Rimani in contatto con noi
#

Cultura

“La letteratura è l’arma più forte dello spirito”: la straordinaria vita e la missione dello scrittore Maxhun Osmanaj

“La letteratura e la creatività sono diventate le armi più forti del mio spirito di fronte alle tempeste dell’esistenza”. 📖 ✍️ Un meraviglioso viaggio nella vita e nel pensiero di Maxhun Osmanaj, uno dei più grandi poeti e scrittori dell’Albania e del Kosovo. In questo intenso articolo ripercorriamo la sua sterminata biografia letteraria e pubblichiamo una sua riflessione profonda sul vero senso della letteratura, che non è mai solo intrattenimento, ma una missione umana. Leggi l’articolo completo! 🇽🇰 🇦🇱

Pubblicato

a

Maxhun Osmanaj

Cultura e Società – Ci sono vite che sembrano scritte apposta per diventare, a loro volta, un romanzo. Vite interamente dedicate al potere salvifico delle parole, capaci di trasformare la lettura e la scrittura in una vera e propria missione umana. Oggi abbiamo il privilegio di presentarvi la figura e il pensiero di Maxhun Osmanaj, una delle penne più prolifiche e sensibili del panorama letterario del Kosovo e dell’Albania. Vi offriamo prima un rapido ritratto biografico di questo straordinario autore, seguito da una sua profonda riflessione in prima persona sul senso intimo della letteratura. Una lettura imperdibile per chiunque ami perdersi tra le pagine di un libro.


Biografia – Chi è Maxhun Osmanaj

Nato il 25 aprile 1958 nel villaggio di Prekallë (Istog, Kosovo), Maxhun Osmanaj ha completato gli studi primari e liceali nella sua terra, per poi laurearsi alla Facoltà di Filologia (indirizzo Lingua e Letteratura Albanese) presso la prestigiosa Università di Pristina. Il suo amore per la carta stampata sboccia prestissimo: dal 1977, anno in cui pubblicò le sue prime due poesie sulla rivista letteraria Pionieri, non ha mai smesso di dedicarsi anima e corpo alla scrittura letteraria e pubblicistica.

Oggi Osmanaj scrive poesie, prose e recensioni letterarie (sia per adulti che per l’infanzia) e collabora attivamente con testate, riviste e portali in Kosovo, Albania e in Italia. La sua caratura istituzionale e letteraria è testimoniata dai numerosi incarichi che ricopre: è membro della Lega degli Scrittori del Kosovo, membro della Carovana degli Scrittori per Bambini “Agim Deva” e cofondatore del Club Letterario “Podguri” a Istog. Ricopre inoltre il ruolo di collaboratore per il giornale “Nacional” di Tirana, è direttore della testata “Gazeta e Alpeve” (per Istog e Pejë) e fa parte della redazione della rivista scolastica “Zog Mëngjesi” di Pristina.

I versi di Osmanaj hanno superato da tempo i confini nazionali, venendo tradotti in francese, italiano, inglese e svedese e venendo inseriti in innumerevoli antologie internazionali. Alle sue spalle vanta una carriera da insegnante lunga ben 27 anni (presso la scuola di Zallq) e la pubblicazione di ben 17 opere letterarie, coronate da prestigiosi premi internazionali.

Tra i suoi libri più noti spiccano: “Il risveglio del dolore” (1998), “Il sorriso della natura” (2004), “Parla la patria?” (2016), “Dalla finestra della classe” (2018), “Chi abita nella mia poesia?” (2020), “La riva dell’anima” (2022), “Come bussa l’autunno” (vincitore del noto Premio “Ymer Elshani” nel 2024 come migliore opera per bambini) e il freschissimo “Tempo ingrigito nella resistenza” (2025). Attualmente vive e opera a Istog, con una nuova raccolta di racconti e due saggi di critica letteraria già in rampa di lancio.


