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Politica

Sforzini difende l’intitolazione di Malpensa a Berlusconi: “La sinistra smetta di processare i morti”

La feroce polemica sull’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi non accenna a spegnersi, trasformandosi nell’ennesimo scontro politico sulla memoria del Paese. Le recenti dichiarazioni del capogruppo lombardo del Partito Democratico, Pierfrancesco Majorino, che ha definito la scelta istituzionale una “brutta pagina” auspicando la futura rimozione dell’insegna, hanno innescato la durissima e perentoria reazione di Luca Sforzini. Il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti stroncato l’uscita dell’esponente dem, accusando la sinistra di faziosità: “Berlusconi è stato quattro volte Premier e protagonista per 30 anni della nostra storia. Si può averlo combattuto duramente in vita, ma continuare la guerra contro di lui dopo la morte è un atto profondamente meschino”. Sforzini ha poi allargato il campo citando i grandi padri della Repubblica come De Gasperi, Andreotti e Craxi, tutti storicamente bersagliati ma intoccabili nella memoria collettiva: “Una democrazia adulta discute i suoi protagonisti storici, non cancella i loro nomi dalle targhe per vendetta. Majorino impari a fare i conti con la storia invece di volerla riscrivere”. Leggi lo scontro completo sull’aeroporto varesino👇

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Luca Sforzini

Milano – L’intensa e mai sopita polemica politica che da mesi circonda la decisione ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di intitolare l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa alla memoria di Silvio Berlusconi torna prepotentemente a infiammare il dibattito pubblico e istituzionale, scatenando reazioni trasversali. Lo scontro ideologico, che si trascina inesorabilmente dalla scorsa estate, si riaccende in queste ore in terra lombarda in seguito ad alcune dichiarazioni particolarmente nette ed esplicite rilasciate da Pierfrancesco Majorino, esponente di spicco del Partito Democratico e attuale capogruppo dem all’interno del Consiglio Regionale della Lombardia. Il leader dell’opposizione di centrosinistra al Pirellone ha infatti pubblicamente definito l’avvenuta intitolazione dello scalo varesino all’ex fondatore di Forza Italia come una vera e propria “brutta pagina” per le istituzioni del Paese, spingendosi persino oltre e auspicando apertamente, in un futuro prossimo, una potenziale rimozione formale del nome dell’ex premier dalle insegne dello scalo lombardo. Un attacco frontale, quello di Majorino, che non è certo passato inosservato negli ambienti del centrodestra e che ha immediatamente innescato una durissima e articolata contro-offensiva dialettica, mirata non solo a difendere la specifica scelta toponomastica riguardante l’hub aeroportuale, ma soprattutto a tutelare il sacrosanto principio del rispetto della memoria storica e istituzionale della Repubblica Italiana, troppo spesso bersaglio di revisionismi postumi dettati dalle divisioni partitiche.

La durissima replica di Sforzini: “Combatterlo da morto è un atto meschino”

A farsi carico in maniera forte, decisa e perentoria di rispedire al mittente le aspre critiche sollevate dall’esponente del Partito Democratico è intervenuto pubblicamente Luca Sforzini, stimato intellettuale e attuale presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Con una dichiarazione densa di significati politici e storiografici, Sforzini ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta tra la legittima e fisiologica dialettica politica che avviene in vita e il doveroso rispetto umano e istituzionale che si deve rigorosamente applicare dopo la scomparsa di una figura pubblica di tale levatura. «Quella pronunciata nelle scorse ore da Majorino, che definisce una “brutta pagina” l’ormai ufficiale intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi e si augura persino che il suo nome possa essere rimosso in futuro, è una dichiarazione grave, che racconta e descrive perfettamente una concezione faziosa della memoria nazionale; una visione che io, personalmente e intellettualmente, respingo in maniera radicale e assoluta», ha attaccato senza mezzi termini il presidente del Centro Studi.
L’analisi politica di Sforzini si concentra quindi sul formidabile peso oggettivo e storico che la figura dell’imprenditore di Arcore ha avuto nello sviluppo e nell’evoluzione della Seconda Repubblica. «Stiamo parlando di un leader politico che non ha bisogno di presentazioni: Silvio Berlusconi è stato democraticamente eletto per ben quattro volte alla prestigiosa carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, risultando di fatto l’indiscusso protagonista per oltre trent’anni della storia economica, sociale, televisiva e politica italiana. È un dato di fatto oggettivo che si può tranquillamente averlo avversato e combattuto duramente e con ogni mezzo lecito mentre era in vita, nelle urne o nelle aule parlamentari, ma continuare ostinatamente questa guerra ideologica contro di lui anche dopo la sua morte è un atteggiamento che posso solo definire profondamente meschino». Un richiamo fortissimo, dunque, alla necessità di pacificare la memoria collettiva, mettendo fine a una demonizzazione perenne che rischia di avvelenare irreparabilmente il giudizio sereno delle future generazioni sulla storia recente del nostro Paese.

