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Roma,I 110 anni di Aldo Moro: nasce Culla Caetani, il cantiere d’arte e memoria

Trasformare il ricordo di una tragedia nazionale in un’opera d’arte che parla di vita, nascita e futuro: nel giorno del 110° anniversario della nascita di Aldo Moro si apre ufficialmente il “Cantiere della Memoria di Culla Caetani”. Ideata dal visionario artista concettuale Lokrima (Mirko Tosti), questa enorme e suggestiva installazione ribalta il drammatico simbolo del 1978: il portellone originale di una Renault 4 d’epoca diventa l’ossatura di una vera e propria “culla-carillon” monumentale, unendo meccanica, design e tecnologia. Un “monumento portatile” che prende vita grazie al lavoro delle eccellenze artigiane delle Marche e a un tappeto sonoro in divenire (con la partecipazione del Maestro Enrico Melozzi) che mescola le atmosfere di Bach con il pop degli anni Settanta. Scopri tutti i dettagli di questo straordinario progetto culturale in mostra a Roma nel 2027 👇

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Culla Caetani Dett 8

Roma – La memoria storica di una nazione non deve necessariamente coincidere con la sterile e ripetitiva celebrazione dei suoi traumi più bui, ma può e deve trasformarsi in un formidabile motore di rinascita, di riflessione attiva e di speranza per le nuove generazioni. È esattamente questo il nobile e rivoluzionario principio filosofico che anima il Cantiere della Memoria di Culla Caetani, un’imponente e suggestiva opera d’arte monumentale che apre ufficialmente i battenti il 23 settembre 2026, in una data dal fortissimo valore simbolico.
La giornata scelta coincide infatti con la ricorrenza del 110° anniversario della nascita del grande statista democristiano Aldo Moro. La volontà precisa dei promotori del progetto è quella di celebrare l’uomo, il politico e lo studioso nel giorno luminoso della sua venuta al mondo, e non in quello tragico della sua morte, trasformando quello che per decenni è stato vissuto come un lutto nazionale insanabile in un’occasione viva di pensiero critico e di osservazione civica. Frutto dell’ingegno e della profonda sensibilità del noto artista concettuale Lokrima (nome d’arte di Mirko Tosti), l’opera si presenta come una gigantesca “culla-carillon” multidisciplinare, capace di fondere e intrecciare indissolubilmente design industriale, ingegneria meccanica di precisione, elettronica avanzata, composizione musicale e testimonianza politica.

Il ribaltamento del simbolo: la Renault 4 diventa una culla per il futuro

Il concept artistico alla base di Culla Caetani è tanto geniale quanto emotivamente dirompente: l’artista ha deciso di partire dall’immagine storica più iconica e drammatica della nostra Repubblica, ovvero l’automobile rossa all’interno della quale venne purtroppo ritrovato il corpo senza vita dello statista nella centralissima e tristemente nota via Caetani a Roma.
Tuttavia, il significato di quel feticcio di cronaca nera viene radicalmente capovolto e sublimato. Il portellone originale di una vettura d’epoca modello Renault 4 è stato recuperato e non rappresenta più la gelida chiusura di un feretro metallico, ma diventa al contrario l’ossatura portante e il guscio protettivo di una grande culla-carillon. Questa geniale intuizione architettonica trasforma definitivamente il luogo geometrico della morte in un potente dispositivo simbolico che richiama inequivocabilmente l’origine della vita, la nascita, la protezione materna e, soprattutto, l’idea inestinguibile di un futuro democratico. Il risultato finale è un’installazione che porta intimamente dentro di sé la morbida dimensione affettiva e rassicurante della culla, fondendola con la dimensione pubblica e solenne della memoria repubblicana. Si tratta di un “monumento portatile” che funge da vera e propria agorà di riflessione, uno spazio aperto nel quale materia, storia patria e pensiero politico entrano finalmente in una relazione costruttiva.

