forze dell’ordine giunte sul posto, sembrerebbe infatti che il povero trentacinquenne di Orsogna, mentre percorreva la strada in prossimità di una curva verosimilmente insidiosa, abbia improvvisamente e per cause ancora del tutto in via di accertamento tecnico, perso improvvisamente la stabilità e la padronanza della sua pesante Harley Davidson. La potente moto avrebbe quindi sbandato pericolosamente, finendo inesorabilmente e invadendo tragicamente l’opposta corsia di marcia, proprio nell’esatto e drammatico frangente temporale in cui procedeva, in senso e direzione di marcia diametralmente opposti e contrari, la Fiat Punto coinvolta, rendendo di fatto matematicamente e fisicamente impossibile evitare l’innesco di uno schianto frontale dall’impatto devastante e tremendo.

La maxi emergenza dei soccorsi notturni: ben cinque ambulanze sul posto

La portata spaventosa e la violenza catastrofica dell’impatto stradale hanno immediatamente innescato, attivato e fatto scattare l’allarme generale presso la centrale operativa regionale, rendendo strettamente necessaria e assolutamente urgente l’attivazione di un imponente, massiccio e straordinario protocollo di maxi emergenza medica per soccorrere tutte le persone coinvolte.
La scena che si è drammaticamente presentata dinanzi agli occhi sbarrati e sconvolti dei primissimi automobilisti di passaggio e dei primi soccorritori giunti trafelati sul teatro del disastro era a dir poco apocalittica, paragonabile a un tragico scenario di guerra stradale disseminato di rottami di plastica, vetri infranti e lamiere accartocciate. Per poter fronteggiare adeguatamente l’ingente, allarmante e grave numero di feriti disseminati sull’asfalto e incastrati negli abitacoli, sono state convogliate in località Vallone la bellezza di ben cinque unità mobili di soccorso. Sul posto sono tempestivamente sopraggiunte a sirene spiegate l’ambulanza medicalizzata della postazione Life di Pianella, l’ambulanza India di Manoppello, l’unità di soccorso medicalizzata inviata da Chieti e il mezzo dell’associazione Life in partenza da Villa Raspa di Spoltore. Complessivamente, il massiccio dispiegamento di personale sanitario ha provveduto a stabilizzare e trasportare ben quattro feriti gravi: due di questi sono stati convogliati e ricoverati in codice rosso presso le sale operatorie dell’Ospedale di Pescara, mentre gli altri due occupanti feriti sono stati presi in carico ed affidati alle cure del Pronto Soccorso dell’Ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Successivamente, nel corso delle prolungate operazioni di primo soccorso, si è reso necessario l’intervento di una quinta ambulanza (della Life di Pescara) per prestare le opportune e necessarie medicazioni del caso a un’ulteriore persona coinvolta, risultata fortunatamente ferita in maniera molto più lieve. A supportare validamente e fattivamente il febbrile lavoro dei sanitari, estraendo i corpi, illuminando l’area a giorno e procedendo alla fondamentale e delicatissima messa in sicurezza del manto stradale invaso da benzina e rottami taglienti, è intervenuta prontamente una formidabile ed operativa squadra dei Vigili del Fuoco, il cui lavoro si è protratto faticosamente per diverse ore della notte.

Il cordoglio di Orsogna e le indagini aperte: una nuova inchiesta per omicidio stradale

