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Cronaca

PAURA TRA I CAMPI: AGRICOLTORE MORSO DA UNA VIPERA, CORSA CONTRO IL TEMPO E RICOVERO IN RIANIMAZIONE

Morso da una vipera nelle campagne di Montecilfone: un 60enne corre in farmacia, ma scopre che il siero si somministra solo in ospedale. Ora è fuori pericolo.
#Montecilfone #Cronaca #Vipera #Salute #Emergenza

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Vipera

Redazione-   La tranquillità di una giornata di lavoro tra le campagne di Montecilfone si è trasformata in un incubo improvviso per un agricoltore di 60 anni. L’uomo, impegnato nelle consuete attività agricole, è stato vittima di un incontro ravvicinato con una vipera che, sentendosi minacciata, lo ha morso inaspettatamente. Quello che inizialmente poteva sembrare solo un incidente di percorso si è rivelato in pochi minuti una corsa disperata verso la sopravvivenza.

Avvertendo il dolore acuto e i primi sintomi del veleno che iniziava ad agire, l’agricoltore non ha perso la lucidità: ha abbandonato immediatamente gli attrezzi ed è risalito sul proprio mezzo per raggiungere il centro abitato. Guidato dall’istinto di chi cerca una soluzione rapida, l’uomo si è diretto dritto verso la farmacia del paese, convinto di poter reperire lì il siero antivipera.

È qui che si è consumato un momento di forte confusione. Una volta arrivato in farmacia, l’uomo ha dovuto fare i conti con una realtà normativa che in molti ignorano: il siero antivipera non è più un farmaco reperibile nelle farmacie territoriali. Da anni, infatti, le severe disposizioni ministeriali hanno rimosso il prodotto dai banchi delle farmacie al pubblico. La ragione è di natura precauzionale: la somministrazione dell’antidoto comporta un rischio elevato di shock anafilattico e gravi reazioni allergiche che possono risultare fatali senza la necessaria strumentazione rianimatoria. Il siero, pertanto, deve essere iniettato esclusivamente in ambiente ospedaliero, sotto l’occhio vigile di medici pronti a intervenire in emergenza.

Compresa la gravità della situazione, il personale della farmacia ha agito con tempestività, allertando immediatamente il 118. In pochi istanti, un’ambulanza è giunta sul posto per prestare i primi soccorsi, stabilizzare il paziente e trasferirlo d’urgenza presso l’ospedale “San Timoteo” di Termoli.

Una volta raggiunto il nosocomio termolese, il sessantenne è stato preso in carico dall’équipe medica, che ha provveduto alla somministrazione del siero salvavita. Dopo le cure iniziali, l’uomo è stato trasferito nel reparto di Rianimazione per un monitoraggio costante delle sue condizioni cliniche. Secondo quanto appreso, il paziente è fortunatamente fuori pericolo, ma i medici hanno preferito mantenere alta la soglia di attenzione per escludere complicazioni sistemiche legate all’azione del veleno.

L’episodio accende inevitabilmente i riflettori sulla pericolosità delle vipere, specie nei mesi caldi, quando il rettile è più attivo. Gli esperti raccomandano di non tentare mai il “fai da te” in caso di morso: non incidere la ferita, non cercare di succhiare il veleno e, soprattutto, evitare di perdere tempo cercando antidoti non autorizzati. La regola d’oro resta quella di mantenere la calma, limitare il movimento dell’arto colpito — per rallentare la diffusione del veleno — e chiamare immediatamente i soccorsi sanitari. Per l’agricoltore di Montecilfone, grazie alla rapidità dei soccorsi e alla competenza dei professionisti del “San Timoteo”, il peggio sembra ormai alle spalle.