Da Alcide De Gasperi a Bettino Craxi: la memoria storica appartiene alla Nazione

Il ragionamento politico espresso da Luca Sforzini non si limita affatto alla sola figura, seppur ingombrante e divisiva, di Silvio Berlusconi, ma compie uno sforzo intellettuale di più ampio respiro, allargando l’orizzonte critico a un’attenta analisi di come l’Italia abbia storicamente trattato e giudicato i suoi più grandi statisti del Dopoguerra.
«Da Alcide De Gasperi fino a Giulio Andreotti, passando per Bettino Craxi e arrivando in tempi più recenti allo stesso Silvio Berlusconi: stiamo parlando di figure gigantesche, di grandissimi nomi che hanno fondato o guidato i governi della nostra Repubblica. E, che piaccia o non piaccia ai loro denigratori, essi appartengono di diritto al patrimonio storico, culturale e politico nazionale», prosegue incalzante il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Il parallelismo tracciato è quanto mai azzeccato e volutamente provocatorio. Tutte le figure storiche citate nel suo ragionamento hanno infatti subito, nel corso della loro lunghissima e complessa vita pubblica e politica, aspre critiche, manifestazioni di piazza ostili, polemiche feroci, lunghe inchieste giornalistiche e giudiziarie, e forti e costanti divisioni all’interno dell’opinione pubblica nazionale. Alcide De Gasperi affrontò la durissima spaccatura ideologica della Guerra Fredda; Giulio Andreotti visse in prima persona la fase più buia della Repubblica tra terrorismo e processi per mafia uscendo assolto; Bettino Craxi finì i suoi giorni in esilio ad Hammamet travolto dalla tempesta giudiziaria di Tangentopoli; e infine Silvio Berlusconi ha incarnato, nel bene e nel male, l’intero bipolarismo muscolare italiano fino ai giorni nostri. Eppure, argomenta implicitamente Sforzini, nessuno oggi si sognerebbe razionalmente e civilmente di cancellare a priori il nome di De Gasperi o di Andreotti dai libri di storia o dalle piazze, pur riconoscendone i fisiologici errori umani, i limiti politici e le innumerevoli ombre che ne hanno fatalmente caratterizzato le rispettive epoche governative.

Il richiamo al centrosinistra: “Una democrazia adulta non cancella le targhe”

L’affondo finale di Luca Sforzini è una vera e propria lezione di civiltà politica, un appello diretto e inequivocabile rivolto esplicitamente a tutta l’ala dell’opposizione di centrosinistra affinché abbandoni le derive censorie tipiche della “cancel culture” di stampo anglosassone, una pericolosa tendenza che mira puntualmente a cancellare o nascondere ciò che non si allinea pedissequamente con il pensiero dominante del presente.
«Una democrazia matura, moderna e veramente adulta è quella che discute apertamente, criticamente e storicamente i suoi grandi protagonisti del passato, che ne analizza gli immensi successi così come i disastrosi fallimenti, ma che certamente non ne cancella per ripicca o vendetta politica i nomi scolpiti dalle targhe pubbliche o dalle facciate dei palazzi», conclude magistralmente Sforzini, tracciando la rotta ideale per una pacificazione nazionale che appare oggi ancora tristemente lontana.
L’invito finale rivolto in maniera diretta all’esponente del Partito Democratico lombardo suona perentorio e non ammette alcun tipo di fraintendimento: «Consiglio a Majorino di iniziare a rispettare gli Statisti di questo Paese. Ma soprattutto, gli consiglio di imparare finalmente a fare i conti in modo sereno e razionale con la storia d’Italia, invece di pretendere, con arroganza e in base a posizioni di convenienza, di poterla continuamente riscrivere o sbianchettare a proprio uso e consumo». La dura presa di posizione del Centro Studi Rinascimento Nazionale rappresenta, in definitiva, un forte monito morale contro la pericolosa deriva della strumentalizzazione politica della memoria dei defunti: un richiamo accorato a trattare la storia d’Italia non come un banale campo di battaglia ideologico permanente, ma come una complessa, imperfetta e preziosa eredità collettiva da analizzare con il dovuto distacco critico e il massimo rispetto istituzionale, a partire proprio dalle intitolazioni delle infrastrutture che collegano idealmente il nostro Paese con il resto del mondo libero.

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Politica

Mazzocchi elogia le Forze dell’Ordine contro gli estremisti: “Fermiamo l’apologia della violenza”

La repressione statale contro le reti eversive di estrema destra incassa un importantissimo e atteso plauso politico. L’Onorevole Mazzocchi, Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, è intervenuto pubblicamente per elogiare il brillante e tempestivo lavoro delle Forze dell’Ordine, che nelle scorse ore hanno condotto all’arresto decine di giovani estremisti radicali e al sequestro di un ingente numero di armi e di simboli inneggianti al nazismo e al fascismo. Tuttavia, superato il plauso investigativo, il leader politico ha lanciato un forte e accorato allarme sociale: “Siamo inquietati dalla propaganda di odio di certe nuove forze politiche che insinuano nei giovani l’idea pericolosa di usare la violenza e la forza bruta per governare la società. Questa apologia dello scontro sociale è un veleno per i più vulnerabili”. Da qui l’appello finale per difendere la tenuta democratica del Paese: serve un’immediata risposta civile e scolastica che rimetta al centro i veri e sani valori del dialogo, dell’educazione alla responsabilità civile e del rispetto assoluto per la legalità costituzionale. Leggi le dichiarazioni integrali del Presidente Mazzocchi👇

