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Politica

VANDALISMO A POZZILLI: LA RISPOSTA DI EVOLUZIONE E LIBERTÀ AL DANNO SUBITO DAL NEUROMED

Solidarietà officiosa al Neuromed: il partito chiede giustizia per il danno subito e invita tutti a difendere la ricerca.
#Neuromed #Vandalismo #EvoluzioneELibertà

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VANDALISMO A POZZILLI: LA RISPOSTA DI EVOLUZIONE E LIBERTÀ AL DANNO SUBITO DAL NEUROMED

Redazione-  Il vicepresidente nazionale vicario di Evoluzione e Libertà, Gianluca Quadrini, ha espresso solidarietà all’onorevole Aldo Patriciello dopo che dei manifesti promozionali del progetto di raccolta fondi 5×1000 per l’IRCCS Neuromed di Pozzilli sono stati graffiati con vernice spray. L’atto, avvenuto nella notte di lunedì, è stato denunciato dalle autorità locali come un episodio di vandalismo ideologico finalizzato a screditare l’istituto scientifico. Quadrini ha condannato la mancanza di civismo, ha evidenziato l’importanza della ricerca medica e ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per identificare i responsabili.

Nel comunicato rilasciato dal partito, il dirigente ha sottolineato che il gesto non colpisce solo una figura politica e imprenditoriale ma l’intero operato di centinaia di ricercatori, medici e personale sanitario che quotidianamente contribuiscono al progresso della scienza. “Imbrattare un cartellone destinato alla raccolta di fondi per la ricerca dimostra una totale assenza di civismo e una frustrazione che si traduce esclusivamente in atti di distruzione”, ha dichiarato Quadrini.

Il Neuromed di Pozzilli, riconosciuto a livello internazionale per i suoi programmi di neuroscienza, è stato descritto come un polo di eccellenza che offre cure avanzate e costituisce un volano economico per il Mezzogiorno. Il vicepresidente ha ricordato gli investimenti considerevoli, la costanza operativa e la visione imprenditoriale che hanno permesso al centro di raggiungere risultati di rilevanza globale. Il danno ai manifesti, secondo quanto riportato, non ha intaccato le strutture fisiche o le attività di ricerca, ma rappresenta un tentativo di indebolire la percezione pubblica di un’istituzione che crea lavoro, salute e prospettive per la regione.

Nel prosieguo del messaggio, Quadrini ha espresso fiducia nella capacità dell’onorevole Patriciello e della governance del Neuromed di mantenere il percorso di sviluppo senza cedere alle pressioni. “Siamo certi che l’Onorevole Patriciello e tutta la dirigenza non si lasceranno minimamente scalfire da simili bassezze”, ha affermato, aggiungendo che le autorità giudiziarie agiranno con tempestività per far luce sull’accaduto. Il richiamo a una risposta giudiziaria è stato accompagnato da un appello a tutti gli attori del territorio a sostenere le eccellenze che contribuiscono al benessere collettivo.

Le prime indagini, avviate dal Commissariato di Frosinone, puntano verso un segmento di attivisti che, in passato, hanno espresso critiche verso la gestione dei fondi pubblici destinati alla ricerca. Tuttavia, le autorità hanno ribadito che qualsiasi forma di vandalismo è perseguibile per legge, indipendentemente dal contesto ideologico. Il caso si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sulla tutela delle istituzioni scientifiche e sulla sicurezza delle iniziative di fundraising pubblico.

Nel frattempo, il Neuromed ha confermato che le attività di ricerca e i programmi di cura continueranno senza interruzioni. Una commissione interna sta valutando la necessità di rinforzare la protezione dei supporti visivi e dei punti di raccolta fondi, ma ha assicurato che l’incidente non influenzerà i risultati degli studi in corso. La direzione ha inoltre invitato i cittadini a sostenere la campagna 5×1000 attraverso canali digitali, sottolineando l’importanza di mantenere alta la partecipazione popolare.

