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Michele Spagnuolo ci lascia ma ha seminato bene nel mondo del cammino

Michele ci ha lasciato ma ha seminato bene nel mondo del cammino, ultracammino, cammino spirituale e delle ultramaratone.Michele ha lasciando insegnamenti e ricordi a tante persone, all’intera cittadinanza di Manfredonia, alla Capitanata, al Gargano e all’intera intera regione Puglia.

Michele, l’uomo delle lunghe distanze nazionale e internazionale, con il suo super “Team Frizzi e Lazzi”, ha coinvolto adulti e bambini nelle camminate serali e mattiniere e uscite di lunghe distanze nel weekend facendo appassionare tante casalinghe e lavoratrici così tante altre persone comuni o professionisti di diversi settori per sperimentare che nello sport si è tutti uguali si fatica allo stesso modo senza etichette e senza gerarchie.

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Michele Spagnuolo

Redazione-  Michele ci ha lasciato ma ha seminato bene nel mondo del cammino, ultracammino, cammino spirituale e delle ultramaratone.Michele ha lasciando insegnamenti e ricordi a tante persone, all’intera cittadinanza di Manfredonia, alla Capitanata, al Gargano e all’intera intera regione Puglia.

Michele, l’uomo delle lunghe distanze nazionale e internazionale, con il suo super “Team Frizzi e Lazzi”, ha coinvolto adulti e bambini nelle camminate serali e mattiniere e uscite di lunghe distanze nel weekend facendo appassionare tante casalinghe e lavoratrici così tante altre persone comuni o professionisti di diversi settori per sperimentare che nello sport si è tutti uguali si fatica allo stesso modo senza etichette e senza gerarchie.

Era contento Michele che si definiva “il podista prestato al cammino”, da tanti anni correva le ultramaratone, diventando un forte e resistente camminatore e portando nei suoi cammini tante persone che piano piano si appassionavano e volevano provare a partecipare a gare lunghe della durata della maratona ma anche superiore, come la 100km da fare insieme a Michele camminando.

Uomini e donne che hanno iniziato a camminare e venivano rapiti e sequestrati dal cammino veloce fino ad arrivare a fare gare della durata di 24 ore.

Con il “Team Frizzi e Lazzi Walking and Running”, la camminata in gruppo rendeva felici e resilienti, un passo alla volta e senza fretta ed avvicinava persone, popoli, mondi e culture. Tutto passava con il cammino e si diventa va più resilienti.

Qualche anno fa feci un’intervista a Michele riportata nel libro “Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale” di Matteo Simone.

Editore: Prospettiva Editrice, Collana: Sport & Benessere.

Data di Pubblicazione: 26 settembre 2024.

https://www.libreriauniversitaria.it/psicologia-sport-esercizio-fisico-benessere/libro/9791259610775

Cos’è per te la corsa?

“Per me la corsa è vita, attraverso la corsa mi emoziono, conosco altri, è salute, è un’opportunità di elaborare soluzioni ai miei problemi, è anche un modo per pubblicizzare il mio negozio.”

A quali gare partecipi?

 “Cerco di partecipare a gare sempre più difficili, più lunghe, più estreme, ho partecipato a gare della distanza di 100 km, alla ‘Nove Colli Running’ di Cesenatico, gara podistica di 202 km dove ci ho impiegato 30 ore.”

Michele corse la sua prima 100km il 24-25 maggio 2003 portando a termine la 100 km del Passatore, Firenze-Faenza in 14h37’47”. L’anno successivo fece meglio portando a termine, il 17 luglio 2004 la 100 km di Jesi in 13h10’09”.

La sua migliore prestazione nella 100km l’ha ottenuta il 25-26 luglio 2009 alla 100 km Rimini Extreme 11h58’03”.

Tanti arrivi alle ultramaratone in compagnia dei suoi amici:

27-28 maggio 2006 – 100 km del Passatore 13h53’07” insieme a Pasquale Giuliani.

