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Politica

Isernia consolida il proprio ruolo politico con il vertice nazionale di Evoluzione e Libertà

📢 Il movimento Evoluzione e Libertà si radica nel territorio molisano: il vertice di Isernia segna l’avvio della fase di programmazione strategica verso i prossimi appuntamenti elettorali.

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vertice nazionale di Evoluzione e Libertà

Isernia, città simbolo del cuore pulsante tra l’Appennino molisano e la valle del Volturno, è stata teatro nella giornata di oggi, 27 giugno 2026, di un evento che segna un cambio di passo nella geografia politica locale. Il capoluogo pentro, noto per le sue radici storiche che affondano nel Paleolitico, ha ospitato un tavolo di lavoro strategico del gruppo dirigente di Evoluzione e Libertà, un momento di confronto che ha riunito i vertici nazionali del movimento per definire le linee programmatiche destinate a incidere sul futuro del Molise.

Una strategia radicata tra le strade di Isernia

L’incontro si è svolto in un clima di elevata attenzione, confermando come il territorio di Isernia, con le sue piazze storiche come Piazza Celestino V e le sue vie nevralgiche, sia diventato il centro nevralgico di una nuova stagione di attivismo. Il dibattito si è concentrato sulle criticità che investono la regione, dalle infrastrutture alle prospettive occupazionali per i giovani molisani. A guidare i lavori sono stati presenti figure di primo piano dello scacchiere nazionale: il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, il Coordinatore Nazionale, Diego Sardellitti, insieme al Responsabile Nazionale per l’Istruzione e Formazione, Giancarlo Baglione, e al Responsabile Nazionale per la Transizione Ecologica, Davide Frecentese. A fare gli onori di casa, in rappresentanza della struttura locale, il Coordinatore Regionale per il Molise, Gaetano Marcello.

La scelta di Isernia non è stata casuale. Il movimento ha inteso sottolineare, attraverso questa presenza fisica, la volontà di dialogare con la provincia di Isernia e il vicino territorio di Campobasso, in una regione che necessita di risposte immediate per contrastare lo spopolamento e favorire il rilancio economico. La crescita di consensi registrata in questi mesi non riguarda solo i centri maggiori, ma si sta estendendo in modo capillare lungo i comuni della provincia, intercettando professionisti, amministratori locali e cittadini stanchi delle vecchie logiche partitiche.

Il legame con i fondatori e la costruzione dell’agenda politica

Il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, ha voluto sottolineare con forza quanto il successo del movimento sul territorio molisano sia debitore della visione dei vertici nazionali. «Il Molise è uno snodo fondamentale per la crescita del nostro progetto su scala nazionale», ha dichiarato Quadrini al termine del confronto. «Il radicamento che stiamo osservando non è il caso, ma l’esito di una semina avviata dai nostri fondatori. Il merito va attribuito in primis al Presidente del partito, Mirko Greco, e al Segretario Nazionale, Giuseppe Basile. Sono stati loro a intuire, prima di chiunque altro, la necessità di dare vita a questa realtà politica, infondendo in noi il coraggio di scommettere su un progetto che mette al centro le esigenze reali dei territori».

Il concetto di “prossimità” è apparso come la parola chiave di questa giornata. Non più una politica calata dall’alto, ma una struttura che si organizza partendo dalle necessità dei singoli comuni molisani, analizzando le dinamiche della transizione ecologica in una terra a forte vocazione agricola e ambientale, e ponendo l’accento sulla formazione professionale come strumento di riscatto sociale.

Il Coordinatore Regionale, Gaetano Marcello, ha ribadito l’entusiasmo della base: «La riunione odierna a Isernia è soltanto l’inizio. Stiamo costruendo una rete solida che attraversa tutto il Molise, con il sostegno costante del Presidente Greco e del Segretario Basile, che rappresentano il motore imprescindibile del nostro impegno. Siamo pronti a confrontarci con gli elettori nei prossimi appuntamenti elettorali, forti di una visione chiara e di una struttura organizzativa che, a differenza del passato, vuole essere presente ogni giorno tra la gente».

Nei prossimi giorni il movimento ha già pianificato un calendario di incontri pubblici che toccheranno i principali centri della regione. Saranno occasioni di ascolto e condivisione programmatica per illustrare in modo minuzioso le proposte di Evoluzione e Libertà. L’obiettivo dichiarato resta quello di trasformare il consenso, oggi in netta ascesa, in un programma di governo capace di invertire la rotta di una regione che cerca da tempo un nuovo protagonismo nello scenario nazionale e nel contesto del Centro-Sud Italia.

