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Michele Suriani

ROCCA DI BOTTE, SAN PIETRO EREMITA: LA PAROLA AL PRIORE LUCIANO CAMERLENGO

ROCCA DI BOTTE, SAN PIETRO EREMITA: LA PAROLA AL PRIORE LUCIANO CAMERLENGO San Pietro Eremita

Rocca di Botte-Con immenso piacere, sono qui nuovamente ad intervistare il dott. Luciano Camerlengo, Priore della Confraternita di San Pietro Eremita , Santo Patrono di Rocca di Botte.

 

Dopo circa 950 il grande Santo di Rocca di Botte, San Pietro Eremita, torna nella sua città Natale, un emozione enorme per tutta la zona, lei da Priore della confraternita del Santo come vive questo grande evento?

 

E’ senza dubbio di una grande emozione il pensare che San Pietro Eremita torni a visitare il proprio paese di origine e sono davvero contento di poter vedere questo evento. Sin da quando ero bambino, mi reco tutti gli anni a Trevi nel Lazio, in occasione del pellegrinaggio roccatano del 29 Agosto; inoltre partecipo, regolarmente, anche alle due cerimonie di intronizzazione e reposizione del busto del Santo, che si svolgono il 28 Agosto e il 6 Settembre. Un evento particolarmente toccante durante la visita a Trevi è quando porto a casa dei malati la statuina di San Pietro Eremita, occasione durante la quale assisto personalmente a profonde manifestazioni di Fede con richiesta di Grazie e momenti di intensa commozione.  Queste sono, tuttavia, visite al Santo. E’ ben diverso quando il Santo ti viene  a trovare.

 

Per i pochi fratelli che non conosco il Santo vogliamo ripercorrere in breve la sua vita?

 

San Pietro Eremita nasce, secondo la tradizione popolare, a Rocca di Botte all’inizio del XI secolo. La fonte più comune per la sua biografia è la cosiddetta Vita Antica, scritta da un anonimo poco dopo la morte del Santo. Pietro nasce in una famiglia dedita all’agricoltura. Sin da giovane appaiono i segni di quello che dovrà essere il suo destino di vita. Durante la sua permanenza nel paese natale egli compirà, infatti, alcuni miracoli. Quando Pietro raggiunge l’età adulta, sente la vocazione e lascia il paese, anche perché, secondo quando tramanda la tradizione, non vuole accettare un matrimonio combinato. Pietro scende a Tivoli, dove studia presso il diacono Cleto, il quale vede le doti del giovane e ne parla con il vescovo tiburtino. Il vescovo decide di fare di Pietro un evangelizzatore missionario, gli impone la tonsura e gli consegna una croce di ferro. La prima missione è l’evangelizzazione della terra natia. Pietro passa per i vari paesi della Piana ed è qui che il Santo ha anche la visione della Vergine Maria e del Cristo, che gli porgono un bastone da cui scaturisce un giglio ed un pomo aureo; la Vergine gli dice anche di lasciare la terra natia. San Pietro risale allora la valle dell’Aniene per evangelizzare quelle popolazioni ed inizia quel cammino che lo porterà a vistare diversi  borghi della valle, sostare a Subiaco e quindi raggiungere Trevi nel Lazio. Egli compie molti miracoli, tra i quali la moltiplicazione dei pani nella dispensa del monastero di Santa Scolastica a Subiaco. Pietro vive in povertà e indossa una pesante veste di lana. Egli si pone costantemente in relazione con la popolazione, per ricordare e far vivere i principi dal Vangelo. Anche a Trevi egli compie diversi miracoli, che servono a rafforzare il significato della sua predicazione, quale, ad esempio, il cuocere il pane nel forno freddo per impedire che la cosa avvenisse di Domenica. La vita di povertà e di stenti porta comunque il Santo a una morte prematura, che avviene il 30 Agosto del 1052 sotto il concavo di una scala che egli usava come rifugio. Per rigore di informazione, va detto che studi recenti porterebbero a traslare l’intera vita di San Pietro Eremita esattamente ad un secolo dopo, fissando la morte al 1152, sebbene la tradizione continui a rimanere fedele alla data del 1052. Non esistono, infatti, altri documenti storici se non la costante presenza, nei vari resoconti, della celebrazione di eventi speciali in corrispondenza del 52° anno di ogni secolo. La prima data storicamente documentata è quella della canonizzazione del Santo, avvenuta il 1° Ottobre del 1215 e della quale stiamo celebrando l’ottavo centenario. L’immagine classica che tutti abbiamo di San Pietro Eremita, ovvero quella con i lupi incatenati, si riferisce, invece, ad un evento accaduto dopo la sua morte. In un periodo in cui i lupi infestavano il Trebano, un uomo si trovava di notte nelle campagne quando gli apparve San Pietro Eremita, che teneva dei lupi incatenati. Il Santo disse all’uomo che il flagello dei lupi sarebbe cessato se la popolazione fosse tornata al rispetto del riposo festivo. L’uomo, quando si svegliò, corse a riferire dell’accaduto. Il messaggio di San Pietro fu accolto e l’infestazione di lupi cessò.