La vicenda ha riacceso la discussione su come proteggere gli spazi pubblici dedicati alla diffusione di informazioni su progetti di interesse collettivo. Gli esperti di comunicazione istituzionale suggeriscono di adottare soluzioni più resilienti, come supporti anti-spruzzo o l’utilizzo di tecnologie digitali per la diffusione di messaggi, al fine di ridurre il rischio di atti vandalici simili. Al contempo, rimane evidente la necessità di un dialogo più aperto tra istituzioni scientifiche e cittadini, per prevenire incomprensioni che potrebbero sfociare in azioni di protesta violente.

In conclusione, il messaggio di Evoluzione e Libertà si è concentrato sul rifiuto della violenza ideologica, sulla difesa del lavoro di ricerca e sulla fiducia nel sistema giudiziario. L’attento monitoraggio dell’accaduto da parte delle forze dell’ordine e il sostegno pubblico al progetto 5×1000 saranno determinanti per garantire che il Neuromed continui a rappresentare un punto di riferimento per la salute e l’innovazione nel Mezzogiorno.

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Politica

L’attacco frontale di Laboccetta a Fini: “Affondò la destra, ora torni a fare il subacqueo”

La destra italiana non dimentica e non perdona il tradimento storico di Gianfranco Fini! Amedeo Laboccetta (Polo Sud) lancia un durissimo e spietato attacco contro l’ex leader di AN, colpevole di sfruttare la popolarità del Generale Vannacci nei salotti tv nel patetico tentativo di “rifarsi una verginità politica”. Laboccetta ricorda come Fini sia stato l’affondatore del centrodestra (facendo da “utile idiota” a Giorgio Napolitano) e lancia un forte monito a Giorgia Meloni, invitandola a non concedergli mai più alcuno spazio istituzionale o candidatura in Fratelli d’Italia. L’esilarante e feroce consiglio finale? “Invece di fare danni in politica, torni a fare il subacqueo!”. Leggi il durissimo attacco politico nel nostro articolo completo 👇

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ON.LABOCCETTA

Roma – I fantasmi del passato politico italiano, di tanto in tanto, tornano inevitabilmente ad aggirarsi nei moderni salotti televisivi, nel disperato e spesso vano tentativo di ritagliarsi un nuovo spazio sotto i riflettori mediatici e di ripulire una reputazione ormai storicamente compromessa. Ma il popolo conservatore e la base storica del centrodestra hanno una memoria di ferro e non perdonano facilmente chi ha infranto i loro sogni politici. A lanciare un attacco frontale, durissimo e senza alcuna mediazione diplomatica contro il recente ritorno in TV dell’ex leader di Alleanza Nazionale è l’onorevole Amedeo Laboccetta, attuale e battagliero Presidente dell’associazione Polo Sud, che demolisce punto per punto le recenti dichiarazioni di Gianfranco Fini.
La miccia che ha innescato questa esplosiva polemica politica è stata la recente e insistente presenza televisiva dell’ex Presidente della Camera, il quale, ergendosi improvvisamente a severo censore delle nuove dinamiche conservatrici, ha duramente criticato le posizioni del Generale Roberto Vannacci. Un tentativo maldestro che, secondo l’analisi spietata di Laboccetta, nasconde in realtà un obiettivo molto più subdolo: «Gianfranco Fini, dopo aver lasciato dietro di sé esclusivamente pesantissimi segni negativi durante il suo percorso politico e dopo aver causato danni incalcolabili alla destra italiana, ogni tanto riappare magicamente dal nulla e cerca disperatamente di rifarsi una verginità politica».

L’attacco a Vannacci: un boomerang che certifica la credibilità del Generale

L’affondo di Polo Sud entra nel merito delle critiche mosse all’europarlamentare indipendente della Lega. Fini ha recentemente affermato con supponenza che il Generale Vannacci “in politica non ne azzecca una”. Una dichiarazione che Laboccetta ribalta completamente, trasformandola in una clamorosa medaglia al valore per l’ufficiale.
«Sfruttando opportunisticamente l’enorme e travolgente notorietà mediatica del generale Vannacci, Fini ultimamente prova a tornare faticosamente alla ribalta dei talk show televisivi. Ma l’affermazione secondo cui Vannacci in politica non ne azzecca una si traduce, in realtà, in un’ulteriore e solidissima patente di credibilità per lo stesso Generale», spiega Laboccetta con sarcasmo pungente. La stoccata finale su questo punto è letteralmente demolitrice e scava nelle macerie della carriera dell’ex leader di Futuro e Libertà: «Verrebbe proprio da dire: da che pulpito viene la predica! Visto e considerato che Fini, a suo tempo e quando aveva il potere di incidere, non ne azzeccò letteralmente una, distruggendo tutto ciò che aveva costruito».

