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Laura Ligia: “L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo”

Ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio
Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.
Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.
Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.
Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

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Laura Ligia

Redazione-  Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.

Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.

Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.

Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

Tra i partecipanti anche Laura Ligia e di seguito approfondiamo la sua conoscenza.

Come ti definisci atleticamente?

Sono un’ultramaratoneta che ama lo sport e i suoi valori: disciplina, motivazione, la capacità di porsi obiettivi e la ricerca della bella competizione. Quella che non serve solo a vincere, ma che ti ispira, ti mette alla prova e ti fa scoprire capacità e competenze fondamentali, soprattutto nella vita. L’ultramaratona è per me una metafora dell’esistenza: ogni gara è un viaggio dentro sé stessi.

 

L’ultramaratona è uno sport di obiettivi e sfide da preparare e portare a termine, con fiducia, consapevolezza, resilienza, un passo alla volta, senza stress.

Complimenti per la 50km del Gran Sasso, cosa significa per te?

L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo, quasi introspettivo. Rappresenta i movimenti della vita: scendere, salire, girare intorno senza sapere cosa apparirà dietro la curva. Un paese all’orizzonte può diventare il simbolo di un obiettivo da raggiungere. L’ombra del Gran Sasso ti protegge dal vento o dal sole caldo di fine luglio, mentre lo scollinamento, corso dopo tanta pazienza nella gestione dello sforzo, restituisce quella straordinaria sensazione di libertà. In quei momenti metti in pratica tutta l’esperienza costruita negli anni e scopri che ogni chilometro racconta qualcosa di te.

In effetti, la 50 km del Gargano è un grande viaggio attraversando montagne e paesaggi stupendi, facendo percorsi in salita e in discesa, con l’obiettivo di arrivare al traguardo.

A chi la dedichi?

Come tutte le mie gare, la dedico prima di tutto a me stessa e, di riflesso, a tutte le donne che hanno deciso di uscire da uno stato di torpore sociale in cui essere mamma e lavoratrice sembra non lasciare spazio allo sport. Per noi donne allenarsi e gareggiare richiede spesso uno sforzo organizzativo ed emotivo maggiore. Ma è proprio questa motivazione profonda che ci rende più forti e resilienti.

Dedico quindi questa gara a tutte noi, che vogliamo regalarci un’opportunità da conquistare e rivendicare. Stiamo crescendo nel panorama sportivo, anche grazie a movimenti spontanei come L’Onda Donna, protagonista della gara simbolo dell’inclusione, ‘La Miguel’. Siamo però ancora troppo poche e, soprattutto, ancora troppo poco libere di scegliere il nostro tempo per lo sport.

 

Sempre più donne praticano sport e nello sport di endurance come le ultramaratone si dimostrano fortissime, a volte superando gli uomini.

Qual è stata la parte più difficile? Hai temuto il caldo o qualcos’altro?

La parte più difficile è stata la gestione degli imprevisti, che in una 50 km sono praticamente inevitabili. Sono partita con un’infiammazione al trocantere, quindi fin dal primo chilometro il mio obiettivo era mantenere il dolore sotto controllo. Con me c’era Alessio Montenero, al suo debutto come futuro ultramaratoneta, anche lui alle prese con un problema fisico. Entrambi abbiamo cercato di non sovraccaricare le parti già infiammate e la situazione è rimasta stabile fino all’altopiano. Lì il vento ci ha messi davvero con le spalle al muro. Sembrava di correre contro una parete di gomma, mentre i dolori iniziavano a farsi sentire.

Abbiamo allora cambiato strategia: alternare camminata e corsa ad alta frequenza, alleggerendo l’impatto a terra e contrastando meglio le raffiche. È stata la scelta vincente. Superati quei dieci chilometri di vento siamo stati ripagati da una discesa meravigliosa fino al traguardo, tagliato in volata tra sorrisi ed emozioni.

Quel traguardo non rappresentava soltanto un tempo o una distanza: aveva un valore umano enorme e ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio.

 

Nelle ultramaratone come nella vita ci sono tanti momenti difficili da attraversare, gestire, superare, senza stress e senza fretta. E, insieme, risulta essere molto meglio nella condivisione di crisi, fatiche, arrivi. Laura e Alessio hanno concluso, insieme, la 50 km del Gran Sasso in 6h32’59”.

Cosa hai scoperto di te stessa in questi 50km?

