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Politica

Fabio Rampelli lancia la sfida all’edilizia moderna: meno acciaio e vetro per tornare alla tradizione

🌿 Fabio Rampelli mette nel mirino le archistar e l’eccessivo uso di vetro e acciaio nell’edilizia, invocando un ritorno ai materiali naturali e alla rigenerazione urbana contro il consumo di suolo. Il futuro dell’abitare deve puntare su sostenibilità e rispetto del territorio.

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Fabio Rampelli lancia la sfida all'edilizia moderna: meno acciaio e vetro per tornare alla tradizione

Roma – Il dibattito sulla qualità urbana e sulla sostenibilità ambientale trova un nuovo punto di riferimento nel cuore della capitale. Durante il convegno intitolato “Ecohabitat rigenerato. Vivere, lavorare e fare ricerca nella biosfera”, svoltosi tra le prestigiose sale di Palazzo Wedekind, il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, ha tracciato una linea netta contro le tendenze architettoniche dominanti degli ultimi decenni. Il politico di Fratelli d’Italia ha chiesto un cambio di rotta drastico che coinvolge non solo le tecniche costruttive, ma anche la filosofia stessa con cui si progetta lo sviluppo delle nostre città, da Roma fino ai piccoli centri della provincia italiana.

Il superamento del modello basato sulle archistar

Il messaggio lanciato da Rampelli è chiaro: serve archiviare l’era delle “archistar” e delle opere scenografiche che spesso antepongono l’estetica estrema alla funzionalità e al benessere abitativo. Secondo il vicepresidente della Camera, l’architettura contemporanea ha smarrito la propria bussola, inseguendo forme eclatanti che tradiscono il rispetto per il territorio circostante. Il richiamo è rivolto in particolare alle nuove generazioni di architetti, invitati a riappropriarsi di una progettualità che sia più sobria, meno orientata alla visibilità e maggiormente focalizzata sul contenuto reale degli spazi.

La critica non risparmia i materiali che hanno caratterizzato lo skyline delle metropoli globali. Rampelli ha puntato l’indice contro l’impiego massiccio di acciaio, vetro e cristallo in comparti dell’edilizia civile dove la loro presenza risulta, a suo avviso, ingiustificata. L’acciaio, definito come un materiale pesantemente energivoro, richiede un dispendio di risorse elevatissimo in fase di produzione. Allo stesso modo, il vetro, diventato sinonimo di modernità negli edifici terziari, si rivela spesso termicamente incompatibile con le esigenze umane. Queste strutture richiedono infatti impianti di riscaldamento e climatizzazione costosi proprio a causa della loro scarsa capacità di isolamento naturale, finendo per alimentare un circolo vizioso di consumi energetici elevati.

Rigenerazione urbana e tutela del suolo non negoziabile

Un altro pilastro dell’intervento di Rampelli riguarda la gestione del territorio e il contrasto al consumo di suolo. Con l’Italia che attraversa una fase di profonda denatalità, l’epoca delle grandi espansioni edilizie deve, a detta del politico, considerarsi conclusa. Le priorità devono spostarsi verso il recupero dell’esistente, privilegiando le aree già urbanizzate che necessitano di interventi di riqualificazione. Questo approccio permetterebbe di evitare nuove colate di cemento su terreni ancora intatti, che devono essere dichiarati “non negoziabili” e sottratti a ogni tipo di trasformazione edilizia.

La strategia suggerita prevede una distinzione netta: esistono porzioni di territorio di pregio che devono rimanere inalterate per preservare l’identità geografica e storica dei luoghi. Parallelamente, esistono zone urbanisticamente compromesse e degradate dove l’intervento edilizio mirato può diventare l’unica strada percorribile per garantire ai cittadini la realizzazione di servizi essenziali, come marciapiedi, aree verdi e infrastrutture di quartiere. In questo senso, riqualificare non significa solo costruire, ma rimettere in funzione il tessuto sociale di periferie dimenticate.