La letteratura non è solo intrattenimento

di Maxhun Osmanaj

Durante il viaggio letterario attraverso gli anni e i decenni, ho compreso la letteratura in modi diversi. Nell’adolescenza, la letteratura – la lettura – mi è arrivata come una sorta di intrattenimento emotivo. Nella maturità, invece, mi è apparsa come un’avventura più interessante e piacevole, attraverso la quale ho compreso la sua vera natura e la sua missione universale. Come scriveva Tzvetan Todorov: «La conoscenza della letteratura non è un fine in sé, ma è una delle strade maestre che conducono al perfezionamento di ciascuno».

Più tardi, la lettura mi ha fatto cadere nella migliore “trappola” della vita. Dopo tre decenni passati a inseguire la lettura delle grandi opere nazionali e mondiali come un maratoneta instancabile, la letteratura mi ha spinto in un’altra “trappola”, ancora più stimolante e vitale, che mi ha dato il respiro: la creazione letteraria. Così, da lettore appassionato, sono passato a essere un creatore.

La scrittura mi permetteva di comprendere ancora di più il mondo, il rapporto complesso con le persone, con lo scorrere del tempo. In breve, la letteratura e la creatività sono diventate le due armi più forti del mio spirito di fronte alla vita e alle spietate tempeste dell’esistenza. Era come se riuscissi a uscire vincitore persino contro il caos quotidiano, contro i dolori pungenti che incontravo lungo il cammino.

Oggi accetto la letteratura e la creatività come una sacra missione umana, un compito educativo per nutrire il popolo e le nuove generazioni, poiché l’universo dello spirito umano è tanto profondo quanto emotivo e illimitato. Oggi, entrando in punta di piedi nell’anima delle opere in versi e in prosa, “scavando” nei destini e grazie alla lettura vorace dei libri di teoria letteraria, ho compreso fino in fondo i destini dolorosi e le emozioni travolgenti dei personaggi che costituiscono il vero fondamento di un’opera.

Oggi comprendo in modo diverso la geografia emotiva di un testo, con tutte le sue infinite forme e manifestazioni spirituali: la gioia abbagliante, la disperazione più nera, l’amore, l’odio, l’ego, i sogni dell’uomo, le speranze infrante e quelle durature, le delusioni. Insomma, tutto ciò che ruota attorno all’uomo trasformato in arte letteraria. Così, alla fine, mi sembra sempre più chiaro che la letteratura sia vita, e la vita, inevitabilmente, letteratura.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

35 anni dopo, il mare non ha cancellato la memoria: l’esodo, il dolore e la rinascita del popolo albanese

Pubblicato

a

Sbarco Albanesi in Italia

Cultura e Società – 35 anni fa, migliaia di albanesi furono costretti a lasciare tutto: la propria terra, le case, i genitori, i figli, le mogli e i mariti. Lasciarono strade conosciute, volti familiari, ricordi d’infanzia e una vita che, per quanto difficile, rappresentava comunque la propria casa.

Fuggivano da un regime che aveva tolto dignità, libertà e speranza. Un regime che aveva chiuso le porte al mondo e che aveva trasformato la vita quotidiana in una lunga attesa, fatta di privazioni, paura e silenzio.
Partire non era un desiderio. Per molti era una necessità.
Era il bisogno disperato di respirare un’aria diversa, di poter immaginare un futuro, di dare ai propri figli ciò che loro stessi non avevano avuto: la libertà di scegliere, di studiare, di lavorare, di viaggiare, di sognare.

Il viaggio verso l’ignoto

E così migliaia di persone si misero in cammino.
Non avevano valigie piene di ricchezze. Spesso avevano soltanto pochi vestiti, qualche fotografia, documenti, piccoli oggetti di valore affettivo e una speranza immensa.
Una speranza più grande della paura.

Molti affrontarono il mare su navi e imbarcazioni di fortuna, stipati insieme ad altre persone, senza sapere quale sarebbe stato il loro destino. Il mare diventò improvvisamente il confine tra ciò che avevano conosciuto e ciò che speravano di trovare.
Dall’altra parte c’era l’ignoto.
C’erano la fame, la sete, il freddo, la paura, le onde e l’incertezza. Ma c’era anche una parola che per molti valeva più di qualsiasi altra cosa: futuro.

