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Cronaca

Branco di lupi nel Bellunese: esplode lo scontro tra residenti e animalisti

Continua l’incubo e il terrore nelle montagne del Bellunese! Dopo la raccapricciante strage di cani domestici sbranati, la paura per ogni branco di lupi avvistato vicino alle case ha innescato un violento scontro sociale! I dati choc della Provincia parlano chiaro: ci sono 27 branchi e oltre 100 esemplari sul territorio! Mentre i residenti terrorizzati di Castion, Limana e del Nevegal e gli allevatori chiedono misure drastiche e interventi armati urgenti per difendersi, le associazioni animaliste condannano la caccia alle streghe: “Il lupo segue l’istinto, non c’è alcun pericolo per l’essere umano, basta proteggere gli animali domestici!”. Voi da che parte state?👇

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Branco di Lupi

Belluno – La tensione emotiva, la paura per la propria incolumità e la rabbia sociale hanno ormai raggiunto livelli di guardia assolutamente insostenibili in tutta la provincia dolomitica. Dopo i recentissimi, sanguinosi e raccapriccianti episodi di predazione che hanno visto come sfortunate vittime alcuni cani domestici (tra cui il povero Fiocco, ritrovato martoriato a Polentes di Limana, e l’animale sbranato brutalmente nell’anello escursionistico di Modolo a Castion), l’emergenza legata alla massiccia presenza di ogni singolo branco di lupi nel Bellunese si è trasformata da semplice problema zootecnico a una vera e propria emergenza di ordine pubblico. Il clima che si respira in queste ore frenetiche nei centri abitati a ridosso dei boschi e nelle frazioni pedemontane, in particolar modo nella vastissima e frequentata zona del Nevegal, è di puro e autentico terrore. Le famiglie hanno letteralmente il terrore di uscire di casa al crepuscolo per la consueta passeggiata con i propri animali d’affezione, temendo di potersi ritrovare faccia a faccia con i feroci e affamati predatori selvatici. Questa psicosi collettiva, ampiamente giustificata dai recenti fatti di sangue animale, ha innescato un violentissimo braccio di ferro politico, sociale e mediatico che sta spaccando in due l’intera opinione pubblica regionale.

I numeri della Provincia: 27 branchi e oltre cento esemplari sul territorio

Di fronte al dilagare inarrestabile del panico tra i cittadini e alle continue chiamate di emergenza, le massime autorità provinciali bellunesi si sono viste costrette a intervenire pubblicamente, nel disperato tentativo di gettare acqua sul fuoco e riportare la discussione su un piano strettamente scientifico e numerico.
I dati ufficiali forniti dagli uffici competenti, basati su mesi di fitti e capillari monitoraggi ambientali aggiornati al mese di settembre 2026, restituiscono però una fotografia faunistica oggettivamente impressionante e per certi versi allarmante. Sull’intero, vasto e boscoso territorio provinciale bellunese risultano attualmente e stabilmente insediati ben 27 branchi di lupi differenti, per una popolazione complessiva e stimata che oscilla paurosamente tra i 111 e i 128 esemplari adulti. Le istituzioni regionali, nel tentativo di arginare la psicosi, hanno tenuto a precisare fermamente che, sebbene la colonizzazione e la presenza del lupo siano ormai un dato di fatto storicamente consolidato, non si registra storicamente alcun tipo di attacco mortale o diretto all’essere umano. La complessa gestione di questi affascinanti ma letali predatori, ribadiscono gli esperti della Provincia, continua a seguire protocolli severissimi che prevedono il costante monitoraggio e tecniche di dissuasione, riservando l’abbattimento o l’allontanamento forzato solo e rigorosamente come ultimissima, estrema e disperata ratio per gli esemplari definiti clinicamente “problematici”.

