Redazione- Oggi portiamo ai lettori l’intervista del noto attore italiano Mino Sferra nato a Teano (Caserta). Sferra si laurea in lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dove inizia la sua attività artistica, diplomandosi in Recitazione e Regia presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Pietro Scharoff.“
Da molti anni Sferra dirige la Scuola di Teatro “Menandro” presso la quale si diplomano futuri attori italiani. La Scuola è nata nel ’92 a Nettuno su un’idea dell’attore e regista Mino Sferra e del Dott. Valter De Dominicis.
Nel ’93 la Scuola è stata trasferita a Roma ove si pregia del Patrocinio della Regione Lazio, ed inoltre è patrocinata dall’AGIS Scuola.
La Scuola si fonda sul metodo Stanislawsky, basato sul naturalismo psicologico in cui l’attore esprime i propri sentimenti con veridicità assoluta: attraverso il risveglio del subcosciente vengono riportati sulla scena sentimenti già vissuti. È il metodo basico dell’”Actors Studio” di New York.
La Scuola vuole essere un connubio tra la recitazione, il canto e la danza, un eclettismo totale dell’attore che miri non soltanto alla crescita del metodo recitativo, ma anche allo sviluppo del linguaggio corporeo e all’educazione vocale. La Scuola di Teatro “Menandro” ha una durata triennale, al termine del quale gli allievi ricevono un Diploma di Idoneità alle Arti Teatrali.
Nel corso del triennio vengono impartite le seguenti materie: dizione, ortofonia, educazione vocale, psicotecnica, recitazione, canto musical, danza, poesia drammatica, storia del teatro, scherma scenica, recitazione cinematografica.
Il 18 luglio scorso, all’Africa Film Festival, alla Casa del Cinema c’è stata la proiezione del cortometraggio “Sottomessa”, diretto da Kassim Yassin, sceneggiatura di Vincenza Li Gioi.
Sferra ha avuto il ruolo dell’ebreo Settimio.
Per conoscere da vicino il noto attore, vi invitiamo a leggere l’intervista:
Quando e com’è nata la passione di diventare attore? A che età?
Ho iniziato ad amare la recitazione fin da piccolo, ero molto affascinato dal cinema e dalla televisione. Al mio paese natio (Teano) c’era il cinema Garibaldi, e la domenica invece di andare a giocare con i miei amici, preferivo andare al cinema, vedevo di tutto, western, film storici, sentimentali. Spesso mi identificavo con i protagonisti. Quando ritornavo a casa, mi chiudevo in camera, mi guardavo allo specchio e cercavo di imitare i personaggi che avevo appena visto. Mia mamma non voleva che ci chiudessimo in camera ma io le dicevo che dovevo fare il cinema e lei sorridendo e scuotendo la testa mi diceva: “a capa toja nunn’ è bona” e me lo lasciava fare. Ero un bambino particolare, preferivo le storie dei film, ai cartoni animati. Avevo scoperto il teatro attraverso la televisione, spesso tramettevano le commedie di Eduardo De Filippo, ne amavo una in modo particolare: “Natale in casa Cupiello”; mi piaceva molto Tommasino, detto “Nennillo” interpretato allora da Luca De Filippo, figlio di Eduardo. Era sempre controcorrente, aveva un carattere pestifero, un po’ com’ero io da piccolo e questo mi divertiva molto.
Quali sono i suoi film?
Dal 1989 ad oggi, ho interpretato molti films per il cinema e la televisione:
La Piovra 7, Il barbiere di Rio, Naja, Distretto di polizia, Il bello delle donne, Il Giudice Istruttore, Buck ai confini del cielo, Buck e il braccialetto magico, Body Puzzle, Favola crudele, La ragazza del Metrò, L’Angelo nero, Tristano e Isotta, Crimine contro crimine, Un posto al sole, Camici bianchi, R.I.S. 5, I Viceré, Squadra Antimafia, Assolo, Domani le racconto, Terra Bruciata, La verità sta in cielo, Il paradiso della signore, Time Loop. Sono stato co-protagonista del pluripremiato cortometraggio Il Privilegio dell’ultima onda con la regia di S. Aufiero.
I suoi ruoli al Teatro?
Nel 1982 sono stato premiato dall’”Harmony Club” di Roma per l’interpretazione dell’Amleto di Shakespeare al Teatro Orione.
Nel 1983 mi trasferisco a New York per perfezionarmi tecnicamente, frequentando l’”Actors Studio” e l’”Herbert Berghoff Studio”.
Sempre a New York formo la “The Sferra Theater Company”, compagnia teatrale bilingue, portando al successo Off-Broadway Non si sa come e L’uomo, la bestia e la virtù di Pirandello.
Ho interpretato, diretto e adattato vari Atti Unici di autori italiani per la Radio RAI Corporation USA. A Roma, ho diretto La patente di Pirandello e La domanda di matrimonio di Cechov.
– Sono stato Gomez nel musical La famiglia Addams diretta da M.Cinque.
– Creonte nell’Antigone di Sofocle diretta da M. Sferra.
Elia nel Processo a Gesù di D. Fabbri diretto da T. Calenzo.
– Eugene in Amanti di M. Fratti diretta da M. Sferra.
– Tom in Shakespeare in obitorio diretto da P. Perelli.
– Lo psichiatra in Respiro diretto da L. Olivieri.
– Amintore nella commedia Attento a quelle due diretto da M. Sferra.
– Tom nel musical Mamma mia.
– Il professore Ilberti in Come in un Romanzo.
