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Attualità

Il Mattutino di Sforzini: ritrovare il proprio mare, scrutare dietro le maschere e “uscire a riveder le stelle”

“A teatro il pubblico guarda le maschere. Il suggeritore, invece, conosce già la commedia”. 🎭 ✨ Una riflessione del lunedì mattina semplicemente geniale, dal Castello Sforzini. Il Mattutino di oggi intreccia la geopolitica (l’Italia non deve scordare di essere un grande porto al centro del Mediterraneo) con la filosofia della Commedia dell’Arte e, infine, con la suprema speranza di rinascita dantesca: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Leggi l’approfondimento di queste frasi poetiche per iniziare la settimana con una carica di libertà, responsabilità e coraggio. 👇 ⛵

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Il Mattutino del 10 agosto 2026

Castellar Ponzano (AL) – Iniziare la settimana lavorativa con la mente sgombra dalle urgenze banali della quotidianità e rivolta verso le grandi domande dell’esistenza, è un esercizio di rara e preziosa ginnastica spirituale. Soprattutto di lunedì, quando il frastuono del mondo riprende a girare a folle velocità, ritagliarsi un momento di riflessione diventa una necessità per non farsi inghiottire dalla routine. A offrirci questa straordinaria bussola interiore è, ancora una volta, “Il Mattutino” diffuso da Luca Sforzini dal silenzio del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Il messaggio di oggi, lunedì 10 agosto 2026, è un trittico di aforismi folgoranti, tre pennellate di assoluta poesia e filosofia che si intrecciano in modo sorprendente con i temi politici, strategici e culturali che stanno infiammando il dibattito nazionale in questi ultimi roventi giorni di mezza estate.

“I porti diventano periferia soltanto quando dimenticano il mare”

La prima riflessione è un capolavoro di geopolitica dell’anima, oltre che un manifesto strategico per il nostro Paese. «I porti diventano periferia soltanto quando dimenticano il mare», scrive Sforzini. A livello personale, questa frase è un monito severo contro il tradimento della propria vocazione naturale. Ognuno di noi è nato per essere il porto di un progetto, di una passione, di un talento: quando ci chiudiamo in noi stessi, quando smettiamo di guardare verso l’orizzonte infinito (il mare) per accontentarci della sicurezza sterile della terraferma, finiamo inevitabilmente per appassire, trasformandoci in malinconiche “periferie” esistenziali, irrilevanti e dimenticate.

Ma è impossibile non scorgere, dietro questa splendida metafora marittima, anche un potentissimo richiamo politico al ruolo dell’Italia. Come lo stesso Centro Studi Rinascimento Nazionale ha ribadito di recente, il nostro Paese, proteso nel cuore del Mediterraneo, non può e non deve rassegnarsi a essere la periferia meridionale dell’Europa continentale. L’Italia è un porto millenario nato per dominare e navigare il Mare Nostrum. Quando la nostra politica estera ed economica si scorda del mare, voltandogli le spalle per guardare solo al Nord Europa, la Penisola si condanna da sola alla marginalità. Ritrovare la propria grandezza significa, innanzitutto, ricordarsi da dove veniamo e per quale scopo geografico e storico siamo stati plasmati.

Il teatro della vita: tra le maschere del pubblico e i segreti del suggeritore

Il secondo aforisma ci trasporta immediatamente in una dimensione quasi pirandelliana, riallacciandosi in modo geniale ed elegantissimo alla recente querelle mediatica ingaggiata dallo stesso Sforzini con il celebre critico del Corriere della Sera, Aldo Grasso. «A teatro il pubblico guarda le maschere. Il suggeritore, invece, conosce già la commedia».

Viviamo immersi in un gigantesco palcoscenico mediatico e sociale in cui la stragrande maggioranza delle persone si ferma alla superficie delle cose. Il grande pubblico si siede, osserva passivamente e si lascia incantare dalle “maschere” – siano esse i volti noti dei politici nei talk show, gli influencer sui social network o i titoli strillati dei giornali. La massa reagisce alle battute, applaude, si indigna, ignara del copione che è stato scritto a monte.