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Cronaca

“Se rimani ti votiamo sindaco”: la commovente chiusura della storica macelleria in paese

“Ripensaci, se resti ti votiamo sindaco!”. È con questa valanga commovente di bigliettini attaccati in vetrina che la comunità di Santa Lucia di Piave ha voluto salutare per l’ultima volta lo storico macellaio Tiziano Bortolamiol. Dopo decenni passati dietro al bancone e la tristezza per non aver trovato giovani disposti a imparare l’antica e faticosa arte del mestiere artigiano, il 57enne chiude per sempre la bottega per godersi la meritata pensione. Il suo negozio era diventato un vero presidio sociale, sempre pronto ad aiutare i più deboli👇

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Macelleria

Santa Lucia di Piave (Treviso) – Quando si abbassano per l’ultima volta le serrande metalliche di una storica e amata bottega di quartiere, non si spegne semplicemente l’insegna luminosa di una fiorente attività commerciale locale, ma si dissolve inesorabilmente un pezzo fondamentale e vitale del tessuto sociale e umano di un’intera comunità. L’affetto viscerale, profondo e sincero che lega i residenti ai propri fidati negozianti di vicinato è esploso in tutta la sua commovente spontaneità nel centro trevigiano, trasformando la vetrina di un negozio in un vero e proprio e coloratissimo muro dei ricordi. “Mi mancherà il tuo fianchetto”, “Torna indietro”, “Ripensaci”, “Nel tuo negozio si respirava aria gustosa”, fino ad arrivare alla ben più audace e scherzosa provocazione elettorale: “Se rimani ti votiamo sindaco”. Sono decine e decine i bigliettini e i post-it scritti a mano che hanno letteralmente e affettuosamente tappezzato le ampie vetrate della Tiziano Carni e Gastronomia, situata in via Martiri della Libertà, a pochi passi dal sagrato della chiesa principale. Gli autori di questi dolcissimi e nostalgici messaggi di addio sono i tantissimi, affezionati e dispiaciuti clienti di Tiziano Bortolamiol, lo storico macellaio cinquantasettenne del paese che, giunto alla meritata età della pensione, ha annunciato ufficialmente la chiusura irrevocabile della sua amata e frequentatissima attività artigianale.

Una vita dietro il bancone: la qualità che attirava clienti da fuori paese

La lunga, faticosa e appagante carriera professionale di Tiziano Bortolamiol affonda le sue solide radici in una profonda tradizione familiare, unita a una sconfinata e innata passione per l’eccellenza alimentare.
Figlio orgoglioso di un esperto norcino, Tiziano impugna coltelli e mannaie fin dalla giovanissima età di sedici anni, trasformando rapidamente un duro mestiere artigianale in una vera e propria arte gastronomica riconosciuta da tutti. Prima di stabilirsi definitivamente a Santa Lucia di Piave, dove ha operato ininterrottamente e con enorme successo negli ultimi otto lunghi anni, aveva già gestito e avviato un fiorente punto vendita per oltre quindici anni nella vicina via Garibaldi a Valdobbiadene, sempre affiancato instancabilmente dalla moglie Claudia. Il suo bancone non esponeva semplicemente semplici tagli di carne, ma offriva vere e proprie eccellenze culinarie, tra cui spiccano preparazioni ricercate, succulente porchette artigianali e squisiti spiedi. Una cura meticolosa per la qualità della materia prima che aveva trasformato la sua piccola bottega trevigiana in un autorevole e imprescindibile punto di riferimento gastronomico. Un successo talmente grande e consolidato da riuscire ad attrarre costantemente una nutrita e fedelissima clientela proveniente regolarmente anche da fuori paese e dai comuni limitrofi, disposta a macinare svariati chilometri pur di garantirsi sulle proprie tavole imbandite le deliziose prelibatezze preparate quotidianamente dalle sapienti e laboriose mani di Tiziano.

