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Politica

Green Deal sotto la lente: il Centro Studi Rinascimento Nazionale pubblica il Prisma

La folle corsa dell’Europa verso un’ideologica transizione ecologica rischia di trasformarsi in un disastro industriale e in una “religione” che limita le libertà? È questa la dura e spietata tesi alla base del “Prisma”, il nuovo e brillante lavoro interdisciplinare pubblicato orgogliosamente dal Centro Studi Rinascimento Nazionale e scritto a sei mani da Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone. Attraverso tre saggi densissimi che intrecciano filosofia, economia e diritto, gli autori denunciano i pericoli del dirigismo tecnocratico di Bruxelles, evidenziando il rischio mortale di sacrificare il lavoro, la sovranità e l’industria continentale sull’altare del dogma ambientale. Una lettura fondamentale per un nuovo “ambientalismo dell’uomo”👇

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von der leyen

Castellar Ponzano (AL) – Il complesso, aspro e divisivo dibattito pubblico, politico ed economico internazionale attorno alle stringenti e discusse politiche ambientali dettate in questi anni dall’Unione Europea si arricchisce oggi, orgogliosamente e autorevolmente, di un nuovissimo, profondo e fondamentale strumento critico di indagine intellettuale. Direttamente dalle antiche, suggestive e prestigiose stanze del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, quartier generale e centro nevralgico del fervente pensiero conservatore, il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti annunciato ufficialmente la pubblicazione di un inedito, articolato e densissimo lavoro interdisciplinare interamente focalizzato sull’impatto reale del cosiddetto Green Deal europeo. L’ambiziosa e curatissima opera, sapientemente firmata a sei mani dai preparati intellettuali Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone, è stata strutturalmente, concettualmente e visivamente concepita dagli autori come un vero e proprio “prisma” ottico. L’obiettivo primario di questa affascinante e complessa trilogia saggistica è infatti quello di sfruttare appieno tre diverse e altissime competenze professionali per offrire al lettore tre prospettive intellettuali e accademiche fortemente complementari. Solo attraverso questo incrocio mirato e multidisciplinare di saperi è infatti possibile sviscerare, esaminare e giudicare con lucidità assoluta e senza filtri ideologici i discutibili presupposti culturali, la reale e sbandierata sostenibilità tecnica e, soprattutto, le gravissime, silenti e pericolose conseguenze giuridiche ed economiche derivanti da una transizione ecologica imposta dall’alto.

Mario Conetti: contro la deriva della “gnosi ecologica”

La primissima, affilata e affascinante lente di ingrandimento attraverso la quale questo complesso “prisma” letterario e politico decide di osservare lucidamente il fenomeno ambientale è di natura prettamente filosofica, sociologica e concettuale.
All’interno del denso e profondo capitolo intitolato emblematicamente «Contro la gnosi ecologica», lo studioso Mario Conetti decide coraggiosamente e accademicamente di applicare, con chirurgica precisione, le rigide categorie intellettuali elaborate dal celebre filosofo Eric Voegelin per analizzare e smontare pezzo per pezzo il dilagante e aggressivo ecologismo contemporaneo. Conetti interpreta lucidamente e severamente l’attuale, imperante e fanatica deriva ideologica “verde” non più come un sano e logico movimento a tutela della natura, ma come una vera, propria e pericolosissima religione secolare moderna. Secondo l’autore, infatti, la tanto sbandierata e urlata promessa di una fantomatica salvezza planetaria imminente rischia concretamente, subdolamente e politicamente di giustificare e legittimare un insopportabile e asfissiante dirigismo tecnocratico sovranazionale. Questa nuova “fede” ambientalista si regge, di fatto, sulla continua, ossessiva e dogmatica colpevolizzazione dell’uomo moderno, portando inevitabilmente a una progressiva, silenziosa e inaccettabile compressione delle fondamentali libertà individuali dei singoli cittadini e delle imprese europee.