Ma esiste un’altra categoria di persone: i “suggeritori”. Coloro che stanno nell’ombra, nascosti nella buca del teatro, lontani dalle luci abbaglianti della ribalta. Sono i pensatori liberi, gli analisti, i veri strateghi che operano dietro le quinte (proprio come gli intellettuali anonimi del think tank di Rinascimento Nazionale). Loro non hanno bisogno di guardare le maschere, perché conoscono già l’intreccio della commedia, ne anticipano le mosse, ne comprendono le reali dinamiche di potere. Scegliere di essere il suggeritore, e non il semplice spettatore distratto, richiede fatica, studio e intelligenza: ma è l’unico modo per essere davvero padroni del proprio destino e non semplici pedine mosse da altri.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”: l’immortale speranza dantesca

La chiusura di questo trittico non poteva essere più aulica, luminosa e catartica. «E quindi uscimmo a riveder le stelle». Sforzini affida l’ultimo messaggio all’immortale endecasillabo che chiude l’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Dopo aver attraversato il buio opprimente della selva oscura, dopo aver visto il peggio dell’animo umano e aver superato le viscere della terra sfiorando il fondo della disperazione, il Poeta ritrova finalmente la luce e lo spiraglio dell’infinito cosmo.

Questa citazione è un gigantesco inno alla speranza e alla rinascita. Ci ricorda che nessun tunnel è eterno, nessuna crisi economica, politica o personale è destinata a durare per sempre se abbiamo la volontà ostinata di continuare a camminare. C’è sempre un cielo stellato ad attenderci fuori, a patto di non arrendersi all’oscurità del momento.

Libertà, responsabilità e coraggio: le chiavi per essere protagonisti

E come ogni mattina, l’augurio di Sforzini che congeda i lettori è quel mantra indissolubile: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Tre parole che oggi risuonano ancora più forti. Il coraggio di affrontare il mare aperto senza rintanarsi in periferia; la responsabilità di comprendere la commedia della vita senza farsi ingannare dalle maschere; e la suprema libertà intellettuale di poter finalmente alzare gli occhi, sfidare l’oscurità del presente e tornare, con ostinazione, a riveder le stelle.

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Politica

“Burgio Sindaco di Milano? Il centrodestra si unisca”. Sforzini sferza la politica: “I partiti hanno smesso di pensare”

“La politica ha smesso di pensare. Costruiamo una nuova Destra che abbia il coraggio delle idee!”. 🏛️ 💡 Intervento dirompente di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) ai microfoni di Radio Cusano Campus. Dal forte appello a tutto il centrodestra per sostenere unitariamente il Generale Carmelo Burgio come Sindaco di Milano, fino alle sfide politiche per Futuro Nazionale: “Basta partiti ridotti a gestire interessi personali. Torniamo al vero federalismo di Gianfranco Miglio e diamo all’Italia una vera visione per il futuro”. Leggi l’intervista completa per capire dove sta andando la politica italiana. 👇 🇮🇹

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Sforzini

Roma / Milano – C’è un’esigenza prepotente che sta attraversando, in modo sempre meno sotterraneo, il tessuto politico e sociale italiano: il bisogno vitale di tornare a elaborare idee, visioni e strategie a lungo termine, smettendo di vivere nella perenne e asfissiante gabbia della propaganda quotidiana. A lanciare un vero e proprio manifesto per la ricostruzione di una nuova cultura politica di destra è Luca Sforzini, Presidente del dinamico Centro Studi Rinascimento Nazionale. Intervenendo ai microfoni di Radio Cusano Campus, Sforzini ha tracciato una rotta ambiziosa che tocca i nervi scoperti dell’attualità: dalle imminenti elezioni amministrative a Milano, fino all’identità profonda del nuovo movimento “Futuro Nazionale” legato al Generale Vannacci.

“Carmelo Burgio a Milano: l’uomo di Stato che può unire la coalizione”

L’attenzione di Sforzini si è concentrata immediatamente sulla delicatissima partita elettorale per la conquista di Palazzo Marino. Dopo l’annuncio della nascita di un comitato indipendente, il Presidente del Centro Studi non usa mezzi termini per blindare e rilanciare una candidatura di altissimo profilo istituzionale. «Il Generale Carmelo Burgio può e deve rappresentare la candidatura unitaria dell’intero schieramento di centrodestra a sindaco di Milano», ha affermato con nettezza. «Nelle sue recenti dichiarazioni ho ascoltato un enorme buonsenso, un profondo equilibrio e un sacro rispetto dello Stato e delle istituzioni. Stiamo parlando di un autentico uomo di Stato che si affaccia sulla scena politica italiana portando in dote una credibilità inscalfibile».

