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Politica

“Milano deve tornare sicura e pulita”: nasce il comitato per il Generale Burgio Sindaco. E la destra chiama a raccolta la coalizione

“Milano deve tornare a essere vivibile, sicura e pulita: riportiamo l’ordine e il buon governo!”. 🇮🇹 🏛️ Scossone politico all’ombra della Madonnina: nasce ufficialmente il comitato elettorale per sostenere la candidatura a Sindaco del Generale Carmelo Burgio. Promosso da imprenditori, professionisti e presieduto dal Conte Romei Longhena, il progetto incassa l’appoggio del movimento di Vannacci (Futuro Nazionale) e lancia un forte appello all’unità di tutto il centrodestra. Leggi l’articolo per scoprire tutti i dettagli, i volti e gli obiettivi di questa sfida elettorale! 👇 🗳️

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Generale Carmelo Burgio

Milano – C’è un’aria nuova, frizzante e carica di aspettative che soffia all’ombra della Madonnina in queste calde giornate di agosto. Mentre la politica tradizionale sembra sonnecchiare sotto gli ombrelloni, c’è chi ha deciso di non perdere nemmeno un minuto prezioso e di gettare le fondamenta per quello che si preannuncia come uno dei più grandi scossoni elettorali della storia recente del capoluogo lombardo. È nato ufficialmente oggi, infatti, il comitato elettorale indipendente e apartitico per spingere la candidatura del Generale Carmelo Burgio alla carica di Sindaco di Milano. Lo slogan scelto è tanto semplice quanto potente, un vero e proprio manifesto programmatico che va dritto al cuore dei problemi quotidiani dei cittadini: “Una città vivibile per tutti, sicura e pulita”.

Il cuore della proposta: ordine e sicurezza per salvare Milano dal degrado

Chiunque viva o lavori a Milano sa perfettamente quanto la città, pur mantenendo il suo innegabile fascino di capitale economica e morale del Paese, stia attraversando un momento di profonda crisi identitaria e sociale. Il tema della sicurezza nei quartieri periferici, ma sempre più spesso anche nel cuore del centro storico, le risse notturne, il degrado urbano e la sensazione di un progressivo abbandono del controllo del territorio sono ormai l’argomento principale delle discussioni tra i milanesi.

Ed è proprio in risposta a questo diffuso senso di smarrimento e di insicurezza che prende forma il progetto politico legato al Generale Burgio. Una figura che, per la sua estrazione militare e per il suo indiscusso senso dello Stato, incarna perfettamente quell’esigenza di ordine, di disciplina e di “buon governo” che sempre più cittadini invocano a gran voce. Il comitato appena nato non si presenta come il classico circolo di partito, ma come un raccoglitore trasversale di energie positive, promosso da un nutrito e agguerrito gruppo di imprenditori, liberi professionisti e autorevoli rappresentanti delle famiglie storiche milanesi.

La guida del Conte Romei Longhena e l’appello all’unità del Centrodestra

A presiedere questo ambizioso progetto civico e politico è stato chiamato un nome di altissimo profilo, capace di unire diverse anime della tradizione culturale italiana: il Conte Alessandro Romei Longhena. Paracadutista, già sindaco democristiano del comune di Noviglio, militante storico della destra cattolica e nipote di Papa Paolo VI, Romei Longhena ha tracciato fin dai primissimi minuti la rotta da seguire, con parole chiare e inequivocabili che suonano come una “chiamata alle armi” per tutta la coalizione moderata e conservatrice.

«Il nostro obiettivo primario, assoluto e non negoziabile è quello di riportare finalmente l’ordine e il buon governo a Milano», ha dichiarato con fermezza Romei Longhena a margine dell’inaugurazione del comitato. «Vogliamo costruire attorno alla figura autorevole e rassicurante del Generale Burgio un consenso civico e politico ancora più ampio e trasversale di quello, già fortissimo, espresso da Futuro Nazionale. Per questo motivo, lanciamo un appello ufficiale: invitiamo tutto il centrodestra, senza divisioni o calcoli di bottega, a sostenere con coraggio la sua candidatura».

