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Territorio

Il miracolo viola della Marsica: natura, inclusione e antichi mestieri nel successo del “Lavandeto di Collelongo”

I profumi della natura, la magia degli antichi mestieri e la bellezza dello stare insieme. 💜 🌿 Un successo straordinario per la giornata di distillazione della lavanda al magnifico Lavandeto di Collelongo (AQ), incastonato tra le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo. Un evento emozionante, finanziato dal progetto regionale “Marsica per Tutti”, dove partecipanti di ogni età si sono uniti per raccogliere a mano i fiori e trasformarli in prezioso olio essenziale. Leggi l’articolo e immergiti nei colori e nelle emozioni di questa splendida favola abruzzese! 👇 🌸

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Lavandeto di Collelongo

Collelongo (AQ) – Ci sono giornate in cui il tempo sembra improvvisamente rallentare, in cui il frastuono frenetico e spesso logorante della modernità si spegne, per lasciare il posto ai suoni primordiali della natura e ai profumi più autentici della terra. È esattamente l’atmosfera magica, sospesa tra sogno e realtà, che si è respirata sabato 8 agosto nello splendido scenario del Lavandeto di Collelongo, incastonato come una gemma preziosa nel cuore verde e selvaggio dell’Abruzzo. Qui, a partire dalle prime luci del mattino, è andato in scena un evento dal profondissimo valore ambientale, culturale e umano: la “Distillazione inclusiva e partecipativa della lavanda”. Molto più di una semplice esibizione agricola: un vero e proprio rito collettivo capace di unire le persone, celebrando l’identità del territorio marsciano attraverso i colori e le essenze di uno dei fiori più amati al mondo.

Dalla raccolta a mano alla distillazione: l’antica magia che diventa olio essenziale

L’appuntamento è stato meticolosamente concepito per offrire a tutti i presenti (cittadini, curiosi, volontari e rappresentanti delle istituzioni) un’esperienza immersiva ed emozionante. Ognuno ha avuto il privilegio di poter seguire e, soprattutto, toccare con mano l’intero ciclo di vita e di lavorazione della lavanda. Tutto è iniziato con la delicata fase della raccolta manuale dei fiori violacei, un gesto antico, paziente e faticoso che ci riconnette intimamente con i ritmi lenti della natura.

I partecipanti sono stati poi guidati verso la fase più affascinante del processo: la trasformazione del fiore nel raffinatissimo e ricercato olio essenziale. Ad affiancare e istruire i presenti in ogni passaggio ci ha pensato la figura sapiente ed esperta del signor Carmine Venettacci, vero e proprio “agricoltore alternativo” ed enciclopedia vivente della botanica locale. Con grande disponibilità e carisma, Venettacci ha soddisfatto le innumerevoli curiosità dei presenti, illustrando un innovativo processo di distillazione in corrente di vapore sottovuoto. Una tecnica d’avanguardia assoluta che, pur rispettando la tradizione millenaria dell’estrazione, consente di preservare integralmente e senza alcuna alterazione chimica le più nobili e volatili caratteristiche aromatiche, oltre che le inestimabili proprietà fitoterapiche, cosmetiche e officinali della pianta.

“Marsica per Tutti”: un progetto visionario di solidarietà e sostenibilità

Il grande successo di questa mattinata non è frutto del caso, ma è il meraviglioso risultato di un progetto ben più ampio e strutturato. L’evento, infatti, si inserisce nel ricchissimo cartellone di “Marsica per Tutti”, una lungimirante iniziativa finanziata dalla Regione Abruzzo. Attraverso l’impiego virtuoso delle risorse del Fondo Sociale Regionale (con uno stanziamento complessivo di 312.000 euro destinati a “Innovazione e Programmi Speciali”), si punta a sostenere concretamente interventi di altissimo interesse collettivo, capaci di coniugare inclusione sociale, valorizzazione delle eccellenze agroalimentari ed ecosostenibilità.

