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Attualità

Ferragosto non è una festa per tutti: la Croce Rossa lancia il numero 1520 per salvare gli anziani dalla solitudine

A Ferragosto le città si svuotano, ma la solitudine di chi resta in casa diventa insopportabile. 📞 👵👴 La Croce Rossa Italiana non va in vacanza e lancia il meraviglioso progetto “Sorrisi”! È attivo in tutta Italia il NUMERO VERDE GRATUITO 1520: una linea sempre aperta per offrire supporto psicologico e “telecompagnia” agli anziani rimasti soli e ai “caregiver” familiari stremati dall’assistenza quotidiana ai propri cari. Oltre al telefono, ci sono sportelli sociali fisici per non lasciare indietro nessuno. Condividi questo articolo e fai girare il numero 1520: potresti salvare il Ferragosto (e forse la vita) a un nonno o a una nonna che si sente abbandonato! 👇 ❤️🚑

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Anziana sola in casa

Redazione – Per molti, la settimana di Ferragosto è sinonimo di spiagge affollate, grigliate in montagna, viaggi spensierati e città che finalmente si svuotano dal traffico frenetico. Ma dietro le serrande abbassate dei condomini delle nostre città, in un silenzio che fa rumore, si consuma spesso un dramma silenzioso e invisibile: quello della solitudine. Per migliaia di anziani, la terza età rischia di trasformarsi in una prigione di isolamento, fragilità emotiva e perdita di autonomia. Un’emergenza sociale che, con le temperature roventi dell’estate e la partenza di vicini di casa e parenti, raggiunge il suo apice proprio in questi giorni. Ma c’è chi non si volta dall’altra parte: la Croce Rossa Italiana (CRI) scende in trincea lanciando il potentissimo progetto “Sorrisi”.

Il progetto “Sorrisi”: la linea della speranza risponde al numero 1520

Ascolto sincero, vicinanza umana e occasioni concrete di socialità: sono questi i tre pilastri su cui si fonda l’iniziativa della Croce Rossa, realizzata grazie al fondamentale contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il cuore pulsante del progetto, che in questi giorni di Ferragosto entra nel vivo coinvolgendo ben 17 Comitati territoriali della CRI in tutta Italia, è l’attivazione del numero di pubblica utilità 1520.

Componendo questo numero verde, gestito dalla Centrale di Risposta della Croce Rossa, non si ottengono voci registrate o freddi centralini burocratici. Dall’altra parte della cornetta ci sono volontari e professionisti pronti a offrire un servizio vitale di telecompagnia (per scambiare semplicemente due chiacchiere e rompere il muro del silenzio) e un preziosissimo supporto psicologico totalmente gratuito. È un’ancora di salvezza lanciata verso chi si sente abbandonato, per ricordargli che la comunità c’è e non lo ha dimenticato.

Non solo anziani: un aiuto vitale anche per i “caregiver” familiari

Uno degli aspetti più intelligenti e innovativi del progetto “Sorrisi” è quello di non limitarsi ad assistere esclusivamente la persona anziana, ma di allargare l’abbraccio protettivo a chi se ne prende cura quotidianamente: i cosiddetti caregiver familiari. Figli, nipoti o coniugi che dedicano la loro vita all’assistenza dei propri cari affrontano spesso un carico emotivo e fisico devastante. Costretti a fare i salti mortali per conciliare le proprie responsabilità lavorative e personali con le difficoltà dell’accudimento di un anziano non autosufficiente, i caregiver rischiano il crollo psicologico, ritrovandosi a combattere da soli. Il numero 1520 è a disposizione anche per loro, offrendo ascolto, conforto e una valvola di sfogo fondamentale per non impazzire sotto il peso delle responsabilità.

Sportelli sociali e attività sul territorio: riannodare i fili della comunità

Accanto all’assistenza telefonica, la Croce Rossa porta l’aiuto fisicamente nelle strade e nei quartieri. Presso i Comitati territoriali della CRI sono stati attivati degli Sportelli Sociali fisici, veri e propri avamposti di umanità dove i volontari accolgono i cittadini, li ascoltano e li prendono per mano, accompagnandoli verso i servizi sociosanitari e assistenziali più adatti alle loro esigenze presenti sul territorio.

