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Cultura

“Ho paura di sedermi su un prato”: l’incubo di Cernobyl rivive a Edimburgo con la magistrale Elena Arvigo

“Ho paura di sedermi su un prato… siamo una specie che può scomparire”. ☢️ 🎭 Sono le parole da brividi su Cernobyl che la grandissima attrice italiana Elena Arvigo sta portando in scena al Fringe Festival di Edimburgo (il più importante festival teatrale al mondo) con un successo strepitoso! Il suo spettacolo “I monologhi dell’atomica” dà voce alle donne sopravvissute al disastro nucleare del 1986: vedove, madri e cittadine definite “Imperdonabili” per il loro rifiuto di tacere. Un pugno nello stomaco e un monito fortissimo in un’epoca segnata da guerre e disastri ambientali. Scopri la storia di questa artista straordinaria (candidata al premio Le Maschere del Teatro Italiano 2026) nel nostro approfondimento! 👇 🌍

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Atomic Tales - Elena Arvigo

Edimburgo (Scozia) / Cultura“Ho paura di sedermi su un prato… Cosa ci può essere di più terribile? È iniziata una nuova storia ecologica dell’umanità, di fronte a essa l’elemento nazionale è irrilevante. Sono un esemplare di una specie che può scomparire, come una farfalla, come i mammut al tempo loro”. Basterebbero queste agghiaccianti e profetiche parole della scrittrice e Premio Nobel Svetlana Aleksievicj per comprendere l’enormità e l’orrore del disastro nucleare di Cernobyl. Ma leggere queste parole su una pagina stampata è una cosa; sentirle urlare e sussurrare dal vivo, incarnate nel corpo e nella voce di una straordinaria attrice teatrale, è un’esperienza che scuote l’anima fin nelle fondamenta. È proprio questa la missione viscerale che Elena Arvigo, attrice sensibile e instancabile indagatrice dell’animo femminile, sta portando avanti con enorme successo al Fringe Festival di Edimburgo, la più grande e importante kermesse di arti performative del pianeta.

L’incubo radioattivo sul palcoscenico più importante del mondo

In una città scozzese che nel mese di agosto esplode letteralmente di vita, riempiendosi di teatro, danza e cabaret in centinaia di spazi ufficiali e improvvisati, la Arvigo ha scelto di portare una testimonianza di puro dolore e resistenza. Forte del trionfo dello scorso anno, l’attrice italiana torna in Scozia con i suoi acclamati Atomic Tales. Fino al 30 agosto, ogni giorno alle 15:15 presso lo Zoo Playground, presenterà in lingua inglese “I monologhi dell’atomica”, uno spettacolo indipendente e coraggioso (giunto a oltre 260 repliche e vincitore in Italia del Premio “Le Maschere del Teatro Italiano” 2023) tratto dal capolavoro letterario “Preghiera per Cernobyl”.

“Le imperdonabili”: le donne, la guerra e la necessità della memoria

L’opera portata in scena dalla Arvigo non è un freddo documentario storico sull’esplosione del reattore 4 avvenuta in quella maledetta notte del 26 aprile 1986. Al contrario, è una discesa in apnea nella storia profonda, muscolare e individuale di chi quella tragedia l’ha respirata, vissuta e pagata sulla propria pelle. Lo spettacolo fa parte del vasto progetto “Le imperdonabili”, un monumentale studio teatrale iniziato dall’artista nel 2013 e dedicato a figure di donne scomode, mitiche e reali, legate dal filo rosso e insanguinato della guerra. Donne definite “imperdonabili” proprio perché rifiutano di tacere, rifiutano il ruolo di vittime passive e scelgono ostinatamente di testimoniare, resistere e agire.

Attraverso la penna della Aleksievicj, sul palco scozzese prende vita, tra le altre, la voce straziante di Ljudmila Ignatenko, la giovanissima moglie di uno dei pompieri mandati a spegnere l’incendio radioattivo a mani nude e mandati a morire tra atroci sofferenze. “Ho aggiunto la Aleksievich alla mia personale lista di ‘Imperdonabili’, testimoni necessarie di questo nostro tempo”, spiega con trasporto Elena Arvigo. “È un percorso solo all’inizio. Sono storie faticose, ma poterle condividere con il pubblico è la parte più bella di questo mestiere”.