Il tradimento storico e la fiducia assoluta nell’intelligenza di Giorgia Meloni

Ma il vero nodo focale del comunicato di Laboccetta è il monito lanciato direttamente ai vertici attuali di Fratelli d’Italia e, in particolar modo, al Presidente del Consiglio. Il timore (o forse la semplice e sgradita voce di corridoio) che qualcuno all’interno del partito di maggioranza possa anche solo ipotizzare una riabilitazione istituzionale dell’ex leader, viene stroncata sul nascere.
«Una cosa è assolutamente certa e inconfutabile: gli Italiani di destra non perdoneranno mai e poi mai a Fini il gravissimo torto di aver rubato a milioni di cittadini onesti i loro sogni e le loro speranze». Secondo il Presidente di Polo Sud, l’ex Presidente della Camera «sta invecchiando proprio male, sognando dei ritorni in scena che sono evidentemente e politicamente impossibili». Il messaggio inviato a Palazzo Chigi è chiaro e inequivocabile: «Se il partito guidato da Giorgia Meloni decidesse mai di riportarlo in Parlamento nascondendolo sotto le sue bandiere, o se gli concedesse persino qualche comodo strapuntino istituzionale, compirebbe un errore da matita blu gravissimo. Ma mi affido totalmente e ciecamente all’intelligenza politica di Giorgia Meloni per scongiurare questa follia».

L’utile idiota di Napolitano e un epitaffio inequivocabile

La chiusura dell’intervento di Laboccetta è un concentrato di ironia amara e di feroce revisionismo storico sulle vicende che portarono alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi. L’idea che Fini possa oggi ripresentarsi come il “padre nobile” della destra italiana viene considerata un affronto inaccettabile alla verità storica.
«Il ruolo di padre nobile non si addice proprio per nulla a Gianfranco Fini. Tutti ricordano bene che lui fu il cinico affondatore della grande e vincente coalizione di centrodestra, prestandosi volontariamente a fare la figura del cosiddetto “utile idiota” al servizio dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». L’invito finale è tanto esilarante quanto umiliante: «Anziché continuare a fare ulteriori danni alla nostra area politica, Fini pensasse piuttosto alle immersioni da sub, visto che un tempo in quello sport era considerato bravino». Il giudizio definitivo sulla parabola finiana è racchiuso in una citazione lapidaria e malinconica, destinata a rimanere impressa: «”Poteva essere e non fu”. Questo un giorno, che gli auguro sinceramente il più lontano possibile, sarà con tutta probabilità il suo definitivo epitaffio politico».

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Politica

Il retroscena politico di Sforzini: “Il vero alleato di Vannacci non è la Meloni, ma Giuseppe Conte”

Una vera e propria bomba politica che smaschera le false alleanze del centrodestra italiano! Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, interviene duramente sullo scontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci, definendo le loro accuse di “tradimento” come il problema meno interessante del Paese. Secondo la lucidissima e provocatoria analisi di Sforzini, il vero pericolo è il ritorno di una “Destra sociale” ed economica statalista (sostenuta da Alemanno) che finisce di fatto per copiare le ricette assistenzialiste della Sinistra. La conclusione del politologo è destinata a far discutere: il naturale e vero alleato di Vannacci non è Giorgia Meloni, bensì il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte, poiché i loro programmi coincidono perfettamente sia in economia che nella pericolosa politica estera “con l’occhio strizzato a Mosca e a Pechino”. Leggi l’analisi politica completa nel nostro articolo 👇