28-29 maggio 2011 – 100 km del Passatore 14h20’17” insieme a Cosimo (Mimmo) Alessandro D’Ascanio.

16 giugno 2012 – Ultramaratona del Gargano 50km 6h30’10” insieme a Domenico Martino.

14 giugno 2014 Ultramaratona del Gargano 50km 7h07’49” insieme a Nicola Ciuffreda, Angela Gargano, Domenico (Mimmo) Bollino, Massimo Faleo.

6 settembre 2020 Etna Extreme 100 km del Vulcano 17h43’27” insieme a Mimmo D’Ascanio.

Michele ha corso anche gare di 24 ore con la migliore prestazione il 3-04 dicembre 2016, la 24 Ore per Telethon, Lavello totalizzando 168,623 km.

Che significa per te partecipare a gare impegnative?

“Per me è, innanzitutto, una sfida personale, poi è un modo di stare nel tunnel in quanto in queste gare estreme è come stare in tunnel, dove si riesce a trovare la luce al traguardo, e questo può essere paragonato alla soluzione dei problemi. Io ho fiducia nel risolvere i miei problemi così come ho fiducia nel portare a termine la gara, una gara che può rendere l’idea è la maratona di Napoli dove si attraversa il tunnel in corrispondenza di Fuorigrotta ma nel tunnel si riesce ad intravedere la luce che corrisponde alla speranza, finché c’è luce ci posso credere.”

Come ti alleni per gare impegnative?  “Il segreto è partire per mete particolari, allettanti, distraenti, interessanti, a contatto della natura e il nostro territorio ne è ricco, per esempio sono diventate tappe fisse il raggiungimento dell’Abbazia di Santa Maria di Pulsano e la Grotta di San Michele Arcangelo sita in Monte Sant’Angelo attraverso percorsi misti comprendenti asfalto, sterrato, tratturi, roccia, prato.”

Quali sono le tue sensazioni quando raggiungi belle località?

  “E’ sempre una scoperta di nuove emozioni, coloro che porto con me restano sorpresi per quello che sono riusciti a fare e restano incantati dalle bellezze naturali del territorio e dalle viste panoramiche del Golfo di Manfredonia, e mi ringraziano per averli condotti in questi posti dopo 20-25 anni, perché era usanza raggiungere questi luoghi in pellegrinaggio.”

Quali sono i tuoi obiettivi?

“I miei obiettivi generali sono portare sempre più persone a correre e in particolare a farli fare le maratone e le ultra maratone.”

Quali sono le tue risorse?

  “La forza mentale, la tranquillità, la serenità, il coraggio“.

Quando hai dimostrato coraggio?

“A un’edizione della ‘Nove Colli’ quando mancavano pochi km ho perso la strada e mi sono ritrovato dalla parte opposta del traguardo.”

Michele ha alzato sempre più l’asticella riuscendo a portato a termine per ben due volte la Nove Colli Running: 23-24 maggio 2009 – 202km 30h05’10” e 22-23 maggio 2010 – 203,5km 30h55’.

Hai un allenatore interno?

“Il mio allenatore interno è la mia forza mentale, sono io stesso che mi conosco, so cosa fare nelle varie situazioni di difficoltà.”

Ti ispiri a qualcuno?

“Un mio modello è Marco Olmo che superati i sessant’anni è lo specialista italiano più accreditato dell’ultratrail e delle corse estreme. Vegetariano, quasi vegano, da oltre 20 anni, è stato campione del Mondo vincendo l’Ultratrail del Mont Blanc, 2200 partecipanti rigorosamente selezionati, per questo giro della montagna più alta d’Europa per un totale di 163 km, 8900 metri di dislivello positivo, tre nazioni toccate dal percorso, Francia, Italia, Svizzera.”

Marco Olmo davvero un campione internazionali dell’ultramaratona, ha vinto tante maratone del Deserto e ultratrail anche in età avanzata.