Un monito spietato per il nostro fragile e incerto presente

Oggi più che mai, l’atto teatrale si fa atto politico e giornalistico. Lo spettacolo tutela la memoria, certo, ma diventa soprattutto una lente di ingrandimento spietata puntata sulle ipocrisie e sulle fragilità dell’oggi. Viviamo in un’epoca in cui il corpo umano è costantemente esposto a rischi incalcolabili (bellici, ambientali, nucleari, industriali). In un mondo dominato dal terrore del cambiamento climatico, da guerre alle porte dell’Europa e dal dibattito sulla costruzione di nuove centrali nucleari, la memoria di Cernobyl smette di essere relegata ai libri di storia per trasformarsi in un monito rovente, urgente e attuale.

Verso nuovi trionfi: la candidatura per “Ismene”

A testimonianza dello straordinario spessore artistico della sua ricerca, il 2026 regala a Elena Arvigo un’altra immensa soddisfazione: l’attrice è nuovamente candidata al prestigioso Premio “Le Maschere del Teatro Italiano” come miglior interprete di monologo, questa volta per lo spettacolo Ismene (tratto dai versi di Ghiannis Ritsos). Un’opera che prosegue l’incessante e dolorosa ricerca sul rapporto carnale tra le donne e gli orrori della guerra. In attesa di questo nuovo verdetto italiano, la Arvigo continua a incantare, commuovere e far riflettere il severissimo pubblico di Edimburgo. Perché, finché ci sarà voce per ricordare, l’umanità avrà ancora una speranza di non commettere gli stessi, devastanti errori del passato.

Per rimanere aggiornati sull’esperienza a Edimburgo

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Instagram  https://www.instagram.com/elena_arvigo/

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Cultura

All’ombra di Pinocchio: Roma torna bambina con la nona edizione del festival gratuito “Di là dal fiume”

Sapevi che Roma ospiterà un intero festival gratuito dedicato alla magia dell’infanzia, del cinema e a Pinocchio? 🎪 🧒 Dal 23 agosto al 14 settembre torna la nona edizione di “Di là dal fiume”! Undici eventi gratuiti diffusi in tutta la Capitale (da Testaccio a Zagarolo) per celebrare i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi. In programma capolavori del cinema come “Il mio vicino Totoro” di Miyazaki e “Il Monello” di Chaplin, incontri d’arte, laboratori per bambini, omaggi a Carmelo Bene e visite all’ex Orfanatrofio della Marcigliana e al Museo del Giocattolo! Leggi l’articolo per scoprire il programma completo di questa meravigliosa iniziativa e tuffati di nuovo nella magia dell’infanzia! 👇 🎠

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Di là dal fiume

Roma – Esiste una linea sottile e misteriosa che separa il mondo disincantato degli adulti dall’universo magico, crudo e meraviglioso dell’infanzia. Una linea che l’arte, da sempre, tenta di attraversare. È proprio con questo spirito esplorativo che la Capitale si prepara ad accogliere la nona edizione di “Di là dal fiume”, l’attesissimo festival prodotto dall’associazione culturale Teatroinscatola ETS e diretto con maestria da Lorenzo Ciccarelli. Dal 23 agosto al 14 settembre 2026, Roma si trasformerà in un gigantesco palcoscenico diffuso, offrendo al pubblico un cartellone di undici eventi (rigorosamente a ingresso gratuito) che animeranno sei spazi diversi con proiezioni, concerti, installazioni, mostre e visite guidate.