Cortocircuiti musicali: da Bach al pop degli anni Settanta

L’approccio innovativo di Lokrima non si limita all’aspetto visivo e scultoreo dell’opera, ma investe con forza anche l’universo sonoro che la animerà dall’interno. Il cuore acustico di Culla Caetani nasce infatti da un coraggioso e affascinante cortocircuito tra mondi e linguaggi apparentemente lontanissimi e inconciliabili.
Attualmente in fase di avanzata sperimentazione, la partitura dell’installazione propone un inedito dialogo in perenne divenire tra le solenni e monumentali suggestioni sacrali (che richiamano esplicitamente la forza emotiva della Passione secondo Matteo BWV 244 del grande compositore Johann Sebastian Bach) e le ritmiche accattivanti della musica pop che dominava le classifiche italiane proprio alla fine dei turbolenti anni Settanta (tra cui spiccano echi del capolavoro Pensiero stupendo di Patty Pravo). Questo complesso e stratificato percorso di ricerca timbrica e sonora è stato appositamente pensato dall’artista per evitare l’uso rigido e passivo di brani preesistenti. Le partiture sono originali e concepite per evolversi nel tempo, grazie anche alla preziosissima consulenza e al serrato confronto con rinomati compositori e direttori d’orchestra, tra i quali spicca la partecipazione d’eccezione del Maestro Enrico Melozzi.

Il Comitato dei 100 e le eccellenze artigiane delle Marche

L’apertura ufficiale del cantiere, avvenuta il 23 settembre, coincide anche con il lancio delle selezioni per la costituzione di uno speciale “Comitato dei 100”. Questa assemblea rappresenterà il “corpo vivo” e intellettuale chiamato a circondare, interpretare e proteggere idealmente la Culla Caetani. Cento sguardi trasversali (scelti e curati direttamente da Hilda Family Benefit e dal direttore creativo Mirko Tosti, a cui i professionisti interessati possono proporre la propria candidatura via email) che avranno il delicato compito di farsi custodi di questo reliquario laico.
L’obiettivo è riunire progressivamente intorno all’opera studiosi del Caso Moro, intellettuali, curatori, galleristi, istituzioni pubbliche, imprenditori illuminati, giornalisti d’inchiesta e musicisti. Il Comitato non sarà un semplice ente consultivo da sfoggiare sulla carta, ma parteciperà attivamente al processo creativo attraverso video interviste, test di riflessione e laboratori permanenti di coscienza civile. Per tradurre in realtà tangibile questo monumentale progetto, inoltre, è stata attivata una vasta rete di maestranze ed eccellenze artigiane provenienti dalla regione Marche. Dalla lavorazione del plexiglass alla carrozzeria, dalla sartoria per le imbottiture interne fino alla saldatura dei complessi circuiti elettronici su misura, il “saper fare” manifatturiero italiano si unisce all’ingegneria e all’arte concettuale, sfuggendo alle logiche della serialità industriale.

Il progetto Reliquie Laiche e l’attesa per l’esposizione del 2027

La grande installazione dedicata alla memoria di Aldo Moro non è un punto d’arrivo isolato, ma rappresenta il prezioso nucleo primordiale di un progetto artistico ben più ampio e articolato, denominato Reliquie Laiche (1978).
Questa ambiziosa espansione dell’opera prevede la creazione di una serie di sculture tecnologiche derivate dalla Culla principale: targhe commemorative e “quadri-box” riprenderanno gli elementi stilistici della memoria del 1978, mescolandoli sapientemente con archivi digitali, memorie elettroniche e tecnologia della realtà aumentata, con lo scopo preciso di portare la riflessione sulla storia repubblicana anche al di fuori dei polverosi e consueti spazi museali. L’intera e complessa operazione culturale nasce all’interno della divisione Racconto di Hilda Family Benefit, che fonde welfare sociale, rigenerazione del pensiero e creatività pura. Il lungo e affascinante percorso di gestazione della Culla Caetani culminerà infine nel mese di maggio 2027 nella città di Roma. In quell’occasione, l’installazione completa verrà presentata al pubblico e alla stampa nel corso di uno speciale evento privato, trasformando definitivamente il trauma della morte di Aldo Moro in un atto generativo e di pura coscienza collettiva.