Mi racconti un aneddoto?

“Ho un bel ricordo nel mio negozio dove un giorno sono venuti a trovarmi 2 atleti molto forti, l’argentino di Roma Tobias Gramajo e l’atleta italiano, di origine etiope, Dereje Rabattoni e mi facevano delle domande sulle mie esperienze in ultramaratone, io ero seduto sul tavolo e loro seduti sulle sedie ascoltavano le mie imprese, mi rimane un bel ricordo.”

Ti capita di incontrare gli amici che condividono i tuoi allenamenti?

“Il mio negozio è diventato un ritrovo, è situato al centro del paese, tra la villa, il campo sportivo, vista mare, sempre baciato dal sole, sia gli amici che altra gente passa dal mio negozio per salutarmi per ascoltare le mie ultime imprese o quelle che dovrò affrontare, vengono a vedere le mie medaglie, attestati, fotografie e mi chiedono consigli sulle scarpe da usare che io vendo e poi è d’obbligo andare a prendere il caffè.“

Il Team dei camminatori “frizzi e lazzi” era diventato un precursore di benessere attraverso l’organizzazione di camminate all’alba, notturne, feriali, festivi, prefestivi e coinvolgendo sempre più persone delle diverse età alla scoperta del territorio e alla scoperta delle proprie capacità di camminare e fare escursioni.

Il ‘Team’ era una realtà nel territorio del Gargano e dell’intera Puglia e un riferimento per tante persone che volevano cercare di trovare tempi e modi di fare attività fisica.

Per andare incontro ai bisogni di tanti il ‘Team’ aveva istituito anche l’uscita serale del giovedì, 12-15km da diluire in quasi 2 ore di cammino a passo veloce, ritrovo e partenza ore 21.00 davanti al negozio “Frizzi e Lazzi” Corso Manfredi 303.

Tanta era la richiesta da parte di tanti cittadini di Manfredonia e Michele raddoppiava la camminata anche il martedì sera, stessa ora stesso luogo.

Infiniti erano gli orizzonti con il “Team Frizzi e Lazzi Walking and Running” dove lo sport rendeva felici e avvicina generazioni, mondi diverse, culture altre e dove tutto era possibile, le montagne si avvicinano, i sogni diventano realtà un passo alla volta senza fretta e con la mente libera e aperta.

Michele è menzionato nei libri:

“Sport, benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta” di Matteo Simone.

Editore: Prospettiva Editrice. Collana: Sport & Benessere.

Data di Pubblicazione: 15 novembre 2017.

https://www.libreriauniversitaria.it/sport-benessere-performance-aspetti-psicologici/libro/9788874189830

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida – 13 giugno 2019 – di Matteo Simone (Autore).

https://www.amazon.it/Maratoneti-ultrarunner-Aspetti-psicologici-sfida/dp/889956616X

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Sport

Isweb Avezzano Rugby, al via i campionati: la prima squadra a Torino contro il VII Torinese, la cadetta debutta al Trombetta con l’Alto Lazio

Al via i campionati per l’Isweb Avezzano Rugby: la prima squadra di Pierpaolo Rotilio debutta in trasferta contro il VII Torinese in Serie A1, mentre la formazione cadetta di Luca Di Giulio scende in campo allo stadio Trombetta contro l’Alto Lazio. Entusiasmo, giovani talenti e determinazione per i colori gialloneri. 👇

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Isweb Avezzano

Avezzano – Si alza ufficialmente il sipario sulla stagione agonistica per l’Isweb Avezzano Rugby, pronta a rituffarsi con orgoglio, grinta e ambizione nel palcoscenico dei campionati nazionali della palla ovale. Per la storica società giallonera marsicana si profila un fine settimana inaugurale ad altissima intensità emotiva e agonistica, caratterizzato da un impegnativo doppio appuntamento: da una parte la prima squadra, attesa dalla prestigiosa e insidiosa trasferta piemontese contro il VII Torinese, dall’altra la formazione cadetta, pronta all’esordio assoluto davanti al caloroso pubblico amico dell’impianto di via dei Gladioli.

