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“Merita il Nobel per la Letteratura”: la clamorosa consacrazione internazionale per l’illustre poetessa Maria Teresa Liuzzo

“Questa Autrice italiana, grande amica del mondo, merita di essere tra i futuri candidati al Nobel per la Letteratura”. ๐Ÿ–‹๏ธ ๐ŸŒ La voce poetica della Dottoressa Maria Teresa Liuzzo conquista il panorama accademico internazionale! A lanciare la prestigiosissima proposta รจ l’illustre critico, romanziere e accademico algerino Med Nadhir Sebaa, che in una bellissima e commossa lettera analizza la “dissezione dell’anima umana” condotta magistralmente nei romanzi e nelle poesie della Liuzzo. Leggi l’articolo e scopri il testo integrale di questo commovente riconoscimento letterario. ๐Ÿ‘‡ ๐Ÿ“–

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Maria Teresa Liuzzo

Redazione-ย  Ci sono voci letterarie che nascono per rimanere confinate nel proprio recinto accademico, e ci sono anime che, invece, scrivono con un respiro talmente universale da riuscire a scavalcare le montagne, attraversare gli oceani e unire popoli lontanissimi tra loro. Maria Teresa Liuzzo appartiene indiscutibilmente a questa seconda, rarissima e preziosissima categoria di autori. La sua scrittura, da sempre caratterizzata da una sensibilitร  quasi dolorosa e da un amore viscerale per l’umanitร , continua ininterrottamente a raccogliere consensi e riconoscimenti di altissimo prestigio internazionale. L’ultimo, in ordine di tempo, รจ un tributo critico di una levatura e di una portata emotiva eccezionali, giunto direttamente dalle aule universitarie dell’Algeria, a firma di uno degli intellettuali piรน raffinati del bacino del Mediterraneo: il professor Med Nadhir Sebaa, docente di Letteratura presso l’Universitร  di Batna, noto saggista, poeta, romanziere e critico d’arte di chiara fama.

Una dissezione dell’anima tra umanesimo, scienza e infinito amore

Nel suo approfondito e commosso saggio critico, il professor Sebaa non si limita a un’analisi stilistica fredda e distaccata dell’immensa antologia della Liuzzo, ma entra in profonda connessione con la spiritualitร  della scrittrice. Definisce la sua opera come “abbondante, originale e variegata”, lodando la sua straordinaria capacitร  di riproporre le grandi tematiche universali dell’esistenza umana (la vita, la morte, il dolore, la speranza) senza mai cadere nella retorica o in stili antiquati. Anzi, secondo l’accademico algerino, Maria Teresa Liuzzo compie nei suoi testi una vera e propria “dissezione quasi psicanalitica” dell’animo umano.

รˆ una passeggiata dell’intelligenza, la sua, condotta sempre con l’ausilio di due stampelle fondamentali: l’umanesimo piรน puro e un’impalcatura scientifica che le impedisce di scivolare nella banalitร . L’autrice rifugge con fermezza quello che il critico chiama genialmente il “lettino da scrittura di Procuste”, ovvero la tentazione di piegare la realtร  alle proprie tesi, costringendo il lettore in schemi rigidi. Al contrario, la Liuzzo resta sempre umile, fedele al suo principio fondante: “Scrivere significa rimanere umili, perchรฉ solo l’amore per i nostri simili innalza gli altri”.

Il rifugio dell’infanzia e la feroce condanna dei vizi adulti

La grandezza della Liuzzo, che il critico sottolinea con ammirazione, risiede nella sua lealtร , nella semplicitร  e nel calore con cui affronta argomenti abissali. L’amore universale si traduce spesso in un disperato e romantico ritorno all’infanzia, l’unico vero luogo dell’innocenza. Nei versi e nella prosa della poetessa emerge con forza la certezza incrollabile che ogni bambino nasca intelligente, buono e puro, e che debba essere protetto con i denti e con le unghie dalla “stupiditร  e dalla perversione degli adulti”, mali che l’autrice denuncia e seziona meticolosamente, condannando i vizi, gli odi ingiustificati e le trasgressioni ridicole dell’era moderna.

L’appello del professor Med Nadhir Sebaa: “Candidatela al Nobel”

Attraverso grandi affreschi che rendono omaggio alla dignitร  delle donne e dell’essere umano nella sua interezza, le opere della Liuzzo (da “La luce del ritorno” a “Genesis”, passando per lo struggente “Non dirmi che ho amato il vento!”) dimostrano una padronanza stilistica sbalorditiva. Maria Teresa domina sia la lingua letteraria piรน alta e cesellata, sia la forza saporita e carnale dei dialetti. Ed รจ proprio al culmine di questa incisiva disamina che il professor Sebaa lancia il suo appello vibrante e inequivocabile: questa autrice, grande amica dell’Algeria e del mondo intero, “merita di essere tra i futuri candidati al Nobel per la Letteratura”.

