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Attualità

Salviamo gli istituti alberghieri. Torniamo a formare professionisti, non spettatori della cucina italiana

C’è un paradosso che l’Italia non può più permettersi.Siamo il Paese che ha fatto della cucina, dell’ospitalità, dell’enogastronomia e dell’accoglienza alcuni dei propri più straordinari biglietti da visita nel mondo. Siamo la nazione nella quale migliaia di ristoratori, cuochi, pasticcieri, maître, sommelier e professionisti dell’ospitalità portano quotidianamente all’estero competenza, cultura e identità.

Eppure continuiamo troppo spesso a trattare gli istituti alberghieri quasi come se fossero scuole di serie B.

È una contraddizione che denuncio da anni, come docente e come direttore de La Voce della Scuola.

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istituti alberghieri

Dal Progetto ’92 ai laboratori, dalla Terza Area agli ITP: è arrivato il momento di una riforma vera. La cucina italiana è patrimonio UNESCO, ma il primo luogo in cui dobbiamo difenderla e tramandarla è la scuola

 

Redazione-  C’è un paradosso che l’Italia non può più permettersi.Siamo il Paese che ha fatto della cucina, dell’ospitalità, dell’enogastronomia e dell’accoglienza alcuni dei propri più straordinari biglietti da visita nel mondo. Siamo la nazione nella quale migliaia di ristoratori, cuochi, pasticcieri, maître, sommelier e professionisti dell’ospitalità portano quotidianamente all’estero competenza, cultura e identità.

Eppure continuiamo troppo spesso a trattare gli istituti alberghieri quasi come se fossero scuole di serie B.

È una contraddizione che denuncio da anni, come docente e come direttore de La Voce della Scuola.

Oggi, però, non basta più denunciare.

È arrivato il momento di costruire una grande battaglia nazionale per il rilancio degli istituti professionali alberghieri italiani.

E bisogna avere il coraggio di pronunciare alcune parole che per troppo tempo sono sembrate appartenere al passato: laboratori, professionalizzazione, Terza Area, rapporto con le imprese, competenze tecnico-pratiche, dignità degli ITP, collegamento con l’università.

Ripartire da ciò che funzionava: la lezione del Progetto ’92

Non si tratta di coltivare nostalgie.

Si tratta di capire che cosa funzionava e perché funzionava.

Il Progetto ’92 aveva compreso un principio elementare che troppe successive riforme hanno progressivamente annacquato: un istituto professionale deve possedere una fortissima identità professionale.

La sperimentazione introdusse una struttura capace di mettere in relazione formazione generale, discipline d’indirizzo, stage e mondo del lavoro. Nel biennio conclusivo trovava spazio la cosiddetta Terza Area, pensata proprio per creare una connessione concreta tra istruzione professionale e realtà produttiva.

Dobbiamo allora avere il coraggio di chiederci: perché non recuperare, aggiornandolo al presente, quello spirito?

Non significa riprodurre meccanicamente la scuola degli anni Novanta.

Significa recuperare la sua intuizione fondamentale.

Un alberghiero senza un numero adeguato di ore di laboratorio non è pienamente un alberghiero.

Puoi studiare perfettamente la storia della cucina, conoscere le caratteristiche organolettiche degli alimenti, imparare HACCP, marketing, diritto, economia, lingue straniere e scienza degli alimenti. Tutto necessario.

Ma arriva un momento nel quale uno studente deve prendere in mano un coltello, organizzare una brigata, preparare una salsa, conoscere una materia prima, allestire una sala, accogliere un cliente, gestire un errore durante un servizio.

Perché un mestiere si studia, ma si impara anche facendolo.

Restituire ore ai laboratori

La prima richiesta che dovrebbe partire dal mondo degli alberghieri verso il Ministero dell’Istruzione e del Merito è dunque chiarissima:

ripristinare e aumentare le ore di laboratorio.

Non è una rivendicazione corporativa.

È una questione didattica.

Lo hanno ribadito anche la Federazione Italiana Cuochi e la Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri d’Italia, indicando tra le questioni centrali il sostegno ai laboratori, la formazione pratica, i tirocini e l’aggiornamento dei docenti tecnico-pratici.

E questo è un punto decisivo.

Perché il laboratorio costa.

Costa la materia prima. Costa mantenere efficienti cucine, sale, bar, pasticcerie e attrezzature. Costa adeguarsi alle innovazioni tecnologiche. Costa garantire sicurezza.

Ma non finanziare il laboratorio costa molto di più al Paese, perché significa diplomare ragazzi con minori opportunità di acquisire quelle competenze che le imprese chiedono loro il giorno successivo al diploma.

Gli istituti alberghieri devono quindi avere un fondo strutturale nazionale destinato ai laboratori e all’acquisto delle materie prime, senza essere costretti ogni anno a inventarsi soluzioni per consentire agli studenti di esercitarsi.

