Roma – Nel cinico, freddo e calcolatore universo della televisione commerciale moderna, l’insindacabile e temutissimo responso mattutino fornito dai dati statistici dell’Auditel rappresenta a tutti gli effetti il solo e unico giudice supremo e inappellabile capace di decretare il successo o il fallimento di un’azienda editoriale. La complessa, costosissima e mastodontica macchina organizzativa e produttiva del Grande Fratello VIP, vero e proprio fiore all’occhiello e colonna portante dell’intero palinsesto autunnale di punta delle reti Mediaset, si preparava ad affrontare e superare indenne uno degli ostacoli catodici più ardui, insidiosi e spaventosi che si possano incrociare sul proprio cammino televisivo. La scottante, urlata e tesa puntata serale in diretta, regolarmente e coraggiosamente mandata in onda lo scorso venerdì in prima serata su Canale 5, si è infatti fatalmente e frontalmente scontrata contro un autentico, formidabile e schiacciante colosso dell’intrattenimento di massa e degli ascolti nazionalpopolari: l’attesissima partita ufficiale di calcio della Nazionale Italiana impegnata nella delicata sfida europea di Nations League contro la blasonata e temibile selezione del Belgio, trasmessa in contemporanea e in mondovisione sui canali Rai. Uno scontro diretto e frontale, una vera e propria e spietata guerra dei telecomandi all’ultimo punto di share, che sulla carta e alla vigilia sembrava potesse e dovesse inesorabilmente preannunciare un bagno di sangue mediatico e un drastico, doloroso crollo numerico in termini di milioni di spettatori per il longevo e famoso reality show condotto abilmente e caparbiamente dalla navigata Ilary Blasi. La realtà mattutina dei dati, tuttavia, ha regalato un verdetto a dir poco sorprendente.
Venerdì di fuoco per l’Auditel: Italia-Belgio contro il reality show
Lo scontro titanico programmato e andato in onda tra due colossi dell’intrattenimento televisivo italiano ha catalizzato, monopolizzato e letteralmente incollato davanti agli schermi e ai televisori decine di milioni di famiglie e spettatori in tutto il Paese.
Da un lato della barricata del palinsesto serale, mamma Rai schierava sul campo l’artiglieria pesantissima e l’orgoglio nazionalpopolare del calcio: gli immancabili Azzurri della Nazionale di Spalletti. Il fascino patriottico e aggregante del pallone in una sfida ufficiale di Nations League contro il blasonato Belgio è storicamente, matematicamente e inequivocabilmente una vera e propria macchina schiacciasassi, un evento sportivo e sociale capace di catalizzare, polarizzare e rastrellare con facilità irrisoria enormi e irraggiungibili fette bulgare di pubblico maschile e femminile trasversale, dominando di fatto incontrastato le preziose curve dei grafici Auditel. Dall’altro lato esatto del telecomando, in una coraggiosissima, astuta e rischiosa e calcolata mossa di contro-programmazione televisiva diretta, la dirigenza Mediaset ha schierato sul campo e contrapposto orgogliosamente i drammi umani, le furiose liti notturne e gli psicodrammi pettegoli dei reclusi vip del Grande Fratello. Uno scontro diretto che solitamente, nella spietata e fredda storia decennale della televisione e dei palinsesti generalisti italiani, finisce per penalizzare e affossare drammaticamente, inesorabilmente e matematicamente le reti commerciali concorrenti. Eppure, nonostante la forza d’urto palesemente e oggettivamente soverchiante della corazzata calcistica, l’ammiraglia del Biscione non ha affatto subito la temuta débâcle numerica o l’umiliante cappotto statistico, dimostrando al contrario e con enorme fierezza aziendale una tenuta numerica e una capacità di resistenza televisiva a dir poco eccezionale e, per certi versi, quasi clamorosa e miracolosa per gli esperti del settore.
Lo “zoccolo duro” dei fan: perché il GF non crolla mai in prima serata
Analizzando freddamente, scientificamente e con la lente d’ingrandimento in mano le curve, i flussi, i target d’età e i minutaggi precisi registrati dai famigerati tabulati dell’Auditel forniti al mattino seguente, emerge limpida e cristallina una verità sociologica e mediatica assolutamente e innegabilmente inconfutabile.
Il fortunatissimo format olandese del Grande Fratello, giunto oramai orgogliosamente alla sua ennesima, lunghissima e logorante e sfacciata edizione in terra italiana, possiede, coltiva e vanta un potentissimo e inossidabile e fedelissimo nucleo centrale di fervidi spettatori, comunemente definito nel gergo tecnico degli addetti ai lavori e dei pubblicitari come il vitale “zoccolo duro”. Si tratta di una vastissima e compatta armata di fan, appassionati, casalinghe e attivissimi giovani frequentatori accaniti di social network, forum tematici e piattaforme digitali che, per nessuna ragione al mondo, per nessuna partita di cartello o evento sportivo concomitante, è disposta o accetta minimamente di rinunciare al proprio preziosissimo, catartico e immancabile e gustosissimo e pettegolo appuntamento fisso televisivo con le scottanti e morbose dinamiche umane e le fragilità psicologiche dei coinquilini di Cinecittà. Mentre la stragrande, fisiologica e trasversale maggioranza del vasto pubblico generalista italiano si accalcava rumorosamente e comodamente sui divani per esultare, soffrire e tifare i gol della Nazionale azzurra contro i belgi, questa gigantesca e irriducibile fetta di pubblico fidelizzato al reality show (pari a diversi milioni stabili di teste) è rimasta fermamente, graniticamente e cocciutamente sintonizzata a oltranza sulle spumeggianti e lunghissime frequenze e dirette di Canale 5. Un pubblico formidabile che non solo non abbandona e non cambia canale mai il programma in caso di concorrenza agguerrita o eventi sportivi speciali, ma che continua costantemente, fanaticamente e attivamente per tutta la lunga notte a votare, twittare furiosamente in tendenza, commentare aspramente le liti in diretta e generare decine di migliaia di visualizzazioni preziose per gli sponsor pubblicitari.