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Esteri

Alta tensione Italia-Spagna: Ceuta brucia ma Madrid attacca la Meloni. E Sanchez va in vacanza sui gommoni di Stato

Il confine esplode, i medici implorano aiuto, ma la colpa… è di Giorgia Meloni! 🇪🇸 ⚡ 🇮🇹 Nuovo, gravissimo attacco frontale della Spagna contro l’Italia sui fatti di Ceuta. Il ministro degli Esteri di Madrid accusa il nostro Governo di usare l’emergenza migranti “solo per biechi fini elettorali”. Peccato che l’Europa (Svezia in testa) stia isolando la Spagna bocciando le politiche socialiste. E mentre i territori africani di Madrid rischiano di collassare a Ferragosto, il leader Pedro Sanchez che fa? Consiglia canzoni pop sui social e si gode le vacanze facendo immersioni usando i motoscafi della Guardia Civil! Leggi tutto l’assurdo retroscena della crisi diplomatica nel nostro nuovo articolo. Tu da che parte stai? Ditecelo nei commenti! 👇 🛳️

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Pedro Sanchez

Madrid – Mentre le frontiere collassano e i medici lanciano disperati SOS umanitari, c’è chi preferisce voltarsi dall’altra parte e puntare il dito contro il vicino di casa pur di nascondere la polvere (o meglio, le proprie clamorose mancanze) sotto il tappeto. La gravissima crisi esplosa nell’enclave di Ceuta, unita alla minaccia sempre più realistica di una nuova ondata migratoria massiccia prevista per la giornata di Ferragosto, non è bastata a far suonare la sveglia nei palazzi del potere di Madrid. Invece di concentrarsi sui drammatici problemi interni di una nazione che rischia di perdere il controllo dei propri confini, il governo socialista di Pedro Sanchez ha scelto la strada più facile e politicamente scorretta: attaccare a testa bassa l’Italia e il Governo guidato da Giorgia Meloni.

Le pesanti accuse del ministro Albares: “Roma pensa solo alle elezioni”

L’offensiva mediatica e diplomatica iberica è stata affidata alle parole, dure e sferzanti, del ministro degli Esteri José Manuel Albares. Ignorando il grido di dolore dei sanitari operanti a Ceuta (che denunciano ormai una vera e propria “catastrofe sanitaria” con richieste disperate di aiuto verso la capitale), il capo della diplomazia spagnola ha preferito sprecare fiato per impartire lezioni di morale al nostro Paese.

«L’atteggiamento dell’Italia non è stato di solidarietà e di sostegno alla Spagna, come invece ha fatto la stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea», ha dichiarato Albares, innescando l’incidente diplomatico. «Il comportamento di Roma è stato probabilmente dettato da meri interessi di parte: un tentativo cinico di sfruttare questa situazione, per noi senza precedenti, esclusivamente per rispondere alle esigenze elettorali interne del governo italiano».

Ma il ministro non si è fermato qui, rincarando la dose con dati volti a sminuire le preoccupazioni italiane: «Ciò che sorprende enormemente è che sia proprio il Paese con il maggior numero di ingressi irregolari in Europa – praticamente il doppio rispetto alla Spagna – ad aver proposto l’introduzione di rigidissimi controlli per i voli e le navi provenienti dal nostro territorio. Soprattutto considerando che quelli che a Bruxelles vengono definiti ‘movimenti secondari’ tra Spagna e Italia sono in realtà numeri minimi, che non arrivano a toccare neanche la soglia dell’1%».

Il trucco della sinistra europea: attaccare la Meloni per coprire i fallimenti

Leggendo tra le righe di queste dichiarazioni, appare ormai del tutto evidente la mossa disperata dell’esecutivo socialista spagnolo. Con un indice di gradimento popolare colato a picco e una crisi interna sempre più ingestibile, Pedro Sanchez sembra aver adottato in pieno la medesima, logora strategia della sinistra nostrana (sua storica alleata in Europa): quando non sai come risolvere un problema, punta il dito contro la “brutta e cattiva” Giorgia Meloni.

È un gioco di prestigio politico, utile a compattare l’elettorato radicale ma totalmente scollato dalla realtà internazionale. Madrid, infatti, ignora bellamente e colpevolmente il fatto che una larghissima parte dell’Unione Europea si sia ormai schierata nettamente, e senza mezzi termini, contro le scellerate politiche migratorie spagnole. L’ultima sonora bocciatura è arrivata, non a caso, dalla Svezia. Il Primo Ministro svedese, Ulf Kristersson, ha pubblicamente bollato l’idea di una maxi-regolarizzazione dei migranti avviata da Sanchez come una “pessima e pericolosissima idea”, lanciando un avvertimento pesantissimo ai partner europei: mosse del genere rischiano di far precipitare l’Europa in una crisi migratoria devastante, simile se non peggiore a quella vissuta nel 2015, mettendo definitivamente in discussione la sopravvivenza stessa della zona Schengen.