“Di là dal fiume”: un viaggio magico nel segno di Carlo Collodi

Il cuore pulsante di questa edizione è il profondo e indissolubile rapporto tra Arte e Infanzia, un tema scelto non a caso. Il festival, infatti, prende le mosse dalle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini (1826-2026), il genio letterario noto in tutto il mondo con lo pseudonimo di Carlo Collodi. Come ricordava saggiamente Giorgio Manganelli: «Chi fa un viaggio rischia di arrivare, è accaduto ad Ulisse, accade anche a Pinocchio. Dopo fatiche e metamorfosi, egli è ammesso alla definitiva iniziazione alla condizione umana». Ed è proprio questa iniziazione, questo passaggio turbolento attraverso l’infanzia, che il festival intende raccontare, coinvolgendo luoghi insoliti della città: dall’ex Mattatoio di Testaccio (CAE) al cinquecentesco Palazzo Rospigliosi di Zagarolo, passando per Tor Bella Monaca e la Riserva Naturale della Marcigliana.

Il cinema dei Maestri: da Truffaut a Chaplin, fino alla magia dello Studio Ghibli

L’apertura della rassegna è affidata alla settima arte, con una sezione cinema di altissimo livello ospitata presso la Città dell’Altra Economia (CAE) a Testaccio. Si parte il 23 agosto con un capolavoro assoluto, “I 400 colpi” di François Truffaut, ritratto struggente delle inquietudini adolescenziali. Il 24 agosto si ride e ci si commuove con “Il monello” di Charlie Chaplin (1921). Le serate del 25 e 26 agosto, in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura, offriranno due perle orientali: la commedia “Buon giorno” di Yasujirō Ozu e l’onirico “Il mio vicino Totoro”, capolavoro d’animazione firmato da Hayao Miyazaki e dallo Studio Ghibli. E per i più piccoli, il 26 agosto, andrà in scena un laboratorio artistico interattivo guidato dallo scenografo Roberto Capone per colorare installazioni di animali giganti.

Pinocchio dal muto a Carmelo Bene: l’omaggio teatrale

La figura del burattino di legno più famoso del mondo sarà celebrata in pompa magna il 3 settembre presso lo storico Teatro La Comunità a Trastevere. La serata, intitolata “Pinocchio dal cinema muto a Carmelo Bene”, proporrà la visione del primissimo adattamento cinematografico di Pinocchio (datato 1911, con Ferdinand Guillaume), accompagnata per l’occasione dalla musica dal vivo del compositore Gabriel Maldonado. Seguirà un imperdibile incontro con Luisa Viglietti, storica costumista e collaboratrice del genio teatrale Carmelo Bene, che racconterà i retroscena dello spettacolo “Pinocchio ovvero Lo spettacolo della provvidenza” (1999).

Diritti dell’infanzia e collezionismo d’arte: le voci dei protagonisti

Il festival non è solo spettacolo, ma anche profonda riflessione sociale e civile. L’11 settembre (sempre al CAE), Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, presenterà il suo libro dedicato a Eglantyne Jebb, la rivoluzionaria fondatrice dell’organizzazione che stilò la prima Dichiarazione dei diritti del fanciullo. Un incontro impreziosito dalle letture dell’attrice Paola Rinaldi e dalle dirompenti fotografie di Pino Bertelli (“L’infanzia insanguinata”). Nella stessa giornata, lo storico dell’arte Giuseppe Garrera condurrà il pubblico nel labirinto della sua ossessione infantile: una mostra di 180 minuscoli oggetti d’arte e giocattoli firmati da giganti come Andy Warhol, Keith Haring e Bruno Munari.

Luoghi insoliti e memoria storica: l’ex Orfanatrofio e i balocchi

Il programma include anche due imperdibili appuntamenti fuori porta. Il 30 agosto i visitatori potranno perdersi nelle meraviglie del Museo del Giocattolo di Zagarolo, il più grande in Italia, situato nelle sale affrescate di Palazzo Rospigliosi. La chiusura del festival, il 13 settembre, sarà invece un viaggio nella memoria architettonica e cinematografica della Capitale: una visita guidata sulle tracce del suggestivo ex Orfanatrofio della Riserva Naturale della Marcigliana, costruito nel 1933 e reso immortale dal film “I nuovi mostri” (1977).

Un festival, “Di là dal fiume”, fieramente indipendente (zero sovvenzioni pubbliche o private per l’associazione organizzatrice) che promette di restituire a Roma, e ai romani, il diritto sacrosanto di guardare il mondo con gli occhi pieni di stupore di un bambino.