Ripristiniamo una nuova Terza Area professionalizzante

Serve poi un secondo passaggio.

Una nuova Terza Area.

Chiamiamola come vogliamo: Terza Area 4.0, area professionalizzante, alta specializzazione scolastica.

Ma restituiamo agli studenti degli ultimi anni un segmento realmente professionalizzante costruito insieme a imprese, chef, strutture ricettive, ristorazione collettiva, associazioni professionali e università.

Non semplice alternanza.

Non qualche settimana trascorsa in azienda per riempire moduli.

Formazione professionalizzante vera.

Ogni istituto dovrebbe poter creare specializzazioni territoriali: cucina mediterranea, pasticceria, arte bianca, cucina salutistica, banqueting, management alberghiero, turismo enogastronomico, sommellerie, mixology, ristorazione collettiva, food cost, tecnologie alimentari, sostenibilità, comunicazione del cibo.

Il territorio deve entrare nella scuola e la scuola deve entrare nel territorio.

Il caso Miami dimostra quello che gli alberghieri possono fare

Proprio in questi giorni una storia dovrebbe far riflettere il Ministero.

Un ex studente di una scuola alberghiera dell’Appennino modenese, originario di Faenza, diventato successivamente docente di tecniche di sala e bar, ha costruito la propria esperienza imprenditoriale nella ristorazione a Miami.

E per portare negli Stati Uniti professionalità italiana ha fatto una cosa straordinariamente semplice: ha dato lavoro anche a suoi ex studenti.

Quei ragazzi hanno affrontato visti, trasferimento, lingua, una cultura differente e un nuovo mercato del lavoro. Alcuni stanno costruendo lì il proprio percorso professionale.

Ecco cos’è un istituto alberghiero.

Non una scuola nella quale finiscono gli studenti che “non vogliono studiare”.

Questa rappresentazione deve essere cancellata una volta per tutte.

L’alberghiero può essere un ascensore sociale e professionale, una scuola capace di portare un ragazzo dalla cucina o dalla sala didattica di una provincia italiana a una grande esperienza internazionale.

Pacifico: Valditara apra finalmente il dossier alberghieri

La vicenda ha spinto anche il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico a rivolgersi al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo un rilancio degli istituti alberghieri.

Una richiesta che condivido.

Ma credo che dobbiamo andare persino oltre.

Non basta una campagna promozionale.

Serve un piano nazionale per gli istituti alberghieri.

Un piano che restituisca centralità alla didattica laboratoriale e che riconosca definitivamente che l’istruzione professionale alberghiera rappresenta un settore strategico per l’economia, il turismo, l’occupazione e l’immagine internazionale dell’Italia.

La cucina italiana è patrimonio UNESCO: adesso investiamo nelle scuole che la tramandano

La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale, è entrata nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

Questa non può essere soltanto una medaglia da appuntare sul petto.

Se la cucina italiana è patrimonio culturale, allora gli istituti alberghieri sono tra i luoghi nei quali quel patrimonio viene trasmesso alle nuove generazioni.

E un patrimonio si tutela investendo nelle persone che devono custodirlo.

Per questo propongo un grande progetto nazionale che colleghi stabilmente istituti alberghieri, università di scienze gastronomiche, facoltà e corsi universitari del settore agroalimentare, turismo, economia, management e tecnologie alimentari.

Uno studente dell’alberghiero deve sapere che il diploma non rappresenta necessariamente la conclusione del suo percorso formativo.

Può diventare chef.

Può diventare imprenditore.

Ma può anche proseguire all’università, diventare ricercatore, tecnologo alimentare, manager della ristorazione, esperto di turismo enogastronomico, comunicatore del food, docente, consulente.

Dobbiamo costruire una filiera formativa dell’enogastronomia italiana, dalla scuola professionale all’alta formazione.

E finalmente riconosciamo il valore degli ITP

Poi c’è una questione che considero non più rinviabile.

Gli insegnanti tecnico-pratici.

Per anni gli ITP sono stati trattati quasi come una componente accessoria del sistema scolastico.

Ma in un istituto professionale il docente tecnico-pratico è una delle colonne portanti della didattica.

È il professionista che trasforma la conoscenza in competenza.

È colui che insegna allo studente non soltanto che cosa fare, ma come farlo.

Manualità, organizzazione, precisione, disciplina professionale, gestione dei tempi, sicurezza, capacità di lavorare in squadra non si apprendono soltanto sui libri.

Passano attraverso il laboratorio.

E nel laboratorio passa la professionalità dell’ITP.

Per questo occorre finalmente affrontare anche la questione della piena valorizzazione giuridica ed economica degli insegnanti tecnico-pratici, fino ad affrontare seriamente il tema dell’equiparazione retributiva.