Il ritorno ai materiali naturali e alla bioclimatica

Il punto di arrivo di questa visione risiede nella riscoperta dei modelli costruttivi del passato, in grado di offrire risposte che la modernità sembra aver dimenticato. L’architettura tradizionale, basata su criteri bioclimatici raffinati nel corso dei secoli, rappresenta un esempio di integrazione naturale con l’ambiente. L’uso di materiali naturali, in grado di rigenerarsi o facilmente smaltibili, è indicato come l’unica via d’uscita possibile per ridurre l’impatto ambientale delle costruzioni.

Rampelli ha espresso una forte preoccupazione anche verso l’utilizzo di materiali sintetici come plastica, PVC e polistirolo. Oltre ai problemi legati alle emissioni durante la produzione, questi materiali pongono interrogativi irrisolti riguardo al loro smaltimento una volta giunti a fine ciclo vita. La sfida per il futuro, secondo il vicepresidente della Camera, è dunque quella di realizzare opere che sappiano coniugare la bellezza con la discrezione, nel rispetto della magnificenza del paesaggio italiano, evitando il ricorso a soluzioni che, pur apparendo all’avanguardia, si rivelano in realtà fragili e insostenibili nel tempo. In un momento storico in cui la crisi climatica impone scelte drastiche, la proposta di tornare a una “città giardino” basata su criteri di sobrietà e materiali tradizionali si pone come un tema centrale per il futuro del settore edilizio nazionale.

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Politica

Isernia consolida il proprio ruolo politico con il vertice nazionale di Evoluzione e Libertà

📢 Il movimento Evoluzione e Libertà si radica nel territorio molisano: il vertice di Isernia segna l’avvio della fase di programmazione strategica verso i prossimi appuntamenti elettorali.

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vertice nazionale di Evoluzione e Libertà

Isernia, città simbolo del cuore pulsante tra l’Appennino molisano e la valle del Volturno, è stata teatro nella giornata di oggi, 27 giugno 2026, di un evento che segna un cambio di passo nella geografia politica locale. Il capoluogo pentro, noto per le sue radici storiche che affondano nel Paleolitico, ha ospitato un tavolo di lavoro strategico del gruppo dirigente di Evoluzione e Libertà, un momento di confronto che ha riunito i vertici nazionali del movimento per definire le linee programmatiche destinate a incidere sul futuro del Molise.

Una strategia radicata tra le strade di Isernia

L’incontro si è svolto in un clima di elevata attenzione, confermando come il territorio di Isernia, con le sue piazze storiche come Piazza Celestino V e le sue vie nevralgiche, sia diventato il centro nevralgico di una nuova stagione di attivismo. Il dibattito si è concentrato sulle criticità che investono la regione, dalle infrastrutture alle prospettive occupazionali per i giovani molisani. A guidare i lavori sono stati presenti figure di primo piano dello scacchiere nazionale: il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, il Coordinatore Nazionale, Diego Sardellitti, insieme al Responsabile Nazionale per l’Istruzione e Formazione, Giancarlo Baglione, e al Responsabile Nazionale per la Transizione Ecologica, Davide Frecentese. A fare gli onori di casa, in rappresentanza della struttura locale, il Coordinatore Regionale per il Molise, Gaetano Marcello.

La scelta di Isernia non è stata casuale. Il movimento ha inteso sottolineare, attraverso questa presenza fisica, la volontà di dialogare con la provincia di Isernia e il vicino territorio di Campobasso, in una regione che necessita di risposte immediate per contrastare lo spopolamento e favorire il rilancio economico. La crescita di consensi registrata in questi mesi non riguarda solo i centri maggiori, ma si sta estendendo in modo capillare lungo i comuni della provincia, intercettando professionisti, amministratori locali e cittadini stanchi delle vecchie logiche partitiche.