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Sforzini

Roma – Il dibattito interno al variegato e complesso mondo del centrodestra italiano sta attraversando una fase di profondissima e lacerante ridefinizione identitaria, un vero e proprio scontro filosofico che va ben oltre le semplici e banali scaramucce elettorali. Mentre i riflettori dei principali telegiornali nazionali rimangono ostinatamente e superficialmente puntati sulle infinite polemiche personali tra i vari leader di partito, c’è chi invita l’opinione pubblica a sollevare lo sguardo e ad analizzare il vero nodo cruciale della questione. A lanciare un sasso pesantissimo nello stagno della politica italiana, delineando un’analisi sociologica e strategica tanto lucida quanto provocatoria, è Luca Sforzini, vulcanico presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
La riflessione di Sforzini parte dall’osservazione incrociata dei due grandi e recenti appuntamenti politici che hanno animato la piazza conservatrice: il tradizionale raduno leghista di Pontida e il vertice di Orvieto. «Tra Pontida e Orvieto sento parlare decisamente troppo di chi avrebbe tradito chi – esordisce in maniera lapidaria il presidente del Centro Studi – Matteo Salvini accusa Roberto Vannacci, venendo poi prontamente e aspramente ricambiato dall’ufficiale in pensione. Francamente, ritengo che questo sia il problema in assoluto meno interessante. Non ci troviamo affatto davanti a una patetica storia di amicizie personali finite male o a litigi da cortile: stiamo discutendo del futuro della nazione, di quale anima della destra debba legittimamente e concretamente governare l’Italia nel difficile e competitivo scenario del terzo millennio».

La minaccia statalista: il fantasma della Destra unicamente sociale

Il cuore dell’intervento politico di Sforzini si concentra sulla pericolosa deriva ideologica che sta prendendo forma in alcuni ambienti conservatori, un ritorno a logiche economiche che rischiano di distruggere l’ossatura produttiva del Paese. «A Orvieto sento ripetere come un mantra che “la destra o è sociale o non è”. Si tratta della storica tesi portata avanti da Gianni Alemanno, un concetto che trova fin troppa e fertile accoglienza nelle malinconiche nostalgie del primissimo Mussolini di stampo socialista», prosegue l’analista.
L’accusa di Sforzini è mirata e spietata: ammantarsi della bandiera del “sociale” senza bilanciarla con il realismo del mercato significa precipitare fatalmente nel peggior assistenzialismo di Stato. Questa visione economica statalista, basata su bonus, sussidi e forte intervento pubblico, finisce inevitabilmente per mostrare una «significativa, preoccupante e innegabile assonanza con le disastrose ricette economiche portate avanti dai 5 Stelle di Giuseppe Conte». Il monito del Centro Studi Rinascimento Nazionale è chiarissimo e non ammette sconti: una destra che sceglie di declinarsi esclusivamente in senso “sociale” sul piano economico, alla prova dei fatti finisce semplicemente e tragicamente per governare applicando misure di pura sinistra, strangolando chi produce ricchezza.

Il manifesto del terzo millennio: l’elogio del ceto medio e dell’impresa

Ma qual è, dunque, l’identikit della forza politica necessaria per far rinascere economicamente la nazione? Sforzini delinea un manifesto valoriale nettissimo, rivendicando con orgoglio la necessità di una vera e profonda rivoluzione liberale. «La destra moderna, quella matura e strutturata che serve disperatamente all’Italia per competere in Europa, deve essere orgogliosamente nazionale e liberale. Deve certo mantenere una spiccata vocazione sociale per non lasciare indietro gli ultimi, ma deve essere dichiaratamente liberista».
La ricetta del Rinascimento Nazionale rimette al centro dell’agenda politica il vero motore pulsante e dimenticato dell’Italia: i ceti produttivi. «Bisogna stare dalla parte e al fianco dell’impresa coraggiosa, del lavoro onesto, della sacralità della proprietà privata e, soprattutto, a totale difesa di quella vasta classe media che suda e produce la vera ricchezza del Paese». Senza questa visione pragmatica e pro-mercato, avverte amaramente Sforzini, «cambiano semplicemente i colori delle bandiere nei comizi, ma resta inesorabilmente intatto lo statalismo opprimente».