Il testo integrale della lettera critica

Per onorare la statura intellettuale del mittente e della destinataria, e per permettere ai lettori di assaporare la bellezza assoluta di queste parole, riportiamo di seguito il testo integrale e originale redatto dal Professor Med Nadhir Sebaa (datato 28 luglio 2023):

ยซPer la scrittrice e poetessa Maria Teresa Liuzzo: opera abbondante, originale e variegata…

“Scrivere significa rimanere umili”. Solo l’amore per i nostri simili innalza gli altri (M.T.L.). L’opera di Maria Teresa Liuzzo, famosa scrittrice – poetessa italiana, riconosciuta dal grande pubblico, รจ caratterizzata dalla geniale ripetizione di argomenti attuali, nelle forme moderne, da tradurre nell’ottica di una dissezione quasi psicanalitica, la passeggiata della bella intelligenza umana con umanesimo, scienza e grande originalitร , evitando il ”lettino da scrittura di PROCUSTE”, elastico, sbiadito e attuale.

Maria Teresa, lontana da ogni pretesa intellettuale descritta nelle sue suggestive poesie e nei romanzi in prosa, le gioie, i dolori, le speranze della vita… con lealtร , semplicitร  e calore… L’amore degli uomini del mondo, dei suoi fratelli e simili, รจ uno dei tanti temi essenziali, fino al ritorno all’infanzia per estrarre la certezza che ogni bambino รจ intelligente, fondamentalmente innocente e che va protetto dalla stupiditร  e dalla perversione degli adulti; che lei denuncia meticolosamente.

Ricco, variegato, affascinante, il lavoro della Dottoressa Liuzzo, romantico e talvolta autobiografico – e che disegna grandi affreschi in omaggio all’essere umano, alle donne e all’umanitร , ha il raro privilegio di avere suscitato un considerevole numero di studi dedicati alla sua esperienza e al suo percorso intimo. Le critiche piรน diverse sono state formulate sulla sua antologia, composta da ”La luce del ritorno ”, ”L’ombra affamata della madre”, ”E adesso parlo!”, ”Genesis”, ”Umanitร ” …trasporto abilmente dei temi di tutto ciรฒ che aveva vissuto finora, scritti con sensibilitร  e intrisi di energia, motivazione, nuovo Spirito e amore, che hanno dominato la sua vita, ogni disegno dall’arsenale della sua autobiografia, per misurare il suo talento, la sua originalitร , alla vigilia di un’infinita ricerca umanista espressa con forza nel suo bellissimo ”Non dirmi che ho amato il vento!”.

Poichรฉ sottolinea il ridicolo delle trasgressioni, degli odi e dei vizi, Maria Teresa si รจ volentieri collocata in diacronia, attraverso un contributo e un immaginario che danno alla lettura alcune sorti di personaggi, attori, registrate nella Storia piรน esaustiva di uno spazio familiare ampliato nell’ambiente sociale. Con una grande tecnica di spogliarello e armata di mente acuta, uno sguardo osservatore, una grande sensibilitร , Maria Teresa Liuzzo ci rivela le innumerevoli risorse sia della lingua letteraria sia dei dialetti che lei utilizza con indirizzamento e in modo gustoso.

Questa Autrice, grande amica del mio Paese Algeria e del mondo, merita di essere tra i futuri candidati al NOBEL per la LETTERATURA.

Med Nadhir Sebaa, 28 luglio 2023ยป

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Sanremo come dispositivo di nazionalizzazione della canzone italiana: unโ€™idea di โ€œitalianitร  musicaleโ€ che trae origine dal patrimonio mediterraneo della canzone partenopea del Novecento.

Quando nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, la canzone italiana non ha ancora unโ€™identitร  autonoma: รจ proprio la tradizione napoletana a fornire il modello melodico e poetico su cui il Festival costruirร  la propria estetica. Un punto spesso dimenticato รจ che il Casinรฒ di Sanremo ospitรฒ in effetti giร  prima, nel 1931, una grande manifestazione dedicata alla musica napoletana, il Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi .

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Tiziana Fiori

Redazione-ย  Quando nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, la canzone italiana non ha ancora unโ€™identitร  autonoma: รจ proprio la tradizione napoletana a fornire il modello melodico e poetico su cui il Festival costruirร  la propria estetica. Un punto spesso dimenticato รจ che il Casinรฒ di Sanremo ospitรฒ in effetti giร  prima, nel 1931, una grande manifestazione dedicata alla musica napoletana, il Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi .

ย La kermesse, pur non ripetuta, rimase nella memoria cittadina e divenne il modello mentale per chi, dopo la guerra, immaginรฒ un festival musicale stabile. . Questo dato รจ cruciale: la canzone napoletana, primo repertorio urbano moderno dโ€™Italia, entra cosรฌ nel DNA del Festival prima ancora che il Festival ย stesso esista!

Non รจ un caso che molti dei primi interpreti sanremesi โ€” da Nilla Pizzi a Claudio Villa โ€” incarnino una vocalitร  chiaramente debitrice della tradizione partenopea.

ย La canzone napoletana struttura il DNA stesso di Sanremo.

Nel processo di formazione della canzone italiana, Napoli svolge un ruolo fondativo: non solo perchรฉ la canzone napoletana costituisce il primo repertorio urbano moderno della penisola, ma perchรฉ offre allโ€™immaginario nazionale un modello melodico, linguistico e sentimentale che diventerร  la matrice della produzione musicale italiana, anche nel mondo.

ย Lโ€™autore Aniello Califano รจ dunque uno dei mediatori attraverso cui la tradizione napoletana si apre alla dimensione nazionale: la sua scrittura, piรน immediata e melodicamente โ€œcantabileโ€, prefigura quella linea melodica che, attraverso Murolo, Bruni, Ranieri e poi Dโ€™Alessio, confluirร  nella canzone italiana del secondo Novecento.

La forza della canzone napoletana sta nella sua capacitร  di rinnovarsi senza perdere la propria identitร . Nel corso del Novecento e fino ai giorni nostri, la tradizione partenopea continua a generare nuove forme: la scuola chitarristica di Roberto Murolo, la vocalitร  drammatica di Sergio Bruni, la modernizzazione blues e jazz di Pino Daniele, la linea melodica pop di Massimo Ranieri e Gigi Dโ€™Alessio e la reinvenzione elettronica e urbana di Liberato

Tutte queste traiettorie, pur diversissime, mantengono un legame profondo con la tradizione ottocentesca e con quella generazione dโ€™oro di poeti che ha definito il linguaggio della canzone napoletana.

ย In questo orizzonte, la figura di Aniello (Alessandro) Califano si colloca come punto di snodo tra la grande stagione poetica di fine Ottocento e la successiva nazionalizzazione del gusto melodico. Rispetto ai tre grandi autori che hanno definito lโ€™identitร  della canzone napoletana โ€” Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo e Libero Bovio โ€”A. Califano ha saputo trasformare, in questo continuum, la tradizione in un linguaggio accessibile, popolare, nazionale, contribuendo a costruire quel ponte che unisce Napoli alla canzone italiana.

Califano รจ uno dei parolieri piรน influenti della canzone napoletana classica: autore di alcuni dei testi piรน celebri della tradizione partenopea, tra cui โ€™O surdato โ€™nnammurato (1915), Tiempe belle, presenti nelle raccolte e nei concerti dedicati alla tradizione partenopea e interpretate da generazioni di cantanti napoletani e non solo, rimanendo nel repertorio fino a oggi.

La sua scrittura combina lirismo popolare, attenzione alla vita quotidiana e un forte senso melodico, elementi che diventeranno tratti distintivi della canzone napoletana del Novecento.

ย La sua poetica si fonda su una emozione immediata, diretta, capace di parlare a un pubblico vasto senza rinunciare a una forte intensitร  espressiva e comunicativa che anticipa la futura canzone italiana.

โ€™O surdato โ€™nnammurato, con la sua apparente semplicitร , รจ un esempio perfetto: una canzone popolare che trascende il locale, capace di diventare simbolo identitario e di attraversare il Novecento fino a oggi, preludendo a quella linea melodica che, attraverso Murolo, Bruni e poi Ranieri, confluirร  nella canzone italiana del secondo Novecento. In questo senso, Califano non รจ soltanto un autore della tradizione napoletana: รจ uno dei mediatori attraverso cui โ€œNapoli entra nel cuore della canzone italianaโ€, trasformando un patrimonio locale in un linguaggio nazionale.

La canzone italiana, cosรฌ come si definisce nel dopoguerra, non nasce dal nulla: eredita a piene mani dalla tradizione napoletana una serie di elementi strutturali e simbolici: la melodia, la forma strofica regolare (strofaโ€“ritornello, modulazioni) e la tematizzazione dellโ€™amore, della nostalgia, del mare e della cittร .

Unโ€™idea di โ€œitalianitร  musicaleโ€ fondata sul Mediterraneo che il Festival di ย Sanremo eredita e istituzionalizza.

Non รจ un caso che molti dei primi interpreti sanremesi provenissero da quella tradizione o ne fossero influenzati.

