Rimani in contatto con noi
#

Sport

Immensa Nadia Battocletti! È ancora lei la Regina d’Europa: oro clamoroso nei 5000 metri. Favoloso bronzo per l’azzurra Majori

L’Italia domina ancora in Europa! 🥇 🥉 Una Nadia Battocletti a dir poco spaziale si conferma Regina indiscussa del mezzofondo e vince la medaglia d’oro nei 5000 metri ai Campionati Europei di Birmingham con uno sprint finale pazzesco! Ma la gioia è doppia: una favolosa Micol Majori conquista un bronzo inaspettato ed emozionante, portando due azzurre sul podio! Rivivi tutte le emozioni di questa gara epica e il capolavoro tattico delle nostre ragazze leggendo l’articolo. E tu, hai esultato per lo sprint finale di Nadia? Faccelo sapere nei commenti! 👇 🇮🇹🏃‍♀️

Pubblicato

a

Nadia Battocletti

Birmingham (Regno Unito) – Ci sono atlete che corrono per partecipare, altre che corrono per vincere, e poi c’è Nadia Battocletti, che corre per scrivere la storia e per farci emozionare ogni singola volta che indossa la maglia azzurra. L’Alexander Stadium di Birmingham si è inchinato, ancora una volta, allo strapotere assoluto e alla classe cristallina della mezzofondista trentina, che si conferma la regina indiscussa dell’atletica continentale conquistando una pesantissima e meravigliosa medaglia d’oro nei 5000 metri ai Campionati Europei. Ma la festa per i nostri colori è doppia, immensa e inaspettata: sul terzo gradino del podio sale un’eroica Micol Majori, che strappa un bronzo pazzesco, regalando all’Italia una doppietta da brividi che rimarrà negli annali del nostro sport.

Il capolavoro tattico: una gara letta e dominata con la mente prima che con le gambe

La finale dei 5000 metri femminili non è stata solo una prova di forza bruta, ma una vera e propria partita a scacchi corsa a oltre venti chilometri orari, in cui Nadia ha dimostrato una maturità tattica impressionante. Il primo chilometro è scivolato via su ritmi decisamente blandi (un passaggio lento a 3’20”), con il gruppo compatto che si studiava. La prima a cercare di rompere gli indugi è stata la kosovara Bakraci, che ha tentato uno strappo per allungare il plotone, seguita poi, intorno al terzo chilometro, dall’attacco a sorpresa delle spagnole Marta Garcia e Forero.

È in questo momento che emerge la classe della fuoriclasse. Nadia non si scompone, non va nel panico. Risponde all’attacco spagnolo allargandosi con eleganza e andando a prendersi la testa della corsa, mettendo tutte in fila indiana. Poi, un brivido: l’azzurra sembra “frenare” inspiegabilmente il ritmo, permettendo all’olandese Koster di riagganciarla e superarla. Ma era solo tattica, era l’occhio del ciclone prima della tempesta. A tre giri dal termine la gara si infiamma. La Koster cerca di dettare il passo, tallonata dalla Nutall, dalla Healy e dagli attacchi esterni della Garcia. La Battocletti resta lì, incollata, sorniona, a controllare ogni respiro delle avversarie. Fino al suono della campanella.

L’irresistibile spunto finale e la gioia esplosiva per il bronzo di Majori

Ai 250 metri dal traguardo, la trentina decide che è il momento di chiudere i conti. Rompe gli indugi con una progressione letale, uno strappo bruciante che lascia le avversarie letteralmente sul posto. Le gambe girano a velocità doppia, il volto è una maschera di concentrazione purissima. Nadia taglia il traguardo a braccia alzate, trionfante, fermando il cronometro sul tempo di 15’37″84. Un dominio assoluto, che bissa il leggendario titolo europeo conquistato davanti al pubblico di casa a Roma nel 2024. Al secondo posto chiude la spagnola Marta Garcia (15’39″98), ma il boato dei tifosi italiani esplode quando alle sue spalle spunta la sagoma azzurra di Micol Majori, che con un capolavoro di tenacia agguanta il terzo posto in 15’40″65, conquistando un bronzo tanto inaspettato quanto incredibilmente esaltante.

