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L’amore disperato e le ferite umane dietro il mito della Divina scendono in scena a Roma: Enrico Lo Verso restituisce l’anima nuda di Maria Callas

Il dramma intimo della voce più grande del Novecento si fa scudo di legalità artistica e la saggistica teatrale espugna le gallerie dello Stato per una notte da record assoluto di emozioni! Sabato 3 ottobre 2026 alle ore 20:00, l’Auditorium del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma ospita lo spettacolare show “Resta diva – Omaggio a Maria Callas”, evento di punta del festival “Mondi Sonori”. Un viaggio specchio iper-emotivo e privo di filtri protettivi che vede il mostro sacro Enrico Lo Verso prestare le proprie soft skill al personaggio di Titta Meneghini per radiografare in totale trasparenza gli scandali, gli amori e i tradimenti vissuti dalla Callas con Aristotele Onassis e Pier Paolo Pasolini. Diretto da Alessandra Pizzi e accompagnato dal pianoforte d’élite di Mirko Lodedo, il gala costa appena 6 euro e include la visita alle collezioni dello Stato per sconfiggere l’isolamento da smartphone. Scoprite i dettagli nel nostro articolo! 👇

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Roma – Un’onda di travolgente lirismo, passioni laceranti e fiera indagine psicologica erompe dalle sale della memoria storica dello Stato per invadere i laboratori della prosa contemporanea, trasformando le gallerie museali in un’autentica officina di pensiero, risorsa terapeutica ed edicola di socializzazione spontanea. La saggistica teatrale e il dramma biografico, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dell’asfissia protettiva degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare la vulnerabilità biologica e il merito dei massimi geni della cultura universale, offrendo alle famiglie un’oasi di spensieratezza colta. Sabato 3 ottobre 2026, alle ore 20:00 in punto, lo sfolgorante scenario dell’Auditorium del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma ospiterà il fischio d’inizio e il debutto dell’attore cinematografico Enrico Lo Verso nello show iper-emotivo “Resta diva – Omaggio a Maria Callas”.

La monumentale messinscena, programmata in totale trasparenza, si configura come il terzo e attesissimo capitolo della sezione *Scenari Sonori*, inserita stabilmente nel ricco palinsesto della seconda edizione del festival Mondi Sonori. Lo spettacolo, basato sulla regia millimetrica e sulla raffinata drammaturgia letteraria di Alessandra Pizzi, si avvale del misticismo acustico e degli arrangiamenti eseguiti dal vivo al pianoforte dal Maestro Mirko Lodedo. Non parliamo di una rievocazione didascalica o di un polveroso documentario riempitivo, ma di un’opera di squadra eccezionale finalizzata a far collidere la verità della cronaca rosa alla poesia nuda, scacciando il torpore e le nevrosi della modernità liquida per il benessere collettivo dei rioni capitolini, taccuino alla mano e passioni calde.

Lo sguardo di Titta Meneghini e il vuoto nel cosmo di Pasolini: il testo di Alessandra Pizzi

L’ordito di “Resta diva” radiografa senza maschere o ipocrisie interpretative il contrasto lacerante tra il volto pubblico della “Divina” osannata sui monitor dei teatri d’opera mondiali e la fragilità inospitale della donna Maria. Terminati gli applausi scroscianti della platea, la Callas tornava a essere quella ragazza timida, miope e insicura cresciuta nei quartieri di New York, segnata dal legame disfunzionale con la madre e da una perenne, disperata ricerca dell’amore vero. Enrico Lo Verso scende in trincea sul legno assumendo con spavaldo orgoglio la voce e la postura morale del marito-manager Giovanni Battista “Titta” Meneghini, l’uomo dello Stato che nel 1947 a Verona ne intuì il talento ingegneristico, firmando il primo contratto e scortandola verso l’apoteosi internazionale, prima del letale tradimento in asse con Aristotele Onassis.