ย La kermesse , in questo senso, non inventa la canzone italiana: la istituzionalizza, la nazionalizza, la televisivizza. E lo fa a partire da un patrimonio che รจ, in larga parte, napoletano.

Quando nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, infatti, la canzone italiana โ€œnazionaleโ€, come giร  ribadito, non esiste ancora come genere autonomo.

Il Festival dei fioriย comeย dispositivoย diย nazionalizzazioneย dellaย canzoneย italiana

Il Festival di Sanremo nasce nel 1951 in unโ€™Italia che sta ricostruendo la propria identitร  culturale e simbolica dopo la guerra, e fin dallโ€™inizio si configura come un vero dispositivo di nazionalizzazione della musica leggera. impressa nella memoria cittadina e fornรฌ il modello mentale per la futura manifestazione. Quando in quellโ€™anno la RAI e il Casinรฒ decidono di creare una competizione dedicata alla โ€œcanzone italianaโ€, non fanno altro che istituzionalizzare un patrimonio giร  riconosciuto come nazionale, trasformando un repertorio locale in un linguaggio condiviso.

Lโ€™arrivo della televisione nel 1955 amplifica il processo: il Festival di San Remo diventa un rito collettivo, un luogo in cui la melodia mediterranea, la vocalitร  lirica e il sentimentalismo ereditati dalla tradizione napoletana vengono diffusi in tutto il Paese, contribuendo a costruire un immaginario musicale unitario in unโ€™Italia ancora profondamente regionale. In questo senso, Sanremo non รจ semplicemente un festival: รจ un meccanismo culturale che seleziona, codifica e trasmette unโ€™idea di italianitร  musicale, trasformando la canzone in un bene nazionale. La sua funzione non รจ solo estetica, ma politica e simbolica: attraverso la radio prima e la televisione poi, la kermesse crea un repertorio comune, un lessico affettivo condiviso, un pantheon di interpreti e melodie che diventano parte della memoria collettiva. La canzone napoletana, che aveva giร  elaborato un linguaggio melodico riconoscibile e una poetica dellโ€™emozione immediata, trova cosรฌ nel Festival il luogo della propria nazionalizzazione definitiva, mentre Sanremo trova in essa la propria matrice estetica. Il risultato รจ un processo circolare: Napoli fornisce il modello, il Festival di ย Sanremo lo diffonde, lโ€™Italia lo riconosce come proprio.

Laย televisioneย comeย vettoreย diย nazionalizzazioneย delย Festivalย diย Sanremo

Il ruolo della televisione nella storia del Festival di Sanremo รจ cosรฌ decisivo da poter essere considerato il vero motore della sua trasformazione in un dispositivo di nazionalizzazione della canzone italiana. Se le prime edizioni del Festival (1951โ€“1954) avevano un impatto limitato e si svolgevano nel salone del Casinรฒ, tra tavolini e pubblico distratto, รจ solo con il 1955 โ€” anno in cui la RAI trasmette per la prima volta la kermesse in diretta televisiva โ€” che Sanremo diventa un fenomeno culturale di massa, capace di raggiungere un pubblico nazionale e di costruire un immaginario condiviso .

La televisione, introdotta in Italia nel gennaio 1954, era allora un medium nuovo, desiderato, quasi magico. Poche famiglie possedevano un apparecchio, ma la visione collettiva nei bar, nei circoli, nei locali pubblici trasformava ogni trasmissione in un rito comunitario. Il Festival di Sanremo, trasmesso in diretta giร  dal secondo anno di vita della TV, divenne immediatamente uno degli appuntamenti piรน seguiti: un evento che non solo intratteneva, ma riuniva gli italiani, contribuendo a costruire una cultura nazionale in un Paese ancora segnato da forti differenze regionali.

La televisione amplificรฒ il Festival proprio nel momento in cui lโ€™Italia stava vivendo il miracolo economico, un periodo di modernizzazione accelerata che favorรฌ la diffusione di nuovi consumi culturali e di nuovi modelli di vita. In questo contesto, Sanremo divenne il luogo in cui la musica leggera โ€” fino ad allora diffusa soprattutto attraverso la radio e i circuiti locali โ€” veniva codificata, selezionata e trasmessa come repertorio nazionale.

La televisione non si limitรฒ a mostrare le canzoni: costruรฌ unโ€™estetica, un linguaggio, una ritualitร . Le inquadrature, i costumi, la scenografia, la presenza del presentatore, la gestualitร  dei cantanti: tutto contribuiva a creare un immaginario riconoscibile e ripetibile. La canzone italiana, attraverso Sanremo, divenne un prodotto visivo oltre che sonoro, e la sua diffusione televisiva ne garantรฌ la circolazione capillare. Brani come Grazie dei fiori o Nel blu dipinto di blu non furono solo successi musicali: furono eventi televisivi, momenti di identificazione collettiva che entrarono nella memoria nazionale.