Inoltre, per combattere l’apatia e stimolare il benessere fisico e mentale dei nostri nonni, i volontari e le volontarie propongono periodicamente attività di gruppo e iniziative ricreative, pensate appositamente per favorire lo scambio intergenerazionale. Perché far incontrare i giovani con gli anziani significa rinsaldare quelle radici sociali che l’individualismo moderno sta cercando di recidere. Il messaggio che la Croce Rossa Italiana lancia in questo torrido Ferragosto è un manifesto di civiltà: nessuno deve essere lasciato indietro, nessuno deve piangere da solo. Ogni anziano ha il sacrosanto diritto di sentirsi, fino all’ultimo giorno, parte viva, attiva e amata della nostra comunità.

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Esteri

Il ghiaccio del Nepal restituisce i corpi dei cinque alpinisti dispersi. Torna a casa anche l’abruzzese Marco Di Marcello: fine di un’agonia lunga 9 mesi

La montagna restituisce i suoi figli. Finisce in tragedia l’incubo durato nove lunghissimi mesi: sono stati ritrovati a 5.400 metri di quota in Nepal i corpi dei cinque alpinisti spazzati via dalla valanga il 3 novembre 2025. Tra loro c’è anche il biologo 37enne abruzzese Marco Di Marcello, originario di Castellalto (Teramo), che stava tentando la difficilissima ascesa al Dolma Khang. Il recupero è stato un’operazione difficilissima condotta da eroici sherpa nepalesi tra i crepacci dell’Himalaya. “Finalmente queste cinque bellissime anime stanno tornando a casa dalle loro famiglie”, hanno dichiarato i soccorritori. Leggi il nostro articolo per conoscere i dettagli di questa straziante missione di recupero. Tutta la nostra comunità si stringe nel dolore della famiglia Di Marcello. Riposa in pace, Marco. 🏔️ 💔 👇

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Marco Di Marcello

Kathmandu (Nepal) / Teramo – Ci sono montagne che chiamano a sé le anime più avventurose e coraggiose, e ci sono montagne che, tragicamente, decidono di trattenerle per sempre. Dopo un silenzio bianco e straziante durato ben nove mesi, il ghiacciaio dello Yalung Ri, a 5.400 metri di quota, ha finalmente restituito i corpi dei cinque alpinisti travolti da una spaventosa valanga il 3 novembre 2025. Tra loro, come purtroppo si temeva fin dai primissimi giorni della tragedia, c’è anche l’abruzzese Marco Di Marcello, 37 anni, originario di Villa Zaccheo, frazione di Castellalto in provincia di Teramo. Una notizia che mette fine a una logorante agonia fatta di incertezza, preghiere e false speranze per le famiglie delle vittime, permettendo finalmente a questi giovani di tornare a casa per riposare in pace.

Il sogno spezzato sul Dolma Khang: chi era Marco Di Marcello

Marco non era solo un appassionato di montagna. Era un biologo stimato, un ragazzo dal cuore grande, innamorato della natura e dei silenzi vertiginosi che solo l’Himalaya sa regalare. Si trovava in Nepal per un’avventura che aveva pianificato con cura, accompagnato dal suo fraterno amico Paolo Cocco (41 anni, originario di Fara San Martino, in provincia di Chieti, fortunatamente scampato al disastro). Insieme ad altri alpinisti esperti, Marco faceva parte di una spedizione ambiziosa che puntava a conquistare la vetta del Dolma Khang, una montagna sacra e impervia che svetta a 6.332 metri nella remota e selvaggia valle della Rolwaling. Poi, quel maledetto 3 novembre, il boato della valanga ha spazzato via tutto: sogni, fatica e vite umane.

Un’operazione di recupero disperata: la tenacia degli Sherpa

La conferma ufficiale del ritrovamento è arrivata poche ore fa dall’agenzia Dreamers destination treks and expedition, che aveva organizzato parte della spedizione. Insieme a quello di Marco, sono stati recuperati i corpi dell’altro italiano disperso, Markus Kirchler, di Jakob Schreiber, di Padam Tamang e Mere Karki. L’operazione di recupero, coordinata congiuntamente con l’agenzia Wilderness outdoor, si è rivelata una vera e propria epopea ad altissimo rischio, ostacolata per mesi dalle proibitive condizioni meteorologiche invernali e primaverili dell’Himalaya.