I dati della biografia romanzata parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: la cattedra narrativa si sviluppa attraverso un ordito perfetto di proiezioni visive e contributi video d’avanguardia curati dalla Goldenart, un comfort funzionale perfetto che tesse la ragnatela degli affetti maschili che hanno segnato la carne dell’artista. Dall’ossessione magnatizia di Onassis ai concerti del riscatto con il tenore Giuseppe Di Stefano, fino al legame purissimo, transculturale e irriverente con il poeta e regista Pier Paolo Pasolini. È proprio la penna di Pasolini a consegnare alla storia del costume il visual anchor definitivo della soprano, riassunto nei versi immortali proiettati sulle pareti del museo: «C’è un vuoto lassù nel cosmo, e da là tu canti». Una requisitoria emotiva contro le miserie umane, concepita per dimostrare con i fatti che l’Arte sopravvive all’asfissia del tempo, limitando l’esodo della memoria.

Il pianoforte di Mirko Lodedo e l’ingresso a sei euro: info e scadenze dei Musei Nazionali

La partitura armonica elargita dal Maestro Mirko Lodedo non costituisce un mero sottofondo ornamentale al ribasso, ma si eleva a vera e propria seconda voce recitante dello show. Le sue dita sul leggio d’avorio dialogano in totale trasparenza con i monologhi di Enrico Lo Verso, amplificando la suspense e sottolineando con soft skill espressivi le ferite biologiche della Callas, per un’accessibilità universale al sacro della melodia. La rassegna *Mondi Sonori* è promossa dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma, guidato dal direttore Luca Mercuri, sotto l’ideazione stanziale di Sonia Martone e la supervisione artistica del musicista Stefano Saletti, uniti per contrastare lo spopolamento culturale delle aree interne delle nostre province.

La direzione logistica del polo museale, situato precisamente in Piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9/A a Roma, comunica che i controlli sulle sale espositive sono ultimati per assicurare un comfort volumetrico perfetto alle scolaresche e alle famiglie. Il costo del biglietto d’ingresso dello Stato è sbloccato alla cifra democratica di appena 6,00 euro complessivi e include, prima del fischio d’inizio del teatro, la possibilità di visitare l’intera e inestimabile collezione di liuteria antica del plesso, azzerando le nevrosi causate dagli smartphone. Questo fine settimana spegnete i dispositivi digitali, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a San Giovanni: Enrico Lo Verso vi aspetta a braccia aperte per ricordarvi che finché la nostra terra saprà piangere e cantare le fragilità dei propri miti, il domani della cultura italiana sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano.

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La Calabria si fa trincea d’avanguardia per il riscatto artistico del Mezzogiorno: a Badolato debutta il festival “VE.DE.RE.” e nasce la rete dei teatri del Sud

Il domani del teatro d’avanguardia e lo scudo civile del lavoro culturale si uniscono in Calabria per un evento da record assoluto di emozioni! Da giovedì 1° a domenica 4 ottobre 2026, lo splendido borgo di Badolato (CZ) ospita “VE.DE.RE.”, la spettacolare edizione zero della rassegna-vetrina ideata da C.Re.A. – Centro di Residenza Artistica della Calabria (Teatro del Carro e Dracma) e protetta dal Ministero della Cultura (MiC). Un viaggio specchio iper-emotivo e completamente GRATUITO che unisce quattro messinscene da brivido — dalle coreografie di Maya Oliva e Gaetano Palermo allo shock politico del Kollettivo Kontrora a Palazzo Gallelli — al secondo attesissimo “Incontro con le Residenze al Sud”. In asse con Theatron 2.0 e il critico Renzo Francabandera, i teatri del Mezzogiorno firmeranno un imponente Manifesto programmatico per sconfiggere l’isolamento da smartphone e difendere il merito dei giovani talenti. Scoprite il ruolino di marcia nel nostro articolo! 👇

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Badolato – Un battito sotterraneo, fiero e carico di accesa speranza civile percuote i borghi antichi e le pietre monumentali dello Jonio, trasformando la provincia meridionale in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed educazione permanente ai linguaggi del corpo e della scena. L’arte drammatica e la danza contemporanea, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dei palinsesti commerciali di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare le ferite storiche dei territori, offrendo alle famiglie e ai giovani un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione globale. Da giovedì 1° a domenica 4 ottobre 2026, la splendida e fiera cornice di Badolato (CZ) si trasformerà nella capitale teatrale dell’Italia meridionale: i locali del Teatro Comunale e le sale storiche di Palazzo Gallelli terranno a battesimo la nascita di VE.DE.RE., la prima, eccezionale e attesissima vetrina degli esiti dei percorsi di ricerca promossa dai laboratori di C.Re.A. – Centro di Residenza Artistica della Calabria.