La televisione, inoltre, rese possibile un processo di standardizzazione del gusto: ciรฒ che veniva premiato a Sanremo diventava automaticamente โ€œitalianoโ€, mentre ciรฒ che restava fuori tendeva a essere percepito come periferico o minoritario. In questo senso, il Festival agรฌ come un filtro culturale: selezionava, legittimava e diffondeva un modello melodico che, pur trasformandosi nel tempo, rimase sempre riconoscibile. La tradizione napoletana โ€” giร  radicata nel DNA del Festival grazie alla kermesse del 1931โ€‘32 โ€” trovรฒ cosรฌ nella televisione il mezzo per diventare definitivamente nazionale.

In sintesi, la televisione non fu un semplice canale di trasmissione: fu il dispositivo che trasformรฒ Sanremo in un rito nazionale, capace di unificare il Paese attraverso la musica. Senza la televisione, Sanremo sarebbe rimasto un festival locale; con la televisione, divenne il luogo in cui lโ€™Italia imparรฒ a riconoscersi nella propria canzone.

Il Festival, nato per rilanciare il turismo e creare un repertorio nazionale, compie unโ€™operazione culturale precisa: trasforma un modello locale (napoletano) in un modello nazionale, lo โ€œnormalizzaโ€ attraverso lโ€™orchestrazione RAI , lo rende televisivo e popolare.

Negli anni โ€™50, quando la televisione entra nelle case (dal 1955)ย ย  Sanremo diventa il luogo in cui la canzone napoletana si mescola con:

– swing e jazz americano

– chanson francese

– primi influssi rock

– musica orchestrale da varietร 

Il risultato รจ la โ€œcanzone italiana modernaโ€, che conserva perรฒ un nucleo melodico chiaramente mediterraneo.

Gli ultimi cantanti vincitori della rassegna sanremese hanno proposto canzoni facilmente riconducibili alle tematiche e sonoritร  melodiche napoletane: laย  recente canzone vincitrice neomelodicaย  Per sempre Sรฌ ,presentata dallโ€™artista Sal da Vinci, รจ un esempio eclatante di come il gusto musicale nazionale sia stato negli anni fortemente influenzato dalla tradizione melodica imperante nella piรน seguita ed amataย  kermesse canora italiana!

Per cui vale ancora piรน che maiย  lo slogan

PERCHEโ€™ SANREMO รˆ SEMPRE SANREMO!

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La forza incrollabile delle donne: la storia di Menda Vreto, tra sacrifici, lacrime e una speranza invincibile

“La vera forza non รจ non piangere o non avere paura. La vera forza รจ andare avanti, mettendo da parte te stessa per salvare chi ami”. โค๏ธ ๐Ÿ˜ข Una storia che vi stritolerร  il cuore, ma che vi riempirร  di un’immensa speranza. Leggi la straordinaria testimonianza di Menda Vreto: immigrata in Italia, con il marito gravemente malato, la casa all’asta e due figlie piccole. Per salvarle ha messo da parte la sua laurea in agronomia, รจ andata a fare la badante a Milano e ha lottato con le unghie e con i denti. Oggi, le sue bambine sono donne laureate e di successo. Un potentissimo inno all’amore materno e alla dignitร  femminile. ๐Ÿ‘‡ ๐ŸŒน

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Menda Vreto

Storie Vere – Viviamo in un’epoca in cui la parola “resilienza” viene spesso abusata, svuotata del suo significato piรน profondo e utilizzata come un banale slogan motivazionale. Ma ci sono vite, storie scritte con le lacrime e con il sudore, che ci ricordano cosa significhi davvero resistere alle tempeste dell’esistenza. Quella di Menda Vreto non รจ una semplice testimonianza biografica: รจ un inno viscerale e potentissimo alla forza inesauribile delle donne, all’amore materno che non conosce ostacoli e alla dignitร  di chi sceglie di non arrendersi mai, nemmeno quando il destino sembra accanirsi con la massima ferocia.

L’arrivo in un Paese sconosciuto e l’ombra devastante della malattia

La storia di Menda inizia come quella di tante donne immigrate: l’arrivo in Italia in giovanissima etร , un Paese nuovo da decifrare, una lingua da imparare e, soprattutto, due bambine piccole da crescere e proteggere. Lasciarsi alle spalle le proprie radici, una vita conosciuta e rassicurante, per lanciarsi verso un futuro incerto รจ giร  di per sรฉ una prova di coraggio titanica. Ma la vita, purtroppo, aveva in serbo per la sua famiglia sfide ben piรน crudeli.