Ogni gara mi insegna a vivere pienamente il momento. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo su me stessa e sulla bellezza dell’istante che sto attraversando.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati, da realizzare, incompiuti?

Ho deciso di alzare ancora l’asticella e mettere alla prova la mia capacità di interpretare e gestire gare sempre più lunghe e impegnative. Il prossimo grande appuntamento sarà la 100 km del Vulcano, il 5 settembre 2026, dopo aver concluso la 100 km di Asolo nel 2025. Sarà un privilegio correre con l’Etna come protagonista, un altro immenso colosso della nostra straordinaria Italia.

 

Domenica 6 settembre 2026 ore 00.00 avrà luogo a Bronte (CT) l’11^ Etna Extreme – 100 km del Vulcano (D+ 2.450 m), organizzata dall’ASD Ecotrail Sicilia.

Il 5 luglio 2025 Laura ha corso la 13^ Asolo 100 km, corsa su strada, in 16h25’. Il vincitore fu Francesco Perini 8h09’39”, precedendo Marco Visintini 8h50’35” e Nathan Koziol (FRA) 9h29’27”.  Tra le donne vinse Antonella Ciaramella 9h42’18” precedendo Silvia Serafini 10h12’47” e Silvia Gambino 10h27’57”.

Cosa ti motiva essere Guida FISPES, Alfiera e Pacer?

Essere Guida FISPES nasce da una mia esigenza personale. Lo definisco il mio ‘sano egoismo’. Essere completamente in relazione con un atleta non vedente o ipovedente significa non gareggiare più per sé stessi, ma per un tutt’uno. L’energia diventa circolare, così come la concentrazione e la forza. Si diventa una combinazione di resistenza, fiducia e collaborazione. La stessa sensazione la vivo quando partecipo con la Fondazione Carol SOD Italia come alfiera: tirare, spingere o bilanciare la joëlette crea una straordinaria sinergia con il capitano che accompagni fino al traguardo.

Essere Pacer, invece, significa ricevere la fiducia di chi sceglie di affidarsi a te per raggiungere il proprio obiettivo. Mi piace pensare al pacer come a una nave che trasporta persone diverse verso lo stesso porto. Nessuno può rimanere indietro, perché ogni persona è importante e ha riposto in te la propria fiducia.

 

Sono tante le modalità di fare sport, per benessere, per performance, per se stessi, per gli altri.

Cosa dicono di te i tuoi figli? Ti considerano un esempio da imitare?

Come vivono tutto questo i tuoi figli? I miei tre figli sono inevitabilmente coinvolti nei miei impegni. Qualcuno li vive con maggiore entusiasmo, qualcuno li subisce un po’, ma alcuni sono diventati parte attiva dei miei progetti, partecipando agli allenamenti e accompagnandomi come Guida FISPES o come alfiera.

Anche quando non condividono direttamente questa passione, respirano un messaggio importante: quello dell’inclusione. Un mondo in cui non esiste chi dà e chi riceve, ma persone che si scambiano ciò che hanno, in un continuo reciproco arricchimento.

 

La pratica di uno sport è anche un’educazione alla vita per se stessi ma anche per la propria famiglia, colleghi di lavoro, amici che osservano, apprezzano, sostengono, imitano.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa? Come ti vedi tra 10 anni?

Le direi che c’è ancora tantissimo da fare e da conquistare. Le ricorderei, però, che dieci anni prima aveva soltanto un piccolo progetto. Oggi quel progetto è diventato una realtà importante e sono certa che, tra altri dieci anni, sarà ancora più forte e protagonista nel mondo della corsa.

 

È importante la consapevolezza di quello che si è fatto, che si sta facendo, che si vuol fare in futuro con fiducia, impegno, resilienza.

Un messaggio ai runner che hanno perso la motivazione?

A tutti i runner che hanno perso il mordente o si sono allontanati dalla corsa per qualsiasi motivo voglio dire una cosa. Condividete il vostro vissuto sportivo. Diventate Guide FISPES, donate la vostra esperienza e le vostre capacità.

Scoprirete che aiutare qualcuno a correre può diventare la vostra rinascita sportiva. Vi cambierà profondamente. Grazie Matteo per questa opportunità. Con affetto, Laura ‘La Ligia’.