La prima squadra in Serie A1: trasferta a Torino e diretta streaming

I riflettori principali saranno puntati sul cammino della prima squadra, affidata alla sapiente guida tecnica dell’head coach Pierpaolo Rotilio, chiamata a recitare un ruolo da assoluta protagonista nel campionato nazionale di Serie A1, inserita nel competitivo girone meritocratico. L’esordio stagionale vedrà i marsicani viaggiare verso Settimo Torinese per incrociare i tacchetti con la formazione del VII Torinese. Il fischio d’inizio è fissato per le ore 15.30 e, a testimonianza della grande attesa che circonda il match, i sostenitori gialloneri potranno seguire l’incontro in diretta streaming sul canale YouTube ufficiale del club piemontese.

Forte dello straordinario quinto posto conquistato al termine della passata stagione, l’Isweb Avezzano Rugby riparte con l’obiettivo dichiarato di confermarsi ai vertici e competere alla pari con le realtà più attrezzate del rugby italiano. In un torneo di così alto livello tecnico e tattico, la tenuta del pacchetto di mischia, la lucidità nelle fasi statiche, l’indiscutibile disciplina difensiva e la capacità di capitalizzare ogni possesso territoriale rappresenteranno le chiavi decisive per orientare la contesa.

A delineare il clima e le sensazioni della vigilia è stato lo stesso tecnico Pierpaolo Rotilio: «Finalmente si inizia. Abbiamo lavorato duramente tutta l’estate per arrivare pronti e per poter dare il meglio in questo campionato. Ci aspetta una stagione davvero interessante e stimolante, a partire da questa prima giornata, dove affronteremo a Torino una squadra molto ruvida e sempre pronta a sfruttare al meglio le occasioni. Dal canto nostro siamo pronti ad accettare la sfida. Lotteremo su tutti i palloni e non ci tireremo indietro». Parole che testimoniano la determinazione di un gruppo coeso, pronto a dare battaglia su ogni punto d’incontro.

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L’esordio della cadetta: gioventù, entusiasmo e la sfida all’Alto Lazio

Parallelamente alla trasferta della Serie A1, il cuore pulsante del rugby marsicano batterà forte tra le mura amiche dello stadio comunale “Angelo Trombetta” di Avezzano, dove alle ore 15.30 scenderà in campo la squadra cadetta. I giovani atleti gialloneri affronteranno la compagine laziale dell’Alto Lazio in una prima giornata che promette scintille e rappresenta un banco di prova di capitale importanza per saggiare la tenuta del gruppo.

Sulla panchina della seconda formazione siede il tecnico Luca Di Giulio, al quale la società ha affidato un organico profondamente rinnovato e ringiovanito. Il progetto tecnico della cadetta punta con decisione alla valorizzazione dei talenti cresciuti nel florido vivaio locale, affiancando l’esperienza degli atleti veterani all’energia e alla freschezza atletica delle nuove leve. Si tratta di un modello virtuoso che qualifica le realtà sportive ed eccellenze agonistiche del nostro territorio, capaci di creare valore sociale ed educativo prima ancora che sportivo.

«Iniziamo questo campionato con grande entusiasmo e con la curiosità di misurarci con gli avversari», ha sottolineato mister Di Giulio al termine dell’ultimo allenamento di rifinitura. «Abbiamo un gruppo rinnovato, ringiovanito in diversi elementi, che ha lavorato con serietà e sacrificio in queste settimane di preparazione. Sappiamo bene che i giovani hanno bisogno di tempo e fiducia per maturare, ma hanno portato quella dose di energia, fame e sana spensieratezza che serviva ad arricchire il nocciolo duro del gruppo dello scorso anno. Riteniamo si sia creato davvero un bel mix. Partiamo, come sempre, con un unico obiettivo: fornire la migliore prestazione possibile, partita dopo partita, onorando la maglia».