Tutti i presenti al Lavandeto, inclusi i partner del progetto, hanno potuto condividere l’entusiasmo di un’esperienza in cui nessuno è rimasto indietro. La parola “inclusione” non è stata usata come un vuoto slogan politico, ma è stata vissuta tra i filari fioriti, dove persone di ogni età e abilità hanno lavorato fianco a fianco, sporcandosi le mani di terra e sorridendo insieme.

Un’esperienza sensoriale indimenticabile all’ombra del Parco Nazionale

A rendere questa giornata un ricordo letteralmente indelebile per i fortunati presenti ha contribuito, in maniera determinante, lo scenario naturale. Il magnifico Lavandeto di Collelongo non è solo un campo coltivato: è un anfiteatro naturale, impreziosito e protetto dall’imponente e maestosa cornice delle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In questo angolo di paradiso terrestre, le sterminate e perfette geometrie violacee della lavanda in fiore, il profumo inebriante e terapeutico delle erbe officinali, il frinire estivo delle cicale e il silenzio rigenerante della montagna si sono fusi in una perfetta e armoniosa sinfonia sensoriale.

Il Prof. Valletta: “Un semplice fiore trasformato in un simbolo di speranza”

A tirare le somme di un evento così denso di significato è stato il coordinatore del progetto, il Professor Sandro Valletta, visibilmente commosso ed entusiasta per il calore e la partecipazione registrati. Le sue parole, pronunciate a conclusione della mattinata, hanno racchiuso perfettamente l’anima dell’iniziativa: «Tutti insieme, oggi, abbiamo avuto l’immenso privilegio di vivere questa straordinaria esperienza. Abbiamo dimostrato come natura, rigore della ricerca scientifica, rispetto della tradizione e assoluta partecipazione inclusiva possano fondersi in un percorso emozionante. Un percorso capace di trasformare un semplice, piccolo fiore di lavanda in un prezioso, gigantesco simbolo di bellezza, di cooperazione sociale e di speranza luminosa per il futuro della nostra amata Marsica».

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Territorio

Montesilvano, l’isola ecologica rotta e il “muro di gomma” del Comune: cittadini esasperati chiedono un Consiglio Straordinario

Rifiuti in strada, turisti in fuga e l’assurda scoperta burocratica: a Montesilvano i cittadini non possono neppure parlare in Consiglio Comunale! 🗑️ 😠 Cresce la rabbia nel quartiere turistico PP1 (Saline): da marzo l’isola ecologica è rotta e il Comune fa finta di nulla disertando l’assemblea pubblica. E per non farsi mancare nulla, hanno pure posizionato un gigantesco “Eco-Box” in un incrocio pericoloso, oscurando la visuale ai pedoni e al passaggio del filobus! Leggi l’articolo inchiesta e scopri il muro di gomma sollevato dal Palazzo di Città contro i suoi stessi abitanti. Aiutaci a condividere lo sdegno! 👇 🚫

Assemblea-nel-Parco

Montesilvano (PE) – Ci sono serate estive in cui il fresco rigenerante degli alberi non basta a placare gli animi accaldati dall’esasperazione. È esattamente quello che è successo lo scorso sabato, 8 agosto, quando decine di cittadini, turisti e residenti si sono riuniti spontaneamente nel verde del Parco della Libertà di Montesilvano. Non si trattava di una festa di quartiere o di un evento mondano, ma di un’assemblea pubblica carica di amarezza e frustrazione. Il tema all’ordine del giorno? Il gravissimo stallo igienico e decorativo che sta soffocando il PP1, il nevralgico quartiere turistico “Saline-Alberghi”, lasciato letteralmente in balia dei propri rifiuti nel momento di massimo afflusso stagionale.