Programma

CINEMA

23/08 ore 21.00

I 400 colpi

regia di François Truffaut (1959)

CAE- Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo snc

CINEMA

24/08 ore 21.00

Il monello

regia Charlie Chaplin (1921)

CAE- Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo snc

CINEMA

dal 24 al 28/08 sala cinema Municipio VI, via Fernando Conti, ore 17.00- 20.00

dal 4 al 14/09 Casa dei Bimbi, via Libero Leonardi 153, orario biblioteca

Omaggio a Emanuele Luzzati e Giulio Gianini

 

CINEMA

25/08 ore 22.30

Buon giorno

regia di Yasujirō Ozu (1959)

CAE- Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo snc

LABORATORI

26/08 ore 19.00

Cartoni Animali

laboratorio pittorico per bambini a cura di Perfareungioco

CAE- Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo snc

CINEMA

26/08 ore 21.00

Il mio vicino Totoro

regia di Hayao Miyazaki (1988)

CAE- Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo snc

ARTE

30/08 ore 10.30

Museo del Giocattolo

visita guidata al museo con prenotazione obbligatoria

Palazzo Rospigliosi, piazza dell’indipendenza 6, Zagarolo

CINEMA

3/09 ore 20.30

Pinocchio: dal cinema muto a Carmelo Bene

musica dal vivo di Gabriel Maldonado

A seguire incontro con Luisa Viglietti e Giorgia Gabriele

Teatro La Comunità, Via Zanazzo Giggi, 1

LIBRI

11/09 ore 18.00

I figli dei nemici

incontro con Raffaela Milano (Save the Children Italia)

fotografie di Pino Bertelli (Ritratti dall’infanzia insanguinata)

letture di Paola Rinaldi

CAE- Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo snc

ARTE

11/09 ore 18.45

Enfantillages et bizarreries: vertige d’une collection

incontro con Giuseppe Garrera

CAE- Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo snc

ARCHITETTURA

13/09 ore 11.00

Riserva Naturale della Marcigliana

visita guidata in collaborazione con Ente Natura,

incontro con l’arch. Katia Longo: ex Orfanotrofio della Marcigliana

prenotazione obbligatoria

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Cultura

“Le scarpe rotte” di Menda Vreto: un inno commovente e feroce al coraggio di chi ha costruito il proprio futuro dal nulla

“Siamo partiti con le scarpe rotte. Ma chi ha mai detto che per inseguire un sogno servissero scarpe nuove?” 🥾 ❤️ Vi invitiamo a leggere e riflettere su questa poesia meravigliosa e spietata di Menda Vreto. Un inno potentissimo al sacrificio, al lavoro duro e a tutti coloro che nella vita si sono dovuti costruire un futuro partendo da zero, senza che nessuno regalasse loro nulla. Nessun tappeto rosso, solo sudore, cadute e un coraggio da leoni. Leggi il testo integrale e la nostra riflessione: ti ritrovi in queste parole e in questo orgoglio fiero? Condividila con chi ha fatto tanta strada con le “scarpe rotte”! 👇 📖

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Scarpe rotte

Cultura – In un’epoca storica e sociale come la nostra, in cui troppo spesso il lamento sembra aver sostituito l’azione e in cui la pretesa del “tutto e subito” ha cancellato il sacro valore del sacrificio, ci sono parole che risuonano come un monito. Parole che tagliano l’aria con l’urgenza della verità e che ci costringono a voltarci indietro, a guardare da dove veniamo e, soprattutto, a chiederci di che pasta siamo realmente fatti. È questo l’effetto dirompente che si prova leggendo “Le scarpe rotte”, la splendida e intensa poesia scritta da Menda Vreto. Un componimento che non è solo letteratura, ma un vero e proprio inno universale alla resilienza umana, alla dignità del lavoro e al coraggio di chi ha dovuto strappare il proprio destino con le unghie e con i denti.

