Rimani in contatto con noi
#

Politica

Il federalismo non è morto. Sforzini rilancia l’eredità di Miglio: “Il Futuro Nazionale passa dalle autonomie e da uno Stato più leggero”

Il federalismo torna prepotentemente al centro dell’agenda politica e culturale! 🇮🇹 ⚖️ A 25 anni dalla morte del geniale politologo Gianfranco Miglio, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia una sfida cruciale al centrodestra: “Basta con lo statalismo cieco! Il futuro della Nazione passa attraverso vere autonomie territoriali, la responsabilità fiscale e uno Stato centrale molto più leggero. Federalismo e identità nazionale non sono affatto nemici”. Leggi il profondo e illuminante articolo che riapre il dibattito sul futuro dell’Italia. 👇 💡

Pubblicato

a

Gianfranco Miglio

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono figure intellettuali e politiche che la Storia, per pigrizia o per calcolo, tende a rinchiudere frettolosamente nelle teche polverose della memoria. Le si commemora in modo rituale, si spolverano i loro busti una volta all’anno, ma ci si guarda bene dall’affrontare la carica eversiva e dirompente delle loro idee. È esattamente il destino che una certa politica conformista ha cercato di riservare a Gianfranco Miglio, uno dei più grandi, lucidi e controversi politologi italiani del Novecento. Oggi, a venticinque anni esatti dalla sua scomparsa, c’è chi ha deciso di infrangere questo comodo tabù per riportare il suo pensiero al centro esatto dell’arena politica. A farlo è Luca Sforzini, Presidente del vivace e sempre più influente Centro Studi Rinascimento Nazionale, che ha scelto questa ricorrenza per lanciare una vera e propria sfida culturale all’intero schieramento di centrodestra.

Oltre il “santino”: Miglio e Cattaneo, padri di un Risorgimento diverso

L’occasione per riaprire il monumentale “dossier Miglio” è stata la pubblicazione di un saggio denso e provocatorio firmato dal professor Paolo Luca Bernardini, illustre studioso e voce autonomista del Centro Studi. Il titolo del contributo è già di per sé un manifesto programmatico: “Il futuro nazionale è futuro federale”. Nelle pagine di questo lavoro, Bernardini traccia un ponte storico e ideale, vertiginoso ma solidissimo, tra due giganti del pensiero italiano: Carlo Cattaneo e, per l’appunto, Gianfranco Miglio. Due intellettuali distanti nel tempo, ma uniti da una feroce critica al centralismo burocratico e dalla granitica convinzione che l’unità nazionale non debba mai tradursi in una grigia e asfissiante uniformità amministrativa.

«Gianfranco Miglio non merita assolutamente una stanca commemorazione rituale», tuona Sforzini, presentando il saggio. «Merita qualcosa di assai più coraggioso e impegnativo: essere riletto, studiato, discusso e, dove necessario, persino ferocemente contestato. Perché soltanto le idee vive possono essere discusse. Il modo migliore per rendergli omaggio è togliere il suo pensiero dalla teca dei ricordi e gettarlo nuovamente dentro il grande dibattito sul futuro istituzionale dell’Italia».

Le domande radicali: quanto Stato centrale serve davvero all’Italia?

La forza del saggio promosso dal Centro Studi risiede proprio nel rifiuto dell’agiografia. Nessuno vuole trasformare Miglio in un intoccabile “santino”. Al contrario, si accetta la sfida delle sue domande più scomode e radicali. Quanto Stato centrale serve davvero per far funzionare l’Italia? Quante decisioni cruciali possono (e debbono) essere restituite direttamente ai territori? È possibile rafforzare l’identità del nostro Paese proprio valorizzando, e non mortificando, le sue storiche differenze?

