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Laura Ligia: “L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo”

Ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio
Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.
Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.
Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.
Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

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Laura Ligia

Redazione-  Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.

Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.

Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.

Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

Tra i partecipanti anche Laura Ligia e di seguito approfondiamo la sua conoscenza.

Come ti definisci atleticamente?

Sono un’ultramaratoneta che ama lo sport e i suoi valori: disciplina, motivazione, la capacità di porsi obiettivi e la ricerca della bella competizione. Quella che non serve solo a vincere, ma che ti ispira, ti mette alla prova e ti fa scoprire capacità e competenze fondamentali, soprattutto nella vita. L’ultramaratona è per me una metafora dell’esistenza: ogni gara è un viaggio dentro sé stessi.

 

L’ultramaratona è uno sport di obiettivi e sfide da preparare e portare a termine, con fiducia, consapevolezza, resilienza, un passo alla volta, senza stress.

Complimenti per la 50km del Gran Sasso, cosa significa per te?

L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo, quasi introspettivo. Rappresenta i movimenti della vita: scendere, salire, girare intorno senza sapere cosa apparirà dietro la curva. Un paese all’orizzonte può diventare il simbolo di un obiettivo da raggiungere. L’ombra del Gran Sasso ti protegge dal vento o dal sole caldo di fine luglio, mentre lo scollinamento, corso dopo tanta pazienza nella gestione dello sforzo, restituisce quella straordinaria sensazione di libertà. In quei momenti metti in pratica tutta l’esperienza costruita negli anni e scopri che ogni chilometro racconta qualcosa di te.

In effetti, la 50 km del Gargano è un grande viaggio attraversando montagne e paesaggi stupendi, facendo percorsi in salita e in discesa, con l’obiettivo di arrivare al traguardo.

A chi la dedichi?

Come tutte le mie gare, la dedico prima di tutto a me stessa e, di riflesso, a tutte le donne che hanno deciso di uscire da uno stato di torpore sociale in cui essere mamma e lavoratrice sembra non lasciare spazio allo sport. Per noi donne allenarsi e gareggiare richiede spesso uno sforzo organizzativo ed emotivo maggiore. Ma è proprio questa motivazione profonda che ci rende più forti e resilienti.

Dedico quindi questa gara a tutte noi, che vogliamo regalarci un’opportunità da conquistare e rivendicare. Stiamo crescendo nel panorama sportivo, anche grazie a movimenti spontanei come L’Onda Donna, protagonista della gara simbolo dell’inclusione, ‘La Miguel’. Siamo però ancora troppo poche e, soprattutto, ancora troppo poco libere di scegliere il nostro tempo per lo sport.

 

Sempre più donne praticano sport e nello sport di endurance come le ultramaratone si dimostrano fortissime, a volte superando gli uomini.

Qual è stata la parte più difficile? Hai temuto il caldo o qualcos’altro?

La parte più difficile è stata la gestione degli imprevisti, che in una 50 km sono praticamente inevitabili. Sono partita con un’infiammazione al trocantere, quindi fin dal primo chilometro il mio obiettivo era mantenere il dolore sotto controllo. Con me c’era Alessio Montenero, al suo debutto come futuro ultramaratoneta, anche lui alle prese con un problema fisico. Entrambi abbiamo cercato di non sovraccaricare le parti già infiammate e la situazione è rimasta stabile fino all’altopiano. Lì il vento ci ha messi davvero con le spalle al muro. Sembrava di correre contro una parete di gomma, mentre i dolori iniziavano a farsi sentire.

Abbiamo allora cambiato strategia: alternare camminata e corsa ad alta frequenza, alleggerendo l’impatto a terra e contrastando meglio le raffiche. È stata la scelta vincente. Superati quei dieci chilometri di vento siamo stati ripagati da una discesa meravigliosa fino al traguardo, tagliato in volata tra sorrisi ed emozioni.

Quel traguardo non rappresentava soltanto un tempo o una distanza: aveva un valore umano enorme e ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio.

 

Nelle ultramaratone come nella vita ci sono tanti momenti difficili da attraversare, gestire, superare, senza stress e senza fretta. E, insieme, risulta essere molto meglio nella condivisione di crisi, fatiche, arrivi. Laura e Alessio hanno concluso, insieme, la 50 km del Gran Sasso in 6h32’59”.

Cosa hai scoperto di te stessa in questi 50km?