Una tradizione dal 1977: passione, vivaio e valori del club giallonero

Fondata nel lontano 1977, l’Avezzano Rugby rappresenta una vera e propria istituzione sportiva per l’intera provincia dell’Aquila e per l’Abruzzo. Da quasi mezzo secolo, il club giallonero è sinonimo di aggregazione, rispetto dell’avversario, cultura del lavoro sul campo e promozione dei valori più nobili e autentici dello sport. La presenza di due formazioni seniores impegnate nei rispettivi campionati federali testimonia la solidità strutturale raggiunta dalla società e la bontà del lavoro svolto quotidianamente dal settore giovanile e dallo staff tecnico.

Con il calcio d’inizio di questo fine settimana prende dunque il via una stagione ricca di aspettative, dove entrambe le formazioni saranno chiamate a tramutare la fatica accumulata nei duri mesi di preparazione estiva in prestazioni solide, intensità fisica nei punti d’incontro e lucidità mentale nell’arco di tutti gli ottanta minuti di gioco. Tifosi e appassionati sono pronti a stringersi attorno ai colori gialloneri, sia sostenendo a distanza la prima squadra a Torino, sia riempiendo gli spalti dello stadio Trombetta per far sentire alla cadetta tutto il calore e la passione della Marsica.

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Sport

«Zona Fontana» torna su Sportitalia: al via da domani il nuovo ciclo con Roberta Fontana, la firma di Italo Cucci e il mental coaching

Al via domani, venerdì 16 ottobre, a mezzanotte su Sportitalia il nuovo ciclo di «Zona Fontana». Confermato al timone Roberta Fontana affiancata dalla firma di Italo Cucci: tra analisi di Serie A, psicologia con la mental coach Veronica Francioli e i retroscena glamour di Lara Laino 👇

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Conduttrici di Sportitalia

Milano – Lo sport raccontato senza filtri, capace di andare oltre la fredda contabilità del campo di gioco per esplorare le storie umane, le pressioni invisibili, le passioni dei tifosi e il costume che ruota attorno ai grandi protagonisti del pallone. Da domani notte, venerdì 16 ottobre 2026, scatta ufficialmente alle ore 24:00 su Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre) la nuova attesissima stagione di «Zona Fontana». Il talk-show notturno, ideato, scritto e condotto dalla giornalista Roberta Fontana insieme a Tommaso Martinelli, con la regia di Stefano Rutigliano e Michel Calderon, si ripresenta al pubblico con una formula profondamente rinnovata e arricchita, pronta a confermarsi come uno dei salotti sportivi più dinamici, eleganti e discussi del palinsesto televisivo nazionale.

Il successo della prima edizione e il ritorno in seconda serata: la Serie A e il calcio vissuto da vicino

Forte degli ottimi riscontri di pubblico e dell’ampia eco mediatica riscossa nella passata annata, Zona Fontana rilancia la propria sfida editoriale proponendo un percorso narrativo a trecentosessanta gradi. Al centro della scena rimarrà saldamente Roberta Fontana, professionista capace di unire competenza tecnica, sensibilità narrativa e un ritmo televisivo impeccabile. La conduttrice guiderà gli spettatori nell’analisi approfondita dei temi caldi della settimana calcistica, con riflettori puntati sui campionati di Serie A e Serie B, senza trascurare le grandi storie internazionali e le discipline olimpiche emergenti.

Il punto di forza della trasmissione risiede nella volontà di non limitarsi alla consueta moviola o ai freddi numeri della classifica. Il format punta a scavare dietro le scelte degli allenatori, portando a galla gli stati d’animo dei campioni, le reazioni delle piazze calde del tifo e quei retroscena di spogliatoio che spesso decidono le sorti di una stagione sportiva. Un racconto empatico e documentato, impreziosito dal coinvolgimento attivo del pubblico a casa attraverso i canali social, che potranno interagire in tempo reale ponendo domande e stimolando il dibattito con gli ospiti in studio.