Da Tokyo a Parigi fino a Birmingham: la consacrazione definitiva di una Regina

Questa medaglia d’oro non è un episodio isolato, ma l’ennesima conferma del percorso netto di una predestinata. Classe 2000, l’atleta trentina è ormai da tempo la padrona assoluta del mezzofondo continentale. Il suo viaggio verso la gloria è stato un crescendo inarrestabile: dalla sua prima apparizione olimpica a Tokyo 2020 (dove stupì tutti con un settimo posto e il record italiano under 23), alla doppia, indimenticabile incoronazione europea di Roma 2024 nei 5000 e 10000 metri sotto lo sguardo fiero del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Poi, l’estate di fuoco di Parigi 2024: la cocente delusione per il bronzo revocato nei 5000, subito riscattata dalla leggendaria medaglia d’argento nei 10000 metri, vinta lottando fino all’ultimo respiro contro i mostri sacri africani e fissando il nuovo e stratosferico record nazionale a 30’43″35. Quell’argento parigino l’ha definitivamente proiettata nell’Olimpo. Oggi, a soli 25 anni, Nadia Battocletti non è solo l’atleta italiana più veloce di sempre sulle distanze dai 3000 ai 10000 metri: è l’anima, il cuore e il volto vincente di un’Italia che non si arrende mai e che continua a dominare l’Europa.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sport

Michele Spagnuolo ci lascia ma ha seminato bene nel mondo del cammino

Michele ci ha lasciato ma ha seminato bene nel mondo del cammino, ultracammino, cammino spirituale e delle ultramaratone.Michele ha lasciando insegnamenti e ricordi a tante persone, all’intera cittadinanza di Manfredonia, alla Capitanata, al Gargano e all’intera intera regione Puglia.

Michele, l’uomo delle lunghe distanze nazionale e internazionale, con il suo super “Team Frizzi e Lazzi”, ha coinvolto adulti e bambini nelle camminate serali e mattiniere e uscite di lunghe distanze nel weekend facendo appassionare tante casalinghe e lavoratrici così tante altre persone comuni o professionisti di diversi settori per sperimentare che nello sport si è tutti uguali si fatica allo stesso modo senza etichette e senza gerarchie.

Pubblicato

a

Michele Spagnuolo

Redazione-  Michele ci ha lasciato ma ha seminato bene nel mondo del cammino, ultracammino, cammino spirituale e delle ultramaratone.Michele ha lasciando insegnamenti e ricordi a tante persone, all’intera cittadinanza di Manfredonia, alla Capitanata, al Gargano e all’intera intera regione Puglia.

Michele, l’uomo delle lunghe distanze nazionale e internazionale, con il suo super “Team Frizzi e Lazzi”, ha coinvolto adulti e bambini nelle camminate serali e mattiniere e uscite di lunghe distanze nel weekend facendo appassionare tante casalinghe e lavoratrici così tante altre persone comuni o professionisti di diversi settori per sperimentare che nello sport si è tutti uguali si fatica allo stesso modo senza etichette e senza gerarchie.

Era contento Michele che si definiva “il podista prestato al cammino”, da tanti anni correva le ultramaratone, diventando un forte e resistente camminatore e portando nei suoi cammini tante persone che piano piano si appassionavano e volevano provare a partecipare a gare lunghe della durata della maratona ma anche superiore, come la 100km da fare insieme a Michele camminando.

Uomini e donne che hanno iniziato a camminare e venivano rapiti e sequestrati dal cammino veloce fino ad arrivare a fare gare della durata di 24 ore.