La drammatica, cruda e fulminea notizia della tragica dipartita di Leonardo Di Sipio si è abbattuta rapidamente e inesorabilmente come un violentissimo, spaventoso e gelido fulmine a ciel sereno sulla tranquilla, pacifica e laboriosa comunità cittadina di Orsogna, gettando nello sconforto totale e in un dolore muto e indescrivibile l’intera cittadinanza, i familiari distrutti dal lutto e i tantissimi giovani colleghi, clienti e amici che da anni ne apprezzavano la professionalità, il sorriso aperto e l’immensa, smisurata e viscerale passione per le moto di grossa cilindrata.
Mentre il paese si stringe in un abbraccio silenzioso attorno alla famiglia della giovane vittima oramai orfana di un figlio, la macchina giudiziaria ha compiuto il suo doloroso ma inevitabile, formale e formidabile percorso d’ufficio previsto dalla legge per questi gravissimi incidenti con esito mortale. Il magistrato e Sostituto Procuratore di turno presso la competente Procura della Repubblica locale, puntualmente ed immediatamente informato e notiziato in tempo reale della gravità assoluta dell’accaduto e della morte del centauro abruzzese tramite i referti, ha formalmente e regolarmente aperto un ufficiale ed obbligatorio fascicolo d’inchiesta per fare piena, chiara e totale luce inequivocabile sulle precise e millimetriche responsabilità penali, sui possibili concorsi di colpa e sull’esatta successione formale e tecnica degli eventi che hanno fatalmente preceduto e causato il violentissimo e distruttivo schianto. Nelle prossime e delicate ore, oltre al prevedibile ed assai probabile formale sequestro cautelare giudiziario di prassi disposto per i due veicoli pesantemente danneggiati per poter procedere alle future ed eventuali perizie tecniche ed ingegneristiche sui sistemi frenanti e sull’angolo d’impatto, gli inquirenti ascolteranno minuziosamente e verbalizzeranno formalmente le fondamentali ed essenziali testimonianze dei vari automobilisti transitati in zona e dei quattro feriti miracolosamente sopravvissuti all’impatto, sperando di poter chiarire ogni singolo e doloroso aspetto di questa indimenticabile e spaventosa tragedia notturna che ha bagnato di sangue Manoppello.

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Cronaca

Bambini salvati dai lupi in Puglia: medaglie agli eroi, ma le istituzioni tacciono

La polemica si infiamma in Puglia. L’Associazione per la Tutela della Vita Rurale ha deciso di premiare con due medaglie Domenico Demattia e Domenico Capriello, gli eroici cittadini che ad agosto hanno salvato a mani nude due bambine dall’attacco di due lupi puri a Noicàttaro e Gallipoli. L’associazione attacca duramente le Istituzioni e il Quirinale per aver totalmente ignorato il loro coraggio, sottolineando che i lupi responsabili non sono ancora stati catturati dalla task force, lasciando i cittadini in grave pericolo👇

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Medaglia a Domenico Capriello

Bari – L’emergenza legata alla presenza e all’aggressività dei grandi carnivori selvatici a ridosso o all’interno dei centri urbani continua a tenere alta la tensione in diverse regioni del Paese, sfociando in una dura e aperta polemica istituzionale e politica. L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali ha infatti deciso di rompere il muro del silenzio, diramando un comunicato ufficiale di fuoco in merito a due drammatici episodi di cronaca verificatisi in terra di Puglia durante la rovente estate appena trascorsa. L’ente rurale ha formalmente annunciato la propria decisione di conferire delle medaglie al merito a due cittadini pugliesi, definiti senza mezzi termini come “eroici”, che hanno messo a gravissimo rischio la propria incolumità fisica per salvare la vita di due bambini indifesi, vittime di terrificanti aggressioni da parte di canidi selvatici. A finire sotto la pesantissima lente d’ingrandimento dell’associazione, tuttavia, non è soltanto la pericolosità in sé degli attacchi predatori, ma soprattutto l’assordante, inspiegabile e totale silenzio dell’intero apparato statale. Secondo l’accusa mossa, infatti, coloro che hanno evitato una vera e propria tragedia, strappando letteralmente i minori dalle fauci degli animali, sono stati completamente ignorati e abbandonati a se stessi da tutte le autorità competenti, dai sindaci fino ai massimi vertici della Repubblica Italiana.