Il monumentale festival, orchestrato con assoluto rigore filologico e spavaldo ottimismo dal binomio d’eccellenza composto dalle scuderie del Teatro del Carro e di Dracma, blinda un programma pluriennale d’avanguardia interamente protetto e finanziato dal Ministero della Cultura (MiC), all’interno del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, e dai fondi PAC della Regione Calabria – UOA Cultura. Non parliamo di una convenzionale sfilata riempitiva di spettacoli già pronti per il mercato, ma di un cammino di prossimità a ingresso libero programmato per mostrare al pubblico, ai cittadini e ai critici dello Stato i processi nascosti della creazione pura: il tempo speso nei laboratori, il monitoraggio dei germi creativi, il merito dello studio e l’interplay biologico tra i performer, le comunità rionali e gli spazi fisici della terra calabra, taccuino alla mano e passioni calde.

Dallo shock corporeo di “Bow” alle pietre parlanti di Palazzo Gallelli: il cartellone del festival

Il ruolino di marcia della kermesse si accenderà ufficialmente nella prima serata di giovedì 1° ottobre 2026 alle ore 21:15 sulle assi del Teatro Comunale con il debutto di “BOW”, un’intensa, sognante e spietata restituzione finale del progetto coreutico ideato a quattro mani da Gaetano Palermo e Michele Petrosino, che verra quest’ultimo salire in trincea sul legno accanto al talento del giovane Nicolò Russo. Il secondo round del festival, fissato per venerdì 2 ottobre alle 21:15, abiterà la scena con l’esplorazione solitaria di Maya Oliva all’interno della performance multimediale intitolata “In perpetual blooming, despite the gods”, un ordito perfetto di testi e gesti meccatronici incentrato sul concetto di fioritura interiore perpetua contro i disastri del tempo, offrendo risposte flessibili alle fragilità della condizione umana contemporanea e scacciando le nevrosi causate dall’isolamento virtuale.

Il fine settimana di Badolato svelerà un continuo crescendo di suspense e onestà intellettuale: sabato 3 ottobre alle ore 19:30 i riflettori si accenderanno sul saggio civile “In via del tutto eccezionale”, un monologo affilato di Claudio Fidia nato in fitta joint venture strategica con lo scrittore Alessandro Paschitto, autore di una drammaturgia priva di filtri protettivi che colpisce dritto allo stomaco del conformismo borghese. L’atto conclusivo e picco emotivo di VE.DE.RE. si consumerà nella mattinata di domenica 4 ottobre alle ore 12:15 tra gli stucchi secolari di Palazzo Gallelli, dove la scuderia del Kollettivo Kontrora presenterà lo spettacolo “Quattro pezzi facili meno una”; la messinscena, guidata dai testi di Giovan Battista Picerno e dalla regia millimetrica di Francesco Aiello, vedrà l’onestà interpretativa dell’attore Francesco Gallelli materializzarsi a ridosso immediato della platea, abbattendo ogni barriera economica e azzerando le distanze con i viandanti della cultura.

L’alleanza strategica con la rete “Residenze al Sud” e la scrittura del Manifesto politico

Parallelamente alle esibizioni sul palco, Badolato aprirà i propri laboratori decisionali per ospitare, a partire dal 2 ottobre, l’imponente e fittissimo Incontro nazionale con le Residenze al Sud, un tavolo tecnico di eccezionale rilievo istituzionale organizzato in totale trasparenza in collaborazione con l’équipe di Theatron 2.0 e promosso dal centro IAC Arti Integrate. Le sessioni plenarie riprenderanno il cammino di coesione sociale inaugurato a Matera nel dicembre 2024, con l’obiettivo fondamentale di fare squadra tra le organizzazioni teatrali di Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Sicilia e Calabria. Le realtà del Mezzogiorno operano infatti all’interno di contesti regionali disomogenei, esposte all’asfissia di risorse macroeconomiche ridotte al ribasso e alla carenza di infrastrutture nei rioni interni dell’Appennino: il summit calabrese metterà queste differenze al centro dei verbali per edificare una rappresentanza stabile, capace di contrastare lo spopolamento culturale e limitare l’esodo delle migliori intelligenze artistiche meridionali.