Ogni gara mi insegna a vivere pienamente il momento. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo su me stessa e sulla bellezza dell’istante che sto attraversando.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati, da realizzare, incompiuti?

Ho deciso di alzare ancora l’asticella e mettere alla prova la mia capacità di interpretare e gestire gare sempre più lunghe e impegnative. Il prossimo grande appuntamento sarà la 100 km del Vulcano, il 5 settembre 2026, dopo aver concluso la 100 km di Asolo nel 2025. Sarà un privilegio correre con l’Etna come protagonista, un altro immenso colosso della nostra straordinaria Italia.

 

Domenica 6 settembre 2026 ore 00.00 avrà luogo a Bronte (CT) l’11^ Etna Extreme – 100 km del Vulcano (D+ 2.450 m), organizzata dall’ASD Ecotrail Sicilia.

Il 5 luglio 2025 Laura ha corso la 13^ Asolo 100 km, corsa su strada, in 16h25’. Il vincitore fu Francesco Perini 8h09’39”, precedendo Marco Visintini 8h50’35” e Nathan Koziol (FRA) 9h29’27”.  Tra le donne vinse Antonella Ciaramella 9h42’18” precedendo Silvia Serafini 10h12’47” e Silvia Gambino 10h27’57”.

Cosa ti motiva essere Guida FISPES, Alfiera e Pacer?

Essere Guida FISPES nasce da una mia esigenza personale. Lo definisco il mio ‘sano egoismo’. Essere completamente in relazione con un atleta non vedente o ipovedente significa non gareggiare più per sé stessi, ma per un tutt’uno. L’energia diventa circolare, così come la concentrazione e la forza. Si diventa una combinazione di resistenza, fiducia e collaborazione. La stessa sensazione la vivo quando partecipo con la Fondazione Carol SOD Italia come alfiera: tirare, spingere o bilanciare la joëlette crea una straordinaria sinergia con il capitano che accompagni fino al traguardo.

Essere Pacer, invece, significa ricevere la fiducia di chi sceglie di affidarsi a te per raggiungere il proprio obiettivo. Mi piace pensare al pacer come a una nave che trasporta persone diverse verso lo stesso porto. Nessuno può rimanere indietro, perché ogni persona è importante e ha riposto in te la propria fiducia.

 

Sono tante le modalità di fare sport, per benessere, per performance, per se stessi, per gli altri.

Cosa dicono di te i tuoi figli? Ti considerano un esempio da imitare?

Come vivono tutto questo i tuoi figli? I miei tre figli sono inevitabilmente coinvolti nei miei impegni. Qualcuno li vive con maggiore entusiasmo, qualcuno li subisce un po’, ma alcuni sono diventati parte attiva dei miei progetti, partecipando agli allenamenti e accompagnandomi come Guida FISPES o come alfiera.

Anche quando non condividono direttamente questa passione, respirano un messaggio importante: quello dell’inclusione. Un mondo in cui non esiste chi dà e chi riceve, ma persone che si scambiano ciò che hanno, in un continuo reciproco arricchimento.

 

La pratica di uno sport è anche un’educazione alla vita per se stessi ma anche per la propria famiglia, colleghi di lavoro, amici che osservano, apprezzano, sostengono, imitano.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa? Come ti vedi tra 10 anni?

Le direi che c’è ancora tantissimo da fare e da conquistare. Le ricorderei, però, che dieci anni prima aveva soltanto un piccolo progetto. Oggi quel progetto è diventato una realtà importante e sono certa che, tra altri dieci anni, sarà ancora più forte e protagonista nel mondo della corsa.

 

È importante la consapevolezza di quello che si è fatto, che si sta facendo, che si vuol fare in futuro con fiducia, impegno, resilienza.

Un messaggio ai runner che hanno perso la motivazione?

A tutti i runner che hanno perso il mordente o si sono allontanati dalla corsa per qualsiasi motivo voglio dire una cosa. Condividete il vostro vissuto sportivo. Diventate Guide FISPES, donate la vostra esperienza e le vostre capacità.

Scoprirete che aiutare qualcuno a correre può diventare la vostra rinascita sportiva. Vi cambierà profondamente. Grazie Matteo per questa opportunità. Con affetto, Laura ‘La Ligia’.