L’amarezza di Tiziano: l’arte del macellaio senza giovani e volenterosi eredi

Nonostante la straordinaria, massiccia e tangibile ondata di affetto popolare ricevuta nell’ultimo e fatidico giorno di apertura della bottega, la meritata discesa verso il riposo pensionistico porta purtroppo con sé un inevitabile, pesante e malinconico retrogusto amaro per il laborioso cinquantasettenne originario di Vidor.
La sua più grande e intima speranza imprenditoriale, infatti, si è purtroppo scontrata duramente e frontalmente con le complesse e difficili dinamiche del mercato del lavoro odierno. «Mi sarebbe enormemente piaciuto e mi avrebbe riempito di orgoglio lasciare le redini e il futuro di questo avviato negozio nelle mani sicure di qualcuno che avesse voglia, tempo e passione per continuare questo antico mestiere», racconta Tiziano con malcelata tristezza, confessando di non essere purtroppo riuscito, nonostante i ripetuti e fiduciosi tentativi, a trovare un volenteroso acquirente disposto a rilevare l’attività. «Negli anni ho cercato instancabilmente di insegnare le basi ai più giovani, provando a trasmettere loro quello che ho imparato faticosamente con decenni di esperienza sul campo. Ma oggi è diventato oggettivamente sempre più difficile e raro trovare ragazzi davvero disposti e pronti a intraprendere seriamente questo percorso lavorativo». Fare il macellaio di qualità, infatti, non significa solo vendere: richiede enormi sacrifici quotidiani, orari pesanti, profonda conoscenza tecnica e anatomica della materia prima e innumerevoli ore da trascorrere in piedi dietro al bancone e nelle celle frigorifere. Un patrimonio di saperi inestimabile che rischia pericolosamente di perdersi per sempre, impoverendo il tessuto commerciale del territorio locale.

Un presidio sociale fondamentale: dalla spesa a domicilio agli aiuti solidali

L’enorme rammarico espresso coralmente dalla comunità locale non è legato esclusivamente e banalmente alla perdita di un eccellente fornitore di carni, ma affonda in ragioni profondamente radicate nel tessuto umano, solidale e relazionale del paese.
Come sottolinea saggiamente lo stesso Bortolamiol, una piccola e laboriosa bottega di quartiere non è affatto soltanto un asettico luogo di mero scambio economico. «Negli anni si crea un prezioso rapporto di fiducia cieca con le persone, si conoscono approfonditamente le famiglie, i loro problemi quotidiani, i loro gusti a tavola e le loro abitudini». Un ruolo fondamentale di vero e proprio e tangibile presidio sociale che è emerso con straordinaria e commovente prepotenza soprattutto nei difficili, bui e drammatici mesi della pandemia di Covid-19. Nel pieno della complessa e terrorizzante emergenza sanitaria, infatti, Tiziano non si era affatto tirato indietro, mettendosi immediatamente e generosamente a totale disposizione dei soggetti più deboli, soli o impossibilitati a muoversi. Aveva attivato tempestivamente un capillare servizio di spesa e consegne gratuite a domicilio, garantendo un servizio essenziale, un sorriso e un bene di prima necessità soprattutto alle tante persone fragili o anziane maggiormente in difficoltà in quel delicato momento storico. La sua vetrina, insomma, era ed è sempre rimasta una vera e propria finestra accogliente e aperta sui bisogni reali e tangibili dei propri concittadini.

L’omaggio dell’amministrazione comunale: gratitudine per il supporto civico

A testimoniare l’enorme, prezioso e profondo impatto positivo che l’attività artigianale di Tiziano Bortolamiol ha avuto sull’intera rete sociale cittadina sono arrivate puntuali, calorose e sentite anche le parole cariche di gratitudine da parte delle istituzioni locali e dell’amministrazione.
L’assessore comunale Riccardo Lovatello ha voluto tributare un importante ed affettuoso ringraziamento pubblico a nome di tutto il municipio, evidenziando apertamente non solo le formidabili doti lavorative dell’uomo, ma anche la sua grande e costante generosità d’animo. «Accanto allo stimato imprenditore e all’artigiano impeccabile, c’è sempre stata una persona altruista e pronta a collaborare strettamente con l’amministrazione, con i volontari civici e con le numerose associazioni locali», sottolinea l’amministratore, ricordando come il macellaio mettesse regolarmente e volentieri a disposizione i propri prodotti di qualità in occasione di numerose iniziative di beneficenza e per sostenere attivamente il sociale. «Questo è il vero inestimabile valore delle piccole e preziose botteghe di paese: non sono soltanto asettiche attività commerciali, ma diventano a tutti gli effetti parte integrante e pulsante della comunità. A Tiziano va quindi il nostro ringraziamento per quanto ha fatto e l’augurio di godersi la meritata pensione». Mentre si spengono definitivamente le luci sul bancone della gastronomia, i bigliettini attaccati al vetro restano lì, muti ma eloquenti testimoni di quanto una vita spesa bene dietro un bancone possa segnare profondamente il cuore di una piccola comunità.