I dati della mobilitazione parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: il benessere collettivo dello spettacolo dal vivo esige contratti stabili, tutele sindacali per i tecnici under 35 e regole chiare. Al tavolo dei lavori siederanno i delegati delle pubbliche amministrazioni locali e i dirigenti dei servizi ministeriali, chiamati a confrontarsi senza ipocrisie commerciali sui Criteri di finanziamento del Terzo Settore. L’esito più atteso della tre giorni sarà la stesura collettiva e la firma di un vero e proprio Manifesto politico e programmatico delle Residenze al Sud, uno scudo normativo e un promemoria etico da lanciare nel dibattito dello Stato centrale per rivendicare la dignità della ricerca artistica. A radiografare e registrare i flussi del dibattito sarà il critico Renzo Francabandera, fondatore dell’autorevole rivista Paneacquaculture, che curerà il report conclusivo dell’iniziativa.

I biglietti e gli allestimenti del Teatro Comunale: le info utili della segreteria

La direzione logistica di C.Re.A. Calabria comunica che i controlli tecnici sugli impianti acustici e sulle sale del Teatro Comunale sono ultimati per assicurare un comfort funzionale e volumetrico perfetto alle famiglie, ai giovani e a tutta la cittadinanza rionale. Gli allestimenti di Palazzo Gallelli garantiranno un’accessibilità universale e priva di barriere economiche, accogliendo il pubblico in un perimetro di spensieratezza colta per dimostrare che le relazioni umane dal vivo valgono infinitamente più delle sintonizzazioni artificiali della rete.

I motori della macchina teatrale sono caldi, i canali della stampa specializzata sintonizzati e i registri del Manifesto pronti per essere siglati per le scadenze del prossimo fine settimana di ottobre. I dettagli completi sul palinsesto di VE.DE.RE. e i moduli di contatto per interfacciarsi con l’ufficio stampa sono interamente accessibili consultando i database digitali dell’ente. Questo fine settimana spegnete per un giorno le notifiche dannose degli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e scendete in strada a Badolato: gli artisti, i registi e i teatri del Sud vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché la nostra terra saprà unire le proprie forze per difendere la libertà dell’arte e la dignità del lavoro operaio, il domani del Mezzogiorno non avrà mai paura del buio.

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La dissacrante libertà del teatro del Novecento demolisce i filtri del politicamente corretto: Pino Strabioli svela i segreti dei miti a Villa Pamphilj

La dissacrante libertà dei mostri sacri del teatro si fa scudo civile contro le censure del politicamente corretto e la memoria si riprende la scena a Roma! Domenica 4 ottobre 2026 alle ore 11:30, lo splendido e gratuito scenario naturalistico del Teatro Villa Pamphilj ospita l’attesissimo debutto di “Ve ne dico quattro”, lo sfolgorante show-racconto di Pino Strabioli scritto in asse con Fabio Masi. Un viaggio specchio iper-emotivo e travolgente che fa collidere i contributi video d’avanguardia della Growing Production ai ricordi intimi e privi di filtri su Paolo Poli, Franca Valeri, Dario Fo, Gabriella Ferri e Valentina Cortese. Coordinato da Zètema e dalla direttrice Veronica Olmi, il festival del ricordo blinda il welfare culturale dei ventenni under 30 per sconfiggere l’isolamento da smartphone. Scoprite come prenotare le poltrone nel nostro articolo! 👇

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PINO STRABIOLI (Ph. Eleonora Ferretti)