E mentre Ceuta affonda, Sanchez fa immersioni con la Guardia Civil

L’aspetto più grottesco e, per certi versi, offensivo di questa intera vicenda, riguarda però il clamoroso scollamento tra il leader spagnolo e la drammatica realtà dei confini. Mentre le enclave di Madrid in terra d’Africa bruciano sotto il peso dell’emergenza umanitaria e sanitaria, cosa fa il Premier spagnolo? All’evidenza dei fatti, per Pedro Sanchez sembra essere molto più urgente e prioritario consigliare ai propri follower letture estive e playlist musicali rilassanti.

O, peggio ancora, le cronache raccontano di un Presidente del Governo impegnato a godersi le vacanze spensierate, andando a fare immersioni in mare aperto a bordo dei costosissimi motoscafi in dotazione alla Guardia Civil. Imbarcazioni militari e mezzi di Stato che, forse, sarebbero stati impiegati molto meglio nel pattugliare le acque bollenti di Ceuta per difendere i confini, anziché scortare il leader socialista nelle sue scorribande turistiche subacquee. Una cartolina amara e surreale, che spiega alla perfezione le priorità di una certa sinistra europea: severissima e inflessibile contro l’Italia, ma drammaticamente cieca di fronte alle proprie catastrofi.

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Politica

La dura replica del PD sui fatti di Ceuta. Morani a gamba tesa: “C’è un Vannacci in ogni Stato, l’emergenza migranti è creata ad arte per soffiare sulla paura”

Il PD passa al contrattacco e smonta la linea dura del Governo sui fatti di Ceuta! 🔴 🇪🇺 Scontro infuocato a “Filorosso” tra destra e sinistra. Alessia Morani punta il dito contro Meloni e l’estrema destra europea: “L’emergenza migranti? È tutta inventata ad arte per soffiare sulla paura della gente. Esiste un Vannacci in ogni Stato d’Europa (da Vox all’Afd) e il Governo fa la voce grossa con la Spagna solo per rincorrere l’elettorato estremista”. Leggi il duro attacco dell’esponente Dem e dicci da che parte stai nei commenti! 👇 📺

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Filorosso

Roma – La miccia accesa sui confini spagnoli di Ceuta continua a far esplodere la polemica politica all’interno dei confini italiani. Se da un lato il Governo Meloni, attraverso i suoi esponenti, rivendica con orgoglio la rigidità delle scelte prese per difendere l’interesse nazionale e scongiurare infiltrazioni terroristiche, dall’altro lato la trincea dell’opposizione risponde al fuoco con accuse pesantissime. A guidare la controffensiva mediatica e dialettica del centrosinistra è stata l’onorevole Alessia Morani. L’esponente di spicco del Partito Democratico, ospite nel salotto televisivo di Filorosso su Rai 3 (sotto l’attenta conduzione di Antonino Monteleone e Adele Grossi), ha offerto una chiave di lettura diametralmente opposta dello scontro diplomatico tra Roma e Madrid, spostando l’asse del problema dalla sicurezza dei confini alle presunte e ciniche strategie elettorali delle destre europee.

“Il fantasma di Vannacci aleggia sull’Europa”: l’accusa della Morani

Il cuore dell’intervento dell’esponente Dem non si è limitato a criticare la singola scelta del Governo italiano di richiedere la sospensione del trattato di Schengen, ma ha puntato il dito contro un’ideologia che, a suo dire, sta pericolosamente infettando l’intero Vecchio Continente. Per spiegare questa deriva, la Morani ha coniato un paragone fortissimo, utilizzando il nome del Generale più discusso d’Italia come vera e propria “unità di misura” dell’estremismo politico.

«Siamo di fronte a un fenomeno preoccupante: c’è un Vannacci in ogni singolo Stato europeo», ha attaccato la Morani in diretta tv, snocciolando i nomi dei partiti sovranisti che stanno cavalcando il malcontento popolare. «C’è un Vannacci spagnolo, che si incarna perfettamente nelle politiche di Vox. Esiste un Vannacci tedesco, e porta il nome di Alternative für Deutschland (AfD). E c’è persino un Vannacci danese. Qual è il filo rosso che li unisce? Ognuno di questi Paesi ha l’enorme problema di gestire un’estrema destra che ha la cinica e disperata necessità di creare dal nulla un’emergenza migranti, con l’unico scopo di soffiare incessantemente sul fuoco della paura dei cittadini».