Il marito di Menda viene colpito da una gravissima malattia allo stomaco, un calvario clinico che lo costringe a subire ben tre interventi chirurgici. E come se non bastasse, anche la stessa Menda finisce sotto i ferri per due operazioni alla tiroide. In pochissimo tempo, quella che doveva essere una serena famiglia in cerca di fortuna si ritrova travolta: due genitori malati, due figlie piccole da mantenere, le bollette che si accumulano, i risparmi che svaniscono e il conto in banca che si prosciuga. Sono i giorni piรน bui, quelli in cui la disperazione bussa forte alla porta e in cui, per riuscire a mettere qualcosa in tavola, diventa indispensabile bussare con umiltร  alle porte della Caritas.

Il pasto della disperazione e l’innocenza protetta a tutti i costi

C’รจ un ricordo, nella mente di questa donna straordinaria, che fa stringere il cuore e che fotografa meglio di mille trattati sociologici cosa significhi la povertร  assoluta. Menda lo chiama, con un sorriso amaro, “il ricordo della pasta con le farfalle”. Quando metteva la pentola sul fuoco, l’acqua non bolliva per cuocere il formato di pasta che tutti conosciamo, ma perchรฉ nel pacco c’erano letteralmente le farfalline, gli insetti del cibo avariato, eppure non c’era nient’altro da mangiare per sfamare la famiglia.

Eppure, in quel mare di privazioni, Menda aveva un solo, incrollabile obiettivo: proteggere le sue figlie dalla brutalitร  della sofferenza. ยซCercavo di non far vedere il dolore alle mie figlieยป, racconta. ยซLe mandavo in camera a giocare, perchรฉ non volevo che portassero sulle loro piccole spalle il peso insostenibile dei problemi degli adulti. Volevo che, almeno per qualche ora, potessero sentirsi semplicemente bambineยป. Un atto di amore purissimo, un tentativo disperato di preservare un briciolo di innocenza infantile in una casa assediata dalle preoccupazioni.

Il sacrificio supremo: la separazione per salvare la casa all’asta

Ma l’amore, a volte, richiede strappi dolorosissimi. Con il marito invalido, le figlie da sfamare e l’incubo imminente di perdere la propria casa, finita all’asta per i debiti, Menda si trova davanti a un bivio drammatico. Deve fare la scelta piรน lacerante per una madre: separarsi fisicamente dalle sue figlie. Mette in un cassetto la sua laurea in agronomia, chiude i suoi sogni personali in una valigia e parte per Milano, accettando di lavorare come badante per assistere la madre di un primario dell’ospedale Niguarda.

Saranno sei lunghissimi, interminabili anni di lontananza. ยซรˆ stato uno dei sacrifici piรน grandi della mia vita, un dolore che ancora oggi faccio fatica a raccontare. Ricordo i momenti in cui potevo vedere le mie bambine soltanto attraverso un vetroยป. In quel momento, il lavoro non era piรน una questione di realizzazione personale, ma di pura, ferrea sopravvivenza. Menda ha svolto i lavori piรน umili, quelli che molti rifiutano, senza provare mai un grammo di vergogna. Perchรฉ in ogni pavimento lavato, in ogni notte passata ad assistere un anziano, c’era la dignitร  della sua famiglia e la salvezza della sua casa.

Crescere troppo in fretta: il coraggio di due piccole donne

Mentre la madre combatteva a Milano, a casa le due bambine, di appena 10 e 8 anni, si trovavano costrette a crescere a una velocitร  innaturale. Hanno dovuto accudire il padre malato, imparare a cucinare, assumersi responsabilitร  giganti. Eppure, non solo hanno resistito, ma si sono distinte. Fortissime a scuola, trovavano addirittura il tempo per aiutare due bambine italiane a fare i compiti.

Il ricordo che piรน tormenta Menda รจ quello delle corsie d’ospedale, quando le sue figlie, guardando i medici negli occhi, chiedevano con il terrore nella voce: ยซDottore, mio padre guarirร ? Non morirร , vero?ยป. Erano bambine che avevano conosciuto l’assenza e la paura della morte troppo presto. Eppure, proprio in quel dolore condiviso, la famiglia ha trovato la colla per non disgregarsi.

La rinascita: lauree, dignitร  e il vero significato della forza femminile

Oggi, la tempesta รจ finalmente alle spalle. Le lacrime hanno lasciato il posto a un orgoglio immenso, dirompente. Quelle due bambine impaurite sono diventate donne forti, laureate, specializzate, padrone del proprio destino. Menda รจ riuscita nella sua titanica impresa: ha salvato la casa, ha curato il marito, ha fatto studiare le figlie. Resta, nel cuore della madre, il rimpianto per non aver potuto regalare loro un’infanzia spensierata e leggera.