Quanti pensieri avranno attraversato quelle menti durante il viaggio?
Quante persone avranno guardato l’orizzonte chiedendosi se sarebbero riuscite ad arrivare?
Quanti genitori avranno stretto i propri figli cercando di proteggerli?
Quanti giovani avranno immaginato per la prima volta una vita diversa?
E quanti, invece, non hanno mai visto quella terra promessa?

Il prezzo altissimo del mare

Tanti, troppi, non ce l’hanno fatta.
Hanno perso la vita tra le acque, in silenzio, lontano dalla propria patria e dagli affetti. Sono diventati nomi che forse soltanto le loro famiglie continuano a pronunciare ogni giorno. Sono diventati fotografie conservate nei cassetti, ricordi custoditi nel cuore, domande rimaste senza risposta.
A loro va il pensiero più doloroso.

Perché dietro ogni persona che non è arrivata c’era una famiglia. C’era una madre che aspettava un figlio, un padre che sperava di riabbracciarlo, una moglie che attendeva il ritorno del marito, un bambino che aspettava il proprio genitore.
Dietro ogni vita spezzata c’era una storia.
E nessuna di quelle storie dovrebbe essere dimenticata.

L’accoglienza e la resistenza

A chi ha accolto quegli uomini e quelle donne con umanità, offrendo una possibilità quando non avevano quasi più nulla, va il nostro più profondo ringraziamento.
L’accoglienza, in quei momenti, non significò soltanto aprire una porta. Significò riconoscere nell’altro un essere umano. Significò comprendere che dietro quella massa di persone c’erano individui, famiglie, sogni e paure.

Erano persone. Non numeri. Non immagini televisive. Non statistiche.
Non erano “formiche”, come qualcuno ebbe la vergogna di definirli.
Erano uomini, donne, bambini, anziani. Erano persone a cui era stato rubato il futuro e che stavano cercando di riprenderselo.

E molti di loro, una volta arrivati in Italia, hanno dovuto ricominciare da zero.
Hanno imparato una nuova lingua, hanno cercato un lavoro, hanno affrontato difficoltà economiche, hanno conosciuto la nostalgia e la solitudine. Hanno dovuto dimostrare continuamente il proprio valore.
Hanno lavorato nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche, nei ristoranti, nei negozi. Hanno fatto lavori umili e pesanti, spesso lontani dai propri studi e dalle proprie aspirazioni.
Ma hanno resistito.

Perché chi ha conosciuto la fame non si spaventa davanti alla fatica.
Chi ha conosciuto la paura non si arrende facilmente.
Chi ha perso tutto sa quanto vale anche una piccola opportunità.

Il riscatto di una generazione

E quella generazione, lentamente, ha iniziato a costruire.
Una casa. Una famiglia. Un lavoro. Una nuova vita.
Poi sono arrivati i figli. Figli cresciuti tra due culture, due lingue, due mondi. Figli che hanno ascoltato le storie dei propri genitori e dei propri nonni. Storie di partenze improvvise, di viaggi difficili, di sacrifici, di nostalgia e di speranza.
Molti di quei figli hanno potuto studiare. Sono diventati dottori, ingegneri, avvocati, professori, scrittori, giornalisti, scienziati, artisti, imprenditori, professionisti.
Altri hanno costruito piccole imprese, creato posti di lavoro, contribuito alle comunità nelle quali vivono. Altri ancora hanno semplicemente costruito una famiglia serena, crescendo i propri figli con valori, educazione e dignità.
E anche questo è un successo. Perché il successo non si misura soltanto in denaro o riconoscimenti.

A volte il più grande successo è riuscire a trasformare una vita iniziata nella paura in una vita costruita nella libertà. È riuscire a dire ai propri figli: “Io ho sofferto perché tu potessi avere una possibilità”.
Questa frase racchiude forse il sacrificio di un’intera generazione. Una generazione che ha pagato un prezzo altissimo per cambiare il proprio destino.