Una mobilitazione d’agosto: la prima riunione tra volti storici e nuove energie

La determinazione del neonato comitato è certificata dai fatti. Nonostante ci si trovi nel cuore del mese di agosto, il periodo per eccellenza in cui le città si svuotano, la prima riunione operativa svoltasi stamattina a Milano ha registrato un successo straordinario. Decine di personalità di spicco del mondo culturale, rappresentanti delle attività produttive, esponenti instancabili del volontariato sociale e, soprattutto, i leader dei comitati di quartiere – quelli che da anni si battono corpo a corpo contro il degrado delle periferie – sono rientrati appositamente in città, mobilitati nelle ultime ore, pur di non mancare a questo appuntamento cruciale.

Tra i volti noti presenti al tavolo dei fondatori, spiccano presenze che tracciano un filo rosso inequivocabile con il nuovo grande fermento politico che sta attraversando l’Italia conservatrice. In prima fila c’era l’avvocato Renato Maturo, presente in veste di rappresentante ufficiale di Futuro Nazionale (come referente del comitato costituente 421 di Milano). Accanto a lui, a testimoniare il ricompattamento di un’area politica vasta e appassionata, anche il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, figura storica ed emblematica dell’estrema destra europea, oggi divenuto uno dei più convinti ed entusiasti sostenitori del dirompente progetto politico inaugurato a livello nazionale dal Generale Roberto Vannacci.

La vera sfida elettorale è appena iniziata

La nascita di questo comitato elettorale indipendente getta formalmente il guanto di sfida all’attuale amministrazione di centrosinistra. Il messaggio inviato da Milano è forte e chiaro: c’è una fetta enorme di cittadinanza, produttiva e silenziosa, che non è più disposta a tollerare il declino della propria città. La candidatura del Generale Carmelo Burgio si pone ora come il vero polo aggregatore per chi sogna una metropoli europea che sappia essere, al tempo stesso, moderna, accogliente ma, soprattutto, inflessibile sul rispetto delle regole. La lunga corsa verso Palazzo Marino è ufficialmente iniziata, e promette di essere una delle più avvincenti di sempre.

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La Volpe e il Barone

Nonostante le differenze siderali tra le due personalità, risulta che Jonghi Lavarini sia stato uno dei primi a sostenere pubblicamente la nomina di Ferrazzi a coordinatore regionale

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Volpe

Redazione-  Chi conosce bene il barone nero Roberto Jonghi Lavarini sa che ha la politica nel sangue e che è almeno da 20 anni un punto di riferimento imprescindibile e infungibile della destra milanese e lombarda. Note la sua amicizia con l’attuale Presidente del Senato Ignazio La Russa e con altri alti dirigenti e attuali ministri del governo Meloni. E questo a prescindere dalle lauree specifiche e dalle frequentazioni aristocratiche e blasonate internazionali che gli consentono di sedere in tavoli che i comuni mortali vedono col binocolo o al massimo in alcuni film d’epoca. Che ci sia qualcuno che lo ha preso maliziosamente di mira e si diverte a smentirlo a mezzo stampa non fa certo onore alla verità ma soprattuto corre il rischio di fare un danno serio al partito di Vannacci che può contare per ora sul sostegno entusiasta del barone nero che muove voti e consensi in ambienti milanesi e lombardi che fanno comodo, e molto, soprattutto in vista delle prossime elezioni al Comune di Milano. Meno male che il generale Vannacci vede lungo e che alla nascita del comitato pro Burgio sindaco fra i partecipanti spiccava la presenza del barone nero. Quanto poi alle smentite al barone, ricordiamo a tutti che in politica si puo’ perdonare tutto ma non il ridicolo.
E il fatto che Vannacci abbia indicato come candidato del suo partito per correre alla carica di sindaco del Comune di Milano proprio un collega, il generale Burgio, smentisce categoricamente e nei fatti l’articolo di Qn, prontamente smentito dal barone Jonghi Lavarini. Quindi che bisogno aveva la Volpe di Gallarate di uscirsene smentendo il barone quando 24 ore dopo veniva prontamente smentito dai fatti che hanno dato invece ragione al barone ? Il Ferrazzi ha un suo cursus honorum. Ragioniere, già dirigente di Alleanza Nazionale, poi passato con la lista Maroni e infine con la lista Moratti. Con lungimiranza ha colto in Vannacci uno spazio politico adeguato ai propri valori e magari anche alle proprie necessità vedi la possibilità di farsi rieleggere. Niente di male, soprattutto quando si è sempre vissuto di politica. L’importante è avere chiari i propri obiettivi e perseguirli con linearità e onore, altrimenti ciò che si predica diventa solo specchietto per le allodole per elettori ingenui. O materiale giornalistico per pezzi di colore. Un dato curioso: nonostante la Volpe di Gallarate e il Barone Nero siano lontani tra loro anni luce, risulta che Jonghi Lavarini sia stato uno dei primi a sostenere pubblicamente la nomina del consigliere regionale di lungo corso (già assessore all’agricoltura) Ferrazzi a coordinatore regionale del partito.
Verrebbe già da ironizzare: chi è causa del suo mal ….pianga se stesso….