La durissima posizione degli animalisti: “Nessun pericolo per l’uomo”

Le rassicurazioni istituzionali, infarcite di freddi numeri e statistiche burocratiche, non sono però assolutamente servite a placare gli animi esasperati, scatenando invece la durissima e organizzatissima reazione delle associazioni a tutela dell’ambiente.
Le principali sigle animaliste ed ecologiste del territorio, supportate da team di biologi ed etologi esperti, sono scese prepotentemente in campo per condannare senza mezzi termini quella che definiscono una pericolosissima e strumentale “caccia alle streghe” mediatica. Gli attivisti invitano pressantemente la popolazione alla massima calma e alla lucidità mentale, sottolineando con forza come l’attuale narrazione allarmistica di queste ore sia fondata quasi esclusivamente su paure ataviche, irrazionali e ancestrali, totalmente prive di alcun fondamento scientifico per quanto riguarda i reali e concreti pericoli per l’incolumità fisica dell’essere umano. Secondo la rigidissima visione animalista, la colpa delle recenti predazioni non è da imputare alla ferocia innata del lupo, che segue semplicemente il suo naturale istinto di sopravvivenza, ma alla profonda disinformazione e alla gravissima negligenza di quegli esseri umani che continuano imprudentemente a lasciare i propri animali domestici o da reddito incustoditi, slegati o mal protetti in aree note per essere l’habitat naturale e incontrastato dei grandi predatori alpini.

La rabbia dei residenti: chiesti interventi e abbattimenti urgenti

Questa netta, severa e quasi paternalistica presa di posizione da parte del fronte ecologista ha fatto letteralmente infuriare e traboccare il vaso della pazienza dei cittadini e, soprattutto, delle stremate categorie agricole locali.
Gli allevatori, i pastori e i semplici residenti delle frazioni colpite (come Castion e Limana) si sentono completamente e vergognosamente abbandonati dalle istituzioni al loro tragico destino. I comitati cittadini, sempre più numerosi e rumorosi, sollecitano disperatamente e a gran voce l’approvazione immediata di misure di contenimento molto più drastiche, incisive e risolutive per poter garantire la sicurezza pubblica e la fondamentale e storica continuità delle faticose attività umane e zootecniche in montagna. La lamentela principale e ricorrente è l’eccessiva, innaturale e terrorizzante vicinanza dei lupi ai cortili delle case e ai centri abitati, un comportamento anomalo che dimostrerebbe come i predatori abbiano ormai perso ogni forma di naturale timore reverenziale nei confronti dell’uomo. Lo scontro frontale, politico e sociale, è ormai arrivato a un drammatico punto di non ritorno, e la sensazione diffusa è che la montagna bellunese sia diventata una vera e propria polveriera pronta a esplodere al prossimo, inevitabile attacco.

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Cronaca

Cane robot contro i lupi: la svolta hi-tech per salvare gli allevamenti

La situazione allevamenti nel Cansiglio è ormai totalmente fuori controllo! Oltre all’incubo quotidiano dei lupi che minacciano le preziose vacche da latte biologico, gli agricoltori devono combattere contro l’arroganza dei turisti: finti animalisti che terrorizzano i cervi con clacson e fari per fare video, spingendoli a sventrare i recinti anti-lupo! L’allevatore Mauro Quaia denuncia intrusioni, insulti e cancelli sfondati dai curiosi, chiedendo l’intervento della polizia. Nel frattempo, Veneto Agricoltura annuncia una svolta clamorosa: allo studio l’acquisto di un incredibile “cane robot” hi-tech da 110.000 euro in grado di intercettare e scacciare i predatori dai pascoli!👇