Le radici che attraversano il mare

Eppure, nonostante tutto, molti non hanno mai smesso di guardare verso l’Albania.
Perché si può lasciare un Paese, ma non si lascia facilmente il luogo in cui si è imparato a vivere. L’Albania resta nelle parole, nei ricordi, nei profumi della cucina, nelle canzoni, nelle tradizioni, nelle fotografie, nelle feste di famiglia, nelle storie raccontate ai figli.
Resta nei paesi d’origine. Nelle montagne. Nel mare. Nelle strade dell’infanzia. Nelle tombe dei propri cari. Resta soprattutto nella memoria.

Per molti emigrati, tornare in Albania significa ritrovare una parte di sé. Anche quando tutto è cambiato, anche quando le strade non sono più quelle di una volta, anche quando la casa dell’infanzia non esiste più, c’è sempre qualcosa che rimane.
Una voce. Un paesaggio. Un ricordo. Una sensazione.
La sensazione di essere tornati, almeno per un momento, nel luogo da cui tutto è iniziato.
E questo dimostra che l’emigrazione non cancella le radici. Le radici possono attraversare il mare, le frontiere. Possono crescere in una terra diversa. Ma rimangono.

35 anni dopo: una memoria da proteggere

A distanza di 35 anni, guardare indietro significa anche riconoscere le responsabilità di una pagina drammatica della nostra storia.
Ai governi albanesi dell’epoca resta addosso il peso della vergogna per non essere stati capaci di proteggere il proprio popolo e di offrirgli una prospettiva. Quando un essere umano è costretto a rischiare la propria vita pur di poter sperare in un futuro migliore, significa che qualcosa di profondamente sbagliato è accaduto.
Nessun governo dovrebbe mai dimenticare che dietro le decisioni politiche ci sono persone. Vite reali. E nessuna ideologia dovrebbe mai valere più della dignità umana.

Per questo ricordare quei giorni non significa soltanto celebrare chi è riuscito a partire. Significa ricordare anche chi è rimasto. Chi non ha avuto il coraggio, la possibilità o la fortuna di attraversare il mare.
Significa ricordare chi è morto, perché la memoria non può essere selettiva. Non possiamo ricordare soltanto le storie di successo e dimenticare il prezzo pagato. Ogni conquista ha avuto un costo. Ogni vita ricostruita porta dentro di sé le cicatrici di ciò che è stato.

Oggi una nuova generazione di albanesi vive in Italia e in tanti altri Paesi del mondo. Sono figli e nipoti di quella generazione. E forse non potranno mai comprendere fino in fondo ciò che hanno vissuto i loro genitori, ma hanno il dovere di conoscere quella storia.
Perché conoscere il passato significa capire il valore di ciò che oggi abbiamo: la libertà di studiare, viaggiare, lavorare, sognare. Libertà che oggi sembrano normali, ma che per un’intera generazione non lo erano.

E allora, 35 anni dopo, il ricordo deve essere anche un impegno. L’impegno a non dimenticare. L’impegno a comprendere che nessuno abbandona facilmente la propria terra se non sente di avere una ragione forte per farlo.
Dopo 35 anni, possiamo dire una cosa con certezza: non erano formiche. Erano persone. Erano padri, madri, figli, giovani pieni di sogni. E nessuno dovrebbe mai vergognarsi di aver cercato la libertà.

Trentacinque anni dopo, il mare è ancora lì.
Ma dall’altra parte del mare oggi ci sono milioni di storie. Storie di una generazione che ha conosciuto la paura, ma ha scelto di non arrendersi. Storie di uomini e donne che hanno dimostrato che si può perdere una casa senza perdere le proprie radici, si può ricominciare da zero senza dimenticare il proprio passato, e si può trasformare una ferita in una forza straordinaria.

Questa è la loro storia.
Questa è la nostra memoria.
E questa è una pagina che nessuno dovrebbe mai avere il diritto di cancellare.