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Riforma del Calcio, la ricetta di Sforzini: “I miliardi delle scommesse vadano ai campetti di periferia per salvare i nostri ragazzi”

“È assurdo che le famiglie debbano svenarsi per far giocare un bambino, mentre il calcio genera miliardi di euro!”. ⚽️ 🇮🇹 Riforma dello sport, la ricetta shock di Luca Sforzini: “Meno burocrazia, premi a chi fa volontariato nei campi di periferia e usiamo i soldi delle scommesse legali per finanziare i piccoli vivai”. Un attacco durissimo al sistema che asfissia il calcio dilettantistico. Leggi le proposte e condividi se stai dalla parte dei campetti di provincia! 🏟️ 👦

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Luca Sforzini

Castellar Ponzano (AL) – Quando si parla di crisi del calcio italiano, le telecamere puntano sempre e solo sui grandi palcoscenici della Serie A: i diritti televisivi milionari, i bilanci in rosso delle multinazionali del pallone, i contratti faraonici dei campioni. Ma c’è un’altra Italia calcistica, silenziosa e orgogliosa, che fatica ogni giorno lontano dai riflettori. È l’Italia dei campetti di periferia polverosi, delle scuole calcio di provincia, delle reti bucate e dei volontari che la domenica mattina si svegliano all’alba per tracciare le linee del campo. È proprio da qui, dalla base pulsante della piramide, che deve ripartire la grande riforma dello sport nazionale. A lanciare questo potente grido di battaglia è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a Futuro Nazionale con Vannacci), intervenuto a gamba tesa sul nuovo disegno di legge a firma del senatore Paolo Marcheschi.

“Basta asfissiare le piccole società”: l’urlo di dolore del calcio dilettantistico

Sforzini promuove senza mezzi termini l’iniziativa parlamentare, ma chiede coraggio per compiere il passo decisivo. «Il disegno di legge Marcheschi va nella direzione giusta e merita il nostro pieno sostegno. Finalmente si comincia a ragionare sul calcio italiano non chiedendo pietosamente altri soldi allo Stato, ma cercando di rimettere in circolo all’interno del sistema una parte delle enormi risorse economiche che il calcio stesso produce». Un vero e proprio cambio di paradigma, che punta dritto al cuore del problema: la sopravvivenza delle realtà minori.

I numeri parlano chiaro e non possono più essere ignorati dalla politica. Attorno al mondo del calcio si sviluppa un gigantesco giro d’affari legale legato alle scommesse sportive, nell’ordine di miliardi di euro. Eppure, le piccole società agonizzano. «È assurdo che il calcio produca questa immensa ricchezza e che, contemporaneamente, migliaia di piccole società debbano chiedere sacrifici economici sempre maggiori alle famiglie per riuscire semplicemente a tenere aperto un campo, pagare le bollette della luce, mantenere il riscaldamento negli spogliatoi e consentire a un bambino di inseguire un pallone», sottolinea con amarezza Sforzini.

Oltre il Decreto Dignità: sbloccare i fondi per finanziare i vivai

La soluzione proposta da Rinascimento Nazionale è netta: abbattere il muro dell’ipocrisia di Stato. «La proposta di destinare al sistema calcio una quota della raccolta delle scommesse sportive affronta uno dei problemi strutturali del nostro movimento». Ma Sforzini si spinge oltre, sfidando direttamente i tabù della sinistra e del Decreto Dignità: «Dobbiamo avere il coraggio di superare definitivamente il proibizionismo cieco. Consentiamo agli operatori legali, autorizzati e controllati dallo Stato, di tornare a investire nel calcio attraverso pubblicità e sponsorizzazioni, ovviamente all’interno di regole rigorose a tutela dei minori. Ma una parte delle maggiori risorse generate deve essere vincolata per legge al finanziamento esclusivo dei vivai, dell’impiantistica e soprattutto delle società dilettantistiche».