Il legame con i fondatori e la costruzione dell’agenda politica

Il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, ha voluto sottolineare con forza quanto il successo del movimento sul territorio molisano sia debitore della visione dei vertici nazionali. «Il Molise è uno snodo fondamentale per la crescita del nostro progetto su scala nazionale», ha dichiarato Quadrini al termine del confronto. «Il radicamento che stiamo osservando non è il caso, ma l’esito di una semina avviata dai nostri fondatori. Il merito va attribuito in primis al Presidente del partito, Mirko Greco, e al Segretario Nazionale, Giuseppe Basile. Sono stati loro a intuire, prima di chiunque altro, la necessità di dare vita a questa realtà politica, infondendo in noi il coraggio di scommettere su un progetto che mette al centro le esigenze reali dei territori».

Il concetto di “prossimità” è apparso come la parola chiave di questa giornata. Non più una politica calata dall’alto, ma una struttura che si organizza partendo dalle necessità dei singoli comuni molisani, analizzando le dinamiche della transizione ecologica in una terra a forte vocazione agricola e ambientale, e ponendo l’accento sulla formazione professionale come strumento di riscatto sociale.

Il Coordinatore Regionale, Gaetano Marcello, ha ribadito l’entusiasmo della base: «La riunione odierna a Isernia è soltanto l’inizio. Stiamo costruendo una rete solida che attraversa tutto il Molise, con il sostegno costante del Presidente Greco e del Segretario Basile, che rappresentano il motore imprescindibile del nostro impegno. Siamo pronti a confrontarci con gli elettori nei prossimi appuntamenti elettorali, forti di una visione chiara e di una struttura organizzativa che, a differenza del passato, vuole essere presente ogni giorno tra la gente».

Nei prossimi giorni il movimento ha già pianificato un calendario di incontri pubblici che toccheranno i principali centri della regione. Saranno occasioni di ascolto e condivisione programmatica per illustrare in modo minuzioso le proposte di Evoluzione e Libertà. L’obiettivo dichiarato resta quello di trasformare il consenso, oggi in netta ascesa, in un programma di governo capace di invertire la rotta di una regione che cerca da tempo un nuovo protagonismo nello scenario nazionale e nel contesto del Centro-Sud Italia.

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Politica

Edilizia sostenibile, la visione di Fabio Rampelli per il futuro delle nostre città

🌿 L’edilizia del futuro punta su materiali naturali e stop al consumo di suolo. Fabio Rampelli traccia la rotta: basta con gli edifici in vetro e acciaio, serve un ritorno alla tradizione e al rispetto per il territorio.

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Edilizia sostenibile, la visione di Fabio Rampelli per il futuro delle nostre città

Redazione-  Roma, tra le austere sale di Palazzo Wedekind, il cuore istituzionale che affaccia su Piazza Colonna, si è aperto un dibattito di profonda portata sul futuro dell’urbanistica italiana. Il convegno “Ecohabitat rigenerato. Vivere, lavorare e fare ricerca nella biosfera. L’esempio di Grottaferrata” ha offerto lo spunto per una riflessione radicale proposta dal vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli. Il parlamentare di Fratelli d’Italia ha tracciato una rotta che si distacca nettamente dalle tendenze dominanti dell’ultimo ventennio, invocando un cambiamento di paradigma che metta al centro la tradizione, la sostenibilità reale e il rispetto del territorio.

Il superamento dei materiali energivori

Il monito di Rampelli si concentra anzitutto sulla scelta dei materiali. Secondo il vicepresidente della Camera, il settore deve abbandonare la dipendenza da plastiche, PVC e polistirolo, elementi che presentano criticità insormontabili, sia nella fase di produzione che in quella di smaltimento come rifiuti. Il dibattito tocca anche le grandi strutture in acciaio e vetro, ormai considerate icone dell’architettura terziaria contemporanea ma, a giudizio del deputato, profondamente incompatibili con i principi di efficienza energetica.