L’asse “fantasma” Vannacci-Conte: le coincidenze in politica estera

L’analisi politica si chiude con una deduzione logica dirompente, destinata a far discutere a lungo i vertici di Fratelli d’Italia e i salotti televisivi. Sforzini smonta l’ipotesi di un possibile accordo strutturale tra il Presidente del Consiglio e l’europarlamentare indipendente della Lega. «Il punto focale della questione non è affatto stabilire se Giorgia Meloni possa, un domani, allearsi organicamente con Vannacci: su questo specifico tema, il presidente del Senato Ignazio La Russa è già stato lucidamente e inequivocabilmente chiarissimo, chiudendo le porte».
La vera provocazione, supportata dai fatti e dalle recenti dichiarazioni dei diretti interessati, riguarda le convergenze parallele tra due mondi apparentemente inconciliabili. «Il punto politico centrale è che il naturale, vero alleato del Generale Vannacci è in realtà l’avvocato Giuseppe Conte. Non a caso, i due sono perfettamente allineati e in clamorosa sintonia non solo sulle stataliste ricette economiche, ma anche e soprattutto sulla delicatissima politica estera, strizzando continuamente e pericolosamente un occhio di riguardo sia a Mosca che a Pechino. I loro programmi, alla fine, coincidono perfettamente», conclude Sforzini. Un’affinità elettiva inaspettata che rischia di ridisegnare completamente le alleanze del prossimo futuro.

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Politica

Alta tensione a Rozzano: Futuro Nazionale in piazza per le ronde popolari e la “Remigrazione”

La misura è colma e le periferie milanesi rischiano di esplodere da un momento all’altro! A Rozzano la rabbia dei residenti, esasperati dalle continue aggressioni, furti e violenze ai danni di donne e anziani, è sfociata in una vera e propria sollevazione popolare contro le baby gang (i cosiddetti “maranza”) e l’immigrazione irregolare. A sostenere la protesta è sceso in piazza il movimento “Futuro Nazionale”, guidato da Roberto Jonghi Lavarini (noto come “il barone nero”), che ha annunciato l’intenzione dei propri militanti di unirsi attivamente alle ronde notturne dei cittadini, chiedendo “ordine, sicurezza e un massiccio piano di remigrazione”. Leggi le durissime dichiarazioni e l’appello alla legittima difesa nel nostro articolo completo 👇

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Remigrazione

Rozzano (Milano) – Quando il senso di insicurezza quotidiana, il degrado urbano dilagante e la rabbia sociale a lungo repressa raggiungono il loro inevitabile e pericolosissimo punto di ebollizione, le periferie delle grandi metropoli italiane rischiano di trasformarsi in vere e proprie polveriere pronte a esplodere al minimo pretesto. Quello che si sta consumando in queste tesissime ore lungo le strade di Rozzano, difficile e popoloso e crocevia dell’hinterland a sud di Milano, non è più un semplice malcontento di quartiere, ma ha assunto i contorni di una vera e propria e rumorosa sollevazione popolare.
La miccia che ha fatto saltare il precario coperchio della pazienza cittadina è stata una drammatica e inaccettabile escalation di episodi di criminalità predatoria. A farsi megafono politico e istituzionale di questa profonda esasperazione collettiva sono stati i vertici lombardi del movimento politico Futuro Nazionale, che hanno diramato un comunicato stampa dai toni durissimi, infuocati e senza alcun compromesso, paragonando apertamente i recenti moti di Rozzano alle furiose rivolte popolari che hanno recentemente infiammato e paralizzato le strade dell’Irlanda e di Dublino.