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Cane robot

Cansiglio (Belluno/Treviso) – La convivenza ormai insostenibile tra le storiche e faticose attività agricole di montagna e il ritorno massiccio dei grandi predatori selvatici sta per arricchirsi di un capitolo che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato pura e folle fantascienza. La drammatica emergenza legata alla presenza dei branchi di lupi non sta infatti risparmiando la meravigliosa Piana del Cansiglio, un polmone verde incastonato a cavallo tra le province venete, dove operano strenuamente una mezza dozzina di allevatori irriducibili (un numero che raddoppia se si considera anche l’intera fascia pedemontana limitrofa). Queste storiche aziende zootecniche, specializzate nella preziosissima e pregiata produzione di latte vaccino rigorosamente biologico (che vanta un enorme e vitale valore supplementare, sia dal punto di vista puramente nutrizionale che strettamente economico sul mercato), si trovano attualmente strette in una morsa mortale. Da un lato la minaccia costante dei lupi, sempre più vicini e affamati; dall’altro i danni incalcolabili provocati dai cervi. Ma per provare a difendere questi eroici presidi di montagna, le istituzioni stanno valutando seriamente una soluzione tecnologica a dir poco sbalorditiva e senza precedenti.

Il progetto di Veneto Agricoltura: un guardiano meccanico anti-lupo

L’incredibile e rivoluzionaria indiscrezione è emersa prepotentemente nel corso di un recentissimo e importante convegno organizzato dalla Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) nella cittadina di Longarone.
A lanciare la bomba mediatica è stato direttamente Gianluca Fregolent, autorevole dirigente di Veneto Agricoltura, l’agenzia regionale preposta all’innovazione nel settore primario. L’ente sta infatti studiando attentamente, in fase avanzatissima, l’introduzione sperimentale di un vero e proprio “cane robot”. Si tratta di un modernissimo e sofisticato droide quadrupede in grado di sostituire in tutto e per tutto il classico, e talvolta vulnerabile, cane da pastore in carne ed ossa. Questa avveniristica macchina da guardia sarebbe progettata specificamente per pattugliare incessantemente i perimetri delle aziende zootecniche, captando immediatamente attraverso avanzati sensori termici e visivi l’avvicinamento di qualsiasi essere vivente non autorizzato al recinto. L’obiettivo del robot non sarebbe semplicemente quello di “segnalare” elettronicamente l’intrusione del lupo o l’avvicinamento molesto del cervo, ma addirittura di respingere fisicamente e attivamente i temibili assalitori in maniera incruenta ma efficacissima. Il costo dell’operazione? Circa 55 mila euro per l’acquisto del singolo macchinario, a cui andrebbero sommati altri 55 mila euro per allestire l’infrastruttura di sensori e servizi necessari al suo corretto funzionamento. Sebbene il progetto sia ancora in fase di studio e se ne parlerà concretamente solo a partire dal prossimo anno, l’idea sta già facendo discutere l’intera regione.

La follia dei turisti: cervi terrorizzati e recinzioni abbattute

In attesa dell’arrivo di RoboCop nei pascoli, però, gli allevatori devono purtroppo fare i conti con un’altra specie animale, molto meno selvatica ma infinitamente più dannosa e irrispettosa: i turisti indisciplinati.
Il delicatissimo e complesso equilibrio naturale della Piana del Cansiglio viene sistematicamente e vergognosamente devastato dalla maleducazione di frotte di curiosi che, specialmente in questo periodo autunnale, salgono in quota esclusivamente per assistere al suggestivo rito dei bramiti dei cervi in amore. L’allarme e la denuncia arrivano forti e chiari dalla voce esasperata di Mauro Quaia, noto e stimato allevatore locale, nonché capo della Cooperativa agricola che gestisce storicamente e con successo il Bar Bianco. Il problema, come illustrato amaramente dall’allevatore, è che questi presunti e sedicenti “amanti della natura” si trasformano in veri e propri carnefici dell’ecosistema. Appena intercettano un magnifico esemplare di cervo ai bordi della carreggiata, anziché ammirarlo in silenzioso rispetto, iniziano stoltamente a suonare il clacson all’impazzata e ad abbagliarlo con i fari abbaglianti delle automobili, col solo egoistico scopo di farlo correre per girare un patetico video da postare sui social network.