L’assemblea nel Parco e la sedia vuota dell’Amministrazione

L’incontro, indetto e fortemente voluto dal combattivo Comitato di quartiere Saline.Marina.PP1 in sinergia con la rivista Il Sorpasso, nasceva da un’esigenza disperata e sacrosanta: ripristinare con urgenza l’isola ecologica automatizzata di via Aldo Moro, inspiegabilmente e colpevolmente fuori uso, senza alcun servizio sostitutivo, dallo scorso marzo. Per cercare un dialogo costruttivo e pacifico, il Comitato aveva invitato ufficialmente l’Assessore all’Igiene Urbana e Ambiente, Alessandro Pompei, insieme all’intera amministrazione comunale.

Eppure, davanti alle legittime lamentele di decine di contribuenti e operatori turistici, la risposta delle Istituzioni è stata il rumore sordo del silenzio. Una sedia vuota che ha generato cocente delusione tra i presenti. A raccogliere lo sfogo della piazza è rimasta solo la consigliera comunale di opposizione Manuela Natale, che si è fatta carico di ascoltare le infinite segnalazioni, garantendo di portarle fisicamente tra le austere mura del Palazzo di Città.

Il dramma igienico del quartiere turistico: quando il “porta a porta” non basta

Ma perché quest’isola ecologica è così vitale per Montesilvano? I numeri, da soli, bastano a spiegare il disastro. Il quartiere PP1 vanta un bacino stimato di circa 4.000 posti letto alberghieri e un’utenza fluttuante che varia dai 5.000 ai 7.000 abitanti tra residenti, turisti e proprietari di seconde case. In un ecosistema così dinamico, stagionale e ad altissima mobilità, il pur lodevole servizio di raccolta differenziata “porta a porta” a cadenza settimanale è semplicemente, e oggettivamente, insufficiente.

Un turista che affitta un appartamento per tre giorni non può piegarsi ai rigidi calendari settimanali della raccolta porta a porta. Per questo motivo, il servizio attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, garantito per oltre 8 anni dall’isola ecologica di via Aldo Moro, era una vera e propria ancora di salvezza. Da marzo 2026, con il dispositivo guasto per un “presunto malfunzionamento” e mai più riparato, il quartiere turistico è precipitato in un degrado fatto di sacchetti abbandonati, problemi igienico-sanitari e un danno d’immagine incalcolabile per chi vive di turismo.

L’illusione della democrazia: a Montesilvano non esiste il Consiglio “Aperto”

Esasperati dalle infinite (e inutili) denunce per interruzione di pubblico servizio, dai ricorsi al TAR e dalle raccolte firme cadute nel vuoto cosmico degli uffici comunali, i cittadini riuniti nel parco hanno votato una proposta forte, suggerita dalla consigliera Natale: richiedere la convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario e Aperto. L’idea era quella di portare i residenti e le associazioni direttamente nell’aula consiliare per un confronto faccia a faccia sul disastro ambientale del PP1.

Ma è qui che la burocrazia italiana regala il suo ennesimo, tragicomico paradosso. Andando a spulciare le scartoffie, i cittadini hanno scoperto con sgomento che, nonostante le altisonanti dichiarazioni dell’Articolo 11 dello Statuto sull'”Iniziativa Popolare”, il Regolamento del Consiglio Comunale di Montesilvano non prevede in alcun modo la formula del Consiglio “Aperto” alla cittadinanza e agli esperti (uno strumento di democrazia diretta invece regolarmente previsto e utilizzato nella vicina Pescara).

Un vero e proprio “muro di gomma” normativo che fa sorgere un inquietante interrogativo: Montesilvano è diventata una città chiusa, blindata e irrimediabilmente sorda all’ascolto dei suoi stessi cittadini? La speranza, amara ma reale, è che l’imminente e storico progetto di fusione della Nuova Pescara possa finalmente spazzare via queste anacronistiche chiusure, imponendo regolamenti unici e spalancando i palazzi del potere alla partecipazione attiva della gente comune.