Noicàttaro e Gallipoli: il coraggio disperato di Demattia e Capriello

I riconoscimenti civici, che verranno materialmente consegnati e appuntati al petto nel corso dei prossimi giorni dai vertici dell’associazione, sono destinati a due uomini che non hanno esitato un solo istante a gettarsi nella mischia.
La prima medaglia andrà al signor Domenico Demattia. La sera dello scorso 15 agosto, nel pieno dei festeggiamenti di Ferragosto, l’uomo è coraggiosamente intervenuto – coadiuvato da altre persone presenti sul posto – per salvare una bambina brutalmente attaccata e ferita da un lupo all’interno di un frequentato parco pubblico cittadino nel comune barese di Noicàttaro. La seconda onorificenza sarà invece consegnata al signor Domenico Capriello. Il suo gesto eroico risale alla successiva sera del 20 agosto: trovandosi all’interno di un noto resort turistico nella rinomata località marittima di Gallipoli (Lecce), l’uomo si è lanciato in una violenta colluttazione fisica, rimanendo lui stesso ferito nello scontro impari, pur di riuscire a sottrarre e salvare un’altra bambina dall’attacco improvviso di un secondo esemplare di lupo. Le successive, puntuali e inconfutabili analisi scientifiche del Dna, effettuate dal personale specializzato sui campioni prelevati, hanno certificato senza ombra di dubbio che entrambi gli animali responsabili delle spaventose aggressioni estive sono biologicamente “lupi puri”, spazzando via le ipotesi iniziali che potesse trattarsi di semplici cani inselvatichiti o di ibridi.

Il paragone storico: dai Borbone nel 1839 al totale silenzio di oggi

La durissima nota stampa diffusa dall’Associazione Rurale non si limita a elogiare il coraggio dei singoli cittadini, ma traccia un impietoso, sarcastico e provocatorio parallelismo storico con il passato per evidenziare le colpevoli mancanze del presente.
Il comunicato ricorda infatti che, per trovare traccia nei libri di storia dell’ultima premiazione ufficiale conosciuta di questo tipo in Italia, bisogna riavvolgere il nastro del tempo di quasi due secoli, tornando esattamente al 23 agosto del 1839. In quell’occasione, durante un attacco disperato, l’agricoltore Francesco Silvestri uccise con un violento colpo di accetta il famigerato “lupo di Pacentro” (in quello che oggi è territorio tutelato del Parco Nazionale della Maiella), una belva feroce che in soli sei mesi aveva ucciso e divorato ben undici povere persone, ferendone gravemente altre nove. Per quel gesto estremo a difesa della comunità locale, Silvestri venne solennemente e pubblicamente premiato con l’allora enorme somma di ben 60 ducati (equivalenti a circa 5 mesi di un moderno stipendio medio) direttamente dal re Ferdinando II di Borbone, potente sovrano del Regno delle Due Sicilie. “Invece – incalza duramente il comunicato odierno – i signori Domenico Demattia e Domenico Capriello a oggi, alla fine di settembre 2026, a quanto ci risulta non sono stati premiati in alcun modo, neppure con una semplice lettera di ringraziamento formale, da parte della Prefettura, del Comune, della Provincia o della Regione Puglia. E neppure dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.

Lupi in libertà e i dubbi sulla reale efficacia della task force

Oltre all’enorme e spinosa questione legata all’ingratitudine morale da parte delle istituzioni pubbliche, l’associazione lancia un ulteriore, pesante e allarmante avvertimento per quanto riguarda la sicurezza civile.
Nessuno dei due pericolosi esemplari, né il lupo responsabile dell’aggressione ferragostana di Noicàttaro, né quello dell’attacco al resort di Gallipoli, è mai stato localizzato, catturato o abbattuto, contravvenendo di fatto a quanto astrattamente previsto in casi eccezionali e gravi dall’articolo 16 della rigida Direttiva Europea Habitat. Entrambi i carnivori puri, pertanto, continuano ad aggirarsi liberamente nei territori, rappresentando tuttora un gravissimo, concreto e letale pericolo per l’intera collettività. L’associazione sottolinea criticamente come l’apposita e tanto sbandierata task force tecnico-operativa istituita a Noicàttaro abbia sostanzialmente fallito il suo bersaglio principale. Finora, infatti, gli esperti sono riusciti a catturare solamente una giovane lupa femmina, ma le analisi del Dna hanno decretato la sua estraneità ai violenti fatti di sangue. Tuttavia, l’associazione invita caldamente alla massima prudenza: del primissimo attacco avvenuto a Noicàttaro il 21 luglio non è stato raccolto alcun campione biologico utile, mentre il Dna repertato dopo l’aggressione del 4 agosto è stato giudicato insufficiente per la profilazione. Di conseguenza, conclude la nota con un severo monito di carattere penale, un’eventuale liberazione affrettata di questa lupa estranea costituirebbe “una grave responsabilità civile e penale per chi decidesse incautamente la sua reintroduzione in natura”.