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Cronaca

Porta l’Audi dal meccanico e riceve 7mila euro di multe: l’amara sorpresa a Trieste

Pensi di lasciare l’auto al sicuro e al riparo in officina per una costosa riparazione, e invece inizia un incubo milionario e senza fine. È la grottesca disavventura vissuta da un’automobilista di Trieste: il suo meccanico, peraltro beccato con la patente sospesa, ha usato l’Audi di proprietà della cliente per i suoi affari personali, collezionando ben 7mila euro di multe pazze in giro per la città. Ora tocca all’ignara e sventurata proprietaria la faticosa corsa al ricorso contro la burocrazia per annullare i costosissimi verbali stradali👇

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Meccanico

Trieste – Affidare fiduciosamente il proprio prezioso veicolo personale, spesso pagato a suon di sacrifici mensili e lunghe rate, nelle mani sicure, unte e teoricamente esperte e fidate di un’officina meccanica di fiducia per la consueta manutenzione, per un tagliando stagionale o per la risoluzione rapida di un imprevisto e noioso guasto tecnico al motore, è una delle azioni più comuni, banali e routinarie che milioni di onesti automobilisti compiono quotidianamente in tutta Italia. Eppure, per una sventurata ed esterrefatta cittadina residente nel capoluogo giuliano, questa normalissima, pacifica e ordinaria operazione di riparazione meccanica si è repentinamente, brutalmente ed incredibilmente trasformata in un vero e proprio, grottesco, salatissimo e kafkiano incubo ad occhi aperti, fatto di notifiche postali, raccomandate verdi, arrabbiature colossali e interminabili beghe legali. La paradossale e disastrosa vicenda, portata originariamente alla luce del sole e documentata ampiamente dalla cronaca locale del quotidiano Il Piccolo, ha dell’incredibile e ha suscitato un’immediata, feroce ed empatica indignazione popolare sul web. La donna protagonista di questa sgradita disavventura burocratica si era recata pacificamente presso un’officina della città per lasciare in riparazione la sua lussuosa e costosa automobile, una potente vettura a marchio Audi. Mai e poi mai, nemmeno nelle sue peggiori e più catastrofiche fantasie notturne o incubi finanziari, avrebbe però potuto lontanamente immaginare, prevedere o sospettare che il titolare di quell’esercizio commerciale, invece di limitarsi professionalmente, deontologicamente ed onestamente ad aggiustare le componenti danneggiate del motore sul ponte sollevatore, avrebbe iniziato ad utilizzare la sua macchina in maniera totalmente abusiva, smodata, spregiudicata e personale per farsi beatamente e liberamente i propri comodi in giro per le strade cittadine.

L’incredibile disavventura: l’auto usata per gli spostamenti personali del riparatore

L’assurda, costosa e colossale trappola economica e burocratica in cui è malauguratamente, incolpevolmente e pesantemente caduta la legittima e disperata proprietaria del veicolo è scattata in maniera del tutto subdola, silenziosa e inaspettata.
Tutto sembrava procedere secondo i normali tempi tecnici di attesa tipici di un complesso lavoro di manodopera in officina. Tuttavia, l’ignara donna ha ricevuto il primo, dolorosissimo e agghiacciante campanello d’allarme formale esattamente un paio di settimane dopo la consegna fisica delle preziose chiavi di accensione al professionista triestino. Nella buca delle lettere della sua abitazione, infatti, è stata improvvisamente e inaspettatamente recapitata dal postino la notifica di un verbale di infrazione al Codice della Strada. Una severa e fredda multa riferita inequivocabilmente alla targa della sua Audi, commessa in un giorno e in un orario in cui, teoricamente e logicamente, il pesante e prezioso veicolo avrebbe dovuto trovarsi fermo, spento e bloccato in riparazione e al sicuro tra le mura dell’officina meccanica a cui era stato formalmente affidato. Quella che, in un primissimo, ingenuo e fiducioso istante di stupore, la signora aveva ottimisticamente derubricato, sperato e interpretato come un banale, clamoroso e isolato e sfortunato e classico errore informatico di trascrizione da parte dei vigili urbani, si è ben presto purtroppo e drammaticamente rivelata essere, amara e sconcertante realtà, soltanto l’inizio inesorabile di una vera e propria valanga e slavina inarrestabile di pesanti contravvenzioni stradali, multe per eccesso di velocità o soste vietate. Da quel momento preciso, infatti, le sanzioni notificate sono letteralmente fioccate a raffica sulla scrivania della donna, arrivando alla fine a comporre un conto complessivo colossale, mostruoso e a dir poco esorbitante, stimato intorno alla stratosferica e folle cifra di circa ben settemila euro di multe non pagate, generate da una guida spregiudicata, arrogante, irrispettosa del codice e totalmente fuori controllo da parte del meccanico.