Con il “Team Frizzi e Lazzi Walking and Running”, la camminata in gruppo rendeva felici e resilienti, un passo alla volta e senza fretta ed avvicinava persone, popoli, mondi e culture. Tutto passava con il cammino e si diventa va più resilienti.

Qualche anno fa feci un’intervista a Michele riportata nel libro “Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale” di Matteo Simone.

Editore: Prospettiva Editrice, Collana: Sport & Benessere.

Data di Pubblicazione: 26 settembre 2024.

https://www.libreriauniversitaria.it/psicologia-sport-esercizio-fisico-benessere/libro/9791259610775

Cos’è per te la corsa?

Per me la corsa è vita, attraverso la corsa mi emoziono, conosco altri, è salute, è un’opportunità di elaborare soluzioni ai miei problemi, è anche un modo per pubblicizzare il mio negozio.”

A quali gare partecipi?

 “Cerco di partecipare a gare sempre più difficili, più lunghe, più estreme, ho partecipato a gare della distanza di 100 km, alla ‘Nove Colli Running’ di Cesenatico, gara podistica di 202 km dove ci ho impiegato 30 ore.

Michele corse la sua prima 100km il 24-25 maggio 2003 portando a termine la 100 km del Passatore, Firenze-Faenza in 14h37’47”. L’anno successivo fece meglio portando a termine, il 17 luglio 2004 la 100 km di Jesi in 13h10’09”.

La sua migliore prestazione nella 100km l’ha ottenuta il 25-26 luglio 2009 alla 100 km Rimini Extreme 11h58’03”.

Tanti arrivi alle ultramaratone in compagnia dei suoi amici:

27-28 maggio 2006 – 100 km del Passatore 13h53’07” insieme a Pasquale Giuliani.

28-29 maggio 2011 – 100 km del Passatore 14h20’17” insieme a Cosimo (Mimmo) Alessandro D’Ascanio.

16 giugno 2012 – Ultramaratona del Gargano 50km 6h30’10” insieme a Domenico Martino.

14 giugno 2014 Ultramaratona del Gargano 50km 7h07’49” insieme a Nicola Ciuffreda, Angela Gargano, Domenico (Mimmo) Bollino, Massimo Faleo.

6 settembre 2020 Etna Extreme 100 km del Vulcano 17h43’27” insieme a Mimmo D’Ascanio.

Michele ha corso anche gare di 24 ore con la migliore prestazione il 3-04 dicembre 2016, la 24 Ore per Telethon, Lavello totalizzando 168,623 km.

Che significa per te partecipare a gare impegnative?

Per me è, innanzitutto, una sfida personale, poi è un modo di stare nel tunnel in quanto in queste gare estreme è come stare in tunnel, dove si riesce a trovare la luce al traguardo, e questo può essere paragonato alla soluzione dei problemi. Io ho fiducia nel risolvere i miei problemi così come ho fiducia nel portare a termine la gara, una gara che può rendere l’idea è la maratona di Napoli dove si attraversa il tunnel in corrispondenza di Fuorigrotta ma nel tunnel si riesce ad intravedere la luce che corrisponde alla speranza, finché c’è luce ci posso credere.”

Come ti alleni per gare impegnative?  “Il segreto è partire per mete particolari, allettanti, distraenti, interessanti, a contatto della natura e il nostro territorio ne è ricco, per esempio sono diventate tappe fisse il raggiungimento dell’Abbazia di Santa Maria di Pulsano e la Grotta di San Michele Arcangelo sita in Monte Sant’Angelo attraverso percorsi misti comprendenti asfalto, sterrato, tratturi, roccia, prato.”

Quali sono le tue sensazioni quando raggiungi belle località?

  “E’ sempre una scoperta di nuove emozioni, coloro che porto con me restano sorpresi per quello che sono riusciti a fare e restano incantati dalle bellezze naturali del territorio e dalle viste panoramiche del Golfo di Manfredonia, e mi ringraziano per averli condotti in questi posti dopo 20-25 anni, perché era usanza raggiungere questi luoghi in pellegrinaggio.