Oltre al danno, la beffa: l’Eco-Box “spuntato dal nulla” che minaccia i pedoni

Come se il disastro igienico non bastasse, l’incuria amministrativa ha generato anche un gravissimo e potenziale pericolo per l’incolumità pubblica. Mentre da ben sei mesi il Comune non riesce a trovare né un tecnico per riparare, né i fondi per sostituire l’isola di via Aldo Moro, nell’arco di appena 24 ore è miracolosamente “spuntato dal nulla” un enorme Eco-Box (il RECU-PET) destinato alla raccolta delle bottiglie di plastica.

E dove è stato posizionato questo ingombrante cubo di acciaio largo due metri e mezzo? Esattamente sul marciapiede, all’angolo cruciale tra via A. Moro e via Portogallo. Un punto nevralgico, a ridosso di delicati passaggi pedonali, dove il gigantesco filobus interurbano snodato (lungo ben 18 metri) è costretto a compiere complesse manovre di svolta. Il risultato? L’Eco-Box ha creato un letale “angolo cieco”, azzerando la visibilità all’incrocio e mettendo a repentaglio la vita di pedoni, ciclisti e automobilisti.

L’assurdità della situazione ha costretto i cittadini a inviare immediatamente una formale diffida al Comune e al Prefetto per segnalare l’insidia stradale, pretendendo la rimozione immediata del manufatto e il suo logico ricollocamento nel parcheggio adiacente. Una metafora perfetta, e tristissima, di una città in cui, purtroppo, troppo spesso la mano destra dell’Amministrazione sembra ignorare completamente i danni creati dalla mano sinistra.

Giuseppe Di Giampietro, arch, phd, presidente comitato Saline.Marina.PP1 Montesilvano
digiampietro@webstrade.it – WApp: 338-5343-969 – pagina FB Saline.Marina.PP1. Pagina FB Webstrade.Pescara
LINK More Info:
PP1 NUOVO ECO-BOX PERICOLOSO ALL’ANGOLO DELLE STRADE SEGNALAZIONE E DIFFIDA (Webstrade.Pescara, 03-08-2026)
IL PORTA-A-PORTA E’ L’UNICO STRUMENTO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA ? (SMPP1, 02-07-2026)

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Collelongo si accende con Giovanni Grande: un viaggio teatrale tra Dante e il mito nei parchi d’Abruzzo

La grande letteratura sotto le stelle della Marsica: lunedì 10 agosto a Collelongo va in scena lo spettacolo gratuito di Giovanni Grande! 🎭 ✨ Un viaggio emozionante che unisce i miti di Troia, i versi immortali di Dante e la spiritualità del Monte Tranquillo. 🌲 ⛪ Un evento unico per riscoprire l’anima più autentica d’Abruzzo insieme a tutta la comunità. 👏 🌌

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Locandina evento Collelongo

Collelongo-  Il borgo di Collelongo si appresta a vivere una delle serate più intense e significative della stagione, confermando la Marsica come un distretto di primaria importanza per la promozione della cultura e del teatro di narrazione. Lunedì 10 agosto 2026, a partire dalle ore 21:30, la suggestiva e monumentale cornice di Piazza della Chiesa ospiterà la rappresentazione teatrale intitolata “Il sogno di Giovanni Grande: dalla fine della guerra di Troia al centro del Parco Nazionale d’Abruzzo”. L’opera, interamente ideata e interpretata dall’attore e regista Giovanni Grande, si offre alla pubblica opinione come un affascinante itinerario interiore capace di unire il fascino del mito classico alla solennità della letteratura immortale della penisola, celebrando l’identità e il patrimonio immateriale delle aree protette dell’Appennino.

Il cammino allegorico dalla guerra di Troia al Monte Tranquillo

La scomposizione del testo scenico rivela un ordito narrativo flessibile e privo di automatismi accademici, in cui la parola d’autore si fa contemporaneamente gioco evocativo e strumento di indagine civile. Giovanni Grande guiderà il pubblico lungo un cammino che prende avvio dalle leggendarie macerie della guerra di Troia per approdare, attraverso la recitazione di pagine memorabili della saggistica occidentale, nel cuore verde del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il baricentro spirituale del racconto toccherà la vetta del Monte Tranquillo, luogo in cui sorge la storica chiesa della Madonna Nera, rinomata meta di fede e raccoglimento rionale immersa in un paesaggio d’alta quota di straordinaria e intatta bellezza naturalistica.