Continua a Leggere

Cultura

“La voce delle anime silenziose”: la poesia di Nina Lys Affane come ponte di pace e speranza per l’umanità

La chiamano “La voce delle anime silenziose”: è l’algerina Nina Lys Affane, poetessa e filantropa che dona i proventi dei suoi libri ai malati oncologici. Scopri la sua toccante poesia “Voce di Pace” (tradotta magistralmente in italiano da Angela Kosta). Un invito alla fratellanza e un potente messaggio di speranza contro tutte le guerre. Leggi i versi completi! 🕊️ 📖 🌸

Pubblicato

a

NINA LYS AFFANE

Cultura e Società – In un mondo sempre più assordato dal rumore dei conflitti, dalle divisioni e dall’indifferenza, la poesia rimane uno dei pochi rifugi sicuri per l’anima. È uno strumento potente, capace di superare i confini geografici e culturali per sussurrare direttamente al cuore dell’umanità. Oggi, sulle nostre pagine, abbiamo l’onore di ospitare i versi e la storia di una donna straordinaria che ha fatto della parola scritta una vera e propria missione di vita: l’algerina Nina Lys Affane.

Nina Lys Affane: dall’Algeria, un faro di umanità e bellezza

Scrittrice, poetessa, giornalista e brillante traduttrice, Nina Lys Affane è conosciuta a livello internazionale con un appellativo che descrive perfettamente la sua essenza: “la voce delle anime silenziose”. Dopo una prima e intensa esperienza nel mondo dell’insegnamento, Nina ha scelto di dedicarsi anima e corpo alla letteratura e al giornalismo. Il suo obiettivo non è mai stato la semplice notorietà, ma la promozione instancabile di valori fondamentali e universali come la pace, la solidarietà, l’umanità e la ricerca della bellezza interiore.

Autrice di numerosi libri di successo e partecipante attiva a svariate antologie internazionali, i suoi versi sono stati pubblicati e tradotti in moltissime lingue, viaggiando da un continente all’altro. Il suo impegno costante le è valso la nomina di Ambasciatrice del Premio Internazionale “Sergio Camellini per l’Eccellenza” (promosso dalla prestigiosa associazione VerbumlandiArt in Italia) e innumerevoli altri riconoscimenti mondiali per il suo inestimabile contributo culturale.

Ma la grandezza di Nina Lys Affane non si ferma alla sola pagina scritta. La sua è una “poesia in azione”: le sue opere vengono presentate in vari Paesi del mondo e, con una generosità rara, gran parte dei proventi derivanti dalle sue attività letterarie viene destinata a iniziative benefiche a sostegno dei malati oncologici. Un gesto nobile che trasforma l’arte in vera e propria cura per chi soffre.

Voce di Pace: l’incanto dei versi contro l’odio

La lirica che vi proponiamo oggi, magistralmente tradotta in italiano da Angela Kosta, si intitola “Voce di Pace”. È un inno vibrante, una preghiera laica in cui la poetessa immagina un mondo purificato dalle scorie della guerra. Un mondo in cui “le avversità e i conflitti siano sepolti per sempre” e dove una simbolica “nuvola color latte” invita tutta l’umanità a riscoprire la fratellanza. Nei versi di Nina, la magia della parola diventa un vento leggero (uno zefiro) capace di lenire i dolori e guarire le ferite più profonde dello spirito.


VOCE DI PACE

di Nina Lys Affane

La voce silenziosa dei miei versi
e la parola custodita nel silenzio
sui piccoli ciottoli del mio universo,
scolpiscono un fiore
per l’umanità dell’intera Terra.

Con parole di magia
immagino un mondo incantato,
immagino una porta che si apre
sulla bellezza, sull’incanto,
spegnendo così la voce che nutre il male.

Sogno un mondo di pace,
dove le avversità e i conflitti
siano sepolti per sempre.
Un mondo governato da Morfeo.