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La natura di Roma diventa musica: al Parco di San Sisto debutta Botanical Soundscape

La natura di Roma è pronta a far sentire la sua voce in un evento senza precedenti! Il 2 ottobre, nello storico Parco di San Sisto, andrà in scena la prima edizione di “Botanical Soundscape”, un’incredibile performance immersiva dove i segnali bioelettrici delle piante (in particolare di un gigantesco Cedro del Libano secolare) verranno tradotti in musica udibile. Grazie a speciali sensori di bioacustica e al talento del compositore Mario Russo, il pubblico potrà ascoltare dal vivo la “voce” e le variazioni elettromagnetiche degli alberi, che si mescoleranno a sintetizzatori, violini e percussioni. Un rito d’ascolto collettivo, gratuito e affascinante, che segna il primo passo per la creazione di una vera e propria mappa sonora permanente del verde capitolino. Scopri i dettagli di questo evento rivoluzionario nel nostro articolo 👇

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Botanical Soundscape Foto di Emidio Vallorani

Roma – Il secolare e misterioso mondo vegetale della Capitale è pronto a svelare la sua voce più intima, trasformandosi per una sera in una vera e propria colonna sonora vivente, generativa e in continua evoluzione. Venerdì 2 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00, lo storico e affascinante palcoscenico naturale del Parco di San Sisto ospiterà la prima, attesissima edizione di Botanical Soundscape.
Si tratta di un innovativo progetto artistico e ambientale promosso da A.S.A.P.Q. e curato nei minimi dettagli da Alessandra Muschella e Gianni Parrella. Questa straordinaria performance immersiva, capace di trasformare i segnali vitali delle piante in materia sonora udibile dall’orecchio umano, è realizzata con il preziosissimo sostegno del Ministero della Cultura (MiC) e della SIAE nell’ambito del celebre programma nazionale “Per Chi Crea”. L’evento gode inoltre del patrocinio ufficiale dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale. Non un semplice e canonico concerto all’aperto, dunque, ma un autentico rito collettivo d’ascolto progettato per ribaltare completamente il nostro punto di percezione: la natura smette di essere un mero e passivo sfondo scenografico per imporsi come protagonista assoluta, rivelando ritmi e variazioni impercettibili che normalmente sfuggono all’esperienza quotidiana dell’uomo.

La tecnologia al servizio dell’arte: come “suonano” le piante

Il cuore pulsante di questa complessa ricerca, che si posiziona in perfetto equilibrio sul sottile confine tra composizione musicale, alta tecnologia e studio dell’ambiente, è l’utilizzo di un particolarissimo dispositivo di bioacustica denominato Plants Play.
Questo sofisticato strumento tecnologico è in grado di rilevare con estrema precisione le microvariazioni bioelettriche emesse in tempo reale dagli organismi vegetali e di convertirle magicamente in frequenze sonore udibili. Ogni singola pianta, attraverso le sue personalissime fluttuazioni elettromagnetiche, emette infatti una traccia sonora assolutamente unica e irripetibile, poiché viene continuamente influenzata e modificata dai fattori esterni come l’esposizione alla luce solare, l’umidità dell’aria, i cambi di temperatura e persino il semplice contatto fisico umano. L’artista capta, amplifica e modella queste vibrazioni invisibili, costruendo un ambiente sonoro tridimensionale in cui la partitura finale è sempre diversa, imprevedibile e intimamente legata alla vita biologica che abita e respira in quello spazio. Il dispositivo, quindi, non si comporta come un tradizionale strumento musicale, ma funge da sensibile membrana di connessione, un traduttore simultaneo che rende finalmente udibile la profonda reciprocità esistente tra il mondo umano e quello vegetale.

Il Cedro del Libano e la performance di Mario Russo

Il punto di partenza di questo affascinante viaggio sonoro è uno dei polmoni verdi più particolari, preziosi e forse meno conosciuti della Capitale: lo storico Semenzaio di San Sisto. Situato in posizione strategica tra Villa Celimontana e Porta Metronia, questo luogo magico è la sede dell’Assessorato all’Agricoltura ed è un vero e proprio scrigno botanico che custodisce antiche serre, rare collezioni vegetali e alberi monumentali secolari.
È proprio in questa cornice da fiaba, e più precisamente nell’area del vigneto urbano, che la ricerca artistica si è focalizzata attorno alla possente figura di un Cedro del Libano monumentale. Questo gigante della natura, da presenza silenziosa del paesaggio romano, si trasformerà per una sera nel soggetto vivo, vibrante e generativo dell’intera opera musicale. A tradurre i suoi “respiri” in arte sarà il compositore e talentuoso performer Mario Russo. Frutto di un lungo periodo di residenza artistica a stretto contatto con la flora di San Sisto, Russo si esibirà dal vivo destreggiandosi tra sintetizzatori, tromba e violino. Ad accompagnarlo in questa jam session con la natura ci saranno Vong (alla drum machine e percussioni) e Marco Russo (alla chitarra e synth), il tutto sotto la sapiente produzione musicale di Luigi Lonetto. L’intreccio tra suono elettronico, strumentazione acustica e segnali biologici puri costruirà una performance nella quale il parco non sarà lo scenario del concerto, ma uno dei solisti principali.