L’aggravante penale della patente sospesa: un conto salatissimo e surreale

Ma il pozzo oscuro e senza fondo di questa grottesca ed eclatante assurdità quotidiana italo-giuliana non si era affatto esaurito e placato semplicemente con la folle constatazione dell’abuso di fiducia commerciale da parte dell’esercente e con il pesante danno patrimoniale causato.
A rendere il gravissimo, inaccettabile e scandaloso caso di illecito e di abuso del bene altrui ancora più surreale, paradossale, sconcertante, pericoloso e penalmente rilevante per le forze dell’ordine e per la sicurezza cittadina è emerso, in un secondo momento e dopo serrati accertamenti delle autorità, un ulteriore e raccapricciante dettaglio clamoroso riguardante direttamente e personalmente il titolare dell’officina. Secondo quanto accuratamente verificato, documentato e riferito senza peli sulla lingua e con dovizia di ampi particolari dal noto quotidiano triestino, l’uomo colto in fallo si trovava in un’imbarazzante e pesantissima e gravissima e scottante condizione legale che aggrava irrimediabilmente la sua posizione di fronte alla legge. Il meccanico, con sprezzo totale per le basilari e ferree regole vigenti della circolazione stradale e incurante dei colossali e gravissimi rischi penali e civili annessi, avrebbe infatti utilizzato allegramente, ripetutamente e spavaldamente l’Audi di proprietà della cliente per i suoi affari privati nonostante fosse al momento sprovvisto dei requisiti di legge, avendo la propria patente di guida ufficialmente e severamente sospesa dalle autorità competenti. Questa clamorosa e colpevole condotta illecita, aggravata da omissioni, non solo palesa e dimostra concretamente un totale disprezzo arrogante e plateale per le basilari norme di sicurezza pubblica che regolano il traffico urbano, ma ha oggettivamente messo in costante e incalcolabile, gravissimo pericolo di incidenti potenziali non solo il costoso e lussuoso veicolo della signora, privo di adeguata copertura assicurativa per una guida del genere, ma anche la pubblica, seria e sacrosanta e fondamentale incolumità generale dei passanti e degli altri automobilisti onesti e inermi di Trieste.