La preghiera di San Bernardo e le soste di San Giovanni Paolo II

A legare la performance alla grande tradizione letteraria italiana sarà il richiamo esplicito alla Commedia di Dante Alighieri. All’ingresso del santuario del Monte Tranquillo è infatti incisa sulla pietra la celebre preghiera con cui San Bernardo di Chiaravalle, nel canto trentatreesimo del Paradiso, invoca la Vergine Maria: uno dei vertici assoluti della poesia universale che risuonerà nella piazza di Collelongo. Il viaggio simbolico attraverserà anche i magnifici Prati d’Angro, territori di indiscusso valore ambientale resi ancora più celebri dal ricordo storiografico del pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II, il pontefice santo che amava sostare in solitudine tra queste montagne lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva dei residenti.

Il teatro di piazza come dinamo di coesione per il territorio marsicano

La manifestazione, organizzata in sinergia con le associazioni e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, si offre alle famiglie, ai lavoratori e ai numerosi villeggianti come un’occasione preziosa per riscoprire il benessere della riflessione e la cura delle relazioni umane. Sostenere il merito degli artisti indipendenti e favorire l’incontro fisico dei cittadini nei centri storici costituisce una potente dinamo per l’economia di vicinato e per l’indotto della somministrazione locale. L’appuntamento di Collelongo dimostra empiricamente come la fusione tra i grandi classici e la bellezza dei paesaggi abruzzesi sia la via maestra per far crescere il territorio con armonia e determinazione, garantendo un domani ricco di consapevolezza alle future generazioni.

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Come per incanto dal passato: riemerge la commovente lettera del prigioniero Antonio. “Cara Gina, sto bene”

“Cara Gina, riguardati e non preoccuparti per me. Io sto bene”. 📜 ❤️ Le parole commoventi di un marito prigioniero nei campi inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale riemergono a Bellegra dopo oltre 80 anni! Una lettera meravigliosa scritta dal fronte da Antonio Tucci, in cui l’amore per la moglie Gina, per il figlio Titta e per la mamma vince sugli orrori del conflitto. Leggi e condividi questa straordinaria e vera storia d’altri tempi che ci insegna il valore supremo della pace. 🕊️ 👇

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lettera del prigioniero Antonio

Bellegra (RM) – Ci sono tesori nascosti che non sono fatti d’oro o di pietre preziose, ma di inchiostro sbiadito e di carta ingiallita dal tempo. Oggetti all’apparenza fragili, che eppure custodiscono la forza di resistere ai decenni, alle intemperie e all’oblio, per riemergere esattamente nel momento in cui abbiamo più bisogno di ascoltare il loro messaggio. Come per incanto, ciò che è nascosto prima o poi torna sempre alla luce. È quello che è accaduto in questi giorni nella comunità di Bellegra, dove il ritrovamento e la pubblicazione di una toccante lettera risalente alla Seconda Guerra Mondiale ha riacceso i riflettori su una memoria collettiva che non deve mai essere dispersa.

Dal deserto dell’Africa ai campi inglesi: il difficile viaggio di Antonio Tucci

La storia che emerge da questo foglio di carta è quella di Antonio Tucci, un nostro concittadino che, come tanti giovani dell’epoca, fu strappato agli affetti e alla sua terra per essere gettato nell’inferno del secondo conflitto mondiale. Correva l’anno 1942: i venti di guerra soffiavano spietati. Antonio stava combattendo sul fronte africano quando, nel caos del conflitto, venne catturato dalle forze alleate e trasferito come prigioniero di guerra in Gran Bretagna. Finì confinato nei gelidi campi di prigionia situati nelle campagne appena fuori Londra, a migliaia di chilometri dalla sua amata Bellegra, dalle sue colline, dalla sua casa.

