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Politica

Edilizia sostenibile, la visione di Fabio Rampelli per il futuro delle nostre città

🌿 L’edilizia del futuro punta su materiali naturali e stop al consumo di suolo. Fabio Rampelli traccia la rotta: basta con gli edifici in vetro e acciaio, serve un ritorno alla tradizione e al rispetto per il territorio.

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#edilizia #sostenibilità #rampelli #bioarchitettura #urbanistica

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Rampelli

Redazione-  Roma, tra le austere sale di Palazzo Wedekind, il cuore istituzionale che affaccia su Piazza Colonna, si è aperto un dibattito di profonda portata sul futuro dell’urbanistica italiana. Il convegno “Ecohabitat rigenerato. Vivere, lavorare e fare ricerca nella biosfera. L’esempio di Grottaferrata” ha offerto lo spunto per una riflessione radicale proposta dal vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli. Il parlamentare di Fratelli d’Italia ha tracciato una rotta che si distacca nettamente dalle tendenze dominanti dell’ultimo ventennio, invocando un cambiamento di paradigma che metta al centro la tradizione, la sostenibilità reale e il rispetto del territorio.

Il superamento dei materiali energivori

Il monito di Rampelli si concentra anzitutto sulla scelta dei materiali. Secondo il vicepresidente della Camera, il settore deve abbandonare la dipendenza da plastiche, PVC e polistirolo, elementi che presentano criticità insormontabili, sia nella fase di produzione che in quella di smaltimento come rifiuti. Il dibattito tocca anche le grandi strutture in acciaio e vetro, ormai considerate icone dell’architettura terziaria contemporanea ma, a giudizio del deputato, profondamente incompatibili con i principi di efficienza energetica.

L’uso massiccio di acciaio e cristallo viene criticato non solo per l’elevato impatto ambientale legato alla loro fabbricazione, definita altamente energivora, ma anche per la scarsa tenuta termica che impone consumi energetici elevatissimi. In un’epoca segnata dal cambiamento climatico, questi edifici richiedono impianti di raffrescamento e riscaldamento costanti per compensare i limiti strutturali degli involucri trasparenti. La proposta di Rampelli punta quindi a riscoprire i modelli edilizi tradizionali, nati da secoli di affinamento bioclimatico, capaci di integrare il comfort abitativo con una naturale simbiosi con il contesto locale.

Stop al consumo di suolo e spazio ai giovani talenti

Un altro punto qualificante dell’intervento riguarda la gestione del territorio e la lotta allo spreco di suolo agricolo. Rampelli osserva come l’attuale stagione di denatalità imponga di chiudere definitivamente la fase delle grandi cementificazioni invasive. L’orientamento politico espresso mira a concentrare gli sforzi sulla rigenerazione dell’esistente. L’idea di “città giardino” deve prevalere sul modello del grattacielo o dell’espansione indiscriminata verso le periferie.

Il parlamentare distingue tuttavia tra diverse zone di intervento: esistono aree che devono essere dichiarate non negoziabili, protette da ogni trasformazione edittale, e zone urbanisticamente già compromesse. In queste ultime, l’intervento progettuale non deve mirare al profitto speculativo, ma alla creazione di infrastrutture primarie come marciapiedi e servizi che spesso mancano. In questo scenario, il ruolo delle cosiddette archistar viene ridimensionato a favore di una nuova generazione di progettisti. Rampelli invita gli studenti di bioarchitettura a coltivare lo spirito critico, rifiutando i dogmi della modernità estetica per tornare a una progettualità umile, che sappia rispettare la magnificenza del territorio senza voler imporre segni scenografici che finiscono per prevaricare l’ambiente.

Verso nuovi standard di bioarchitettura

Il messaggio lanciato da Palazzo Wedekind non è solo una critica al passato recente, ma un invito operativo rivolto a tutto il comparto tecnico. L’architettura deve tornare a essere un servizio per la comunità e un gesto di conservazione per le generazioni future. L’esempio citato nel titolo del convegno, quello di Grottaferrata, funge da laboratorio ideale per testare soluzioni in cui il benessere umano e la sostenibilità ambientale non siano elementi contrapposti, ma due facce della stessa medaglia.