Una mappa sonora permanente per la Capitale

L’entusiasmo per questa iniziativa pionieristica è stato espresso a chiare lettere anche dalle istituzioni capitoline. L’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti, Sabrina Alfonsi, ha sottolineato come il parco di San Sisto diventi per l’occasione un vero e proprio “parco pilota”, in grado di offrire ai cittadini un’esperienza sensoriale unica che rafforza in maniera decisiva la percezione del mondo vegetale come sistema vivente e reattivo. Sulla stessa lunghezza d’onda i curatori dell’evento, Alessandra Muschella e Gianni Parrella, i quali hanno evidenziato come l’urgente crisi ambientale imponga a tutti noi di ripensare radicalmente, e attraverso l’ascolto consapevole, il nostro delicato rapporto con la natura che ci circonda.
La performance del 2 ottobre rappresenta però soltanto il primo ed emozionante capitolo di un progetto molto più ampio. San Sisto è il primo tassello di quella che si prefigge di diventare una vasta e ramificata “mappa sonora vegetale” di tutta Roma, esplorando e registrando le voci inespresse di parchi, giardini e paesaggi urbani sparsi per la città. E per garantire che questa magia non svanisca nel nulla a fine serata, la composizione finale di Mario Russo, insieme alle tracce biologiche raccolte durante il concerto, sarà cristallizzata e installata nell’area del parco tramite un QR Code. I futuri visitatori potranno così inquadrare il codice con i propri smartphone e riattivare l’ascolto in totale autonomia, anche a distanza di mesi, trasformando un semplice spazio verde in un’installazione acustica permanente. Ricordiamo infine che l’ingresso alla performance è completamente gratuito, ma prevede la prenotazione obbligatoria (da effettuare sui circuiti autorizzati) per garantire la migliore fruizione dello spettacolo.

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Le notti bianche della fotografia erotica e classica che stregano l’Ara Pacis: a Roma l’apertura straordinaria fino alle 22 per il trionfo di Robert Mapplethorpe

Il genio scandaloso della fotografia mondiale illumina le notti della Capitale per un gran finale da record assoluto di emozioni! La straordinaria mostra “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza”, ospitata al Museo dell’Ara Pacis a Roma, prolunga l’orario in totale gratuità logistica per gli ultimi due fine settimana, restando aperta con visite straordinarie fino alle ore 22:00 nei giorni 25-27 settembre e 2-4 ottobre 2026. Un viaggio specchio iper-emotivo e privo di filtri protettivi curato da Denis Curti, che unisce oltre 200 scatti leggendari — dai ritratti di Patti Smith e David Byrne alle immagini sensuali di corpi maschili — in un dialogo mozzafiato con i marmi classici dei Musei Capitolini. Un’oasi di spensieratezza e onestà visiva organizzata da Zètema e Marsilio Arte per sconfiggere il torpore digitale. Scoprite il link ufficiale nel nostro articolo! 👇

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Orchid, 1987 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission.

Roma – Ci sono mostre monumentali e installazioni d’avanguardia che non nascono semplicemente per adempiere ai palinsesti ordinari dei musei o per sfilare come meri eventi riempitivi sui canali digitali della rete, ma che vengono concepite come autentiche officine di pensiero, presìdi di resistenza civile e risorsa terapeutica ed etica contro il torpore del nostro presente. La fotografia d’autore, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché accademici e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente in grado di radiografare le leggi geometriche del corpo umano, la fluidità delle passioni e l’onestà dei sentimenti. Un’oasi di spensieratezza colta, lontana dalle logiche standardizzate delle produzioni di plastica, capace di unire le generazioni sotto il segno della grande bellezza. Oggi, martedì 22 settembre 2026, la Sovrintendenza Capitolina ha annunciato una sfolgorante e attesissima delibera straordinaria per tutti i collezionisti e i viandanti della cultura: la travolgente retrospettiva “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza”, stanziale presso il Museo dell’Ara Pacis, prolungherà l’orario dei propri laboratori visivi fino a tarda sera per gli ultimi due fine settimana di programmazione dello Stato.