Il rebus burocratico e le notifiche: la corsa contro il tempo per l’annullamento

Ora, per la sventurata e povera proprietaria dell’Audi, ingiustamente e duramente colpita nell’orgoglio e nel portafoglio da questo assurdo tradimento della fiducia, si apre dolorosamente e faticosamente un estenuante, faticoso, lento e complesso labirinto kafkiano fatto di pesanti ricorsi, tribunali civili, carte bollate, uffici del giudice di pace e lungaggini amministrative per tentare di farsi annullare del tutto e cancellare dalla fedina la maxi stangata da settemila euro ingiusta e pesante.
Il gravoso, insidioso e annoso problema giuridico intrinseco derivante dalla notifica delle multe stradali e sollevato da questa grottesca ed ingiusta vicenda diventa infatti un intricato nodo tecnico e giuridico, assai e particolarmente ed estenuantemente delicato, spinoso e frustrante nel nostro paese, soprattutto, amaramente, quando l’eventuale e fatale violazione del Codice e relativa infrazione della carreggiata non viene contestata immediatamente di persona al fermo da un solerte pubblico ufficiale su strada, ma viene rilevata a distanza da strumenti elettronici automatizzati come gli immancabili autovelox, i T-Red incrociati o le solerti telecamere infide ed urbane installate regolarmente in prossimità dei preziosi varchi per le rigide zone a rigido e regolato e chiuso traffico limitato (ZTL). In questi comunissimi e diffusi e fastidiosi casi specifici, il pesante, spietato, insidioso, costoso ed oneroso severissimo amaro e pesante amaro verbale amministrativo di amara contravvenzione ed infrazione contestata e notificata viene infatti inevitabilmente e direttamente e automaticamente spedito al domicilio legale notificato ed ascritto burocraticamente ed amministrativamente recapitato a casa ed intestato del povero, malcapitato e legale fiduciario e legittimo ed intestato e reale intestatario e proprietario reale del costoso veicolo coinvolto, ignaro del fatto. L’amministrazione del Comune di Trieste, come ribadito rigidamente e solertemente dalla prassi in questi spinosi frangenti dalla burocrazia statale, ricorda implacabilmente e duramente in merito ed a chiare lettere e con la legge alla mano la dura norma e la norma durissima prassi rigida stradale: il proprietario del mezzo che riceve l’intimazione ha il gravoso ed obbligatorio ferreo e rigido amaro gravoso e stretto obbligo di fornire i preziosi, esatti e dettagliati amari precisi ed esatti veritieri ed esatti veri dati del formale conducente effettivo e del responsabile umano reale materiale responsabile materiale effettivo materiale e reale vero effettivo guidatore materiale formale fiduciario autore che sedeva e vero effettivo responsabile della pericolosa e contestata grave amara sorda violazione entro 60 giorni precisi ed inesorabili amarissimi dalla notifica postale verde della raccomandata. La mancata e tempestiva comunicazione tecnica esatta, amara comunicazione e tecnica rapida dei fatidici e preziosissimi decurtati formali e decurtati dolorosi amarissimi dolorosi amarissimi punti tolti dalla patente e comunicazione tecnica e comunicazione reale formale anagrafica tecnica esatta e l’identificazione, comporta per legge spietatamente automaticamente un’ulteriore e devastante, feroce salata stangata ed ingiusta salatissima ulteriore pesante amara stangata dolorosa aggiuntiva ulteriore gravissima stangata ulteriore sanzione pecuniaria punitiva. La proprietaria ora deve dimostrare formalmente l’affidamento in buona fede all’officina e ricostruire, tra avvocati, prove inconfutabili e testimonianze dirette e denunce sacrosante presentate celermente all’Arma, i movimenti della vettura rubata e sequestrata abusivamente, in una logorante, complessa e frustrante corsa affannosa ostacoli in corsa in tribunale a ostacoli faticosi in salita ostacoli faticosi in tribunale contro la spietata macchina burocratica e spietata burocratica formale e le scadenze legali.

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Cronaca

Bimbo di 5 anni investito a Torino, arrestata la 24enne in fuga: è l’ex del padre

Tragedia sfiorata e orrore puro in pieno centro a Torino. Un bimbo di soli 5 anni è stato falciato da un’auto pirata, riportando gravi traumi al torace ed all’addome. I carabinieri hanno rintracciato e arrestato l’investitrice fuggita nella notte: è una 24enne, ex compagna del padre del minore. Le accuse sono pesantissime: non un semplice incidente, ma un lucido e spietato tentato omicidio per un’assurda vendetta trasversale e deliberata che fa accapponare la pelle👇

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Carabinieri in inseguimento notturno

Torino – Quella che doveva essere semplicemente una tranquilla, spensierata e normalissima passeggiata serale e familiare del fine settimana lungo le illuminate vie cittadine del capoluogo piemontese si è improvvisamente, brutalmente e inspiegabilmente tramutata, nel giro di pochissimi e letali secondi, in un autentico, orrendo e sanguinoso incubo ad occhi aperti. Una vicenda dai contorni spaventosamente oscuri, contorti e drammatici, che non solo ha sfiorato e rasentato tragicamente l’ennesima, fatale e dolorosa sciagura stradale ai danni di un pedone indifeso, ma che, con il rapido e inesorabile susseguirsi delle indagini balistiche e testimoniali, sta assumendo in maniera sempre più marcata e inquietante i contorni foschi, macabri e spietati di una lucida, terribile e premeditata vendetta personale e trasversale. Al centro esatto, dolente e nevralgico di questo orrore di cronaca nera avvenuto sull’asfalto sabaudo vi è un giovanissimo e innocente bambino di appena 5 anni di età, falciato e travolto in pieno da un’automobile impazzita. La conducente del veicolo, datasi precipitosamente e vigliaccamente alla macchia e alla fuga disperata immediatamente dopo il violentissimo urto per far perdere le proprie tracce nella notte, è stata successivamente, rapidamente e brillantemente braccata, rintracciata e tratta in arresto dalle forze dell’ordine giunte in forze. E proprio l’identificazione formale della donna, una ragazza di soli 24 anni, ha letteralmente squarciato il velo su una realtà a dir poco raccapricciante: la giovane al volante, accusata ora del gravissimo e pesantissimo reato penale di tentato omicidio volontario, è infatti risultata essere l’ex compagna del padre del minore investito.