Quali sono i tuoi obiettivi?

I miei obiettivi generali sono portare sempre più persone a correre e in particolare a farli fare le maratone e le ultra maratone.”

Quali sono le tue risorse?

  “La forza mentale, la tranquillità, la serenità, il coraggio“.

Quando hai dimostrato coraggio?

A un’edizione della ‘Nove Colli’ quando mancavano pochi km ho perso la strada e mi sono ritrovato dalla parte opposta del traguardo.”

Michele ha alzato sempre più l’asticella riuscendo a portato a termine per ben due volte la Nove Colli Running: 23-24 maggio 2009 – 202km 30h05’10” e 22-23 maggio 2010 – 203,5km 30h55’.

Hai un allenatore interno?

Il mio allenatore interno è la mia forza mentale, sono io stesso che mi conosco, so cosa fare nelle varie situazioni di difficoltà.”

Ti ispiri a qualcuno?

Un mio modello è Marco Olmo che superati i sessant’anni è lo specialista italiano più accreditato dell’ultratrail e delle corse estreme. Vegetariano, quasi vegano, da oltre 20 anni, è stato campione del Mondo vincendo l’Ultratrail del Mont Blanc, 2200 partecipanti rigorosamente selezionati, per questo giro della montagna più alta d’Europa per un totale di 163 km, 8900 metri di dislivello positivo, tre nazioni toccate dal percorso, Francia, Italia, Svizzera.”

Marco Olmo davvero un campione internazionali dell’ultramaratona, ha vinto tante maratone del Deserto e ultratrail anche in età avanzata.

Mi racconti un aneddoto?

Ho un bel ricordo nel mio negozio dove un giorno sono venuti a trovarmi 2 atleti molto forti, l’argentino di Roma Tobias Gramajo e l’atleta italiano, di origine etiope, Dereje Rabattoni e mi facevano delle domande sulle mie esperienze in ultramaratone, io ero seduto sul tavolo e loro seduti sulle sedie ascoltavano le mie imprese, mi rimane un bel ricordo.”

Ti capita di incontrare gli amici che condividono i tuoi allenamenti?

Il mio negozio è diventato un ritrovo, è situato al centro del paese, tra la villa, il campo sportivo, vista mare, sempre baciato dal sole, sia gli amici che altra gente passa dal mio negozio per salutarmi per ascoltare le mie ultime imprese o quelle che dovrò affrontare, vengono a vedere le mie medaglie, attestati, fotografie e mi chiedono consigli sulle scarpe da usare che io vendo e poi è d’obbligo andare a prendere il caffè.

Il Team dei camminatori “frizzi e lazzi” era diventato un precursore di benessere attraverso l’organizzazione di camminate all’alba, notturne, feriali, festivi, prefestivi e coinvolgendo sempre più persone delle diverse età alla scoperta del territorio e alla scoperta delle proprie capacità di camminare e fare escursioni.

Il ‘Team’ era una realtà nel territorio del Gargano e dell’intera Puglia e un riferimento per tante persone che volevano cercare di trovare tempi e modi di fare attività fisica.

Per andare incontro ai bisogni di tanti il ‘Team’ aveva istituito anche l’uscita serale del giovedì, 12-15km da diluire in quasi 2 ore di cammino a passo veloce, ritrovo e partenza ore 21.00 davanti al negozio “Frizzi e Lazzi” Corso Manfredi 303.

Tanta era la richiesta da parte di tanti cittadini di Manfredonia e Michele raddoppiava la camminata anche il martedì sera, stessa ora stesso luogo.

Infiniti erano gli orizzonti con il “Team Frizzi e Lazzi Walking and Running” dove lo sport rendeva felici e avvicina generazioni, mondi diverse, culture altre e dove tutto era possibile, le montagne si avvicinano, i sogni diventano realtà un passo alla volta senza fretta e con la mente libera e aperta.