In questo mondo di pace,
una nuvola color latte
chiama l’umanità
a vivere nell’amore e nella fratellanza.

Sogno uno zefiro di dolcezza,
così potente
da guarire
dolori e ferite.

(Traduzione a cura di Angela Kosta)

Continua a Leggere

Cultura

Intervista alla direttrice della cattedra delle donne registrata all’Onu, Dott.ssa Antonietta Micali

Insegnante in Sicilia, attivista instancabile e Direttrice de “La Cattedra delle Donne” (progetto globale legato all’ONU). In questa profonda intervista curata da Angela Kosta, la poliedrica Antonietta si racconta a cuore aperto: dalla passione per la scrittura alla lotta per l’emancipazione femminile, fino al sogno di un romanzo dedicato alle donne. “La cultura è l’unica arma per combattere il pregiudizio e sconfiggere l’ego maschile”. Leggi l’intervista integrale! 📚 🌸 ✍️

Pubblicato

a

Kosta,Micali

Cultura e Società – Ci sono donne che non si limitano ad attraversare in silenzio il proprio tempo, ma lo plasmano con la forza incrollabile delle idee e l’eleganza della cultura. Antonietta è senza dubbio una di queste. Insegnante per vocazione profonda, scrittrice raffinata e infaticabile attivista per l’emancipazione femminile, la sua vita è un mosaico straordinario di impegni sociali e prestigiosi traguardi accademici. Dalle aule scolastiche della sua amata Milazzo, in Sicilia, dove forma con passione le coscienze dei cittadini di domani, fino ai vertici dell’Accademia Tiberina e alla coraggiosa Direzione de “La Cattedra delle Donne” (un progetto educativo di respiro globale patrocinato dalle Nazioni Unite), Antonietta ci dimostra ogni giorno che la cultura è lo strumento più potente per costruire una società equa, paritaria e libera dai pregiudizi maschilisti.

In questa profonda e intima intervista curata da Angela Kosta (Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina), esploriamo l’anima di una donna poliedrica che ha fatto della parola – poetica, letteraria e sociale – la sua personale e inarrestabile missione di vita.


A. Kosta: Carissima Antonietta, benvenuta in questa intervista. Ogni lettore vorrà conoscere la “Donna con mille risorse” che c’è in lei. Raccontaci del suo percorso, non solo creativo ma anche riguardo i tanti impegni sociali.