L’appello di Mauro Quaia contro i “presunti animalisti” maleducati

Le conseguenze di questo comportamento irresponsabile e folle sono letteralmente disastrose per l’intera filiera zootecnica locale.
Il povero cervo, accecato dalle luci e completamente terrorizzato dal rumore dei motori, si lancia in una fuga cieca e disperata nel buio della notte. La sua folle corsa finisce inesorabilmente contro le delicatissime e costosissime recinzioni elettriche montate faticosamente dagli agricoltori per tenere lontani proprio i lupi. Una volta che il recinto viene abbattuto e sventrato dal cervo in fuga, le porte dell’allevamento si spalancano comodamente ai carnivori, lasciando le pregiate mucche da latte totalmente in balia dei predatori affamati. Ma il campionario della maleducazione non si ferma purtroppo qui. Quaia denuncia amaramente la prepotenza di moltissimi turisti che, passeggiando con il proprio cane libero e slegato, si introducono abusivamente e illegalmente nei pascoli privati e nelle aziende agricole, ignorando palesemente e arrogantemente i divieti d’accesso imposti per stringenti motivi di biosicurezza sanitaria. Se gli allevatori, esasperati, osano far notare civilmente l’infrazione, vengono sistematicamente ricoperti di pesantissimi insulti; e in alcuni casi limite, come testimoniato dall’allevatore, questi sedicenti “amanti della montagna” sono arrivati persino a sfondare fisicamente i cancelli chiusi pur di passare. Una situazione surreale e intollerabile che richiede l’immediato e severissimo intervento delle forze dell’ordine.

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Cronaca

Sorpresa choc in hotel, mucca sfonda la copertura e precipita in una piscina

Doveva essere un tranquillo pomeriggio in montagna, e invece si è sfiorato il disastro grottesco! In Val Venosta, nel comune di Tubre, una grossa e distratta mucca è evasa dal pascolo finendo per sconfinare direttamente all’interno dell’esclusiva area relax di un lussuoso hotel wellness. Salita incautamente sopra la piscina esterna, l’animale ha fatto cedere di schianto l’intera copertura plastificata, precipitando rovinosamente e pesantemente in acqua! L’imponente bovino è rimasto pericolosamente incastrato nella vasca (come riportato anche da ilmessaggero.it), incapace di risalire i bordi scivolosi. È servito il provvidenziale, massiccio e faticosissimo intervento dei Vigili del Fuoco volontari per riuscire a imbracare la mucca e sollevarla in totale sicurezza. Il suo “soggiorno benessere” in albergo si è fortunatamente concluso senza nemmeno un graffio!👇

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Mucca

Tubre (BZ) – Le tranquille, rilassanti e idilliache vallate alpine del nostro estremo Nord Italia regalano spesso ai numerosi turisti panorami mozzafiato, aria purissima e incontri ravvicinati con la splendida natura locale, ma raramente ci si aspetta che la fauna locale decida di usufruire attivamente dei servizi di lusso riservati agli esseri umani. Quello che è accaduto nelle scorse ore nella ridente, pacifica e silenziosa località montana di Tubre, un piccolissimo e pittoresco comune situato nel cuore verde della splendida Val Venosta, ha davvero i contorni incredibili, grotteschi e surreali di un divertente film comico. Un intervento decisamente fuori da ogni ordinario e razionale schema mentale ha infatti tenuto col fiato sospeso l’intera comunità locale e gli increduli ospiti di una nota struttura ricettiva. I centralini del pronto intervento squillano in continuazione per ogni sorta di evenienza alpina (come escursionisti dispersi o tetti divelti dal vento), ma la segnalazione ricevuta questa volta dalla caserma locale non poteva assolutamente essere prevista o codificata nel normale e noioso elenco delle emergenze quotidiane: “C’è una gigantesca mucca incastrata dentro la piscina del nostro albergo”. Come riportato dettagliatamente anche dal quotidiano ilmessaggero.it, il grosso e pesante bovino si era colpevolmente allontanato dal proprio consueto pascolo, finendo per compiere una clamorosa e pericolosissima invasione di campo all’interno della lussuosa area wellness.