Stessa funzione docente, stessa dignità professionale: il riconoscimento economico non può continuare a essere considerato un tabù.

La valorizzazione deve comprendere inoltre aggiornamento professionale continuo, esperienze nelle imprese, formazione specialistica e possibilità di collaborazione con università, associazioni e centri di alta formazione.

La Federazione Italiana Cuochi e le associazioni di categoria: costruiamo un’alleanza

Non dobbiamo partire da zero.

La Federazione Italiana Cuochi opera da anni nel campo della formazione e della valorizzazione della professionalità. La collaborazione tra FIC e Re.Na.I.A. rappresenta una strada importante perché mette allo stesso tavolo scuola e professione.

Ed è esattamente questa la direzione da seguire.

FIC, Re.Na.I.A., associazioni dei maître, sommelier, pasticcieri, albergatori, ristoratori, FIPE, associazioni datoriali, sindacati, camere di commercio, università, ITS Academy e territori devono essere convocati dal Ministero.

Un grande tavolo nazionale sull’istruzione alberghiera italiana.

Non l’ennesimo convegno.

Non l’ennesima fotografia istituzionale.

Non l’ennesimo protocollo destinato a rimanere sulla carta.

Un tavolo con una scadenza e con un obiettivo preciso:

produrre una vera riforma degli istituti alberghieri italiani.

Otto proposte per cambiare davvero gli alberghieri

La piattaforma potrebbe partire da otto punti.

1. Aumento strutturale delle ore di laboratorio, soprattutto nel triennio.

2. Fondo nazionale permanente per laboratori e materie prime, sottratto alla precarietà dei singoli bilanci scolastici.

3. Introduzione di una nuova Terza Area professionalizzante, costruita con imprese, professionisti e territori.

4. Rafforzamento di stage e percorsi formativi di qualità, anche internazionali, evitando esperienze puramente formali.

5. Riconoscimento e valorizzazione giuridica ed economica degli ITP, insieme a un grande piano di aggiornamento professionale e alla discussione sull’equiparazione retributiva.

6. Collegamento strutturale tra istituti alberghieri, ITS Academy e università, affinché il diploma sia anche la porta verso l’alta formazione.

7. Accordi nazionali con FIC, Re.Na.I.A. e associazioni professionali e datoriali, per avvicinare realmente formazione e lavoro.

8. Un programma nazionale di promozione degli istituti alberghieri e della cultura enogastronomica italiana, anche alla luce del riconoscimento UNESCO.

Basta considerare l’alberghiero una scuola di ripiego

Ma prima ancora delle norme dobbiamo vincere una battaglia culturale.

Dobbiamo smettere di dire a un ragazzo bravo: “Tu puoi fare il liceo”.

Come se scegliere un professionale significasse avere minori capacità.

No.

Un ragazzo eccellente deve poter scegliere un alberghiero perché vuole diventare uno dei migliori chef d’Europa, un grande maître, un manager dell’ospitalità, un imprenditore della ristorazione o uno studioso di scienze gastronomiche.

La scuola professionale non deve essere il luogo dell’ultima scelta.

Deve tornare a essere la scuola della prima scelta professionale.

Dobbiamo restituire prestigio sociale all’istruzione professionale.

E per farlo dobbiamo smettere di pensare che cultura e lavoro siano due mondi contrapposti.

Saper fare è cultura.

Conoscere una materia prima è cultura.

Conoscere un territorio è cultura.

Saper raccontare un vino, organizzare un servizio, progettare un menu, conoscere la storia di un piatto e trasformare prodotti semplici in un’esperienza gastronomica è cultura.

La cultura professionale è cultura.

Una battaglia che porto avanti da anni

Come docente ho visto ragazzi trasformarsi entrando in laboratorio.

Ho visto studenti che sui banchi sembravano disinteressati diventare attentissimi davanti a una postazione di lavoro.

Ho visto capacità emergere quando finalmente qualcuno ha dato loro la possibilità di fare.

Come direttore de La Voce della Scuola, questa battaglia la seguo e la sostengo da anni.

E continueremo a farlo.

Ma oggi credo sia arrivato il momento di passare dalla denuncia alla proposta e dalla proposta alla mobilitazione culturale.

Chiediamo al ministro Giuseppe Valditara di convocare gli istituti alberghieri italiani.

Chiediamo di ascoltare dirigenti, docenti, ITP e soprattutto studenti.

Chiediamo di ascoltare FIC, Re.Na.I.A., associazioni di categoria, imprese, università e professionisti.

E poi prendiamo una decisione.

Facciamo tornare gli istituti alberghieri al centro della strategia educativa, turistica, culturale ed economica dell’Italia.