Stefano Mambretti: l’impatto su industria e occupazione

Dalla pura speculazione filosofica e teoretica, il prisma sposta poi repentinamente, brutalmente e concretamente il proprio focus analitico e critico sull’ingegneria e sull’economia reale che muove quotidianamente i complessi ingranaggi del nostro Paese.
Nella sua lucida e pragmatica dissertazione intitolata «Sviluppo e Green Deal», l’esperto Stefano Mambretti traccia una linea netta, marcata e invalicabile per separare chirurgicamente la sana, pragmatica e concreta tutela dell’ambiente in cui viviamo, dal vuoto, distruttivo e irrazionale ecologismo dogmatico imposto dai salotti burocratici di Bruxelles. Mambretti richiama con forza e urgenza assoluta la necessità tecnica e ingegneristica di iniziare finalmente a valutare in maniera seria, scientifica e non ideologica l’intero ciclo di vita delle cosiddette tecnologie “green”, esigendo a gran voce la totale trasparenza dei dati e dei costi occulti legati alla produzione delle batterie e all’approvvigionamento dei materiali rari. L’autore denuncia infatti apertamente, coraggiosamente e supportato da numeri reali, il gravissimo e concreto rischio che i rigidi e unilaterali vincoli burocratici imposti dall’Unione Europea finiscano unicamente per azzoppare e compromettere irrimediabilmente la storica forza dell’industria manifatturiera continentale, distruggendo milioni di preziosi posti di lavoro. La sua ragionevole e lungimirante proposta politica si fonda sulla creazione di un nuovo «ambientalismo dell’uomo», un approccio razionale e maturo capace di conciliare magicamente e fattivamente il rispetto del territorio con la necessaria innovazione tecnologica e lo sviluppo produttivo.

Paolo Guidone e l’aspetto normativo: a rischio la sovranità

L’ultimo, fondamentale e complesso vertice di questo triangolo analitico affronta di petto la spinosissima e intricata giungla dei regolamenti comunitari, dei vincoli normativi e dei pesanti trattati internazionali in materia ambientale.
Attraverso il saggio conclusivo «Aspetti giuridici ed economici del Green Deal europeo», l’attento studioso Paolo Guidone ricostruisce meticolosamente, giuridicamente e criticamente l’intera e mastodontica architettura normativa che regola attualmente e forzatamente l’intero e complesso processo di transizione ecologica continentale. Guidone non si limita banalmente a una sterile elencazione di leggi e direttive europee, ma ne esamina lucidamente, spietatamente e matematicamente i costi esorbitanti scaricati sui contribuenti, i reali benefici attesi a lungo termine (spesso irrisori su scala globale) e le pesantissime ricadute produttive sulle filiere d’eccellenza nazionali. L’autore evidenzia chiaramente, logicamente e inequivocabilmente come, in totale e colpevole assenza di un serio, rigido e stringente coordinamento internazionale (che obblighi anche le potenze asiatiche a fare la loro parte), la forzata decarbonizzazione europea si tradurrà inevitabilmente in un suicidio economico, portando a una drammatica perdita di competitività delle nostre aziende. Il lavoro collettivo del Centro Studi Rinascimento Nazionale testimonia così, limpidamente e orgogliosamente, la crescente, solida e inarrestabile maturità intellettuale del proprio gruppo di ricercatori: un pool di eccellenze capace di mettere in comune alte competenze specialistiche per produrre analisi profonde e proposte concrete. Il filo conduttore e il monito finale del “Prisma” resta chiaro e inappellabile: l’Europa deve assolutamente, urgentemente e politicamente tornare a promuovere una tutela ambientale razionale e non ideologica, capace di mantenere sempre e saldamente al centro la dignità della persona, la sacralità del lavoro e l’immensa capacità produttiva della nazione.

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Politica

Futuro Nazionale, Sforzini smaschera Burgio: “Confessa l’unico obiettivo, fare danni al centrodestra”

Volano letteralmente e pesantemente gli stracci a Milano all’interno del centrodestra, in un botta e risposta infuocato! Luca Sforzini (presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ha sferrato un durissimo, lucido e spietato attacco contro Carmelo Burgio, candidato sindaco meneghino per Futuro Nazionale Vannacci. Commentando le passate elezioni suppletive, Burgio aveva provocatoriamente chiesto se sottrarre percentuali importanti facesse o meno “danni” alla coalizione. Immediata, gelida e inappellabile la replica tranciante di Sforzini: “È sufficiente lasciarli parlare. Confessano candidamente che il loro unico scopo non è vincere o costruire progetti seri, ma solo ed esclusivamente fare danni elettorali. Più chiaro di così”👇