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Il prestigio di Italo Cucci e le due nuove rubriche: mental coaching e retroscena glamour

Ad accrescere l’autorevolezza del programma sarà la partecipazione straordinaria di una leggenda del giornalismo italiano: Italo Cucci. Storica firma, già direttore del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo, Cucci metterà a disposizione della trasmissione la sua sterminata memoria storica, il suo giudizio affilato e quella capacità unica di cogliere l’essenza romantica e politica dello sport, offrendo spunti di riflessione mai banali sul calcio contemporaneo.

Ma la vera novità strutturale dell’edizione 2026 risiede nell’introduzione di due presenze fisse destinate a esplorare il backstage dei campioni. La prima è curata dalla mental coach Veronica Francioli con lo spazio intitolato «La mente in campo»: una lente d’ingrandimento sulla psicologia dell’atleta moderno, dalla gestione del peso delle aspettative alla reazione emotiva dopo una sconfitta pesante, dalle dinamiche di leadership tra capitano e gruppo fino ai meccanismi per ricostruire la fiducia dopo lunghi infortuni. La seconda finestra, affidata a Lara Laino, sarà invece interamente dedicata all’incrocio tra sport, gossip e lifestyle: un viaggio leggero ma documentatissimo nella vita privata dei calciatori, tra tendenze social, look d’autore, passioni fuori dal rettangolo verde e curiosità che appassionano il pubblico della notte.

Generazioni a confronto: le storie dei camp

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Sport

Prigionieri dello smartphone: come lo sport e il movimento consapevole riattivano il cervello dallo stress da iperconnessione. Parla lo psicologo Claudio Belardo

Smartphone e iperconnessione digitale: come l’eccesso di notifiche e intelligenza artificiale altera il cervello e disconnette il corpo. Lo psicologo clinico e dello sport Claudio Belardo spiega il legame tra dopamina dei social, cortisolo cronico e dissociazione corporea, indicando nel movimento consapevole la vera cura neurobiologica. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Claudio Belardo

Roma – Mani incollate al display, occhi perennemente affaticati dalla luce blu degli schermi e una cascata ininterrotta di notifiche social, messaggi istantanei, email professionali e aggiornamenti algoritmici governati dall’intelligenza artificiale. L’umanità del ventunesimo secolo si trova imprigionata in una condizione di sovraccarico cognitivo e informativo permanente, che sta mettendo a durissima prova la resilienza biologica del sistema nervoso centrale. Questa iperattivazione cronica non genera soltanto stati diffusi di ansia, insonnia e calo dell’attenzione, ma alimenta una progressiva e alienante «disconnessione corporea»: una frattura silenziosa tra la mente, costantemente proiettata nel flusso immateriale del web, e i bisogni primari del corpo fisico. A fare chiarezza sulle dinamiche neuropsicologiche della dipendenza da smartphone e a indicare la via d’uscita terapeutica è il dottor Claudio Belardo, psicologo clinico e dello sport.

La trappola dell’iperconnessione: il sovraccarico informativo tra social e intelligenza artificiale

La rivoluzione digitale ha trasformato gli smartphone da utili strumenti di lavoro e comunicazione in veri e propri prolungamenti protesici della nostra identità biologica. La mediazione tecnologica è ormai pervasiva: dal risveglio al momento di coricarsi, il cervello umano viene bombardato da migliaia di micro-sollecitazioni sensoriali ogni ora, senza mai concedersi quegli intervalli di decompressione e noia feconda che hanno storicamente consentito alla specie umana di consolidare la memoria a lungo termine e stimolare la riflessione introspettiva.