Roma – Un calore viscerale, travolgente e denso di memoria storica si propaga tra i viali alberati del polmone verde della Capitale per invadere i laboratori della narrazione scenica, trasformando la sala in un’autentica officina di pensiero nudo, risorsa terapeutica ed edicola di socializzazione spontanea. Il grande teatro di recitazione e la saggistica biografica, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dell’asfissia protettiva degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare il genio e il merito dei massimi intellettuali della penisola, offrendo alle famiglie un’oasi di spensieratezza colta. Domenica 4 ottobre 2026, alle ore 11:30 in punto, lo sfolgorante scenario del Teatro Villa Pamphilj di Roma ospiterà il fischio d’inizio e il debutto solenne del regista e conduttore Pino Strabioli nel suo nuovissimo e attesissimo show intitolato “Ve ne dico quattro”.

La sfolgorante messinscena, programmata in totale trasparenza e prodotta con spavaldo orgoglio dalla scuderia di Alt Academy, si articola come un viaggio specchio e un salotto accogliente a ridosso del vissuto reale dell’attore. Il testo, scritto a quattro mani da Strabioli in fitta joint venture strategica con il regista Fabio Masi, si avvale dell’interplay visivo e dei contributi multimediali curati dai laboratori d’avanguardia di Growing Production. Non parliamo di un’operazione nostalgica al ribasso o di una sequenza da museo polveroso, ma di un programma di prossimità in cui la postura etica rifiuta radicalmente i moralismi di facciata per rimettere al centro l’onestà delle idee e la coesione sociale della cultura tricolore, taccuino alla mano e passioni calde.

Da Paolo Poli alla Valeri: il mosaico di luci e ombre contro il conformismo odierno

L’ordito di “Ve ne dico quattro” si sviluppa come un dialogo vivo, intimo e privo di filtri burocratici tra il passato glorioso della settima arte e le fragilità del nostro presente. reduce dal successo planetario dello show *“Sempre fiori mai un fioraio”*, Pino Strabioli sale in trincea sul legno per dipingere un affresco vivido di un’epoca teatrale irripetibile. Sul leggio della memoria sfileranno i giganti che hanno plasmato l’immaginario collettivo dello Stato: l’ironia surreale di Paolo Poli, la satira tagliente di Franca Valeri, la sfrontatezza anarchica del Premio Nobel Dario Fo, la verace e irriverente romanità di Gabriella Ferri e il misticismo divistico di Valentina Cortese, scacciando il torpore e le nevrosi della modernità liquida.

I dati della narrazione parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi interpretativi: la scelta artistica centrale del testo risiede nel far collidere con spaventosa suspense la libertà creativa e sfacciata dei maestri del Novecento all’asfissia contemporanea di un presente dominato dalla dittatura e dai filtri del **politicamente corretto**. Strabioli non si limita a interpretare un copione, ma riabilita i soft skill dell’aneddoto privato e della testimonianza fisica nati dal suo contatto diretto con questi miti. I contributi video della Growing Production aprono fenditure geometriche nel tempo, finestre ottiche in cui i volti dei protagonisti riaffiorano sui monitor per garantire un comfort funzionale perfetto alle scolaresche e alle famiglie della provincia, abbattendo le barriere dell’oblio.

Il salotto condiviso di Veronica Olmi e la logistica di Teatri in Comune

Lo spazio scenico del teatro è concepito ingegneristicamente come un perimetro permeabile ed essenziale, dove l’uso calibrato delle luci e dei ritmi acustici assicura un tempo circolare in cui i decenni dialogano senza gerarchie, accogliendo nel ruolino di marcia anche gli incontri e le collaborazioni più recenti con i volti del panorama culturale odierno. Il pubblico dei rioni romani non è chiamato a osservare in modo passivo, ma viene scortato a sedersi idealmente accanto al relatore in un clima di totale complicità e socializzazione rionale, trasformando la platea in un mezzo flessibile per combattere l’isolamento sociale generato dagli smartphone personali.

La direzione logistica del Teatro Villa Pamphilj — plesso d’eccellenza guidato dalla direzione artistica di **Veronica Olmi** — comunica che i controlli tecnici sulle sale sono ultimati per assicurare un comfort volumetrico eccellente per i passeggeri del sogno teatrale. La struttura fa parte del prestigioso sistema integrato dei *Teatri in Comune* di Roma Capitale, gestito in totale trasparenza sotto il coordinamento della scuderia di Zètema Progetto Cultura. I database delle prenotazioni sono aperti e le schede informative accessibili sul portale web dello Stato culturale. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a Villa Pamphilj: Pino Strabioli vi aspetta a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà difendere la libertà di espressione attraverso l’onestà dell’arte, il nostro domani non avrà mai paura del buio.

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Las Grietas al Museo di Roma in Trastevere: le fratture del Venezuela di Fabiola Ferrero

Il dramma del Venezuela incontra la storia e l’arte di Roma. Dal 1° ottobre al 22 novembre, il Museo di Roma in Trastevere ospiterà “Las Grietas. Sulle tracce di una fantasia”, la toccante mostra personale della fotografa e reporter venezuelana Fabiola Ferrero (già vincitrice del prestigiosissimo World Press Photo). Dalle foto del tragico terremoto venezuelano di giugno, fino alla crisi sociale legata all’emigrazione e ai concorsi di bellezza, il percorso espositivo si chiude con “Contramonumento”: un progetto inedito che mette a confronto la fragilità del corpo femminile con la finta eternità delle millenarie statue di marmo romane👇

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terremoto in Venezuela

Roma – Il delicatissimo e indissolubile legame tra la cruda realtà della tragedia, l’elaborazione del trauma collettivo e la profonda conservazione della memoria storica trova una nuova, potente e affascinante dimensione espressiva nel cuore della Capitale. Dal 1° ottobre e fino al prossimo 22 novembre 2026, gli spazi espositivi del Museo di Roma in Trastevere (situato in Piazza di S. Egidio) ospiteranno l’attesissima mostra fotografica “LAS GRIETAS. Sulle tracce di una fantasia”. Si tratta della prima e importantissima esposizione personale in Italia della talentuosa fotografa e giornalista documentarista venezuelana Fabiola Ferrero, brillante vincitrice dell’ultima edizione del prestigioso Premio IILA-Fotografia, promosso dall’IILA (l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana). L’intero percorso espositivo romano, la cui inaugurazione ufficiale è fissata in calendario per la giornata di mercoledì 30 settembre a partire dalle ore 18:00, è dedicato in modo particolare e toccante alla memoria delle migliaia di vittime innocenti e dei dispersi del drammatico terremoto che ha squassato il Venezuela il 24 giugno del 2026. L’iniziativa, promossa congiuntamente da Roma Capitale (Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), si configura come un vero e proprio e doloroso viaggio visivo attraverso le profonde fratture che segnano l’identità di un intero Paese sudamericano.

Le ferite del terremoto e l’emigrazione: la memoria attraverso la fotografia

L’affascinante e complesso titolo scelto per questa mostra, Las grietas (che tradotto fedelmente dallo spagnolo all’italiano significa letteralmente “le crepe”), non è affatto casuale, ma rappresenta la vera e propria chiave di lettura per decodificare l’intero lavoro della fotoreporter.
Esso rimanda in maniera diretta e visiva alle profonde e insanabili fenditure materiali che segnano oggi tragicamente gli edifici e i monumenti venezuelani, le stesse prodotte dalla recente catastrofe naturale, ma scava anche molto più a fondo, esplorando e portando alla luce le fratture intime, psicologiche e inespresse che attraversano come cicatrici invisibili i ricordi, i corpi e il fragile senso di appartenenza dei cittadini. «Con questa importante esposizione», ha tenuto a dichiarare con orgoglio Giorgio Silli, attuale Segretario Generale dell’IILA, «il nostro Premio rinnova con grande forza la propria naturale vocazione di fondamentale ponte culturale e umanistico tra l’Italia e l’America Latina. Attraverso gli scatti di Fabiola Ferrero, le profonde ferite della storia venezuelana recente incontrano fisicamente quelle della memoria e dei corpi. È un percorso espositivo che testimonia chiaramente l’enorme e intatta forza della fotografia come strumento ineguagliabile di conoscenza, di puro dialogo e di costruzione di una memoria finalmente condivisa». L’opera della Ferrero, infatti, si interroga costantemente sulla capacità salvifica e conservativa delle immagini stampate, capaci di trattenere gelosamente nel tempo ciò che rischia inesorabilmente di scomparire sotto il peso delle macerie fisiche e sociali.

Da Whispering Walls a Reinas: il crollo della favola petrolifera

L’intero, lungo e suggestivo percorso allestito all’interno delle storiche sale del museo trasteverino si snoda e si articola minuziosamente attraverso quattro capitoli tematici fondamentali, che riassumono l’immensa e premiata produzione artistica della Ferrero.
La mostra si apre con la sezione intitolata Whispering Walls, un crudo e potentissimo progetto fotogiornalistico che documenta in presa diretta le disperate ricerche umane tra le macerie verificatesi a seguito del devastante doppio sisma che ha recentemente colpito e messo in ginocchio il nord del Venezuela. Attraverso le sue intense inquadrature, la fotografa restituisce fedelmente la drammatica dimensione della catastrofe naturale, evidenziando in particolar modo la straordinaria risposta solidale emersa spontaneamente dalla società civile. Il secondo e toccante capitolo, intitolato I Can’t Hear the Birds (lavoro già ampiamente consacrato a livello globale e premiato nel 2023 con l’ambitissimo World Press Photo), rivolge invece lo sguardo dell’obiettivo verso una dimensione decisamente più intima, dolorosa e autobiografica. Il progetto nasce infatti dal difficile e amaro ritorno della stessa artista nei luoghi della sua infanzia in un Venezuela ormai profondamente e irrimediabilmente trasformato, impoverito e svuotato dalla spaventosa crisi economica e dall’inarrestabile emigrazione di massa. La terza sezione, Reinas, sposta coraggiosamente l’attenzione su uno dei fenomeni sociali più riconoscibili e radicati dell’immaginario collettivo venezuelano: l’ossessivo culto della bellezza estetica e la centralità assoluta delle regine dei famosi concorsi internazionali. La Ferrero osserva chirurgicamente questo universo scintillante, evidenziando il forte e contraddittorio legame storico che intercorre tra l’antica abbondanza economica generata dall’ormai collassata industria petrolifera e la trasformazione del corpo femminile in una vera e propria promessa fittizia di progresso, prestigio e rapida mobilità sociale.

Contramonumento: corpi fragili e le eterne statue di Roma

L’apice concettuale e artistico dell’esposizione romana viene raggiunto nel quarto e conclusivo capitolo, intitolato suggestivamente Contramonumento, un progetto ideato, studiato e realizzato appositamente da Fabiola Ferrero durante la sua recente residenza artistica nella Capitale italiana.
Questo specifico lavoro, presentato per la primissima volta in assoluto al pubblico e accompagnato dalla pubblicazione di un elegante catalogo curato da Gangemi Editore con i testi del celebre fotografo Marco Delogu, rappresenta l’ideale punto di convergenza visiva e filosofica delle riflessioni sviluppate in terra sudamericana. Camminando e perdendosi tra le antiche e secolari strade di Roma, la fotografa sudamericana ha scelto coraggiosamente di confrontarsi con una città monumentale in cui la memoria storica imperiale e papale è da sempre incisa e inscritta a caratteri cubitali nello spazio urbano attraverso giganteschi monumenti, enormi statue equestri e sfarzose architetture celebrative. Il candido marmo travertino, materiale scultoreo da sempre e universalmente associato ai concetti di durata, eternità e permanenza assoluta nel tempo, diventa in questo suo particolarissimo lavoro fotografico il punto di partenza ideale per interrogare criticamente la relazione profonda che intercorre tra la rigida e maestosa rappresentazione del potere costituito e l’inevitabile vulnerabilità, senescenza e caducità del corpo umano, in particolar modo quello femminile. La città Eterna, attraverso lo spietato obiettivo della macchina fotografica della Ferrero, viene letteralmente e metaforicamente spogliata di tutta la sua pesante solennità retorica per rivelare al visitatore una dimensione decisamente più intima, mortale, fragile e umana.

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