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Cronaca

“Se rimani ti votiamo sindaco”: la commovente chiusura della storica macelleria in paese

“Ripensaci, se resti ti votiamo sindaco!”. È con questa valanga commovente di bigliettini attaccati in vetrina che la comunità di Santa Lucia di Piave ha voluto salutare per l’ultima volta lo storico macellaio Tiziano Bortolamiol. Dopo decenni passati dietro al bancone e la tristezza per non aver trovato giovani disposti a imparare l’antica e faticosa arte del mestiere artigiano, il 57enne chiude per sempre la bottega per godersi la meritata pensione. Il suo negozio era diventato un vero presidio sociale, sempre pronto ad aiutare i più deboli👇

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Macelleria

Santa Lucia di Piave (Treviso) – Quando si abbassano per l’ultima volta le serrande metalliche di una storica e amata bottega di quartiere, non si spegne semplicemente l’insegna luminosa di una fiorente attività commerciale locale, ma si dissolve inesorabilmente un pezzo fondamentale e vitale del tessuto sociale e umano di un’intera comunità. L’affetto viscerale, profondo e sincero che lega i residenti ai propri fidati negozianti di vicinato è esploso in tutta la sua commovente spontaneità nel centro trevigiano, trasformando la vetrina di un negozio in un vero e proprio e coloratissimo muro dei ricordi. “Mi mancherà il tuo fianchetto”, “Torna indietro”, “Ripensaci”, “Nel tuo negozio si respirava aria gustosa”, fino ad arrivare alla ben più audace e scherzosa provocazione elettorale: “Se rimani ti votiamo sindaco”. Sono decine e decine i bigliettini e i post-it scritti a mano che hanno letteralmente e affettuosamente tappezzato le ampie vetrate della Tiziano Carni e Gastronomia, situata in via Martiri della Libertà, a pochi passi dal sagrato della chiesa principale. Gli autori di questi dolcissimi e nostalgici messaggi di addio sono i tantissimi, affezionati e dispiaciuti clienti di Tiziano Bortolamiol, lo storico macellaio cinquantasettenne del paese che, giunto alla meritata età della pensione, ha annunciato ufficialmente la chiusura irrevocabile della sua amata e frequentatissima attività artigianale.

Una vita dietro il bancone: la qualità che attirava clienti da fuori paese

La lunga, faticosa e appagante carriera professionale di Tiziano Bortolamiol affonda le sue solide radici in una profonda tradizione familiare, unita a una sconfinata e innata passione per l’eccellenza alimentare.
Figlio orgoglioso di un esperto norcino, Tiziano impugna coltelli e mannaie fin dalla giovanissima età di sedici anni, trasformando rapidamente un duro mestiere artigianale in una vera e propria arte gastronomica riconosciuta da tutti. Prima di stabilirsi definitivamente a Santa Lucia di Piave, dove ha operato ininterrottamente e con enorme successo negli ultimi otto lunghi anni, aveva già gestito e avviato un fiorente punto vendita per oltre quindici anni nella vicina via Garibaldi a Valdobbiadene, sempre affiancato instancabilmente dalla moglie Claudia. Il suo bancone non esponeva semplicemente semplici tagli di carne, ma offriva vere e proprie eccellenze culinarie, tra cui spiccano preparazioni ricercate, succulente porchette artigianali e squisiti spiedi. Una cura meticolosa per la qualità della materia prima che aveva trasformato la sua piccola bottega trevigiana in un autorevole e imprescindibile punto di riferimento gastronomico. Un successo talmente grande e consolidato da riuscire ad attrarre costantemente una nutrita e fedelissima clientela proveniente regolarmente anche da fuori paese e dai comuni limitrofi, disposta a macinare svariati chilometri pur di garantirsi sulle proprie tavole imbandite le deliziose prelibatezze preparate quotidianamente dalle sapienti e laboriose mani di Tiziano.