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Forze dell'ordine

Roma – L’ombra lunga e mai definitivamente dissipata dell’eversione neofascista e del richiamo ai totalitarismi del secolo scorso torna periodicamente a stagliarsi in maniera preoccupante sulle cronache giudiziarie del nostro Paese. Di fronte all’inquietante riemergere di rigurgiti antidemocratici e di derive violente che puntano a minare le fondamenta della convivenza civile, la reazione ferma e compatta del mondo della politica e delle istituzioni si rivela un argine assolutamente fondamentale per la tutela della Repubblica. In questo complesso quadro di allarme per la sicurezza pubblica, si inserisce con forza e tempismo la netta e perentoria presa di posizione dell’Onorevole Mazzocchi, attuale Presidente e voce autorevole del Movimento politico dei Cristiano Riformisti. Il leader politico ha voluto intervenire pubblicamente nelle scorse ore non soltanto per ringraziare apertamente gli apparati dello Stato per l’eccellente lavoro investigativo svolto sul territorio nazionale, ma anche, e soprattutto, per lanciare un profondo e accorato grido d’allarme rivolto alla società civile riguardo alla pericolosa deriva ideologica e morale che sta investendo in maniera sempre più marcata le giovani generazioni, sempre più esposte e vulnerabili ai subdoli richiami della propaganda dell’odio e dello scontro fisico.

L’operazione contro la destra eversiva e i sequestri dei simboli nazifascisti

Il punto di partenza dell’accurata e preoccupata riflessione politica dell’Onorevole Mazzocchi è rappresentato dai recenti e clamorosi fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale.
«Come vertici e militanti del Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo il nostro più vivo, convinto e sentito plauso istituzionale alle Forze dell’Ordine italiane per la brillante, tempestiva e capillare operazione investigativa che ha condotto, nelle scorse ore, all’arresto e allo smantellamento di una rete composta da decine di giovanissimi estremisti legati agli ambienti della destra eversiva e radicale», ha esordito con grande fermezza il Presidente.
Il bilancio dell’imponente blitz delle autorità è stato a dir poco inquietante. Le lunghe perquisizioni condotte dagli inquirenti hanno infatti portato al materiale e massiccio sequestro di innumerevoli bandiere, armi improprie, documenti propagandistici e simboli estetici che richiamano in maniera esplicita, inequivocabile e criminale i tragici e bui periodi storici del nazismo tedesco e del fascismo italiano. «Questo enorme sequestro», prosegue lucidamente Mazzocchi, «conferma in maniera inconfutabile l’estrema importanza e l’assoluta necessità di mantenere un controllo del territorio che sia costantemente vigile, serrato e inflessibile contro ogni pur minima forma di eversione, di odio razziale e di apologia di regimi dittatoriali che la Storia ha già ampiamente e definitivamente condannato. Non possiamo permetterci il minimo calo di attenzione nei confronti di chi vuole riportare indietro le lancette dell’orologio democratico».

Il pericolo della propaganda dell’odio e la radicalizzazione dei giovani

Tuttavia, superata la fase del doveroso ringraziamento agli operatori della sicurezza che rischiano quotidianamente la vita sulle strade, l’analisi politica del leader dei Cristiano Riformisti si sposta rapidamente sulle profonde e non risolte cause sociali che permettono a tali fenomeni estremi di attecchire e prolificare, specialmente tra i ragazzi in età scolare.
«Contestualmente a questo successo investigativo, come Movimento politico fondato sui valori della dottrina sociale, non possiamo e non vogliamo affatto esimerci dall’esprimere una forte, sincera e convinta preoccupazione per lo stato di salute del panorama politico e sociale attuale», incalza Mazzocchi. Il suo dito è puntato senza esitazione contro alcune moderne retoriche politiche che, sfruttando la velocità e l’anonimato garantito dalle reti sociali e dalle piattaforme digitali, avvelenano i pozzi della convivenza. «Assistiamo quotidianamente, e con crescente inquietudine, a messaggi e slogan che alcune nuove forze politiche di dubbia natura democratica rivolgono con allarmante insistenza proprio alle giovani generazioni. Si tratta di una propaganda subdola che veicola costantemente un’idea malsana e pericolosissima: quella secondo cui il controllo, la gestione e l’evoluzione della nostra complessa società debbano passare esclusivamente, o quasi, attraverso l’uso sistematico della forza muscolare, della prevaricazione e della violenza intimidatoria».