La strategia di Giorgia Meloni: “Una faccia cattiva per contenere le destre”

Secondo la narrazione offerta dal Partito Democratico, la durissima presa di posizione dell’esecutivo italiano contro il premier spagnolo Pedro Sanchez (accusato dal centrodestra di effettuare respingimenti illegali) non sarebbe dettata da reali esigenze di sicurezza nazionale, ma si configurerebbe come una vera e propria mossa di “teatro politico”.

«Questo è l’esatto quadro clinico che lega indissolubilmente l’Italia al fenomeno Vannacci e alle mosse di Giorgia Meloni», ha incalzato l’ex sottosegretaria Morani. «La Presidente del Consiglio sta maldestramente provando a contenere questa gigantesca ondata di estrema destra facendo la voce grossa e la faccia cattiva, del tutto inutilmente, con il governo socialista della Spagna. È una prova muscolare che serve solo a rincorrere l’elettorato più radicale, ma che non ha alcuna reale giustificazione sul piano della politica internazionale».

I fatti di Ceuta minimizzati: “Un’invasione lampo risolta in 48 ore”

Infine, l’esponente Dem ha cercato di ridimensionare fortemente la portata drammatica di quanto accaduto nell’enclave spagnola, criticando aspramente la drastica decisione di Palazzo Chigi di blindare i confini richiedendo la procedura d’urgenza a Bruxelles.

«Vorrei ricordare a tutti, per onore di verità, che quella che è stata impropriamente chiamata ‘l’invasione Stella’ è un fenomeno che si è consumato nell’arco di appena 48 ore. E sempre in sole 48 ore si è totalmente risolto», ha concluso sferzante Alessia Morani. «L’Italia ha preteso e ottenuto di bloccare le frontiere di Schengen nonostante sul campo fossero stati rimpatriati praticamente tutti i soggetti coinvolti. E tutto questo senza che ci fosse, numeri alla mano, un reale, imminente e documentato pericolo di infiltrazioni, anche perché ricordiamo che Ceuta si trova in Marocco. La verità è una sola: ci troviamo di fronte a un’emergenza totalmente inventata e creata ad arte, unicamente per contenere questa travolgente ondata di estrema destra».

Le parole della Morani tracciano un solco profondissimo e insanabile tra le forze politiche italiane, trasformando la complessa gestione geopolitica dei flussi migratori nell’ennesimo, violentissimo terreno di scontro ideologico e pre-elettorale. E mentre i leader litigano nei salotti televisivi, la questione epocale dei confini europei resta drammaticamente aperta.

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Politica

Da Giannini a Grillo, passando per Fallaci e Miglio: quando la rabbia inascoltata del cittadino fa la Storia

Il “qualunquismo”? Un termine usato per disprezzare un uomo che aveva capito i mali dell’Italia prima di tutti! 🇮🇹 ⚖️ Da Guglielmo Giannini a Beppe Grillo, passando per le visioni profetiche di Oriana Fallaci e Gianfranco Miglio. Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia una sfida culturale altissima: intercettare la rabbia dei cittadini inascoltati e trasformarla in un grande progetto di governo per il Paese, senza etichette e senza nostalgie. Leggi il bellissimo editoriale che spiega la “costellazione dei ribelli” per una nuova Italia. 👇 📖

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Guglielmo Giannini

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono personaggi della storia politica italiana che hanno avuto una singolare, spietata sfortuna: quella di essere sopravvissuti a se stessi soltanto attraverso un aggettivo. È accaduto a Guglielmo Giannini, un uomo che la maggioranza degli italiani oggi conosce esclusivamente attraverso la parola “qualunquista”. Un termine pronunciato quasi sempre con un’alzata di spalle e con malcelato disprezzo, senza mai la curiosità intellettuale di andare a scoprire chi fosse davvero l’uomo da cui quella parola derivò. Quale Italia avesse interpretato, cosa avesse scritto, e soprattutto per quale motivo, in un momento drammatico della nostra storia nazionale, milioni di cittadini si fossero ostinatamente riconosciuti in lui. A riportare alla luce questa figura complessa, togliendola dalla polvere della caricatura, è un lungo e profondo intervento di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che ha deciso di inserire provocatoriamente Giannini nel proprio Pantheon culturale.