A guidare la squadra di soccorso è stato Phurba Tenjing Sherpa, alpinista locale di Rolwaling ed eroico detentore del record mondiale Guinness. “Da metà giugno, Sherpa e la sua squadra hanno lavorato instancabilmente tra i crepacci per trovare i cinque alpinisti”, si legge nel commosso resoconto ufficiale. Il ritrovamento è avvenuto giovedì scorso, ma solo dopo aver atteso tre lunghissimi giorni per una finestra di “buon tempo”, la squadra è riuscita a raggiungere il sito in sicurezza e a recuperare tutte le salme, issandole a bordo degli elicotteri diretti a Kathmandu.

“Riportare a casa cinque bellissime anime”: il commiato del Nepal

Le parole usate dall’agenzia nepalese per annunciare la fine delle operazioni sono intrise di un profondo senso di umanità e spiritualità: “Dopo nove mesi, finalmente stanno tornando a casa. Questa missione non riguardava solo il recupero dei corpi, ma il ritorno di cinque bellissime anime alle loro famiglie dopo mesi di incertezza, speranza e attesa. E volevamo farlo con dignità, rispetto e massima cura. Due di loro, i nostri cari fratelli Marco Di Marcello e Padam Tamang, facevano parte della nostra famiglia esplorativa”.

Mentre i corpi si apprestano ad affrontare l’ultimo, doloroso volo per essere riconsegnati all’abbraccio dei loro cari in Italia e nel mondo, il pensiero di tutti si stringe attorno alle famiglie. “Che finalmente trovino un po’ di pace e chiusura”, concludono i soccorritori. Il Teramano e l’intero Abruzzo si preparano ora a piangere e a salutare per l’ultima volta un figlio che ha perso la vita cercando di toccare il cielo, là dove l’aria è più sottile e la montagna non fa sconti a nessuno.

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Attualità

Ferragosto da tutto esaurito nel Materano. L’UGL avverte: “Il turismo è una ricchezza, ma non si faccia sulla pelle dei lavoratori”

Boom di turisti nel Materano, ma il sindacato UGL alza la voce: “Non si faccia cassa sulla pelle dei lavoratori!” 🛑 🏖️ Il Segretario provinciale Pino Giordano lancia un appello fortissimo in vista del Ferragosto: applausi al piano di sicurezza della Prefettura, ma tolleranza zero contro il lavoro nero e lo sfruttamento nei ristoranti e negli hotel. L’UGL si rivolge anche a cittadini e turisti: “Massima prudenza sulle strade (soprattutto sulla Statale 106) e NON intasate i Pronto Soccorso di Matera e Policoro per banalità, lasciate lavorare i medici per le vere emergenze!”. Leggi il comunicato integrale e condividi questo importante appello alla responsabilità civile! 👇 🚑

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UGL Matera per Ferragosto 2026

Matera – L’estate 2026 si sta confermando come una stagione d’oro per il turismo lucano, con la città dei Sassi e l’intera costa ionico-metapontina letteralmente prese d’assalto da decine di migliaia di visitatori. Un’affluenza straordinaria che rappresenta una boccata d’ossigeno vitale per l’economia e le imprese del territorio, ma che porta con sé sfide enormi sul fronte dell’ordine pubblico, della sanità e dei diritti lavorativi. A lanciare un forte e accorato appello alla responsabilità collettiva in vista del Ferragosto è Pino Giordano, Segretario provinciale dell’UGL Matera, che ha promosso a pieni voti il piano di interventi varato dal Comitato provinciale per la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto Maria Carolina Ippolito.

L’emergenza sulle strade e il rispetto per chi lavora nei giorni di festa

“Un territorio che accoglie migliaia di persone in più deve poter contare su sicurezza, servizi efficienti e una macchina dell’emergenza presidiata al millimetro”, sottolinea Giordano a margine del direttivo provinciale della Confederazione. Il ringraziamento del sindacato va innanzitutto a chi, in queste ore di festa spensierata per molti, indosserà una divisa o un grembiule per garantire la tenuta del sistema: Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, personale sanitario, ma anche gli operatori dell’accoglienza, della ristorazione e delle strutture ricettive. “Mentre tanti festeggeranno, loro continueranno a lavorare. Il loro impegno va non solo riconosciuto, ma rispettato e valorizzato”.

