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Esteri

Iran: continua il rimpatrio degli afghani privi di documenti

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Rimpatrio Afghani dall'Iran

Redazione- Il governo iraniano ha annunciato che prosegue il piano per il rimpatrio degli afghani privi di documenti di soggiorno. Secondo quanto dichiarato da Ali Zeynivand, portavoce del Ministero dell’Interno iraniano, dall’inizio del 1404 del calendario iraniano sono già rientrati dall’Iran circa due milioni di cittadini afghani senza documenti regolari.

Zeynivand ha precisato che il programma di riorganizzazione e rientro non è stato sospeso e che le autorità continuano ad attuarlo con l’obiettivo di regolamentare la presenza dei cittadini stranieri nel Paese.

Secondo i dati forniti dal portavoce, più di 200.000 persone avrebbero lasciato l’Iran dall’inizio dell’anno in corso presentandosi spontaneamente alle autorità.

Le autorità iraniane sottolineano che il provvedimento non riguarda tutti gli afghani presenti nel Paese. Le persone in possesso di documenti validi possono continuare a soggiornare in Iran nel rispetto delle norme vigenti. Il governo ha inoltre affermato che gli stranieri regolarmente residenti dovrebbero contribuire ai costi di alcuni servizi pubblici, tra cui l’assistenza sanitaria e alcune forme di sostegno sociale.

Parallelamente, in Parlamento è in fase conclusiva l’esame del disegno di legge per la creazione di una «Organizzazione nazionale per l’immigrazione», che dovrebbe definire un quadro più strutturato per la gestione delle questioni legate ai migranti.

Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno più volte richiamato l’attenzione sulle conseguenze dei rientri su larga scala in Afghanistan. Il Paese continua infatti ad affrontare difficoltà economiche, elevata disoccupazione e una riduzione degli aiuti umanitari.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, molti cittadini afghani che rientrano nel Paese dispongono di risorse limitate e possono avere bisogno di assistenza per trovare un alloggio, procurarsi cibo, accedere ai servizi sanitari e trovare opportunità di lavoro.

Il fenomeno dei rientri dall’Iran continua quindi a rappresentare una questione rilevante per le autorità dei due Paesi e per le organizzazioni impegnate nell’assistenza ai migranti.

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Esteri

Anne Carson: il Nobel per una lingua capace di attraversare il tempo

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Anne Carson:

Redazione- Anne Carson, poetessa, scrittrice e traduttrice canadese, è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2026, un riconoscimento che celebra non soltanto una grande voce poetica, ma anche un modo originale di mettere in dialogo il mondo antico con la sensibilità contemporanea.

Da oltre quarant’anni Carson attraversa i confini tra poesia, traduzione, saggistica e letteratura classica. Nelle sue opere, la Grecia e la Roma antiche non appartengono a un passato immobile: diventano materia viva, capace di interrogare il presente e di parlare ancora delle nostre inquietudini più profonde — l’amore, la perdita, la solitudine, il desiderio e la memoria.

La forza della sua scrittura risiede proprio qui: Carson non si limita a rileggere il passato, lo fa parlare al presente. Recupera miti, parole e figure della tradizione classica e li trasforma in qualcosa di nuovo, contemporaneo e sorprendentemente vicino all’esperienza umana di oggi.

Il Nobel a Carson può quindi essere letto anche come un riconoscimento alla libertà della letteratura: alla possibilità di superare i generi, rompere le forme convenzionali e cercare, attraverso le parole, nuove strade per comprendere l’essere umano.

Forse è proprio questo il dono più grande della sua opera: ricordarci che il tempo cambia le parole, ma non esaurisce mai le domande dell’uomo.

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Esteri

Allarme caro bollette, Feder.casa e Confimprenditori contro il Governo: “Inverno caldo, pronti alla piazza”

L’inverno italiano rischia di trasformarsi in una bomba a orologeria sociale! Di fronte all’impennata fuori controllo dei costi del gas e della benzina, Feder.casa e Confimprenditori uniscono le forze per lanciare un durissimo ultimatum al Governo. Il Segretario Gianluigi Pascoletti e il Presidente Stefano Ruvolo hanno annunciato la mobilitazione congiunta delle loro associazioni per difendere i cittadini e le imprese dal “caro energia”. “Milioni di famiglie fragili saranno costrette a scegliere se accendere il riscaldamento o comprare da mangiare, mentre pescatori e agricoltori lavorano in perdita per colpa del caro gasolio”, tuonano i leader sindacali. L’obiettivo della protesta è costringere la politica a svegliarsi dal suo torpore e varare riforme strutturali urgenti per fermare l’inflazione, prendendo esempio dalle piazze infuocate di Francia e Spagna. Leggete tutte le dichiarazioni dell’esplosivo comunicato nel nostro approfondimento economico. Avete il terrore della prossima bolletta del gas? Scoprite il nostro infallibile suggerimento tecnologico per evitare sprechi e tagliare i costi fin dal primo giorno! 👇

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Gianluigi Pascoletti

Roma – I venti gelidi della crisi economica e dell’inflazione fuori controllo minacciano di trasformare l’imminente stagione invernale in un vero e proprio incubo per milioni di italiani. Le recenti e drammatiche immagini che arrivano dalle principali capitali europee, con piazze infuocate in Spagna e in Francia dove migliaia di persone sono scese in strada per difendere con i denti il diritto inalienabile alla casa e a una vita dignitosa, non possono e non devono assolutamente lasciarci indifferenti. Anche nel nostro Paese, infatti, il malcontento popolare cova pericolosamente sotto la cenere, e il combinato disposto tra il rincaro dei prezzi e l’erosione degli stipendi rischia concretamente di trasformarsi a breve in un inverno socialmente esplosivo. Il cuore del problema, oggi, è lapalissiano: la tematica del diritto alla casa non può più essere minimamente separata o scorporata da quella del costo dell’energia e dell’impennata generale del costo della vita. Di fronte a questo scenario a tinte fosche, due importanti sigle nazionali hanno deciso di unire le forze per lanciare un durissimo ultimatum alle istituzioni. Si tratta di Feder.casa e Confimprenditori, che attraverso i propri massimi rappresentanti, Gianluigi Pascoletti e Stefano Ruvolo, hanno diramato un comunicato congiunto che suona come una vera e propria dichiarazione di mobilitazione permanente contro il “caro bollette”.

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Il dramma delle famiglie: scegliere tra riscaldamento e cibo

La prospettiva tracciata dalle associazioni a difesa degli inquilini è a dir poco drammatica.
L’aumento vertiginoso del prezzo internazionale del petrolio e, soprattutto, del gas metano, rischia seriamente di trasformare l’accensione del riscaldamento domestico invernale in un inaccessibile lusso per un numero inaccettabile di famiglie italiane. Ma la reazione a catena innescata dall’aumento dei costi energetici è ben più vasta e si ripercuote inevitabilmente e in modo spietato sulla benzina, sul gasolio, sul carrello della spesa quotidiana, sull’aumento dei canoni di locazione e persino sui tassi dei mutui bancari. A lanciare l’allarme è Gianluigi Pascoletti, Segretario Generale di Feder.casa, intervenuto proprio alla vigilia della fatidica data di accensione degli impianti di riscaldamento in milioni di condomini e abitazioni italiane. “Questo scenario pone a gravissimo rischio le famiglie più fragili ed esposte, che si troveranno letteralmente costrette a dover scegliere, con immenso dolore, tra l’accendere il riscaldamento e l’acquisto di generi alimentari di prima necessità”, dichiara Pascoletti senza mezzi termini. Secondo il Segretario, il Paese ha un disperato bisogno di una virata radicale: “Serve un cambiamento strutturale, profondo e immediato della politica energetica del nostro Paese. Pretendiamo una politica che non sia orientata esclusivamente a favorire i giganteschi interessi e gli extra-profitti delle grandi compagnie multinazionali, ma che rimetta finalmente al centro dell’agenda di Governo le esigenze reali e concrete dei cittadini, delle famiglie italiane, degli inquilini e anche dei piccoli proprietari immobiliari, oggi spremuti come limoni”.

Il collasso delle imprese e la minaccia di mobilitazione

Se i cittadini piangono, il tessuto produttivo italiano certamente non ride. Dal lato delle imprese, infatti, la situazione è altrettanto critica.
Stefano Ruvolo, Presidente Nazionale di Confimprenditori, è intervenuto per ribadire la disperata difficoltà vissuta oggi da migliaia di piccole e medie aziende. Queste realtà non riescono più a sostenere finanziariamente i processi produttivi e i pesantissimi costi di trasporto, oneri che finiscono per scontrarsi frontalmente e rovinosamente sulle dinamiche dei prezzi al consumo finali e, di conseguenza, sul potere di acquisto sempre più limitato e asfittico delle famiglie. “I pescatori e gli agricoltori italiani oggi lavorano in perdita, non coprono nemmeno i costi di produzione di base, e il caro gasolio penalizza a dismisura l’intera logistica e la movimentazione delle merci su gomma, innescando dinamiche inflattive sempre meno sostenibili per chiunque”, dichiara con rabbia Ruvolo. Secondo i due leader, è dunque arrivato il momento storico di porre in essere una nuova e inedita “alleanza sociale” che leghi a doppio filo le filiere produttive nazionali e il sistema del trasporto con le famiglie e i consumatori. L’obiettivo? Spingere con forza il Governo verso una politica economica ed energetica che garantisca, prima di tutto, la tenuta sociale e democratica del Paese. “Occorre costruire un’alleanza ampia e trasversale, capace di unire realtà diverse per rivendicare insieme interventi immediati, strutturali e risolutivi”, dichiarano congiuntamente Ruvolo e Pascoletti. L’avvertimento conclusivo lanciato a Palazzo Chigi non lascia spazio a interpretazioni: Confimprenditori e Feder.casa hanno annunciato ufficialmente e fin da ora la mobilitazione congiunta dei propri iscritti, finalizzata a coinvolgere altre associazioni di categoria. L’obiettivo è quello di scendere nelle piazze e porre in essere sul territorio italiano tutte le azioni di protesta necessarie per “svegliare la politica dal suo colpevole torpore”, esigendo soluzioni immediate per salvaguardare il potere d’acquisto dei cittadini e la sopravvivenza stessa delle imprese italiane.

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Esteri

La Giornata mondiale degli insegnanti in Afghanistan: il ricordo di giorni che non possono più ripetersi

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Studentesse in Afghanistan

Redazione-Oggi, 5 ottobre, si celebra la Giornata mondiale degli insegnanti. In molti Paesi del mondo questa giornata rappresenta un’occasione per riconoscere il valore degli insegnanti e il loro ruolo fondamentale nella costruzione del futuro delle società.

Per me, invece, è anche una giornata profondamente personale, legata a ricordi preziosi dei miei due anni di esperienza come insegnante.

Due anni di insegnamento, una vita di ricordi

Ho insegnato per due anni. Può sembrare un periodo breve, ma per me è stato un tempo ricco di ricordi che, ancora oggi, porto nel cuore. La classe non era soltanto un luogo in cui trasmettere conoscenze: era uno spazio in cui ridevo con i miei studenti, ascoltavo le loro domande, imparavo da loro e cercavo, nel mio piccolo, di contribuire alla costruzione del loro futuro.

Il valore di un semplice gesto

La Giornata degli insegnanti aveva per me un significato speciale. In quelle occasioni ricevevo dai miei studenti piccoli regali, ma il loro vero valore non era materiale. Erano gesti pieni di affetto, rispetto e gratitudine.

Oggi, però, quei ricordi fanno ancora più male

La Giornata mondiale degli insegnanti in Afghanistan: il ricordo di giorni che non possono più ripetersi

Oggi, tuttavia, il ricordo di quei momenti si accompagna a una profonda tristezza.

In Afghanistan, le ragazze continuano a essere private del diritto di proseguire gli studi oltre la sesta classe. E, secondo le testimonianze riportate da diversi insegnanti, quest’anno in alcune scuole non è stato nemmeno consentito organizzare cerimonie per celebrare la Giornata degli insegnanti.

Nessuna restrizione può cancellare il valore di un insegnante

Una cerimonia può essere vietata, ma non si può cancellare il legame tra un insegnante e i suoi studenti. La gratitudine di uno studente verso chi gli ha insegnato a leggere, a conoscere e a credere nel proprio futuro rimane.

Il mio pensiero va agli insegnanti e alle ragazze afghane

In questa Giornata mondiale degli insegnanti, il mio pensiero va a tutti gli insegnanti afghani che, nonostante le difficoltà, continuano a mantenere viva la luce dell’educazione.

E va anche alle ragazze afghane che attendono ancora il giorno in cui potranno tornare liberamente nelle loro scuole e continuare a studiare.

Una fotografia del 2019

La Giornata mondiale degli insegnanti in Afghanistan: il ricordo di giorni che non possono più ripetersi

La fotografia pubblicata insieme a questo testo risale al 2019, quando ero insegnante e mi trovavo insieme ai miei studenti.

Per me non è soltanto una vecchia fotografia: è un frammento di una parte importante della mia vita, fatta di scuola, insegnamento, speranze e giovani volti pieni di futuro.

Il futuro comincia nelle aule

La Giornata mondiale degli insegnanti ci ricorda una verità semplice ma fondamentale: il futuro di ogni società comincia nelle sue aule scolastiche.

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