– Cosimo in Galera Blues diretta da M. Sferra.
– La cicogna si diverte con regia di Gianfranco Maria Guerra.
Ho interpretato e diretto Enrico IV di L. Pirandello.
Nel 2022 ho diretto e interpretato in molte città italiane lo spettacolo: Se ascoltato il cuore cura sempre tratto dal libro di Michele Cioffi.
Qual è stato il film più difficile realizzato a livello emotivo?
Sicuramente il film che mi ha destato più emozione è stato Terra Bruciata di Luca Gianfrancesco. Il film narra delle vicende storiche della Seconda guerra mondiale nei territori del basso Lazio e dell’alto casertano. Il laboratorio italiano della ferocia nazista. Un film documentario che racconta la mia terra, la Campania. Girare le scene nel posto in cui sono accaduti i massacri è stato veramente emozionante. Io interpreto Giacomo di Gasparro, trucidato per la sola colpa di essere italiano, insieme ad altri cittadini di Conca della Campania (Caserta).
Il ruolo più difficile?
Il ruolo più difficile che ho interpretato è stato Hunk nel film Buck ai confini del cielo, perché nel film non ho voluto la controfigura e c’erano molte scene a cavallo piuttosto pericolose e difficili sulla neve e sul ghiaccio. Anche il personaggio era piuttosto complesso: interpretavo il ruolo del cattivo molto caratterizzato. Ho recitato in lingua inglese con accento canadese del 1800. Inoltre, prima di iniziare le riprese, ho dovuto fare due mesi di addestramento con il cane Buck, che era il vero protagonista del film e con il quale lottavo.
Qual è il suo idolo (attore italiano oppure estero)?
Per il cinema il mio attore preferito è stato Marcello Mastroianni, un attore che ho sempre amato per l’italianità rappresentata nei suoi personaggi. Per il teatro il mio idolo è stato Vittorio Gassman, uno dei più grandi attori italiani del ‘900, che considero il mio maestro e al quale mi sono sempre ispirato. L’attore straniero che amo in modo particolare è l’inglese Laurence Olivier, un attore che mi ha sempre affascinato per le sue capacità interpretative e la sua poliedricità sia in teatro nei ruoli shakespeariani, sia nel cinema.
Ha avuto nella sua scuola studenti albanesi?
I miei studenti provengono da tutta Italia; ho anche avuto studenti di diversi paesi europei, ma nessuno proveniente dall’Albania.
Mi piacerebbe avere studenti albanesi, vorrei dare loro la possibilità di studiare nella mia Accademia e creare un ponte tra l’Italia e l’Albania, magari assegnando loro anche delle borse di studio.
Cosa pensa degli arbëresh?
Penso che la cultura e la lingua arbëresh vada tutelata e preservata perché è ricca di tradizioni, di storia e di folklore. Qualche anno fa in Calabria ho avuto modo di conoscere persone appartenenti alla comunità albanese, quasi tutti scrittori o poeti: insomma persone di grande cultura con i quali ancora oggi ho rapporti interpersonali.
Le piacerebbe collaborare con la cinematografia albanese?
Sì, mi piacerebbe molto lavorare in Albania, conoscere e confrontarmi con nuovi attori, registi e produzioni. Sarebbe un’esperienza davvero stimolante e formativa allo stesso tempo.
Durante le “Giornate del cinema albanese” del 2019, ho avuto modo di conoscere alcune opere cinematografiche, anche di registe originarie della comunità arbëreshe: i film selezionati erano ispirati alle più recenti espressioni della cultura albanese, finalizzata a raccontare un Paese in fase di transizione, portatore di aspirazioni e problemi propri di una società alla ricerca di una nuova più moderna identità e di una collocazione paritaria nel contesto europeo.
I progetti futuri?
Per ora sono molto occupato con l’insegnamento sia in Accademia teatrale, che all’Università LUMSA di Roma, dove dirigo un laboratorio teatrale. Sono molto orgoglioso che la Scuola di Teatro Menandro il prossimo anno compia 33 anni di attività formativa, una scuola che ho voluto fermamente dopo la mia esperienza tecnica americana. Ho avuto modo di confrontarmi con la scuola newyorchese che utilizza lo stesso metodo di recitazione che usiamo noi, il metodo Stanislawskij che si basa sul naturalismo psicologico in cui l’attore esprime i propri sentimenti con la veridicità più assoluta. Un metodo che gli americani usano più nel dramma che nella commedia. La mia scuola è tesa a formare l’attore in tutte le sue sfaccettature: dalla recitazione (principalmente teatrale, ma anche cinematografica), alla psicotecnica, alla dizione, alla danza, al canto musical, all’interpretazione poetica, alla scherma scenica senza tralasciare la storia del teatro. La scuola di recitazione è triennale ed è a numero chiuso, massimo 12 allievi l’anno. Gli studenti dopo il triennio conseguono un Diploma di Arte Drammatica e Arte Scenica riconosciuto dalla Regione Lazio e dall’Agis Scuola.
Il prossimo anno ho in progetto di portare sul palcoscenico (in prima nazionale) Primo amore della scrittrice emergente Angela Di Maso, recitando come attore protagonista e firmando anche la regia.
La ringrazio per l’intervista augurandole successo nella sua carriera, sperando inoltre in una collaborazione con registi e attori albanesi e kosovari come un ponte tra le due coste.
Grazie a Lei Angela. Con profonda stima
Intervista di Angela Kosta – giornalista, scrittrice, poetessa, saggista, critica letteraria, redattrice, traduttrice, promotrice culturale internazionale