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Sport

Il cicloturismo abruzzese conquista Rai 1: il progetto del CSI sbarca a Unomattina

Le meraviglie dell’Abruzzo, i suoi borghi incontaminati e il turismo lento sulle due ruote sbarcano sulla televisione nazionale! Il progetto “Ciclotour Abruzzo Experience”, promosso dal Centro Sportivo Italiano (CSI) dell’Aquila, è stato protagonista questa mattina su Rai 1 durante la celebre trasmissione Unomattina. Grande soddisfazione da parte degli organizzatori e del Presidente Luca Tarquini, che hanno portato le eccellenze del territorio e dello sport sostenibile nelle case di milioni di italiani👇

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Il cicloturismo abruzzese conquista Rai 1

L’Aquila – La valorizzazione intelligente e sostenibile delle meravigliose e incontaminate aree interne, unita sapientemente alla sana pratica sportiva all’aria aperta, rappresenta oggi una delle chiavi di volta fondamentali per il rilancio turistico ed economico del nostro Paese. In questa virtuosa direzione, il CSI (Centro Sportivo Italiano) Comitato Provinciale dell’Aquila, unitamente all’innovativo e strutturato progetto denominato Ciclotour Abruzzo Experience, ha appena messo a segno un grandissimo colpo mediatico, approdando meritatamente sui prestigiosi teleschermi della rete ammiraglia nazionale. L’affascinante mondo delle due ruote ha infatti portato su Rai 1 le immense bellezze paesaggistiche del territorio abruzzese e l’altissimo valore di un’attività sportiva aggregante, capace di coniugare armoniosamente movimento fisico, amore per la natura incontaminata, turismo esperienziale e capillare promozione dei piccoli borghi antichi. Proprio questa mattina, lunedì 28 settembre 2026, intorno alle ore 9.30, l’avvincente progetto cicloturistico montano è stato il grande protagonista in diretta televisiva all’interno della seguitissima trasmissione mattutina “Unomattina”, offrendo a milioni di spettatori in tutta Italia la preziosa e invidiabile opportunità di conoscere molto più da vicino l’innovativa esperienza su pedali promossa attivamente dal CSI L’Aquila.

Le riprese sul territorio: la sinergia vincente con la ASD Piccolo Tibet

L’approdo sulle frequenze nazionali di Rai 1 non è certo frutto del caso, ma è il risultato evidente e tangibile di un lavoro preparatorio certosino e di una grande passione sportiva.
La brillante partecipazione e la conseguente diretta all’interno della storica trasmissione televisiva mattutina sono state magistralmente precedute da un’intensa sessione di riprese tecniche e paesaggistiche, realizzate sapientemente sul campo durante la bellissima giornata di sabato 26 settembre. Le telecamere e i giornalisti della televisione di Stato sono stati calorosamente accolti e guidati insieme alla dinamica e preparatissima squadra locale della ASD Piccolo Tibet. I ciclisti abruzzesi hanno infatti scortato l’intera troupe televisiva alla progressiva e affascinante scoperta di alcuni dei più suggestivi scenari montani e dei percorsi sterrati scelti per raccontare al grande pubblico l’incredibile potenziale del cicloturismo in Abruzzo. Le inquadrature hanno saputo catturare magistralmente l’essenza di un territorio aspro, affascinante e accogliente, perfetto per gli amanti della mountain bike e delle escursioni su due ruote, mettendo in luce l’immenso patrimonio naturalistico che la regione ha da offrire ai turisti di tutta Europa.

La soddisfazione del CSI: le parole del presidente Luca Tarquini

L’eco mediatica nazionale scaturita dal servizio televisivo ha generato un’ondata di comprensibile entusiasmo tra gli organizzatori locali e tra tutti gli appassionati del settore.
Una grande, immensa e giustificata soddisfazione istituzionale e personale è stata espressa a caldo dal presidente provinciale del CSI L’Aquila, Luca Tarquini, subito dopo la messa in onda: «Siamo profondamente lusingati e sinceramente onorati di aver catturato positivamente l’attenzione della redazione di Rai 1 e di una trasmissione storica e prestigiosa come Unomattina», ha dichiarato emozionato il presidente. «Per noi del CSI tutto questo rappresenta un riconoscimento cruciale e importantissimo dell’incessante e faticoso lavoro quotidiano che stiamo portando avanti, sempre fianco a fianco insieme alle tantissime associazioni sportive locali e a tutte le singole persone che credono fermamente in questo progetto. Il Ciclotour Abruzzo Experience nasce specificatamente con l’obiettivo primario di andare ben oltre il semplice e canonico evento sportivo domenicale: noi vogliamo letteralmente raccontare l’anima dell’Abruzzo attraverso la bicicletta, valorizzandone i paesaggi, i piccoli borghi medievali, le bellezze naturalistiche e le piccole comunità che li abitano. Avere avuto la grande possibilità di farlo davanti a un vastissimo pubblico nazionale ci riempie di immenso orgoglio e, soprattutto, ci spinge a continuare su questa strada con ancora maggiore slancio ed entusiasmo».