La macchina organizzativa di Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in fitta, duratura e trasparente joint venture strategica con la prestigiosa Robert Mapplethorpe Foundation di New York, ha blindato un ruolino di marcia notturno eccezionale per assecondare l’affluenza straordinaria di pubblico che ha preso d’assalto il lungotevere in questi mesi. Nelle giornate di venerdì 25, sabato 26, domenica 27 settembre e per il successivo round di venerdì 2, sabato 3, domenica 4 ottobre 2026 (data del solenne fischio d’inizio dell’ultimo disallestimento), i cancelli del plesso museale rimarranno aperti in totale trasparenza fino alle ore 22:00. L’ultimo ingresso controllato ai botteghini sarà consentito millimetricamente un’ora prima della chiusura delle sale, garantendo un comfort funzionale perfetto e risposte flessibili alle scadenze del tempo libero delle famiglie e dei giovani della provincia rionale, taccuino alla mano e passioni calde.

I ritratti di Patti Smith e lo shock della carne: l’ordito perfetto di Denis Curti

L’esposizione d’élite, curata con assoluto rigore filologico e saggistico dal critico Denis Curti, costituisce il capitolo conclusivo e monumentale di un imponente viaggio espositivo transnazionale che ha precedentemente conquistato e commosso i visitatori di Venezia, presso le Stanze della Fotografia, e di Milano, nelle sale reali di Palazzo Reale. Il cartellone romano si articola attraverso un ordito perfetto di ben 200 opere storiche andate rubate negli occhi del mondo, un inventario viscerale che spazia dagli scatti iconici del costume underground alle nature morte geometriche, fino ai celebri e graffianti ritratti delle massime personalità della letteratura, del cinema e della musica del XX secolo. Sul leggio dell’Ara Pacis sfileranno i volti e i soft skill espressivi di icone planetarie del calibro di Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne e Richard Gere, accanto alle sezioni interamente dedicate alle sue muse immortali, la poetessa del rock Patti Smith e la campionessa di bodybuilder Lisa Lyon.

I dati dell’affluenza parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’onestà delle idee e il merito rivoluzionario di Mapplethorpe risiedono nella sua straordinaria capacità di far collidere la vulnerabilità biologica della carne alla perfezione scultorea. La sezione più intima e discussa della rassegna radiografa senza maschere o ipocrisie interpretative le foto più sensuali e anatomiche di corpi maschili e femminili, dove la pelle e i muscoli vengono trattati con lo stesso rigore geometrico dei suoi celebri primi piani dedicati ai fiori esotici. Una requisitoria visiva contro il puritanesimo commerciale e l’intolleranza sociale dei nostri giorni, in cui l’obiettivo analogico cessa di essere uno strumento di alienazione per farsi manifesto di liberazione civile e di eguaglianza dei diritti, colpendo dritto allo stomaco del conformismo imperante.

Il matrimonio perfetto con l’antico: il dialogo con i marmi dei Musei Capitolini

La vera e più accattivante peculiarità della tappa capitolina risiede in un nucleo di scatti inediti interamente focalizzati sul profondo e viscerale legame che univa il fotografo statunitense alla terra e all’arte della penisola. I laboratori curatoriali di Denis Curti hanno edificato un cortocortocircuito ingegneristico e saggistico mozzafiato, mettendo in totale trasparenza le immagini di Mapplethorpe in dialogo diretto con la statuaria classica dell’antica Roma. Per rendere questo confronto un’opera di squadra eccezionale e un visual anchor storico irrinunciabile, le sale dell’Ara Pacis ospitano eccezionalmente due maestose sculture classiche in marmo bianco, estratte temporaneamente dai depositi protetti dei Musei Capitolini, dimostrando con i fatti che il dinamismo della carne contemporanea e il rigore dei maestri latini sono figli della medesima ed eterna ricerca della forma perfetta.

