Trieste – Affidare fiduciosamente il proprio prezioso veicolo personale, spesso pagato a suon di sacrifici mensili e lunghe rate, nelle mani sicure, unte e teoricamente esperte e fidate di un’officina meccanica di fiducia per la consueta manutenzione, per un tagliando stagionale o per la risoluzione rapida di un imprevisto e noioso guasto tecnico al motore, è una delle azioni più comuni, banali e routinarie che milioni di onesti automobilisti compiono quotidianamente in tutta Italia. Eppure, per una sventurata ed esterrefatta cittadina residente nel capoluogo giuliano, questa normalissima, pacifica e ordinaria operazione di riparazione meccanica si è repentinamente, brutalmente ed incredibilmente trasformata in un vero e proprio, grottesco, salatissimo e kafkiano incubo ad occhi aperti, fatto di notifiche postali, raccomandate verdi, arrabbiature colossali e interminabili beghe legali. La paradossale e disastrosa vicenda, portata originariamente alla luce del sole e documentata ampiamente dalla cronaca locale del quotidiano Il Piccolo, ha dell’incredibile e ha suscitato un’immediata, feroce ed empatica indignazione popolare sul web. La donna protagonista di questa sgradita disavventura burocratica si era recata pacificamente presso un’officina della città per lasciare in riparazione la sua lussuosa e costosa automobile, una potente vettura a marchio Audi. Mai e poi mai, nemmeno nelle sue peggiori e più catastrofiche fantasie notturne o incubi finanziari, avrebbe però potuto lontanamente immaginare, prevedere o sospettare che il titolare di quell’esercizio commerciale, invece di limitarsi professionalmente, deontologicamente ed onestamente ad aggiustare le componenti danneggiate del motore sul ponte sollevatore, avrebbe iniziato ad utilizzare la sua macchina in maniera totalmente abusiva, smodata, spregiudicata e personale per farsi beatamente e liberamente i propri comodi in giro per le strade cittadine.
L’incredibile disavventura: l’auto usata per gli spostamenti personali del riparatore
L’assurda, costosa e colossale trappola economica e burocratica in cui è malauguratamente, incolpevolmente e pesantemente caduta la legittima e disperata proprietaria del veicolo è scattata in maniera del tutto subdola, silenziosa e inaspettata.
Tutto sembrava procedere secondo i normali tempi tecnici di attesa tipici di un complesso lavoro di manodopera in officina. Tuttavia, l’ignara donna ha ricevuto il primo, dolorosissimo e agghiacciante campanello d’allarme formale esattamente un paio di settimane dopo la consegna fisica delle preziose chiavi di accensione al professionista triestino. Nella buca delle lettere della sua abitazione, infatti, è stata improvvisamente e inaspettatamente recapitata dal postino la notifica di un verbale di infrazione al Codice della Strada. Una severa e fredda multa riferita inequivocabilmente alla targa della sua Audi, commessa in un giorno e in un orario in cui, teoricamente e logicamente, il pesante e prezioso veicolo avrebbe dovuto trovarsi fermo, spento e bloccato in riparazione e al sicuro tra le mura dell’officina meccanica a cui era stato formalmente affidato. Quella che, in un primissimo, ingenuo e fiducioso istante di stupore, la signora aveva ottimisticamente derubricato, sperato e interpretato come un banale, clamoroso e isolato e sfortunato e classico errore informatico di trascrizione da parte dei vigili urbani, si è ben presto purtroppo e drammaticamente rivelata essere, amara e sconcertante realtà, soltanto l’inizio inesorabile di una vera e propria valanga e slavina inarrestabile di pesanti contravvenzioni stradali, multe per eccesso di velocità o soste vietate. Da quel momento preciso, infatti, le sanzioni notificate sono letteralmente fioccate a raffica sulla scrivania della donna, arrivando alla fine a comporre un conto complessivo colossale, mostruoso e a dir poco esorbitante, stimato intorno alla stratosferica e folle cifra di circa ben settemila euro di multe non pagate, generate da una guida spregiudicata, arrogante, irrispettosa del codice e totalmente fuori controllo da parte del meccanico.
L’aggravante penale della patente sospesa: un conto salatissimo e surreale
Ma il pozzo oscuro e senza fondo di questa grottesca ed eclatante assurdità quotidiana italo-giuliana non si era affatto esaurito e placato semplicemente con la folle constatazione dell’abuso di fiducia commerciale da parte dell’esercente e con il pesante danno patrimoniale causato.