 

Quali sono i miracoli fatti dal Santo nella sua terra Natale?

La tradizione riporta due miracoli accaduti a Rocca di Botte. Essi sono comunemente noti con i nomi di miracolo della semente e miracolo della fonte. Il primo avvenne quando San Pietro si trovava con suo padre e suo fratello a seminare. San Pietro fu rimproverato di aver portato una quantità insufficiente di semente, egli si ritirò in preghiera e il seme nella bisaccia si moltiplicò, risultando alla fine sufficiente per completare la semina. Il luogo del miracolo non è esattamente noto, ma la tradizione lo identifica in una vasta zona priva di alberi situata nella parte alta del monte che si trova di fronte a Rocca di Botte. Il miracolo della fonte avvenne invece quando San Pietro fece sgorgare una fonte toccando un masso con il proprio bastone. In questo caso, ancora esiste la Fonte di San Pietro. Essa si raggiunge attraverso un sentiero, recentemente riaperto, che sale sul monte posto alla sinistra, guardando il paese.

 

Quale collegamento religioso troviamo tra il santo di Rocca e San Francesco d'Assisi?

San Pietro Eremita mostra evidenti analogie con San Francesco di Assisi. Quelli erano gli anni in cui si svilupparono gli ordini religiosi mendicanti e, in questa linea, San Pietro ne sembra un anticipatore.  Importante è anche il concetto della missione. San Pietro torna prima nella sua terra e poi, su comando della Vergine, risale la valle dell’Aniene, perché questa è la missione che gli viene affidata. Non sembri ardito il paragone con la frase “Francesco va e ripara la mia Chiesa” detta dal Crocifisso di San Damiano a San Francesco.

 

I colori del santo sono il bianco e l'azzurro, ma da che origine arrivano a noi questi sigilli ?

non si trova una spiegazione diretta su come questi sigilli abbiano origine e come arrivino a noi. L’azzurro potrebbe richiamare il cielo.

 

Le ossa sei Santo come abbiamo già detto arriveranno a Rocca dopo quasi un secolo, quanto resteranno?

Le ossa di san Pietro Eremita giungeranno a Rocca di Botte nel pomeriggio di sabato 20 Agosto e partiranno di nuovo per Trevi nel Lazio a metà della Domenica 21 Agosto, resteranno quindi a Rocca di Botte per poco meno di una giornata e di una notte.

 

Come si svolge questa grande accoglienza, non è facile accogliere un santo?

Le autorità religiose e civili attenderanno il corteo dei Compari di Trevi con le spoglie di San Pietro Eremita all’ingresso del paese. Si procederà processionalmente fino alla Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, dove sarà celebrata una messa solenne. In quel momento i Compari di Trevi ci consegneranno le spoglie del Santo. Seguirà una veglia animata fino a notte inoltrata, dopo la quale i Compari di Trevi ripartiranno per tornare la mattina successiva. Le spoglie di San Pietro saranno vegliate per tutta la notte, in intimo raccoglimento, dai Roccatani. La mattina della Domenica saranno portate a Rocca di Botte molte delle reliquie di San Pietro Eremita che sono presenti nei vari comuni dove è passato. Alla presenza delle confraternite della Forania e di molte autorità religiose e civili, le spoglie di San Pietro saranno portate processionalmente per il paese ripercorrendo il tragitto tradizionale della processione dell’ottavario fino alla casa natale del Santo. Si tornerà quindi in Chiesa per la celebrazione di una messa solenne, al termine della quale le spoglie del Santo torneranno a Trevi nel Lazio.