Michele è menzionato nei libri:

“Sport, benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta” di Matteo Simone.

Editore: Prospettiva Editrice. Collana: Sport & Benessere.

Data di Pubblicazione: 15 novembre 2017.

https://www.libreriauniversitaria.it/sport-benessere-performance-aspetti-psicologici/libro/9788874189830

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida – 13 giugno 2019 – di Matteo Simone (Autore).

https://www.amazon.it/Maratoneti-ultrarunner-Aspetti-psicologici-sfida/dp/889956616X

Continua a Leggere

Sport

Francesca Corno vince l’Ultra del Turchino 50 km 2026 in 3h47’28”

Domenica, 26 luglio 2026 ore 00.01 è partita l’ottava edizione dell’Ultra del Turchino, organizzata da Impossible Target ASD. Km 50 con circa 1.280 metri di dislivello positivo da Ovada (AL) a Genova Voltri attraversando il Passo del Turchino.

Tra le donne ha vinto Francesca Corno 4h46’26”, precedendo Francesca Di Modugno 4h50’16” e Paola Bottanelli 4h55’05”. Il vincitore assoluto è stato Gian Luca Coniglio in 3h47’28”, precedendo Christian Marzola 3h50’18” e Claudio Stefanini 3h53’44”.

Pubblicato

a

Francesca Corno ,premiazione

Redazione-  Domenica, 26 luglio 2026 ore 00.01 è partita l’ottava edizione dell’Ultra del Turchino, organizzata da Impossible Target ASD. Km 50 con circa 1.280 metri di dislivello positivo da Ovada (AL) a Genova Voltri attraversando il Passo del Turchino.

Tra le donne ha vinto Francesca Corno 4h46’26”, precedendo Francesca Di Modugno 4h50’16” e Paola Bottanelli 4h55’05”. Il vincitore assoluto è stato Gian Luca Coniglio in 3h47’28”, precedendo Christian Marzola 3h50’18” e Claudio Stefanini 3h53’44”.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Francesca Corno (Monza Marathon Team ASD) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Come ti definisci atleticamente?

Mi definisco una donna con una buona preparazione atletica. La velocità e la forza sono da migliorare; la testa e la resistenza alla fatica aiutano molto in quello che faccio.

Qual è stato il tuo percorso sportivo?

Lo sport è parte di me sin da bambina quando quello che più mi piaceva fare era giocare a calcio. Il basket è stato il mio grande amore sportivo che ho praticato per 20 anni. Anche in quello la mia caratteristica principale era la corsa. Ho iniziato a correre dopo essere diventata mamma 16 anni fa e negli ultimi 3 anni questo sport è diventato ancora più importante. Inizialmente era tutto un po’ improvvisato, sia allenamenti che gare. Ora che faccio parte di una squadra e ho un allenatore si è trasformato in una passione più ‘seria’.

 

Ci sono momenti, periodi, fasi che attraversiamo incontrando e praticando discipline sportive che poi abbandoniamo, tralasciamo o ci impegniamo per cercare di Esprimerci nel miglior modo possibile sperimentando benessere e possibilmente anche performance, in sport individuali e di squadra.

Complimenti per la vittoria all’Ultra Turchino, ti aspettavi di vincerla?

La vittoria all’Ultra del Turchino è stata una sorpresa inaspettata. Essendo la prima l’ho vissuta con poche aspettative ma con grande voglia di farla bene, e così è stato. Mi sono divertita e mi sono messa alla prova in una sfida nuova che sicuramente avrà un seguito.

 

Le gare di ultramaratone sono davvero delle sfide per mettersi in gioco, provare e fare esperienza possibilmente con un allenamento sufficiente e adeguato.

Hai temuto qualche atleta?

Non ho temuto atleti perché fondamentalmente non conoscevo nessuno.

Cosa dicono familiari e amici del tuo sport?