A rendere il gravissimo, inaccettabile e scandaloso caso di illecito e di abuso del bene altrui ancora più surreale, paradossale, sconcertante, pericoloso e penalmente rilevante per le forze dell’ordine e per la sicurezza cittadina è emerso, in un secondo momento e dopo serrati accertamenti delle autorità, un ulteriore e raccapricciante dettaglio clamoroso riguardante direttamente e personalmente il titolare dell’officina. Secondo quanto accuratamente verificato, documentato e riferito senza peli sulla lingua e con dovizia di ampi particolari dal noto quotidiano triestino, l’uomo colto in fallo si trovava in un’imbarazzante e pesantissima e gravissima e scottante condizione legale che aggrava irrimediabilmente la sua posizione di fronte alla legge. Il meccanico, con sprezzo totale per le basilari e ferree regole vigenti della circolazione stradale e incurante dei colossali e gravissimi rischi penali e civili annessi, avrebbe infatti utilizzato allegramente, ripetutamente e spavaldamente l’Audi di proprietà della cliente per i suoi affari privati nonostante fosse al momento sprovvisto dei requisiti di legge, avendo la propria patente di guida ufficialmente e severamente sospesa dalle autorità competenti. Questa clamorosa e colpevole condotta illecita, aggravata da omissioni, non solo palesa e dimostra concretamente un totale disprezzo arrogante e plateale per le basilari norme di sicurezza pubblica che regolano il traffico urbano, ma ha oggettivamente messo in costante e incalcolabile, gravissimo pericolo di incidenti potenziali non solo il costoso e lussuoso veicolo della signora, privo di adeguata copertura assicurativa per una guida del genere, ma anche la pubblica, seria e sacrosanta e fondamentale incolumità generale dei passanti e degli altri automobilisti onesti e inermi di Trieste.
Il rebus burocratico e le notifiche: la corsa contro il tempo per l’annullamento
Ora, per la sventurata e povera proprietaria dell’Audi, ingiustamente e duramente colpita nell’orgoglio e nel portafoglio da questo assurdo tradimento della fiducia, si apre dolorosamente e faticosamente un estenuante, faticoso, lento e complesso labirinto kafkiano fatto di pesanti ricorsi, tribunali civili, carte bollate, uffici del giudice di pace e lungaggini amministrative per tentare di farsi annullare del tutto e cancellare dalla fedina la maxi stangata da settemila euro ingiusta e pesante.
Il gravoso, insidioso e annoso problema giuridico intrinseco derivante dalla notifica delle multe stradali e sollevato da questa grottesca ed ingiusta vicenda diventa infatti un intricato nodo tecnico e giuridico, assai e particolarmente ed estenuantemente delicato, spinoso e frustrante nel nostro paese, soprattutto, amaramente, quando l’eventuale e fatale violazione del Codice e relativa infrazione della carreggiata non viene contestata immediatamente di persona al fermo da un solerte pubblico ufficiale su strada, ma viene rilevata a distanza da strumenti elettronici automatizzati come gli immancabili autovelox, i T-Red incrociati o le solerti telecamere infide ed urbane installate regolarmente in prossimità dei preziosi varchi per le rigide zone a rigido e regolato e chiuso traffico limitato (ZTL). In questi comunissimi e diffusi e fastidiosi casi specifici, il pesante, spietato, insidioso, costoso ed oneroso severissimo amaro e pesante amaro verbale amministrativo di amara contravvenzione ed infrazione contestata e notificata viene infatti inevitabilmente e direttamente e automaticamente spedito al domicilio legale notificato ed ascritto burocraticamente ed amministrativamente recapitato a casa ed intestato del povero, malcapitato e legale fiduciario e legittimo ed intestato e reale intestatario e proprietario reale del costoso veicolo coinvolto, ignaro del fatto. L’amministrazione del Comune di Trieste, come ribadito rigidamente e solertemente dalla prassi in questi spinosi frangenti dalla burocrazia statale, ricorda implacabilmente e duramente in merito ed a chiare lettere e con la legge alla mano la dura norma e la norma durissima prassi rigida stradale: il proprietario del mezzo che riceve l’intimazione ha il gravoso ed obbligatorio ferreo e rigido amaro gravoso e stretto obbligo di fornire i preziosi, esatti e dettagliati amari precisi ed esatti veritieri ed esatti veri dati del formale conducente effettivo e del responsabile umano reale materiale responsabile materiale effettivo materiale e reale vero effettivo guidatore materiale formale fiduciario autore che sedeva e vero effettivo responsabile della pericolosa e contestata grave amara sorda violazione entro 60 giorni precisi ed inesorabili amarissimi dalla notifica postale verde della raccomandata. La mancata e tempestiva comunicazione tecnica esatta, amara comunicazione e tecnica rapida dei fatidici e preziosissimi decurtati formali e decurtati dolorosi amarissimi dolorosi amarissimi punti tolti dalla patente e comunicazione tecnica e comunicazione reale formale anagrafica tecnica esatta e l’identificazione, comporta per legge spietatamente automaticamente un’ulteriore e devastante, feroce salata stangata ed ingiusta salatissima ulteriore pesante amara stangata dolorosa aggiuntiva ulteriore gravissima stangata ulteriore sanzione pecuniaria punitiva. La proprietaria ora deve dimostrare formalmente l’affidamento in buona fede all’officina e ricostruire, tra avvocati, prove inconfutabili e testimonianze dirette e denunce sacrosante presentate celermente all’Arma, i movimenti della vettura rubata e sequestrata abusivamente, in una logorante, complessa e frustrante corsa affannosa ostacoli in corsa in tribunale a ostacoli faticosi in salita ostacoli faticosi in tribunale contro la spietata macchina burocratica e spietata burocratica formale e le scadenze legali.