In un’epoca in cui le comunicazioni erano rare, incerte e filtrate dalla dura censura militare, riuscire a spedire una lettera era un lusso, quasi un miracolo. Eppure, in quello scritto inviato dal campo di prigionia britannico, non c’è traccia di disperazione o di lamenti per la propria, durissima, condizione. Al contrario, c’è solo un luminoso e struggente senso di protezione verso chi era rimasto a casa ad aspettare.

“Cara Gina, io sto bene”: l’amore che sconfigge l’orrore del conflitto

Il cuore di Antonio, nonostante i reticolati e la lontananza, batteva solo e unicamente per la sua famiglia. La lettera è indirizzata con immensa tenerezza alla “cara moglie Gina”. Le parole usate dal prigioniero sono un inno all’altruismo: invece di piangersi addosso, Antonio si preoccupa per lei, le raccomanda accuratamente di riguardarsi e di stare bene, rassicurandola con una dolce bugia bianca: “Anche io qui mi trovo bene”. Una frase sussurrata nel buio della prigionia, scritta con l’unico scopo di non far pesare ulteriore angoscia sul cuore già provato della sua sposa.

I pensieri di Antonio non si fermano solo a Gina, ma corrono veloci verso il piccolo figlio Titta e verso l’anziana madre. Nelle sue righe, tracciate con cura, traspare la dignità immensa di un uomo che, pur essendo prigioniero, si aggrappa al senso della famiglia come a un salvagente nel mare in tempesta della guerra globale.

Il ruolo prezioso di Vincenzo Saulini e la solidarietà tra i prigionieri

Ma la lettera offre anche un prezioso e inaspettato spaccato di vita quotidiana all’interno dei campi di prigionia londinesi. Antonio non dimentica di inviare alla famiglia i saluti del suo inseparabile compagno di prigionia, anch’egli cittadino di Bellegra: Vincenzo Saulini. Vincenzo non era solo un commilitone, ma era diventato una figura chiave all’interno della baracca. Avendo imparato la lingua, svolgeva l’importante e delicato ruolo di interprete principale tra i prigionieri italiani e il rigido comando militare britannico.

Questo dettaglio, all’apparenza marginale, ci racconta invece la straordinaria rete di solidarietà, di amicizia e di mutuo soccorso che si creava tra i nostri soldati prigionieri. Isolati, affamati e lontani dalla patria, si sostenevano l’un l’altro, diventando letteralmente fratelli per sopravvivere alle incognite di un conflitto di cui non potevano prevedere la fine.

Un monito eterno per tutti noi: la guerra è solo morte e va abolita

Non sappiamo esattamente quanti lunghi e interminabili anni di prigionia abbia dovuto scontare Antonio prima di poter finalmente riabbracciare la sua cara Gina e il piccolo Titta. Quello che sappiamo con certezza è che queste poche righe riemerse dall’archivio del tempo rappresentano oggi un tesoro dal valore storico e morale inestimabile per la comunità di Bellegra e per chiunque abbia la fortuna di leggerle.

Un doveroso e sentito ringraziamento va alla persona che ha concesso e autorizzato il ritrovamento, permettendo di rintracciare i legittimi proprietari di questo immenso ricordo di famiglia. Ma il ringraziamento più grande va a Luigino, che diffondendo e leggendo queste righe ha permesso a tutti noi di sentirci partecipi di un dolore che non si è mai del tutto cancellato. Il messaggio che ci consegna il soldato Antonio Tucci è chiaro e squarcia il velo del tempo, arrivando drittto alle nostre coscienze, soprattutto oggi, in un mondo in cui i tamburi di guerra tornano a rullare minacciosi: la guerra non è mai una soluzione. La guerra è solo e soltanto divisione, sofferenza e morte. E, come tale, andrebbe definitivamente abolita dal vocabolario dell’umanità. Grazie Antonio, per averci ricordato che l’amore, alla fine, vince su tutto.

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