L’incredibile fuoriprogramma in Val Venosta: la chiamata d’emergenza

L’assurda, pericolosa e rocambolesca dinamica dell’incidente ha lasciato letteralmente a bocca aperta non solo i disperati proprietari della struttura alberghiera, ma anche i primissimi e sbigottiti soccorritori giunti prontamente sul luogo del bizzarro “disastro”.
Secondo le fedeli ricostruzioni dell’accaduto, la grossa, curiosa e sfortunata mucca stava probabilmente e tranquillamente brucando l’erba nelle primissime vicinanze dell’hotel quando, per motivi del tutto ignoti alla logica umana, ha deciso incautamente di oltrepassare i confini della rigogliosa vegetazione per addentrarsi proprio nell’esclusiva zona relax dedicata ai turisti. Forse attirata irresistibilmente dai riflessi dell’acqua o semplicemente disorientata dalla stanchezza del girovagare, l’animale si è ritrovato a camminare incautamente proprio sopra la grande piscina esterna della struttura. Sfortunatamente, la vasca era temporaneamente e regolarmente chiusa e sigillata con una specifica copertura di sicurezza, progettata ingegneristicamente per reggere il peso di foglie, intemperie invernali o al massimo di piccoli animali selvatici di passaggio. Di certo, però, la fragile barriera protettiva non era in alcun modo tarata per sopportare il tonnellaggio imponente, massiccio e concentrato sugli zoccoli di un bovino adulto di svariati quintali.

Il cedimento strutturale e la disperata caduta in acqua

Il disastro strutturale e l’incredibile tonfo in acqua sono stati la logica, inevitabile e rovinosa conseguenza della pesante camminata della bovina.
Sotto l’immensa e insopportabile pressione degli zoccoli posteriori, la copertura in plastica della piscina ha improvvisamente, fragorosamente e miseramente ceduto di schianto, spalancandosi come una botola traditrice e inghiottendo letteralmente il gigantesco mammifero al suo interno. L’animale, palesemente terrorizzato, confuso e impossibilitato a compiere qualsiasi movimento utile, è rimasto miseramente e pericolosamente incastrato sul fondo e contro i bordi scivolosi della lussuosa vasca. Il peso massiccio della mucca e la conformazione stretta e liscia della piscina (priva di sponde digradanti o scivoli naturali) rendevano umanamente, fisicamente e tecnicamente impossibile per l’animale riuscire a sollevarsi in autonomia e scavalcare il bordo per tornare sano e salvo sulla terraferma. È apparso immediatamente ed evidentemente chiaro a tutti i presenti che, senza un tempestivo, organizzato e massiccio intervento di soccorso specializzato, la mucca avrebbe rischiato seriamente la propria vita per ipotermia o per affogamento causato dal puro panico.

Il salvataggio dei Vigili del Fuoco: fine del soggiorno benessere

A risolvere questa stranissima, buffa ma potenzialmente tragica e delicatissima equazione fisica ci hanno dovuto logicamente ed eroicamente pensare i coraggiosi e preparatissimi Vigili del Fuoco Volontari del distaccamento di Tubre.
Giunti tempestivamente, rapidamente e in forze sul posto a bordo dei loro mezzi pesanti, i pompieri si sono immediatamente resi conto della complessità titanica dell’operazione di recupero. Estrarre manualmente o con l’ausilio di semplici corde un animale di quelle titaniche dimensioni e in evidente stato di fortissimo stress emotivo, senza causargli gravi lesioni fisiche, fratture ossee o danni permanenti agli arti, richiedeva una grandissima maestria tecnica, estrema delicatezza e una coordinazione perfetta tra gli uomini della squadra di emergenza. Utilizzando fasce di contenimento morbidissime, imbracature specifiche e facendo leva su complessi sistemi di sollevamento per ripartire uniformemente l’enorme peso, i vigili del fuoco sono faticosamente e coraggiosamente riusciti nell’incredibile e applauditissima impresa. Con immensa e visibile gioia da parte di tutti i presenti, il gigantesco bovino è stato sollevato di peso, tirato fuori dalla profonda piscina e riadagiato dolcemente e in totale sicurezza sull’erba del prato adiacente. Nessuna ferita, nessun danno permanente: per la fortunata e sbadata mucca, questo suo stranissimo, abusivo e bizzarro “soggiorno benessere” in hotel si è concluso nel migliore dei modi. Una favola a lieto fine che strappa un sorriso e che fa onore ai nostri insostituibili pompieri!