Perché mentre noi discutiamo se aumentare o diminuire un’ora di laboratorio, i nostri ragazzi vengono richiesti nei ristoranti, negli alberghi e nelle strutture ricettive di tutto il mondo.

Mentre discutiamo sulla dignità degli ITP, sono proprio quelle competenze tecnico-pratiche a rendere riconoscibile il professionista italiano all’estero.

Mentre continuiamo a domandarci quale futuro dare agli istituti professionali, un ex docente può arrivare a costruire un’attività imprenditoriale dall’altra parte dell’oceano e offrire opportunità ai ragazzi che ha formato.

Forse la risposta è già davanti ai nostri occhi.

L’Italia ha una delle più grandi tradizioni enogastronomiche del mondo. Ha scuole alberghiere, docenti, ITP, professionisti, associazioni e studenti capaci di trasformare quella tradizione in futuro.

Manca una scelta politica forte.

E allora diciamolo con chiarezza:

Ridate ore ai laboratori.

Ridate forza alla formazione professionalizzante.

Ripristinate una Terza Area moderna e realmente professionalizzante.

Ridate dignità, carriera e riconoscimento economico agli ITP.

Collegate gli alberghieri alle università e all’alta formazione.

Portate dentro le scuole i grandi professionisti e portate gli studenti nelle migliori realtà italiane e internazionali.

E soprattutto smettiamo di considerare questi istituti come una periferia del sistema scolastico.

Perché una nazione che considera la propria cucina un patrimonio da mostrare al mondo deve avere il coraggio di considerare le scuole che formano chi quella cucina la custodirà, la interpreterà e la porterà nel futuro come scuole strategiche per il Paese.

La cucina italiana ha conquistato il mondo.

Adesso tocca alla scuola italiana essere all’altezza della sua cucina.

Se sei d’accordo, questa battaglia è anche tua

Se condividi queste proposte, non lasciare che questo editoriale resti soltanto un articolo.

Condividilo.

Fallo arrivare ai colleghi, ai docenti tecnico-pratici, ai dirigenti scolastici, agli studenti, alle famiglie, agli chef, ai professionisti dell’ospitalità, agli imprenditori, alle associazioni di categoria, ai sindacati, alle università e ai rappresentanti delle istituzioni.

Facciamo arrivare forte e chiaro un messaggio:

gli istituti alberghieri italiani devono tornare a essere una priorità della scuola e del Paese.

Se sei d’accordo, condividi questo editoriale e scrivi a: segreteria@vocedellascuola.it.

Raccogliamo idee, testimonianze, esperienze e adesioni.

Costruiamo insieme una proposta da portare al Ministero e alle istituzioni.

Perché dalle singole scuole può nascere qualcosa di molto più grande:

una mobilitazione nazionale per il rilancio dell’istruzione alberghiera italiana.

È il momento di farci sentire.

Più laboratorio. Più professionalità. Più dignità agli ITP. Più alta formazione. Più futuro per i nostri studenti.

La Voce della Scuola sarà al loro fianco.

Editoriale del Direttore – La Voce della Scuola

Diego Palma

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Politica

Ritorno alle origini per Vannacci: il Comitato di Cesano Maderno a Pietrasanta

Un fine settimana all’insegna delle emozioni e della grande politica in Versilia! Una folta delegazione del “Comitato 47 Futuro Nazionale” di Cesano Maderno è scesa in Toscana per partecipare al raduno presso lo storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Un evento dal sapore magico e carico di simbolismo: si tratta infatti del ritorno nel luogo esatto dove, esattamente tre anni fa, sono state gettate le fondamenta del grande percorso politico e culturale legato al libro “Il Mondo al Contrario” di Roberto Vannacci. Tra dibattiti e voglia di lottare, la militanza brianzola riparte più carica che mai!👇

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il Comitato di Cesano Maderno

Marina di Pietrasanta (Lucca) – Nella frenetica e spesso cinica politica moderna, i luoghi fisici possiedono ancora la straordinaria, potente e magica capacità di trasformarsi in veri e propri santuari laici, simboli incancellabili di un’idea che prende forma e diventa movimento popolare. Questo fine settimana, la pittoresca e accogliente cornice della costa toscana ha fatto da palcoscenico a un evento dal fortissimo impatto emotivo e identitario per migliaia di appassionati militanti. Una folta, orgogliosa e agguerritissima delegazione del neonato Comitato 47 Futuro Nazionale, proveniente direttamente dall’attivissima e laboriosa cittadina brianzola di Cesano Maderno, ha infatti partecipato con grandissimo entusiasmo alla terza, attesissima edizione di quello che è ormai diventato un tradizionale e irrinunciabile incontro politico. La location prescelta non è stata affatto casuale: il suggestivo e storico Bagno Biondetti a Marina di Pietrasanta. Questo stabilimento balneare non è un semplice luogo di vacanza, ma rappresenta idealmente e politicamente il vero e proprio “kilometro zero” di un’avventura culturale che sta ridisegnando la geografia del consenso nel nostro Paese.