L’orrore nel quartiere Cit Turin: il piccolo travolto sulle strisce pedonali

Il gravissimo, violento e inquietante episodio criminoso, che ha letteralmente gettato nel panico e nell’orrore più assoluto i numerosi passanti e residenti affacciati ai balconi, si è materializzato e consumato nella prima serata del fine settimana, precisamente intorno alle ore 22:30 di sabato.
Il drammatico e cruento teatro dei fatti è stato individuato dagli inquirenti in via Pinelli, un’importante arteria viaria situata nel cuore nevralgico ed elegante dello storico, residenziale e signorile quartiere torinese di Cit Turin. Stando alle prime, convulse ma concordanti e preziose ricostruzioni testimoniali fornite a caldo dai passanti terrorizzati, l’inconsapevole famigliola, composta dal padre e dal figlioletto, si trovava a bordo strada ed era in procinto di compiere la più banale e consueta delle azioni quotidiane: l’attraversamento pedonale della carreggiata. È stato proprio in quel preciso, rapido e letale frangente temporale che un’autovettura in transito, sopraggiunta presumibilmente a velocità sostenuta e guidata, come si scoprirà in seguito, dalla ventiquattrenne, ha improvvisamente puntato il nucleo familiare, falciando in pieno, senza pietà e senza abbozzare alcuna evidente frenata di emergenza o manovra evasiva, il corpicino indifeso del piccolo di cinque anni, sbalzandolo violentemente sul duro asfalto cittadino tra le urla disperate del genitore e dei testimoni oculari.

La vile fuga dell’investitrice e i soccorsi disperati: bambino in codice rosso

L’orrore della scena non si è purtroppo esaurito e placato con il rumore sordo e sgradevole dello schianto e delle lamiere. Immediatamente dopo aver colpito in pieno il bambino e averne causato la violenta e rovinosa caduta a terra, la conducente del mezzo ha compiuto un gesto ancor più ignobile, vile e penalmente perseguibile.
Invece di accostare immediatamente il veicolo a bordo carreggiata, scendere dall’abitacolo per prestare il dovuto, obbligatorio e fondamentale primo soccorso e chiamare celermente e tempestivamente i numeri di emergenza sanitaria per salvare la vita della povera vittima, la giovane donna ha ingranato vigliaccamente la marcia, premendo a fondo sull’acceleratore e dandosi a una precipitosa, disperata e folle fuga nel buio della notte torinese per garantirsi goffamente l’impunità, abbandonando il minore ferito gravemente, sanguinante e dolorante al suo incerto e drammatico destino. Fortunatamente, i tantissimi e solerti passanti e residenti presenti nelle immediate e prossime vicinanze del luogo dell’incidente non sono affatto rimasti a guardare passivamente la scena. Mobilitandosi all’istante con grande senso civico, hanno celermente fornito le primissime ed essenziali cure amorevoli al piccolo, allertando contemporaneamente, in maniera frenetica e febbrile, la centrale operativa del pronto intervento del 118. In pochissimi e concitati minuti, la via è stata illuminata a giorno dai lampeggianti e invasa dai soccorritori sanitari e dalle gazzelle delle forze dell’ordine. Il personale medico, valutata istantaneamente e con estrema preoccupazione la gravità dei forti traumi da schiacciamento subiti dal paziente pediatrico, lo ha rapidamente e disperatamente stabilizzato sulla barella traumatica, procedendo a un fulmineo trasferimento d’urgenza in ambulanza e a sirene spiegate verso il Pronto Soccorso del prestigioso, celebre e vicino ospedale infantile Regina Margherita. Fortunatamente e miracolosamente, nonostante il violento urto, le notizie provenienti dai reparti confermano che il minore non ha mai perso conoscenza, restando vigile e cosciente durante tutto il tragitto. Trasportato e ricoverato in codice rosso di massima emergenza e priorità clinica, il bimbo ha riportato, a causa del pesante e violento impatto, un forte, serio e preoccupante trauma toracico e addominale chiuso. Attualmente, l’équipe di primari ha stabilito un rigido protocollo di monitoraggio continuo: il piccolo paziente si trova affidato e ricoverato in stretta osservazione medica all’interno del delicato e protetto reparto specializzato di Chirurgia Pediatrica, circondato dall’affetto costante del padre e dalle premure del personale. La prognosi, come da doverosa e prudente prassi medica in casi così delicati ed evolutivi, resta rigorosamente e severamente riservata.

