FRANCESCO MACRÌ E LA NUOVA GUIDA SUPREMA
- Scritto da Francesco Macrì
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Redazione- In un Medio Oriente sospeso sul filo del rasoio, l’attenzione degli analisti internazionali si sposta sulla linea di successione della Repubblica Islamica. Il nome al centro del dibattito è quello di Mojtaba Hosseini Khamenei, figlio dell’attuale Guida Suprema, la cui possibile ascesa al potere apre scenari antitetici: una guerra infinita o una svolta negoziale figlia di pressioni sotterranee.
L’interrogativo che agita le cancellerie occidentali e israeliane è semplice nella sua brutalità: se Mojtaba dovesse ricalcare fedelmente le orme ideologiche e politiche del padre, il destino della regione sarebbe segnato. In questo scenario, l’instabilità attuale non sarebbe che il preludio a un conflitto di trincea, lungo e logorante, capace di trascinare l’Iran e i suoi avversari in una spirale di violenza senza via d’uscita immediata.
Tuttavia, esiste una lettura alternativa, più pragmatica e sottile, che sposta il fulcro della questione dalle moschee di Qom ai palazzi di Park Lane. Secondo indiscrezioni e analisi di intelligence che circolano con insistenza, Mojtaba Khamenei vanterebbe un impero finanziario e immobiliare colossale a Londra, gestito attraverso una fitta rete di prestanome.
L’aspetto più suggestivo di questa ricostruzione riguarda l’ubicazione di tale patrimonio: una delle sue residenze principali nella capitale britannica si troverebbe a brevissima distanza dall’ambasciata israeliana. Un dettaglio che, se confermato, non sarebbe solo una curiosità logistica, ma un potente strumento di pressione.
Se questa vulnerabilità economica fosse reale, il futuro prossimo potrebbe non vedere una guerra totale, bensì una serie di "strike chirurgici" sul territorio iraniano. Azioni mirate, devastanti per le infrastrutture simboliche e militari, volte a indebolire la resistenza dei falchi e a "convincere" la nuova guida a sedersi nuovamente ai tavoli delle trattative.
Il fine ultimo? Una fine concordata delle ostilità che preservi la sopravvivenza del potere (e dei capitali) a fronte di un drastico cambio di rotta geopolitico.
In questo scenario di "diplomazia coercitiva", il ruolo dei servizi segreti diventa fondamentale. La vicinanza geografica tra i beni attribuiti a Khamenei jr e i rappresentanti di Tel Aviv a Londra evoca un messaggio chiaro. Come suggeriscono gli analisti più smaliziati, nel Grande Gioco mediorientale nulla è lasciato al caso e, spesso, si agisce nel silenzio prima che il fragore delle armi lasci spazio al compromesso.
In fondo, come ricorda un adagio che circola negli uffici degli addetti ai lavori: "le vie del Mossad sono infinite". Resta da vedere se Mojtaba Khamenei sceglierà la via del martirio ideologico o quella, ben più dorata, della realpolitik
Ultima modifica ilVenerdì, 20 Marzo 2026 18:43