Il Bagno Biondetti: dove tre anni fa è nato “Il Mondo al Contrario”

Per comprendere appieno la gioia, l’emozione e la fortissima carica ideale che hanno animato la due giorni di raduno toscano, bisogna obbligatoriamente e doverosamente riavvolgere il nastro del tempo.
L’evento organizzato in riva al mare segna, infatti, un momento di grandissima rilevanza simbolica e quasi spirituale per tutto il gruppo dirigente e per la base militante sparsa in Italia: il ritorno fisico e corale nel luogo esatto in cui, esattamente tre anni fa, ha preso vita in maniera dirompente e inaspettata il percorso legato ai temi, alle denunce e all’inconfondibile visione sociale contenuta tra le pagine del best-seller assoluto “Il Mondo al Contrario”, scritto dal Generale Roberto Vannacci. In quel primo, storico e quasi carbonaro raduno sotto gli ombrelloni della Versilia, si gettarono le solidissime e profonde fondamenta di un pensiero politico critico nei confronti del politicamente corretto dominante. Tornare oggi al Bagno Biondetti, con un bagaglio di migliaia di tesserati e decine di comitati aperti in ogni provincia italiana, significa celebrare una scommessa culturale vinta contro ogni avversità e contro il disfattismo di certa élite intellettuale, trasformando un semplice libro in un solido faro politico per le generazioni future.

Il Comitato 47: l’impegno instancabile sul territorio di Cesano Maderno

La presenza compatta, rumorosa e organizzatissima della delegazione del Comitato 47 Futuro Nazionale in terra toscana non è stata una semplice gita fuori porta, ma un preciso e netto manifesto politico di fedeltà e abnegazione alla causa.
Il viaggio dalla Brianza fino a Marina di Pietrasanta sottolinea e ribadisce con forza inaudita la straordinaria continuità dell’impegno politico, sociale e culturale che questo affiatatissimo gruppo sta portando avanti, giorno dopo giorno, sul difficile e popoloso territorio di Cesano Maderno. L’attività incessante del comitato brianzolo non si limita a sterili chiacchiere sui social network, ma si traduce quotidianamente in presenza costante sulle piazze, ascolto dei cittadini e divulgazione instancabile. La trasferta al Bagno Biondetti è servita a ribadire a gran voce e senza alcun tentennamento la totale, assoluta e indiscutibile centralità dei valori fondanti e delle grandi battaglie identitarie e patriottiche nate proprio durante quel primo storico e indimenticabile raduno. Un giuramento di fedeltà che dimostra come il fuoco politico acceso tre anni fa continui ad ardere vigorosamente nei cuori di chi non si rassegna al declino culturale dell’Occidente.

Dibattiti e confronto: la rete di Futuro Nazionale che si espande

La lunga e soleggiata giornata in Versilia non è stata, però, dedicata unicamente alle celebrazioni nostalgiche del passato, ma si è rivelata un fondamentale e vitale laboratorio di idee rivolto strenuamente verso le sfide future.
Durante l’intero arco dell’evento, i preparatissimi e agguerriti rappresentanti della delegazione cesanese si sono messi letteralmente in gioco, prendendo parte in prima linea ai numerosi e serrati momenti di dibattito, approfondimento tematico e costruttivo confronto organizzati insieme alle tante altre realtà territoriali giunte da ogni angolo della penisola. Questi incontri e questi scambi di esperienze sul campo rappresentano la vera e propria, preziosissima linfa vitale necessaria per rafforzare le radici del movimento sul piano nazionale. Coordinare gli sforzi, condividere le strategie di comunicazione locale e fare rete tra le diverse anime di Futuro Nazionale è il passo cruciale per trasformare la rabbia e la protesta dei cittadini in proposte concrete, legali e amministrative. Il Comitato 47 di Cesano Maderno è tornato in Brianza con un bagaglio di nuove idee, un entusiasmo contagioso e la ferma, granitica consapevolezza che la strada tracciata da “Il Mondo al Contrario” sia l’unica via percorribile per restituire dignità e buon senso alla politica del territorio.