L’epopea silenziosa di chi parte senza niente

I versi di Menda Vreto raccontano un’epopea silenziosa e cruda. Raccontano la storia di chi ha varcato una frontiera, reale o metaforica che sia, portando con sé un bagaglio fatto solo di disperazione e speranza, avendo ai piedi, letteralmente o simbolicamente, delle scarpe consunte. La poesia smonta fin dai primi versi la retorica illusoria della “terra promessa”: non ci sono tappeti rossi ad attendere chi fugge o chi cerca un riscatto, non ci sono strade lastricate d’oro né porte spalancate. C’è solo una strada sterrata e difficile, e una sola, imperativa, necessità per sopravvivere: costruire. Costruire con il sudore, con le cadute, con l’umiliazione e con quei sacrifici silenziosi che nessuno vede, ma che lasciano cicatrici indelebili sull’anima.

“Le scarpe rotte” di Menda Vreto: il testo integrale

Siamo partiti con le scarpe rotte.

Ma chi ha mai detto
che per inseguire un sogno
servissero scarpe nuove?

Da dove si parte davvero?
Da una frontiera, da un porto,
o dal momento in cui la vita
diventa troppo stretta
per contenere ciò che desideriamo?

E dove si arriva?
In una terra promessa?
Davanti a porte spalancate,
a strade coperte d’oro?

No.

Non c’erano tappeti rossi.
Non c’erano soldi per terra.
C’era soltanto una strada.

E allora, cosa resta
quando nessuno ti aspetta?

Costruire.

Con le mani.
Con il sudore.
Con le cadute.
Con quei sacrifici che nessuno vede.

Quanti ostacoli può attraversare un uomo
prima di capire quanto è forte?

Quante volte deve cadere
prima di chiamarsi invincibile?

Abbiamo perso persone lungo il cammino.
Abbiamo perso giorni,
sogni, illusioni.

Ma non abbiamo perso il passo.

E forse diventare qualcuno
non significa arrivare più lontano degli altri.

Significa guardarsi indietro
e poter dire:

Non mi è stato regalato niente.
Eppure, eccomi qui.

Le scarpe sono ancora rotte.

Ma quanta strada hanno fatto?

E forse è proprio questa
la nostra vera ricchezza:

non avere avuto una strada facile,
ma aver trovato comunque
il coraggio di percorrerla.

Una fiera rivendicazione di orgoglio e appartenenza

Ciò che colpisce maggiormente nei versi della Vreto non è il dolore, ma il fiero e indomito orgoglio che ne scaturisce. Non c’è vittimismo in questa narrazione poetica, ma una potente e viscerale presa di coscienza. Arrivare a “diventare qualcuno” non è misurato dalla ricchezza accumulata o dal distacco preso dagli altri, ma dalla capacità di potersi guardare indietro, guardare le proprie mani callose e poter dire a voce alta: “Non mi è stato regalato niente”. In queste parole c’è tutta la dignità dell’essere umano.

Le scarpe rimangono rotte, consumate dai sassi della vita, dai fallimenti e dai lutti, ma diventano il trofeo più prezioso da esibire. Perché la vera ricchezza, ci insegna in chiusura Menda Vreto con una lezione di rara potenza, non è mai quella di aver trovato la strada spianata e facile. La vera, unica, inestimabile ricchezza è l’aver trovato dentro di sé, contro ogni pronostico e in mezzo all’indifferenza del mondo, il coraggio disperato e meraviglioso di percorrerla fino in fondo. Un messaggio che ciascuno di noi dovrebbe custodire gelosamente nel cuore.

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Cultura

La trascendenza della natura e della vita in Angela Kosta

La raccolta poetica di Angela Kosta “PERLA D’AMORE”, è rinata in Corea come una vera Perla d’Amore, grazie alla traduzione in coreano del Dott. Kang Byeong-Cheol.Con gioia profonda e sincera, mi congratulo per questo grande traguardo. Grazie alla maestria nella traduzione del Dott. Kang, ho potuto anch’io leggere con facilità le opere della poetessa di fama mondiale Angela Kosta. È evidente che la maggior parte delle poesie di Angela Kosta ha origine nella natura.