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Terrore nel Bellunese, branco di lupi sbrana due cani: strage choc nei boschi

Passeggiate serali trasformate in un incubo letale: nel Bellunese esplode l’emergenza lupi! Nelle ultime ore si sono registrati due attacchi sanguinosi e scioccanti ai danni di animali domestici indifesi. A Castion, nell’anello escursionistico di Modolo, un cane è stato letteralmente sbranato e trascinato via nel bosco da un branco affamato di tre lupi, il tutto sotto lo sguardo pietrificato e impotente della sua padrona. Poco distante, a Limana, è stata ritrovata la carcassa martoriata di Fiocco, un dolcissimo incrocio di maremmano scomparso da 15 giorni, ucciso dai predatori a due passi dal cortile di casa. Gli episodi si sommano alla morte del cane Super ucciso a settembre in pieno giorno. I residenti del Nevegal sono terrorizzati e chiedono immediati interventi alle istituzioni!👇

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Lupi

Belluno – La tranquilla e rilassante routine serale di una normale passeggiata all’aria aperta si è improvvisamente e brutalmente trasformata in una scena di puro e inimmaginabile terrore primordiale. L’intera provincia dolomitica si ritrova oggi profondamente scossa e spaventata a causa di una violentissima, inarrestabile e sanguinosa ondata di attacchi mortali perpetrati ai danni di animali domestici indifesi. Il tema della complessa, delicata e sempre più pericolosa convivenza territoriale tra l’uomo, i centri abitati e la massiccia proliferazione dei grandi carnivori selvatici è letteralmente ed esplosivamente tornato al centro della cronaca nera bellunese, riaccendendo bruscamente un allarme sicurezza che sembrava sopito. Nelle ultimissime ore, due distinti, drammatici e fatali episodi di spietata predazione hanno insanguinato le frazioni montane, lasciando dietro di sé una scia di profondo dolore per le famiglie coinvolte e uno stato di panico palpabile e diffuso tra l’intera popolazione locale. Il branco, spinto verosimilmente dai fortissimi morsi della fame o da una rinnovata e preoccupante confidenza con gli insediamenti antropici, ha infatti alzato tragicamente il tiro, non limitandosi più ad attaccare le greggi isolate in alta quota, ma scendendo a ridosso delle abitazioni e colpendo mortalmente proprio il più fedele, protetto e amato amico dell’uomo.

L’agguato a Castion: trascinato via dai lupi sotto gli occhi della padrona

Il primissimo e più sconvolgente episodio di cronaca si è consumato rapidamente e fatalmente nel fitto mistero della notte, nel lasso di tempo a cavallo tra lo scorso mercoledì e giovedì.
Il drammatico teatro dell’aggressione è stato il popolarissimo anello escursionistico di Modolo, situato nella popolosa frazione di Castion (a pochissimi chilometri dal centro storico di Belluno). Una donna del posto stava tranquillamente e serenamente passeggiando nel bosco godendosi l’aria fresca serale, tenendo regolarmente vicino a sé il proprio inseparabile cane di taglia media. All’improvviso, emergendo furtivamente, silenziosamente e rapidamente dall’oscurità della boscaglia, un intero branco composto da almeno tre grossi esemplari di lupo adulto ha teso un vero e proprio agguato letale. Dinanzi agli occhi pietrificati, sbarrati e terrorizzati della povera padrona, del tutto impotente di fronte alla brutale forza numerica e muscolare dei selvatici, i lupi si sono scagliati famelicamente sul cane, aggredendolo mortalmente con morsi letali e trascinandolo via di forza verso l’interno del bosco buio, trasformandolo in un macabro pasto notturno. Superato lo shock iniziale durato alcuni lunghissimi minuti, la donna ha lanciato disperatamente il primissimo e concitato allarme. Sul posto si sono precipitate immediatamente e a sirene spiegate le pattuglie dei Carabinieri e gli agenti specializzati della Polizia Provinciale. Le complesse e tristi ricerche a tappeto condotte con l’ausilio delle torce hanno purtroppo confermato il peggiore dei presagi, portando al pietoso ritrovamento dei resti e della carcassa straziata del povero animale a poche decine di metri dal sentiero principale.