Le posizioni espresse da Burgio, in particolare sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla necessaria sinergia istituzionale con la Prefettura, dimostrano la statura del candidato. «È il linguaggio rigoroso di chi conosce perfettamente lo Stato e ne rispetta le articolazioni. Amministrare una metropoli complessa come Milano significa prima di tutto assumersi responsabilità enormi, e una candidatura di questo altissimo spessore merita di essere valutata seriamente e sostenuta dall’intera coalizione», ha incalzato Sforzini, lanciando un appello diretto ai leader dei partiti moderati e conservatori.

La fine del pensiero nei partiti: “Ridotti a gestire piccoli interessi”

Ma l’intervento radiofonico si è spinto ben oltre le questioni territoriali, toccando la vera e propria “crisi d’identità” del sistema partitico italiano. Sforzini ha rivendicato con fierezza il ruolo del Centro Studi Rinascimento Nazionale come “motore intellettuale” di una nuova destra: «Noi lavoriamo per accompagnare la crescita di Futuro Nazionale attraverso una costante e faticosa elaborazione politica e culturale. Elaboriamo idee, provochiamo discussioni, spesso anche ruvide, e cerchiamo di costruire una cultura politica solida. Questo è esattamente ciò che i partiti tradizionali hanno colpevolmente smesso di fare».

La diagnosi è impietosa e condivisa da moltissimi elettori disillusi: «Il grande dramma dell’Italia del 2026 è che i partiti, indistintamente a destra come a sinistra, hanno rinunciato al pensiero. Sono fisicamente scomparse le vecchie sezioni in cui ci si confrontava aspramente e in cui le decisioni erano il frutto di una maturazione collettiva. Oggi, purtroppo, la politica si è tristemente ridotta alla mera gestione di piccolissimi interessi personali o, ben che vada, di enormi interessi eterodiretti». Un progressivo e inesorabile scollamento tra rappresentanza politica e popolo, aggravato, secondo Sforzini, da una legge elettorale che continua sfacciatamente a negare agli elettori il diritto di esprimere le proprie preferenze, lasciando lo scettro decisionale in mano a ristrette segreterie romane.

Le tre sfide culturali: provocazioni, federalismo e visione nazionale

Per dimostrare la vitalità del pensiero che ruota attorno a Futuro Nazionale, Sforzini ha citato tre esempi concreti del lavoro svolto dal Centro Studi, che sta scuotendo dalle fondamenta il dibattito interno alla destra.

In primo luogo, il coraggio della provocazione intellettuale: «Nei giorni scorsi abbiamo invitato a riflettere sulle innegabili e affascinanti coincidenze tra alcune istanze di Futuro Nazionale e i temi fondanti del grillismo delle origini. Apriti cielo! La nostra iniziativa ha generato scandalo e un acceso dibattito. Ma questo è un bene assoluto: la politica cresce solo quando si ha il fegato di mettere sul tavolo temi che gli altri, per pavidità, preferiscono nascondere».

In secondo luogo, la riscoperta del vero federalismo. Sforzini ha ricordato che oggi, 10 agosto, ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa di un gigante del pensiero politico, il professor Gianfranco Miglio. «Abbiamo affidato allo studioso Paolo Luca Bernardini una profonda riflessione sull’eredità di Miglio, a cui dedicheremo una giornata di studi. Recuperare il suo pensiero significa avere il coraggio di interrogarsi senza sconti sull’organizzazione dello Stato e sulle autonomie. Una sfida cruciale per l’intero centrodestra».

Infine, l’orizzonte di Futuro Nazionale, che non può accontentarsi di essere un partito monotematico. «La sicurezza e l’immigrazione sono urgenze fondamentali. Nessuno deve avere paura di uscire di casa. Ma se questo movimento vuole consolidare il suo consenso, deve proporsi come un vero e proprio Partito della Nazione», ha ammonito Sforzini. «Significa avere risposte forti sull’economia, sul fisco, sul sociale, sulla politica estera. Significa ridisegnare gli equilibri culturali dando voce a tutte le grandi anime della destra: quella liberale, sociale, sovranista, federalista e tradizionalista».

Insomma, una nuova destra che non si limiti ad “amministrare l’esistente”, ma che abbia finalmente l’ambizione e il coraggio intellettuale di tornare a “pensare politicamente l’Italia”.