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Dott.ssa KOO MYONG-SOOK ,Angela Kosta

Dott.ssa KOO MYONG-SOOK
Poetessa, Dottoressa in Filosofia (Università di Bielefeld, Germania), Professoressa invitata all’Università Soka (Giappone), Professoressa visitatrice all’Università Waseda (Giappone). Attualmente è Professoressa emerita presso la Sookmyung Women’s University, Membro del Consiglio del Museo Nazionale della Letteratura della Corea, Direttrice del Centro Culturale di Seocho

Redazione-  La raccolta poetica di Angela Kosta “PERLA D’AMORE”, è rinata in Corea come una vera Perla d’Amore, grazie alla traduzione in coreano del Dott. Kang Byeong-Cheol.Con gioia profonda e sincera, mi congratulo per questo grande traguardo. Grazie alla maestria nella traduzione del Dott. Kang, ho potuto anch’io leggere con facilità le opere della poetessa di fama mondiale Angela Kosta. È evidente che la maggior parte delle poesie di Angela Kosta ha origine nella natura.
Le immagini di boschi, fiumi, brezza e stelle, non rimangono semplici paesaggi, ma si oscillano come simboli esistenziali. La stella, ad esempio, appare come una lampada che illumina la speranza trascendente. Attraverso la natura, la sua poesia esplora la solitudine fondamentale dell’essere umano, così come la solidarietà e le ragioni dell’esistenza.
Le sue opere esprimono anche la vitalità del ciclo della vita, nascita ed estinzione, vita e morte. In particolare, il suo linguaggio è intriso di una voce femminile che trasmette una forza vitale, dolce ma ben salda. Ella canta la volontà struggente di proteggere la vita fino in fondo, pur abbracciando la sofferenza umana. Non si tratta di una femminilità meramente sentimentale, ma di una forza che afferma l’esistenza fino all’estremo.
Infine, la sua poesia va oltre la semplice descrizione sensoriale e accoglie il mistero e la spiritualità, inducendo i lettori a riflettere sul significato fondamentale della vita. Le poesie di Angela Kosta non si fermano a una lirica sensoriale, ma si espandono in una dimensione spirituale. Attraverso la luce delle stelle consolano il dolore umano; nel fluire del fiume rivelano il ciclo della vita; nel respiro del bosco evocano il tempo e la memoria. Per il lettore, le sue opere non costituiscono una semplice “esperienza di lettura”, ma offrono un invito alla contemplazione meditativa. Per questo, la poesia di Kosta spesso risuona come preghiera, inno o meditazione.
Nella poesia “Un pezzo di pane”, ella canta la sopravvivenza e la condivisione. Il pane simboleggia l’unità minima della sopravvivenza e della vita quotidiana. Kosta considera il pane non come un semplice alimento, ma come il minimo indispensabile di amore e speranza, di cui sostiene l’esistenza. Attraverso il significato di “un pezzo di pane”, ella celebra la dignità, la sacralità e la trascendenza della vita rivelata nelle cose più piccole.
Leggendo “La vita”, questa non appare come una linea retta, ma come “flusso” e “ciclo”. La vita scorre come un fiume, incrociando luce e oscurità, speranza e disperazione. Kosta non vede la vita soltanto come sofferenza, ma ne sottolinea i cicli, le lezioni e le rivelazioni.
In “L’apoteosi di Beelzebub”, affronta la critica del desiderio e del male. Alla fine, la sua voce abbraccia la sofferenza e l’amore umano, la critica sociale e la riflessione spirituale, rivelandola come una vera poetessa universale.

“L’uomo si inginocchia davanti all’ombra creata da lui stesso, e invoca il nome di Beelzebub come fosse Dio.”

Con immagini così forti, ella denuncia il culto del potere e la corruzione del desiderio nella società moderna. Ma non si tratta di una semplice satira religiosa: si legge piuttosto come una favola moderna che invita al risveglio spirituale e alla resistenza etica. Il linguaggio di Kosta è conciso, ma ricco di immagini e simboli, di una profondità e ampiezza incalcolabili, pur offrendo sempre al lettore una fresca novità.

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