La manifestazione, promossa con orgoglio da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, si avvale del prestigioso e solenne sostegno di grandi partner dello Stato e del mercato aziendale: i mobility partner ATAC e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane assicureranno collegamenti logistici continui per agevolare l’afflusso dei viandanti, in asse con il fashion partner Rinascente, il supporto clinico di Miamo e le frequenze sonore di Radio Capital come emittente ufficiale del festival. Il catalogo bilingue, un volume di immenso pregio scientifico ideale per contrastare lo spopolamento della memoria storica, è elargito alle stampe da Marsilio Arte. I database della biglietteria sono sintonizzati e i canali digitali della rete presi d’assalto: questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a camminare sotto le luci serali dell’Ara Pacis. Le forme di Mapplethorpe vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà catturare la luce per difendere la libertà dell’arte, il nostro domani non avrà mai paura del buio.

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Rinascita dell’Appennino: a Roma la storica presentazione dell’Osservatorio dei Monti della Laga

La salvezza dei meravigliosi borghi dell’Appennino colpiti dal sisma e dallo spopolamento passa (anche) attraverso la voce di chi si ostina coraggiosamente a viverci! Lunedì 28 settembre (ore 15:00), presso la storica Villa Celimontana a Roma, verrà presentato ufficialmente il rivoluzionario “Osservatorio di Prossimità dei Monti della Laga”. Promosso dall’associazione “Borghi e Sentieri della Laga OdV” e dalla Società Geografica Italiana, il progetto nasce con l’obiettivo titanico di mappare le necessità, le tradizioni e le enormi potenzialità inespresse di ben 110 minuscoli e affascinanti insediamenti rurali a cavallo tra Abruzzo, Lazio e Marche. Un’iniziativa di cartografia sociale talmente brillante e innovativa da essere stata inserita nel prestigioso Rapporto ASviS per l’Agenda 2030 dell’Onu. “Vogliamo trasformare l’isolamento in un punto di forza e aiutare le istituzioni a gestire meglio la ricostruzione post-terremoto”, spiegano gli organizzatori. Leggi tutti i dettagli del progetto e le voci dei protagonisti nel nostro articolo 👇

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Locandina 28 settembre evento Roma

Roma – Salvare i piccoli borghi montani dell’Italia centrale dall’oblio silenzioso dello spopolamento e dalle ferite ancora drammaticamente aperte del terribile sisma, non è soltanto una sfida ingegneristica o architettonica, ma una vera e propria missione di civiltà e di resistenza culturale. Proprio per dare finalmente una voce forte, autorevole e istituzionale alle fragili e coraggiose comunità residenti, trasformando le loro aspre necessità quotidiane in dati scientifici e progetti concreti per lo sviluppo futuro, la Capitale si appresta a ospitare un evento di fondamentale importanza strategica per tutto l’Appennino.
Nella giornata di lunedì 28 settembre 2026, a partire dalle ore 15:00, la splendida e prestigiosa Sala Convegni “Giuseppe Dalla Vedova” del Palazzetto Mattei in Villa Celimontana (sede ufficiale della storica Società Geografica Italiana), farà da prestigiosa e solenne cornice alla presentazione ufficiale de “L’Osservatorio di Prossimità dei Monti della Laga”. Si tratta di un progetto rivoluzionario, uno strumento innovativo e modernissimo di automonitoraggio e cartografia sociale, concepito e sviluppato per mappare minuziosamente sul campo i bisogni primari, le risorse inespresse e le antiche tradizioni delle comunità resilienti che ostinatamente rifiutano di abbandonare le proprie radici.