Da qui nasce il monito durissimo dell’UGL sulla sicurezza stradale, un’emergenza che non può essere delegata solo alle istituzioni: “A chi si metterà al volante chiediamo la massima prudenza, specialmente sulla Statale 106 Jonica. Non usate il cellulare alla guida, non mettetevi al volante stanchi o dopo aver bevuto alcol. Basta una frazione di secondo, una banale leggerezza, per trasformare il divertimento in una tragedia irreparabile”.

La denuncia: “Non esiste turismo di qualità fondato sul lavoro nero e precario”

Ma il cuore dell’intervento di Pino Giordano tocca un nervo storicamente scoperto del settore turistico meridionale: lo sfruttamento lavorativo. L’UGL è categorica: il boom di presenze non può e non deve essere costruito sulla precarietà o sul mancato rispetto delle regole. “Dietro ogni hotel al completo o ristorante affollato ci sono donne e uomini che faticano. Chiediamo il massimo e rigoroso rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro, dei contratti, degli orari e dei sacrosanti riposi. Il lavoro deve essere regolare, sicuro e dignitoso. Non basta sbandierare l’aumento delle presenze se poi questo non si traduce in buona occupazione e benessere reale per il territorio”.

Sanità sotto stress: “Pronto Soccorso solo per le vere emergenze”

L’ultimo, drammatico appello del Segretario UGL riguarda le strutture sanitarie, già cronicamente sotto pressione e ora chiamate a fronteggiare l’onda d’urto del Ferragosto. Il richiamo a cittadini e turisti è netto: non intasate gli ospedali di Matera e Policoro per banalità. “Il Pronto Soccorso salva le vite e deve essere utilizzato esclusivamente per le vere emergenze e urgenze. Per i problemi minori ci si deve rivolgere ai servizi territoriali o alle guardie mediche turistiche. Medici, infermieri e operatori sociosanitari stanno facendo salti mortali disumani per garantire assistenza h24: evitare gli accessi impropri significa garantire cure tempestive a chi rischia davvero di morire”.

L’UGL Matera chiude con un richiamo al rispetto dell’ambiente e del fragilissimo patrimonio naturalistico (Sassi, Gravina e pinete joniche), invitando a scongiurare il rischio incendi. “Festeggiamo, accogliamo i turisti a braccia aperte, ma facciamolo con la testa sulle spalle. Nessun Ferragosto, nessuna vacanza, vale una vita umana”.

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Attualità

“Alleati degli USA, non sudditi”: Sforzini rilancia la lezione di Sigonella e invita Stefania Craxi. L’Italia ritrovi l’orgoglio

“Un alleato che non sa dire di NO quando serve, smette di essere un alleato e diventa un satellite obbediente.” 🇮🇹 🦅 Con queste parole di fuoco, Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) riapre il dibattito sulla storica Notte di Sigonella del 1985 guidata da Bettino Craxi. Non fu antiamericanismo, ma la dimostrazione che l’Italia poteva guardare in faccia gli Stati Uniti per difendere la propria sovranità. È in arrivo un grande convegno al Castello Sforzini, con tanto di invito ufficiale alla Senatrice Stefania Craxi. È ora che l’Italia torni ad avere una vera politica estera, prendendo esempio anche da Andreotti e Berlusconi! Tu cosa ne pensi? È possibile essere fedeli alla NATO senza piegare sempre la testa? Leggi l’articolo e commenta! 👇 🏛️

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Stefania Craxi

Castellar Ponzano (Alessandria) – C’è stata un’epoca, neanche troppo lontana ma oggi incredibilmente sbiadita, in cui la politica estera italiana non si faceva semplicemente con il capo chino e il cappello in mano nelle stanze di Bruxelles o di Washington. C’è stata una notte, entrata di prepotenza nei libri di storia patria, in cui l’Italia ha dimostrato al mondo intero (e soprattutto al suo alleato più ingombrante) cosa significhi la parola “Sovranità”. Quella notte è la famigerata Notte di Sigonella del 1985, e il volto di quell’orgoglio nazionale portava i tratti decisi di Bettino Craxi. Oggi, a quarantuno anni di distanza da quegli eventi cruciali, il think tank Centro Studi Rinascimento Nazionale decide di spazzare via la polvere del conformismo storico e di riaprire con forza il dibattito sul ruolo dell’Italia nel mondo.