«Dopo decenni ininterrotti di stratificazione burocratica, di accentramento folle delle competenze e di progressiva, incolmabile distanza fra i cittadini e le istituzioni, possiamo ancora considerare sacra e intoccabile l’architettura dello Stato costruita nel Novecento?» si chiede provocatoriamente Sforzini. Bernardini, nel suo testo, si spinge fino a sostenere che senza una trasformazione radicale in senso federale, il declino economico e sociale italiano rischia di diventare irreversibile. Un’ipotesi forte, che il Centro Studi offre come strumento di puro dibattito, ribadendo la propria natura di fucina del pensiero libero (e non di “ufficio stampa” per partiti come Futuro Nazionale o per leader come Roberto Vannacci).

Identità nazionale e federalismo non sono nemici

Il cuore pulsante dell’iniziativa tocca un nervo scopertissimo della destra italiana: il presunto (e falso) dualismo tra nazione e autonomie. «Per troppo tempo», riflette a voce alta Sforzini, «abbiamo lasciato che il federalismo e il sentimento nazionale venissero percepiti e rappresentati come concetti fatalmente antagonisti. Non lo sono affatto. Al contrario, una Nazione può essere tanto più forte, coesa e fiera quanto più si dimostra capace di riconoscere le proprie meravigliose articolazioni storiche, culturali, economiche e territoriali».

L’Italia non è nata piallando le sue diversità, ma facendole convergere dentro una storia comune. «Il Risorgimento stesso», chiosa Sforzini in un passaggio di altissimo profilo storico, «fu molto più ricco, plurale e contraddittorio della successiva e noiosa vulgata centralista. Esiste un Risorgimento delle autonomie, dei liberi comuni, delle libertà locali. Recuperarlo significa liberare definitivamente il concetto di Nazione dalla falsa e ricattatoria alternativa fra il centralismo burocratico e la dissoluzione anarchica dello Stato».

Un nuovo cantiere: concorrenza istituzionale e “Stato leggero”

Il federalismo del XXI secolo, tuttavia, non può e non deve essere un pretesto per moltiplicare inutili poltrone. «Il federalismo che ci interessa non può limitarsi a moltiplicare a dismisura amministrazioni periferiche, pletorici assessorati e centri di spesa. Quello sarebbe soltanto un disastroso centralismo riprodotto in miniatura», avverte Sforzini, sgombrando il campo dai fantasmi della mala politica regionale.

La vera ricetta federale si basa sulla concorrenza istituzionale: se un territorio amministra male le proprie risorse, i cittadini se ne accorgono subito confrontando i disservizi con il territorio vicino. «Se vogliamo riaprire seriamente il dossier Miglio», prosegue il Presidente di Rinascimento Nazionale, «dobbiamo avere il fegato di discutere contemporaneamente di federalismo, di sussidiarietà, di severa responsabilità fiscale e di uno Stato centrale drasticamente più leggero. Portare il potere più vicino al cittadino deve necessariamente significare anche limitarlo e renderlo più controllabile».

Per trasformare queste riflessioni in azione politica, Sforzini ha lanciato un guanto di sfida intellettuale, annunciando l’organizzazione di un grande convegno al Castello Sforzini di Castellar Ponzano interamente dedicato a Gianfranco Miglio. Costituzionalisti, economisti e politici di diversa estrazione si siederanno allo stesso tavolo, «non per celebrare un monumento di pietra, ma per riaprire un vitale cantiere». Perché, come ricorda Sforzini in conclusione, aprire i vecchi cassetti in cui Miglio e Cattaneo hanno lasciato i loro sogni significa, in fondo, «trovare non il nostro passato, ma un pezzo indispensabile del nostro futuro».