La rivolta contro il degrado: l’emergenza criminalità e i “maranza”

Il quadro sociologico e criminale tracciato dal movimento politico è a dir poco allarmante e dipinge una periferia meneghina ormai totalmente fuori dal controllo delle istituzioni statali. Secondo la durissima denuncia di Futuro Nazionale, il tessuto sociale di Rozzano sarebbe quotidianamente ostaggio di giovanissime baby gang (comunemente etichettate dalle cronache con il termine gergale di “maranza”) spesso giunte ormai alla terza generazione, e di frange di immigrazione irregolare fuori controllo.
«Dopo le numerose, continue e inaccettabili violenze perpetrate da gruppi di immigrati di origine nordafricana e da bande di maranza di terza generazione, i cui atti criminali e vigliacchi sono stati rivolti sistematicamente contro donne indifese e cittadini italiani anziani, il popolo di Rozzano si è finalmente svegliato e ha deciso di dire basta», si legge a chiare lettere nel comunicato ufficiale diffuso ai media. La nota prosegue sottolineando come la cittadinanza sia spontaneamente «scesa in strada per difendere a denti stretti i propri diritti fondamentali e la propria libertà di movimento». A questa vera e propria dichiarazione di guerra civile si unisce apertamente l’organizzazione politica di estrema destra, che dichiara solennemente: «Futuro Nazionale sceglie di marciare fianco a fianco con loro!».

Le parole shock del “Barone Nero”: l’autodifesa e le bastonate

A guidare ideologicamente e fisicamente la protesta sul territorio è sceso in campo un personaggio politico storico, controverso e notoriamente privo di peli sulla lingua: Roberto Jonghi Lavarini, conosciuto alle cronache politiche nazionali con il celebre appellativo de “il barone nero”. Jonghi Lavarini si è recato personalmente nelle piazze di Rozzano per portare totale solidarietà ai residenti, scortato dai vertici del movimento, tra cui l’avvocato Renato Maturo (dirigente di spicco di FNV per la città di Milano) e Maurizio Mannino (coordinatore operativo di FNV per l’intera e vasta Provincia di Milano Sud).
Le dichiarazioni rilasciate dal “Barone Nero” a margine della mobilitazione sono destinate a sollevare un feroce polverone polemico e politico a livello nazionale, per la loro impressionante crudezza e per il richiamo esplicito e diretto alla giustizia fai-da-te. «Se qualche cittadino esasperato e portato al limite ha reagito in maniera violenta o forte, questo avviene solo ed esclusivamente per colpa della totale, colpevole assenza dello Stato sul territorio; la loro è a tutti gli effetti una legittima e sacrosanta autodifesa popolare», ha tuonato Jonghi Lavarini. L’esponente politico ha poi rincarato la dose con un parallelismo personale a tinte fortissime: «Voglio essere chiaro: se qualcuno, chiunque esso sia, tentasse di stuprare mia figlia, io lo riempirei di bastonate senza pensarci un secondo, mandandolo dritto all’ospedale a riflettere sui suoi crimini per qualche mese».

Il ritorno delle ronde popolari e la richiesta di “remigrazione”

Il manifesto programmatico lanciato da Futuro Nazionale per pacificare e bonificare le strade del Sud Milano non ammette sfumature di grigio. La ricetta proposta dai vertici del partito è perentoria e radicale: il territorio ha disperato bisogno di «ordine, sicurezza immediata, pulizia delle strade e, soprattutto, di un serio piano di remigrazione» (il controverso concetto politico che prevede il rimpatrio massiccio e forzato nei paesi di origine per gli immigrati che si macchiano di reati sul suolo nazionale).
Ma la sfida lanciata alle istituzioni non si ferma alle sole parole o ai comunicati stampa. La vera e propria escalation si misurerà fisicamente sul marciapiede, durante le ore notturne. Jonghi Lavarini e i vertici di FNV hanno infatti annunciato ufficialmente il supporto diretto alle iniziative di controllo del vicinato: «I nostri militanti e i quadri dirigenti di Futuro Nazionale si uniranno fisicamente e attivamente alle già programmate ronde popolari notturne dei cittadini di Rozzano». Tuttavia, per evitare strumentalizzazioni partitiche in un momento di altissima tensione emotiva, il partito ha precisato che la partecipazione avverrà in borghese: «Scenderemo in strada rigorosamente senza esibire bandiere di partito o fare becera propaganda politica, ma parteciperemo semplicemente da veri, liberi e semplici patrioti italiani, al solo scopo di difendere le nostre donne e le nostre case». L’autunno milanese si preannuncia caldissimo.

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