Ilary Blasi al timone: la conduzione pragmatica che conquista il pubblico
Gran parte dell’enorme, indiscusso e solido successo strutturale e di questa clamorosa tenuta degli ascolti televisivi va però doverosamente, giustamente e onestamente riconosciuto e ascritto al grandissimo, innato e preziosissimo talento scenico della brillante conduttrice romana.
Ilary Blasi, saldamente e splendidamente tornata al timone in prima linea del reality, ha sapientemente e magistralmente saputo ritagliarsi a misura e cucirsi addosso, nel corso di innumerevoli stagioni, uno stile di conduzione del tutto personalissimo, ironico e assolutamente inimitabile per le altre colleghe. Con il suo inconfondibile piglio romano spiccatamente pragmatico, schietto, rapido e meravigliosamente sfrontato e diretto, la Blasi rifugge costantemente, categoricamente e abilmente da facili pietismi melensi, retoriche insopportabili o eccessive, furiose e strazianti drammatizzazioni artificiali del dolore in prima serata. Ilary gestisce con mano ferma, cinica e pugno di ferro le urla belluine dei concorrenti esaltati, taglia corto impietosamente i loro noiosi e lunghissimi sproloqui egocentrici con battute al vetriolo che diventano immediatamente virali e meme sui social, e dirige il caotico traffico dello studio televisivo con un piglio e un sarcasmo tagliente che piace da impazzire e fa letteralmente esultare di gioia il suo pubblico sul divano. In una serata difficilissima, mortale e campale per il palinsesto televisivo come quella del venerdì calcistico, caratterizzata fortemente dalla discesa in campo dello strapotere mediatico degli Azzurri, il ritmo televisivo e martellante imposto alla trasmissione e la conduzione fredda ma scoppiettante, ritmata e dinamica della Blasi si sono rivelati a tutti gli effetti un insostituibile, gigantesco e prezioso scudo tattico e un’ancora di salvezza per l’intera e mastodontica complessa baracca produttiva di Cologno Monzese, impedendo fughe e zapping.
Il ruolo chiave delle opinioniste: Lucarelli e Buonamici calamite di share
Ma una formidabile, agguerrita e talentuosa e bravissima conduttrice da sola, pur brava che sia, non basta per fare numeri miracolosi. Il vero, geniale e autentico, scintillante capolavoro tattico e casting strategico orchestrato in gran segreto nei mesi scorsi e messo abilmente a segno dagli abili autori di Mediaset per blindare in cassaforte gli ascolti si è rivelato, in tutta la sua dirompente ed esplosiva forza attrattiva, nella superba, azzeccatissima e bizzarra composizione della coppia di esperte sedute a bordo campo.
Ad affiancare puntualmente e minuziosamente Ilary Blasi sulle ampie e lussuose poltrone dello studio vi è infatti una delle coppie di opinioniste femminili televisivamente e giornalisticamente più esplosive, diametralmente opposte, stridenti e imprevedibili che la recente memoria televisiva nazionale ricordi nitidamente. Da una parte del ring c’è l’autorevolezza, la pacatezza borghese, la classe misurata e la raffinatissima e sottile ironia pungente ma educatissima di Cesara Buonamici, storico, severo e rassicurante mezzo busto del telegiornale di rete. Dall’altra parte, speculare ed esatta nemesi, c’è l’implacabile, straripante, corrosiva e furente penna investigativa della temutissima e agguerritissima giornalista del web Selvaggia Lucarelli. Le due donne agiscono sapientemente in studio come se giocassero nei perfetti ruoli complementari del classico “poliziotto buono e poliziotto cattivo”, fungendo da immense, irresistibili e magnetiche calamite per lo share e per la morbosità dei telespettatori. La Buonamici analizza le dinamiche in gioco con piglio quasi sociologico e posato, mentre la Lucarelli, implacabile e senza filtri o mezze misure, smaschera crudelmente e ferocemente con indagini incrociate sul web le miserie umane, i facili pettegolezzi nascosti e le ipocrisie dei concorrenti in diretta. Questa continua e frizzante alternanza e frizione di registri comunicativi verbali diametralmente opposti, e la possibilità ghiotta che tra le due esperte scocchino all’improvviso accesissime scintille in studio, tiene magicamente, saldamente e inesorabilmente e letteralmente incollati allo schermo e al canale televisivo anche e soprattutto tutti quei moltissimi spettatori meno avvezzi al reality trash, regalando al Grande Fratello quella preziosissima immunità e quella forza gravitazionale capace persino di reggere eroicamente e titanicamente l’impari e disperato scontro frontale contro la maglia azzurra della Nazionale italiana.