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Politica

“Burgio Sindaco di Milano? Il centrodestra si unisca”. Sforzini sferza la politica: “I partiti hanno smesso di pensare”

“La politica ha smesso di pensare. Costruiamo una nuova Destra che abbia il coraggio delle idee!”. 🏛️ 💡 Intervento dirompente di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) ai microfoni di Radio Cusano Campus. Dal forte appello a tutto il centrodestra per sostenere unitariamente il Generale Carmelo Burgio come Sindaco di Milano, fino alle sfide politiche per Futuro Nazionale: “Basta partiti ridotti a gestire interessi personali. Torniamo al vero federalismo di Gianfranco Miglio e diamo all’Italia una vera visione per il futuro”. Leggi l’intervista completa per capire dove sta andando la politica italiana. 👇 🇮🇹

Pubblicato

a

Sforzini

Roma / Milano – C’è un’esigenza prepotente che sta attraversando, in modo sempre meno sotterraneo, il tessuto politico e sociale italiano: il bisogno vitale di tornare a elaborare idee, visioni e strategie a lungo termine, smettendo di vivere nella perenne e asfissiante gabbia della propaganda quotidiana. A lanciare un vero e proprio manifesto per la ricostruzione di una nuova cultura politica di destra è Luca Sforzini, Presidente del dinamico Centro Studi Rinascimento Nazionale. Intervenendo ai microfoni di Radio Cusano Campus, Sforzini ha tracciato una rotta ambiziosa che tocca i nervi scoperti dell’attualità: dalle imminenti elezioni amministrative a Milano, fino all’identità profonda del nuovo movimento “Futuro Nazionale” legato al Generale Vannacci.

“Carmelo Burgio a Milano: l’uomo di Stato che può unire la coalizione”

L’attenzione di Sforzini si è concentrata immediatamente sulla delicatissima partita elettorale per la conquista di Palazzo Marino. Dopo l’annuncio della nascita di un comitato indipendente, il Presidente del Centro Studi non usa mezzi termini per blindare e rilanciare una candidatura di altissimo profilo istituzionale. «Il Generale Carmelo Burgio può e deve rappresentare la candidatura unitaria dell’intero schieramento di centrodestra a sindaco di Milano», ha affermato con nettezza. «Nelle sue recenti dichiarazioni ho ascoltato un enorme buonsenso, un profondo equilibrio e un sacro rispetto dello Stato e delle istituzioni. Stiamo parlando di un autentico uomo di Stato che si affaccia sulla scena politica italiana portando in dote una credibilità inscalfibile».

Le posizioni espresse da Burgio, in particolare sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla necessaria sinergia istituzionale con la Prefettura, dimostrano la statura del candidato. «È il linguaggio rigoroso di chi conosce perfettamente lo Stato e ne rispetta le articolazioni. Amministrare una metropoli complessa come Milano significa prima di tutto assumersi responsabilità enormi, e una candidatura di questo altissimo spessore merita di essere valutata seriamente e sostenuta dall’intera coalizione», ha incalzato Sforzini, lanciando un appello diretto ai leader dei partiti moderati e conservatori.

La fine del pensiero nei partiti: “Ridotti a gestire piccoli interessi”

Ma l’intervento radiofonico si è spinto ben oltre le questioni territoriali, toccando la vera e propria “crisi d’identità” del sistema partitico italiano. Sforzini ha rivendicato con fierezza il ruolo del Centro Studi Rinascimento Nazionale come “motore intellettuale” di una nuova destra: «Noi lavoriamo per accompagnare la crescita di Futuro Nazionale attraverso una costante e faticosa elaborazione politica e culturale. Elaboriamo idee, provochiamo discussioni, spesso anche ruvide, e cerchiamo di costruire una cultura politica solida. Questo è esattamente ciò che i partiti tradizionali hanno colpevolmente smesso di fare».

La diagnosi è impietosa e condivisa da moltissimi elettori disillusi: «Il grande dramma dell’Italia del 2026 è che i partiti, indistintamente a destra come a sinistra, hanno rinunciato al pensiero. Sono fisicamente scomparse le vecchie sezioni in cui ci si confrontava aspramente e in cui le decisioni erano il frutto di una maturazione collettiva. Oggi, purtroppo, la politica si è tristemente ridotta alla mera gestione di piccolissimi interessi personali o, ben che vada, di enormi interessi eterodiretti». Un progressivo e inesorabile scollamento tra rappresentanza politica e popolo, aggravato, secondo Sforzini, da una legge elettorale che continua sfacciatamente a negare agli elettori il diritto di esprimere le proprie preferenze, lasciando lo scettro decisionale in mano a ristrette segreterie romane.