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Luca Sforzini

Milano – Il complicatissimo, teso e infuocatissimo risiko politico, strategico ed elettorale che si sta freneticamente ed energicamente giocando, consumando e preparando all’ombra rassicurante della Madonnina in vista delle ormai prossime e decisive scadenze elettorali, si arricchisce quotidianamente e inesorabilmente di un nuovissimo, aspro e velenoso capitolo di scontro dialettico frontale interno. A infiammare improvvisamente, pesantemente e clamorosamente il già caldissimo e instabile dibattito pubblico e tattico all’interno della variegata, ampia e frammentata galassia delle forze conservatrici lombarde, ci ha pensato nelle scorse ore una durissima, tranchant e affilata presa di posizione formale. Il protagonista assoluto e incontrastato di questo spietato affondo verbale e mediatico è Luca Sforzini, l’attento, lucido e influente presidente del noto Centro Studi Rinascimento Nazionale. L’intellettuale e analista politico non ha infatti utilizzato e sprecato inutili e fumosi giri di parole istituzionali per attaccare frontalmente, smascherare pubblicamente e criticare con inaudita ferocia dialettica le recentissime, controverse e clamorose dichiarazioni rilasciate pubblicamente alla stampa da Carmelo Burgio, attuale candidato sindaco meneghino e volto di punta della discussa e chiacchieratissima formazione politica Futuro Nazionale Vannacci. Al centro dell’aspra, vibrante e velenosa polemica vi è la presunta, dichiarata e preoccupante volontà strategica ed elettorale della nuova formazione politica di non puntare concretamente e costruttivamente alla vittoria democratica finale o all’amministrazione della metropoli milanese, ma di agire furbescamente, subdolamente e tatticamente come un vero e proprio e pericoloso “elemento di disturbo” e di rottura, mirato unicamente, spietatamente ed esclusivamente a sottrarre calcolati voti vitali alla coalizione tradizionale e maggioritaria del centrodestra storico per indebolirla irreparabilmente dall’interno.

Il caso delle suppletive e la miccia della forte polemica

L’origine nevralgica, profonda e scatenante di questo asprissimo, rumoroso e duro botta e risposta a distanza tra le due anime della destra affonda le sue profonde e tattiche radici in un recente e deludente evento elettorale lontano dai confini lombardi.
Solo pochissimi e intensi giorni fa, Luca Sforzini, analizzando lucidamente, freddamente e dati alla mano il modesto e assai tiepido risultato finale ottenuto alle urne nel corso delle recenti ed elezioni suppletive svoltesi nella città di Reggio Calabria, aveva legittimamente, pacatamente e politicamente sollevato delle doverose e pesanti perplessità sull’effettivo, reale e tangibile peso specifico e attrattivo della lista Futuro Nazionale. Secondo la lucidissima, spietata e matematica analisi numerica del presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, la neonata formazione politica ispirata al Generale non era purtroppo e oggettivamente riuscita in alcun modo a centrare due obiettivi politici fondamentali e vitali per la sopravvivenza stessa di un movimento nascente: non era stata per nulla determinante ai fini della vittoria finale nello spoglio delle schede, e, fatto ancora più grave e preoccupante dal punto di vista meramente sociologico, aveva miseramente e totalmente fallito nel difficilissimo ma necessario tentativo di intercettare, risvegliare e convincere l’enorme, silente e decisivo bacino dell’astensionismo civico, vero grande male della politica moderna. Una bocciatura elettorale, strategica e numerica in piena regola, espressa con garbo ma con un’implacabile durezza matematica e logica, che ha inevitabilmente e prevedibilmente scatenato l’immediata, piccata e orgogliosa reazione dell’establishment del movimento.

La reazione di Burgio e il palese auto-gol sulle percentuali

La replica formale e piccata del candidato sindaco milanese non si è ovviamente, prevedibilmente e storicamente fatta attendere a lungo, ma si è paradossalmente, goffamente e clamorosamente trasformata in un vero e proprio e gigantesco autogol tattico e mediatico senza precedenti.
Nel tentativo disperato, orgoglioso e veemente di difendere a spada tratta l’onore, il peso e il risultato politico incassato faticosamente dalla propria compagine, Carmelo Burgio ha infatti deciso di rispondere pubblicamente e per le rime alle critiche analitiche mosse lucidamente e preventivamente da Sforzini. Il candidato ha provocatoriamente, sarcasticamente e duramente domandato all’avversario se, secondo la sua visione politica, l’atto concreto di riuscire a “portare via il 7/9% dei voti all’interno della coalizione di centrodestra” (come palesemente sperato o calcolato in altre e future zone elettorali della Penisola) faccia oggettivamente, matematicamente e politicamente “dei danni o non faccia dei danni” alla stabilità finale e numerica dello schieramento conservatore e tradizionale. Questa specifica, singolare, provocatoria e maldestra formulazione della frase non è assolutamente passata inosservata, e ha fornito immediatamente, furbescamente e generosamente un assist clamoroso, perfetto e letale a Sforzini. L’analista politico ha infatti colto immediatamente e genialmente la palla al balzo, utilizzando le esatte e testuali parole pronunciate avventatamente da Burgio per ritorcerle duramente e inesorabilmente contro di lui e contro la sua intera e fragile strategia politica e comunicativa milanese.