L’uso massiccio di acciaio e cristallo viene criticato non solo per l’elevato impatto ambientale legato alla loro fabbricazione, definita altamente energivora, ma anche per la scarsa tenuta termica che impone consumi energetici elevatissimi. In un’epoca segnata dal cambiamento climatico, questi edifici richiedono impianti di raffrescamento e riscaldamento costanti per compensare i limiti strutturali degli involucri trasparenti. La proposta di Rampelli punta quindi a riscoprire i modelli edilizi tradizionali, nati da secoli di affinamento bioclimatico, capaci di integrare il comfort abitativo con una naturale simbiosi con il contesto locale.

Stop al consumo di suolo e spazio ai giovani talenti

Un altro punto qualificante dell’intervento riguarda la gestione del territorio e la lotta allo spreco di suolo agricolo. Rampelli osserva come l’attuale stagione di denatalità imponga di chiudere definitivamente la fase delle grandi cementificazioni invasive. L’orientamento politico espresso mira a concentrare gli sforzi sulla rigenerazione dell’esistente. L’idea di “città giardino” deve prevalere sul modello del grattacielo o dell’espansione indiscriminata verso le periferie.

Il parlamentare distingue tuttavia tra diverse zone di intervento: esistono aree che devono essere dichiarate non negoziabili, protette da ogni trasformazione edittale, e zone urbanisticamente già compromesse. In queste ultime, l’intervento progettuale non deve mirare al profitto speculativo, ma alla creazione di infrastrutture primarie come marciapiedi e servizi che spesso mancano. In questo scenario, il ruolo delle cosiddette archistar viene ridimensionato a favore di una nuova generazione di progettisti. Rampelli invita gli studenti di bioarchitettura a coltivare lo spirito critico, rifiutando i dogmi della modernità estetica per tornare a una progettualità umile, che sappia rispettare la magnificenza del territorio senza voler imporre segni scenografici che finiscono per prevaricare l’ambiente.

Verso nuovi standard di bioarchitettura

Il messaggio lanciato da Palazzo Wedekind non è solo una critica al passato recente, ma un invito operativo rivolto a tutto il comparto tecnico. L’architettura deve tornare a essere un servizio per la comunità e un gesto di conservazione per le generazioni future. L’esempio citato nel titolo del convegno, quello di Grottaferrata, funge da laboratorio ideale per testare soluzioni in cui il benessere umano e la sostenibilità ambientale non siano elementi contrapposti, ma due facce della stessa medaglia.

La sfida lanciata da Fratelli d’Italia attraverso la voce di Rampelli è ambiziosa: trasformare il modo in cui pensiamo l’abitare, passando da una cultura dell’effimero e del visibile a una cultura del contenuto e della sostanza. La capacità di “stare al proprio posto” che il vicepresidente chiede agli architetti riassume efficacemente questo cambio di rotta: la bellezza di un’opera non deve derivare dalla sua capacità di stupire, ma dalla sua capacità di dialogare con il contesto senza alterarlo, garantendo al contempo una durabilità che i materiali artificiali odierni faticano a offrire. Si apre, dunque, un confronto necessario che coinvolgerà nei prossimi mesi il mondo delle professioni, le amministrazioni locali e il legislatore nazionale.

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Politica

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale lancia la sfida: la destra italiana oltre gli stereotipi

📢 La destra italiana si evolve: nasce un progetto per unire le diverse sensibilità politiche e rispondere con competenza alle sfide del futuro. Luca Sforzini e il Centro Studi Rinascimento Nazionale tracciano la rotta per una destra plurale e propositiva.

