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Attualità

Vittorio Sgarbi in terapia intensiva, il ricordo di Laboccetta: “Nel 1993 mi difese in tv”

Il gravissimo, improvviso e preoccupante ricovero in Terapia Intensiva di Vittorio Sgarbi presso il Policlinico Gemelli ha scosso profondamente e trasversalmente il mondo della cultura e della politica nazionale. Tra i tantissimi e affettuosi messaggi di vicinanza e pronta guarigione, spicca per intensità emotiva e storica quello dell’amico fraterno Amedeo Laboccetta, Presidente di Polo Sud. In un accorato e commosso ricordo, l’Onorevole ha svelato un aneddoto pazzesco e inedito risalente al lontano e buio 1993: “Mentre mi trovavo ingiustamente recluso nel carcere di Poggioreale (da cui fui poi assolto pienamente), Vittorio, pur non conoscendomi affatto, si scagliò contro tutti e mi difese a spada tratta in diretta tv a Sgarbi Quotidiani. È un uomo sensibile, irriverente e geniale. Forza amico mio!”👇

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Vittorio Sgarbi

Roma – La gravissima, improvvisa e inaspettata notizia del drammatico ricovero d’urgenza nel reparto di Terapia Intensiva del Policlinico Gemelli di Roma ha letteralmente scosso e ammutolito l’intero, vasto e trasversale panorama culturale, artistico e politico del nostro Paese. Le delicate, precarie e preoccupanti condizioni di salute del celebre, amato e controverso critico d’arte ed ex Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi (che proprio negli ultimi anni aveva dovuto coraggiosamente e faticosamente affrontare e combattere gravi battaglie cliniche, sindromi depressive e pesanti tensioni familiari) stanno tenendo l’Italia intera con il fiato perennemente sospeso in queste lunghissime e convulse ore. In mezzo alla sterminata, continua e affettuosa marea di messaggi di vicinanza e di auguri di pronta guarigione che stanno inondando senza sosta i vari social network e le principali agenzie di stampa nazionali, spicca prepotentemente, per la sua immensa intensità emotiva e per il grandissimo spessore umano e storico, la commossa e sentita dichiarazione pubblica rilasciata dall’Onorevole Amedeo Laboccetta. Il noto e influente Presidente del polo culturale e politico “Polo Sud” non ha infatti voluto far mancare la sua forte, lucida e appassionata voce, rendendo omaggio a un’amicizia fraterna, inossidabile e profondissima, nata in circostanze a dir poco anomale, drammatiche e televisivamente rivoluzionarie.

Lo shock per il ricovero al Gemelli: “Una mazzata pesantissima”

Le parole scelte accuratamente e sentitamente dall’Onorevole Laboccetta per descrivere pubblicamente il proprio profondo e intimo stato d’animo di fronte alla dolorosa degenza dell’amico, non nascondono in alcun modo la fortissima apprensione emotiva e umana del momento.
“Apprendere improvvisamente e duramente la notizia che il mio fraterno, storico e inestimabile amico Vittorio Sgarbi si trova attualmente ricoverato e in cura presso la struttura del Policlinico Gemelli in regime di terapia intensiva, rappresenta per me una mazzata psicologica e umana davvero pesantissima e difficile da metabolizzare”, ha esordito con immensa tristezza e trasporto il Presidente di Polo Sud nel suo accorato comunicato. Il solido e indissolubile legame umano e personale che unisce saldamente e storicamente i due noti esponenti pubblici affonda infatti le proprie fortissime e intricate radici in decenni di innumerevoli e continue battaglie condivise sul campo, di infinite discussioni intellettuali e di accesi e proficui confronti intellettuali. “Con Vittorio, nel corso di tutti questi anni, ho infatti avuto l’immenso e raro privilegio e l’enorme fortuna di poter vivere, condividere e assaporare delle straordinarie, intense e irripetibili esperienze culturali, puramente umane e squisitamente politiche”, ha aggiunto l’Onorevole, ripercorrendo mentalmente un lungo, tortuoso e affascinante sentiero di vita vissuta. “Abbiamo trascorso e condiviso anni bellissimi e momenti storici fantastici, irripetibili e unici, che custodisco gelosamente nella mia memoria”.

L’aneddoto storico: la difesa su Canale 5 nel lontano 1993

Il cuore pulsante, inedito e più toccante del comunicato diffuso da Laboccetta risiede però nella lucida e dettagliata rievocazione storica di un lontanissimo e delicatissimo episodio datato 1993, un anno storicamente, giudiziariamente e mediaticamente difficilissimo e caldissimo per la recente storia repubblicana del nostro Paese.
In quel periodo storico, pesantemente segnato e caratterizzato dal giustizialismo mediatico e dalle aspre bufere politiche, Amedeo Laboccetta si trovava a dover affrontare un drammatico calvario giudiziario personale e ingiusto. Come ricorda ampiamente e ironicamente lui stesso, in quei tristi giorni si trovava costretto e recluso come “ospite innocente e silenzioso del Grand Hotel Poggioreale” (ovvero, la nota e severa casa circondariale e struttura carceraria della città di Napoli). In un clima pubblico generale di ferma condanna sommaria e di totale isolamento istituzionale, in cui quasi nessuno aveva il coraggio di esporsi pubblicamente per difenderlo, accadde un fatto mediatico inaspettato e rivoluzionario. “Nel lontano 1993, pur non conoscendomi ancora assolutamente, fisicamente o personalmente di persona, Vittorio Sgarbi decise coraggiosamente e liberamente di fare un lungo, accorato e durissimo intervento televisivo sulla rete ammiraglia Canale 5, all’interno del suo celebre, seguitissimo e storico programma di approfondimento ‘Sgarbi Quotidiani'”, rievoca lucidamente Laboccetta. “Lo fece esclusivamente ed energicamente per prendere le mie ferme difese in un momento buio e per denunciare pubblicamente l’ingiustizia che stavo subendo”.

L’assoluzione piena e l’inizio di una lunga e vera amicizia

L’intervento televisivo a gamba tesa dell’irriverente critico d’arte, lanciato coraggiosamente e fieramente contro l’intero e potente establishment mediatico dell’epoca per difendere un perfetto sconosciuto, si rivelò essere non solo un gesto umano e civile di enorme spessore morale, ma anche profeticamente e giudiziariamente corretto.
Come ricorda fieramente e lucidamente l’Onorevole all’interno della medesima nota diramata alla stampa, infatti, la complessa e kafkiana odissea giudiziaria che lo vedeva tristemente e ingiustamente protagonista si concluse felicemente, doverosamente e totalmente con una sacrosanta formula liberatoria totale: “Fui fortunatamente, successivamente e finalmente assolto con formula piena, addirittura su stessa esplicita e formale richiesta mossa dallo stesso pubblico ministero, perché, banalmente e semplicemente, il fatto contestato non sussisteva e non era mai esistito”. Quell’inaspettata, coraggiosa e pubblica difesa televisiva a spada tratta segnò di fatto la posa della prima, fondamentale e solida pietra su cui venne successivamente e saldamente costruita la loro vera, lunga e profonda amicizia personale, politica e culturale. Consapevole del grande, immenso e irriducibile animo battagliero che da sempre contraddistingue visceralmente il critico d’arte ferrarese, Laboccetta ha voluto chiudere il suo messaggio con un sincero e accorato augurio di pronta guarigione rivolto al Policlinico Gemelli: “Uomini veri, liberi e indipendenti come Vittorio Sgarbi sono purtroppo merce rarissima al giorno d’oggi. È una mente sensibile, profondamente intelligente, deliziosamente irriverente e assolutamente geniale! Forza Vittorio! Metticela tutta e forza amico mio, rimettiti presto e torna tra noi a combattere le tue battaglie!”.

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Politica

Scontro totale a destra: la clamorosa rottura con Vannacci nel libro Rinascimento Nazionale

La politica italiana è in subbuglio per i clamorosi retroscena sulla spaccatura all’interno del movimento del Generale Vannacci! Vi sveliamo in esclusiva la potentissima premessa del nuovo libro “Rinascimento Nazionale”. L’autore, ex Presidente del Centro Studi del partito espulso lo scorso 8 settembre, racconta senza filtri le motivazioni ideologiche della rottura: l’isolamento del leader da parte del “giglio tragico”, le pericolose derive verso uno Stato Etico che indaga la morale privata e l’insopportabile mediocrità di chi confonde la lealtà con la cieca obbedienza. Una clamorosa lezione politica sulla vera destra liberale!👇

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Rinascimento nazionale, cover libro

Roma – La politica italiana si arricchisce oggi di una testimonianza esplosiva, lucida e profondamente analitica, capace di far luce sulle complesse dinamiche interne di uno dei movimenti più discussi dell’ultimo anno. Pubblichiamo in esclusiva le densissime pagine introduttive del libro “Rinascimento Nazionale” (attualmente disponibile per l’acquisto in tutte le librerie fisiche e sui principali store digitali, tra cui Amazon). Un testo che non è solo un saggio culturale, ma rappresenta un vero e proprio manifesto politico e un retroscena inedito sulla traumatica scissione consumatasi ai vertici del partito “Futuro Nazionale” legato al Generale Roberto Vannacci. L’autore, titolare della tessera numero 18 ed ex Presidente del Centro Studi, ripercorre i motivi ideologici, strategici e personali che hanno portato alla sua clamorosa espulsione avvenuta lo scorso 8 settembre 2026. Di seguito, la premessa integrale dell’opera: “La Decima Corporazione di D’Annunzio: lavorare per il futuro e per ciò che non ha ancora nome”.

Il progetto originario e l’illusione di un “De Gaulle italiano”

Questo libro era sostanzialmente terminato quando gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno finito per conferirgli, quasi senza che lo volessi, un significato ulteriore.
Quando ho cominciato a scriverlo, il mio intento era abbastanza semplice da enunciare e assai meno facile da realizzare: provare a dare una forma coerente a un’idea di destra che sentivo sempre meno rappresentata nel dibattito italiano. Una destra nazionalista ma non statalista, identitaria ma non razzista, severa sull’immigrazione irregolare e ferma sulla sicurezza senza per questo trasformare lo straniero in un nemico; una destra liberale e liberista, occidentale, atlantica, legata alla tradizione italiana e proprio per questo più risorgimentale che novecentesca. Ritenevo che Futuro Nazionale potesse diventare uno degli strumenti attraverso i quali tentare questa costruzione. L’ho pensato sinceramente, al punto da espormi in prima persona, da contribuire alla sua elaborazione e da considerare possibile che Roberto Vannacci, per la forza con cui era riuscito a intercettare un disagio politico reale, potesse assumere un ruolo assai più importante di quello di semplice tribuno della protesta. Ho scritto e detto che avrebbe potuto essere una sorta di De Gaulle italiano. Non solo per la coincidenza dell’uniforme, evidentemente, ma perché intravedevo in lui un senso dello Stato così potenzialmente radicato da poter trasformare una protesta diffusa in una visione nazionale più ampia. Non ho ragione di rinnegare oggi quel giudizio, preferisco dire più semplicemente che quella possibilità, a un certo punto, ha cominciato a prendere una direzione diversa da quella che avevo immaginato.

L’autonomia intellettuale e la pericolosa deriva verso lo “Stato Etico”

Ero il titolare della tessera numero 18 di Futuro Nazionale, una delle prime trenta assegnate dal generale alle persone che riteneva più vicine al progetto originario.
Parallelamente avevo continuato a lavorare in qualità di Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, organismo autonomo apprezzato dal generale sia ai tempi del MAC, sia con la nascita del Partito. Proprio questa autonomia si è rivelata il punto decisivo. Un centro studi serio non nasce per certificare a posteriori decisioni prese altrove. A un certo punto ho cominciato a porre questioni inevitabili. Non si trattava di stabilire se Futuro Nazionale fosse abbastanza di destra, ma di capire quale destra volesse essere. I problemi sono cominciati quando alle domande ragionevoli si sono aggiunte risposte che lo erano molto meno: quando la richiesta di sicurezza ha iniziato a convivere con suggestioni autoritarie; quando la critica all’immigrazione irregolare ha rischiato di trasformarsi in ostilità verso una religione; quando alla difesa della famiglia si è sovrapposta una concezione dello Stato chiamato a entrare nella vita privata delle persone; quando la critica al progressismo è diventata una specie di integralismo speculare. Non potevo condividere una visione nella quale lo Stato sembrava tornare a occuparsi di morale privata. Lo Stato etico non diventa accettabile soltanto perché cambia padrone.

Il “Giglio Tragico”, le cornacchie nere e la mediocrità al potere

Poi c’è stata la questione, più prosaica ma non meno importante, della classe dirigente. Intorno a ogni leader che cresce rapidamente si forma inevitabilmente un ambiente.
I collaboratori diventano filtri. I filtri diventano custodi. I custodi cominciano a decidere chi può parlare con il leader, quali persone sono gradite e quali invece no. Ho avuto la sensazione che intorno a Vannacci si stesse progressivamente formando qualcosa del genere. Ho usato l’espressione “giglio tragico” per descrivere un ambiente sempre più ristretto, capace di isolare il leader. Le “cornacchie nere”. Qualcuno ha voluto vedere in questa vicenda poteri forti o burattinai. Temo che la verità sia più semplice: molto spesso non servono complotti per danneggiare un progetto politico, bastano cattivi consiglieri, una selezione mediocre della classe dirigente, persone incapaci di distinguere la fedeltà dalla competenza. Una forza che pretende di rinnovare il Paese dovrebbe cominciare da se stessa, cercando persone capaci – se necessario – di contraddire il capo, non soltanto di rassicurarlo. Quando invece il dissenso viene interpretato come slealtà, il rischio è che il partito smetta di essere una comunità politica e diventi una corte.

L’espulsione e la Decima Corporazione di D’Annunzio

L’8 settembre 2026 sono stato espulso da Futuro Nazionale. Non avevo ricevuto contestazioni formali o telefonate. Ho appreso la notizia da un giornalista.
Non è l’aspetto procedurale che mi interessa di più, ma ciò che quell’episodio rappresenta. Una forza politica nata contro i vecchi partiti dovrebbe interrogarsi quando comincia a riprodurne i vizi peggiori. Ed è qui che torno a Fiume, alla Carta del Carnaro e alla Decima Corporazione. Non per nostalgia, ma per il contrario. La Decima Corporazione lasciava simbolicamente un posto a coloro che lavoravano per ciò che ancora non aveva nome. Una casella vuota destinata al futuro. I sistemi chiusi riempiono tutte le caselle. Le società vive, invece, lasciano sempre uno spazio all’irregolare, all’imprevisto, all’eretico. Per questo continuo a preferire il laboratorio alla caserma. D’Annunzio saccheggiava il passato per costruire il futuro; i reazionari fanno spesso il contrario. Questo libro non so dove porterà, ma so da quale parte intendo continuare a guardare: non indietro, verso le forme politiche che hanno già consumato la propria storia, ma avanti, verso quella casella vuota per chi lavora a ciò che ancora non ha nome.

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Politica

Allarme Intelligenza Artificiale: Meritocrazia Italia sfida la politica con una legge rivoluzionaria

Scontro totale sulle macchine che rubano il lavoro umano! Meritocrazia Italia lancia un durissimo allarme: l’Intelligenza Artificiale sta annientando le competenze professionali dei giovani italiani. Durante l’imminente e attesissimo VIII Congresso Nazionale di Roma (16 e 17 ottobre), il Presidente Walter Mauriello sfiderà apertamente il Governo e l’intera classe politica italiana, presentando una clamorosa e audace Proposta di Legge! Il documento prevede sanzioni pesantissime per chi licenzia professionisti a favore delle macchine, l’imposizione di un tetto massimo di utilizzo degli algoritmi negli uffici e il divieto totale nei concorsi!👇

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Mauriello

Roma – Il rapido, silenzioso e pervasivo avanzare delle nuove tecnologie digitali rischia seriamente di distruggere per sempre la sacralità del lavoro umano, polverizzando in pochi istanti decenni di studio, sacrifici e competenze faticosamente acquisite. È questo il gigantesco e angosciante allarme sociale e antropologico che verrà lanciato e sviscerato durante l’attesissimo VIII Congresso Nazionale di Meritocrazia Italia, in programma nella Capitale il 16 ottobre (al Teatro Quirino) e il 17 ottobre 2026 (al Teatro Rossini). Il movimento politico-culturale, guidato saldamente e appassionatamente dal Presidente Walter Mauriello, ha deciso di portare coraggiosamente al centro del dibattito pubblico e istituzionale quella che ritiene essere in assoluto la questione più urgente, devastante, ma paradossalmente meno considerata dall’attuale classe dirigente italiana: la necessità assoluta di imporre un rigido “limite umano” all’utilizzo incontrollato dell’Intelligenza Artificiale nei delicatissimi settori professionali e giurisdizionali.

Il caso della sentenza di Palermo e il drammatico tracollo del merito

La durissima presa di posizione di Meritocrazia Italia scaturisce da una gravissima, sconcertante e pericolosissima deriva della nostra società contemporanea, perfettamente riassunta in un recente scandalo giudiziario.
Il Presidente Mauriello non usa mezzi termini e punta immediatamente il dito contro l’incredibile caso della sentenza emessa dal Tribunale di Palermo, dove, clamorosamente, in calce al documento ufficiale sono rimaste stampate per sbaglio persino le istruzioni operative inviate al software di Intelligenza Artificiale per redigere l’atto. “Questo non è un semplice e banale errore materiale di distrazione”, tuona vigorosamente Mauriello, “ma rappresenta un vero e proprio tracollo strutturale del merito e della competenza. Se persino un delicatissimo provvedimento giurisdizionale, che incide pesantemente sulla vita, sui diritti e sulle libertà dei cittadini, viene comodamente e pigramente delegato a un banale prompt automatico, cosa ci resta realmente della competenza acquisita, dei decenni di studio forsennato sui manuali e dell’enorme fatica intellettuale?”. Da oltre otto anni, l’associazione combatte instancabilmente in prima linea per ribadire a gran voce che il concetto di “merito” non può mai essere banalmente racchiuso o svilito in un arido voto scolastico, ma deve necessariamente rappresentare un lungo, tortuoso e faticoso percorso di innalzamento delle proprie competenze umane e morali.

“L’IA uccide la competenza”: le dure e allarmate parole di Mauriello

Il rischio più grave e catastrofico, secondo l’acuta analisi dell’associazione, non è solo la perdita del posto di lavoro, ma l’annullamento cognitivo e formativo delle nuove e future generazioni di professionisti.
Come illustreranno autorevolmente gli ospiti attesi al Congresso (tra cui il falegname Massimo Lauro e illustri presidenti come Francesco Greco del CNF e Giuseppe Tango dell’ANM, affiancati da Valeria Fazio e Nicola Russo), un operaio specializzato impiega ben 10 anni di dura “trincea” in cantiere prima di diventare mastro artigiano; allo stesso identico modo, un avvocato, un chirurgo o un ingegnere necessitano di innumerevoli notti insonni sui libri per forgiare e fortificare le proprie preziose abilità. Ma oggi l’Intelligenza Artificiale sta letteralmente hackerando e cancellando gli step iniziali della scala dell’apprendimento umano, sottraendo fraudolentemente l’importantissimo e vitale approfondimento giurisprudenziale al giovane praticante o il faticoso disegno tecnico all’apprendista ingegnere. Il risultato apocalittico, secondo Mauriello, è che l’Italia rischia di non forgiare mai più le eccellenze umane che l’hanno resa grande nel mondo: “Avremo solamente una misera schiera di semplici operatori di prompt; persone che non sanno più fare le cose, ma sanno esclusivamente chiedere a una fredda macchina di farle al loro posto. Questa è la morte ingloriosa della qualità artigiana e professionale italiana. Stiamo affrontando un vero e proprio ‘COVID-IA’, un virus letale che non colpisce i nostri polmoni fisici, ma devasta la nostra intelligenza umana”.

La legge choc: sanzioni pecuniarie per chi licenzia e tetto agli algoritmi

Di fronte a questo scenario orwelliano, il Congresso di Meritocrazia Italia si trasformerà nella rampa di lancio per una radicale e audace Proposta di Legge sul Limite Umano.
Il documento programmatico, che verrà illustrato nel dettaglio a Roma, si basa su quattro pilastri normativi fondamentali e rivoluzionari. Il primo punto prevede l’istituzione di una “Riserva Umana di Competenza”: ogni singolo atto tecnico, medico o giudiziario dovrà obbligatoriamente certificare (con pesantissima responsabilità penale e deontologica allegata) l’effettiva percentuale di reale elaborazione umana impiegata, garantendo al cittadino il sacrosanto diritto di sapere se a difenderlo o a curarlo sia un algoritmo o un professionista in carne ed ossa. Il secondo, esplosivo pilastro chiede a gran voce (con appelli diretti alla Premier Giorgia Meloni e a tutti i massimi rappresentanti di Lega, FdI, Forza Italia, Pd, M5S, Azione, Italia Viva e Verdi Sinistra invitati a presenziare) l’imposizione legislativa di un rigidissimo tetto percentuale massimo di utilizzo dell’IA all’interno delle aziende e degli studi professionali, con l’introduzione di sanzioni economiche pesantissime e spietate contro chiunque decida di licenziare freddamente le competenze umane per sostituirle con gli automatismi. Il terzo punto intima il divieto categorico e assoluto dell’uso dell’IA sostitutiva nei concorsi pubblici e negli Esami di Stato. Infine, la proposta chiede orgogliosamente che l’Italia (supportata da esperti del calibro di Luigi Di Maio, Renato Mannheimer, Diego Fusaro, Maurizio Dallocchio e Gennaro Terracciano) si faccia pioniera coraggiosa e intransigente promotrice internazionale per la firma di un Trattato sull’Intelligenza Artificiale Umanocentrica, per fermare lo strapotere disumano di Stati Uniti e Cina.

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Politica

Il Comitato Vannacci scende in campo ad Arcore: svolta su sicurezza e sport

La politica torna finalmente a far sentire la sua voce direttamente nelle piazze della Brianza! Giovedì 17 ottobre, dalle 8:30 alle 12:30, il neonato “Comitato 2164 Arcore” (legato al movimento Futuro Nazionale del Generale Vannacci) scenderà in campo allestendo il suo primissimo gazebo storico proprio davanti a Villa Borromeo. Guidati dal referente territoriale Roberto Manzato, i militanti incontreranno faccia a faccia i cittadini per raccogliere nuovi tesseramenti e, soprattutto, nuove idee per la città. I temi caldissimi al centro del dibattito saranno tre pilastri fondamentali per i residenti: sicurezza, viabilità e sport!👇

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Locandina evento Arcore

Arcore (Monza e Brianza) – Il panorama politico brianzolo si prepara a vivere una mattinata di intensissimo fermento, partecipazione e dibattito civico. Le piazze tornano finalmente e prepotentemente a essere il vero, pulsante e insostituibile cuore dell’ascolto popolare. L’attesissima data da segnare rigorosamente in rosso sul calendario locale è quella di giovedì 17 ottobre 2026. In questa giornata cruciale, infatti, il giovanissimo ma già agguerritissimo Comitato 2164 Arcore – Brianza, costola territoriale del movimento politico “Futuro Nazionale” apertamente ispirato e legato alla figura del Generale Roberto Vannacci, scenderà ufficialmente, fisicamente e coraggiosamente in campo per la primissima volta. L’appuntamento, che si preannuncia come un vero e proprio battesimo del fuoco per i militanti e i simpatizzanti locali, è fissato a partire dalle ore 8:30 fino alle 12:30 in una cornice dal peso storico e simbolico assolutamente incalcolabile: il gazebo informativo verrà infatti allestito proprio nello spiazzo antistante la meravigliosa e celebre Villa Borromeo di Arcore. Una scelta logistica tutt’altro che casuale, che punta a intercettare il cuore storico del centro-destra lombardo.

La chiamata ai cittadini e la grande campagna tesseramenti

L’obiettivo primario, dichiarato e fondamentale di questa primissima, storica uscita pubblica non è certamente quello di fare sterili passerelle elettorali, ma di riallacciare un rapporto diretto, sincero e costruttivo con la popolazione del territorio.
Come sottolineato a gran voce dai promotori dell’iniziativa, il gazebo rappresenterà in primo luogo un fondamentale punto di incontro e di ascolto reciproco. La cittadinanza arcorese è stata invitata calorosamente a partecipare per confrontarsi, faccia a faccia e senza filtri istituzionali, con i portavoce del neonato comitato brianzolo. Sarà l’occasione perfetta per inaugurare ufficialmente la prima vera e massiccia campagna di tesseramento locale, raccogliendo nuove, fresche e motivate adesioni al progetto di “Futuro Nazionale”. Ma, soprattutto, il banco informativo servirà come vera e propria fucina di idee. I militanti si metteranno a completa e umile disposizione dei passanti per raccogliere proposte, lamentele, suggerimenti e visioni strategiche direttamente dalla viva voce di chi vive, lavora e respira quotidianamente la complessa e affascinante realtà cittadina di Arcore.

I temi caldi di Roberto Manzato: sicurezza, viabilità e sport

A guidare, coordinare e metterci letteralmente la faccia in questa nuovissima e stimolante avventura politica locale è Roberto Manzato, nominato ufficialmente Referente territoriale del Comitato 2164.
Sotto la sua attenta e motivata regia, il manifesto programmatico del movimento ad Arcore si concentra chirurgicamente su tre pilastri tematici ritenuti assolutamente prioritari, fondamentali e non più rimandabili per garantire un futuro prospero e sereno alla comunità cittadina. Il primissimo e più sentito tema in agenda è senza dubbio quello della Sicurezza: una richiesta che sale prepotentemente dai quartieri, dove i cittadini reclamano maggiore controllo del territorio, presidi costanti e la garanzia di poter vivere serenamente i propri spazi pubblici, specialmente nelle ore serali. A stretto giro segue l’intricato e annoso capitolo della Viabilità, un nervo perennemente scoperto in tutta la produttiva e trafficatissima provincia brianzola, che necessita di interventi mirati, infrastrutture moderne e soluzioni coraggiose per decongestionare le arterie principali. Infine, uno spazio di assoluto rilievo viene riservato allo Sport, considerato non solo come semplice attività ludica o agonistica, ma come un indispensabile e vitale strumento di aggregazione sociale, di educazione per i giovani e di prevenzione del disagio giovanile.

“L’unica destra che conosco”: l’orgoglio del manifesto politico

L’identità e l’anima valoriale di questa nuova entità politica emergono in maniera dirompente, netta e inequivocabile direttamente dalle parole d’ordine stampate a caratteri cubitali sul manifesto ufficiale che chiama a raccolta la popolazione.
Rivendicando con estrema fermezza e fierezza l’appartenenza a un’area culturale ben definita e radicata, il Comitato 2164 Arcore non usa certo mezzi termini per descrivere la propria visione politica e sociale. “Vera, orgogliosa, entusiasta, pura, contagiosa: è l’unica destra che io conosca”. Questa pesantissima e inequivocabile dichiarazione d’intenti funge da vera e propria calamita identitaria, rivolta esplicitamente a tutti quegli elettori, delusi o semplicemente in cerca di nuovi stimoli, che desiderano ritrovare un attivismo politico basato su valori chiari, patriottici e non negoziabili. L’appuntamento del 17 ottobre davanti a Villa Borromeo si preannuncia quindi non solo come un test misuratore per saggiare il polso della piazza arcorese, ma come il primo e cruciale passo di un cammino politico che punta a ridisegnare gli equilibri amministrativi dell’intera Brianza all’insegna del rinnovamento e dell’ascolto popolare.

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