I volti del progetto: Fiorvisaggio Pellegrino e Mauro D’Alessio

A rendere il servizio televisivo ancora più ricco, tecnico ed interessante per gli spettatori da casa sono stati gli interventi diretti dei principali protagonisti e organizzatori del circuito.
A fornire preziose e dettagliate informazioni tecniche sul progetto generale, sulla mappatura dei percorsi ciclabili e sull’attività cicloturistica vera e propria è intervenuto Fiorvisaggio Pellegrino, instancabile responsabile del Settore Ciclismo del CSI L’Aquila, da moltissimo tempo impegnato in prima fila nell’organizzazione certosina e nello sviluppo logistico delle innumerevoli iniziative dedicate alle due ruote sul territorio. Tra i volti sorridenti intervistati dalle telecamere Rai figura anche quello di Mauro D’Alessio, un vero esperto e un assiduo partecipante alle varie tappe cicloturistiche del circuito. D’Alessio ha voluto raccontare in prima persona e direttamente l’entusiasmante esperienza sportiva e umana vissuta duramente sui percorsi abruzzesi, trasmettendo al pubblico il vero spirito fondante che caratterizza ogni singola tappa: amore incondizionato per lo sport, bruciante passione per la bicicletta, grande socialità tra i partecipanti e la continua scoperta del territorio. Una vetrina nazionale, dunque, particolarmente significativa e azzeccata, che consacra la bicicletta e la mountain bike non soltanto come semplici attrezzi di pratica agonistica, ma anche e soprattutto come mezzi di locomozione lenti e privilegiati per vivere il turismo sostenibile. Un risultato formidabile che conferma ancora una volta la netta volontà del CSI di far conoscere l’eccellenza dell’Abruzzo ben oltre i propri confini regionali.

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Sport

Abruzzo Paralimpico 2026: a L’Aquila la presentazione del progetto per lo sport inclusivo

Lo sport come ponte per abbattere le barriere e promuovere la vera inclusione sociale. Verrà presentato domani, 29 settembre, a Palazzo Silone all’Aquila, il progetto “Abruzzo Paralimpico 2026”. Iniziativa congiunta di CSI L’Aquila e CIP Abruzzo, con il sostegno della Regione. Un calendario denso di appuntamenti, dal grande evento del 7 ottobre agli impianti Centi Colella fino al prestigioso Gran Galà dello Sport Paralimpico previsto per il 2 dicembre👇

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Abruzzo Paralimpico 2026:

L’Aquila – Lo sport rappresenta da sempre uno dei più potenti e straordinari veicoli di aggregazione sociale, una lingua universale capace di superare ogni ostacolo e di unire le persone abbattendo le differenze. Ma quando lo sport incontra il mondo della disabilità, il suo altissimo valore si moltiplica a dismisura, trasformandosi in un formidabile ed essenziale strumento di riscatto, di crescita personale e di reale inclusione. È esattamente con questo nobile e ambizioso spirito di fondo che il CSI (Centro Sportivo Italiano) dell’Aquila, in strettissima e proficua collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) della divisione Abruzzo, ha annunciato ufficialmente il lancio di una nuova e capillare campagna di sensibilizzazione e attività fisica sul territorio regionale. Il progetto, orgogliosamente intitolato “Abruzzo Paralimpico 2026 – Sport, inclusione e territorio”, si pone l’obiettivo cruciale di portare la pratica sportiva adattata al centro del dibattito pubblico, coinvolgendo attivamente non solo le storiche società dilettantistiche locali, ma anche le scuole, le famiglie e le istituzioni politiche. Un percorso a tappe che si preannuncia ricco di emozioni e di sfide, ideato per dimostrare concretamente che le barriere fisiche e mentali possono e devono essere definitivamente abbattute attraverso la forza del gioco, della competizione sana e dell’impegno agonistico.