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Il Centro Studi Rinascimento Nazionale lancia la sfida: la destra italiana oltre gli stereotipi

 Redazione-  Il panorama politico italiano si prepara a una fase di profonda rielaborazione culturale e programmatica. A scendere in campo, con una visione che punta a superare le frammentazioni classiche, è il Centro Studi Rinascimento Nazionale, il think tank legato a Futuro Nazionale. La sede principale, situata nel cuore pulsante dell’attività politica italiana, diventa il fulcro di una riflessione che ambisce a ricomporre il mosaico di un’area politica spesso descritta erroneamente come un blocco monolitico. Luca Sforzini, presidente del sodalizio, ha delineato in queste ore una rotta precisa, intenzionata a dare voce a una galassia di sensibilità che vanno dalla tradizione sociale al liberalismo, fino alle istanze più contemporanee legate alla sovranità e alla difesa del merito.

La fine dell’idea di destra come blocco unico

Per anni, il dibattito pubblico tra le vie di Montecitorio e le piazze della Capitale ha tentato di relegare l’area di centro-destra a una definizione univoca. Tuttavia, la realtà attuale suggerisce uno scenario ben più complesso. La destra in Italia non è un unico grande contenitore indifferenziato, ma un concerto di voci differenti. Esistono storicamente la destra sociale, quella liberale, la componente libertaria, quella sovranista, la liberista, la risorgimentale e quella federalista. Ognuna di queste anime porta con sé una visione del Paese che, se gestita in isolamento, rischia di disperdere il proprio potenziale.

L’obiettivo del Centro Studi Rinascimento Nazionale non è creare ulteriori divisioni, ma porsi come punto di convergenza. Sforzini, nel suo intervento, è stato categorico nel sottolineare che la narrazione basata su etichette rigide ha esaurito la sua funzione. Secondo il presidente del think tank, la sfida odierna consiste nel trasformare questa molteplicità di visioni in una sintesi politica capace di interloquire con la nazione nella sua interezza. In un momento storico in cui la partecipazione elettorale soffre di una distanza crescente tra cittadini e istituzioni, il recupero di un’identità chiara, ma capace di includere diversi approcci, appare come un passaggio obbligato per chiunque voglia costruire un progetto di governo solido e duraturo.

Progetti e prospettive per un nuovo dibattito nazionale

Il valore aggiunto del Centro Studi risiede nella sua funzione di serbatoio di idee. In una politica spesso dominata dalla velocità dei social media e dalla precarietà del consenso immediato, il ritorno allo studio e all’approfondimento programmatico assume una valenza nuova. Futuro Nazionale, la struttura che sostiene l’iniziativa, sta registrando un interesse crescente da parte di un elettorato che non accetta più di essere incasellato in schemi predefiniti. Le tematiche al centro dell’agenda sono chiare: difesa dell’interesse nazionale, valorizzazione delle eccellenze del Made in Italy, sicurezza e merito.

Questi pilastri, sebbene condivisi, richiedono declinazioni diverse a seconda delle sensibilità, e il compito del think tank è proprio quello di fungere da laboratorio intellettuale. Non si tratta di cercare chi detenga la patente di “più a destra” degli altri, ma di capire chi sia in grado di tradurre le istanze di milioni di elettori in piani d’azione concreti. Il dibattito deve spostarsi dal piano della forma a quello della sostanza. La capacità di misurarsi con i problemi reali del Paese, che si tratti di economia, welfare o geopolitica, rimane il vero metro di misura della credibilità di una forza politica.

In questo contesto, il Centro Studi Rinascimento Nazionale si propone di essere un pungolo costante per tutte le componenti di questa galassia, offrendo una piattaforma dove il confronto non sia ostacolato da pregiudizi ideologici, ma arricchito da una visione comune di Rinascimento italiano. Il futuro della politica, secondo Sforzini, passa attraverso il coraggio di costruire una casa comune che sappia accogliere le diversità del pensiero conservatore, moderno e patriottico, dando finalmente rappresentanza a chi, finora, ha percepito un senso di inadeguatezza nell’offerta politica tradizionale. La missione è appena iniziata e la città di Roma rimane la cornice naturale da cui muovere verso un nuovo modo di intendere l’azione politica in Italia.

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