Oltre la caricatura del “qualunquismo”: chi era davvero Guglielmo Giannini

Secondo Sforzini, recuperare la figura di Giannini oggi è un’operazione doverosa. Non per accettarne integralmente il pensiero (come non lo si è fatto per Oriana Fallaci o per Gianfranco Miglio), ma per rendere omaggio a quegli “italiani irregolari” che seppero vedere, con lucida disperazione, qualcosa che le élite del tempo non volevano guardare.

Nato a Pozzuoli nel 1891, Giannini non era un politico di professione. Era un intellettuale, un commediografo, un uomo di teatro e un padre devastato dal dolore per la perdita del figlio Mario, caduto in guerra nel 1942. Quando, nel dicembre del 1944, nella Roma appena liberata uscì il primo numero de L’Uomo Qualunque, l’Italia era un cumulo di macerie fumanti. Il fascismo era crollato, i nuovi partiti si contendevano ferocemente il potere e milioni di cittadini volevano semplicemente ricominciare a vivere in pace, senza dover necessariamente giurare fedeltà a nuove ortodossie. Giannini diede una voce assordante a questa immensa fetta di Paese. Il simbolo del suo giornale era di una semplicità brutale: un omino schiacciato da un torchio. La perfetta rappresentazione del cittadino oppresso dallo Stato.

Dalla protesta alla Costituente: il grido di un’Italia stanca di padroni

Quello del Fronte dell’Uomo Qualunque non fu folclore, ma un trionfo politico vero. Alle elezioni per la Costituente del 1946 incassò oltre il 5% dei voti, portando 30 deputati in Parlamento. Ridurre quel fenomeno politico al mero “qualunquismo” significa rinunciare a capirne l’essenza: la feroce diffidenza verso lo Stato invasivo, l’odio per la neonata partitocrazia, la disperata richiesta di abbassare le tasse e, soprattutto, la pretesa che lo Stato smettesse di voler “educare” o “plasmare” il cittadino a proprio piacimento. «Oggi come allora – si chiede provocatoriamente Sforzini – dove finisce il bene della comunità e dove inizia quello Stato che, con la scusa di proteggerci, finisce per dirci perfino come dobbiamo pensare?».

Il Pantheon dei ribelli: Fallaci, Miglio, Giannini e l’allarme per la democrazia

Certo, Giannini fallì politicamente. La sua fu una meteora fulminea, schiacciata dai grandi partiti di massa. La sua rabbia riuscì ad aprire una porta, ma non fu capace di costruirci dentro una casa solida. Eppure, il suo fallimento è la più grande lezione per l’attualità. Il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha così composto una costellazione di ribelli apparentemente inconciliabili. Dalla Fallaci si eredita la denuncia orgogliosa della civiltà occidentale; da Miglio si prende la critica radicale al centralismo e la necessità di un’architettura federale; da Giannini si recupera la domanda primordiale: l’apparato politico esiste ancora per servire l’uomo, o l’uomo esiste solo per mantenerlo?

Da Grillo a Futuro Nazionale: dare una vera casa politica alla rabbia

È proprio in questo solco che si inserisce la clamorosa apertura, suggerita nei giorni scorsi da Sforzini, nei confronti di Beppe Grillo. Parliamo di Italie e contesti lontanissimi, eppure il Movimento 5 Stelle delle origini ha intercettato, come Giannini, una disperata rivolta contro la politica professionale. Il punto non è convertire Grillo alla destra, chiarisce Sforzini, ma capire se esiste oggi un vastissimo spazio politico di milioni di persone che non si riconoscono nelle vecchie etichette e che chiedono a gran voce la fine di un sistema autoreferenziale.

«Futuro Nazionale ha davanti a sé una possibilità immensa, ma anche un rischio mortale», ammonisce il Presidente. Il rischio è illudersi che basti cavalcare il malcontento. La storia di Giannini insegna che la rabbia, se non diventa cultura politica, visione economica, senso delle istituzioni e classe dirigente, è destinata a implodere o a degenerare in odio.

Non serve cercare antenati da imbalsamare, né riproporre il vecchio e stantio “album di famiglia” della destra novecentesca. Serve ripartire da italiani liberi, irregolari e coraggiosi. Serve rimettere al centro della politica non il qualunquismo, ma l’Uomo Qualunque. Che è una cosa completamente, intimamente diversa: perché dietro quella definizione c’è la parola Uomo. E nessun Rinascimento potrà mai nascere se non partendo, di nuovo, dal volto e dai diritti inalienabili degli esseri umani.

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