Antonietta: Salve Angela. Ti ringrazio tantissimo, sono davvero onorata di essere qui con te. Chi sono? Sono una donna che ha sempre creduto che l’impegno nel sociale e la cultura siano fondamentali nella vita dell’uomo.
Ho sempre amato leggere molto e, sin da piccolissima, mi è sempre piaciuto scrivere. Credo fermamente che la lettura renda l’uomo libero e che sia l’incontro con tante menti attraverso le quali si forma e si arricchisce il nostro pensiero critico. Mio padre avrebbe voluto che diventassi una biologa, mi ero anche iscritta all’università in Biologia, ma poi, dopo alcuni esami, ho cambiato rotta e ho seguito la mia vera passione per le lettere. Mi sono laureata brillantemente all’Università La Sapienza di Roma con una tesi in Storia del Cristianesimo sul Cardinale Guarino, vissuto sull’onda lunga tra fine Ottocento e inizio Novecento (un periodo difficilissimo per la storia della Chiesa e per gli avvenimenti relativi all’Unità d’Italia).
Avendo superato un concorso, ho iniziato ad insegnare in una scuola primaria. Pensavo di fare successivamente il passaggio alle scuole superiori, ma non l’ho mai fatto perché mi sono accorta di quanto sia complessa e cruciale la formazione dell’uomo dai 6 ai 10 anni, quindi ho scelto di restare nella scuola primaria. Insegno in una bellissima cittadina, Milazzo, nell’Istituto Comprensivo Secondo diretto da una bravissima Dirigente verso la quale nutro profonda stima e affetto: la Dott.ssa Alma Le Grottaglie.
In seguito mi sono specializzata in tecniche della scrittura, ho frequentato un corso di Alta Formazione di scrittura creativa ed un Master in giornalismo culturale. Sono sempre stata una persona curiosa, con una gran voglia di sperimentare e mettermi in gioco. Per otto anni sono stata socia della FIDAPA (una Federazione di Donne) e credo sia stato un periodo fondamentale di formazione e riflessione sul talento femminile e sul ruolo della donna nella società. Ho ricoperto il ruolo di Presidente di un Centro Studi storico-religioso per parecchi anni, e infine sono entrata a far parte dell’Accademia Tiberina (che vanta ben 212 anni di storia) come Accademica Ordinaria, ricevendo l’incarico di Direttrice del Dipartimento di Letteratura. L’Accademia è diretta brillantemente dal Dott. Franco Antonio Pinardi, col quale collaboro in grande sinergia, stima e rispetto reciproco.
Scrivo e pubblico poesie e racconti per ragazzi, ma vorrei tanto trovare il tempo per continuare un romanzo che ho nel cassetto. L’incontro con Renato Ongania mi ha aperto nuove strade: sono Accademica di Wikipoesia, una piattaforma enciclopedica ideata da Ongania che raccoglie i poeti contemporanei, e sono inserita come Vicepresidente in Wikipace, dedicata al centenario della nascita di Danilo Dolci. Sempre da Ongania ho ricevuto la direzione de “La Cattedra delle Donne”, nata per difendere e sostenere tutte le donne. Infine, sono Presidente del Premio Letterario G. Belli – F. Lami dell’Accademia Tiberina, quest’anno dedicato proprio a Danilo Dolci e alla stesura di un Manifesto del Nuovo Umanesimo.

A. Kosta: Lei è Direttrice de “La Cattedra Delle Donne”, che ha una grandissima visibilità globale. Parlaci di più… Qual è il “tronco essenziale” di questa unione, formata non solo da donne intellettuali ma anche da uomini esperti in vari settori?

Antonietta: La Cattedra delle Donne è un progetto educativo di rilievo nazionale nato per opporre alla sotto-cultura dominante (purtroppo ancora troppo spostata verso una visione maschilista) delle urgenti istanze di riforma etico-socio-culturali. L’obiettivo è produrre un modello di convivenza civile basato sull’armonia del rapporto uomo-donna e sull’equità, sostanziato nella sua essenza dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. Pochi giorni fa, proprio l’11 ottobre, abbiamo ricevuto la splendida notizia dell’autorizzazione da UNWOMEN ad utilizzare il logo ufficiale della Campagna “Generation Equality”. Quindi, tutte le iniziative patrocinate dalla Cattedra delle Donne potranno utilizzare il logo ONU combinato al nostro. Inoltre, grazie al mio ruolo, la Cattedra è patrocinata anche dall’Accademia Tiberina, da Wikipace e Wikipoesia. Fanno parte della Cattedra non solo donne di immenso talento, ma anche uomini illuminati che si battono strenuamente per il rispetto e la non violenza sulle donne, difendendone il valore e la crescita culturale e sociale.

A. Kosta: Lei insegna anche. Come riesce a conciliare il suo tempo tra l’intensa vita sociale e quella lavorativa quotidiana?

Antonietta: Me lo chiedono in molti! Credo che l’amore e la passione viscerale per quello in cui credo cancellino letteralmente la fatica delle ferie mai fatte e delle ore di sonno perse. Riesco a fare tutto cercando semplicemente di dare sempre il meglio di me stessa. Un grandissimo deterrente contro la stanchezza è il mio infinito entusiasmo per la vita.

A. Kosta: Quanti libri ha pubblicato e qual è il tema principale che tratta?

Antonietta: Ho pubblicato tantissimi incipit per ragazzi di cui ho curato i testi, un albo illustrato edito dalla Curcio, quattro sillogi di poesia e numerose liriche inserite in antologie italiane e straniere (oltre che in importanti cataloghi d’arte). Sto per pubblicare una nuova silloge e un altro libro per ragazzi. Ho pubblicato un saggio su un cardinale e ho collaborato alla stesura di altri saggi, tra cui uno sulla scrittura edito dalla Erikson, uno su Alessandro Manzoni (edito da Solfanelli) e uno su Eleonora Duse (sempre Solfanelli).