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Politica

Scontro totale a destra: la clamorosa rottura con Vannacci nel libro Rinascimento Nazionale

La politica italiana è in subbuglio per i clamorosi retroscena sulla spaccatura all’interno del movimento del Generale Vannacci! Vi sveliamo in esclusiva la potentissima premessa del nuovo libro “Rinascimento Nazionale”. L’autore, ex Presidente del Centro Studi del partito espulso lo scorso 8 settembre, racconta senza filtri le motivazioni ideologiche della rottura: l’isolamento del leader da parte del “giglio tragico”, le pericolose derive verso uno Stato Etico che indaga la morale privata e l’insopportabile mediocrità di chi confonde la lealtà con la cieca obbedienza. Una clamorosa lezione politica sulla vera destra liberale!👇

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Rinascimento nazionale, cover libro

Roma – La politica italiana si arricchisce oggi di una testimonianza esplosiva, lucida e profondamente analitica, capace di far luce sulle complesse dinamiche interne di uno dei movimenti più discussi dell’ultimo anno. Pubblichiamo in esclusiva le densissime pagine introduttive del libro “Rinascimento Nazionale” (attualmente disponibile per l’acquisto in tutte le librerie fisiche e sui principali store digitali, tra cui Amazon). Un testo che non è solo un saggio culturale, ma rappresenta un vero e proprio manifesto politico e un retroscena inedito sulla traumatica scissione consumatasi ai vertici del partito “Futuro Nazionale” legato al Generale Roberto Vannacci. L’autore, titolare della tessera numero 18 ed ex Presidente del Centro Studi, ripercorre i motivi ideologici, strategici e personali che hanno portato alla sua clamorosa espulsione avvenuta lo scorso 8 settembre 2026. Di seguito, la premessa integrale dell’opera: “La Decima Corporazione di D’Annunzio: lavorare per il futuro e per ciò che non ha ancora nome”.

Il progetto originario e l’illusione di un “De Gaulle italiano”

Questo libro era sostanzialmente terminato quando gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno finito per conferirgli, quasi senza che lo volessi, un significato ulteriore.
Quando ho cominciato a scriverlo, il mio intento era abbastanza semplice da enunciare e assai meno facile da realizzare: provare a dare una forma coerente a un’idea di destra che sentivo sempre meno rappresentata nel dibattito italiano. Una destra nazionalista ma non statalista, identitaria ma non razzista, severa sull’immigrazione irregolare e ferma sulla sicurezza senza per questo trasformare lo straniero in un nemico; una destra liberale e liberista, occidentale, atlantica, legata alla tradizione italiana e proprio per questo più risorgimentale che novecentesca. Ritenevo che Futuro Nazionale potesse diventare uno degli strumenti attraverso i quali tentare questa costruzione. L’ho pensato sinceramente, al punto da espormi in prima persona, da contribuire alla sua elaborazione e da considerare possibile che Roberto Vannacci, per la forza con cui era riuscito a intercettare un disagio politico reale, potesse assumere un ruolo assai più importante di quello di semplice tribuno della protesta. Ho scritto e detto che avrebbe potuto essere una sorta di De Gaulle italiano. Non solo per la coincidenza dell’uniforme, evidentemente, ma perché intravedevo in lui un senso dello Stato così potenzialmente radicato da poter trasformare una protesta diffusa in una visione nazionale più ampia. Non ho ragione di rinnegare oggi quel giudizio, preferisco dire più semplicemente che quella possibilità, a un certo punto, ha cominciato a prendere una direzione diversa da quella che avevo immaginato.

L’autonomia intellettuale e la pericolosa deriva verso lo “Stato Etico”

Ero il titolare della tessera numero 18 di Futuro Nazionale, una delle prime trenta assegnate dal generale alle persone che riteneva più vicine al progetto originario.
Parallelamente avevo continuato a lavorare in qualità di Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, organismo autonomo apprezzato dal generale sia ai tempi del MAC, sia con la nascita del Partito. Proprio questa autonomia si è rivelata il punto decisivo. Un centro studi serio non nasce per certificare a posteriori decisioni prese altrove. A un certo punto ho cominciato a porre questioni inevitabili. Non si trattava di stabilire se Futuro Nazionale fosse abbastanza di destra, ma di capire quale destra volesse essere. I problemi sono cominciati quando alle domande ragionevoli si sono aggiunte risposte che lo erano molto meno: quando la richiesta di sicurezza ha iniziato a convivere con suggestioni autoritarie; quando la critica all’immigrazione irregolare ha rischiato di trasformarsi in ostilità verso una religione; quando alla difesa della famiglia si è sovrapposta una concezione dello Stato chiamato a entrare nella vita privata delle persone; quando la critica al progressismo è diventata una specie di integralismo speculare. Non potevo condividere una visione nella quale lo Stato sembrava tornare a occuparsi di morale privata. Lo Stato etico non diventa accettabile soltanto perché cambia padrone.

