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Cronaca

Terrore nel Bellunese, branco di lupi sbrana due cani: strage choc nei boschi

Passeggiate serali trasformate in un incubo letale: nel Bellunese esplode l’emergenza lupi! Nelle ultime ore si sono registrati due attacchi sanguinosi e scioccanti ai danni di animali domestici indifesi. A Castion, nell’anello escursionistico di Modolo, un cane è stato letteralmente sbranato e trascinato via nel bosco da un branco affamato di tre lupi, il tutto sotto lo sguardo pietrificato e impotente della sua padrona. Poco distante, a Limana, è stata ritrovata la carcassa martoriata di Fiocco, un dolcissimo incrocio di maremmano scomparso da 15 giorni, ucciso dai predatori a due passi dal cortile di casa. Gli episodi si sommano alla morte del cane Super ucciso a settembre in pieno giorno. I residenti del Nevegal sono terrorizzati e chiedono immediati interventi alle istituzioni!👇

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Lupi

Belluno – La tranquilla e rilassante routine serale di una normale passeggiata all’aria aperta si è improvvisamente e brutalmente trasformata in una scena di puro e inimmaginabile terrore primordiale. L’intera provincia dolomitica si ritrova oggi profondamente scossa e spaventata a causa di una violentissima, inarrestabile e sanguinosa ondata di attacchi mortali perpetrati ai danni di animali domestici indifesi. Il tema della complessa, delicata e sempre più pericolosa convivenza territoriale tra l’uomo, i centri abitati e la massiccia proliferazione dei grandi carnivori selvatici è letteralmente ed esplosivamente tornato al centro della cronaca nera bellunese, riaccendendo bruscamente un allarme sicurezza che sembrava sopito. Nelle ultimissime ore, due distinti, drammatici e fatali episodi di spietata predazione hanno insanguinato le frazioni montane, lasciando dietro di sé una scia di profondo dolore per le famiglie coinvolte e uno stato di panico palpabile e diffuso tra l’intera popolazione locale. Il branco, spinto verosimilmente dai fortissimi morsi della fame o da una rinnovata e preoccupante confidenza con gli insediamenti antropici, ha infatti alzato tragicamente il tiro, non limitandosi più ad attaccare le greggi isolate in alta quota, ma scendendo a ridosso delle abitazioni e colpendo mortalmente proprio il più fedele, protetto e amato amico dell’uomo.

L’agguato a Castion: trascinato via dai lupi sotto gli occhi della padrona

Il primissimo e più sconvolgente episodio di cronaca si è consumato rapidamente e fatalmente nel fitto mistero della notte, nel lasso di tempo a cavallo tra lo scorso mercoledì e giovedì.
Il drammatico teatro dell’aggressione è stato il popolarissimo anello escursionistico di Modolo, situato nella popolosa frazione di Castion (a pochissimi chilometri dal centro storico di Belluno). Una donna del posto stava tranquillamente e serenamente passeggiando nel bosco godendosi l’aria fresca serale, tenendo regolarmente vicino a sé il proprio inseparabile cane di taglia media. All’improvviso, emergendo furtivamente, silenziosamente e rapidamente dall’oscurità della boscaglia, un intero branco composto da almeno tre grossi esemplari di lupo adulto ha teso un vero e proprio agguato letale. Dinanzi agli occhi pietrificati, sbarrati e terrorizzati della povera padrona, del tutto impotente di fronte alla brutale forza numerica e muscolare dei selvatici, i lupi si sono scagliati famelicamente sul cane, aggredendolo mortalmente con morsi letali e trascinandolo via di forza verso l’interno del bosco buio, trasformandolo in un macabro pasto notturno. Superato lo shock iniziale durato alcuni lunghissimi minuti, la donna ha lanciato disperatamente il primissimo e concitato allarme. Sul posto si sono precipitate immediatamente e a sirene spiegate le pattuglie dei Carabinieri e gli agenti specializzati della Polizia Provinciale. Le complesse e tristi ricerche a tappeto condotte con l’ausilio delle torce hanno purtroppo confermato il peggiore dei presagi, portando al pietoso ritrovamento dei resti e della carcassa straziata del povero animale a poche decine di metri dal sentiero principale.

Il macabro ritrovamento a Limana: la tragica fine del povero Fiocco

Ma il feroce e spietato agguato notturno di Castion, purtroppo, non rappresenta affatto un macabro, triste e isolato caso fortuito. La drammatica mappa del terrore animale si è infatti espansa fatalmente anche nel vicino e confinante comune di Limana.
La comunità locale piange infatti amaramente e addolorata la scomparsa di Fiocco, un bellissimo e mansueto cane di sette anni d’età, nato da un incrocio genetico tra un pastore maremmano e un candido samoiedo. L’animale era inspiegabilmente e misteriosamente svanito nel nulla da circa quindici lunghissimi e angoscianti giorni, lasciando la sua famiglia d’adozione nell’incertezza più assoluta. Il tragico epilogo di questa estenuante ricerca si è purtroppo materializzato in queste ore proprio in località Polentes, quando il padre del legittimo proprietario ha fatto una scoperta agghiacciante: il corpo ormai esanime, martoriato e irriconoscibile di Fiocco giaceva abbandonato a brevissima distanza dal tranquillo cortile dell’abitazione familiare. Visionata la drammatica scena e le inequivocabili condizioni in cui versava il povero animale, la famiglia ha prontamente e responsabilmente avvertito le autorità sanitarie. I tecnici veterinari dell’Ulss 1 Dolomiti, tempestivamente accorsi sul luogo del ritrovamento, hanno tecnicamente e formalmente confermato la tesi dei proprietari, procedendo con la stesura ufficiale di una formale denuncia di predazione da grande carnivoro, certificando dunque l’avvenuto attacco mortale da parte del lupo proprio a pochissimi passi dal perimetro domestico.

Paura tra i residenti e la lunghissima scia di sangue sul Nevegal

Questi due recentissimi e sanguinosi ritrovamenti ravvicinati hanno inevitabilmente e comprensibilmente riacceso un durissimo, aspro e polemico dibattito politico e sociale tra tutti gli abitanti dell’intero comprensorio provinciale.
La zona compresa geograficamente tra il colle del Nevegal e tutto l’ampio Limanese sembra infatti essere finita sotto il controllo diretto, stretto e spietato di numerosi e affamati branchi di lupi ormai totalmente stanziali. La memoria collettiva della comunità è infatti tornata dolorosamente a metà settembre, quando un altro sfortunatissimo cane di nome Super era stato barbaramente aggredito e ucciso in pieno giorno (e non nel buio della notte) nella frazione di Coi de Navasa, suscitando scalpore nazionale. La preoccupante, rapida e costante frequenza con la quale si stanno ripetendo cronologicamente e geograficamente questi tragici eventi ha alimentato una profonda, giustificata e viscerale rabbia tra i residenti montani. La popolazione civile, gli allevatori locali e gli amanti degli animali domestici chiedono ora a gran voce e all’unisono risposte chiare, rapide e rassicurazioni istituzionali immediate: la gestione faunistica del territorio non può più gravare esclusivamente sulle fragili spalle dei cittadini. Passeggiare in sicurezza sui sentieri vicino casa, o lasciare il proprio cane libero nel cortile di proprietà, non deve e non può assolutamente trasformarsi in un rischio mortale e quotidiano.

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Esteri

L’Unione Europea chiede dialogo e moderazione dopo i raid aerei pakistani in Afghanistan

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ue

Redazione- L’Unione Europea ha espresso il proprio rammarico per la morte di civili nei recenti attacchi aerei pakistani in Afghanistan e ha esortato le parti coinvolte a risolvere le loro divergenze attraverso il dialogo e mezzi pacifici.

In una dichiarazione diffusa venerdì 10 Mizan, un portavoce dell’Unione Europea ha fatto riferimento agli attacchi nelle province di Kunar e Helmand, affermando che la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha confermato la morte di almeno 10 civili, la maggior parte dei quali bambini, e il ferimento di altre nove persone.

L’Unione Europea ha invitato entrambe le parti a esercitare moderazione, evitare un’ulteriore escalation e avviare un dialogo per affrontare le loro controversie.

Nella dichiarazione, l’UE ha inoltre sottolineato che le «autorità de facto dell’Afghanistan» devono adottare misure efficaci per contrastare i gruppi terroristici che operano nel Paese o che utilizzano il territorio afghano per condurre operazioni.

L’Unione Europea ha ribadito che tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e garantire la protezione dei civili e delle infrastrutture civili.

L’UE ha infine esortato tutte le parti ad adottare ogni misura pratica possibile per prevenire ulteriori vittime e ridurre al minimo i rischi per la popolazione civile.

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Cronaca

Vipera sulla Ferrata della Memoria al Vajont: morde la GoPro dell’alpinista

Incontro ravvicinato da vero e proprio brivido lungo la spettacolare “Ferrata della Memoria”, sulle pareti verticali della Gola del Vajont! L’alpinista Costantino Boscolo si è trovato improvvisamente a pochissimi centimetri di distanza da una Vipera dal corno (la più velenosa e pericolosa d’Europa). L’animale, infastidito dalla vicinanza della action cam, ha prima “soffiato” minacciosamente e poi è passato all’attacco, sferrando un morso fulmineo che ha bucato l’involucro in gomma della GoPro, lasciando ben visibili i segni del suo veleno letale. Fortunatamente l’uomo ne è uscito illeso e l’animale è stato rispettato. Guardare il video per credere!👇

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Vipera ammodytes

Longarone (BL) – Affrontare a mani nude la dura e inospitale roccia calcarea dell’Alta Montagna significa, da sempre e inevitabilmente, dover scendere a patti con l’imprevedibilità e la maestosità della natura selvaggia. È un mondo primordiale in cui l’uomo è solo un temporaneo e fragile ospite di passaggio, e dove incontri ravvicinati con la ricca fauna locale possono talvolta trasformarsi in momenti di pura, indescrivibile e raggelante adrenalina. Ne sa certamente e indiscutibilmente qualcosa l’alpinista Costantino Boscolo, protagonista nelle scorse ore di un vero e proprio “faccia a faccia” da brivido assoluto, avvenuto proprio mentre si trovava sospeso nel vuoto, intento a percorrere i difficili e impegnativi tratti tecnici della celebre Ferrata della Memoria. Questo spettacolare ma severo itinerario alpinistico attrezzato si inerpica infatti quasi verticalmente lungo le strette, vertiginose e storiche pareti della Gola del Vajont (al confine naturale tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia), un ambiente aspro e ostile che richiede non solo una solida e comprovata preparazione fisica e tecnica, ma anche nervi saldissimi. Ed è proprio in uno di questi passaggi altamente “aerei” ed esposti al vuoto che l’alpinista si è ritrovato inaspettatamente a pochi centimetri dal temutissimo e letale sguardo del rettile più temuto dagli escursionisti: la cosiddetta “regina” delle vipere europee. Un incontro ravvicinatissimo che, considerata l’impossibilità fisica di fuggire o indietreggiare agilmente trovandosi agganciato a un cavo d’acciaio in parete, deve aver causato un grandissimo e comprensibile spavento.

Il video dell’attacco: dal sibilo minaccioso al morso

Nonostante la comprensibile e iniziale tensione generata dalla vista ravvicinata del pericoloso rettile accovacciato tra le fessure della parete rocciosa, Costantino Boscolo ha mantenuto una grandissima e lodevole lucidità d’animo, riuscendo addirittura a documentare l’eccezionale evento.
Sfruttando intelligentemente e prudentemente il lungo braccio estensibile (bastone da selfie) della sua action cam GoPro, l’alpinista è riuscito infatti a riprendere l’animale rimanendo comunque fisicamente e in totale sicurezza a una debita e rassicurante distanza di sicurezza dal suo raggio di attacco fatale. Nel breve ma impressionante filmato, poi diffuso sui social e divenuto rapidamente virale tra gli appassionati di montagna, l’audio cattura in maniera chiara e nitida il momento esatto in cui il rettile, palesemente e giustamente infastidito dalla fastidiosa presenza meccanica del dispositivo elettronico nel suo territorio, inizia a “soffiare” rumorosamente e ripetutamente per lanciare inequivocabili segnali difensivi di avvertimento. Solo dopo una lunga serie di avvisi ignorati, l’animale passa istintivamente e brutalmente all’azione offensiva: con uno scatto fulmineo, improvviso e quasi impercettibile all’occhio umano, la vipera si lancia in avanti sferrando prima un attacco a vuoto e poi un secondo morso rapidissimo e precisissimo, arrivando ad affondare prepotentemente e profondamente le sue ampie e velenifere fauci direttamente sulla spessa copertura in gomma nera che protegge l’involucro esterno della telecamera dell’alpinista.

Il veleno e i segni inequivocabili sulla telecamera GoPro

L’incredibile reattività, la velocità letale e la precisione chirurgica del morso sferrato dal rettile sono perfettamente visibili e documentati nella seconda, interessante parte del video amatoriale diffuso in rete.
“Vedete la vipera laggiù? Mi ha letteralmente e violentemente morsicato la telecamera!”, commenta a caldo e visibilmente scosso lo stesso Costantino Boscolo in una seconda breve clip, mentre l’inquadratura del dispositivo si rivolge ora direttamente e accuratamente verso l’involucro gommoso della GoPro. Sulla scocca dell’apparecchiatura elettronica, infatti, sono rimasti profondamente e nitidamente impressi non solo i due iconici e inconfondibili fori provocati dalla pressione dei denti acuminati, ma anche e soprattutto i pericolosissimi e chiari residui liquidi del veleno mortale appena secreto e iniettato con forza dall’animale durante l’attacco frontale. Fortunatamente, proprio grazie alla barriera protettiva artificiale creata dal lungo braccio meccanico della telecamera, l’alpinista non ha subito alcuna conseguenza fisica diretta e ha potuto concludere la sua complessa ascesa lungo la Gola del Vajont senza il minimo e drammatico graffio, portando a casa un aneddoto pazzesco e un’esperienza naturalistica estrema che, con ogni probabilità, non dimenticherà mai più per il resto della sua vita alpinistica.

Vipera dal corno: identikit della “regina” letale d’Europa

L’animale in questione, come rapidamente e facilmente identificato da esperti e zoologi attraverso le nitide immagini video, non è affatto un serpente comune, ma un maestoso e letale esemplare adulto di Vipera dal corno (Vipera ammodytes).
Questo affascinante, silenzioso e temuto rettile, che in natura può arrivare a raggiungere dimensioni notevoli sfiorando quasi il metro di lunghezza, è morfologicamente riconoscibile in maniera inequivocabile per due caratteristiche fisiche principali e inconfondibili: il peculiare e curioso “corno” nasale squamoso che si protende minacciosamente verso l’alto sul muso, e il bellissimo, intricato e geometrico disegno a zig zag che ne decora l’intero dorso. Animale di natura spiccatamente schiva, riservata ed evanescente, si incontra soltanto molto di rado, prediligendo i versanti assolati, rocciosi e inaccessibili delle Alpi orientali italiane, con una particolare e storica concentrazione documentata proprio all’interno dell’ostico territorio della provincia di Belluno. L’Associazione Faunisti Veneti è dovuta immediatamente e tempestivamente intervenire per placare ingiustificati allarmismi pubblici: “La vipera dal corno è effettivamente dotata di un veleno potentissimo ad azione neurotossica, capace di indurre paralisi nel soggetto morso e potenzialmente in grado di uccidere un uomo adulto (essendo la più velenosa d’Europa). Tuttavia, è estremamente e fortunatamente poco aggressiva e raramente pericolosa se lasciata in pace, non va assolutamente demonizzata o perseguitata”. E lo stesso alpinista Boscolo ha voluto lanciare un bellissimo, nobile e civile messaggio di civiltà e rispetto ecologico: “Ho trovato la vipera tra le pareti verticali, ma non vi dirò mai pubblicamente il punto geografico preciso dell’avvistamento, perché credo fortemente che, purtroppo, le persone siano decisamente più pericolose per le vipere di quanto le vipere lo siano per le persone”.

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Cronaca

Terrore in montagna, vipera si nasconde nello zaino e morde escursionista al collo: salvato al limite

Un incubo ad alta quota degno di un film dell’orrore! Un escursionista di 50 anni ha rischiato seriamente di morire sulle montagne piemontesi per colpa di una letale e silenziosissima vipera, che si era furtivamente e furbescamente intrufolata nel suo zaino durante una pausa. Quando l’uomo se lo è rimesso sulle spalle, il rettile è sbucato all’improvviso mordendolo ferocemente al collo! L’uomo è andato subito in blocco respiratorio. Salvato per miracolo grazie al disperato e rapidissimo volo in elisoccorso verso l’ospedale di Rivoli e al formidabile intervento di due coraggiose rianimatrici, che lo hanno intubato d’urgenza e gli hanno iniettato il siero antivipera. L’uomo è finalmente stato dimesso venerdì👇

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Vipera Berus

Rivoli – Una tranquilla, rigenerante e apparentemente sicura escursione ad alta quota, immersa nel silenzio e nella meravigliosa natura incontaminata delle montagne piemontesi, si è improvvisamente, tragicamente e violentemente trasformata in un vero e proprio e inimmaginabile incubo a occhi aperti, degno delle peggiori e più agghiaccianti sceneggiature dei film thriller. Il protagonista assoluto, sfortunato e terrorizzato di questa incredibile e surreale disavventura alpina è un uomo, un appassionato e preparato escursionista di 50 anni, che ha dovuto letteralmente e disperatamente guardare in faccia la morte per colpa di uno scherzo cinico e letale del destino. La causa di questo orrore ad alta quota non è stata, come purtroppo accade frequentemente, una scivolata accidentale in un burrone o un improvviso e violento malore cardiaco dovuto allo sforzo fisico, bensì il fatale, inaspettato e ravvicinato e terrificante incontro con il predatore strisciante più temuto e letale delle nostre valli: la temutissima vipera. Il velenoso rettile, con una dinamica che ha letteralmente e oggettivamente dell’incredibile e che fa raggelare il sangue nelle vene a qualsiasi amante del trekking sportivo, era infatti riuscito silenziosamente, furtivamente e invisibilmente a intrufolarsi e nascondersi all’interno dello zaino dell’uomo, per poi sferrare a tradimento un attacco mortale in una delle zone in assoluto più delicate, esposte e vulnerabili dell’intero corpo umano. Fortunatamente, grazie solamente all’eccellenza, alla rapidità e alla preparazione tecnica straordinaria della complessa macchina dei soccorsi medici, questa terrificante gita non si è chiusa in tragedia.

Il dramma in alta quota: il rettile nascosto e il morso letale

La primissima, caotica e drammatica ricostruzione dell’incidente fornita successivamente dai soccorritori e dallo stesso e terrorizzato escursionista superstite racconta una dinamica a dir poco agghiacciante e paradossale.
Mentre il cinquantenne, presumibilmente e tranquillamente, aveva incautamente appoggiato a terra il proprio pesante equipaggiamento durante una normalissima e meritata pausa di ristoro lungo il tortuoso sentiero montano, l’insidioso serpente velenoso aveva astutamente, silenziosamente e furbescamente cercato caldo e riparo infilandosi in profondità proprio all’interno dello zaino, mimetizzandosi perfettamente tra le stoffe. Completamente, totalmente e fatalmente ignaro del gravissimo e letale pericolo strisciante e nascosto a pochissimi millimetri dalla sua nuca, l’escursionista si era nuovamente e faticosamente caricato il pesante sacco sulle spalle per riprendere allegramente e spensieratamente la sua lunga marcia in salita verso la vetta. È stato esattamente in quel fatidico, preciso e maledetto momento, cullata e forse spaventata o infastidita dal movimento ritmico della camminata umana, che l’aggressiva vipera è improvvisamente e fulmineamente sbucata fuori dalla sua tana improvvisata. Il letale rettile ha sferrato il suo attacco fulmineo mordendo violentemente l’ignaro cinquantenne direttamente sul delicatissimo collo nudo. La ferita, inflitta crudelmente in un punto anatomico nevralgico, si trovava infatti pericolosamente e millimetricamente a ridosso delle primarie vie respiratorie dell’uomo, innescando istantaneamente nel suo corpo una reazione allergica, tossica e velenosa assolutamente devastante, fulminea e potenzialmente mortale in pochissimi minuti.

La corsa in elisoccorso verso l’ospedale di Rivoli

Subito dopo aver ricevuto l’atroce morso al collo e aver visivamente, lucidamente e terroristicamente realizzato l’esatta e spaventosa entità del pericolo in cui si trovava, l’uomo ha immediatamente e disperatamente accusato i primissimi, inequivocabili e gravissimi sintomi dell’avvelenamento da vipera.
Il fortissimo, paralizzante e bruciante dolore locale si è infatti accompagnato nel giro di pochissimi e concitati istanti a un repentino, gravissimo e spaventoso blocco respiratorio. L’escursionista, accasciatosi pesantemente a terra ansimante in mezzo al sentiero isolato, faceva letteralmente e disperatamente fatica a incamerare l’aria nei polmoni, trovandosi in una condizione clinica di asfissia imminente e a un passo dal fatale arresto cardiaco. L’immediata e disperata richiesta di SOS ha fortunatamente, tempestivamente e miracolosamente attivato la complessa e perfetta macchina dell’elisoccorso alpino. L’elicottero medicalizzato d’urgenza è riuscito, con una manovra aerea da manuale, a recuperare celermente e caricare a bordo il malcapitato, trasportandolo a velocità folle e disperata direttamente verso il piazzale del pronto soccorso del vicino e attrezzato ospedale di Rivoli. Il paziente è atterrato in condizioni mediche disperate, descritte dai paramedici a bordo come puramente, tecnicamente e oggettivamente critiche, rendendo di fatto indispensabile e vitale un intervento medico estremo, chirurgico e immediato per mantenere a tutti i costi pervie e funzionanti le preziosissime vie aeree compromesse dal veleno.

L’intervento delle dottoresse: intubazione e siero antivipera

Il vero e proprio miracolo medico, umano e professionale si è consumato brillantemente, freneticamente e magistralmente all’interno delle asettiche e luminose stanze del pronto soccorso piemontese.
Ad accogliere coraggiosamente e professionalmente in codice rosso il gravissimo paziente c’erano due veri e propri angeli custodi in camice bianco: le eccellenti, lucidissime e preparatissime anestesiste rianimatrici Cecilia Quaranta e Carola Girardi. Le due intrepide dottoresse dell’ospedale di Rivoli, comprendendo immediatamente, visivamente e clinicamente l’estrema, gravissima e imminente pericolosità della severissima sintomatologia respiratoria conseguente al letale morso al collo, non hanno perso nemmeno un singolo e vitale secondo. Con enorme freddezza tecnica e perizia chirurgica, l’affiatatissima équipe medica ha proceduto istantaneamente alla difficilissima manovra di intubazione meccanica d’urgenza (per scongiurare l’asfissia totale e garantire l’ossigenazione del cervello) e, in rapida, salvifica e calcolata successione, ha somministrato per via endovenosa il preziosissimo e vitale siero antivipera. Solo l’eccezionale, straordinaria e assoluta tempestività clinica di queste cure invasive, mirate ed estreme ha concretamente, fisicamente e oggettivamente permesso all’uomo di sopravvivere ai primissimi e devastanti effetti tossici del potente veleno inoculato dal serpente. Superata brillantemente, seppur a grandissima fatica, questa primissima e pericolosissima fase critica, il cinquantenne è stato saggiamente e attentamente trattenuto in strettissima e costante osservazione medica per monitorare passo dopo passo la preziosa risposta clinica e cardiologica del suo corpo stremato ai potentissimi farmaci salvavita appena somministrati.

Il lieto fine: le dimissioni e il ritorno a casa dopo l’incubo

Dopo le tesissime, interminabili e angoscianti primissime ore di durissimo e invasivo trattamento farmacologico intensivo, il lungo, doloroso e faticoso percorso clinico del paziente ha finalmente, progressivamente e felicemente imboccato la discesa.
L’uomo ha infatti diligentemente e coraggiosamente proseguito il suo necessario periodo di degenza medica preventiva all’interno del sicuro, moderno e attrezzatissimo reparto di rianimazione dell’ospedale di Rivoli (diretto con polso fermo e grande maestria dal dottor Michele Grio e saldamente inserito all’interno del dipartimento di emergenza urgenza). All’interno di queste mura protette, le funzioni vitali e le condizioni respiratorie dell’escursionista piemontese sono fortunatamente, lentamente ma progressivamente e stabilmente migliorate con il passare dei giorni, permettendo infine alla felice équipe medica di sciogliere definitivamente e gioiosamente l’infausta prognosi. La terribile e assurda disavventura ad alta quota si è conclusa nel migliore, felice e insperato dei modi venerdì 25 settembre, giorno in cui l’uomo ha ufficialmente, burocraticamente e finalmente firmato i documenti per le agognate dimissioni ospedaliere. L’escursionista miracolato ha potuto così fare felicemente ritorno a casa e abbracciare i propri cari, godendo di ottime e stabili condizioni di salute generali. Resta ovviamente, e durerà a lungo, il bruttissimo, spaventoso e indelebile ricordo di una banale passeggiata all’aria aperta in montagna che, per una tragica e assurda coincidenza, ha rischiato seriamente, cinicamente e fatalmente di costargli prematuramente la vita.

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