 

Il gemellaggio con Trevi su quali cardini esiste, naturalmente oltre alla vita del Santo?

Le popolazioni di Rocca di Botte e Trevi nel Lazio sono unite in un secolare gemellaggio nel nome di San Pietro Eremita. Come noto questo particolare legame ha il nome di “comparatico”. Durante le visite rispettive che i roccatani prima ed i trebani poi si scambiano in occasione delle celebrazioni del Santo Patrono, questo legame viene rinnovato. E’ San Pietro che viene in visita. Al di fuori di questa occasione, quando un roccatano ed un trebano si incontrano e si riconoscono, è normale che si rivelino l’uno l’altro chiamandosi con il titolo di compare.

 

Ci sono miracoli attribuiti al Santo che non possiamo leggere sugli almanacchi, cioè quei miracoli che il credo popolare di oggi attribuisce con il proprio cuore a lui?

Negli anni ho assistito a persone che chiedevano la grazia al Santo Pietro e successivamente ringraziavano per averla ricevuta. È possibile assistere a questi eventi la sera del 28 Agosto, al momento dell’intronizzazione del busto. Il momento è molto toccante e riempie la Chiesa di  un intensa e profonda spiritualità. Alcuni miracoli sono riferiti dalla tradizione popolare.

 

Che cosa ci rimane del santo, oltre le spoglie e la casa?

Abbiamo l’abito di lana e la croce di ferro. Va detto che tra le ossa di San Pietro esposte alla venerazione dei fedeli non è presente il cranio, perché si trova dentro il busto reliquiario d’argento che viene esposto e portato in processione durante i festeggiamenti a Trevi nel Lazio. Il busto del santo esce in processione solo quel giorno.

 

Della casa vorrei soffermarmi all'antico forno, ancora ottimamente funzionante, che possiamo aggiungere?

La casa di San Pietro e l’adiacente Chiesa costituivano, un tempo, un edificio unico. Il vano centrale è scomparso.  E’ importante la memoria del luogo.

Rocca di botte è stata nella sua storia l'altare di grande fede, basti pensare che oltre al Santo, il santuario della Madonna dei Bisogni, il Beato Mastroddi, l'antico monastero della famiglia de Montanea, oggi visibile l'arco di entrata in prossimità della località il Casaletto, ed in fine il tempio votivo di epoca romana rinvenuto a colle San Giacomo. Emblemi aurei che la fede ha voluto dedicare a questo luogo. Cosa ne pensa di tutti questi segnali che la fede ha voluto dedicare a Rocca di Botte?

La nostra terra ha visto l’avvicendarsi di popolazioni e credi diversi, ma il sentimento religioso è sempre stato e sempre sarà presente nell’uomo, perché la tensione alla trascendenza è presente in noi. La Valle del Cavaliere, con la presenza di vari sacelli votivi e di molte chiese e soprattutto la Valle Sublacense, con la presenza del carisma e della  spiritualità benedettini, sono sicuramente terre della Fede.  In questo contesto, si vede bene il ruolo che hanno avuto nei secoli le diverse ondate di rinnovamento spirituale, che si manifestarono soprattutto nei primi due secoli del secondo millennio. San Pietro Eremita,  con la tensione missionaria, l’ annuncio del vangelo, il voler ricordare a tutti il comandamento dell’Amore ne è un chiaro esempio e un anticipatore.

Viva San Pietro.

Grazie dott. Camerlengo per averci fatto emozionare, con le realtà che circonda un grande Santo.,E' sempre doveroso conoscere la grande fede, che un popolo emana, nel ricordare e nel venerare un uomo mandato dal Signore. Mi associo a lei nel dire VIVA SAN PIETRO ed invitiamo tutti ad esser presenti numerosi a questo eccezionale evento, Sabato 20 Agosto alle ore 16:30 a Rocca di Botte, in località La Mola e, per chi non potesse, Domenica 21 Agosto alle ore 10:00 in Piazza San Pietro.

" l'emozione che nasce nel cuore, e resta nella mente per sempre non ha limiti, ma solo amore"

 

 

Ultima modifica ilMercoledì, 24 Agosto 2016 21:09

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