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Sport

L’Italia di Velasco all’appuntamento con la Storia Assoluta: oggi la Finalissima degli Europei nella bolgia turca. In palio c’è Los Angeles 2028

L’Italia di Velasco a caccia di un leggendario “Triplete” d’oro! Oggi la supersfida alle padrone di casa della Turchia per il Titolo Europeo e per staccare il biglietto per le Olimpiadi di Los Angeles 2028! Tutti davanti alla tv! 🏐 🥇 Tenetevi liberi stasera alle 18:00, perché le nostre ragazze meravigliose scendono in campo per scrivere una pagina immortale della Storia dello Sport Italiano! L’Italvolley femminile, guidata dal leggendario Mister Julio Velasco, affronterà la potentissima TURCHIA nella Finalissima dei Campionati Europei 2026. E lo farà proprio in casa delle avversarie, nella spaventosa “bolgia” di Istanbul! Le nostre ragazze (che sono già le clamorose Campionesse OLIMPICHE di Parigi 2024 e le Campionesse MONDIALI del 2025) andranno a caccia del quarto titolo Europeo della nostra storia, sfidando le turche (che sono le detentrici del titolo) in una rivalità pazzesca che dura da tre anni! In palio, oltre al lussuoso trofeo, c’è anche il pass matematico e diretto per le prossime OLIMPIADI di Los Angeles (LA28)! L’Italia arriva a questa finale dopo un cammino perfetto, distruggendo le avversarie a suon di schiacciate e difese spettacolari, ma stasera servirà il cuore di un’intera Nazione per espugnare Istanbul. Il match sarà visibile per tutti, in DIRETTA IN CHIARO SU RAI 1 (dalle 18:00) e sui canali di Sky Sport! Leggi tutto il cammino trionfale delle Azzurre nel nostro articolo completo! 👇 🇮🇹 E voi sarete incollati davanti al televisore stasera per tifare le nostre formidabili ragazze d’oro? Pensate che riusciranno nell’impresa sovrumana e titanica di battere le fortissime turche in casa loro? Diteci la vostra, lasciate un Cuore Tricolore nei commenti per sostenere la Nazionale e condividete questo post per ricordare a tutti l’orario della partita su Rai 1! FORZA AZZURRE!

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Nazionale italiana del Volley femminile

Istanbul – Ci sono partite che non si giocano soltanto su un campo di pallavolo largo nove metri per diciotto, ma si disputano direttamente nel grande libro della storia sportiva. E quella che andrà in scena oggi, domenica 6 settembre (alle ore 18:00 italiane), non è una semplice partita. È l’epilogo epico, maestoso e tesissimo dei Campionati Europei di pallavolo femminile 2026.
Ancora una volta, in un incrocio del destino che ha il sapore amaro e dolcissimo delle grandissime rivalità sportive, sarà Italia contro Türkiye (Turchia). Le formidabili e amatissime azzurre, guidate dal leggendario condottiero Julio Velasco, si preparano a scendere in campo per la sesta finale continentale della nostra storia, alla disperata e affamata ricerca del quarto storico trionfo europeo. Ma battere la Turchia non sarà affatto una passeggiata, perché l’ostacolo più grande sarà l’ambiente.

Il sogno del “Triplete” e il pass per le Olimpiadi

La posta in gioco questa sera è così alta da far tremare i polsi a chiunque, ma non a questo gruppo di ragazze meravigliose. L’Italia femminile della pallavolo sta infatti cavalcando un’epoca d’oro assolutamente irripetibile: le azzurre arrivano a questa finalissima con addosso la pesantissima ma gloriosa etichetta di Campionesse Olimpiche (Parigi 2024) e di Campionesse del Mondo in carica (2025).
Vincere oggi significherebbe chiudere un mostruoso e leggendario “Triplete” di ori, un’impresa titanica che proietterebbe queste ragazze nell’Olimpo assoluto dello sport mondiale. Ma non c’è in palio soltanto il luccicante trofeo continentale: la squadra che solleverà la coppa al cielo di Istanbul staccherà automaticamente e ufficialmente il pass di qualificazione diretta per le Olimpiadi di Los Angeles 2028 (LA28), blindando il proprio futuro a cinque cerchi con netto anticipo.