L’amarezza di Tiziano: l’arte del macellaio senza giovani e volenterosi eredi

Nonostante la straordinaria, massiccia e tangibile ondata di affetto popolare ricevuta nell’ultimo e fatidico giorno di apertura della bottega, la meritata discesa verso il riposo pensionistico porta purtroppo con sé un inevitabile, pesante e malinconico retrogusto amaro per il laborioso cinquantasettenne originario di Vidor.
La sua più grande e intima speranza imprenditoriale, infatti, si è purtroppo scontrata duramente e frontalmente con le complesse e difficili dinamiche del mercato del lavoro odierno. «Mi sarebbe enormemente piaciuto e mi avrebbe riempito di orgoglio lasciare le redini e il futuro di questo avviato negozio nelle mani sicure di qualcuno che avesse voglia, tempo e passione per continuare questo antico mestiere», racconta Tiziano con malcelata tristezza, confessando di non essere purtroppo riuscito, nonostante i ripetuti e fiduciosi tentativi, a trovare un volenteroso acquirente disposto a rilevare l’attività. «Negli anni ho cercato instancabilmente di insegnare le basi ai più giovani, provando a trasmettere loro quello che ho imparato faticosamente con decenni di esperienza sul campo. Ma oggi è diventato oggettivamente sempre più difficile e raro trovare ragazzi davvero disposti e pronti a intraprendere seriamente questo percorso lavorativo». Fare il macellaio di qualità, infatti, non significa solo vendere: richiede enormi sacrifici quotidiani, orari pesanti, profonda conoscenza tecnica e anatomica della materia prima e innumerevoli ore da trascorrere in piedi dietro al bancone e nelle celle frigorifere. Un patrimonio di saperi inestimabile che rischia pericolosamente di perdersi per sempre, impoverendo il tessuto commerciale del territorio locale.

Un presidio sociale fondamentale: dalla spesa a domicilio agli aiuti solidali

L’enorme rammarico espresso coralmente dalla comunità locale non è legato esclusivamente e banalmente alla perdita di un eccellente fornitore di carni, ma affonda in ragioni profondamente radicate nel tessuto umano, solidale e relazionale del paese.
Come sottolinea saggiamente lo stesso Bortolamiol, una piccola e laboriosa bottega di quartiere non è affatto soltanto un asettico luogo di mero scambio economico. «Negli anni si crea un prezioso rapporto di fiducia cieca con le persone, si conoscono approfonditamente le famiglie, i loro problemi quotidiani, i loro gusti a tavola e le loro abitudini». Un ruolo fondamentale di vero e proprio e tangibile presidio sociale che è emerso con straordinaria e commovente prepotenza soprattutto nei difficili, bui e drammatici mesi della pandemia di Covid-19. Nel pieno della complessa e terrorizzante emergenza sanitaria, infatti, Tiziano non si era affatto tirato indietro, mettendosi immediatamente e generosamente a totale disposizione dei soggetti più deboli, soli o impossibilitati a muoversi. Aveva attivato tempestivamente un capillare servizio di spesa e consegne gratuite a domicilio, garantendo un servizio essenziale, un sorriso e un bene di prima necessità soprattutto alle tante persone fragili o anziane maggiormente in difficoltà in quel delicato momento storico. La sua vetrina, insomma, era ed è sempre rimasta una vera e propria finestra accogliente e aperta sui bisogni reali e tangibili dei propri concittadini.