Le indagini lampo e il movente choc: la pesante accusa di tentato omicidio

Mentre i medici del Regina Margherita lottavano incessantemente e alacremente per garantire la stabilità e la sicurezza fisica e vitale del piccolo ferito e scongiurare eventuali e fatali emorragie interne nascoste, gli uomini in divisa hanno dato rapidamente il via a una colossale, spietata, capillare e rapidissima caccia all’uomo stradale per le vie periferiche di Torino, bloccando le uscite e diramando posti di blocco.
Il meticoloso, encomiabile e certosino lavoro investigativo di raccolta dati, condotto in maniera impeccabile dagli esperti carabinieri appartenenti al Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale locale (i quali hanno incrociato sapientemente i frammenti video delle numerose telecamere di videosorveglianza pubblica e privata sparse in zona con le fondamentali, lucide e preziose testimonianze oculari fornite dai passanti a Cit Turin e con i dati del database della motorizzazione civile per identificare la targa), ha permesso in un lasso di tempo estremamente breve e rapido di stringere inesorabilmente e definitivamente il cerchio investigativo attorno alla presunta ed ignobile pirata della strada in fuga. Rintracciata nel corso della medesima e frenetica nottata, la ventiquattrenne è stata immediatamente prelevata con la forza, bloccata, posta in stato di fermo cautelare e trasferita formalmente e rapidamente in caserma per essere lungamente e duramente interrogata e messa con le spalle al muro dalle pesanti evidenze. Ed è proprio nel corso degli accertamenti incrociati e delle prime ricostruzioni dell’identità dei soggetti coinvolti che è emerso in tutta la sua dirompente ed allarmante drammaticità il retroscena più agghiacciante, crudele, sconvolgente e torbido di tutta questa intricata e assurda vicenda di sangue e rancore domestico. Il drammatico incidente, infatti, stando alle solidissime indiscrezioni trapelate e confermate da fonti investigative e dai militari operanti, non è assolutamente e in alcun modo classificabile e derubricabile come una tragica, casuale e sfortunata fatalità stradale causata da malori, da imprudenza, da eccesso di velocità o dalla fatale disattenzione notturna alla guida del veicolo. Le gravissime accuse e i capi d’imputazione mossi ufficialmente dalla Procura nei confronti dell’arrestata, fermata in flagranza, parlano chiaro e tondo: tentato omicidio volontario e lesioni personali gravissime ed aggravate. La giovane donna alla guida dell’auto killer è risultata infatti essere con assoluta e pacifica certezza l’ex compagna sentimentale del padre del bambino investito. Un dettaglio raccapricciante, enorme e spaventoso che, unito all’assenza di frenata e alla fuga vile, accredita pesantemente, drammaticamente e in maniera sempre più solida e concreta la peggiore e più spaventosa delle nere ipotesi criminali formulate e avanzate nelle ultimissime e concitate ore di indagini preliminari dal magistrato: il fatto di sangue potrebbe in realtà essere stato un folle, lucido, abominevole, crudele, disumano e premeditato gesto deliberato, una spaventosa, ignobile e feroce vendetta personale e cieca mirata astutamente e crudelmente a colpire l’ex compagno al cuore, attentando direttamente, vigliaccamente e senza alcuna pietà umana alla preziosissima e fragile vita di un innocente bambino di soli cinque anni di età che passeggiava felice sulle strisce pedonali.

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