Una rivalità infinita nella bolgia di Istanbul

Il destino ha voluto che l’ultimo atto di questi Europei andasse in scena proprio in casa delle avversarie. L’Italia sfiderà infatti le padrone di casa nelle final four continentali di Istanbul, davanti a un pubblico caldissimo, rumoroso e infernale. Le turche sono le detentrici del titolo europeo (il primo e unico della loro storia) e scenderanno in campo con il coltello tra i denti per centrare uno storico “bis” consecutivo.
Quello tra Italia e Turchia è ormai il “Clasico” della pallavolo femminile contemporanea. Le due nazionali si sono scontrate in tutte le fasi più cruciali e drammatiche di quest’ultimo clamoroso triennio, incrociando i guantoni in una indimenticabile semifinale Olimpica e in una violentissima Finale Mondiale. L’Italia è diventata il vero incubo sportivo della Turchia, e le padrone di casa cercheranno una vendetta feroce.

Il cammino trionfale delle Azzurre di Velasco

L’Italvolley arriva a questo appuntamento dopo un cammino netto e trionfale. Nella fase a gironi, le ragazze di Velasco hanno spazzato via senza pietà la Croazia, il Montenegro, la Svezia e la Slovacchia (tutte regolate con dei secchi 3-0), concedendo un solo e ininfluente set alla Francia (3-1).
Nella spietata fase a eliminazione diretta, l’Italia ha annientato la Bulgaria agli ottavi (3-0), ha sofferto superando nuovamente l’ostica Svezia ai quarti (3-1) e ha chiuso la pratica in semifinale contro l’agguerrita Polonia (3-1). Trascinate dalle bordate di un vero e proprio “jolly” come Kate Antropova e da un collettivo granitico, le azzurre sono pronte a scrivere l’ultimo capitolo. Dove vedere la partita? Tutta l’Italia potrà fermarsi davanti alla TV: il match sarà trasmesso in chiaro per tutti, in diretta su Rai 1 e su RaiPlay, oltre che sui canali a pagamento Sky Sport, NOW, DAZN ed Eurovolley TV. Forza ragazze, fateci sognare ancora!

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Sport

Miriana Dirutigliano, ciclista: Quando c’è la passione tutto si semplifica

Per praticare qualsiasi sport sperimentando sia benessere che performance ci vuole una forte passione che spinge a trovare spazi e tempi per allenamenti ed eventuali gare.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Miriana Dirutigliano (ASD MTB Club Bitritto) attraverso risposte ad alcune mie domande

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Miriana Dirutigliano

Redazione-  Per praticare qualsiasi sport sperimentando sia benessere che performance ci vuole una forte passione che spinge a trovare spazi e tempi per allenamenti ed eventuali gare.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Miriana Dirutigliano (ASD MTB Club Bitritto) attraverso risposte ad alcune mie domande-.

Qual è stato il tuo percorso nello sport?

Sono sempre stata una bambina e ragazza sportiva, sin dalla tenera età di 4 anni ho iniziato a praticare danza. Dopo 16 anni, ho lasciato e, dopo qualche anno, mi sono avvicinata al ciclismo, in particolare alla mountain bike. Sono 10 anni che pratico questo magnifico sport.

 

Si è sempre in tempo per prendere un treno dello sport non esiste un’età minima o massima, ci vuole solo buona volontà, motivazione, passione per allenarsi da soli o con amici ed eventualmente partecipare a gare per mettersi in gioco. Testarsi, cercare podi o vittorie.

L’esperienza sportiva dove hai sperimentato le emozioni più belle?

Entrambi gli sport mi hanno dato delle emozioni indescrivibili, in due epoche di età differenti.

Cosa sperimenti prima, durante, dopo un evento sportivo?

Sono una ragazza molto emotiva; prima di una gara sono in uno stato di ansia, divento silenziosa e mi concentro sulla gara che sto per affrontare. Durante la gara svuoto la mente e pedalo fino a quando sono al limite. Dopo la gara sono più rilassata e mi godo il dopo gara con gli amici.

 

La gara risulta essere un test, una grande prova, un’esperienza unica e intesa e l’atleta ha bisogno di focalizzarsi e reclutare ogni energia disponibile per affrontare, gestire ogni momento di gara per far bene, per migliorarsi, per ambire a un podio o vittoria.

Hai sperimentato il limite nelle tue gare?

Certo, quasi a ogni gara.

La tua esperienza sportiva più estrema o più difficile?

Ho affrontato delle gare belle impegnative con chilometri e dislivelli abbastanza elevati. Ho avuto delle crisi, delle volte ho pensato anche a ritirarmi, ma non ho mollato. Ho continuato e, grazie a queste esperienze/gare, oggi sono migliorata notevolmente.

 

La pratica di uno sport insegna a gestire e superare situazioni molto difficili e l’esperienza aiuta a essere più fiduciosi e ad aver coraggio nell’0andare avanti e non mollare, sviluppando sempre più resilienza.