L’omaggio dell’amministrazione comunale: gratitudine per il supporto civico

A testimoniare l’enorme, prezioso e profondo impatto positivo che l’attività artigianale di Tiziano Bortolamiol ha avuto sull’intera rete sociale cittadina sono arrivate puntuali, calorose e sentite anche le parole cariche di gratitudine da parte delle istituzioni locali e dell’amministrazione.
L’assessore comunale Riccardo Lovatello ha voluto tributare un importante ed affettuoso ringraziamento pubblico a nome di tutto il municipio, evidenziando apertamente non solo le formidabili doti lavorative dell’uomo, ma anche la sua grande e costante generosità d’animo. «Accanto allo stimato imprenditore e all’artigiano impeccabile, c’è sempre stata una persona altruista e pronta a collaborare strettamente con l’amministrazione, con i volontari civici e con le numerose associazioni locali», sottolinea l’amministratore, ricordando come il macellaio mettesse regolarmente e volentieri a disposizione i propri prodotti di qualità in occasione di numerose iniziative di beneficenza e per sostenere attivamente il sociale. «Questo è il vero inestimabile valore delle piccole e preziose botteghe di paese: non sono soltanto asettiche attività commerciali, ma diventano a tutti gli effetti parte integrante e pulsante della comunità. A Tiziano va quindi il nostro ringraziamento per quanto ha fatto e l’augurio di godersi la meritata pensione». Mentre si spengono definitivamente le luci sul bancone della gastronomia, i bigliettini attaccati al vetro restano lì, muti ma eloquenti testimoni di quanto una vita spesa bene dietro un bancone possa segnare profondamente il cuore di una piccola comunità.

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Cronaca

Porta l’Audi dal meccanico e riceve 7mila euro di multe: l’amara sorpresa a Trieste

Pensi di lasciare l’auto al sicuro e al riparo in officina per una costosa riparazione, e invece inizia un incubo milionario e senza fine. È la grottesca disavventura vissuta da un’automobilista di Trieste: il suo meccanico, peraltro beccato con la patente sospesa, ha usato l’Audi di proprietà della cliente per i suoi affari personali, collezionando ben 7mila euro di multe pazze in giro per la città. Ora tocca all’ignara e sventurata proprietaria la faticosa corsa al ricorso contro la burocrazia per annullare i costosissimi verbali stradali👇

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Meccanico

Trieste – Affidare fiduciosamente il proprio prezioso veicolo personale, spesso pagato a suon di sacrifici mensili e lunghe rate, nelle mani sicure, unte e teoricamente esperte e fidate di un’officina meccanica di fiducia per la consueta manutenzione, per un tagliando stagionale o per la risoluzione rapida di un imprevisto e noioso guasto tecnico al motore, è una delle azioni più comuni, banali e routinarie che milioni di onesti automobilisti compiono quotidianamente in tutta Italia. Eppure, per una sventurata ed esterrefatta cittadina residente nel capoluogo giuliano, questa normalissima, pacifica e ordinaria operazione di riparazione meccanica si è repentinamente, brutalmente ed incredibilmente trasformata in un vero e proprio, grottesco, salatissimo e kafkiano incubo ad occhi aperti, fatto di notifiche postali, raccomandate verdi, arrabbiature colossali e interminabili beghe legali. La paradossale e disastrosa vicenda, portata originariamente alla luce del sole e documentata ampiamente dalla cronaca locale del quotidiano Il Piccolo, ha dell’incredibile e ha suscitato un’immediata, feroce ed empatica indignazione popolare sul web. La donna protagonista di questa sgradita disavventura burocratica si era recata pacificamente presso un’officina della città per lasciare in riparazione la sua lussuosa e costosa automobile, una potente vettura a marchio Audi. Mai e poi mai, nemmeno nelle sue peggiori e più catastrofiche fantasie notturne o incubi finanziari, avrebbe però potuto lontanamente immaginare, prevedere o sospettare che il titolare di quell’esercizio commerciale, invece di limitarsi professionalmente, deontologicamente ed onestamente ad aggiustare le componenti danneggiate del motore sul ponte sollevatore, avrebbe iniziato ad utilizzare la sua macchina in maniera totalmente abusiva, smodata, spregiudicata e personale per farsi beatamente e liberamente i propri comodi in giro per le strade cittadine.