Il volontariato sportivo è un patrimonio sacro da difendere

L’altro grande mostro da abbattere per salvare il calcio di provincia è la burocrazia asfissiante. Negli ultimi anni, le associazioni dilettantistiche sono state trattate dallo Stato come se fossero grandi aziende multinazionali, caricate di obblighi amministrativi, contratti, scartoffie e responsabilità penali insostenibili.

«Il volontariato sportivo non è un’anomalia da correggere o da tassare: è un patrimonio nazionale sacro da proteggere», tuona Sforzini. «Dietro una piccola società di paese ci sono spesso uomini e donne che regalano gratuitamente ore, giornate e anni della propria vita affinché centinaia di ragazzi possano stare al sicuro su un campo da calcio, piuttosto che perdersi per strada. Lo Stato dovrebbe ringraziarli, incentivarli e semplificare loro la vita, non trasformarli in burocrati disperati. Gli obblighi amministrativi devono essere proporzionati: non possiamo pretendere dalla piccola associazione dilettantistica gli stessi apparati organizzativi di una società di Serie A».

Il vero talento nasce nella polvere: premiamo chi forma i campioni

L’ultimo tassello della riforma auspicata da Sforzini riguarda la meritocrazia e il riconoscimento degli sforzi. Condividendo l’impianto della legge Marcheschi, il presidente di Rinascimento Nazionale ribadisce un concetto vitale: chi forma un giovane calciatore deve ricevere un premio economico adeguato quando quel ragazzo spicca il volo. «Il vivaio non può essere considerato semplicemente un serbatoio gratuito dal quale il professionismo pesca talenti a costo zero. Se una società di provincia investe per anni nella crescita umana, tecnica ed educativa di un ragazzo, quell’investimento deve essere riconosciuto lungo tutta la filiera economica».

Ma le nuove risorse dovranno arrivare direttamente nei campi polverosi, non perdersi nei meandri dei palazzi romani. «Ogni euro sottratto alla burocrazia e restituito al territorio è un euro investito nel futuro dello sport italiano», conclude Sforzini con un monito severo ai partiti. «Se vogliamo davvero rilanciare l’Italia, dobbiamo smettere di guardare soltanto alla punta della piramide. La Serie A si vede in televisione, ma il calcio italiano nasce la domenica mattina su migliaia di campi di provincia. Se muore quella base, prima o poi crolla anche tutto il resto».

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Scommesse e Decreto Dignità, l’ira di Sforzini contro Giorgetti: “Fa la guerra al calcio e regala l’Italia all’illegalità”

“Lo Stato incassa le tasse dal gioco legale ma vieta gli sponsor, favorendo le scommesse clandestine e affossando lo sport italiano”. ⚽️ 🇮🇹 Duro attacco di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) contro il Ministro Giorgetti sul Decreto Dignità: “Un proibizionismo inutile. Sblocchiamo le sponsorizzazioni legali per finanziare i piccoli campi di provincia e i settori giovanili”. Leggi l’intervista integrale e le proposte per salvare il calcio italiano! 🏟️ 💶

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Castellar Ponzano (AL) – C’è un paradosso tutto italiano che si consuma sulla pelle dello sport più amato nel nostro Paese. Da una parte ci sono le società di calcio, dai grandi club professionistici fino alle piccole e gloriose squadre dilettantistiche di provincia, che faticano ogni giorno per far quadrare i conti, pagare le bollette degli stadi e mantenere in vita i settori giovanili. Dall’altra c’è lo Stato, che invece di aiutarle decide deliberatamente di tagliare una delle loro fonti di sostentamento più importanti: le sponsorizzazioni del circuito del gioco legale. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro questa politica è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a “Futuro Nazionale con Vannacci”), che dal Castello Sforzini punta il dito dritto contro il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Lo statalismo moralistico che uccide i nostri vivai calcistici

La miccia della polemica si è accesa dopo le indiscrezioni sulla volontà del Governo di inasprire ulteriormente il famigerato “Decreto Dignità”, bloccando in modo ancora più stringente qualsiasi forma di pubblicità legata alle scommesse sportive. «Apprendo che il ministro Giancarlo Giorgetti non soltanto intende difendere uno degli errori più gravi compiuti negli ultimi anni ai danni dell’economia del calcio italiano, ma vorrebbe addirittura irrigidirlo», attacca frontalmente Sforzini. «È una scelta economicamente miope, culturalmente proibizionista e politicamente incomprensibile per un ministro che appartiene, o dovrebbe appartenere, a una maggioranza di centrodestra».