I miei familiari e amici mi supportano e sopportano in tutto quello che faccio. Sono i miei primi tifosi e mi sostengo anche se a essere onesti non è facile coniugare lo sport, la famiglia, il lavoro e tutto il resto. È un lavoro di squadra!

 

La pratica di uno sport richiede davvero spazi e tempi da dedicare per allenarsi a sufficienza e adeguatamente e per poter partecipare a gare per mettersi in gioco e bisogna trovare un sano equilibrio tra gli altri impegni lavorativi e familiari.

Cosa hai scoperto di te stessa grazie allo sport?

Grazie allo sport ho capito che con l’impegno si può arrivare dove si vuole. E se non ci si riesce c’è sempre un’altra possibilità! Lo sport è onesto, meritocratico e non tradisce mai! È sempre lì ad aspettarci per far tirare fuori il meglio da noi stessi. Il basket sicuramente mi ha insegnato a stare nel gruppo e a vivere la competizione e la condivisione del risultato, bello o brutto che sia.

 

La pratica di una disciplina sportiva insegna a fissare obiettivi sfidanti, difficili ma non impossibili se ci si allena con impegno e costanza con la consapevolezza che non tutto è facile e se una volta non va bene la prossima volta può andar meglio lavorando miratamente e adeguatamente sulle criticità riscontrate da soli o con l’aiuto di amici esperti o professionisti.

Prossimi obiettivi?

Prossimi obiettivi tanti, riassunti in un unico verbo che è migliorare.

Cosa c’è dietro una vittoria?

Dietro una vittoria c’è la preparazione costante e la consapevolezza dei propri mezzi.

Come vivi il pre-gara, la gara e il post gara?

Il pre-gara, così come la gara, li vivo molto serenamente. Ho imparato negli anni a gestire bene l’ansia e a trasformarla in qualcosa di utile.

Alimentazione prima, durante, dopo le gare?

Prima della gara faccio il classico ‘carbo load’ aumentando nei giorni precedenti la quota di carboidrati. Specialmente riso e pane. Durante sto imparando a gestire l’alimentazione con i gel, cosa che purtroppo non è scontata. Dopo integro liquidi e mangio quello che mi va. Il riso viene cancellato dalla dieta fino alla gara successiva 😂.

 

C’è sempre da imparare con il passare del tempo affrontando e gestendo ogni gara, documentandosi e confrontandosi con altri sui diversi aspetti che contribuiscono al benessere e alla performance, tra i quali la gestione dell’ansia, l’alimentazione adeguata.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa? Come ti vedi tra 10 anni?

Tra 10 anni mi direi brava, hai fatto un po’ di strada ma ce n’è ancora un po’ fa fare. Tra 10 anni mi vedo con la sveglia alle 4,40 per uscire a correre tutte le mattine come faccio adesso. In forma e senza acciacchi 🤞.

 

Ogni tanto è importante e utile fermarsi e fare il quadro della situazione, capire quando e come si è iniziato, il percorso fatto, i progressi e capire il percorso che si vuol continuare a fare con impegno e costanza alla ricerca di obiettivi, progetti, mete e sogni sfidanti.

Continua a Leggere

Sport

Laura Ligia: “L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo”

Ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio
Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.
Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.
Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.
Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

Pubblicato

a

Laura Ligia

Redazione-  Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.

Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.

Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.

Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

Tra i partecipanti anche Laura Ligia e di seguito approfondiamo la sua conoscenza.

Come ti definisci atleticamente?

Sono un’ultramaratoneta che ama lo sport e i suoi valori: disciplina, motivazione, la capacità di porsi obiettivi e la ricerca della bella competizione. Quella che non serve solo a vincere, ma che ti ispira, ti mette alla prova e ti fa scoprire capacità e competenze fondamentali, soprattutto nella vita. L’ultramaratona è per me una metafora dell’esistenza: ogni gara è un viaggio dentro sé stessi.