L’incredibile disavventura: l’auto usata per gli spostamenti personali del riparatore

L’assurda, costosa e colossale trappola economica e burocratica in cui è malauguratamente, incolpevolmente e pesantemente caduta la legittima e disperata proprietaria del veicolo è scattata in maniera del tutto subdola, silenziosa e inaspettata.
Tutto sembrava procedere secondo i normali tempi tecnici di attesa tipici di un complesso lavoro di manodopera in officina. Tuttavia, l’ignara donna ha ricevuto il primo, dolorosissimo e agghiacciante campanello d’allarme formale esattamente un paio di settimane dopo la consegna fisica delle preziose chiavi di accensione al professionista triestino. Nella buca delle lettere della sua abitazione, infatti, è stata improvvisamente e inaspettatamente recapitata dal postino la notifica di un verbale di infrazione al Codice della Strada. Una severa e fredda multa riferita inequivocabilmente alla targa della sua Audi, commessa in un giorno e in un orario in cui, teoricamente e logicamente, il pesante e prezioso veicolo avrebbe dovuto trovarsi fermo, spento e bloccato in riparazione e al sicuro tra le mura dell’officina meccanica a cui era stato formalmente affidato. Quella che, in un primissimo, ingenuo e fiducioso istante di stupore, la signora aveva ottimisticamente derubricato, sperato e interpretato come un banale, clamoroso e isolato e sfortunato e classico errore informatico di trascrizione da parte dei vigili urbani, si è ben presto purtroppo e drammaticamente rivelata essere, amara e sconcertante realtà, soltanto l’inizio inesorabile di una vera e propria valanga e slavina inarrestabile di pesanti contravvenzioni stradali, multe per eccesso di velocità o soste vietate. Da quel momento preciso, infatti, le sanzioni notificate sono letteralmente fioccate a raffica sulla scrivania della donna, arrivando alla fine a comporre un conto complessivo colossale, mostruoso e a dir poco esorbitante, stimato intorno alla stratosferica e folle cifra di circa ben settemila euro di multe non pagate, generate da una guida spregiudicata, arrogante, irrispettosa del codice e totalmente fuori controllo da parte del meccanico.

L’aggravante penale della patente sospesa: un conto salatissimo e surreale

Ma il pozzo oscuro e senza fondo di questa grottesca ed eclatante assurdità quotidiana italo-giuliana non si era affatto esaurito e placato semplicemente con la folle constatazione dell’abuso di fiducia commerciale da parte dell’esercente e con il pesante danno patrimoniale causato.
A rendere il gravissimo, inaccettabile e scandaloso caso di illecito e di abuso del bene altrui ancora più surreale, paradossale, sconcertante, pericoloso e penalmente rilevante per le forze dell’ordine e per la sicurezza cittadina è emerso, in un secondo momento e dopo serrati accertamenti delle autorità, un ulteriore e raccapricciante dettaglio clamoroso riguardante direttamente e personalmente il titolare dell’officina. Secondo quanto accuratamente verificato, documentato e riferito senza peli sulla lingua e con dovizia di ampi particolari dal noto quotidiano triestino, l’uomo colto in fallo si trovava in un’imbarazzante e pesantissima e gravissima e scottante condizione legale che aggrava irrimediabilmente la sua posizione di fronte alla legge. Il meccanico, con sprezzo totale per le basilari e ferree regole vigenti della circolazione stradale e incurante dei colossali e gravissimi rischi penali e civili annessi, avrebbe infatti utilizzato allegramente, ripetutamente e spavaldamente l’Audi di proprietà della cliente per i suoi affari privati nonostante fosse al momento sprovvisto dei requisiti di legge, avendo la propria patente di guida ufficialmente e severamente sospesa dalle autorità competenti. Questa clamorosa e colpevole condotta illecita, aggravata da omissioni, non solo palesa e dimostra concretamente un totale disprezzo arrogante e plateale per le basilari norme di sicurezza pubblica che regolano il traffico urbano, ma ha oggettivamente messo in costante e incalcolabile, gravissimo pericolo di incidenti potenziali non solo il costoso e lussuoso veicolo della signora, privo di adeguata copertura assicurativa per una guida del genere, ma anche la pubblica, seria e sacrosanta e fondamentale incolumità generale dei passanti e degli altri automobilisti onesti e inermi di Trieste.