Le conseguenze di questo blocco cadono a pioggia su tutto il sistema sportivo nazionale. Il calcio italiano ha un disperato bisogno di capitali freschi per competere a livello internazionale, ma soprattutto per costruire e modernizzare impianti fatiscenti, finanziare i vivai e sostenere il dilettantismo, vera e propria spina dorsale sociale delle nostre città. Mentre i club esteri si fortificano grazie agli sponsor, in Italia si sceglie volontariamente di chiudere i rubinetti di una fonte di finanziamento proveniente da imprese, è bene ricordarlo, perfettamente legali.

Il paradosso di Stato: incassare le tasse ma vietare le sponsorizzazioni

Il cuore del problema, secondo l’analisi di Sforzini, risiede in un’ipocrisia di fondo inaccettabile. «Il paradosso è clamoroso: parliamo di imprese legali, autorizzate, regolamentate e pesantemente tassate dallo Stato italiano. Lo Stato incassa miliardi dal gioco legale, lo disciplina, concede le autorizzazioni e poi pretende quasi che gli operatori autorizzati debbano vergognarsi di esistere e nascondersi», spiega il presidente di Rinascimento Nazionale. «Tutto questo non è liberalismo, non è responsabilità civile, non è nemmeno buona amministrazione. È un banale e dannoso statalismo moralistico».

Oscurare i loghi e i nomi delle aziende legali, infatti, non fa scomparire per magia la voglia di scommettere degli italiani, ma rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Vietare la comunicazione agli operatori autorizzati rende molto meno riconoscibile, soprattutto per i più giovani, il confine tra il mercato sicuro, tracciabile e regolamentato e la pericolosa giungla del mercato clandestino gestito dalla criminalità organizzata.

“Giorgetti si accoda al PD”: l’appello per una politica economica di libertà

La dura presa di posizione di Sforzini tocca inevitabilmente anche gli equilibri e l’identità politica dell’attuale maggioranza. «Pochi giorni fa avevamo criticato aspramente il Partito Democratico proprio perché proponeva di rafforzare questo divieto assurdo. Oggi dobbiamo constatare qualcosa di politicamente ancora più sorprendente e deludente: a spingere nella stessa direzione è un ministro di centrodestra».

Un cortocircuito politico che non può passare inosservato. «Se la destra e la sinistra finiscono per fare a gara su chi proibisce di più, allora qualcuno dovrà ricordare che esiste anche un’altra cultura politica nel nostro Paese: quella della libertà, della responsabilità individuale, dell’impresa e di uno Stato che si limita a stabilire regole chiare, senza pretendere di fare il tutore morale dei cittadini adulti».

La proposta: fondi per i dilettanti e tolleranza zero per la criminalità

Non si tratta però solo di una critica distruttiva. La ricetta proposta da Luca Sforzini è chiara, pragmatica e mira a salvare lo sport di base senza abbassare la guardia sulle patologie sociali. La ludopatia non si combatte oscurando una maglietta di Serie A, ma con la prevenzione sul territorio, l’informazione capillare nelle scuole, i controlli ferrei sui limiti di età e strumenti sanitari e sociali adeguati e ben finanziati.

«La nostra posizione è chiara e l’abbiamo formulata pubblicamente da tempo», rilancia Sforzini. «Chiediamo l’abolizione del divieto per gli operatori autorizzati, una forte semplificazione burocratica e, contemporaneamente, una guerra senza quartiere al gioco illegale e clandestino. Si riaprano le sponsorizzazioni agli operatori legali sotto regole rigorose e trasparenti, tutelando con estrema severità i minori, ma si destini obbligatoriamente una parte delle ingenti risorse generate direttamente al calcio di base, ai vivai, agli impianti di provincia e alle società dilettantistiche che oggi fanno fatica a comprare persino i palloni per i ragazzini».

«Giorgetti scelga da che parte stare», conclude perentorio Sforzini. «O con il proibizionismo fallimentare del Decreto Dignità, oppure con un calcio italiano che vuole tornare a crescere e competere nel mondo. Trasformare gli operatori legali in nemici pubblici, mentre le mafie e il mercato illegale ringraziano e continuano a esistere indisturbati, non è rigore. È semplicemente una pessima politica».

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