Ritieni utile lo psicologo nello sport?

Sì, soprattutto sui giovani atleti può aiutarli.

Sogni realizzati, da realizzare e rimasti incompiuti?

Sogni realizzati, tanti: ho vinto molte gare nel corso degli anni, ho creato una scuola di ciclismo per ragazzi, ho trasmesso loro la passione per questo sport meraviglioso. Sogni da realizzare ancora tanti.

 

Interessante la scuola di ciclismo, i ragazzi hanno bisogno di persone esperte in pratiche sportive che diventano loro insegnati, educatore e trasmettono i valori della pratica sportiva.

Chi ti supporta?

Mio marito, mi segue a ogni gara, è sempre presente, i ragazzi della scuola e i loro genitori.

Cosa dicono di te familiari, amici, colleghi di lavoro, fan?

Molti mi chiedono come faccio a conciliare lavoro, allenamento, casa, famiglia. Delle volte mi prendono per pazza, ma quando c’è la passione tutto si semplifica. In tanti mi seguono e mi supportano in quello che faccio, senza questo supporto sarebbe difficile.

 

L’atleta ha bisogno di essere compreso, sostenuto, tifato, incoraggiato per continuare a trovare spazi e tempi per allenarsi tra altri impegni lavorativi, familiari.

Cosa dà e cosa toglie lo sport?

Secondo me, lo sport dà solo, non toglie nulla.

Gli allenamenti più importanti?

Non seguo allenamenti specifici, mi diverto pedalando con gli amici.

 

Insieme è molto meglio nelle esperienze sportive di allenamenti condividendo fatica e gioie.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa?

Ce l’hai fatta.

 

È importante ogni tanto fare il punto della situazione, comprendere da dove si è partiti e come si è partiti, il percorso fatto finora, dove si è arrivati e come si vuol procedere, cosa ancora si vuol fare in meglio.

Una parola o frase che ti aiuta nei momenti difficili?

Non mollare, ce la fai“.

Bisogna sempre crederci fino alla fine, con pazienza, un passo alla volta, apprendendo da ogni esperienza.

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Calcio

Miracolo all’Olimpico! La Roma ribalta l’Atalanta nel recupero: Soulé fa esplodere i 67mila. Gasp vola in vetta e si vendica di Sarri

Succede tutto nel recupero e lo Stadio Olimpico esplode di gioia! La Roma di Gasperini va sotto con l’Atalanta, ma la ribalta clamorosamente al 90′ e al 93′ minuto restando da sola in vetta alla classifica! Delirio Giallorosso! 💛 ❤️ Mettetevi le cinture di sicurezza, perché le partite della Roma non sono adatte ai deboli di cuore! Ieri sera, davanti ai 67mila tifosi indiavolati dello Stadio Olimpico, è andata in scena una sfida epica e pazzesca! Sulla panchina giallorossa sedeva proprio l’ex Gasperini, mentre su quella dell’ATALANTA c’era Maurizio Sarri. Nel primo tempo la “Magica” ha letteralmente dominato il campo (18 tiri contro 1 solo dei bergamaschi), ma si è andata a schiantare contro i “miracoli” del portiere Carnesecchi, che ha parato di tutto a Mancini e Cristante. Nel secondo tempo succede l’impensabile: al secondo minuto l’Atalanta passa in vantaggio con Ederson! È una doccia fredda pesantissima, ma la Roma non molla un centimetro. Dopo aver preso due legni clamorosi (un palo e una traversa con lo scatenato Castro), il Muro nerazzurro crolla nei minuti di recupero! Al 90′ minuto il difensore Hermoso svetta di testa per il pareggio, e al 93′ minuto (all’ultimo respiro disponibile) l’argentino SOULÈ estrae dal cilindro un sinistro magico che fa esplodere lo stadio firmando la rimonta per 2-1! La Roma di Gasperini vola in classifica a punteggio pieno, lasciando a bocca asciutta Sarri. Leggi le pagelle e il racconto dell’Olimpico nel nostro articolo completo! 👇 🏟️ E voi eravate allo Stadio o avete sofferto guardando la partita in Tv? Che sensazione avete provato quando il pallone calciato da Soulé al 93′ è entrato in rete ribaltando il match? Ditecelo nei commenti, gridate FORZA ROMA e condividete questa gioia pazzesca con tutti i vostri amici romanisti!