Il rebus burocratico e le notifiche: la corsa contro il tempo per l’annullamento

Ora, per la sventurata e povera proprietaria dell’Audi, ingiustamente e duramente colpita nell’orgoglio e nel portafoglio da questo assurdo tradimento della fiducia, si apre dolorosamente e faticosamente un estenuante, faticoso, lento e complesso labirinto kafkiano fatto di pesanti ricorsi, tribunali civili, carte bollate, uffici del giudice di pace e lungaggini amministrative per tentare di farsi annullare del tutto e cancellare dalla fedina la maxi stangata da settemila euro ingiusta e pesante.
Il gravoso, insidioso e annoso problema giuridico intrinseco derivante dalla notifica delle multe stradali e sollevato da questa grottesca ed ingiusta vicenda diventa infatti un intricato nodo tecnico e giuridico, assai e particolarmente ed estenuantemente delicato, spinoso e frustrante nel nostro paese, soprattutto, amaramente, quando l’eventuale e fatale violazione del Codice e relativa infrazione della carreggiata non viene contestata immediatamente di persona al fermo da un solerte pubblico ufficiale su strada, ma viene rilevata a distanza da strumenti elettronici automatizzati come gli immancabili autovelox, i T-Red incrociati o le solerti telecamere infide ed urbane installate regolarmente in prossimità dei preziosi varchi per le rigide zone a rigido e regolato e chiuso traffico limitato (ZTL). In questi comunissimi e diffusi e fastidiosi casi specifici, il pesante, spietato, insidioso, costoso ed oneroso severissimo amaro e pesante amaro verbale amministrativo di amara contravvenzione ed infrazione contestata e notificata viene infatti inevitabilmente e direttamente e automaticamente spedito al domicilio legale notificato ed ascritto burocraticamente ed amministrativamente recapitato a casa ed intestato del povero, malcapitato e legale fiduciario e legittimo ed intestato e reale intestatario e proprietario reale del costoso veicolo coinvolto, ignaro del fatto. L’amministrazione del Comune di Trieste, come ribadito rigidamente e solertemente dalla prassi in questi spinosi frangenti dalla burocrazia statale, ricorda implacabilmente e duramente in merito ed a chiare lettere e con la legge alla mano la dura norma e la norma durissima prassi rigida stradale: il proprietario del mezzo che riceve l’intimazione ha il gravoso ed obbligatorio ferreo e rigido amaro gravoso e stretto obbligo di fornire i preziosi, esatti e dettagliati amari precisi ed esatti veritieri ed esatti veri dati del formale conducente effettivo e del responsabile umano reale materiale responsabile materiale effettivo materiale e reale vero effettivo guidatore materiale formale fiduciario autore che sedeva e vero effettivo responsabile della pericolosa e contestata grave amara sorda violazione entro 60 giorni precisi ed inesorabili amarissimi dalla notifica postale verde della raccomandata. La mancata e tempestiva comunicazione tecnica esatta, amara comunicazione e tecnica rapida dei fatidici e preziosissimi decurtati formali e decurtati dolorosi amarissimi dolorosi amarissimi punti tolti dalla patente e comunicazione tecnica e comunicazione reale formale anagrafica tecnica esatta e l’identificazione, comporta per legge spietatamente automaticamente un’ulteriore e devastante, feroce salata stangata ed ingiusta salatissima ulteriore pesante amara stangata dolorosa aggiuntiva ulteriore gravissima stangata ulteriore sanzione pecuniaria punitiva. La proprietaria ora deve dimostrare formalmente l’affidamento in buona fede all’officina e ricostruire, tra avvocati, prove inconfutabili e testimonianze dirette e denunce sacrosante presentate celermente all’Arma, i movimenti della vettura rubata e sequestrata abusivamente, in una logorante, complessa e frustrante corsa affannosa ostacoli in corsa in tribunale a ostacoli faticosi in salita ostacoli faticosi in tribunale contro la spietata macchina burocratica e spietata burocratica formale e le scadenze legali.

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