A. Kosta: Quali sono i premi più prestigiosi che ha ricevuto durante il suo percorso creativo?

Antonietta: Ho ricevuto tantissimi riconoscimenti in Italia e all’estero. Ne cito solo alcuni a cui tengo molto: il Premio Canaletto, il Premio Margherita Hack, il Premio Modigliani e il Premio Menotti per la mia silloge “Il vento scompiglia i pensieri” edito da Armando Siciliano. Infine, proprio pochi giorni fa, mi è stato assegnato un premio speciale che dedico con il cuore a tutte le donne dell’Associazione Amici di… Versi, presieduta da Daniela Cococcia.

A. Kosta: Siamo vicini al 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne)… Cosa vorrebbe fare di più, oltre a ciò che già sta facendo, per arginare l’ego maschile tossico?

Antonietta: Vorrei poter annullare definitivamente quel fastidioso pregiudizio sociale che c’è verso le donne che hanno sia talento intellettuale che un bell’aspetto. Una donna talentuosa si deve guadagnare con estrema fatica il suo “posto in prima fila”, faticando molto più di un uomo. Ecco, vorrei che la fatica fosse davvero pari, e che l’uomo imparasse ad avere profondo rispetto verso le innumerevoli qualità della donna. Vorrei inoltre che il valore inestimabile della vita delle donne fosse finalmente compreso da tutti quegli uomini che uccidono le proprie compagne, e che la nostra società educasse i bambini, sin da piccolissimi, al totale rispetto per la parità di genere.

A. Kosta: Qual è la gemma segreta che nutre la sua musa ispiratrice?

Antonietta: Oh, bellissima domanda! Vivo in un’isola che è tra le più belle del mondo, la mia amatissima Sicilia… Mi basta semplicemente guardarmi intorno, osservare la sua natura e i suoi paesaggi, per trovare immediatamente l’ispirazione.

A. Kosta: Conosce la nostra patria, l’Albania, e i nostri letterati? Le piacerebbe venire a visitarla?

Antonietta: Non sono mai stata in Albania, ma mi piacerebbe tantissimo visitarla! Durante il duro periodo del Covid ho realizzato delle interviste per un’agenzia letteraria romana (TraLeRighe) e ho avuto il piacere di intervistare l’amico Arjan Kallço, verso il quale nutro grande stima e affetto. Prometto di venire a trovarvi, l’ho promesso anche a lui. Devo solo trovare il tempo materiale per farlo!

A. Kosta: Cosa pensa della letteratura di oggi, degli autori emergenti e dell’Intelligenza Artificiale che ormai si insinua nella creatività?

Antonietta: L’intelligenza artificiale si chiama così perché, in fondo, è creata dall’uomo. E spero vivamente che l’uomo impari a farne un buon uso, etico, senza mai smarrire l’anima. Leggo moltissimi autori contemporanei e vi assicuro che ce ne sono alcuni veramente bravissimi. La letteratura oggi, così come la poesia, ha un ruolo cruciale per l’umanità: quello di continuare a farci riflettere, di emozionarci profondamente, ma anche di fungere da solido ponte di pace in questo complesso momento storico, purtroppo segnato da guerre e tensioni sia a nord che a sud del mondo.

A. Kosta: Quali sono i suoi sogni nel cassetto? Pensa di poterli realizzare in futuro?

Antonietta: Di sogni ne ho davvero parecchi… Ma uno in particolare mi sta a cuore: sarebbe quello di trovare il tempo per scrivere un libro autobiografico e, soprattutto, un grande romanzo interamente dedicato alla forza delle donne.

(Intervista a cura di Angela Kosta – Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina)

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza