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Cronaca

Terrore nel Bellunese, branco di lupi sbrana due cani: strage choc nei boschi

Passeggiate serali trasformate in un incubo letale: nel Bellunese esplode l’emergenza lupi! Nelle ultime ore si sono registrati due attacchi sanguinosi e scioccanti ai danni di animali domestici indifesi. A Castion, nell’anello escursionistico di Modolo, un cane è stato letteralmente sbranato e trascinato via nel bosco da un branco affamato di tre lupi, il tutto sotto lo sguardo pietrificato e impotente della sua padrona. Poco distante, a Limana, è stata ritrovata la carcassa martoriata di Fiocco, un dolcissimo incrocio di maremmano scomparso da 15 giorni, ucciso dai predatori a due passi dal cortile di casa. Gli episodi si sommano alla morte del cane Super ucciso a settembre in pieno giorno. I residenti del Nevegal sono terrorizzati e chiedono immediati interventi alle istituzioni!👇

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Lupi

Belluno – La tranquilla e rilassante routine serale di una normale passeggiata all’aria aperta si è improvvisamente e brutalmente trasformata in una scena di puro e inimmaginabile terrore primordiale. L’intera provincia dolomitica si ritrova oggi profondamente scossa e spaventata a causa di una violentissima, inarrestabile e sanguinosa ondata di attacchi mortali perpetrati ai danni di animali domestici indifesi. Il tema della complessa, delicata e sempre più pericolosa convivenza territoriale tra l’uomo, i centri abitati e la massiccia proliferazione dei grandi carnivori selvatici è letteralmente ed esplosivamente tornato al centro della cronaca nera bellunese, riaccendendo bruscamente un allarme sicurezza che sembrava sopito. Nelle ultimissime ore, due distinti, drammatici e fatali episodi di spietata predazione hanno insanguinato le frazioni montane, lasciando dietro di sé una scia di profondo dolore per le famiglie coinvolte e uno stato di panico palpabile e diffuso tra l’intera popolazione locale. Il branco, spinto verosimilmente dai fortissimi morsi della fame o da una rinnovata e preoccupante confidenza con gli insediamenti antropici, ha infatti alzato tragicamente il tiro, non limitandosi più ad attaccare le greggi isolate in alta quota, ma scendendo a ridosso delle abitazioni e colpendo mortalmente proprio il più fedele, protetto e amato amico dell’uomo.

L’agguato a Castion: trascinato via dai lupi sotto gli occhi della padrona

Il primissimo e più sconvolgente episodio di cronaca si è consumato rapidamente e fatalmente nel fitto mistero della notte, nel lasso di tempo a cavallo tra lo scorso mercoledì e giovedì.
Il drammatico teatro dell’aggressione è stato il popolarissimo anello escursionistico di Modolo, situato nella popolosa frazione di Castion (a pochissimi chilometri dal centro storico di Belluno). Una donna del posto stava tranquillamente e serenamente passeggiando nel bosco godendosi l’aria fresca serale, tenendo regolarmente vicino a sé il proprio inseparabile cane di taglia media. All’improvviso, emergendo furtivamente, silenziosamente e rapidamente dall’oscurità della boscaglia, un intero branco composto da almeno tre grossi esemplari di lupo adulto ha teso un vero e proprio agguato letale. Dinanzi agli occhi pietrificati, sbarrati e terrorizzati della povera padrona, del tutto impotente di fronte alla brutale forza numerica e muscolare dei selvatici, i lupi si sono scagliati famelicamente sul cane, aggredendolo mortalmente con morsi letali e trascinandolo via di forza verso l’interno del bosco buio, trasformandolo in un macabro pasto notturno. Superato lo shock iniziale durato alcuni lunghissimi minuti, la donna ha lanciato disperatamente il primissimo e concitato allarme. Sul posto si sono precipitate immediatamente e a sirene spiegate le pattuglie dei Carabinieri e gli agenti specializzati della Polizia Provinciale. Le complesse e tristi ricerche a tappeto condotte con l’ausilio delle torce hanno purtroppo confermato il peggiore dei presagi, portando al pietoso ritrovamento dei resti e della carcassa straziata del povero animale a poche decine di metri dal sentiero principale.

Il macabro ritrovamento a Limana: la tragica fine del povero Fiocco

Ma il feroce e spietato agguato notturno di Castion, purtroppo, non rappresenta affatto un macabro, triste e isolato caso fortuito. La drammatica mappa del terrore animale si è infatti espansa fatalmente anche nel vicino e confinante comune di Limana.
La comunità locale piange infatti amaramente e addolorata la scomparsa di Fiocco, un bellissimo e mansueto cane di sette anni d’età, nato da un incrocio genetico tra un pastore maremmano e un candido samoiedo. L’animale era inspiegabilmente e misteriosamente svanito nel nulla da circa quindici lunghissimi e angoscianti giorni, lasciando la sua famiglia d’adozione nell’incertezza più assoluta. Il tragico epilogo di questa estenuante ricerca si è purtroppo materializzato in queste ore proprio in località Polentes, quando il padre del legittimo proprietario ha fatto una scoperta agghiacciante: il corpo ormai esanime, martoriato e irriconoscibile di Fiocco giaceva abbandonato a brevissima distanza dal tranquillo cortile dell’abitazione familiare. Visionata la drammatica scena e le inequivocabili condizioni in cui versava il povero animale, la famiglia ha prontamente e responsabilmente avvertito le autorità sanitarie. I tecnici veterinari dell’Ulss 1 Dolomiti, tempestivamente accorsi sul luogo del ritrovamento, hanno tecnicamente e formalmente confermato la tesi dei proprietari, procedendo con la stesura ufficiale di una formale denuncia di predazione da grande carnivoro, certificando dunque l’avvenuto attacco mortale da parte del lupo proprio a pochissimi passi dal perimetro domestico.

Paura tra i residenti e la lunghissima scia di sangue sul Nevegal

Questi due recentissimi e sanguinosi ritrovamenti ravvicinati hanno inevitabilmente e comprensibilmente riacceso un durissimo, aspro e polemico dibattito politico e sociale tra tutti gli abitanti dell’intero comprensorio provinciale.
La zona compresa geograficamente tra il colle del Nevegal e tutto l’ampio Limanese sembra infatti essere finita sotto il controllo diretto, stretto e spietato di numerosi e affamati branchi di lupi ormai totalmente stanziali. La memoria collettiva della comunità è infatti tornata dolorosamente a metà settembre, quando un altro sfortunatissimo cane di nome Super era stato barbaramente aggredito e ucciso in pieno giorno (e non nel buio della notte) nella frazione di Coi de Navasa, suscitando scalpore nazionale. La preoccupante, rapida e costante frequenza con la quale si stanno ripetendo cronologicamente e geograficamente questi tragici eventi ha alimentato una profonda, giustificata e viscerale rabbia tra i residenti montani. La popolazione civile, gli allevatori locali e gli amanti degli animali domestici chiedono ora a gran voce e all’unisono risposte chiare, rapide e rassicurazioni istituzionali immediate: la gestione faunistica del territorio non può più gravare esclusivamente sulle fragili spalle dei cittadini. Passeggiare in sicurezza sui sentieri vicino casa, o lasciare il proprio cane libero nel cortile di proprietà, non deve e non può assolutamente trasformarsi in un rischio mortale e quotidiano.

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Cronaca

Orrore in Alto Adige, getta 13 gatti nella discarica e ne segrega altri 46 tra feci e denutrizione: denunciata una donna, l’OIPA si costituisce parte civile

Operazione shock in Alto Adige: denunciata una donna che aveva gettato 13 gatti nella discarica di Cortaccia e teneva altri 46 animali segregati tra feci e malnutrizione. L’OIPA si costituisce parte civile e chiede il divieto a vita di detenzione, mentre parte l’appello per l’affido dei cuccioli salvati 👇

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Gatto

Bolzano – Un quadro raccapricciante di degrado igienico, sofferenza animale e crudeltà inaudita è stato portato alla luce in Alto Adige grazie a una massiccia operazione congiunta delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari provinciali. A finire nei guai è una donna residente nella Bassa Atesina, formalmente denunciata alla Procura della Repubblica di Bolzano per i gravi reati di abbandono e maltrattamento continuato di animali. La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica locale e le organizzazioni di tutela zoofila, ha avuto inizio con un gesto di ferocia sconcertante: la donna si era appena disfatta di tredici gatti scaricandoli senza alcuna pietà all’interno della discarica comunale di Cortaccia, condannandoli a una fine atroce tra i rifiuti.

L’intervento tempestivo dei soccorritori ha consentito di recuperare i felini dal centro di smaltimento, ma purtroppo per uno di loro ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano: il piccolo animale è deceduto a causa dei traumi e degli stenti subiti. I dodici gattini sopravvissuti, molti dei quali cuccioli spaventati e gravemente debilitati, sono stati trasportati d’urgenza presso due cliniche veterinarie convenzionate del territorio, dove il personale sanitario ha prestato le prime cure intensive per idratarli, medicare le lesioni e stabilizzarne i parametri vitali. Ma la scoperta fatta nella discarica rappresentava soltanto la punta dell’iceberg di una situazione di incuria e violenza domestica ben più vasta e radicata.

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Il blitz tra Cortaccia e Termeno: 46 animali segregati in condizioni disastrose

A seguito dell’allarme scattato per i gatti rinvenuti nella discarica, gli investigatori hanno deciso di estendere immediatamente i controlli alle proprietà riconducibili alla donna. Il blitz, condotto in stretta sinergia dai Carabinieri della Stazione di Cortaccia, dal Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, dal Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e dal Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Bolzano, ha portato alla perquisizione di un appartamento situato nel centro di Cortaccia e di una rimessa rurale a Termeno sulla Strada del Vino.

Lo scenario presentatosi agli occhi degli operatori è stato definito drammatico e insostenibile. All’interno degli immobili sono stati rinvenuti ben quarantasei animali ammassati in spazi angusti, bui e completamente privi di aerazione: 13 cani di varie razze e taglie, altri 12 gatti, 18 galline stipate in gabbie improvvisate e 3 conigli. Gli animali vivevano immersi nei propri escrementi, tra cumuli di rifiuti e residui organici in decomposizione, senza ciotole con acqua pulita né cibo idoneo. Le perizie veterinarie eseguite sul posto hanno riscontrato un quadro clinico preoccupante: infestazioni massive di parassiti e pulci, stati avanzati di malnutrizione, pelo arruffato a chiazze e infezioni oculari acute, tra cui diffuse cheratiti e ulcere corneali non curate che rischiavano di compromettere la vista degli esemplari.

L’azione dell’OIPA: «Costituzione di parte civile e divieto assoluto di detenzione»

L’intera operazione di soccorso, messa in sicurezza e trasporto degli animali è stata supportata attivamente dai volontari delle associazioni animaliste locali, con in prima linea la sezione di Bolzano dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). L’associazione ha espresso il proprio plauso per la celerità e l’efficacia del coordinamento interforze, annunciando al contempo un’immediata offensiva giudiziaria a tutela delle vittime.

«Il sequestro di tutti i quarantasei animali è un passaggio fondamentale e imprescindibile per sottrarre questi esseri innocenti a una sofferenza quotidiana intollerabile», ha dichiarato Monica Morisi, delegata provinciale dell’OIPA Bolzano. «Vogliamo ringraziare di cuore l’Arma dei Carabinieri, il Servizio Forestale, i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria per la straordinaria sensibilità operativa. Tuttavia, il nostro compito non si ferma qui: come associazione siamo già pronti a formalizzare la nostra costituzione di parte civile nel procedimento penale che si aprirà contro la responsabile, con l’obiettivo di ottenere la confisca definitiva degli animali a favore di strutture pubbliche e rifugi accreditati. Chiederemo con la massima fermezza all’autorità giudiziaria e al sindaco l’emissione di un provvedimento di divieto a vita di detenzione di qualsiasi specie animale sia per la donna indagata che per i suoi conviventi, per impedire che l’orrore possa ripetersi in futuro».

Gara di solidarietà per i felini: l’appello per l’affido e l’adozione del cuore

Mentre la magistratura ordinaria prosegue gli accertamenti per definire le singole responsabilità penali ai sensi degli articoli 544-ter e 727 del Codice Penale – norme che puniscono severamente chiunque infligga sevizie, fatiche ingiustificate o abbandoni animali domestici –, l’attenzione primaria è ora rivolta al percorso di riabilitazione delle creature tratte in salvo. Gli animali da cortile e i conigli sono stati dislocati in oasi rurali protette, i cani sono stati accolti nei canili comprensoriali per iniziare i cicli di sverminazione e rieducazione comportamentale, mentre la situazione più delicata riguarda i gatti superstiti della discarica.

I volontari dell’OIPA e i medici delle cliniche veterinarie hanno lanciato una mobilitazione urgente e un accorato appello pubblico a tutte le famiglie e agli amanti degli animali dell’Alto Adige e delle regioni limitrofe: «Questi gatti hanno conosciuto il volto più crudele dell’uomo, ma con pazienza, affetto e calore possono tornare a fidarsi. Cerchiamo con urgenza stalli temporanei e richieste di adozione del cuore per consentire loro di superare il trauma della discarica e iniziare una vita degna di questo nome». Chiunque desideri offrire disponibilità per un affido o supportare le spese veterinarie può mettersi direttamente in contatto con la delegazione OIPA di Bolzano.

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Cronaca

Abruzzo, obbligo di lavare la pipì dei cani in strada con multe fino a 500 euro: scatta il ricorso al Tar contro l’ordinanza del sindaco

Scoppia la guerra legale in Abruzzo: l’associazione Tutela Diritti Animali ricorre al Tar contro l’ordinanza del sindaco di Pratola Peligna che impone di lavare la pipì dei cani con multe fino a 500 euro. «Onere impossibile per anziani e misura priva di reale efficacia igienica». Tutti i dettagli del ricorso 👇

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cane che fa la pipì

Pratola Peligna – Si accende un aspro scontro giudiziario e amministrativo nel cuore dell’Aquilano sul tema della convivenza urbana tra cittadini e animali d’affezione. Al centro della bufera c’è l’ordinanza sindacale numero 28 emanata lo scorso 5 ottobre dal Comune di Pratola Peligna, con cui l’amministrazione civica ha introdotto l’obbligo categorico per i proprietari dei cani di lavare immediatamente con acqua le minzioni dei propri animali su tutte le superfici pubbliche, strade, marciapiedi e piazze comunali, prevedendo sanzioni amministrative pesantissime che oscillano tra i 25 e i 500 euro per i trasgressori. Un provvedimento stringente che ha suscitato la reazione immediata del mondo animalista, culminata nel deposito formale di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo per chiederne la sospensiva e il parziale annullamento.

A promuovere l’azione legale dinanzi alla magistratura amministrativa è stata l’associazione Tutela Diritti Animali Ets, guidata dal presidente Gabriele Bettoschi e patrocinata legalmente dall’avvocato Massimo Rizzato. L’atto di impugnazione contesta alla radice i presupposti di ragionevolezza, proporzionalità ed effettiva attuabilità della misura, sostenendo che l’imposizione di un onere materiale continuo finisca per alterare e penalizzare in modo ingiustificato la cura quotidiana degli animali da compagnia: «Chiedere ai cittadini di girare con scorte d’acqua al seguito per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», denuncia Bettoschi, ponendo l’accento sulle oggettive difficoltà pratiche che il provvedimento crea a diverse fasce fragili della popolazione.

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Le ragioni del ricorso: anziani in difficoltà e penuria di fontanelle pubbliche

Nel dossier presentato ai giudici amministrativi, l’avvocato Rizzato snoda una serie di argomentazioni dettagliate che mettono in discussione la fattibilità tecnica dell’ordinanza. In primo luogo viene evidenziata la condizione delle persone anziane, di coloro che soffrono di patologie motorie o che convivono con cani di taglia medio-grande o con più esemplari contemporaneamente. Per queste categorie, dover trasportare recipienti pesanti, bottiglie o vaporizzatori d’acqua durante le uscite quotidiane rischia di diventare una barriera insormontabile, trasformando la normale passeggiata igienica in un calvario logistico.

A pesare sul territorio di Pratola Peligna, lamenta l’associazione, è inoltre la marcata carenza di fontanelle pubbliche funzionanti da cui potersi rifornire lungo i percorsi urbani. Senza punti di approvvigionamento distribuiti capillarmente, il proprietario dell’animale si trova costretto a uscire di casa con un carico d’acqua spropositato per far fronte a più uscite e a minzioni ripetute. L’effetto paradossale dell’ordinanza, sostiene la difesa animalista, rischia così di scoraggiare le uscite regolari all’aria aperta degli animali, incidendo negativamente sul loro benessere psico-fisico e sul diritto fondamentale alla socialità canina tutelato dalla legislazione nazionale.

Il parere della scienza medica: la perizia sull’efficacia igienica e Matteo Bassetti

Un capitolo centrale del ricorso verte sull’effettiva validità igienico-sanitaria della misura imposta dall’amministrazione peligna. L’associazione animalista contesta infatti che il semplice getto d’acqua su asfalto o sanpietrini possa risolvere le problematiche di decoro o igiene pubblica paventate nel testo dell’ordinanza. A sostegno di questa tesi, il ricorso richiama esplicitamente gli interventi pubblici e le valutazioni scientifiche espresse da autorevoli specialisti in malattie infettive, tra cui il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova.

Secondo le evidenze medico-scientifiche richiamate negli atti, la sola acqua non possiede proprietà disinfettanti né antibatteriche; al contrario, limitarsi a spruzzare qualche decilitro di liquido sulla minzione canina ha l’unico effetto pratico di diluire temporaneamente il liquido biologico, allargando la superficie bagnata sul marciapiede senza eliminare la carica batterica né neutralizzare gli odori sgradevoli. Per una reale igienizzazione servirebbero detergenti specifici ed enzimatici che tuttavia, se usati indiscriminatamente da centinaia di cittadini lungo le strade, rischierebbero di risultare tossici per gli stessi animali e inquinanti per le falde acquifere attraverso i tombini.

La giurisprudenza sui cani in città: i precedenti nei TAR italiani

La vertenza di Pratola Peligna non è un caso isolato nel panorama giuridico italiano, ma si inserisce in un solco interpretativo che negli ultimi anni ha visto diversi Tribunali Amministrativi Regionali pronunciarsi su ordinanze comunali simili. Più volte i giudici amministrativi hanno censurato provvedimenti sindacali che eccedevano i limiti dei poteri contingibili e urgenti previsti dal Testo Unico degli Enti Locali, ribadendo che l’obbligo di raccolta delle deiezioni solide – universalmente riconosciuto e doveroso – non può essere esteso in modo indiscriminato e sproporzionato ai liquidi fisiologici senza una comprovata e straordinaria emergenza sanitaria documentata dalle ASL competenti.

Mentre i cittadini del centro peligno attendono la fissazione dell’udienza cautelare che deciderà sull’eventuale congelamento dell’ordinanza numero 28, il dibattito tra favorevoli e contrari infiamma le piazze e i social network locali. Da una parte chi invoca il massimo decoro urbano e la tutela delle facciate storiche dei palazzi, dall’altra chi chiede buon senso, civiltà e rispetto per gli oltre dieci milioni di cani che compongono il tessuto affettivo delle famiglie italiane. La parola definitiva spetta ora al TAR dell’Abruzzo.

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Cronaca

«Amore, l’affare è fallito»: finta ispettrice tradita dalla telefonata al complice, sventata truffa a un’anziana a Castel Sant’Angelo e due arresti

Sventata dai Carabinieri di Cittaducale una tentata truffa aggravata ai danni di un’anziana a Castel Sant’Angelo. La finta ispettrice di polizia, tradita dalla telefonata al complice («Amore, l’affare è fallito»), è stata inseguita e arrestata insieme al partner su una Toyota Yaris grazie alla segnalazione di una vicina 👇

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Polizia di stato

Castel Sant’Angelo – Una frase sussurrata con concitazione all’auricolare dello smartphone nel vano tentativo di coprire la ritirata, l’intuito fulmineo dei militari dell’Arma e la provvidenziale solidarietà di una vicina di casa. Si è conclusa con due arresti in flagranza di reato una drammatica mattinata vissuta a Castel Sant’Angelo, comune alle porte di Rieti, dove una coppia di trasfertisti ha tentato di raggirare un’anziana signora facendo leva sulla paura e spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. L’operazione lampo, condotta con tempestività impeccabile dai Carabinieri della Compagnia di Cittaducale, ha permesso di bloccare i malviventi prima che potessero mettere le mani sui gioielli e sui risparmi di una vita della vittima, consegnando entrambi alla giustizia.

Il copione del finto perito e l’oro sull’asciugamano: la trappola psicologica

La tecnica criminale adottata ricalca purtroppo il collaudato e odioso copione dei raggiri ai danni della terza età, calibrato per gettare la persona vulnerabile in uno stato di improvviso panico emotivo. L’anziana è stata raggiunta sulla linea telefonica di casa da una voce femminile decisa che si è presentata falsamente come un’ispettrice di polizia. Con tono perentorio e incalzante, la finta agente ha comunicato alla donna che i suoi preziosi rischiavano di essere sequestrati o che potevano essere riconducibili a una rapina a mano armata avvenuta poche ore prima a Roma. Per fugare ogni dubbio ed evitare guai giudiziari, la truffatrice ha intimato alla pensionata di raccogliere immediatamente tutto l’oro e i gioielli custoditi in casa, adagiarli con cura sopra un asciugamano e tenerli pronti sul tavolo per l’imminente arrivo di un presunto “perito della polizia”, incaricato di visionarli e catalogarli.

Un meccanismo di manipolazione psicologica spietato, studiato per azzerare la capacità critica della vittima attraverso la simulazione di un’autorità dello Stato. Tuttavia, a spezzare la trama criminosa è stata l’attenzione vigile di una vicina di casa. Insospettita dalle grida d’aiuto e dal tono agitato con cui l’anziana rispondeva al telefono, la donna ha compreso all’istante la gravità della situazione e ha composto senza esitazione il Numero Unico di Emergenza 112, descrivendo l’accaduto alla centrale operativa dell’Arma.

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Il blitz a Castel Sant’Angelo e la telefonata fatale: «Amore, l’affare è fallito»

Le pattuglie della Compagnia di Cittaducale, già dispiegate sul territorio nell’ambito dei servizi straordinari di controllo anti-truffa disposti dal Comando Provinciale di Rieti, sono confluite in pochi minuti attorno all’abitazione dell’anziana. La rapidità dell’intervento ha colto di sorpresa la malvivente che si era materialmente recata sul posto per ritirare il bottino. Notando movimenti anomali e accorgendosi che qualcosa non stava andando secondo i piani, la donna ha desistito dal bussare alla porta, accelerando il passo verso la strada principale nel tentativo di rendersi invisibile.

Proprio in quell’istante, credendo di non essere osservata, ha composto il numero del complice che la attendeva a poca distanza a bordo di un’autovettura, pronunciando al telefono una frase che ha sciolto ogni residuo dubbio investigativo: «Amore, l’affare è fallito». Le parole sono state chiaramente udite dai carabinieri in borghese che si erano messi alle sue calcagna a debita distanza. Seguendo con discrezione i suoi spostamenti, i militari l’hanno vista salire a bordo di una Toyota Yaris di colore nero condotta da un uomo con il motore già acceso, pronto a premere sull’acceleratore per darsi alla fuga.

La fuga sventata sulla Toyota Yaris e l’arresto della coppia proveniente dalla Sicilia

La manovra di evasione è durata pochissimi metri. I veicoli dei Carabinieri di Cittaducale hanno sbarrato la strada all’utilitaria, bloccando ogni via di fuga e immobilizzando i due occupanti in totale sicurezza. La successiva perquisizione personale e veicolare ha permesso di acquisire elementi probatori inoppugnabili: all’interno dell’abitacolo sono stati rinvenuti telefoni cellulari utilizzati per coordinare i contatti con le vittime, navigatori satellitari impostati su itinerari dell’hinterland reatino e riscontri precisi che collegavano direttamente la coppia alla tentata estorsione appena consumata ai danni dell’anziana di Castel Sant’Angelo.

Dagli accertamenti anagrafici è emerso che i due indagati, un uomo e una donna con specifici precedenti, provenivano dalla Sicilia ed erano giunti nel Reatino con l’obiettivo mirato di compiere raid predatori contro residenti anziani e soli. Al termine delle formalità di rito espletate presso la caserma di Cittaducale, la coppia è stata dichiarata in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentata truffa aggravata continuata in concorso e posta a disposizione della Procura della Repubblica di Rieti, che coordina le indagini per verificare l’eventuale coinvolgimento dei due in ulteriori episodi analoghi verificatisi nel centro Italia.

L’appello delle forze dell’ordine: mai consegnare denaro od oro a sconosciuti

L’episodio sventato a Castel Sant’Angelo ribadisce con forza il ruolo cruciale svolto dalla cittadinanza attiva e dalla rete di vicinato, la cui prontezza ha evitato un danno economico e soprattutto morale devastante a una persona indifesa. I Carabinieri colgono l’occasione per rinnovare l’appello a tutta la popolazione, invitando a diffidare categoricamente di chiunque si presenti telefonicamente o alla porta dichiarando di essere un operatore delle forze dell’ordine, un funzionario pubblico, un avvocato o un tecnico del gas e chieda somme di denaro, gioielli o mandati di perizia su oggetti di valore.

Nessun corpo di polizia, nessun tribunale e nessuna istituzione dello Stato richiede la consegna di preziosi o contanti per risolvere controversie, liberare presunti congiunti arrestati o verificare la provenienza di beni domestici. In caso di dubbi o telefonate sospette, la raccomandazione assoluta è quella di interrompere immediatamente la comunicazione e comporre il numero 112 per richiedere l’invio tempestivo di una pattuglia.

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