Il “Giglio Tragico”, le cornacchie nere e la mediocrità al potere

Poi c’è stata la questione, più prosaica ma non meno importante, della classe dirigente. Intorno a ogni leader che cresce rapidamente si forma inevitabilmente un ambiente.
I collaboratori diventano filtri. I filtri diventano custodi. I custodi cominciano a decidere chi può parlare con il leader, quali persone sono gradite e quali invece no. Ho avuto la sensazione che intorno a Vannacci si stesse progressivamente formando qualcosa del genere. Ho usato l’espressione “giglio tragico” per descrivere un ambiente sempre più ristretto, capace di isolare il leader. Le “cornacchie nere”. Qualcuno ha voluto vedere in questa vicenda poteri forti o burattinai. Temo che la verità sia più semplice: molto spesso non servono complotti per danneggiare un progetto politico, bastano cattivi consiglieri, una selezione mediocre della classe dirigente, persone incapaci di distinguere la fedeltà dalla competenza. Una forza che pretende di rinnovare il Paese dovrebbe cominciare da se stessa, cercando persone capaci – se necessario – di contraddire il capo, non soltanto di rassicurarlo. Quando invece il dissenso viene interpretato come slealtà, il rischio è che il partito smetta di essere una comunità politica e diventi una corte.

L’espulsione e la Decima Corporazione di D’Annunzio

L’8 settembre 2026 sono stato espulso da Futuro Nazionale. Non avevo ricevuto contestazioni formali o telefonate. Ho appreso la notizia da un giornalista.
Non è l’aspetto procedurale che mi interessa di più, ma ciò che quell’episodio rappresenta. Una forza politica nata contro i vecchi partiti dovrebbe interrogarsi quando comincia a riprodurne i vizi peggiori. Ed è qui che torno a Fiume, alla Carta del Carnaro e alla Decima Corporazione. Non per nostalgia, ma per il contrario. La Decima Corporazione lasciava simbolicamente un posto a coloro che lavoravano per ciò che ancora non aveva nome. Una casella vuota destinata al futuro. I sistemi chiusi riempiono tutte le caselle. Le società vive, invece, lasciano sempre uno spazio all’irregolare, all’imprevisto, all’eretico. Per questo continuo a preferire il laboratorio alla caserma. D’Annunzio saccheggiava il passato per costruire il futuro; i reazionari fanno spesso il contrario. Questo libro non so dove porterà, ma so da quale parte intendo continuare a guardare: non indietro, verso le forme politiche che hanno già consumato la propria storia, ma avanti, verso quella casella vuota per chi lavora a ciò che ancora non ha nome.

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Politica

Allarme Intelligenza Artificiale: Meritocrazia Italia sfida la politica con una legge rivoluzionaria

Scontro totale sulle macchine che rubano il lavoro umano! Meritocrazia Italia lancia un durissimo allarme: l’Intelligenza Artificiale sta annientando le competenze professionali dei giovani italiani. Durante l’imminente e attesissimo VIII Congresso Nazionale di Roma (16 e 17 ottobre), il Presidente Walter Mauriello sfiderà apertamente il Governo e l’intera classe politica italiana, presentando una clamorosa e audace Proposta di Legge! Il documento prevede sanzioni pesantissime per chi licenzia professionisti a favore delle macchine, l’imposizione di un tetto massimo di utilizzo degli algoritmi negli uffici e il divieto totale nei concorsi!👇

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Mauriello

Roma – Il rapido, silenzioso e pervasivo avanzare delle nuove tecnologie digitali rischia seriamente di distruggere per sempre la sacralità del lavoro umano, polverizzando in pochi istanti decenni di studio, sacrifici e competenze faticosamente acquisite. È questo il gigantesco e angosciante allarme sociale e antropologico che verrà lanciato e sviscerato durante l’attesissimo VIII Congresso Nazionale di Meritocrazia Italia, in programma nella Capitale il 16 ottobre (al Teatro Quirino) e il 17 ottobre 2026 (al Teatro Rossini). Il movimento politico-culturale, guidato saldamente e appassionatamente dal Presidente Walter Mauriello, ha deciso di portare coraggiosamente al centro del dibattito pubblico e istituzionale quella che ritiene essere in assoluto la questione più urgente, devastante, ma paradossalmente meno considerata dall’attuale classe dirigente italiana: la necessità assoluta di imporre un rigido “limite umano” all’utilizzo incontrollato dell’Intelligenza Artificiale nei delicatissimi settori professionali e giurisdizionali.