Ma la lezione che ci consegna Menda Vreto รจ universale e preziosa: ยซHo imparato che la forza di una donna non significa non avere mai paura, non piangere o non sentirsi stanca. La vera forza รจ andare avanti anche quando si รจ terrorizzati. รˆ rialzarsi quando non ci sono piรน energie, รจ fare sacrifici mantenendo intatta la propria dignitร , mettendo da parte se stesse per proteggere chi amiamoยป.

La sua non รจ solo una storia di dolore, ma un inno alla speranza. Ci insegna che non si puรฒ cambiare il passato, ma si puรฒ trasformare la sofferenza in un’opportunitร  di rinascita inarrestabile. Ed รจ questa, in fondo, l’unica e meravigliosa veritร : la vera forza delle donne sta nella sovrumana capacitร  di amare e di ricominciare. Anche quando il mondo intero ti dice che รจ impossibile.

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Recensione della poesia “Tu sempre mi perdonavi” del noto autore Luan Rama

Luan Rama รจ un diplomatico, scrittore e ricercatore albanese di Tirana che vive e lavora a Parigi, Francia. รˆ autore di molti libri dedicati ai legami tra la cultura francese e quella albanese. In qualitร  di ex ambasciatore dell’Albania in Francia (1991-92) e dell’UNESCO (1997-2001), ha lavorato soprattutto per proteggere e sviluppare i valori europei del suo paese.

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Luan Rama

Redazione-ย  Luan Rama รจ un diplomatico, scrittore e ricercatore albanese di Tirana che vive e lavora a Parigi, Francia. รˆ autore di molti libri dedicati ai legami tra la cultura francese e quella albanese. In qualitร  di ex ambasciatore dell’Albania in Francia (1991-92) e dell’UNESCO (1997-2001), ha lavorato soprattutto per proteggere e sviluppare i valori europei del suo paese.
Luan Rama appartiene alla categoria degli scrittori albanesi tradotti, ovvero gli scrittori di origine albanese i cui libri sono stati tradotti in italiano. รˆ un diplomatico, scrittore e ricercatore albanese di Tirana che vive e lavora a Parigi, Francia. ร‰ autore di molti libri dedicati ai legami tra la cultura francese e quella albanese. In qualitร  di ex Ambasciatore dell’Albania in Francia (1991-1992) e dell’UNESCO (1997-2001). Ha lavorato soprattutto per proteggere e sviluppare i valori europei del suo paese.

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Tramite i versi della poesia: “TU SEMPRE MI PERDONAVI”, il noto autore albanese Luan Rama, evoca l’intenso ritratto gigante della madre, il continuo amore incondizionato verso il figlio, in un ciclo che sembra senza fine, pur se segnata dalla sofferenza e dalla consapevolezza della solitudine.

La poesia si sviluppa in un flusso di coscienza che segue un ritmo lento e meditativo, come un racconto che in solitudine, attraversa i ricordi tra le mura oscillanti. La ripetizione di alcuni versi, come “Tu sempre mi perdoni” crea quasi una sorta di mantra, che sottolinea il tema centrale della perdono materno. I versi sono liberi e, il linguaggio รจ ricco di figure metaforiche, talvolta surreali, che dipingono un paesaggio emotivo, ricco di amore e lโ€™insolubile legame materno.

Le allegorie, come “la luna che percorre il suo lungo cammino” o “il mare che aspetta che il sole si spenga in esso”, emergono l’interminabile viaggio della vita e del tormento. Nella figura della madre al centro del poesia, Rama dipinge perfettamente tutto il mondo emotivo e fisico, la lunga attesa accompagnata dal “fumo del tabacco” la solitudine e i suoi sogni, strettamente legati alla sua condizione di madre.

Il tema centrale del poema รจ il perdono incondizionato che una madre offre al proprio figlio. “Tu sempre mi perdoni” non รจ solo un semplice sentimento d’affetto, ma รจ anche un’idea che trascende il semplice perdono: รจ una forma di amore che non chiede nulla in cambio e che persiste nonostante tutto. La madre perdona senza riserve, senza mai giudicare il figlio, anche quando lui, allontanandosi, non mantiene le promesse, dimentica o fa scelte che la lasciano in attesa. L’amore di una madre รจ tale che perdura attraverso i limiti del tempo e dello spazio.

In molti passaggi, l’autore Rama, (seppur in forma narrativa), descrive i ricordi della madre in un ritorno a momenti e sentimenti legati alla sua stessa infanzia, alla sua crescita nonchรฉ alla vita della madre che ondeggia nel tempo. “Il sorriso nel sonno” della madre, e la finalitร , lโ€™evidenza della capacitร  che una madre riserba sempre, quella di perdonare in qualsiasi circostanza suo figlio. Ciรฒ, รจ quel patto perenne che mantiene viva eternamente la connessione madre – figlio, sin dai primi istanti del concepimento, pur nei momenti in cui, il richiamo della vita, lo separa da lui. In questa poesia, c’รจ un’importante riflessione sul tempo che scorre velocemente, sui ricordi che diventano sempre piรน sfocati sui miraggi delle mura ma che restano comunque vividi.

Sulla morte della madre, purchรฉ in modo sottile, l’autore trasmette tanta sofferenza, un po’ “arrabbiato” anche, “non sei piรน la mia mirabile”, grido silenzioso della separazione, consapevole della mancanza d’ora in poi di quei momenti sacri, unici, irripetibili tra madre – figlio.

Al di lร  di tutto, nulla svanisce e questo, Rame lo presenta nella “luna”, il “mare”, la “brina”, i “papaveri”, i quali ci trasmettono la ciclicitร  di un amore che rinasce continuamente.

Il figlio รจ l’altra figura centrale della narrazione: lui รจ il “fiume” che scorre via, รจ il “mare” che aspetta il sole, รจ la “luce” che illumina il sorriso della madre persino nel sonno e nei sogni. Non chiedendo mai nulla in cambio, questo amore รจ il “mare” che “abbraccia i confini del mondo”, senza fini e confini.

In questa meravigliosa poesia, l’autore riesce a rendere universale ed unico, l’amore puro, non solo della madre, ma anche del figlio adulto verso di essa, che, purchรฉ con il rimorso di aver potuto mantenere le promesse ed evitarle tanta solitudine e preoccupazioni, rimane comunque “piccolo – innocente” tra i suoi seni, ancora con il latte bianco materno sulle labbra.

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TU SEMPRE MI PERDONAVI

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Tu sempre mi aspettavi, madre mia,

udivi le lancette in tarda ora,

sentivi il vento, la pioggia e i miei passi,

canticchiando vecchie canzoni

e guardavi la luna che andava verso l’interminabile attesa

la mezzanotte che giungeva e ti chiudeva le palpebre con una mano sacra.

Tu sonnecchiavi, chi sa in che sogno,

sorridevi nel sonno, come una bambina,

colmi di miraggi e facce paterni erano le tue mura.

Il giorno dopo, ti dicevo che sarei venuto prima,

e di nuovo con i miei cavalli partivo,

perdendomi nelle locande lontane,

sulle strade della boema,

nei giardini dโ€™amore e implorazioni,

e tu aspettavi…

aspettavi tra il fumo del tabacco,

che la solitudine ti faceva dimenticare.

Quanto ti pesavano le nebbie del tempo,

“Mio figlio รจ come il fiume,” dicevi tu,

“I fiumi vanno e non sanno tornare,

mio figlio รจ come il mare che aspetta che il sole si spenga in esso,

รจ il vento che vorrebbe abbracciare i confini del mondo…”

E la brina calava,

e tu andavi

attraverso la brina alla mia ricerca,

camminando su piazze e vie sconosciute.

Avevi paura della lunga notte,

dallโ€™oscuritร  dove si spegnevano le stelle dellโ€™universo,

poi giocavi e ridevi con la mia infanzia,

con il pargolo concepito dall’amore e dal sangue,

ma il giorno dopo tu di nuovo mi perdonavi,

mi baciavi sul collo finchรฉ potevo respirare,

mi annusavi e la felicitร  abbracciavi,

e io giocavo con te,

pettinavo i tuoi capelli grigi che come argento luccicavano,

ti rendevo bella, amore dolente,

mio padre non c’era piรน,

prendevo le tue dita, baciandole

e tu ridevi, ridevi.

“Tuo padre non li ha mai baciato cosรฌ”, dicevi,

e il tuo cuore si apriva,

il sangue come nei giorni della gioventรน ti scorreva,

un mare dentro di te si apriva,

le ferite sul tuo seno baciavo,

un infinito campo di papaveri,

ma presto io di nuovo me ne andavo,

di nuovo miraggi nelle tue mura

oscillanti nel fumo del tabacco,

neomamma nei giorni di gennaio ti vedevi,

mentre ti affrettavi a festeggiare la mia nascita,

e nella notte fonda, mi perdonavi ancora,

fino a quando la luna calรฒ e il mondo crollรฒ,

mentre nei tuoi occhi si perdeva.

Ora, tu non sei piรน la mia mirabile,

ora tutti i salmi del mondo li canto per te,

per il grande desiderio che le ossa mi arde,

per il latte bianco che ancora sulle labbra ho.

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Da: Angela Kosta Direttore Esecutivo delle Riviste: MIRIADE, NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, BRIDGES OF LITERATURE, giornalista, poetessa, saggista, editore, critica letteraria, redattrice,

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