L’integrazione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale generativa nella vita quotidiana ha moltiplicato la velocità dei flussi lavorativi, cancellando ogni residuo confine tra tempo professionale e spazio privato. Questo stato di allerta costante attiva in modo anomalo l’amigdala e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, costringendo l’organismo a vivere in un perenne assetto di emergenza, come se dovesse difendersi da un predatore invisibile che non concede alcuna tregua.

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Il loop neurobiologico dello stress: dopamina da «like», cortisolo cronico e dissociazione corporea

Nel decodificare i processi cerebrali che alimentano la dipendenza dai dispositivi, il dottor Claudio Belardo punta il dito sul corto circuito biochimico orchestrato dalle piattaforme social: «L’esposizione prolungata e passiva agli schermi e la spasmodica ricerca di gratificazione digitale, legata ai meccanismi dopaminergici della ricompensa a intervalli variabili dei like, dei commenti e delle visualizzazioni, rischiano di allontanare progressivamente l’individuo dalla percezione consapevole del proprio corpo».

Questo meccanismo innesca una reazione tossica a catena: «La mancata corrispondenza tra l’iperstimolazione mentale e l’immobilità fisica favorisce un massiccio accumulo di cortisolo, il principale ormone dello stress, senza che l’organismo riesca a trovare una corretta via di scarico biologico e di autoregolazione somatica». L’individuo sperimenta così quella che la psicologia clinica definisce disconnessione propriocettiva: la mente naviga tra centinaia di video veloci e messaggi, mentre il corpo resta inchiodato alla sedia o al divano con muscoli contratti, respirazione toracica corta e tachicardia latente.

L’analisi clinica del dottor Claudio Belardo: superare il fallimento del «digital detox» passivo

La soluzione a questa spirale di logoramento non può risiedere nelle ricette semplicistiche del cosiddetto «digital detox» passivo. Spegnere semplicemente lo smartphone o imporsi ore di isolamento rigido genera spesso l’effetto opposto, alimentando la cosiddetta FOMO (Fear of Missing Out, la paura angosciosa di essere tagliati fuori) e un senso di vuoto che spinge rapidamente alla ricaduta.

«Il vero problema clinico – rimarca il dottor Belardo – non risiede affatto nello strumento tecnologico in sé, che conserva straordinarie potenzialità di sviluppo e connessione, ma nell’uso disfunzionale e inconsapevole che ne isola la mente dalle risposte somatiche e sensoriali primarie». Per disinnescare la dipendenza non basta sottrarre lo schermo: occorre sostituire il flusso virtuale con un’esperienza corporea reale, intensa e gratificante, capace di rimettere in dialogo il cervello con i muscoli, i polmoni e il battito cardiaco.

Il movimento come cura: come l’attività sportiva consapevole riprogramma il cervello

La risposta scientificamente più solida risiede nell’attività motoria consapevole e nello sport outdoor. L’esercizio fisico strutturato agisce come un potente mediatore neurochimico, capace di ristabilire l’equilibrio tra il sistema nervoso simpatico (deputato all’azione e all’allerta) e quello parasimpatico (deputato al recupero e alla quiete). Quando ci muoviamo, corriamo, nuotiamo o pratichiamo discipline a contatto con la natura, il cervello interrompe il loop della reattività digitale e rilascia endorfine, serotonina e BDNF (fattore neurotrofico cerebrale), che promuovono la neurogenesi e rigenerano la concentrazione.

«Muoversi con consapevolezza – conclude il dottor Claudio Belardo – non risponde soltanto a un banale bisogno di forma estetica o di benessere muscolare, ma offre alla mente quello spazio di silenzio e presenza indispensabile per smaltire il sovraccarico cognitivo accumulato». L’integrazione virtuosa tra scienze motorie, psicologia clinica e riscoperta della corporeità si afferma così come la frontiera più autorevole e necessaria per riappropriarsi del proprio tempo e tornare a vivere da uomini liberi, e non da prigionieri di un display.

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