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Roma-Atalanta

Roma – Il calcio non è una scienza esatta, ma è l’unico spettacolo al mondo capace di fermare il battito cardiaco di un’intera città per novanta minuti, per poi farlo letteralmente esplodere in un grido di gioia liberatoria nei secondi di recupero. Sotto la spinta incessante, assordante e spaventosa dei 67mila tifosi innamorati dello Stadio Olimpico, la Roma si è resa protagonista di un’impresa titanica e indimenticabile, piegando un’agguerrita Atalanta per 2-1 al termine di un match giocato sul filo del rasoio.
Ma il vero romanzo di questa partita sedeva in panchina: Mister Gian Piero Gasperini (l’uomo che ha fatto la storia della Dea) si ritrova alla guida dei giallorossi, mentre a guidare i bergamaschi c’è l’ex laziale Maurizio Sarri. Una sfida scacchistica ed emotiva che ha mantenuto tutte le promesse, chiudendosi con un epilogo da brividi che proietta la Roma, a punteggio pieno, in solitaria in vetta alla classifica.

Il dominio giallorosso e il muro invalicabile di Carnesecchi

Fin dal primo fischio dell’arbitro, il copione del match è stato a senso unico. Il tridente pesante schierato da Gasp (Dybala a supporto di Mora e Malen) ha schiacciato l’Atalanta nella propria area di rigore. Il primo tempo è stato un clamoroso monologo della Magica, certificato da statistiche spaventose: ben 18 tiri verso la porta bergamasca contro uno solo degli ospiti.
Ma a tenere a galla il castello di Sarri è stato un monumentale Carnesecchi. Il portiere nerazzurro si è superato compiendo miracoli a ripetizione: prima al 14′ sventando un clamoroso colpo di testa a botta sicura del difensore-goleador Mancini (su assist col contagiri di Mora), e poi al 21′ respingendo in volo plastico un’altra violentissima incornata di Cristante. L’Atalanta (che teneva Elmas bloccato in copertura) ha faticato terribilmente a ripartire, affacciandosi timidamente dalle parti di Svilar solo alla mezz’ora con un rasoterra di Scamacca.

La doccia fredda di Ederson e la sfortuna di Castro

Il calcio, però, sa essere spietato con chi spreca. Al rientro dagli spogliatoi, Sarri toglie Scamacca per inserire Krstovic, e l’Atalanta rigenerata trova immediatamente il gol del vantaggio. Al 47′ (2′ del secondo tempo), dopo un’azione tambureggiante avviata da De Ketelaere e un duro contrasto in area tra Mancini e Samardzic, la palla finisce sul destro chirurgico di Ederson, che insacca gelando il sangue all’Olimpico.
La Roma, trafitta nel momento migliore, non si è disunita. Spinta dal calore della sua Curva, ha reagito con una veemenza impressionante, assaltando il fortino nerazzurro. Ma la sfortuna sembrava essersi accanita sui giallorossi: prima Carnesecchi si supera ancora su Koné, poi il neo-entrato Castro colpisce clamorosamente il palo esterno al 20′ e, poco dopo, va a scheggiare addirittura la traversa con un siluro micidiale su sponda di Molina (entrato al posto di Lulli).

Minuto 90 e 93: il Miracolo si tinge di Giallorosso

Quando il cronometro stava inesorabilmente esaurendo i suoi granelli di sabbia e la sconfitta sembrava scritta, il cuore pulsante della Roma ha fatto il miracolo, facendo crollare il muro costruito da Sarri. Allo scoccare esatto del 90′ minuto, il difensore spagnolo Hermoso si erge imperioso nell’area di rigore avversaria, incornando di testa un cross perfetto di Wesley e battendo l’incolpevole Carnesecchi. È l’1-1. L’Olimpico diventa una bolgia, ma il pareggio non basta.
Al 93′ minuto, all’ultimo respiro prima dei titoli di coda, ecco il capolavoro assoluto: l’argentino Matias Soulé riceve palla in area, fissa il bersaglio e lascia partire un sinistro al veleno che si infila in rete, scatenando il panico di gioia sugli spalti e il delirio dei giocatori giallorossi in campo. Roma batte Atalanta 2-1 (nel parapiglia finale espulso Gaetano per proteste). Gasperini vince il durissimo derby personale col suo passato, Sarri esce con le ossa rotte e l’Olimpico sogna ad occhi aperti il tricolore.

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