Le tre sfide culturali: provocazioni, federalismo e visione nazionale

Per dimostrare la vitalità del pensiero che ruota attorno a Futuro Nazionale, Sforzini ha citato tre esempi concreti del lavoro svolto dal Centro Studi, che sta scuotendo dalle fondamenta il dibattito interno alla destra.

In primo luogo, il coraggio della provocazione intellettuale: «Nei giorni scorsi abbiamo invitato a riflettere sulle innegabili e affascinanti coincidenze tra alcune istanze di Futuro Nazionale e i temi fondanti del grillismo delle origini. Apriti cielo! La nostra iniziativa ha generato scandalo e un acceso dibattito. Ma questo è un bene assoluto: la politica cresce solo quando si ha il fegato di mettere sul tavolo temi che gli altri, per pavidità, preferiscono nascondere».

In secondo luogo, la riscoperta del vero federalismo. Sforzini ha ricordato che oggi, 10 agosto, ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa di un gigante del pensiero politico, il professor Gianfranco Miglio. «Abbiamo affidato allo studioso Paolo Luca Bernardini una profonda riflessione sull’eredità di Miglio, a cui dedicheremo una giornata di studi. Recuperare il suo pensiero significa avere il coraggio di interrogarsi senza sconti sull’organizzazione dello Stato e sulle autonomie. Una sfida cruciale per l’intero centrodestra».

Infine, l’orizzonte di Futuro Nazionale, che non può accontentarsi di essere un partito monotematico. «La sicurezza e l’immigrazione sono urgenze fondamentali. Nessuno deve avere paura di uscire di casa. Ma se questo movimento vuole consolidare il suo consenso, deve proporsi come un vero e proprio Partito della Nazione», ha ammonito Sforzini. «Significa avere risposte forti sull’economia, sul fisco, sul sociale, sulla politica estera. Significa ridisegnare gli equilibri culturali dando voce a tutte le grandi anime della destra: quella liberale, sociale, sovranista, federalista e tradizionalista».

Insomma, una nuova destra che non si limiti ad “amministrare l’esistente”, ma che abbia finalmente l’ambizione e il coraggio intellettuale di tornare a “pensare politicamente l’Italia”.

Continua a Leggere

Politica

La Volpe e il Barone

Nonostante le differenze siderali tra le due personalità, risulta che Jonghi Lavarini sia stato uno dei primi a sostenere pubblicamente la nomina di Ferrazzi a coordinatore regionale