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Attualità

Caos con la Spagna, baby gang e il mistero infinito di Garlasco: la prima serata “infuocata” di Filorosso su Rai 3

Scontro Italia-Spagna, baby gang e il mistero infinito di Garlasco: il giornalismo di inchiesta non va in ferie! 📺 🔥 Stasera, lunedì 10 agosto alle 21:15 su Rai 3, preparatevi a una puntata davvero “infuocata” di Filorosso. Il conduttore Antonino Monteleone schiera un parterre di grandi ospiti (Capezzone, Stella, De Magistris, Pascale, il Generale Garofano e molti altri) per sviscerare i dossier più scottanti e divisivi dell’estate 2026. Leggi le anticipazioni complete nell’articolo e preparati al dibattito! Ti sintonizzerai? 👇 🗣️

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Monteleone Grossi

Roma – Si tende spesso, e a torto, a considerare la televisione estiva come un gigantesco e noioso “parcheggio” mediatico, riempito esclusivamente da vecchie repliche di fiction sbiadite o da show musicali registrati mesi fa. Ma l’informazione vera, quella capace di graffiare e di entrare nelle case degli italiani per stimolare il dibattito pubblico, non può assolutamente permettersi il lusso di andare in vacanza. Lo dimostra in modo lampante l’attesissimo appuntamento di questa sera, lunedì 10 agosto 2026, alle ore 21:15 su Rai 3 (e in contemporanea streaming sulla piattaforma RaiPlay) con una nuova, scoppiettante puntata di “Filorosso”. Il padrone di casa, l’incisivo e sempre pronto Antonino Monteleone (recentemente finito al centro delle cronache sindacali per via di inaccettabili attacchi personali subiti da alcune sigle sindacali), affiancato da Adele Grossi, si prepara a sviscerare i dossier più roventi e divisivi del momento, supportato da un parterre di ospiti e commentatori di primissimo livello.

Lo scontro frontale Italia-Spagna: l’Europa trema, il dibattito si accende

Il piatto forte della primissima parte della trasmissione non poteva che essere dedicato al caso geopolitico e diplomatico che sta letteralmente infiammando la nostra estate: lo scontro muscolare senza precedenti tra Italia e Spagna sulla gestione, o per meglio dire sulla mancata gestione, delle frontiere europee e della crisi migratoria nell’enclave di Ceuta. Una clamorosa sospensione del Trattato di Schengen che ha innescato rappresaglie spagnole negli aeroporti e che rischia di far scricchiolare paurosamente l’intera impalcatura dell’Unione Europea.

Per provare a sbrogliare questa intricatissima e pericolosa matassa politica, Monteleone ha schierato in studio un’artiglieria giornalistica pesante, in grado di offrire punti di vista radicalmente opposti per garantire ai telespettatori un quadro completo della situazione. A incrociare le spade dialettiche sulle mosse del governo italiano e sulle reazioni di Pedro Sanchez ci saranno due firme storiche del nostro giornalismo d’opinione: Gian Antonio Stella (firma di punta del Corriere della Sera) e Alberto Negri (inviato e analista de Il Manifesto). A fare da contraltare al pensiero più conservatore ci penserà la vis polemica di Daniele Capezzone, vulcanico direttore de Il Tempo. A completare questo primo, imperdibile panel, l’analisi lucida e autorevole del tenente colonnello Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare.

L’allarme che spaventa le famiglie: la spirale della violenza giovanile

Chiusa la pagina internazionale, Filorosso accenderà i riflettori su un’emergenza sociale gravissima, che sta togliendo il sonno a migliaia di genitori in tutto il Paese: la preoccupante, e apparentemente inarrestabile, recrudescenza della violenza tra i giovani e le baby gang. Risse in piazza, aggressioni gratuite per il furto di una catenina, violenza sulle piazze della movida estiva: i bollettini delle Forze dell’Ordine sembrano purtroppo aggiornarsi con cadenza quotidiana.

La trasmissione non si limiterà a raccontare i crudi fatti di cronaca, ma cercherà di scavare tra le pieghe del nuovo disegno di legge governativo volto alla prevenzione del disagio giovanile. La politica dovrà dare risposte concrete, e a confrontarsi apertamente su un terreno così minato ci penseranno esponenti di spicco degli opposti schieramenti: la deputata del Partito Democratico Alessia Morani e l’onorevole di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli. Ma non mancheranno le voci fuori dal coro, affidate alla sensibilità e alla verve provocatoria di Francesca Pascale e all’esperienza amministrativa e giudiziaria dell’ex sindaco di Napoli ed ex magistrato, Luigi De Magistris.

Il giallo infinito di Garlasco: la cronaca nera in prima serata

L’ultima, corposa e ansiogena parte della puntata sarà dedicata a uno dei grandi, immensi misteri irrisolti della recente storia criminale italiana, un caso che, nonostante le sentenze passate in giudicato, continua a dividere inesorabilmente innocentisti e colpevolisti: il delitto di Garlasco. La redazione del programma ha preparato uno speciale sugli ultimissimi clamorosi sviluppi e sulle pieghe mai del tutto chiarite di questa agghiacciante vicenda di provincia finita nel sangue.

Per addentrarsi nel labirinto di perizie, indizi, alibi veri o presunti e ricostruzioni scientifiche, Monteleone chiamerà a raccolta le massime autorità nel campo della giurisprudenza forense e dell’investigazione criminologica. Un vero e proprio pool di esperti di calibro eccezionale, composto dal brillante avvocato Antonio De Rensis, dall’implacabile criminologa Anna Vagli, dall’avvocato Massimo Lovati, dal leggendario generale Luciano Garofano (già comandante del RIS dei Carabinieri), dal biologo forense Ugo Ricci e dal criminologo Simone Borile. Infine, per analizzare l’impatto mediatico che questa vicenda ha generato e continua a generare sulle nuove piattaforme digitali, ci sarà l’interessante contributo della content creator Francesca Bugamelli.

Insomma, gli ingredienti per una serata in cui non ci sarà spazio per la noia ci sono davvero tutti. Un menù denso e ricchissimo, che conferma la vitalità del servizio pubblico anche nel mese più caldo dell’anno. E per i telespettatori più “social”, la redazione ricorda che il programma sarà attivissimo anche sulla pagina ufficiale Instagram (@filorosso_rai), per commentare in tempo reale le scintille attese in studio.

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Politica

La Volpe e il Barone

Nonostante le differenze siderali tra le due personalità, risulta che Jonghi Lavarini sia stato uno dei primi a sostenere pubblicamente la nomina di Ferrazzi a coordinatore regionale

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Redazione-  Chi conosce bene il barone nero Roberto Jonghi Lavarini sa che ha la politica nel sangue e che è almeno da 20 anni un punto di riferimento imprescindibile e infungibile della destra milanese e lombarda. Note la sua amicizia con l’attuale Presidente del Senato Ignazio La Russa e con altri alti dirigenti e attuali ministri del governo Meloni. E questo a prescindere dalle lauree specifiche e dalle frequentazioni aristocratiche e blasonate internazionali che gli consentono di sedere in tavoli che i comuni mortali vedono col binocolo o al massimo in alcuni film d’epoca. Che ci sia qualcuno che lo ha preso maliziosamente di mira e si diverte a smentirlo a mezzo stampa non fa certo onore alla verità ma soprattuto corre il rischio di fare un danno serio al partito di Vannacci che può contare per ora sul sostegno entusiasta del barone nero che muove voti e consensi in ambienti milanesi e lombardi che fanno comodo, e molto, soprattutto in vista delle prossime elezioni al Comune di Milano. Meno male che il generale Vannacci vede lungo e che alla nascita del comitato pro Burgio sindaco fra i partecipanti spiccava la presenza del barone nero. Quanto poi alle smentite al barone, ricordiamo a tutti che in politica si puo’ perdonare tutto ma non il ridicolo.
E il fatto che Vannacci abbia indicato come candidato del suo partito per correre alla carica di sindaco del Comune di Milano proprio un collega, il generale Burgio, smentisce categoricamente e nei fatti l’articolo di Qn, prontamente smentito dal barone Jonghi Lavarini. Quindi che bisogno aveva la Volpe di Gallarate di uscirsene smentendo il barone quando 24 ore dopo veniva prontamente smentito dai fatti che hanno dato invece ragione al barone ? Il Ferrazzi ha un suo cursus honorum. Ragioniere, già dirigente di Alleanza Nazionale, poi passato con la lista Maroni e infine con la lista Moratti. Con lungimiranza ha colto in Vannacci uno spazio politico adeguato ai propri valori e magari anche alle proprie necessità vedi la possibilità di farsi rieleggere. Niente di male, soprattutto quando si è sempre vissuto di politica. L’importante è avere chiari i propri obiettivi e perseguirli con linearità e onore, altrimenti ciò che si predica diventa solo specchietto per le allodole per elettori ingenui. O materiale giornalistico per pezzi di colore. Un dato curioso: nonostante la Volpe di Gallarate e il Barone Nero siano lontani tra loro anni luce, risulta che Jonghi Lavarini sia stato uno dei primi a sostenere pubblicamente la nomina del consigliere regionale di lungo corso (già assessore all’agricoltura) Ferrazzi a coordinatore regionale del partito.
Verrebbe già da ironizzare: chi è causa del suo mal ….pianga se stesso….

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