Il rifiuto dello scontro sociale permanente e l’invito al dialogo democratico

L’Onorevole non usa mezzi termini per descrivere gli esiti funesti di questo costante martellamento psicologico e mediatico perpetrato ai danni delle menti più influenzabili.
«A nostro parere, questa tipologia specifica di propaganda aggressiva non fa altro che soffiare sul fuoco del malcontento, alimentando un tossico e irrespirabile clima di esasperazione quotidiana e di protesta permanente fine a se stessa», argomenta con grande lucidità il leader centrista. «Il rischio concreto, che stiamo purtroppo già toccando con mano attraverso queste ondate di arresti eccellenti, è che tali messaggi eversivi e violenti si traducano drammaticamente, in particolar modo per i soggetti psicologicamente più fragili, isolati o vulnerabili e per i tantissimi giovani in cerca di un’identità forte a cui aggrapparsi, in un esplicito e irresponsabile invito alla violenza fisica, all’odio razziale e allo scontro sociale aperto nelle piazze, allontanandosi inesorabilmente e pericolosamente dai sacri valori costituzionali e democratici del dialogo costruttivo, del rispetto reciproco e della pacifica convivenza civile che hanno fatto grande il nostro Paese nel dopoguerra».

L’appello dei Cristiano Riformisti: tornare alla responsabilità e alla legalità

L’intervento dell’Onorevole Mazzocchi si conclude con una ricetta chiara e inequivocabile per contrastare questa silenziosa ma letale deriva ideologica. Non basta reprimere il crimine quando è già stato commesso, ma occorre formare adeguatamente i cittadini di domani prima che vengano sedotti dal fascino perverso delle ideologie estreme.
«Come Movimento dei Cristiano Riformisti, sentiamo il dovere morale di ribadire con forza l’assoluta e improrogabile necessità di rimettere urgentemente al centro del dibattito pubblico, familiare e scolastico, un’educazione seria e rigorosa alla responsabilità civica e alla legalità a tutti i livelli», è l’appello finale lanciato dal Presidente. «Occorre respingere fermamente, uniti e senza alcun distinguo partitico, ogni disperato tentativo di strumentalizzazione ideologica o di apologia della violenza che possa in qualche modo minare la tenuta democratica, sociale ed economica dell’Italia. Solo attraverso il rilancio dei valori cristiani della solidarietà, affiancati dal rigore istituzionale nel far rispettare le leggi della Repubblica, potremo garantire un futuro di pace e stabilità per le nuove generazioni, impedendo che i fantasmi del passato tornino a insanguinare le nostre strade».

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Politica

Sondaggio Delphi, per il 74% degli italiani il governo Meloni arriverà a fine mandato

La stabilità politica c’è (e batterà tutti i record di durata), ma i veri problemi e l’insoddisfazione degli italiani sono drammatici! È questo il verdetto spietato che emerge dall’ultimo sondaggio dell’Osservatorio Delphi (Piave e Sigma Consulting). Se per ben il 74% degli italiani intervistati il Governo di Giorgia Meloni arriverà in carrozza alla fine del suo mandato naturale nel settembre 2027 (avendo già superato il record assoluto di longevità istituzionale del governo Berlusconi II), l’allarme rosso scatta sui portafogli dei cittadini: per un catastrofico 78% degli elettori il “costo della vita” e l’inflazione sono irrimediabilmente peggiorati. E non se la passano meglio la disastrata sanità (bocciata dal 56%), la sicurezza, l’economia e il mondo del lavoro (tutti percepiti in netto e grave peggioramento dal 55%). Nelle intenzioni di voto FdI continua a dominare staccando il Partito Democratico di quasi 5 punti percentuali. Interessante la simulazione fatta sulle primarie del centrosinistra: in ogni scenario e in ogni simulazione possibile (a due o a sei candidati), l’ex premier Giuseppe Conte batterebbe sempre nettamente Elly Schlein nei gazebo! E spunta un inaspettato “outsider” nei consensi. Leggi i numeri e le percentuali esatte nel nostro articolo completo 👇

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Governo Meloni

Roma – Il panorama politico nazionale continua a essere un crogiolo incandescente di forti contraddizioni sociali e di percezioni pubbliche diametralmente opposte, dove la granitica e sbandierata stabilità dei palazzi governativi si scontra frontalmente e quotidianamente con la pesantissima insoddisfazione e la reale sofferenza economica vissuta nelle piazze dai cittadini. Questo affascinante e complesso paradosso istituzionale emerge in maniera limpida e cristallina dalle ultimissime rilevazioni statistiche diffuse in queste ore.
La stragrande e assoluta maggioranza dei cittadini italiani (addirittura ben tre intervistati su quattro) ritiene infatti con assoluta certezza che l’attuale Governo a guida Giorgia Meloni riuscirà abilmente a superare tutte le tempeste interne e arriverà trionfalmente e senza grossi scossoni al termine naturale della legislatura in corso (la cui scadenza fisiologica è attualmente e costituzionalmente prevista per il lontano settembre 2027). Per l’esattezza, un massiccio 74% degli intervistati totali considera “molto probabile” o quantomeno “abbastanza probabile” che l’esecutivo di centrodestra riesca a restare saldamente in carica fino all’ultima campanella, mentre soltanto un misero e sognante 15% degli elettori crede fermamente e spera che il governo imploderà e cadrà rovinosamente prima del tempo. Sono questi i freddi ma inequivocabili dati macroscopici e principali rilevati dall’attesissimo Osservatorio Delphi. Si tratta di un modernissimo e autorevole monitoraggio demoscopico continuativo e analitico, promosso dalla rinomata agenzia Piave di Bologna (fortemente specializzata in comunicazione politica e in complesse strategie di public affairs data-driven) in stretta e virtuosa collaborazione statistica con l’autorevole istituto di ricerca Sigma Consulting (membro corporate ESOMAR). L’ambizioso obiettivo di questa capillare rilevazione è proprio quello di tastare accuratamente il polso al Paese e analizzare la reale e profonda evoluzione delle fluttuanti opinioni e delle percezioni degli elettori italiani sui principali e scottanti temi politici, sociali ed economici del momento.

Stabilità da record ma gli italiani bocciano caro vita, sanità e sicurezza

La sbandierata percezione di solidità di questo esecutivo affonda le sue profonde radici nella storia recente della nostra turbolenta e ballerina Repubblica, ma si scontra però duramente con i tremendi problemi della vita reale e del portafoglio degli italiani.
Proprio all’inizio del mese, per l’esattezza lo scorso 4 settembre 2026, il Governo Meloni ha ufficialmente superato in longevità istituzionale persino il leggendario e duraturo esecutivo Berlusconi II, diventando di fatto e numericamente il governo in carica ininterrottamente più longevo dell’intera, instabile storia repubblicana del nostro Paese. Un traguardo politico assolutamente prestigioso e innegabile, che la stessa orgogliosa Presidente del Consiglio ha rivendicato più volte con forza a favore di telecamere in termini di “blindata stabilità nazionale”. Eppure, al di là del mero record burocratico raggiunto a Palazzo Chigi, il sondaggio Delphi misura un’imponente ondata di pessimismo: la rosea previsione sulla lunga durata dell’esecutivo non coincide minimamente con una valutazione altrettanto e altrettanto positiva dei risultati ottenuti e di quanto è realmente accaduto nell’economia dall’insediamento del Governo Meloni a oggi. L’Osservatorio ha coraggiosamente chiesto agli 800 intervistati se la situazione materiale in Italia sia effettivamente migliorata o drasticamente peggiorata in dieci ambiti sociali ben precisi. Il dato più feroce, disastroso e netto in assoluto (che deve far suonare un pesantissimo campanello d’allarme al MEF) riguarda il drammatico “costo della vita”: per un catastrofico 78% degli italiani l’inflazione e il carrello della spesa sono rovinosamente peggiorati, il 16% non rileva grandi o percettibili cambiamenti, mentre appena uno sparutissimo e microscopico 3% della popolazione ritiene che la situazione sia miracolosamente migliorata. La bocciatura senza appello non risparmia gli altri servizi pubblici essenziali: anche sulla delicatissima e vitale sanità prevale nettamente il giustificato e rabbioso giudizio negativo, con ben il 56% degli interpellati che parla di un tangibile e pericoloso peggioramento delle corsie. Seguono a ruota le paure irrazionali e fondate su sicurezza urbana, l’ansia per la stagnante economia e il precario mondo del lavoro (entrambe le voci accomunate da un preoccupante 55% di netta insoddisfazione), e infine il pantano della giustizia, percepita come peggiorata dal 54% degli elettori. Per la difficilissima e irrisolta tematica dell’immigrazione clandestina, il dato dei giudizi fortemente negativi si attesta su un rotondo 50%, la stessa identica percentuale incassata per le incerte mosse di politica estera (50%). L’amministrazione dell’ambiente si ferma invece a un 47% di giudizi contrari. Decisamente più contenuta e clemente la percentuale statistica di chi rileva un peggioramento tangibile per quanto concerne la scuola pubblica e l’istruzione generale (ferma al 44%), e soprattutto per la promozione della cultura e dell’arte statale (al 41%). In questi ultimi due rari casi esaminati, cresce invece vertiginosamente la quota grigia di chi considera la situazione italiana come rimasta “sostanzialmente e noiosamente invariata” rispetto al passato: il 40% per la scuola e il 44% per la cultura.

Intenzioni di voto: FdI sempre in testa, PD a rincorrere. Sorpresa Futuro Nazionale

Spostando audacemente la lente d’ingrandimento prettamente sulle volatili e umorali intenzioni di voto degli italiani in caso di elezioni politiche anticipate, il sondaggio nazionale fotografa minuziosamente un panorama partitico estremamente statico e frammentato, in cui le posizioni di testa rimangono pressoché inalterate, ma emergono interessanti novità e smottamenti nelle retrovie delle compagini.
L’Osservatorio indaga a fondo sulle intenzioni, rilevando matematicamente che il partito della premier, Fratelli d’Italia (FdI), continua a guardare tutti dall’alto e si attesta saldamente come prima forza indiscussa del Paese con il 25,8% dei consensi, piazzandosi comodamente e a distanza di assoluta sicurezza davanti al Partito Democratico (Pd), la principale e arrabbiata forza di opposizione che rincorre faticosamente ferma al 20,9%. Arranca, in terza posizione assoluta e ben distaccato dai dem, il Movimento 5 Stelle (M5S), che non va oltre un modesto 12,7% su base nazionale. La vera e propria, clamorosa e dirompente novità all’interno del centrodestra e nel panorama parlamentare italiano è rappresentata però indubbiamente dall’ingresso in scena della compagine politica di Futuro Nazionale, che secondo le interviste viene rilevata dagli analisti già in partenza a un lusinghiero e pesante 8,1% delle intenzioni, surclassando e superando persino lo storico partito forzista fondato dal Cavaliere: Forza Italia segue infatti in affanno attestandosi al 7,3%. Nelle posizioni inferiori la battaglia si fa accesissima per la sopravvivenza percentuale: l’Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) si mantiene su un vitale 6,1%, riuscendo a battere per un soffio la Lega di Salvini, che sprofonda mestamente al 5,9%. Le formazioni cosiddette centriste e “terzopoliste” non se la passano affatto bene: Azione racimola un modesto 3,8%, Italia Viva scivola a un quasi irrilevante 2,5%, l’anima radicale di +Europa si ferma all’1,5% e il piccolissimo cartello di Noi Moderati chiude desolatamente le fila all’1,1%. Tutte le rimanenti e sconosciute “altre liste” locali e nazionali raccolgono fisiologicamente, e complessivamente, un modesto 4,3%.

Il rebus primarie: Conte batte sempre Schlein, l’outsider è Hallissey

L’ultimo, succulento e interessantissimo blocco di quesiti della rilevazione demoscopica (realizzata rigorosamente tramite metodo telematico CAWI dal 14 al 18 settembre 2026 su un validissimo campione incrociato di 800 casi) indaga a fondo sulle dolenti note dell’opposizione.
Altro tema di fortissimo, enorme e giornalistico interesse è, infatti, quello relativo ai sempre più misteriosi e nebulosi possibili scenari per le future e agognate “primarie” di coalizione del centrosinistra allargato. Soltanto di recente, proprio sul palco della calda Festa dell’Unità di Reggio Emilia, la segretaria dem Elly Schlein aveva coraggiosamente e pubblicamente aperto uno spiraglio alla concreta possibilità di indire e organizzare delle vere e proprie primarie popolari di coalizione. La leader aveva però posto come conditio sine qua non la necessità assoluta di accelerare prima faticosamente sulla costruzione granitica di un programma politico comune e credibile da presentare agli italiani, mentre l’ex premier grillino Giuseppe Conte continua invece ostinatamente a considerare la conta popolare ai gazebo come uno dei primissimi passaggi necessari e assolutamente decisivi per poter giungere in tempi brevi alla scelta della leadership unica.
Per testare il polso degli elettori “progressisti”, l’autorevole Osservatorio Delphi ha simulato politicamente e testato matematicamente ben tre differenti e ardue ipotesi di primarie immaginarie, modificando via via astutamente il numero totale e i vari nomi dei candidati in lizza. Il responso delle urne telematiche, però, è stato sorprendentemente univoco e inappellabile in ogni singola occasione testata: in tutte e tre le asperrime simulazioni condotte, infatti, il giurista Giuseppe Conte precede sempre nettamente la dem Elly Schlein nei favori degli elettori. I numeri sono spietati: Conte trionferebbe con il 46% contro il 37% della sfidante se si andasse a votare in un’ipotetica e caotica sfida allargata composta da ben sei candidati differenti; vincerebbe ancora facilmente con il 42% contro il 32% nell’affascinante ipotesi politica che comprenderebbe anche la scesa in campo femminile di Silvia Salis; e, infine, trionferebbe di misura (ma comunque vincendo) con uno sperato 53% contro un ragguardevole 47% nel classico, diretto e brutale scontro “testa a testa” tra i due unici massimi leader in solitaria. Infine, un ultimo e non trascurabile dato statistico fornito e scovato dai sondaggisti riguarda prepotentemente le nuove leve e i giovani volti della politica: è da notare vivamente, infatti, l’assoluta, ottima e spumeggiante performance personale registrata alle urne dal giovanissimo outsider Matteo Hallissey, fresco e battagliero presidente del partito di +Europa e dei Radicali Italiani. Proprio nella difficile ipotesi di dover sostenere e affrontare delle primarie allargate e “affollatissime” composte con ben sei grossi e illustri nomi nazionali sul tabellone, l’emergente Hallissey riuscirebbe comunque a sbaragliare parte della vecchia guardia, rastrellando e guadagnando sorprendentemente un solido e utilissimo 4% di consensi personali.

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Politica

Calcio ed Euro 2032, Rampelli avverte: “Basta stranieri per fare cassa, tuteliamo i vivai”

Basta usare i giocatori stranieri solo per creare spregiudicate plusvalenze finanziarie e fare cassa a discapito del futuro della Nazionale! È questo il durissimo e pesantissimo monito lanciato dal vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli (FdI), in occasione della presentazione in Parlamento del primo report finanziario sui conti dei grandi club professionistici di Serie A. Rampelli ha strigliato il mondo del pallone e la FIGC: “I diritti tv generano un miliardo all’anno e attirano i fondi esteri, ma i nostri club preferiscono ignorare totalmente i talentuosi giovani italiani delle giovanili perché i calciatori stranieri fanno girare più parcelle ai procuratori!”. Elogiati invece i sacrifici e le storiche medaglie olimpiche conquistate dal nuoto, dall’atletica e dalla ginnastica artistica, che però “restano inspiegabilmente a corto di finanziamenti e fondi governativi rispetto al calcio”. La grande scommessa infrastrutturale per rifare i nostri vecchi e disastrosi stadi? Si chiama Euro 2032, e farà piovere sull’Italia quasi 6 miliardi di euro di investimenti! Scopri tutti i dati economici del report nel nostro approfondimento completo 👇

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Rampelli

Roma – Lo sport in Italia rappresenta da sempre una mastodontica e complessa industria culturale, un gigantesco e intricatissimo motore economico, ma soprattutto una vera e propria e incrollabile religione popolare in grado di unire o spaccare ferocemente il Paese. Eppure, dietro la dorata e luccicante facciata dei miliardari e patinati campionati maggiori, si nascondono purtroppo grandissime ipocrisie gestionali, evidenti sprechi finanziari e una gravissima e cronica carenza di visione strategica e infrastrutturale a lungo termine.
A lanciare un durissimo e pesantissimo monito all’intero vertice del sistema sportivo tricolore è sceso in campo direttamente Fabio Rampelli, autorevole esponente di Fratelli d’Italia e attuale vicepresidente della Camera dei Deputati. L’occasione pubblica per questa spietata radiografia del mondo sportivo e del pallone è stata a dir poco solenne: Rampelli ha infatti ufficialmente presieduto e aperto i prestigiosi lavori istituzionali all’interno dell’elegante Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, in occasione dell’attesissima presentazione formale della primissima “Relazione annuale della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche”. Un organo di controllo vitale, appena costituito, incaricato di spulciare meticolosamente i spesso misteriosi e indecifrabili conti economici, i bilanci in rosso e i movimenti finanziari dei club, per evitare in futuro clamorosi fallimenti a catena. Nel suo lungo e articolato discorso introduttivo, il vicepresidente della Camera ha toccato tutti i nervi più scoperti e sanguinanti del panorama agonistico nazionale, partendo dal profondo e ingiusto divario di trattamento, sia mediatico che prettamente finanziario, che separa tuttora il calcio milionario dai cosiddetti e vituperati sport “minori”.

Gli sport minori trainano l’Italia alle Olimpiadi ma restano senza fondi

Il punto di partenza dell’impietosa analisi politica del deputato di FdI è un paradosso tipicamente e squisitamente italiano, che fa riflettere profondamente sull’allocazione dei finanziamenti statali del CONI e del Ministero dello Sport.
«Se è vero e innegabile che il nostro adorato Calcio maschile resta ancora saldamente lo sport più seguito, popolare e amato di tutti, quello per il quale sessanta milioni di italiani si sentono autorizzati a diventare agguerriti commissari tecnici o allenatori della domenica da divano», ha esordito Rampelli con amara ironia per rompere il ghiaccio istituzionale, «è altrettanto vero e oggettivo che stiamo assistendo in questi anni alla vertiginosa ed esponenziale crescita organica di innumerevoli e nuove discipline sportive parallele. Questi sport stanno attirando, in maniera del tutto sorprendente, un numero di iscritti dilettanti e giovanissimi sempre e costantemente maggiore rispetto al passato. Purtroppo, però, si tratta di un boom anagrafico e di una crescita sportiva genuina che, a conti fatti, non viene ancora minimamente, economicamente né adeguatamente sostenuta dalle istituzioni statali». Il riferimento politico alle gloriose e recenti imprese azzurre nel mondo è a dir poco plateale e voluto: «Questi bistrattati sport di fatica ci regalano costantemente e silenziosamente delle soddisfazioni agonistiche umane e nazionali a dir poco enormi, come peraltro ampiamente dimostrato senza alcun dubbio dalle straordinarie e storiche medaglie conquistate dal nostro Paese durante le ultime e trionfali competizioni olimpiche in giro per il mondo. E a conferma di questo trend positivo c’è proprio il vertiginoso incremento percentuale delle iscrizioni dei nostri ragazzi e bambini nei settori del nuoto agonistico, del dilagante fenomeno del padel e del tennis, per non parlare della leggendaria e faticosissima atletica leggera o dell’elegante ginnastica artistica, dove dominiamo le classifiche». Insomma, una chiara e netta richiesta al governo e alle federazioni di ridistribuire finalmente a pioggia e in modo più equo e meritocratico i vitali fondi pubblici, per non lasciare morire di stenti queste meravigliose e durissime fucine di talenti e campioni italiani.

Il business dei giocatori stranieri e la grave crisi cronica dei vivai nostrani

Ma le parole oggettivamente più dure, taglienti e polemiche dell’intero e applaudito intervento istituzionale di Rampelli sono state inesorabilmente e giustamente riservate allo strapotere economico e calcistico, mettendo pesantemente e pubblicamente il dito in una delle piaghe più dolorose che sta distruggendo le fondamenta e il futuro della nostra amata Nazionale azzurra di calcio.
«Nel moderno calcio di oggi», ha attaccato a testa bassa e senza peli sulla lingua il vicepresidente della Camera dei Deputati, «ci sono purtroppo delle gravissime e inaccettabili disfunzioni di sistema, strettamente legate alle ciniche modalità di reclutamento dei calciatori professionisti e al modo in cui vengono costruite le rose delle nostre squadre militanti in Serie A. Vediamo quotidianamente la stragrande maggioranza dei giovanissimi atleti arrivare in massa esclusivamente e unicamente dall’estero, e questo accade semplicemente per un motivo squallido e speculativo: i trasferimenti internazionali, grazie a intricate triangolazioni e alle favolose parcelle dei procuratori sportivi, producono paradossalmente un ben maggior guadagno netto, facile e immediato, per gli oscuri addetti ai lavori e per i mercanti del settore. Da questo preciso e preoccupante punto di vista, è assolutamente necessaria e non più rinviabile una spietata riforma, un drastico e feroce cambiamento a 360 gradi dell’intero sistema normativo sportivo», ha tuonato l’esponente di Fratelli d’Italia, lanciando un chiaro avvertimento alla FIGC e alla Lega Calcio. «Dobbiamo assolutamente ricostruire un ecosistema chiuso e sano attraverso cui poter tornare, finalmente, a riconoscere e premiare il sacrificio, il merito e la fatica di tutti quei tantissimi, piccoli vivai di provincia, degli allenatori delle giovanili e di quelle migliaia di promettenti e sognanti giovani giocatori italiani che vengono vergognosamente scartati a priori dai club solo perché non generano plusvalenze finanziarie immediate. Le società calcistiche devono tornare a investire seriamente i loro capitali nella crescita e nell’esplosione dei talenti nostrani».

I diritti tv miliardari, i fondi arabi e il grande volano infrastrutturale di Euro 2032

L’affondo politico, però, non deve in alcun modo essere scambiato o travisato per un cieco disfattismo o per una rassegnazione finanziaria sul fronte dei bilanci dei grandi club. La Commissione di verifica, infatti, ha dipinto davanti ai deputati e alla stampa un quadro macroeconomico del calcio italiano che, a livello puramente contabile e di attrazione dei grossi capitali, risulta essere sorprendentemente roseo e in netta espansione globale.
«Sarebbe sciocco e intellettualmente disonesto negare che il valore lordo totale della produzione del calcio professionistico italiano sia oggettivamente e fortunatamente cresciuto in maniera molto, molto significativa negli ultimissimi bilanci», ha onestamente e lucidamente ammesso Rampelli, citando minuziosamente i grafici. «I clamorosi e faraonici ricavi economici derivanti dalle faticose vendite dei diritti televisivi della sola Serie A superano tuttora allegramente il tetto astronomico e spaventoso del miliardo di euro all’anno. A questo mare di soldi si aggiunge costantemente il fortissimo e crescente interesse dei colossali investitori internazionali (come i grandi e opachi fondi speculativi arabi e le spietate banche d’affari americane), un dato inequivocabile che conferma l’assoluta, persistente e invidiabile attrattività del nostro folcloristico sistema sportivo agli occhi dei grandi capitali di rischio. Tuttavia, accanto a questi fortissimi segnali positivi di finanza creativa, la Commissione ministeriale di controllo individua saggiamente anche delle vastissime aree d’ombra molto delicate e precarie sulle quali è assolutamente opportuno, urgente e obbligatorio lavorare politicamente fin da subito, per evitare crolli strutturali rovinosi come quelli visti in passato per i troppi debiti». Ma la vera, grandissima scommessa politica, edilizia ed economica del prossimo decennio italiano si giocherà inevitabilmente e drammaticamente sulla qualità e sulla modernizzazione del fatiscente cemento e delle nostre disastrose e antiquate architetture sportive. «Guardando al prossimo futuro con sano e realistico ottimismo», ha concluso fiduciosamente il suo lungo intervento Rampelli, lanciando la sfida dell’Europeo, «l’incredibile e colossale occasione fornita dall’imminente disputa dell’Europeo di Calcio Euro 2032 si profila all’orizzonte come il vero momento della svolta epocale per il Paese. Con le importanti e pesantissime candidature dei progetti già formalmente pervenute sulla nostra scrivania da parte di ben 13 città capoluogo, per rimettere radicalmente e completamente a nuovo o costruire da zero ben 16 impianti e stadi, si prevedono sul territorio nazionale dei mostruosi investimenti economici previsti e stimati prudenzialmente in circa 5,8 miliardi di euro totali (finanziati per la stragrande e fortunata maggioranza da generosi capitali privati esteri). Questa immensa montagna di liquidità potrà e dovrà necessariamente rappresentare e incarnare un vero e proprio e irripetibile, straordinario volano industriale di rilancio e di modernizzazione infrastrutturale, per rimettere in piedi finalmente l’intero e logoro sistema sportivo della nostra bellissima Nazione».

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