 

L’ultramaratona è uno sport di obiettivi e sfide da preparare e portare a termine, con fiducia, consapevolezza, resilienza, un passo alla volta, senza stress.

Complimenti per la 50km del Gran Sasso, cosa significa per te?

L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo, quasi introspettivo. Rappresenta i movimenti della vita: scendere, salire, girare intorno senza sapere cosa apparirà dietro la curva. Un paese all’orizzonte può diventare il simbolo di un obiettivo da raggiungere. L’ombra del Gran Sasso ti protegge dal vento o dal sole caldo di fine luglio, mentre lo scollinamento, corso dopo tanta pazienza nella gestione dello sforzo, restituisce quella straordinaria sensazione di libertà. In quei momenti metti in pratica tutta l’esperienza costruita negli anni e scopri che ogni chilometro racconta qualcosa di te.

In effetti, la 50 km del Gargano è un grande viaggio attraversando montagne e paesaggi stupendi, facendo percorsi in salita e in discesa, con l’obiettivo di arrivare al traguardo.

A chi la dedichi?

Come tutte le mie gare, la dedico prima di tutto a me stessa e, di riflesso, a tutte le donne che hanno deciso di uscire da uno stato di torpore sociale in cui essere mamma e lavoratrice sembra non lasciare spazio allo sport. Per noi donne allenarsi e gareggiare richiede spesso uno sforzo organizzativo ed emotivo maggiore. Ma è proprio questa motivazione profonda che ci rende più forti e resilienti.

Dedico quindi questa gara a tutte noi, che vogliamo regalarci un’opportunità da conquistare e rivendicare. Stiamo crescendo nel panorama sportivo, anche grazie a movimenti spontanei come L’Onda Donna, protagonista della gara simbolo dell’inclusione, ‘La Miguel’. Siamo però ancora troppo poche e, soprattutto, ancora troppo poco libere di scegliere il nostro tempo per lo sport.

 

Sempre più donne praticano sport e nello sport di endurance come le ultramaratone si dimostrano fortissime, a volte superando gli uomini.

Qual è stata la parte più difficile? Hai temuto il caldo o qualcos’altro?

La parte più difficile è stata la gestione degli imprevisti, che in una 50 km sono praticamente inevitabili. Sono partita con un’infiammazione al trocantere, quindi fin dal primo chilometro il mio obiettivo era mantenere il dolore sotto controllo. Con me c’era Alessio Montenero, al suo debutto come futuro ultramaratoneta, anche lui alle prese con un problema fisico. Entrambi abbiamo cercato di non sovraccaricare le parti già infiammate e la situazione è rimasta stabile fino all’altopiano. Lì il vento ci ha messi davvero con le spalle al muro. Sembrava di correre contro una parete di gomma, mentre i dolori iniziavano a farsi sentire.

Abbiamo allora cambiato strategia: alternare camminata e corsa ad alta frequenza, alleggerendo l’impatto a terra e contrastando meglio le raffiche. È stata la scelta vincente. Superati quei dieci chilometri di vento siamo stati ripagati da una discesa meravigliosa fino al traguardo, tagliato in volata tra sorrisi ed emozioni.

Quel traguardo non rappresentava soltanto un tempo o una distanza: aveva un valore umano enorme e ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio.

 

Nelle ultramaratone come nella vita ci sono tanti momenti difficili da attraversare, gestire, superare, senza stress e senza fretta. E, insieme, risulta essere molto meglio nella condivisione di crisi, fatiche, arrivi. Laura e Alessio hanno concluso, insieme, la 50 km del Gran Sasso in 6h32’59”.

Cosa hai scoperto di te stessa in questi 50km?

Ogni gara mi insegna a vivere pienamente il momento. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo su me stessa e sulla bellezza dell’istante che sto attraversando.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati, da realizzare, incompiuti?