Il macabro ritrovamento a Limana: la tragica fine del povero Fiocco

Ma il feroce e spietato agguato notturno di Castion, purtroppo, non rappresenta affatto un macabro, triste e isolato caso fortuito. La drammatica mappa del terrore animale si è infatti espansa fatalmente anche nel vicino e confinante comune di Limana.
La comunità locale piange infatti amaramente e addolorata la scomparsa di Fiocco, un bellissimo e mansueto cane di sette anni d’età, nato da un incrocio genetico tra un pastore maremmano e un candido samoiedo. L’animale era inspiegabilmente e misteriosamente svanito nel nulla da circa quindici lunghissimi e angoscianti giorni, lasciando la sua famiglia d’adozione nell’incertezza più assoluta. Il tragico epilogo di questa estenuante ricerca si è purtroppo materializzato in queste ore proprio in località Polentes, quando il padre del legittimo proprietario ha fatto una scoperta agghiacciante: il corpo ormai esanime, martoriato e irriconoscibile di Fiocco giaceva abbandonato a brevissima distanza dal tranquillo cortile dell’abitazione familiare. Visionata la drammatica scena e le inequivocabili condizioni in cui versava il povero animale, la famiglia ha prontamente e responsabilmente avvertito le autorità sanitarie. I tecnici veterinari dell’Ulss 1 Dolomiti, tempestivamente accorsi sul luogo del ritrovamento, hanno tecnicamente e formalmente confermato la tesi dei proprietari, procedendo con la stesura ufficiale di una formale denuncia di predazione da grande carnivoro, certificando dunque l’avvenuto attacco mortale da parte del lupo proprio a pochissimi passi dal perimetro domestico.

Paura tra i residenti e la lunghissima scia di sangue sul Nevegal

Questi due recentissimi e sanguinosi ritrovamenti ravvicinati hanno inevitabilmente e comprensibilmente riacceso un durissimo, aspro e polemico dibattito politico e sociale tra tutti gli abitanti dell’intero comprensorio provinciale.
La zona compresa geograficamente tra il colle del Nevegal e tutto l’ampio Limanese sembra infatti essere finita sotto il controllo diretto, stretto e spietato di numerosi e affamati branchi di lupi ormai totalmente stanziali. La memoria collettiva della comunità è infatti tornata dolorosamente a metà settembre, quando un altro sfortunatissimo cane di nome Super era stato barbaramente aggredito e ucciso in pieno giorno (e non nel buio della notte) nella frazione di Coi de Navasa, suscitando scalpore nazionale. La preoccupante, rapida e costante frequenza con la quale si stanno ripetendo cronologicamente e geograficamente questi tragici eventi ha alimentato una profonda, giustificata e viscerale rabbia tra i residenti montani. La popolazione civile, gli allevatori locali e gli amanti degli animali domestici chiedono ora a gran voce e all’unisono risposte chiare, rapide e rassicurazioni istituzionali immediate: la gestione faunistica del territorio non può più gravare esclusivamente sulle fragili spalle dei cittadini. Passeggiare in sicurezza sui sentieri vicino casa, o lasciare il proprio cane libero nel cortile di proprietà, non deve e non può assolutamente trasformarsi in un rischio mortale e quotidiano.

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