Il caso della sentenza di Palermo e il drammatico tracollo del merito

La durissima presa di posizione di Meritocrazia Italia scaturisce da una gravissima, sconcertante e pericolosissima deriva della nostra società contemporanea, perfettamente riassunta in un recente scandalo giudiziario.
Il Presidente Mauriello non usa mezzi termini e punta immediatamente il dito contro l’incredibile caso della sentenza emessa dal Tribunale di Palermo, dove, clamorosamente, in calce al documento ufficiale sono rimaste stampate per sbaglio persino le istruzioni operative inviate al software di Intelligenza Artificiale per redigere l’atto. “Questo non è un semplice e banale errore materiale di distrazione”, tuona vigorosamente Mauriello, “ma rappresenta un vero e proprio tracollo strutturale del merito e della competenza. Se persino un delicatissimo provvedimento giurisdizionale, che incide pesantemente sulla vita, sui diritti e sulle libertà dei cittadini, viene comodamente e pigramente delegato a un banale prompt automatico, cosa ci resta realmente della competenza acquisita, dei decenni di studio forsennato sui manuali e dell’enorme fatica intellettuale?”. Da oltre otto anni, l’associazione combatte instancabilmente in prima linea per ribadire a gran voce che il concetto di “merito” non può mai essere banalmente racchiuso o svilito in un arido voto scolastico, ma deve necessariamente rappresentare un lungo, tortuoso e faticoso percorso di innalzamento delle proprie competenze umane e morali.

“L’IA uccide la competenza”: le dure e allarmate parole di Mauriello

Il rischio più grave e catastrofico, secondo l’acuta analisi dell’associazione, non è solo la perdita del posto di lavoro, ma l’annullamento cognitivo e formativo delle nuove e future generazioni di professionisti.
Come illustreranno autorevolmente gli ospiti attesi al Congresso (tra cui il falegname Massimo Lauro e illustri presidenti come Francesco Greco del CNF e Giuseppe Tango dell’ANM, affiancati da Valeria Fazio e Nicola Russo), un operaio specializzato impiega ben 10 anni di dura “trincea” in cantiere prima di diventare mastro artigiano; allo stesso identico modo, un avvocato, un chirurgo o un ingegnere necessitano di innumerevoli notti insonni sui libri per forgiare e fortificare le proprie preziose abilità. Ma oggi l’Intelligenza Artificiale sta letteralmente hackerando e cancellando gli step iniziali della scala dell’apprendimento umano, sottraendo fraudolentemente l’importantissimo e vitale approfondimento giurisprudenziale al giovane praticante o il faticoso disegno tecnico all’apprendista ingegnere. Il risultato apocalittico, secondo Mauriello, è che l’Italia rischia di non forgiare mai più le eccellenze umane che l’hanno resa grande nel mondo: “Avremo solamente una misera schiera di semplici operatori di prompt; persone che non sanno più fare le cose, ma sanno esclusivamente chiedere a una fredda macchina di farle al loro posto. Questa è la morte ingloriosa della qualità artigiana e professionale italiana. Stiamo affrontando un vero e proprio ‘COVID-IA’, un virus letale che non colpisce i nostri polmoni fisici, ma devasta la nostra intelligenza umana”.

La legge choc: sanzioni pecuniarie per chi licenzia e tetto agli algoritmi

Di fronte a questo scenario orwelliano, il Congresso di Meritocrazia Italia si trasformerà nella rampa di lancio per una radicale e audace Proposta di Legge sul Limite Umano.
Il documento programmatico, che verrà illustrato nel dettaglio a Roma, si basa su quattro pilastri normativi fondamentali e rivoluzionari. Il primo punto prevede l’istituzione di una “Riserva Umana di Competenza”: ogni singolo atto tecnico, medico o giudiziario dovrà obbligatoriamente certificare (con pesantissima responsabilità penale e deontologica allegata) l’effettiva percentuale di reale elaborazione umana impiegata, garantendo al cittadino il sacrosanto diritto di sapere se a difenderlo o a curarlo sia un algoritmo o un professionista in carne ed ossa. Il secondo, esplosivo pilastro chiede a gran voce (con appelli diretti alla Premier Giorgia Meloni e a tutti i massimi rappresentanti di Lega, FdI, Forza Italia, Pd, M5S, Azione, Italia Viva e Verdi Sinistra invitati a presenziare) l’imposizione legislativa di un rigidissimo tetto percentuale massimo di utilizzo dell’IA all’interno delle aziende e degli studi professionali, con l’introduzione di sanzioni economiche pesantissime e spietate contro chiunque decida di licenziare freddamente le competenze umane per sostituirle con gli automatismi. Il terzo punto intima il divieto categorico e assoluto dell’uso dell’IA sostitutiva nei concorsi pubblici e negli Esami di Stato. Infine, la proposta chiede orgogliosamente che l’Italia (supportata da esperti del calibro di Luigi Di Maio, Renato Mannheimer, Diego Fusaro, Maurizio Dallocchio e Gennaro Terracciano) si faccia pioniera coraggiosa e intransigente promotrice internazionale per la firma di un Trattato sull’Intelligenza Artificiale Umanocentrica, per fermare lo strapotere disumano di Stati Uniti e Cina.

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