La sfida lanciata da Fratelli d’Italia attraverso la voce di Rampelli è ambiziosa: trasformare il modo in cui pensiamo l’abitare, passando da una cultura dell’effimero e del visibile a una cultura del contenuto e della sostanza. La capacità di “stare al proprio posto” che il vicepresidente chiede agli architetti riassume efficacemente questo cambio di rotta: la bellezza di un’opera non deve derivare dalla sua capacità di stupire, ma dalla sua capacità di dialogare con il contesto senza alterarlo, garantendo al contempo una durabilità che i materiali artificiali odierni faticano a offrire. Si apre, dunque, un confronto necessario che coinvolgerà nei prossimi mesi il mondo delle professioni, le amministrazioni locali e il legislatore nazionale.

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Politica

Rinascimento Nazionale rompe con Vannacci: “Siamo autonomi, non siamo sezioni di partito”

Continua il terremoto nella galassia della destra che orbita (o orbitava) attorno al Generale Vannacci! Dopo le roventi polemiche scoppiate in Liguria per le “sovrapposizioni” tra Futuro Nazionale e i neonati circoli culturali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il presidente Luca Sforzini rompe gli indugi e taglia i ponti gerarchici: “Non siamo le sezioni di un partito e non dipendiamo da Futuro Nazionale. Le due organizzazioni restano distinte”. Il Centro Studi accelera i tempi e annuncia per il 16 ottobre a Napoli la presentazione ufficiale della propria rete indipendente. L’obiettivo? Slegarsi dai partiti per creare un vero “think tank” che elabori le idee per una destra moderna e liberale, capace di affrontare i problemi del futuro (energia, intelligenza artificiale, sicurezza) senza rimanere ancorata alle nostalgie del Novecento. Leggi tutti i retroscena politici nel nostro ultimo articolo 👇

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Sforzini

Castello Sforzini (Alessandria) – Lo scacchiere politico della nascente e frastagliata destra extraparlamentare italiana continua a essere scosso da profondi assestamenti, polemiche roventi e improvvisi cambi di rotta. Dopo i recenti e clamorosi screzi burocratici e ideologici, la separazione consensuale ma non priva di attriti tra la galassia che fa capo al Generale Roberto Vannacci (riunita sotto l’insegna di Futuro Nazionale) e l’anima più intellettuale del movimento sembra essere ormai un dato di fatto irreversibile.
Ad accelerare bruscamente questo inesorabile processo di allontanamento è stato il Centro Studi Rinascimento Nazionale, l’organizzazione culturale presieduta da Luca Sforzini, che ha deciso di scendere in campo in prima persona per rivendicare con orgoglio e senza mezzi termini la propria assoluta, totale e incrollabile indipendenza strutturale. L’occasione per mettere in chiaro le gerarchie (o meglio, l’assenza di esse) è scaturita dalle recentissime e infuocate polemiche divampate a Genova, dove in Liguria si era venuta a creare una fastidiosa e imbarazzante presunta “sovrapposizione” mediatica tra le strutture territoriali dei comitati di Futuro Nazionale e i neonati Circoli culturali appartenenti al Centro Studi. Di fronte a questo caos organizzativo, che rischiava di generare una pericolosissima confusione nella testa di militanti, simpatizzanti ed elettori, Sforzini ha deciso di premere il piede sull’acceleratore, annunciando una fitta e imminente campagna di presentazioni pubbliche della propria rete su scala nazionale, per ribadire la propria autonomia politica e finanziaria.

La presentazione di Napoli: il via ufficiale ai Circoli territoriali

Il punto di partenza ufficiale per questa imponente “marcia” di posizionamento sul territorio italiano sarà il capoluogo campano. Il prossimo venerdì 16 ottobre, con inizio previsto per le ore 15.30, la città di Napoli ospiterà infatti una grande conferenza stampa dedicata alla presentazione pubblica del Circolo della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Come tengono a precisare con estrema pignoleria i vertici dell’associazione, non si tratterà del semplice e retorico annuncio della “nascita” di una nuova cellula, bensì della presentazione ufficiale di una macchina che è già perfettamente operativa e oliata da tempo. Durante l’atteso evento partenopeo verranno svelati pubblicamente i nomi dei responsabili territoriali, verranno illustrati nel dettaglio i complessi capisaldi organizzativi e le modalità di funzionamento interno, e verranno soprattutto lanciate le prime, incisive attività pubbliche destinate a smuovere il dibattito cittadino. «Attenzione però, la Campania non rappresenta affatto un episodio isolato o fine a se stesso», ha dichiarato con soddisfazione Luca Sforzini. «La verità è che i Circoli territoriali del Centro Studi sono già pronti, schierati e operativi in tutta Italia. Regione dopo regione, si presenteranno pubblicamente ai cittadini attraverso apposite conferenze stampa, rendendo noti i propri referenti e dando contestualmente il definitivo avvio alle attività politiche e culturali sul proprio territorio di competenza».

Autonomia totale da Futuro Nazionale: “Le organizzazioni restano distinte”

Ma il vero nodo politico della questione, come accennato in apertura, resta il delicatissimo (e ormai logoro) rapporto di collaborazione con il movimento Futuro Nazionale, da cui Rinascimento intende smarcarsi in maniera netta ed elegante.
«Quanto accaduto recentemente in Liguria ci offre l’occasione d’oro per poter spiegare con ancora maggiore chiarezza e trasparenza la vera natura della nostra organizzazione agli occhi dell’opinione pubblica», ha continuato senza peli sulla lingua il presidente Sforzini. «Voglio che sia chiaro a tutti: i Circoli di Rinascimento Nazionale appartengono in via esclusiva ed escludente al Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non siamo e non saremo mai dei comitati elettorali di Futuro Nazionale, non siamo semplici e ubbidienti sezioni di partito, non siamo strutture ombra o parallele di altre organizzazioni politiche e, soprattutto, non dipendiamo gerarchicamente da alcun soggetto politico esterno. È assolutamente vero, in passato il Centro Studi ha collaborato attivamente con Futuro Nazionale, e per un lungo e proficuo periodo ne è stato a tutti gli effetti il think tank di riferimento per l’elaborazione delle idee. Tuttavia, in quel periodo abbiamo sempre e comunque mantenuto una nostra piena, inattaccabile e totale autonomia statutaria, organizzativa, logistica, economica e finanziaria. Che singole persone o iscritti possano contemporaneamente appartenere a un partito e partecipare in totale libertà alle attività culturali di un centro studi non determina, e non determinerà mai, alcuna sovrapposizione formale tra le due organizzazioni. Le appartenenze individuali restano tali, ma le organizzazioni restano rigidamente distinte. Questo concetto valeva ieri, vale oggi e varrà naturalmente anche per tutti i Circoli che presenteremo nei prossimi mesi».

Una nuova destra per il XXI secolo: “Basta con le nostalgie del Novecento”

L’affondo finale di Luca Sforzini non è rivolto soltanto agli ex alleati e compagni di viaggio, ma traccia le coordinate ideologiche precise di quello che vuole essere il vero e ambizioso obiettivo del suo think tank: svecchiare e rivoluzionare il polveroso panorama del conservatorismo italiano.
«Rinascimento Nazionale non è un circoletto chiuso, ma vuole essere un grande e accogliente luogo di aggregazione nel quale possano incontrarsi liberamente persone provenienti da esperienze politiche, professionali e culturali profondamente diverse tra loro», ha concluso Sforzini. L’identikit programmatico tracciato dal Centro Studi è quello di un’officina del pensiero dedicata alla creazione di una proposta politica per una vera e moderna “destra del XXI secolo”. Una destra che si definisce fieramente nazionale ma allo stesso tempo intrinsecamente liberale, convintamente occidentale, favorevole a uno Stato forte nel garantire le sue funzioni essenziali, ma diametralmente e ferocemente contraria al concetto opprimente di “Stato etico”. Le vere sfide che i Circoli intendono affrontare sui territori non riguardano le vecchie battaglie ideologiche, ma i problemi reali e impellenti della società contemporanea: sicurezza urbana, gestione severa dell’immigrazione, contrasto al progressivo impoverimento della classe media, valorizzazione ferrea del merito, indipendenza ed energia, e la titanica sfida lanciata dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza Artificiale. «Vogliamo affrontare le enormi e rapide trasformazioni dell’Occidente guardando avanti, senza passare il nostro tempo a cercare continuamente le risposte ai problemi del futuro scavando nelle ideologie o nelle tristi nostalgie del Novecento. Noi partiamo da Napoli, ma la nostra rete culturale e politica è già in marcia».

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Politica

La settima arte come scudo dell’identità nazionale e motore di occupazione stanziale: Fabio Rampelli blinda il cinema italiano alla Camera dei Deputati

La settima arte si prende il centro della scena a Montecitorio e il domani della cultura italiana ritrova il suo scudo economico e identitario più forte! Il Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), è intervenuto al convegno “Dove va il cinema?” presso la Sala della Regina per blindare il ruolo macroeconomico della filmografia nazionale. Rampelli definisce il cinema come una straordinaria “catena del valore” capace di generare occupazione stabile e risposte flessibili per maestranze, tecnici e comparse, esigendo il rilancio monumentale di Cinecittà. Citando il mito di Ricciotto Canudo e parafrasando Federico Fellini, l’esponente di governo lancia un manifesto iper-emotivo e gratuito contro l’asfissia degli schermi digitali: “Il cinema è una grande industria dello Stato che invece di fabbricare microchip produce le immagini con cui vestire i sentimenti umani”. Tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇

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Rampelli

Roma – Una luce dorata e travolgente si propaga dagli schermi cinematografici per farsi pilastro della memoria collettiva dello Stato, trasformando le pellicole d’autore in un’autentica officina di civiltà, risorsa terapeutica ed educazione permanente al bello. La settima arte, quando sa spogliarsi dei vecchi e asettici cliché industriali della finzione commerciale e dei filtri digitali degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare e vestire i sentimenti profondi dell’essere umano, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta, lontana dal torpore dell’omologazione globale. Nella giornata di oggi, martedì 22 settembre 2026, i solenni e monumentali spazi della Sala della Regina a Montecitorio hanno ospitato un imponente e attesissimo incontro istituzionale d’alto profilo macroeconomico: nell’indirizzo di saluti elargito per l’apertura del convegno ‘Dove va il cinema?’, il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli (esponente d’élite di Fratelli d’Italia), ha tracciato una fitta e trasparente requisitoria a difesa della produzione audiovisiva tricolore, blindando il valore strategico del comparto, taccuino alla mano e passioni calde.

L’affondo dell’esponente di primo piano della destra italiana non lascia spazio a filtri protettivi o a ipocrisie interpretative, collocando lo stanziamento per la filmografia tra i requisiti irrinunciabili per la proiezione internazionale della penisola nel mondo. Secondo la saggistica programmatica illustrata dal vicepresidente, il cinema non può e non deve essere ridotto e confinato alla sola Categoria del mero intrattenimento passivo per i passeggeri del tempo libero. Al contrario, esso costituisce una complessa e rigorosa catena del valore, un reticolo economico stanziale d’avanguardia in grado di generare contratti di lavoro stabili e risposte flessibili contro la crisi occupazionale rionale, valorizzando il merito dei nostri creativi ed evitando il doloroso esodo delle migliori intelligenze artistiche dello Stato verso le scuderie estere.

Il rilancio di Cinecittà e la tutela delle maestranze: l’imperito dell’industria

Il cuore pulsante dell’intervento di Fabio Rampelli alla Camera dei Deputati ha messo a terra un programma strategico e pluriennale volto a coniugare l’onestà delle idee poetiche alla solidità dei fatturati industriali. I Criteri di sviluppo del settore devono saper garantire in totale trasparenza la sicurezza salariale e la coesione sociale di tutte le componenti della filiera: dalle grandi case di produzione fino alle tute blu dei set, ai tecnici del suono, ai direttori della fotografia, alle comparse e alle centinaia di piccole e medie aziende artigiane dei rioni storici che collaborano all’allestimento delle scene. Un ruolino di marcia serrato che vede come asse centrale il definitivo e monumentale rilancio dei mitici laboratori di Cinecittà, la fabbrica dei sogni romana andata rubata negli occhi del cinema mondiale, che lo Stato ha il dovere civile di proteggere millimetricamente dalle nevrosi dei tagli di spesa.

I dati economici del comparto parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’Italia ha il dovere morale di rimanere all’altezza della propria gloriosa e duratura tradizione artistica. Rampelli ha rievocato con finezza saggistica la definizione coniata nei primi del Novecento dal celebre critico Ricciotto Canudo, celebrando il cinema come l’ultima arte, la miracolosa e geometrica summa di tutte le altre discipline umane, dalla letteratura all’architettura, fino alla pittura e alla musica. Un interplay espressivo totale e privo di barriere economiche capace, per usare le parole di un visual anchor immortale del calibro di Federico Fellini, di stabilire un dialogo intimo e diretto con il divino, scacciando l’asfissia protettiva e l’isolamento della vita quotidiana, sintonizzando le scadenze della cultura sulla frequenza del genio italico.

I sentimenti al posto dei microchip: il manifesto di Rampelli a Montecitorio

Il segmento finale della requisitoria firmata dal leader di Fratelli d’Italia si è convertito in una spavalda e sfolgorante riflessione sulla transizione digitale del 2026, abbattendo gli smartphone del conformismo imperante per rimettere al centro il benessere collettivo dell’anima. Il cinema viene radiografato da Rampelli come un’imponente e accogliente industria nazionale dello spirito che, in netta controtendenza rispetto alla fredda e asettica produzione di microchip e algoritmi artificiali della meccatronica transnazionale, possiede l’eccezionale compito etico di fabbricare le immagini e le storie con cui vestire e curare le fragilità e la solitudine della condizione umana contemporanea.

I verbali del convegno sono chiusi, le bozze degli interventi sigillate e i controlli sui futuri investimenti ministeriali della neonata Abruzzo e Lazio Film Commission attivati per l’autunno. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a riempire le poltrone di una vecchia sala rionale della vostra città: riscoprirete che finché ci sarà un regista capace di proiettare sul grande schermo un brivido di pura onestà e bellezza, il domani della nostra nazione sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. L’appuntamento con la magia dello schermo è cominciato, ed è un viaggio meraviglioso che aspetta solo di essere vissuto.

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Politica

Guai per Vannacci sul nome del partito, Sforzini attacca: “Cacci via le cornacchie nere”

Brutta tegola europea per Roberto Vannacci! L’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha infatti bloccato l’utilizzo del marchio “Futuro Nazionale”, dando ragione al ricorso per plagio semantico presentato dall’associazione “Nazione Futura”. Approfittando del pasticcio burocratico, Luca Sforzini (presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ha lanciato una clamorosa e sarcastica provocazione al Generale: “Siamo pronti a prestargli il nostro simbolo, ma a una condizione: che prenda una gomma gigante e cancelli tutto il suo sciagurato programma filorusso e statalista”. Sforzini ha poi sferrato un attacco durissimo al “cerchio magico” di consiglieri (la vecchia guardia missina) che circonda l’eurodeputato: “Vannacci si sieda al tavolo con noi, ma lasci a casa le sue ‘cornacchie nere’, non sapremmo che farcene”. Leggi tutti i retroscena di questa rovente spaccatura a destra nel nostro approfondimento 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – La strada per la costruzione e il consolidamento di un nuovo soggetto politico, soprattutto all’interno della frastagliata e litigiosa galassia della destra conservatrice italiana, si sta rivelando irta di ostacoli, imprevisti burocratici e velenosissimi scambi di battute al vetriolo. A finire improvvisamente nell’occhio del ciclone mediatico e istituzionale è il tanto chiacchierato movimento Futuro Nazionale, la nuova e ambiziosa creatura politica che gravita attorno all’ingombrante e mediatica figura del generale Roberto Vannacci.
La doccia fredda per l’alto ufficiale e per il suo cerchio magico di fidati consiglieri è arrivata direttamente dai gelidi uffici di Bruxelles, scatenando le ironie pungenti dei rivali politici. L’EUIPO (ovvero l’autorevole Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, l’ente che gestisce i marchi comunitari) ha infatti clamorosamente ammesso e ritenuto valida l’opposizione formale presentata dal movimento Nazione Futura contro la registrazione del nome e del simbolo di Futuro Nazionale, a causa dell’evidente e quasi totale sovrapposizione semantica tra i due brand. Un intoppo legale e burocratico non di poco conto che rischia di bloccare la campagna acquisti del Generale, costringendolo a rivedere in fretta e furia l’intera immagine coordinata della sua neonata associazione politica.

Il pasticcio del marchio e la velenosa ironia di Sforzini

Di fronte a questo inaspettato scivolone burocratico del raggruppamento di Vannacci, le reazioni nel mondo della destra non si sono fatte attendere. La stoccata più feroce, sarcastica e politicamente letale è arrivata senza mezzi termini da Luca Sforzini, vulcanico e intellettuale presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Approfittando del momentaneo disorientamento dei vertici di Futuro Nazionale per la bocciatura europea del simbolo, Sforzini ha deciso di affondare il colpo lanciando una provocazione politica destinata a far rumore. «Abbiamo appreso dalla stampa che l’EUIPO ha bloccato il nome scelto da Vannacci», ha esordito il presidente del Centro Studi con finta e ostentata diplomazia, «e poiché noi intendiamo volare sempre ben al di sopra delle piccole incomprensioni e delle inimicizie di palazzo, ci teniamo a segnalare pubblicamente all’Onorevole Vannacci che, qualora si trovasse nell’urgenza e nella necessità di cercare un nuovo nome per il suo raggruppamento, quello di “Rinascimento Nazionale” è a sua completa disposizione». Un’offerta di “soccorso” chiaramente intrisa di pungente ironia, che ha immediatamente fatto da preludio a un durissimo attacco frontale alle fondamenta stesse del progetto politico dell’europarlamentare.

Lo scontro totale sul programma: il nodo di Mosca e Pechino

L’offerta del marchio, infatti, si è rivelata fin dalle primissime battute un abile Cavallo di Troia per demolire, punto per punto, l’impostazione ideologica del partito di Vannacci. «Logo, simbolo e denominazione glieli prestiamo volentieri e sono disponibili senza alcuna difficoltà», ha continuato inesorabile Luca Sforzini, «ma c’è soltanto una piccola, piccolissima clausola da rispettare. Una clausola che noi, non avendo spiccate tendenze stataliste in economia e non nutrendo particolari ed esotiche fascinazioni politiche per i regimi di Mosca e Pechino, ci rifiutiamo di definire “linea rossa”, a differenza di come invece ama fare il Generale».
La condizione posta da Sforzini per cedere il simbolo non lascia scampo a compromessi: Vannacci dovrebbe letteralmente stracciare, cancellare e riscrivere da zero l’intero impianto valoriale del suo neonato movimento. «Prima di ogni accordo», ha intimato Sforzini, «dovremmo rivedere in maniera dettagliata e certosina lo sciagurato programma politico di Futuro Nazionale, nonché la sua altrettanto sciagurata e pericolosa postura strategica sia in politica interna che sullo scacchiere internazionale». L’accusa mossa al Generale è chiara: la sua eccessiva vicinanza a posizioni antieuropeiste radicali e la sua ambiguità geopolitica nei confronti della Russia di Putin e della Cina rappresentano un ostacolo insormontabile per chi, come Sforzini, difende una visione più occidentale e liberale.

L’attacco finale: via i consiglieri e le “cornacchie nere”

Ma il vero bersaglio dell’invettiva lanciata dal presidente di Rinascimento Nazionale non è soltanto Vannacci, bensì la variegata corte dei miracoli che circonda e consiglia quotidianamente l’eurodeputato. Il riferimento, tutt’altro che velato, è alla vecchia guardia della destra sociale e missina (figure come Alemanno o esponenti noti come il “Barone Nero” Jonghi Lavarini) che si stanno rapidamente accasando sotto l’ombrello di Futuro Nazionale.
Sforzini definisce il programma del Generale come «brillantemente elaborato con l’esclusivo contributo dei suoi fidi e acuti consiglieri, comunemente denominati “Cornacchie nere”». Una definizione lapidaria e sprezzante che traccia un solco incolmabile all’interno della stessa area culturale. La chiosa del comunicato è una sfida aperta: «Insomma, sul simbolo possiamo tranquillamente trovare un accordo. Sul contenuto, purtroppo, c’è parecchio da lavorare. Se Vannacci fosse disponibile a un bagno di umiltà, il tavolo è aperto. Lui porti solo una gomma da cancellare abbastanza grande per radere al suolo il suo programma. Ma le “Cornacchie nere” le lasci a casa, di loro non sapremmo davvero che farcene». La guerra fredda a destra è ufficialmente dichiarata.

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