La presentazione istituzionale a Palazzo Silone all’Aquila

Per svelare al grande pubblico i dettagli organizzativi e le immense potenzialità sociali del progetto, i vertici dirigenziali hanno indetto un’importante conferenza stampa ufficiale rivolta alle redazioni giornalistiche e alle emittenti televisive locali e nazionali.
L’incontro di presentazione è stato rigorosamente fissato per la mattinata di domani, martedì 29 settembre 2026, con inizio previsto per le ore 10:30. La location scelta per ospitare questo fondamentale battesimo istituzionale non è affatto casuale, ma testimonia la grande vicinanza degli enti governativi alle tematiche della disabilità: l’evento si terrà infatti presso la prestigiosa cornice di Palazzo Silone, sede storica della Regione Abruzzo, situata in Via Leonardo da Vinci 6, nel capoluogo aquilano. Nel corso dell’atteso briefing mattutino verrà illustrato in maniera dettagliata il ricco e articolato programma di iniziative ludiche, agonistiche e divulgative che animeranno l’intero comprensorio regionale nei prossimi mesi. Un palinsesto studiato nei minimi particolari che vedrà la partecipazione diretta e attiva di numerosi atleti paralimpici di spicco, pronti a portare la propria testimonianza di vita, affiancati dalle associazioni sportive di base, dai rappresentanti delle istituzioni territoriali e da un nutrito numero di istituti scolastici. L’intento primario, infatti, è quello di valorizzare il territorio abruzzese promuovendo la cultura del rispetto, dell’accessibilità e dell’integrazione a partire proprio dalle aule e dalle palestre frequentate dalle nuove e giovanissime generazioni.

Le istituzioni in prima linea: i relatori dell’evento stampa

Il pieno e convinto sostegno dell’apparato politico e dirigenziale della Regione Abruzzo a questo virtuoso percorso di civiltà sarà fisicamente e politicamente tangibile fin dalla conferenza di lancio.
Dietro il tavolo dei relatori siederanno figure di spicco del panorama amministrativo e sportivo abruzzese. È stata già confermata l’importante presenza dell’Assessore allo Sport della Regione Abruzzo, Mario Quaglieri, a dimostrazione di come le politiche giovanili e le deleghe sportive stiano puntando sempre più sull’accessibilità degli impianti e sul finanziamento delle attività inclusive. Al suo fianco interverranno i due principali e instancabili artefici e motori organizzativi dell’intera manifestazione: Luca Tarquini, nella sua veste di Presidente del Centro Sportivo Italiano (CSI) comitato provinciale dell’Aquila, e Mauro Sciulli, Presidente regionale del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) Abruzzo. A completare il prestigioso parterre istituzionale ci saranno anche numerosi referenti e delegati delle diverse e preziose realtà del terzo settore coinvolte operativamente nel progetto. Una rete solida, insomma, che unisce il volontariato, lo sport di vertice e la pubblica amministrazione in un unico e compatto fronte comune a favore dei diritti delle persone con disabilità.

Il calendario: dall’evento di Centi Colella al Gran Galà

Sebbene i dettagli logistici specifici e le date di tutte le competizioni previste verranno svelati minuziosamente solo durante la mattinata di martedì a Palazzo Silone, l’organizzazione ha già voluto fornire alla stampa alcune importanti anticipazioni sul cronoprogramma generale.
Il progetto “Abruzzo Paralimpico 2026” non sarà affatto un evento isolato, ma si strutturerà come un vero e proprio lungo percorso a tappe itineranti. Durante la conferenza verrà dedicata una particolarissima e doverosa attenzione al primissimo e imminente grande appuntamento sul campo, che fungerà da volano per l’intera iniziativa: una grande giornata di sport e condivisione fissata per il prossimo 7 ottobre, che sarà ospitata presso l’accogliente e strutturata cornice degli Impianti Sportivi Centi Colella, fiore all’occhiello dell’impiantistica dell’Aquila. Da lì prenderà ufficialmente il via una lunga e inarrestabile marcia di sensibilizzazione che attraverserà l’autunno abruzzese, culminando in un evento finale di grandissimo prestigio e richiamo mediatico. Il culmine dell’intero percorso socio-sportivo coinciderà infatti con lo sfavillante “Gran Galà dello Sport Paralimpico”, solennemente programmato per la giornata del 2 dicembre. Una data simbolica, vicinissima alla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, pensata per celebrare pubblicamente i traguardi raggiunti e premiare gli atleti e i volontari che avranno reso possibile questa meravigliosa avventura all’insegna del coraggio e dell’inclusione totale.