Mappare il futuro dei borghi rurali: la sfida contro lo spopolamento

Questa lodevole e complessa iniziativa territoriale non nasce per caso, ma ha preso forma ed energia in seno alle seguitissime e apprezzate edizioni del “Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga”, ed è orgogliosamente promossa dall’instancabile associazione “Borghi e Sentieri della Laga ODV” in strettissima e fattiva collaborazione con la già citata Società Geografica Italiana.
Il raggio d’azione dell’Osservatorio è vastissimo e titanico: l’obiettivo primario è quello di rilevare, analizzare e studiare scientificamente nel tempo la lentissima evoluzione di ben 110 piccoli (e spesso sconosciuti) insediamenti rurali di meravigliosa impronta medievale. Stiamo parlando di veri e propri gioielli architettonici incastonati in un vasto, aspro e meraviglioso territorio montano amministrato da diciassette Comuni appartenenti a tre diverse Regioni d’Italia (Abruzzo, Lazio e Marche). Un’area geografica purtroppo pesantemente e storicamente condizionata dallo spopolamento demografico, dalla carenza cronica di infrastrutture e dal conseguente, desolante abbandono. L’Osservatorio si propone quindi, proprio nel delicatissimo e cruciale periodo burocratico della ricostruzione post-terremoto, di convertire i freddi dati statistici grezzi in una vera e propria “conoscenza operativa”. L’intento è quello di supportare e indirizzare dal basso le future decisioni politiche ed economiche, rendendole finalmente più umane e consapevoli, attraverso la co-creazione di una preziosa “mappa partecipata” in grado di far emergere chirurgicamente le gravi criticità, ma soprattutto le infinite e inesplorate opportunità di sviluppo economico offerte dallo straordinario patrimonio immateriale esistente.

La scienza al servizio del territorio: il riconoscimento dell’Onu

In questa titanica e nobile impresa, la Società Geografica Italiana ha voluto fortemente assumere un ruolo attivo e di primissimo piano, fungendo da indispensabile supporto scientifico, culturale e sociale per le comunità coinvolte nei terribili terremoti del Centro Italia, concentrando tutte le proprie energie sulla rigorosa salvaguardia dell’identità territoriale. Il delicatissimo coordinamento scientifico dell’intero progetto e la meticolosa stesura dei report finali sono stati affidati alle sapienti mani di un preparatissimo team di brillanti ricercatrici, composto da Annalisa Spalazzi, Sara Carallo, Francesca Impei e Francesca Sabatini.
Il valore immenso, strategico e metodologico di questo innovativo modello di mappatura partecipata non è certamente passato inosservato, tanto da essere stato già solennemente e ufficialmente sancito persino a livello istituzionale nazionale. La virtuosa esperienza della “Rete Territoriale delle Comunità della Laga”, infatti, è stata formalmente inclusa all’interno del prestigioso Rapporto Buone Pratiche redatto dall’ASviS (L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Un riconoscimento che la consacra come un’azione locale di assoluta d’eccellenza, fondamentale per il raggiungimento di ben tre ambiziosi obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dettati dalla rigorosa Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

“Non solo numeri, ma un presidio umano”: le voci dei protagonisti

A sottolineare con forza e orgoglio l’alto valore metodologico e umano del progetto è intervenuto direttamente il Professor Claudio Cerreti, Presidente della Società Geografica Italiana. «Quella che presentiamo oggi a Roma non è una banale e semplice indagine statistica da chiudere in un cassetto, ma un vero e proprio presidio umano e scientifico attivo sul territorio», ha dichiarato con fermezza il professore. «La geografia di prossimità rimette finalmente al centro le persone in carne ed ossa e il loro spazio vissuto quotidianamente. Questa collaborazione continuativa dimostra concretamente come la pura ricerca accademica possa farsi felicemente “militante” e mettersi totalmente al servizio dello sviluppo sostenibile dei territori più isolati e fragili del nostro Appennino».
Dello stesso e appassionato avviso è Roberto Gualandri, vulcanico Presidente di “Borghi e Sentieri della Laga OdV”, che ha illustrato la vera anima dell’iniziativa. «Il nostro sogno è trasformare l’isolamento geografico in un formidabile punto di forza», ha spiegato con emozione Gualandri. «Raccogliere costantemente le voci dei residenti significa infatti riconoscere e sostenere apertamente la partecipazione civica, offrendo alle istituzioni politiche e ai pianificatori degli strumenti reali e affidabili per contribuire a orientare le difficili e complesse sfide che abbiamo di fronte, strettamente legate ai grandi programmi di ricostruzione». Un appuntamento imperdibile per chi ama la montagna italiana, che potrà essere seguito anche in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’associazione.

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