Non fu antiamericanismo, ma politica estera con la schiena dritta

A lanciare la clamorosa e affascinante provocazione culturale è Luca Sforzini, vulcanico Presidente del Centro Studi, che con un’analisi lucidissima rimette al centro del villaggio il vero significato della crisi di Sigonella. «Sigonella dovrebbe tornare ad essere studiata non come un episodio da consegnare alla sterile nostalgia della Prima Repubblica, né come la narrazione faziosa di una banale ribellione italiana agli Stati Uniti», tuona Sforzini. L’approccio deve essere ribaltato: «Quella fu una delle più alte e nobili lezioni di politica estera mai offerte dall’Italia repubblicana. Bettino Craxi dimostrò, nei fatti e non a chiacchiere, che si può essere saldamente e lealmente collocati nell’Alleanza atlantica e, proprio per questo motivo, comportarsi da veri alleati e non da docili subordinati».

Una distinzione, quella tra alleato e satellite, che oggi appare drammaticamente urgente recuperare, in un’epoca in cui la diplomazia europea (e spesso italiana) sembra incapace di articolare un pensiero indipendente dai grandi blocchi di potere globale. Sforzini non usa mezzi termini per descrivere l’attuale deficit di personalità dei governi occidentali: «Un alleato che non è mai capace di dire “no”, quando ritiene che il proprio supremo interesse nazionale lo richieda, cessa progressivamente e inesorabilmente di essere un alleato, trasformandosi in un mero satellite obbediente».

L’appello a Stefania Craxi: un grande convegno al Castello Sforzini

Per trasformare questa profonda riflessione in azione politica concreta, Sforzini ha lanciato una proposta ufficiale e pubblica di altissimo profilo: organizzare al suggestivo Castello Sforzini di Castellar Ponzano un grande convegno nazionale intitolato “Sigonella 1985: sovranità nazionale e alleanza atlantica”. Ma non è tutto. Il Presidente del Centro Studi ha rivolto un invito diretto ed esplicito alla Senatrice Stefania Craxi (già Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, intervenuta più volte di recente sul tema) per co-organizzare l’iniziativa.

«Mi farebbe particolarmente piacere che la senatrice accettasse di costruire questo evento insieme a noi», ha precisato Sforzini, sgombrando subito il campo dai soliti sospetti dietrologici. «Non si tratterebbe di organizzare una vuota celebrazione agiografica o nostalgica di Bettino Craxi, ma di sottoporre quella drammatica e coraggiosa scelta alla prova inesorabile della storia e, soprattutto, alle sfide del nostro complicatissimo presente». L’invito è esteso a tutte le associazioni socialiste che si richiamano alla figura dello statista, chiedendo un contributo reale di idee per interrogarsi non solo su cosa accadde quella notte, ma su cosa quell’evento possa insegnare all’Italia del 2026.

L’Atlantismo adulto e la geometria variabile: da Andreotti a Berlusconi

Il documento programmatico di Futuro Nazionale, il progetto politico a cui il Centro Studi è legato, traccia una rotta ambiziosa. Sforzini richiama esplicitamente tre modelli di eccellenza della nostra storia diplomatica: la sapiente “geometria variabile” dei rapporti internazionali praticata da Giulio Andreotti (capace di dialogare con tutti mantenendo il baricentro a Roma), la straordinaria e ineguagliata capacità di mediazione tra Russia e Stati Uniti di Silvio Berlusconi, e, appunto, le iniziative di Craxi. «Sono storie politiche profondamente differenti», ammette Sforzini, «ma nelle quali si rintraccia un elemento comune, sacro e imprescindibile: l’idea che l’Italia debba avere una propria politica estera proattiva, e non limitarsi a riceverne una preconfezionata da fuori».

L’approccio di Rinascimento Nazionale è fieramente anti-ideologico. Come si studia il federalismo di Miglio, il coraggio della Fallaci o la libertà di Pannunzio, così si studia il decisionismo di Craxi. Senza complessi di inferiorità e senza chiedere patenti di purezza a nessuno. Perché, come ricorda Sforzini in un finale da brividi, «una grande nazione non sceglie fra l’essere alleata e l’essere sovrana. È sovrana proprio perché sa quale alleanza scegliere e perché, quando è il momento, sa parlare ai propri alleati guardandoli dritti negli occhi». Le porte del Castello Sforzini sono aperte. E la politica estera italiana, forse, sta per svegliarsi dal suo lungo torpore.

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