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Lifestyle

Toshisuke Kanazawa, il campione di bodybuilding a 90 anni: “Lo farò fino alla morte”

La genetica, l’allenamento e l’incredibile mentalità del popolo nipponico non smettono mai di stupire il mondo. A Hiroshima vive Toshisuke Kanazawa, un uomo che ha appena compiuto la bellezza di 90 anni, ma che vanta un fisico scultoreo, sodo e muscoloso da fare letteralmente invidia a un ventenne. L’inossidabile atleta non è solo un amatore: proprio il mese scorso ha conquistato l’ennesimo traguardo sbaragliando la concorrenza e vincendo il suo 19° titolo assoluto ai Campionati Nazionali Giapponesi di Bodybuilding Master nella categoria “over 85”. Ex promessa olimpica del nuoto giapponese, decise di dedicarsi al culturismo nel 1960 arrivando persino a sfidare leggende mondiali come l’attore Arnold Schwarzenegger. Qual è il segreto della sua eterna e sovrumana giovinezza muscolare? “Niente fumo, zero alcol e mai carne o pesce: mangio solo riso integrale, uova crude e zuppa di miso”, racconta il campione. Con il passare inesorabile degli anni ha dovuto però ridurre i frullati proteici e abbandonare del tutto il sollevamento di pesi liberi per non gravare sulla sua pur fortissima schiena, preferendo le macchine isotoniche. Toshisuke si allena due ore al giorno, per sei giorni alla settimana, e non ha alcuna intenzione di fermarsi davanti alla carta d’identità: “Voglio fare il bodybuilder fino al giorno esatto della mia morte”. Leggi la sua pazzesca e motivazionale storia👇

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Toshisuke Kanazawa

Hiroshima – Ha da poco spento la bellezza di novanta candeline sulla sua torta di compleanno, ma sfoggia orgogliosamente un fisico statuario, scolpito e definito che la stragrande maggioranza degli uomini molto più giovani di lui può solamente sognare o ammirare sulle riviste patinate. Busto liscio, pelle perfettamente abbronzata, pettorali incredibilmente sodi e vene sottili e pulsanti che percorrono le braccia e le spalle in tensione: non stiamo assolutamente parlando di un’immagine iperrealistica generata al computer dall’Intelligenza Artificiale, ma del frutto reale, tangibile e sudato di innumerevoli, incalcolabili ore di sacrifici trascorsi sollevando ghisa in palestra. L’uomo capace di sfidare e sconfiggere inesorabilmente lo scorrere crudele del tempo si chiama Toshisuke Kanazawa. Esattamente il mese scorso, ironicamente e simbolicamente appena il giorno prima di vincere e dominare l’ennesima, importantissima competizione sportiva della sua infinita carriera, questo autentico e inossidabile leggendario campione nipponico di bodybuilding ha festeggiato in splendida forma il suo invidiabile novantesimo compleanno. Per lui, l’età anagrafica scritta sui documenti rappresenta unicamente un inutile e noioso dettaglio burocratico che non ha alcun impatto sulla sua ferrea volontà di dominare il palcoscenico sportivo.

Da nuotatore a rivale di Schwarzenegger: la nascita di una leggenda

La straordinaria e lunghissima favola sportiva di Kanazawa ha radici molto antiche e inizia con quello che sembrava essere, a prima vista, un vero e proprio dramma personale.
Nato nel lontano 1936, prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, il giovane Toshisuke era in realtà una fortissima e promettente speranza del nuoto nipponico. Purtroppo, dopo che un grave e invalidante infortunio muscolare interruppe in modo drastico e prematuro la sua brillante carriera agonistica da potenziale nuotatore olimpico, si trovò di fronte a un bivio esistenziale. Invece di arrendersi alla sfortuna, decise coraggiosamente di reinventarsi da zero e si dedicò anima e corpo alla durissima e ferrea disciplina del culturismo. I risultati furono immediati e a dir poco strabilianti: trionfò vincendo l’ambitissimo e prestigioso titolo di Mister Giappone a soli 24 anni di età. Da quel momento, la sua ascesa fu letteralmente inarrestabile, arrivando persino a competere ad altissimo livello internazionale calcando gli stessi palcoscenici di vere e proprie leggende mostruose del bodybuilding del calibro dell’attore hollywoodiano Arnold Schwarzenegger. Oggi, a distanza di decenni dai fasti internazionali, il campione non ha mai abbandonato la sua passione: gestisce personalmente e quotidianamente una storica palestra nella sua amata città natale di Hiroshima. Qui, tra un bilanciere e l’altro, ricorda e celebra la sua ultimissima e schiacciante vittoria nella speciale categoria “over 85” ai recenti Campionati giapponesi di bodybuilding master. Si tratta, statistiche alla mano, dell’incredibile diciannovesimo titolo nazionale assoluto conquistato nella sua vita, traguardo festeggiato promettendo solennemente ai giudici di gara e ai suoi innumerevoli e giovani fan che questo non sarà affatto l’ultimo trofeo ad arricchire la sua sterminata bacheca.

Il segreto del fisico a 90 anni: dieta vegetariana e stile di vita naturale

Di fronte a un simile, inspiegabile e quasi sovrumano miracolo fisiologico e atletico, la domanda sorge spontanea e imperiosa: qual è l’elisir di lunga vita e l’esatta, rigorosa ricetta dell’eterna giovinezza muscolare di Toshisuke Kanazawa?
La risposta fornita dal diretto interessato spiazza per la sua francescana semplicità: per il novantenne giapponese, tutto il successo sportivo e la salute di ferro si basano unicamente su uno stile di vita ascetico, estremamente rigoroso, inossidabile e certificato al cento per cento come naturale. L’atleta asiatico si vanta apertamente di non aver mai acceso o fumato una singola sigaretta in tutta la sua intera vita e di non aver mai toccato nemmeno una goccia di bevande o superalcolici. Sul fronte prettamente nutrizionale, che nel bodybuilding professionistico conta persino più dell’allenamento fisico stesso, le sue scelte sono altrettanto radicali ed estreme: ha rinunciato totalmente e definitivamente al consumo di qualsiasi tipo di carne rossa, carne bianca e persino di pesce fresco ormai da moltissimi decenni. L’ultranovantenne si nutre quotidianamente in modo quasi monastico e incredibilmente semplice. La sua dieta base è rigorosamente composta da enormi e misurate scodelle di riso integrale sapientemente condite con il tradizionale furikake (un tipico condimento secco giapponese), porzioni abbondanti di natto (soia fermentata ricchissima di proteine vegetali) e svariate ciotole di tradizionale zuppa di miso bollente, all’interno della quale rompe e miscela sapientemente un paio di uova rigorosamente crude per assicurarsi l’indispensabile e vitale apporto di colesterolo buono e grassi nobili. Tuttavia, nonostante la ferrea volontà, l’età avanza inesorabilmente e Kanazawa ha dovuto imparare ad ascoltare i campanelli d’allarme del proprio corpo. «Da giovane, nel pieno della preparazione agonistica, ero solito bere agevolmente fino a sei pesanti frullati proteici ipercalorici al giorno, mentre ora mi sono imposto un limite ferreo e ne bevo solamente tre», racconta candidamente il bodybuilder, spiegando ai giornalisti sportivi un semplice quanto crudele fatto biologico: «Purtroppo, con l’avanzare dell’età e il fisiologico rallentamento del metabolismo basale, per lo stomaco diventa fisicamente e oggettivamente molto più complesso e faticoso riuscire a digerire e assimilare quotidianamente una mole così massiccia ed esagerata di liquidi e integratori in polvere».

L’allenamento a Hiroshima: addio ai pesi liberi, largo alle macchine

Oltre alla drastica revisione e rimodulazione dell’introito calorico e proteico, l’anziano ma agguerrito campione nipponico ha dovuto intelligentemente, saggiamente e forzatamente fare anche qualche inevitabile e necessaria concessione strategica all’interno delle quattro mura della sua palestra di Hiroshima.
«Ho dovuto cambiare radicalmente approccio alla biomeccanica: non eseguo praticamente più i pericolosi e classici squat con il bilanciere pesante sulle spalle per non gravare sulla colonna vertebrale, né tantomeno mi cimento più nelle famose distensioni esplosive su panca piana. Preferisco nettamente utilizzare le macchine isotoniche guidate e i cavi rispetto ai traumatizzanti e instabili pesi liberi dei manubri, semplicemente perché oggi faccio esclusivamente e gelosamente ciò che sento essere meglio per me, per preservare le mie preziose articolazioni e per proteggere il mio fragile corpo a questa specifica veneranda età». A fargli da scudo c’è ovviamente una genetica invidiabile e una salute clinica definibile a tutti gli effetti come “di ferro”, certificata da costanti ed estenuanti controlli medici ospedalieri capaci di far impallidire d’invidia un trentenne nel pieno delle forze. Tuttavia, Kanazawa sa perfettamente e umilmente che oggi i tempi fisiologici della biologia umana sono inesorabilmente cambiati. «Devo ammettere con me stesso che oggi ci vuole senza dubbio molto più tempo per riuscire a smaltire l’acido lattico e a recuperare muscolarmente dai gravosi allenamenti rispetto a prima», confessa il campione. «Proprio per questo preciso motivo, mi assicuro scrupolosamente e maniacalmente di dilatare e riposare adeguatamente i tempi di recupero fisso tra una serie e l’altra, e soprattutto bado a dormire profondamente per circa sette lunghe e ininterrotte ore a notte, che per me sono il vero segreto del ripristino cellulare». Al netto di queste inevitabili rimodulazioni legate alla carta d’identità, la sua routine sportiva quotidiana resta comunque spaventosamente impeccabile, marziale e insostenibile per la maggior parte dei giovani: Kanazawa si allena e suda regolarmente tra i macchinari per ben due ore al giorno, tutti i giorni, con la costanza di sei giorni su sette.

Il Giappone dei record e della longevità estrema

L’incredibile record mondiale di muscolatura e resistenza di Kanazawa, pur essendo clamoroso a livello visivo e mediatico, non rappresenta affatto un caso genetico isolato, ma si inserisce perfettamente nel particolare e affascinante tessuto demografico di un Paese, il Giappone, che ospita statisticamente e orgogliosamente la popolazione più longeva, sana e duratura dell’intero pianeta Terra.
I numeri e le percentuali forniti dagli analisti demografici asiatici sono a dir poco spaventosi e ineguagliabili: attualmente, nel grande e popoloso arcipelago del Giappone, quasi il 30% degli oltre 123,7 milioni di abitanti registrati all’anagrafe nazionale ha superato la ragguardevole soglia dei 64 anni di età. Ancora più sbalorditivo è il dato statistico, diffuso recentemente dal governo, relativo al numero esatto dei cittadini centenari nipponici: questa esclusiva “fascia” anagrafica ha incredibilmente superato la quota record assoluta di 100.000 unità viventi e attive. In questo scenario socio-culturale unico al mondo, i cittadini anziani si rifiutano categoricamente di farsi parcheggiare ai margini della società produttiva e, al contrario, continuano ostinatamente a dimostrarsi giorno dopo giorno incredibilmente attivi, vitali e letteralmente inarrestabili nello sport come nel lavoro. Gli esempi sportivi si sprecano e fanno notizia quotidianamente sulle prime pagine dei giornali del mondo: la formidabile nuotatrice master Shoko Yonezawa continua inesorabilmente a scendere in vasca e a frantumare e battere storici record mondiali di velocità nella sua categoria alla veneranda età di 91 anni. Il leggendario esploratore e velista Kenichi Horie, dal canto suo, ha recentemente festeggiato il traguardo del suo 88° compleanno scioccando l’opinione pubblica e annunciando ufficialmente l’impresa di una nuova, folle e pericolosissima traversata in totale e assoluta solitudine del vasto e insidioso oceano Pacifico a bordo della sua imbarcazione. E come non citare l’incredibile prestazione fisica ed eroica di Shintaro Okuyama, che soltanto l’anno scorso, all’incredibile e fantascientifica età di 96 anni, è riuscito stoicamente a tagliare il traguardo faticosissimo di una regolare maratona di oltre quarantadue chilometri, chiudendo il lungo e sfiancante percorso podistico stradale in poco più di otto ore e quarantatré minuti netti di corsa ininterrotta. In un Paese che affronta quotidianamente a testa alta le colossali e gravose sfide politiche, sanitarie ed economiche dettate dalla gestione pratica di una popolazione sempre più fatalmente anziana, Toshisuke Kanazawa rifiuta categoricamente, lucidamente e fermamente l’idea occidentale e fatalista che l’inevitabile e triste declino fisico ed estetico del corpo umano sia totalmente inevitabile. Rivolgendosi orgogliosamente alle telecamere, il culturista nipponico lancia la sua sfida definitiva all’universo: «Voglio essere e restare un vero culturista fino all’esatto giorno della mia morte».

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