L’analisi di Sforzini: “Vogliono solo distruggere, non costruire”

La durissima, tranciante e spietata contro-replica del presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale ha letteralmente e definitivamente chiuso la contesa mediatica e verbale nel modo più drastico, netto e politicamente inappellabile.
«Alla fine, a ben guardare, è davvero sufficiente lasciarli semplicemente parlare in totale libertà. Burgio lo confessa ormai candidamente, apertamente e spudoratamente davanti a tutti», ha attaccato e tuonato fermamente e freddamente Luca Sforzini nel suo affilato e inequivocabile comunicato stampa di risposta formale. «L’obiettivo primario, finale e strategico del loro intero movimento politico non è assolutamente, minimamente e minimamente quello nobile di vincere regolarmente le elezioni, crescere strutturalmente nei consensi o costruire faticosamente e responsabilmente un solido progetto amministrativo. Il loro unico, cinico e calcolato scopo finale è solamente quello di “fare danni” elettorali matematici alla grande casa del centrodestra per puro e sterile spirito di rivalsa». L’attenta, lucida e spietata analisi politica e psicologica di Sforzini va ben oltre la semplice e banale polemica o le futili scaramucce da cortile. Il suo è un fortissimo, serio e autorevole campanello d’allarme rivolto esplicitamente, lucidamente e disperatamente all’intero e vasto elettorato moderato, conservatore e di centrodestra meneghino e lombardo. «Siamo di fronte a una confessione politica palese e di una gravità inaudita. Il signor Burgio, infatti, non ci parla mai concretamente ed esplicitamente di come intende vincere o di come spera di costruire un vero, solido e credibile futuro amministrativo. Parla solo, esplicitamente e minacciosamente di fare danni, distruggere alleanze e sottrarre percentuali di voti utili. Questa è, politicamente, lucidamente e innegabilmente, una confessione strategica molto più chiara, tonda, pericolosa ed esplicita di qualunque complessa e fumosa analisi sociologica o da salotto televisivo», ha amaramente, lucidamente e fermamente concluso il presidente Sforzini.

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Politica

Fisco, Pagnoni (Cristiano Riformisti): “L’Italia è ostaggio dell’Europa, serve tagliare le tasse”

Un attacco frontale e durissimo contro l’eccessiva burocrazia europea e le pesantissime tasse! Valerio Pagnoni, coordinatore regionale in Lombardia del Movimento Cristiano Riformisti, lancia un forte allarme sull’economia nazionale: “L’Italia è sesta in Europa per l’enorme e insostenibile pressione fiscale, ma la colpa è dei rigidi vincoli imposti da Bruxelles che limitano la nostra sovranità economica e ci impediscono di abbassare le tasse”. Da qui, il forte e chiaro appello lanciato direttamente alla politica e al Governo: “Svegliatevi e andate in Europa a battere i pugni, serve un taglio urgente delle aliquote per salvare imprese e famiglie”👇

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Fisco

Milano – Il pesantissimo, insostenibile e per certi versi iniquo carico fiscale che continua imperterrito e quotidianamente a gravare come un gigantesco macigno insopportabile sulle spalle dei cittadini, strangolando di fatto l’intera economia del nostro Paese, non è e non può più essere considerato semplicemente il triste, isolato e fatale frutto di una banale mala gestione amministrativa nazionale, ma nasconde radici ben più profonde, sistemiche e internazionali. Questa fortissima, decisa e spietata analisi di natura macroeconomica e politica arriva direttamente e inequivocabilmente dalle file del Movimento Cristiano Riformisti, attraverso una dura nota ufficiale diramata pubblicamente alla stampa lombarda e nazionale. A farsi portavoce, senza mezzi termini e con grande fermezza, di questo profondo malessere generalizzato è Valerio Pagnoni, l’attuale e attivissimo responsabile e coordinatore regionale in Lombardia del movimento politico. Pagnoni non usa assolutamente giri di parole diplomatici per descrivere l’attuale, precaria e drammatica situazione finanziaria italiana: “La nostra amata nazione, purtroppo, continua tuttora e inesorabilmente a subire una pesantissima, ingiusta e castrante penalizzazione puramente fiscale, tutto questo a causa di ferree, inamovibili e molto spesso totalmente inspiegabili direttive calate dall’alto dell’Unione Europea”. Secondo il coordinatore, questo rigido, burocratico e insensibile asse normativo di matrice prettamente comunitaria finisce sistematicamente, matematicamente e inesorabilmente per “limitare fortemente, drasticamente e pericolosamente la nostra inalienabile e fondamentale sovranità decisionale sia in campo prettamente economico che in quello sociale”.

Il sesto posto in Europa per carico fiscale e le cause reali

I dati statistici, economici e matematici internazionali, purtroppo, parlano un linguaggio freddo, inequivocabile e drammaticamente chiaro, confermando in pieno la gravità assoluta dell’allarme politico lanciato esplicitamente dall’esponente dei Cristiano Riformisti lombardi.
“Se l’Italia si colloca storicamente, stabilmente e drammaticamente al sesto posto assoluto tra tutte le ricche nazioni dell’Unione Europea per quanto riguarda la pesantezza, l’incidenza e l’insopportabilità del carico fiscale statale gravante sui propri cittadini e lavoratori”, continua ad argomentare lucidamente e tecnicamente Valerio Pagnoni nella sua accorata riflessione politica, “tutto ciò non dipende affatto e unicamente da vecchie dinamiche interne o da presunti errori legislativi dei nostri passati governi, ma è essenzialmente, chiaramente e indubbiamente la diretta e fatale conseguenza pratica di una serie di rigide, vecchie e anacronistiche regole di bilancio europee”. L’accusa mossa al sistema normativo di Bruxelles entra quindi finemente e prepotentemente nel dettaglio puramente tecnico ed economico: i vincoli comunitari imposti dai celebri e contestati trattati internazionali fisserebbero di fatto, secondo il movimento, dei paletti insuperabili, ovvero dei livelli minimi, rigidi e standardizzati di tassazione obbligatoria sotto i quali il nostro Paese (pur volendolo fermamente per poter finalmente far respirare la sua economia interna) non ha legalmente alcuna possibilità oggettiva di scendere o operare sconti, pena l’infrazione diretta e le sanzioni europee. Questo complicatissimo, freddo e ragionieristico impianto normativo continentale, privo di flessibilità, flessibilità, flessibilità “finisce letteralmente per asfissiare e uccidere a fuoco lento il nostro ricchissimo e vitale tessuto produttivo e per impoverire, giorno dopo giorno e mese dopo mese, i già provati nuclei familiari”.

L’appello alle istituzioni e al governo per un deciso taglio

Di fronte a questa innegabile, macroscopica e documentata perdita di competitività strutturale imposta dal di fuori dei nostri confini nazionali, la semplice, passiva e rassegnata accettazione dello status quo non è più un’opzione politicamente né umanamente praticabile e sostenibile.
Il coordinatore lombardo dei Cristiano Riformisti sfrutta quindi questa amara e lucida constatazione per rilanciare prepotentemente la palla nel campo del Governo, lanciando un fortissimo, chiaro e indilazionabile appello pubblico a tutti i massimi e attuali rappresentanti istituzionali del Paese a Roma. “Ritengo che sia finalmente e definitivamente giunto il fatidico momento che la politica italiana, tutta, si desti immediatamente da questo lungo torpore burocratico e si faccia coraggiosamente e attivamente promotrice, sedendosi con grande e ritrovata autorevolezza e determinazione politica a livello dei tavoli europei, di una profonda, radicale e necessaria revisione strutturale di tutti questi assurdi e iniqui vincoli finanziari”, esorta con vigore Pagnoni. Per ridare un vero, duraturo e concreto slancio economico a un Paese profondamente fiaccato dall’inflazione galoppante e dal crollo del potere d’acquisto, non servono più banali e temporanei palliativi. “È assolutamente e politicamente urgente procedere a una decisa, massiccia e coraggiosa riduzione delle svariate aliquote d’imposta”, conclude il responsabile del movimento. Un colpo di forbici netto e deciso, ritenuto ormai non più rimandabile né opzionale, necessario e fondamentale per raggiungere due delicati e vitali obiettivi strategici per il futuro della Nazione: “Da una parte serve disperatamente dare nuovo ossigeno finanziario e ripristinare la vitale competitività internazionale per tutte le nostre coraggiose imprese, dall’altra è imperativo sostenere e aiutare concretamente, materialmente e quotidianamente le famiglie italiane, colpite al cuore e al portafoglio da una pressione fiscale complessiva che, ad oggi, risulta purtroppo non più tollerabile né sostenibile per nessuno”.

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Politica

Elezioni Milano, Jonghi Lavarini: “Uniamo il centrodestra, il volto ideale è Matteo Perego”

La corsa elettorale per la conquista di Milano entra prepotentemente nel vivo! Roberto Jonghi Lavarini rompe gli indugi e lancia un fortissimo appello per unire tutto il centrodestra in un unico e grande fronte civico, chiamando a raccolta ex sindaci storici come Albertini e Moratti, oltre a Riccardo De Corato. Mentre l’unico vero e ufficiale candidato sceso attivamente in campo resta il Generale Burgio (Futuro Nazionale), Jonghi Lavarini cala il suo personalissimo “asso” politico per guidare la coalizione moderata: “Per unire tutti serve un volto nuovo, giovane e lombardo doc. L’uomo giusto per me è Matteo Perego di Cremnago”👇

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Matteo Perego

Milano – La lunga, complessa, sotterranea e silenziosa marcia di avvicinamento strategico verso il cruciale, attesissimo e delicato appuntamento con le future elezioni comunali del capoluogo lombardo sta finalmente iniziando a produrre i primissimi, forti e chiassosi scossoni all’interno dei principali schieramenti politici nazionali e locali. In un clima di crescente e palpabile tensione pre-elettorale, caratterizzato storicamente da continue e logoranti tattiche di posizionamento, veti incrociati e innumerevoli nomi gettati in pasto alla stampa, interviene pubblicamente, con grande chiarezza dialettica e con una precisa e chirurgica analisi tattica, Roberto Jonghi Lavarini. La sua lunga e appassionata riflessione pubblica si sofferma doverosamente e lungamente sul caotico scacchiere del centrodestra milanese, analizzando spassionatamente i nomi dei papabili candidati attualmente in lizza e lanciando un fortissimo, chiaro e accorato appello alla totale e incondizionata unità d’intenti di tutte le principali forze politiche e civiche moderate in campo. L’obiettivo ultimo e dichiarato è uno solo e palesissimo: riuscire a strappare e riconquistare democraticamente l’ambita e fondamentale guida amministrativa di Palazzo Marino, mettendo in piedi una solidissima, allargata e formidabile coalizione politica capace di dialogare fluidamente e costruttivamente con tutte le anime dell’elettorato milanese, partendo dalla storica destra per arrivare fino alle vitali e radicate liste civiche e ai movimenti autonomisti lombardi. E in questo complesso e affollato rebus di nomi e candidature, Jonghi Lavarini non si nasconde affatto, tracciando coraggiosamente il profilo esatto di quello che ritiene essere il candidato ideale e perfetto per incarnare il futuro della metropoli.

Il rebus dei candidati e l’ufficialità del Generale Burgio

L’attenta, lucida e pragmatica riflessione politica dell’esponente milanese parte inevitabilmente da un dato di fatto oggettivo e innegabile, ovvero l’attuale e congestionato affollamento che si registra nel cosiddetto e affollato “totonomi” del centrodestra cittadino.
“Io conosco personalmente e stimo sinceramente il professor Stefano Zecchi, fin dai lontanissimi e gloriosi tempi della storica Alleanza Nazionale. Ritengo che sia oggettivamente una persona perbene, colta e intellettualmente libera”, esordisce pacificamente Jonghi Lavarini, riconoscendo l’altissimo spessore culturale del filosofo. Tuttavia, ammette amaramente: “Purtroppo il suo nobile nome va semplicemente ad aggiungersi a una già infinita, caotica e lunghissima lista dei tanti possibili candidati ipotizzati in questi mesi dal centrodestra, in cui figurano personalità politiche ed esponenti di spicco come Lupi, Sardone, Perego, Antonino La Lumia, Antonio Civita, Marina Brambilla e molti altri ancora”. Di fronte a questo vero e proprio vespaio di ipotesi teoriche e giornalistiche, Jonghi Lavarini sottolinea e fa notare puntualmente e strategicamente un dettaglio politico fondamentale e spesso trascurato: “Allo stato attuale delle cose, e guardando oggettivamente ai fatti sul tavolo, l’unico vero, reale e ufficiale candidato sceso in campo, peraltro già in piena e attiva campagna elettorale tra i cittadini, è solamente il generale Carmelo Burgio, fiero alfiere di Futuro Nazionale”. Una puntualizzazione netta e chiara, volta a richiamare energicamente i partiti storici della coalizione alla responsabilità, sollecitandoli caldamente a passare rapidamente dalle vane e vuote chiacchiere dei salotti alle azioni politiche concrete sul territorio.

L’appello all’unità: il ruolo di Albertini, Moratti e De Corato

La vera e propria ricetta politica e strategica suggerita apertamente da Roberto Jonghi Lavarini per tentare concretamente la storica espugnazione del Comune di Milano si fonda però saldamente e imprescindibilmente su un concetto assoluto, basilare e non negoziabile: la totale unità d’intenti e di vedute.
“Io credo fermamente, profondamente e razionalmente che per riuscire davvero a vincere le difficilissime prossime elezioni comunali della città di Milano, serva in primis tanta umiltà intellettuale, enorme intelligenza tattica e la totale, incondizionata unità d’azione di tutte le forze politiche su un vasto, serio e pragmatico programma civico e condiviso”. Per riuscire nell’epica e titanica impresa elettorale, Jonghi Lavarini chiama idealmente e politicamente alle armi la vera e storica classe dirigente che ha fatto grande la metropoli negli scorsi decenni d’oro: “Tutto questo processo unitario e programmatico deve avvenire necessariamente con il fondamentale, preziosissimo e irrinunciabile supporto morale e politico degli ex storici sindaci del passato, ovvero Gabriele Albertini e Letizia Moratti, uniti all’innegabile esperienza amministrativa decennale di Riccardo De Corato. Con una squadra politica e umana così eccezionalmente unita, coesa e forte sul territorio, va oggettivamente bene e andrà benissimo qualunque profilo di candidato che venga democraticamente scelto e indicato per rappresentare la coalizione”. Una coalizione che, nei desiderata dell’esponente politico, dovrà per forza di cose essere fortemente “rinnovata internamente e strategicamente allargata a destra, aperta totalmente alle preziose liste civiche locali e inclusiva anche verso le anime degli storici autonomisti del Patto con il Nord guidati da Roberto Bernardelli”. L’invito finale è chiaro: “Lavoriamo tutti sodo e seriamente in questa unica e virtuosa direzione, senza alcun veto, senza mai escludere nessuno e senza arroganza da questo vasto, vitale e necessario tavolo politico e milanese di serrato confronto sul futuro imminente della nostra amata città”.

Il volto ideale: l’identikit di Matteo Perego di Cremnago

Dopo aver lanciato pubblicamente e a gran voce il suo fortissimo appello all’unità e alla responsabilità della complessa e vasta classe dirigente moderata, Jonghi Lavarini non si sottrae però affatto al difficile “gioco dei nomi” e delle preferenze, mettendo le carte in tavola.
Pur ribadendo, con grande lealtà tattica e pragmatismo politico, il suo incondizionato e fermo sostegno per quello che lui stesso definisce onestamente “il candidato di bandiera, ovvero l’ottimo Generale Burgio”, Jonghi Lavarini decide di tracciare apertamente e coraggiosamente l’identikit preciso e perfetto per rappresentare idealmente una coalizione allargata ed eterogenea, facendo un nome pesantissimo. “Il mio candidato ideale? Per riuscire a guidare compattamente una coalizione unita verso la vittoria sicura, io ritengo che il volto migliore, l’immagine più fresca, politica, perbene e soprattutto da milanese e lombardo doc, sia senza alcun dubbio quello di Matteo Perego di Cremnago”. Una vera e propria investitura politica in piena regola e a tutto tondo, lanciata a freddo e destinata indubbiamente e inevitabilmente a far riflettere e discutere a lungo i vertici cittadini, romani e regionali dei principali partiti. Le grandi e infuocate manovre per la fatidica conquista elettorale di Milano sono ormai ufficialmente partite, e le prossime ed entusiasmanti settimane autunnali si preannunciano cariche di clamorosi colpi di scena, dietrofront inaspettati e fitte ed estenuanti trattative notturne.

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