Ho deciso di alzare ancora l’asticella e mettere alla prova la mia capacità di interpretare e gestire gare sempre più lunghe e impegnative. Il prossimo grande appuntamento sarà la 100 km del Vulcano, il 5 settembre 2026, dopo aver concluso la 100 km di Asolo nel 2025. Sarà un privilegio correre con l’Etna come protagonista, un altro immenso colosso della nostra straordinaria Italia.

 

Domenica 6 settembre 2026 ore 00.00 avrà luogo a Bronte (CT) l’11^ Etna Extreme – 100 km del Vulcano (D+ 2.450 m), organizzata dall’ASD Ecotrail Sicilia.

Il 5 luglio 2025 Laura ha corso la 13^ Asolo 100 km, corsa su strada, in 16h25’. Il vincitore fu Francesco Perini 8h09’39”, precedendo Marco Visintini 8h50’35” e Nathan Koziol (FRA) 9h29’27”.  Tra le donne vinse Antonella Ciaramella 9h42’18” precedendo Silvia Serafini 10h12’47” e Silvia Gambino 10h27’57”.

Cosa ti motiva essere Guida FISPES, Alfiera e Pacer?

Essere Guida FISPES nasce da una mia esigenza personale. Lo definisco il mio ‘sano egoismo’. Essere completamente in relazione con un atleta non vedente o ipovedente significa non gareggiare più per sé stessi, ma per un tutt’uno. L’energia diventa circolare, così come la concentrazione e la forza. Si diventa una combinazione di resistenza, fiducia e collaborazione. La stessa sensazione la vivo quando partecipo con la Fondazione Carol SOD Italia come alfiera: tirare, spingere o bilanciare la joëlette crea una straordinaria sinergia con il capitano che accompagni fino al traguardo.

Essere Pacer, invece, significa ricevere la fiducia di chi sceglie di affidarsi a te per raggiungere il proprio obiettivo. Mi piace pensare al pacer come a una nave che trasporta persone diverse verso lo stesso porto. Nessuno può rimanere indietro, perché ogni persona è importante e ha riposto in te la propria fiducia.

 

Sono tante le modalità di fare sport, per benessere, per performance, per se stessi, per gli altri.

Cosa dicono di te i tuoi figli? Ti considerano un esempio da imitare?

Come vivono tutto questo i tuoi figli? I miei tre figli sono inevitabilmente coinvolti nei miei impegni. Qualcuno li vive con maggiore entusiasmo, qualcuno li subisce un po’, ma alcuni sono diventati parte attiva dei miei progetti, partecipando agli allenamenti e accompagnandomi come Guida FISPES o come alfiera.

Anche quando non condividono direttamente questa passione, respirano un messaggio importante: quello dell’inclusione. Un mondo in cui non esiste chi dà e chi riceve, ma persone che si scambiano ciò che hanno, in un continuo reciproco arricchimento.

 

La pratica di uno sport è anche un’educazione alla vita per se stessi ma anche per la propria famiglia, colleghi di lavoro, amici che osservano, apprezzano, sostengono, imitano.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa? Come ti vedi tra 10 anni?

Le direi che c’è ancora tantissimo da fare e da conquistare. Le ricorderei, però, che dieci anni prima aveva soltanto un piccolo progetto. Oggi quel progetto è diventato una realtà importante e sono certa che, tra altri dieci anni, sarà ancora più forte e protagonista nel mondo della corsa.

 

È importante la consapevolezza di quello che si è fatto, che si sta facendo, che si vuol fare in futuro con fiducia, impegno, resilienza.

Un messaggio ai runner che hanno perso la motivazione?

A tutti i runner che hanno perso il mordente o si sono allontanati dalla corsa per qualsiasi motivo voglio dire una cosa. Condividete il vostro vissuto sportivo. Diventate Guide FISPES, donate la vostra esperienza e le vostre capacità.

Scoprirete che aiutare qualcuno a correre può diventare la vostra rinascita sportiva. Vi cambierà profondamente. Grazie Matteo per questa opportunità. Con affetto, Laura ‘La Ligia’.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza