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Attualità

Vittorio Sgarbi, la figlia Evelina al Gemelli: “Sconvolta e devastata, il mio grido ignorato”

La situazione clinica di Vittorio Sgarbi, attualmente ricoverato in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione del Gemelli di Roma, si tinge dei colori foschi e drammatici di un feroce scontro familiare! A lanciare accuse al vetriolo è la figlia Evelina, uscita letteralmente devastata e sconvolta dalla visita al padre. In uno straziante comunicato, la donna non fa sconti e si scaglia apertamente contro lo storico entourage del critico d’arte, colpevole a suo dire di averlo “esibito e trascinato per tutta l’estate, incuranti del suo fisico già distrutto dalle patologie”. Il suo grido di dolore preventivo è rimasto inascoltato, e ora teme il peggio👇

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Vittorio Sgarbi, la figlia Evelina al Gemelli: "Sconvolta e devastata, il mio grido ignorato"

Roma – I freddi e asettici corridoi del reparto di Terapia Intensiva del prestigioso Policlinico Gemelli di Roma si sono improvvisamente trasformati, in queste concitate e drammatiche ore di inizio ottobre, nel triste, silenzioso e angosciante palcoscenico di un vero e proprio dramma familiare, umano e mediatico senza precedenti. Mentre l’Italia intera e il mondo della cultura e della politica nazionale attendono, con il fiato perennemente sospeso, la diramazione di un nuovo, ufficiale e si spera rassicurante bollettino medico sulle delicatissime e precarie condizioni di salute del celebre critico d’arte ed ex Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, a rompere brutalmente e fragorosamente il teso e pesante silenzio stampa ci ha pensato sua figlia, Evelina Sgarbi. La giovane donna, visibilmente e profondamente provata dalla gravità e dall’imprevedibilità degli eventi clinici che hanno colpito improvvisamente e duramente il genitore, ha deciso di affidare alle agenzie di stampa una lunghissima, accorata e straziante dichiarazione pubblica, rilasciata pochi minuti dopo aver fatto visita al padre nel blindatissimo reparto di rianimazione romano. Le sue durissime, spietate e taglienti parole non rappresentano affatto e unicamente uno sfogo di puro dolore filiale e umano, ma assumono i contorni ben più foschi e pesanti di un durissimo, inappellabile e formale atto d’accusa pubblico scagliato violentemente contro l’intero, storico e ristretto entourage di collaboratori e familiari che gravita da sempre attorno alla figura pubblica e privata del noto intellettuale ferrarese.

L’immagine straziante in rianimazione: “Una sofferenza estrema”

Il racconto crudo, diretto e senza filtri della visita al capezzale del padre è un vero e proprio pugno nello stomaco per l’opinione pubblica e per i tantissimi ammiratori del vulcanico e solitamente inarrestabile critico d’arte.
“Sono stata oggi pomeriggio al Policlinico Gemelli, al capezzale del letto da mio padre. E sono letteralmente, totalmente e umanamente sconvolta”, esordisce con evidente e palpabile angoscia Evelina Sgarbi nel suo disperato comunicato, confermando indirettamente la grandissima gravità del quadro clinico attualmente in corso. L’immagine e la scena che la figlia si è trovata improvvisamente di fronte, varcate le rigide porte scorrevoli del reparto di terapia intensiva, è di quelle destinate a segnare indelebilmente la psiche e l’animo. “L’ho purtroppo trovato in una condizione di assoluta, palese e indicibile sofferenza estrema, fisica e respiratoria. Un’immagine tremenda e crudele, che mi ha letteralmente devastato la mente e l’anima, e che rimarrà in modo permanente e indelebile conficcata come una spina nel mio cuore per il resto della mia vita”, ha aggiunto la giovane donna, delineando senza mezzi termini un quadro medico e umano a dir poco disperato e gravissimo, lontanissimo anni luce dall’immagine forte, energica, irriverente e quasi invincibile a cui Vittorio Sgarbi aveva orgogliosamente e storicamente abituato il suo vastissimo e affezionato pubblico televisivo e teatrale.

Le durissime accuse all’entourage: “Esibito come un trofeo”

Ma è nella seconda parte della sua esplosiva e sconvolgente dichiarazione stampa che il dolore straziante cede rapidamente e rabbiosamente il passo a una furia e a una frustrazione incontrollabili.
Evelina, infatti, torna a puntare duramente e pubblicamente il dito (come aveva già provato a fare nei giorni scorsi, in tempi non sospetti) contro quelle stesse e precise persone che oggi piangono e vegliano il critico in ospedale. “Purtroppo e tragicamente, il mio precedente e disperato grido di dolore e di allarme preventivo non è stato minimamente ascoltato in tempo utile da chi di dovere”, accusa frontalmente e senza sconti la figlia. “E io oggi mi ritrovo amaramente, rabbiosamente e impotentemente al capezzale con mio padre sedato in rianimazione, circondato esattamente e beffardamente dalle stesse, identiche persone che lo hanno letteralmente trascinato, spinto ed esibito pubblicamente in lungo e in largo per l’Italia per tutta quanta l’estate appena trascorsa”. L’accusa di Evelina è tanto chiara, lucida quanto spietata e inquietante: l’entourage stretto di Sgarbi, spinto forse da ciechi interessi professionali, mediatici, politici o teatrali, avrebbe gravemente e colpevolmente ignorato i palesi, evidenti e allarmanti segnali fisici di cedimento dell’uomo, costringendolo sadicamente a onorare fino all’ultimo respiro la sua lunghissima e fitta agenda di stressanti impegni pubblici estivi.

L’appello disperato per salvarlo dallo stress e dalla fatica

Le gravissime accuse di sfruttamento mediatico e fisico mosse dalla figlia si fanno ancora più circostanziate, pesanti e mediche quando affrontano il pregresso stato di salute del celebre professore.
Secondo la pesantissima e pubblica ricostruzione fornita a chiare lettere da Evelina Sgarbi, l’entourage e i collaboratori si sarebbero dimostrati “totalmente e colpevolmente incuranti dello stress indicibile e della fatica immane e inumana a cui hanno cinicamente sottoposto, giorno dopo giorno e tappa dopo tappa, un fisico e una psiche già fortemente, storicamente e clinicamente debilitati da tutte le numerose e pregresse patologie oncologiche e mediche in corso”. Un vero e proprio j’accuse al veleno che scuote dalle fondamenta i salotti televisivi italiani e solleva pesantissimi, legittimi e doverosi interrogativi legali e morali sulla reale e complessa gestione dell’immenso, inestimabile e sfruttatissimo “brand Sgarbi” durante gli ultimi mesi di presunto declino fisico. In chiusura di comunicato, l’angoscia della giovane donna esplode e si palesa in un’ultima, disperata e lacerante domanda retorica rivolta al vuoto, alla medicina e all’opinione pubblica: “Ed ora, arrivati a questo drammatico punto di non ritorno, cosa posso umanamente e legalmente fare per poter salvare la vita di mio padre?”. Una domanda drammatica, pesantissima e raggelante, che purtroppo, al momento e in attesa del fondamentale e imminente bollettino medico ufficiale del Gemelli, sembra tristemente destinata a rimanere sospesa nel vuoto e senza alcuna chiara risposta.

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Economia

Caro carburanti, oltre la metà delle stazioni italiane blocca i prezzi fino a fine ottobre

Ottime notizie per i disperati automobilisti e autotrasportatori italiani! Con l’ingresso ufficiale di Tamoil nell’accordo nazionale per il blocco dei prezzi (fino al 31 ottobre 2026), oltre 11.200 stazioni di servizio in Italia (il 50,9% del totale) offrono ora prezzi calmierati alla pompa. L’adesione della compagnia libica si unisce così al grande sforzo già messo in campo dai distributori Eni, IP e Q8. Un’iniziativa letteralmente vitale e salvifica, arrivata dopo un lungo pressing diplomatico di Palazzo Chigi, per cercare di frenare l’emorragia dei rincari, con il Diesel che al 1° ottobre ha sfondato la spaventosa e insostenibile soglia di 2,28 euro al litro!👇

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Caro carburanti

Roma – La fortissima, costante e asfissiante pressione inflazionistica legata agli insostenibili rincari del settore energetico sta continuando a pesare in maniera drammatica, profonda e insostenibile sui fragili bilanci economici di milioni di famiglie e di migliaia di imprese e operatori del settore logistico e commerciale. In questo difficile, turbolento e precario contesto macroeconomico globale, arriva fortunatamente una importantissima, vitale e rassicurante boccata d’ossigeno per i disperati automobilisti e autotrasportatori della nostra penisola. Tamoil Italia, storica e celebre compagnia petrolifera sussidiaria del grande gruppo internazionale Oilinvest, ha infatti ufficialmente e pubblicamente annunciato di aver introdotto una complessa, rigida e volontaria serie di misure straordinarie atte a contenere, bloccare e calmierare i prezzi di listino di benzina e diesel all’interno di circa 1.400 stazioni di servizio a proprio marchio sparse sul territorio nazionale. Questa fondamentale e strategica iniziativa di “blocco dei prezzi”, che resterà eccezionalmente, rigidamente e continuativamente in vigore fino al prossimo 31 ottobre 2026, si inserisce perfettamente nel più ampio solco delle difficili e serrate trattative portate faticosamente avanti dalle istituzioni governative e dalle storiche associazioni in difesa dei consumatori per cercare di alleggerire il devastante peso del caro-vita sulle tasche degli italiani.

Il peso della diplomazia: asse tra Palazzo Chigi e la Libia

La complessa e applaudita decisione industriale assunta improvvisamente dai vertici europei di Tamoil non rappresenta in alcun modo una banale o scontata manovra di marketing aziendale, ma è il pregevole, tangibile e diretto risultato di un delicato e sotterraneo lavoro di tessitura diplomatica internazionale.
Stando infatti a quanto rivelato e confermato in queste ore da autorevoli, affidabili e accreditate fonti vicine agli ambienti di Palazzo Chigi, nelle scorse settimane si sarebbero svolte fitte, lunghe e riservatissime discussioni bilaterali di altissimo livello istituzionale tra i rappresentanti del governo italiano e le massime cariche dell’esecutivo libico (Stato che, attraverso il fondo sovrano, detiene il pieno controllo finanziario e manageriale del colosso petrolifero Oilinvest). L’obiettivo primario di questa spinta diplomatica era proprio quello di incoraggiare, agevolare e garantire la partecipazione attiva e concreta di Tamoil a questa grande, nobile e necessaria iniziativa di contenimento dei prezzi del carburante. L’azienda stessa, in una nota ufficiale, ha orgogliosamente dichiarato e ribadito che questa eccezionale iniziativa di calmieramento dei prezzi risponde pragmaticamente a “condizioni internazionali e geopolitiche assolutamente straordinarie”, che continuano inesorabilmente a scuotere e destabilizzare con forza cieca i delicati mercati dell’energia e dei trasporti globali. Tamoil ha così sottolineato pubblicamente il proprio fermo e totale impegno a sostenere attivamente la mobilità di tutti i cittadini italiani, garantendo però al contempo l’irrinunciabile sostenibilità economica, la sopravvivenza commerciale e i profitti della propria e ramificata rete distributiva sul suolo nazionale.

Un patto nazionale: 11.200 stazioni congelano le tariffe

L’ingresso ufficiale e strategico di un peso massimo come Tamoil all’interno di questo grande e storico accordo nazionale sui carburanti segna un momento tecnico, psicologico e commerciale assolutamente cruciale, ribaltando completamente i rapporti di forza all’interno del libero mercato interno.
Con la preziosa e decisiva adesione della compagnia di origine libica, infatti, il numero totale, aggregato e complessivo di stazioni di servizio pubbliche che offrono attualmente sconti, blocchi tariffari o prezzi calmierati alla pompa sale vertiginosamente a toccare l’impressionante cifra di circa 11.200 impianti operativi. Questa enorme e rassicurante copertura commerciale rappresenta matematicamente e percentualmente il 50,9% delle circa 22.000 stazioni di rifornimento totali presenti e dislocate in ogni angolo del nostro Paese. In pratica, è stata ufficialmente e psicologicamente superata la fatidica e storica soglia della metà esatta della rete nazionale. La virtuosa e apprezzata iniziativa di calmieramento, infatti, includeva già e orgogliosamente circa 9.800 stazioni di servizio gestite dai tre più grandi, storici e potenti operatori energetici operanti in Italia: stiamo parlando della capillare partecipazione di 3.800 impianti a marchio Eni, di 3.400 pompe del gruppo IP e di ben 2.600 stazioni gestite dal marchio Q8. Una mobilitazione generale senza alcun precedente storico recente.

L’impatto sul mercato per fermare la follia del diesel a 2,28 euro

L’urgenza vitale, economica e sociale di mettere in campo queste massicce misure di contenimento aziendale appare drammaticamente, plasticamente e crudelmente evidente se si osservano freddamente i dati e le quotazioni reali del mercato all’ingrosso e al dettaglio.
Queste fondamentali e salvifiche misure di blocco dei prezzi entrano infatti in vigore, non a caso, nel momento in cui (dati aggiornati proprio al 1° ottobre 2026) le mostruose e folli medie nazionali dei carburanti si attestavano stabilmente alla vertiginosa cifra di 2,084 euro al litro per quanto riguarda la verde benzina, e addirittura a ben 2,285 euro al litro per l’insostituibile gasolio (diesel), il vero e incontrastato motore vitale dell’autotrasporto e della logistica commerciale. Si tratta di cifre oggettivamente astronomiche, paralizzanti e capaci di mandare rapidamente in bancarotta o in ginocchio qualsiasi piccola o media impresa costretta a viaggiare. Tuttavia, come sottolineato anche da un’attenta e acuta analisi diffusa dall’agenzia di stampa AdnKronos, il tanto atteso e simbolico superamento della soglia del 50% degli impianti a prezzo scontato e bloccato in Italia potrebbe, per la naturale e implacabile legge della concorrenza del libero mercato, innescare rapidamente un potente, irrefrenabile e benefico effetto domino. A questo punto, infatti, le compagnie petrolifere minori, i gestori indipendenti e gli altri colossi del settore ancora restii, potrebbero sentirsi “costretti” e inevitabilmente incoraggiati a introdurre sconti e blocchi simili alla pompa, pur di evitare l’emorragia di clienti e di perdere rovinosamente e irrimediabilmente quote vitali di mercato a favore di Eni, IP, Q8 e Tamoil.

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Attualità

Vittorio Sgarbi in terapia intensiva, il ricordo di Laboccetta: “Nel 1993 mi difese in tv”

Il gravissimo, improvviso e preoccupante ricovero in Terapia Intensiva di Vittorio Sgarbi presso il Policlinico Gemelli ha scosso profondamente e trasversalmente il mondo della cultura e della politica nazionale. Tra i tantissimi e affettuosi messaggi di vicinanza e pronta guarigione, spicca per intensità emotiva e storica quello dell’amico fraterno Amedeo Laboccetta, Presidente di Polo Sud. In un accorato e commosso ricordo, l’Onorevole ha svelato un aneddoto pazzesco e inedito risalente al lontano e buio 1993: “Mentre mi trovavo ingiustamente recluso nel carcere di Poggioreale (da cui fui poi assolto pienamente), Vittorio, pur non conoscendomi affatto, si scagliò contro tutti e mi difese a spada tratta in diretta tv a Sgarbi Quotidiani. È un uomo sensibile, irriverente e geniale. Forza amico mio!”👇

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Vittorio Sgarbi

Roma – La gravissima, improvvisa e inaspettata notizia del drammatico ricovero d’urgenza nel reparto di Terapia Intensiva del Policlinico Gemelli di Roma ha letteralmente scosso e ammutolito l’intero, vasto e trasversale panorama culturale, artistico e politico del nostro Paese. Le delicate, precarie e preoccupanti condizioni di salute del celebre, amato e controverso critico d’arte ed ex Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi (che proprio negli ultimi anni aveva dovuto coraggiosamente e faticosamente affrontare e combattere gravi battaglie cliniche, sindromi depressive e pesanti tensioni familiari) stanno tenendo l’Italia intera con il fiato perennemente sospeso in queste lunghissime e convulse ore. In mezzo alla sterminata, continua e affettuosa marea di messaggi di vicinanza e di auguri di pronta guarigione che stanno inondando senza sosta i vari social network e le principali agenzie di stampa nazionali, spicca prepotentemente, per la sua immensa intensità emotiva e per il grandissimo spessore umano e storico, la commossa e sentita dichiarazione pubblica rilasciata dall’Onorevole Amedeo Laboccetta. Il noto e influente Presidente del polo culturale e politico “Polo Sud” non ha infatti voluto far mancare la sua forte, lucida e appassionata voce, rendendo omaggio a un’amicizia fraterna, inossidabile e profondissima, nata in circostanze a dir poco anomale, drammatiche e televisivamente rivoluzionarie.

Lo shock per il ricovero al Gemelli: “Una mazzata pesantissima”

Le parole scelte accuratamente e sentitamente dall’Onorevole Laboccetta per descrivere pubblicamente il proprio profondo e intimo stato d’animo di fronte alla dolorosa degenza dell’amico, non nascondono in alcun modo la fortissima apprensione emotiva e umana del momento.
“Apprendere improvvisamente e duramente la notizia che il mio fraterno, storico e inestimabile amico Vittorio Sgarbi si trova attualmente ricoverato e in cura presso la struttura del Policlinico Gemelli in regime di terapia intensiva, rappresenta per me una mazzata psicologica e umana davvero pesantissima e difficile da metabolizzare”, ha esordito con immensa tristezza e trasporto il Presidente di Polo Sud nel suo accorato comunicato. Il solido e indissolubile legame umano e personale che unisce saldamente e storicamente i due noti esponenti pubblici affonda infatti le proprie fortissime e intricate radici in decenni di innumerevoli e continue battaglie condivise sul campo, di infinite discussioni intellettuali e di accesi e proficui confronti intellettuali. “Con Vittorio, nel corso di tutti questi anni, ho infatti avuto l’immenso e raro privilegio e l’enorme fortuna di poter vivere, condividere e assaporare delle straordinarie, intense e irripetibili esperienze culturali, puramente umane e squisitamente politiche”, ha aggiunto l’Onorevole, ripercorrendo mentalmente un lungo, tortuoso e affascinante sentiero di vita vissuta. “Abbiamo trascorso e condiviso anni bellissimi e momenti storici fantastici, irripetibili e unici, che custodisco gelosamente nella mia memoria”.

L’aneddoto storico: la difesa su Canale 5 nel lontano 1993

Il cuore pulsante, inedito e più toccante del comunicato diffuso da Laboccetta risiede però nella lucida e dettagliata rievocazione storica di un lontanissimo e delicatissimo episodio datato 1993, un anno storicamente, giudiziariamente e mediaticamente difficilissimo e caldissimo per la recente storia repubblicana del nostro Paese.
In quel periodo storico, pesantemente segnato e caratterizzato dal giustizialismo mediatico e dalle aspre bufere politiche, Amedeo Laboccetta si trovava a dover affrontare un drammatico calvario giudiziario personale e ingiusto. Come ricorda ampiamente e ironicamente lui stesso, in quei tristi giorni si trovava costretto e recluso come “ospite innocente e silenzioso del Grand Hotel Poggioreale” (ovvero, la nota e severa casa circondariale e struttura carceraria della città di Napoli). In un clima pubblico generale di ferma condanna sommaria e di totale isolamento istituzionale, in cui quasi nessuno aveva il coraggio di esporsi pubblicamente per difenderlo, accadde un fatto mediatico inaspettato e rivoluzionario. “Nel lontano 1993, pur non conoscendomi ancora assolutamente, fisicamente o personalmente di persona, Vittorio Sgarbi decise coraggiosamente e liberamente di fare un lungo, accorato e durissimo intervento televisivo sulla rete ammiraglia Canale 5, all’interno del suo celebre, seguitissimo e storico programma di approfondimento ‘Sgarbi Quotidiani'”, rievoca lucidamente Laboccetta. “Lo fece esclusivamente ed energicamente per prendere le mie ferme difese in un momento buio e per denunciare pubblicamente l’ingiustizia che stavo subendo”.

L’assoluzione piena e l’inizio di una lunga e vera amicizia

L’intervento televisivo a gamba tesa dell’irriverente critico d’arte, lanciato coraggiosamente e fieramente contro l’intero e potente establishment mediatico dell’epoca per difendere un perfetto sconosciuto, si rivelò essere non solo un gesto umano e civile di enorme spessore morale, ma anche profeticamente e giudiziariamente corretto.
Come ricorda fieramente e lucidamente l’Onorevole all’interno della medesima nota diramata alla stampa, infatti, la complessa e kafkiana odissea giudiziaria che lo vedeva tristemente e ingiustamente protagonista si concluse felicemente, doverosamente e totalmente con una sacrosanta formula liberatoria totale: “Fui fortunatamente, successivamente e finalmente assolto con formula piena, addirittura su stessa esplicita e formale richiesta mossa dallo stesso pubblico ministero, perché, banalmente e semplicemente, il fatto contestato non sussisteva e non era mai esistito”. Quell’inaspettata, coraggiosa e pubblica difesa televisiva a spada tratta segnò di fatto la posa della prima, fondamentale e solida pietra su cui venne successivamente e saldamente costruita la loro vera, lunga e profonda amicizia personale, politica e culturale. Consapevole del grande, immenso e irriducibile animo battagliero che da sempre contraddistingue visceralmente il critico d’arte ferrarese, Laboccetta ha voluto chiudere il suo messaggio con un sincero e accorato augurio di pronta guarigione rivolto al Policlinico Gemelli: “Uomini veri, liberi e indipendenti come Vittorio Sgarbi sono purtroppo merce rarissima al giorno d’oggi. È una mente sensibile, profondamente intelligente, deliziosamente irriverente e assolutamente geniale! Forza Vittorio! Metticela tutta e forza amico mio, rimettiti presto e torna tra noi a combattere le tue battaglie!”.

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Politica

Green Deal sotto la lente: il Centro Studi Rinascimento Nazionale pubblica il Prisma

La folle corsa dell’Europa verso un’ideologica transizione ecologica rischia di trasformarsi in un disastro industriale e in una “religione” che limita le libertà? È questa la dura e spietata tesi alla base del “Prisma”, il nuovo e brillante lavoro interdisciplinare pubblicato orgogliosamente dal Centro Studi Rinascimento Nazionale e scritto a sei mani da Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone. Attraverso tre saggi densissimi che intrecciano filosofia, economia e diritto, gli autori denunciano i pericoli del dirigismo tecnocratico di Bruxelles, evidenziando il rischio mortale di sacrificare il lavoro, la sovranità e l’industria continentale sull’altare del dogma ambientale. Una lettura fondamentale per un nuovo “ambientalismo dell’uomo”👇

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von der leyen

Castellar Ponzano (AL) – Il complesso, aspro e divisivo dibattito pubblico, politico ed economico internazionale attorno alle stringenti e discusse politiche ambientali dettate in questi anni dall’Unione Europea si arricchisce oggi, orgogliosamente e autorevolmente, di un nuovissimo, profondo e fondamentale strumento critico di indagine intellettuale. Direttamente dalle antiche, suggestive e prestigiose stanze del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, quartier generale e centro nevralgico del fervente pensiero conservatore, il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti annunciato ufficialmente la pubblicazione di un inedito, articolato e densissimo lavoro interdisciplinare interamente focalizzato sull’impatto reale del cosiddetto Green Deal europeo. L’ambiziosa e curatissima opera, sapientemente firmata a sei mani dai preparati intellettuali Mario Conetti, Stefano Mambretti e Paolo Guidone, è stata strutturalmente, concettualmente e visivamente concepita dagli autori come un vero e proprio “prisma” ottico. L’obiettivo primario di questa affascinante e complessa trilogia saggistica è infatti quello di sfruttare appieno tre diverse e altissime competenze professionali per offrire al lettore tre prospettive intellettuali e accademiche fortemente complementari. Solo attraverso questo incrocio mirato e multidisciplinare di saperi è infatti possibile sviscerare, esaminare e giudicare con lucidità assoluta e senza filtri ideologici i discutibili presupposti culturali, la reale e sbandierata sostenibilità tecnica e, soprattutto, le gravissime, silenti e pericolose conseguenze giuridiche ed economiche derivanti da una transizione ecologica imposta dall’alto.

Mario Conetti: contro la deriva della “gnosi ecologica”

La primissima, affilata e affascinante lente di ingrandimento attraverso la quale questo complesso “prisma” letterario e politico decide di osservare lucidamente il fenomeno ambientale è di natura prettamente filosofica, sociologica e concettuale.
All’interno del denso e profondo capitolo intitolato emblematicamente «Contro la gnosi ecologica», lo studioso Mario Conetti decide coraggiosamente e accademicamente di applicare, con chirurgica precisione, le rigide categorie intellettuali elaborate dal celebre filosofo Eric Voegelin per analizzare e smontare pezzo per pezzo il dilagante e aggressivo ecologismo contemporaneo. Conetti interpreta lucidamente e severamente l’attuale, imperante e fanatica deriva ideologica “verde” non più come un sano e logico movimento a tutela della natura, ma come una vera, propria e pericolosissima religione secolare moderna. Secondo l’autore, infatti, la tanto sbandierata e urlata promessa di una fantomatica salvezza planetaria imminente rischia concretamente, subdolamente e politicamente di giustificare e legittimare un insopportabile e asfissiante dirigismo tecnocratico sovranazionale. Questa nuova “fede” ambientalista si regge, di fatto, sulla continua, ossessiva e dogmatica colpevolizzazione dell’uomo moderno, portando inevitabilmente a una progressiva, silenziosa e inaccettabile compressione delle fondamentali libertà individuali dei singoli cittadini e delle imprese europee.

Stefano Mambretti: l’impatto su industria e occupazione

Dalla pura speculazione filosofica e teoretica, il prisma sposta poi repentinamente, brutalmente e concretamente il proprio focus analitico e critico sull’ingegneria e sull’economia reale che muove quotidianamente i complessi ingranaggi del nostro Paese.
Nella sua lucida e pragmatica dissertazione intitolata «Sviluppo e Green Deal», l’esperto Stefano Mambretti traccia una linea netta, marcata e invalicabile per separare chirurgicamente la sana, pragmatica e concreta tutela dell’ambiente in cui viviamo, dal vuoto, distruttivo e irrazionale ecologismo dogmatico imposto dai salotti burocratici di Bruxelles. Mambretti richiama con forza e urgenza assoluta la necessità tecnica e ingegneristica di iniziare finalmente a valutare in maniera seria, scientifica e non ideologica l’intero ciclo di vita delle cosiddette tecnologie “green”, esigendo a gran voce la totale trasparenza dei dati e dei costi occulti legati alla produzione delle batterie e all’approvvigionamento dei materiali rari. L’autore denuncia infatti apertamente, coraggiosamente e supportato da numeri reali, il gravissimo e concreto rischio che i rigidi e unilaterali vincoli burocratici imposti dall’Unione Europea finiscano unicamente per azzoppare e compromettere irrimediabilmente la storica forza dell’industria manifatturiera continentale, distruggendo milioni di preziosi posti di lavoro. La sua ragionevole e lungimirante proposta politica si fonda sulla creazione di un nuovo «ambientalismo dell’uomo», un approccio razionale e maturo capace di conciliare magicamente e fattivamente il rispetto del territorio con la necessaria innovazione tecnologica e lo sviluppo produttivo.

Paolo Guidone e l’aspetto normativo: a rischio la sovranità

L’ultimo, fondamentale e complesso vertice di questo triangolo analitico affronta di petto la spinosissima e intricata giungla dei regolamenti comunitari, dei vincoli normativi e dei pesanti trattati internazionali in materia ambientale.
Attraverso il saggio conclusivo «Aspetti giuridici ed economici del Green Deal europeo», l’attento studioso Paolo Guidone ricostruisce meticolosamente, giuridicamente e criticamente l’intera e mastodontica architettura normativa che regola attualmente e forzatamente l’intero e complesso processo di transizione ecologica continentale. Guidone non si limita banalmente a una sterile elencazione di leggi e direttive europee, ma ne esamina lucidamente, spietatamente e matematicamente i costi esorbitanti scaricati sui contribuenti, i reali benefici attesi a lungo termine (spesso irrisori su scala globale) e le pesantissime ricadute produttive sulle filiere d’eccellenza nazionali. L’autore evidenzia chiaramente, logicamente e inequivocabilmente come, in totale e colpevole assenza di un serio, rigido e stringente coordinamento internazionale (che obblighi anche le potenze asiatiche a fare la loro parte), la forzata decarbonizzazione europea si tradurrà inevitabilmente in un suicidio economico, portando a una drammatica perdita di competitività delle nostre aziende. Il lavoro collettivo del Centro Studi Rinascimento Nazionale testimonia così, limpidamente e orgogliosamente, la crescente, solida e inarrestabile maturità intellettuale del proprio gruppo di ricercatori: un pool di eccellenze capace di mettere in comune alte competenze specialistiche per produrre analisi profonde e proposte concrete. Il filo conduttore e il monito finale del “Prisma” resta chiaro e inappellabile: l’Europa deve assolutamente, urgentemente e politicamente tornare a promuovere una tutela ambientale razionale e non ideologica, capace di mantenere sempre e saldamente al centro la dignità della persona, la sacralità del lavoro e l’immensa capacità produttiva della nazione.

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