Pubblicato

a

Volpe

Redazione-  Chi conosce bene il barone nero Roberto Jonghi Lavarini sa che ha la politica nel sangue e che è almeno da 20 anni un punto di riferimento imprescindibile e infungibile della destra milanese e lombarda. Note la sua amicizia con l’attuale Presidente del Senato Ignazio La Russa e con altri alti dirigenti e attuali ministri del governo Meloni. E questo a prescindere dalle lauree specifiche e dalle frequentazioni aristocratiche e blasonate internazionali che gli consentono di sedere in tavoli che i comuni mortali vedono col binocolo o al massimo in alcuni film d’epoca. Che ci sia qualcuno che lo ha preso maliziosamente di mira e si diverte a smentirlo a mezzo stampa non fa certo onore alla verità ma soprattuto corre il rischio di fare un danno serio al partito di Vannacci che può contare per ora sul sostegno entusiasta del barone nero che muove voti e consensi in ambienti milanesi e lombardi che fanno comodo, e molto, soprattutto in vista delle prossime elezioni al Comune di Milano. Meno male che il generale Vannacci vede lungo e che alla nascita del comitato pro Burgio sindaco fra i partecipanti spiccava la presenza del barone nero. Quanto poi alle smentite al barone, ricordiamo a tutti che in politica si puo’ perdonare tutto ma non il ridicolo.
E il fatto che Vannacci abbia indicato come candidato del suo partito per correre alla carica di sindaco del Comune di Milano proprio un collega, il generale Burgio, smentisce categoricamente e nei fatti l’articolo di Qn, prontamente smentito dal barone Jonghi Lavarini. Quindi che bisogno aveva la Volpe di Gallarate di uscirsene smentendo il barone quando 24 ore dopo veniva prontamente smentito dai fatti che hanno dato invece ragione al barone ? Il Ferrazzi ha un suo cursus honorum. Ragioniere, già dirigente di Alleanza Nazionale, poi passato con la lista Maroni e infine con la lista Moratti. Con lungimiranza ha colto in Vannacci uno spazio politico adeguato ai propri valori e magari anche alle proprie necessità vedi la possibilità di farsi rieleggere. Niente di male, soprattutto quando si è sempre vissuto di politica. L’importante è avere chiari i propri obiettivi e perseguirli con linearità e onore, altrimenti ciò che si predica diventa solo specchietto per le allodole per elettori ingenui. O materiale giornalistico per pezzi di colore. Un dato curioso: nonostante la Volpe di Gallarate e il Barone Nero siano lontani tra loro anni luce, risulta che Jonghi Lavarini sia stato uno dei primi a sostenere pubblicamente la nomina del consigliere regionale di lungo corso (già assessore all’agricoltura) Ferrazzi a coordinatore regionale del partito.
Verrebbe già da ironizzare: chi è causa del suo mal ….pianga se stesso….

Continua a Leggere

Politica

“Milano deve tornare sicura e pulita”: nasce il comitato per il Generale Burgio Sindaco. E la destra chiama a raccolta la coalizione

“Milano deve tornare a essere vivibile, sicura e pulita: riportiamo l’ordine e il buon governo!”. 🇮🇹 🏛️ Scossone politico all’ombra della Madonnina: nasce ufficialmente il comitato elettorale per sostenere la candidatura a Sindaco del Generale Carmelo Burgio. Promosso da imprenditori, professionisti e presieduto dal Conte Romei Longhena, il progetto incassa l’appoggio del movimento di Vannacci (Futuro Nazionale) e lancia un forte appello all’unità di tutto il centrodestra. Leggi l’articolo per scoprire tutti i dettagli, i volti e gli obiettivi di questa sfida elettorale! 👇 🗳️

Pubblicato

a

Generale Carmelo Burgio

Milano – C’è un’aria nuova, frizzante e carica di aspettative che soffia all’ombra della Madonnina in queste calde giornate di agosto. Mentre la politica tradizionale sembra sonnecchiare sotto gli ombrelloni, c’è chi ha deciso di non perdere nemmeno un minuto prezioso e di gettare le fondamenta per quello che si preannuncia come uno dei più grandi scossoni elettorali della storia recente del capoluogo lombardo. È nato ufficialmente oggi, infatti, il comitato elettorale indipendente e apartitico per spingere la candidatura del Generale Carmelo Burgio alla carica di Sindaco di Milano. Lo slogan scelto è tanto semplice quanto potente, un vero e proprio manifesto programmatico che va dritto al cuore dei problemi quotidiani dei cittadini: “Una città vivibile per tutti, sicura e pulita”.

Il cuore della proposta: ordine e sicurezza per salvare Milano dal degrado

Chiunque viva o lavori a Milano sa perfettamente quanto la città, pur mantenendo il suo innegabile fascino di capitale economica e morale del Paese, stia attraversando un momento di profonda crisi identitaria e sociale. Il tema della sicurezza nei quartieri periferici, ma sempre più spesso anche nel cuore del centro storico, le risse notturne, il degrado urbano e la sensazione di un progressivo abbandono del controllo del territorio sono ormai l’argomento principale delle discussioni tra i milanesi.

Ed è proprio in risposta a questo diffuso senso di smarrimento e di insicurezza che prende forma il progetto politico legato al Generale Burgio. Una figura che, per la sua estrazione militare e per il suo indiscusso senso dello Stato, incarna perfettamente quell’esigenza di ordine, di disciplina e di “buon governo” che sempre più cittadini invocano a gran voce. Il comitato appena nato non si presenta come il classico circolo di partito, ma come un raccoglitore trasversale di energie positive, promosso da un nutrito e agguerrito gruppo di imprenditori, liberi professionisti e autorevoli rappresentanti delle famiglie storiche milanesi.

La guida del Conte Romei Longhena e l’appello all’unità del Centrodestra

A presiedere questo ambizioso progetto civico e politico è stato chiamato un nome di altissimo profilo, capace di unire diverse anime della tradizione culturale italiana: il Conte Alessandro Romei Longhena. Paracadutista, già sindaco democristiano del comune di Noviglio, militante storico della destra cattolica e nipote di Papa Paolo VI, Romei Longhena ha tracciato fin dai primissimi minuti la rotta da seguire, con parole chiare e inequivocabili che suonano come una “chiamata alle armi” per tutta la coalizione moderata e conservatrice.

«Il nostro obiettivo primario, assoluto e non negoziabile è quello di riportare finalmente l’ordine e il buon governo a Milano», ha dichiarato con fermezza Romei Longhena a margine dell’inaugurazione del comitato. «Vogliamo costruire attorno alla figura autorevole e rassicurante del Generale Burgio un consenso civico e politico ancora più ampio e trasversale di quello, già fortissimo, espresso da Futuro Nazionale. Per questo motivo, lanciamo un appello ufficiale: invitiamo tutto il centrodestra, senza divisioni o calcoli di bottega, a sostenere con coraggio la sua candidatura».

Una mobilitazione d’agosto: la prima riunione tra volti storici e nuove energie

La determinazione del neonato comitato è certificata dai fatti. Nonostante ci si trovi nel cuore del mese di agosto, il periodo per eccellenza in cui le città si svuotano, la prima riunione operativa svoltasi stamattina a Milano ha registrato un successo straordinario. Decine di personalità di spicco del mondo culturale, rappresentanti delle attività produttive, esponenti instancabili del volontariato sociale e, soprattutto, i leader dei comitati di quartiere – quelli che da anni si battono corpo a corpo contro il degrado delle periferie – sono rientrati appositamente in città, mobilitati nelle ultime ore, pur di non mancare a questo appuntamento cruciale.

Tra i volti noti presenti al tavolo dei fondatori, spiccano presenze che tracciano un filo rosso inequivocabile con il nuovo grande fermento politico che sta attraversando l’Italia conservatrice. In prima fila c’era l’avvocato Renato Maturo, presente in veste di rappresentante ufficiale di Futuro Nazionale (come referente del comitato costituente 421 di Milano). Accanto a lui, a testimoniare il ricompattamento di un’area politica vasta e appassionata, anche il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, figura storica ed emblematica dell’estrema destra europea, oggi divenuto uno dei più convinti ed entusiasti sostenitori del dirompente progetto politico inaugurato a livello nazionale dal Generale Roberto Vannacci.

La vera sfida elettorale è appena iniziata

La nascita di questo comitato elettorale indipendente getta formalmente il guanto di sfida all’attuale amministrazione di centrosinistra. Il messaggio inviato da Milano è forte e chiaro: c’è una fetta enorme di cittadinanza, produttiva e silenziosa, che non è più disposta a tollerare il declino della propria città. La candidatura del Generale Carmelo Burgio si pone ora come il vero polo aggregatore per chi sogna una metropoli europea che sappia essere, al tempo stesso, moderna, accogliente ma, soprattutto, inflessibile sul rispetto delle regole. La lunga corsa verso Palazzo Marino è ufficialmente iniziata, e promette di essere una delle più avvincenti di sempre.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza