Rimani in contatto con noi
#

Cultura

AGO Modena, il nuovo polo culturale di Carlo Ratti apre l’11 dicembre

🚨 MODENA CAMBIA VOLTO: IL NUOVO MAXI POLO CULTURALE “AGO” DI CARLO RATTI APRE L’11 DICEMBREPrende forma uno dei più importanti ed imponenti progetti di rigenerazione urbana d’Europa! L’ex Ospedale Settecentesco Sant’Agostino rinasce come “AGO”, un ecosistema culturale da 22.000 metri quadrati che, unito al Palazzo dei Musei, creerà un distretto dell’arte, della scienza e dell’innovazione da oltre 43.000 metri quadrati, promosso da Fondazione di Modena, Comune e Università. 🏛️✨A svelare in anteprima la visione del progetto è “Origami”, lo straordinario modello in scala installato in Piazza Sant’Agostino firmato dall’architetto Carlo Ratti e dall’ingegnere americano Chuck Hoberman. Si tratta dell’anteprima della futura copertura cinetica che, entro il 2029, proteggerà il Cortile delle Tenaglie aprendosi e chiudendosi come un origami per trasformarlo in una piazza dinamica attiva tutto l’anno. Il debutto dell’11 dicembre sarà celebrato con una grande mostra transdisciplinare curata insieme a Italo Rota, che metterà in dialogo oltre 150 opere di 50 artisti internazionali con le collezioni storiche e scientifiche delle Gallerie Estensi e dell’Ateneo. 🎨💻👇 Cosa ne pensi dell’uso dell’architettura cinetica e degli origami per trasformare i nostri monumenti storici? Scrivilo nei commenti!#AGOModena #CarloRatti #ItaloRota #ArchitetturaCinetica #Origami #ModenaCultura #RigenerazioneUrbana #UfficioStampaHF4 #InnovazioneEArte

Pubblicato

a

PzaSantAgostinoMO_ComeUnOrigami_031_ph RolandoPaoloGuerzoni

Modena – Nel dibattito architettonico e urbanistico contemporaneo, la rifunzionalizzazione dei grandi complessi monumentali di epoca moderna rappresenta una delle sfide più complesse per la rigenerazione delle città storiche dell’Eurozona. Il progetto di AGO, il monumentale intervento di restauro e riconversione del complesso settecentesco dell’ex Ospedale Sant’Agostino, si appresta a ridefinire i parametri della progettazione spaziale applicata alle industrie creative. Promosso congiuntamente dalla Fondazione di Modena, dal Comune di Modena e dall’Università di Modena e Reggio Emilia (UniMoRe), questo imponente cantiere aprirà progressivamente i propri battenti al pubblico a partire dall’11 dicembre 2026. L’operazione non si limita all’istituzione di un nuovo plesso museale statico, bensì propone un radicale mutamento di paradigma del patrimonio storico, concepito non più come un reperto da conservare in forma museale, ma come un’infrastruttura culturale dinamica e flessibile, capace di generare ricerca scientifica, innovazione e inedite reti relazionali con il tessuto urbano circostante.

L’installazione Origami e l’ingegneria cinetica di Carlo Ratti

Ad anticipare la visione formale e la filosofia strutturale che guideranno la rinascita dell’ex ospedale è “Origami”, un modello fisico in scala installato in Piazza Sant’Agostino nell’ambito del programma culturale dell’Estate modenese. L’opera funge da prototipo visibile e interattivo della futura e avveniristica copertura cinetica destinata a sormontare il Cortile delle Tenaglie del complesso, la cui ultimazione strutturale è programmata entro l’orizzonte temporale del 2029. Progettata dallo studio CRA–Carlo Ratti Associati in stretta cooperazione con l’artista e ingegnere statunitense Chuck Hoberman, in una sinergia tecnica che ha visto il coinvolgimento di Hoberman Associates e Articulated Artworks, la copertura si configurerà come una tensostruttura ultra-leggera e mobile. Ispirandosi alle rigorose geometrie dell’arte giapponese della piegatura della carta, la struttura sarà in grado di modificarsi autonomamente per regolare i flussi di luce naturale, aerazione e protezione dagli agenti atmosferici, consentendo la trasformazione del cortile in una piazza pubblica flessibile e operativa durante tutte le stagioni dell’anno per ospitare mostre, spettacoli e forum scientifici.

La macro-architettura del polo: un ecosistema da 43.000 metri quadrati

I dati dimensionali dell’intervento descrivono un’operazione di rigenerazione urbana di assoluto rilievo europeo. Con circa 22.000 metri quadrati di superficie calpestabile interamente recuperati all’interno dell’ex ospedale settecentesco, AGO si integra formalmente nel più ampio sistema dei Campi di Modena. Questa connessione strutturale con l’adiacente Palazzo dei Musei consente la nascita di un distretto culturale della conoscenza e della ricerca che raggiunge una superficie complessiva di circa 43.000 metri quadrati. Il progetto architettonico complessivo, firmato da CRA-Carlo Ratti Associati insieme al compianto maestro Italo Rota, coniuga il rispetto filologico per le preesistenze murarie barocche con l’innesto di elementi modulari, aperti e riconfigurabili, pensati per favorire l’intersezione tra le discipline umanistiche, le scienze pure, le tecnologie digitali e la cittadinanza attiva, ponendosi come un modello avanzato di architettura per l’innovazione.

La mostra inaugurale dell’11 dicembre: un dialogo transdisciplinare

L’apertura dell’11 dicembre sarà solennizzata dal debutto di una grande esposizione collettiva, curata congiuntamente da CRA e dalla Fondazione AGO, concepita come una concreta applicazione pratica della trasversalità scientifica del nuovo polo. La mostra metterà in dialogo oltre 150 opere d’arte, reperti scientifici e documenti d’archivio provenienti dalle collezioni storiche della Fondazione AGO, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, del Museo della Figurina, delle Gallerie Estensi e del Museo Civico, arricchite da nuove commissioni e prestiti di circa 50 artisti di rilievo internazionale. Il percorso espositivo si articolerà intorno a tre assi concettuali e antropologici universali — l’abitare, il curare e l’esplorare — istituendo un confronto serrato tra il patrimonio storico e i linguaggi della contemporaneità digitale, al fine di dimostrare come la fusione tra sapere umanistico e ricerca tecnologica costituisca la chiave per interpretare le sfide geopolitiche ed ecologiche del futuro globale.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

Compra un vecchio quadro per 5 sterline al mercatino, sotto la polvere si nasconde un tesoro milionario

La favola moderna che tutti sogniamo di vivere! Un tranquillo pensionato britannico ha comprato un vecchio quadro sporco in un mercatino dell’usato per sole 5 sterline, interessato unicamente a riutilizzare la vecchia cornice di legno. Ma pulendo la tela ha fatto una scoperta che gli ha letteralmente stravolto la vita: sotto la polvere secolare si nascondeva la firma di un celebre pittore del Seicento! Il dipinto, ritenuto perduto da due secoli, è stato analizzato dagli esperti di una casa d’aste che hanno emesso un verdetto da infarto: vale 2 milioni di sterline. Leggi l’incredibile racconto di questo colpo di fortuna milionario nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

quadro_milionario

Londra – Esistono giornate apparentemente banali, noiose e identiche a mille altre, che nascondono in realtà il potere di stravolgere per sempre l’esistenza di una persona. È esattamente quello che è successo a un tranquillo e ignaro pensionato sessantottenne della grigia periferia londinese, protagonista assoluto di una fiaba moderna che sta facendo il giro del web e dei principali tabloid britannici.
Tutto ha avuto inizio in un freddo martedì mattina, durante la consueta e metodica passeggiata dell’uomo tra i polverosi scaffali di un negozio dell’usato gestito da un ente di beneficenza locale (i celebri charity shop inglesi, veri e propri labirinti zeppi di cianfrusaglie, vestiti smessi e oggetti dimenticati). Tra cataste di vecchi libri ingialliti e servizi di piatti sbeccati, l’attenzione del pensionato è stata improvvisamente catturata da un quadro di dimensioni modeste. La tela raffigurava un paesaggio scuro e quasi illeggibile, rovinato da secoli di fumo di candela e sporcizia. In realtà, l’uomo non era minimamente interessato al dipinto in sé, giudicato “orribile e tetro”, ma era stato irrimediabilmente attratto dalla pesante cornice in legno massiccio, riccamente intarsiata anche se pesantemente tarlata. Senza pensarci due volte, ha sborsato la ridicola cifra di 5 sterline (l’equivalente di circa 6 euro) per portare a casa quello che credeva essere un semplice pezzo di legno da restaurare e riutilizzare per uno specchio da ingresso.

La pulizia casalinga e la scoperta della firma misteriosa

Giunto nel piccolo garage di casa, trasformato per l’occasione in un improvvisato laboratorio di bricolage, il pensionato ha iniziato le delicate operazioni per separare la vecchia tela dalla cornice. Armato di uno straccio umido e di un solvente leggero, ha provato a rimuovere uno spesso strato di grasso e fuliggine dall’angolo inferiore destro del quadro, nella speranza di non rovinare il legno sottostante.
È stato in quel preciso istante che il destino ha deciso di bussare prepotentemente alla sua porta. Sotto la spessa coltre nera, spazzata via dallo straccio, è incredibilmente emersa una firma arzigogolata, tracciata con un pigmento rosso sangue, accompagnata da una data risalente ai primi decenni del Seicento. Incuriosito e spinto da un inspiegabile sesto senso, l’uomo ha deciso di fermare immediatamente i lavori di “smantellamento”, infilando il quadro in una grossa busta della spesa e recandosi, il giorno successivo, presso la sede londinese di una rinomata casa d’aste internazionale per chiedere un rapido, timido e disilluso parere a un esperto d’arte antica.

Il verdetto shock: un capolavoro perduto da due milioni

La reazione del perito della casa d’aste, di fronte a quella tela sporca estratta da una busta di plastica del supermercato, è destinata a entrare nella storia del mercato dell’arte britannico. Dopo aver posizionato il quadro sotto le potenti luci alogene del laboratorio e averne analizzato i pigmenti con lenti di ingrandimento specifiche, l’esperto è letteralmente impallidito, chiedendo all’anziano di accomodarsi e offrendogli un bicchiere d’acqua.
Quello che il pensionato aveva acquistato per il prezzo di due caffè non era affatto una crosta senza valore, bensì un autentico e rarissimo capolavoro perduto del Rinascimento fiammingo, opera di un celebre maestro seicentesco di cui si erano perse le tracce da oltre duecento anni, durante i saccheggi delle guerre napoleoniche. Dopo tre lunghe e spasmodiche settimane di test chimici sui colori e sofisticate analisi ai raggi X per confermare oltre ogni ragionevole dubbio l’autenticità del tratto pittorico, è arrivato il verdetto ufficiale, accompagnato da una stima che ha fatto tremare le ginocchia dell’ignaro acquirente: il dipinto andrà all’asta il prossimo mese a Londra, con una base di partenza sbalorditiva stimata tra il milione e mezzo e i due milioni di sterline.

Come cambia la vita: i sogni realizzati di una famiglia comune

La notizia, trapelata sui tabloid, ha scatenato una vera e propria “caccia al tesoro” in tutti i mercatini dell’usato del Regno Unito, svuotati in poche ore da migliaia di cittadini a caccia del colpo di fortuna della vita. Intervistato dai giornali (seppur mantenendo un rigoroso anonimato per motivi di sicurezza), il pensionato ha raccontato con le lacrime agli occhi come questa incredibile e surreale coincidenza stia per stravolgere il futuro dell’intera sua famiglia.
Con i proventi milionari dell’imminente asta, l’uomo ha dichiarato di non volersi comprare auto di lusso o ville faraoniche. Il suo unico, grande desiderio è quello di estinguere per sempre i pesanti mutui che strangolano finanziariamente i suoi tre figli, garantendo inoltre un fondo fiduciario per far studiare i nipotini nelle migliori università del Paese. E per quanto riguarda la famosa cornice in legno tarlato che aveva dato inizio a tutta questa magia? Ha deciso di tenerla, sistemandoci dentro una bella fotografia di famiglia, come memento perpetuo del giorno in cui il destino, nascosto in un mercatino delle pulci, gli ha sorriso per sempre.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Cultura

Il miracolo di Montallegro: come il ventunenne Giuseppe Iatì ha trasformato un piccolo borgo in capitale culturale

Chi l’ha detto che i giovani abbandonano il Sud? A Montallegro, un tranquillo borgo nell’agrigentino, sta prendendo forma una vera e propria rivoluzione culturale che sta facendo parlare l’intera nazione! Tutto merito del “Circolo Culturale Giovanni Meli”, un’associazione straordinaria guidata dal giovanissimo attore e poeta ventunenne Giuseppe Iatì, che invece di emigrare ha deciso di trasformare il suo paese in un polo di attrazione per intellettuali, accademici e artisti di tutta Italia. Scopri l’incredibile storia e il modello vincente di questo giovanissimo talento siciliano nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

Giuseppe Iatì Attore, poeta e presidente del "Circolo Giovanni Meli Montallegro APS"

Montallegro (Agrigento) – Quando si parla dei piccoli comuni e dei meravigliosi, ma spesso dimenticati, borghi dell’entroterra del Sud Italia, la narrativa giornalistica dominante tende quasi sempre a dipingere un quadro desolante, fatto esclusivamente di inesorabile spopolamento demografico, drammatica fuga di cervelli verso il florido Nord e cronica rassegnazione giovanile. Eppure, scavando appena sotto la superficie dei pregiudizi, si possono scovare delle vere e proprie oasi di straordinaria resistenza civica e di inaspettata rinascita intellettuale.
È esattamente questo il piccolo, grande “miracolo” sociologico che si sta consumando in queste settimane a Montallegro, un tranquillo e storicamente orgoglioso comune situato nella splendida e complessa provincia di Agrigento. Lontano dai riflettori accecanti delle grandi metropoli, questa piccola comunità siciliana si sta incredibilmente ritagliando uno spazio di primissimo piano nel dibattito nazionale, trasformandosi a tutti gli effetti in un nuovo e vibrante punto di riferimento logistico e creativo per decine di attori affermati, intellettuali di spicco, saggisti e stimati accademici universitari. L’epicentro assoluto e il motore instancabile di questa meravigliosa rivoluzione silenziosa ha un nome ben preciso: è il “Circolo Culturale Giovanni Meli Montallegro APS”.

Il talento di Giuseppe Iatì: un attore e poeta per salvare il Sud

La vera particolarità che rende questa storia eccezionale e degna di essere raccontata in tutto il Paese non risiede soltanto nella qualità degli eventi organizzati, ma nell’anagrafe di chi dirige e orchestra questa mastodontica macchina organizzativa. Alla guida del “Circolo Giovanni Meli”, infatti, non troviamo i soliti e ingrigiti burocrati della politica locale, bensì un giovanissimo ed entusiasta talento: Giuseppe Iatì.
A soli ventuno anni, questo poliedrico ragazzo siciliano (già noto e apprezzato per le sue spiccate doti di attore teatrale e per la sua profonda vena di poeta emergente) ha deciso coraggiosamente di non fare le valigie, di non abbandonare la sua terra natale, ma di restare per combattere in prima linea la pericolosa desertificazione intellettuale della provincia. Sotto la presidenza fresca, carismatica e visionaria di Iatì, l’associazione di promozione sociale ha cambiato letteralmente marcia, iniettando una dose massiccia di entusiasmo, arte e letteratura nelle vene di un territorio che aveva disperatamente bisogno di nuovi e sani stimoli per le generazioni future. Giuseppe Iatì rappresenta oggi l’emblema di quella gioventù meridionale che non si arrende al fatalismo, ma che si rimbocca le maniche per costruire bellezza a chilometro zero.

Un successo oltre i confini: l’attenzione degli accademici italiani

L’altissima qualità e la profondità dei dibattiti, delle rassegne letterarie e degli spettacoli teatrali promossi dall’associazione agrigentina non sono certo passati inosservati agli occhi dei critici. In pochissimo tempo, le lodevoli iniziative e i coraggiosi cartelloni culturali firmati dal “Circolo Giovanni Meli” hanno letteralmente varcato gli stretti confini provinciali e regionali.
Si è venuto a creare, quasi per magia, un formidabile passaparola mediatico che ha suscitato un fortissimo e sincero interesse in moltissimi salotti buoni ben al di fuori della stessa Isola di Sicilia. Accademici del Nord, scrittori nazionali e registi di fama hanno iniziato a guardare con curiosità e ammirazione a questo piccolo laboratorio sperimentale nato nel cuore di Montallegro. Il borgo agrigentino è diventato la prova vivente e inconfutabile che la grande cultura (quella vera, viva, fatta di sudore, parole e confronto umano) non ha bisogno per forza dei giganteschi palcoscenici di Roma o Milano per poter fiorire ed esprimere il suo potenziale dirompente.

Il modello vincente: fare rete tra scuole, istituzioni e società civile

Il segreto del successo travolgente e duraturo di questa realtà associativa non è frutto del caso o dell’improvvisazione, ma di una meticolosa e faticosa strategia sul territorio. Al centro dell’ambizioso progetto guidato dal giovane Iatì, infatti, c’è la fondamentale e preziosa capacità di aggregazione umana.
L’ente culturale non si è mai rinchiuso in una sterile torre d’avorio autoreferenziale, ma ha sapientemente e diplomaticamente attivato una fittissima rete di collaborazioni trasversali. Il Circolo è riuscito nella difficilissima e titanica impresa di far sedere allo stesso tavolo di lavoro le istituzioni pubbliche locali, i dirigenti delle scuole del territorio e le svariate realtà civiche e di volontariato. Questa sinergia totale e senza precedenti ha permesso di configurare un vero e proprio “modello Montallegro” di sviluppo, condivisione e diffusione culturale, capace di entrare nelle aule scolastiche, di strappare i ragazzini all’apatia degli smartphone e di coinvolgere l’intera cittadinanza in un percorso di emancipazione civile. Un raggio di luce purissima che, partendo dall’agrigentino, illumina di speranza l’intero Mezzogiorno d’Italia.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Cultura

Dalla pagina alla tela: la Fondazione Meriless trasforma la copertina di Turkia Loucif in un’opera d’arte

La copertina di un libro può trasformarsi in un vero e proprio quadro da appendere nei più importanti musei internazionali? La risposta è assolutamente sì! In Algeria si sta compiendo una vera e propria magia artistica grazie alla geniale intuizione della prestigiosa “Fondazione Meriless”. L’istituzione ha infatti deciso di adottare ufficialmente la meravigliosa e onirica immagine di copertina originale del romanzo “Al-Sinjab” (pubblicato in lingua inglese con il titolo “The Legend of the Squirrel”, opera della scrittrice Turkia Loucif), trasformandola in una maestosa e autonoma opera d’arte visiva! L’illustrazione del volume, che raffigura la suggestiva fusione anatomica tra un austero volto umano incoronato e il muso di uno scoiattolo, ha un impatto visivo talmente dirompente da aver stregato i curatori d’arte della fondazione. L’immagine verrà presto riprodotta su tele di grandissimo formato attraverso la raffinatissima tecnica di altissima qualità della “stampa artistica Giclée” (che garantisce fedeltà assoluta dei colori) e verrà svelata al mondo durante la prossima attesissima esposizione virtuale della Fondazione su Instagram. Scopri tutti i dettagli di questo meraviglioso progetto internazionale che unisce letteratura e pittura nel nostro articolo completo 👇

Pubblicato

a

Fondazione Meriless

Algeri – Spesso tendiamo a considerare la copertina di un libro esclusivamente come un mero strumento commerciale, un “involucro di carta” progettato frettolosamente con il solo e unico scopo di attirare l’attenzione distratta dei lettori tra gli scaffali affollati delle librerie. Eppure, in alcune rarissime e fortunate occasioni, l’immagine scelta per custodire un testo letterario possiede una forza visiva ed evocativa talmente dirompente da riuscire a slegarsi completamente dal suo ruolo originario, per vivere di luce propria. È esattamente questa la magia silenziosa e affascinante che si sta compiendo in queste settimane in Algeria, grazie all’intuizione brillante e visionaria della prestigiosa Fondazione Meriless.
L’istituzione culturale algerina ha infatti deciso di compiere un passo artistico coraggioso e innovativo, adottando ufficialmente l’immagine di copertina originale del romanzo “Al-Sinjab” (meravigliosamente pubblicato in lingua inglese con il suggestivo titolo di “The Legend of the Squirrel”), capolavoro nato dalla penna dell’acclamata scrittrice Turkia Loucif, come elemento portante e assoluto per la realizzazione di una nuova, indipendente e potentissima opera d’arte visiva.

Il volto umano e lo scoiattolo: la forza evocativa dell’immagine

Il volume letterario, che vanta un’impeccabile e rigorosa traduzione in lingua inglese a cura di Ahmed Fawzi Balbona e che è impreziosito dall’elegante e profonda presentazione letteraria firmata da Kujtim Hajdari, possedeva già di per sé tutti i connotati del grande successo editoriale internazionale. Ma a consacrare definitivamente l’opera nell’Olimpo dell’estetica è stata proprio la sua copertina dal fortissimo e destabilizzante impatto visivo, capace di calamitare immediatamente l’attenzione dello spettatore e di creare un invisibile ma solido ponte di collegamento tra il complesso mondo della letteratura contemporanea e l’universo sconfinato delle arti figurative.
La composizione grafica, di rara e conturbante bellezza, raffigura infatti una suggestiva, surreale e onirica fusione anatomica tra un austero volto umano incoronato e il muso selvatico di uno scoiattolo, dando così vita a un’immagine ibrida profondamente evocativa. Il geniale accostamento dei due volti conferisce inevitabilmente alla copertina una particolare e magnetica intensità estetica e simbolica, trasformandola da semplice “biglietto da visita” del libro in un elemento vivo, capace di dialogare intimamente e pariteticamente con il contenuto letterario delle pagine interne.

L’intuizione della Fondazione algerina: l’editoria diventa creazione

È stata proprio questa immensa, silenziosa e prorompente forza visiva e comunicativa ad aver stregato letteralmente i vertici e i curatori d’arte della Fondazione Meriless, convincendoli a compiere un passo inedito: adottare quella specifica copertina come preziosissima fonte d’ispirazione per una nuova e autonoma creazione artistica.
L’iniziativa, che sta già raccogliendo il plauso della critica internazionale, si incastra alla perfezione nel vasto e ambizioso progetto culturale promosso dalla Fondazione. Lo scopo ultimo, infatti, è quello di instaurare e consolidare un dialogo sempre più significativo, profondo e indissolubile tra la letteratura classica e le arti visive moderne, dimostrando empiricamente come un’opera letteraria possa germogliare e generare nuove, imprevedibili e folgoranti forme di espressione artistica, spingendosi coraggiosamente ben oltre gli stretti confini fisici di una pagina stampata. La particolare rappresentazione dell’essere umano accostato all’animale del bosco, la presenza regale della corona e la magistrale e geometrica costruzione grafica dell’immagine, creano una dimensione visiva complessa che invita lo spettatore a fermarsi, a riflettere e a interpretare il messaggio nascosto.

Stampa Giclée su tela e mostra virtuale: l’unione tra culture e linguaggi

Attraverso questa lodevole e affascinante iniziativa artistica, la Fondazione Meriless intende quindi elevare e trasformare in modo definitivo la copertina di “Al-Sinjab” da semplice accessorio editoriale in una maestosa e autonoma opera d’arte, permettendo al vasto pubblico di avvicinarsi al romanzo di Turkia Loucif anche e soprattutto attraverso un’esperienza sensoriale visiva pura e assoluta.
Per rendere onore a questa metamorfosi, l’opera sarà fisicamente realizzata mediante la pregiatissima tecnica della “stampa artistica Giclée” su tela di grandissimo formato. Si tratta di una tecnica di altissima e ricercata qualità artigianale, che consente una riproduzione chirurgica ed estremamente precisa dell’immagine originale, garantendo al contempo un’assoluta fedeltà dei dettagli microscopici e una formidabile durata e brillantezza dei colori nel tempo. Il capolavoro pittorico ispirato a “The Legend of the Squirrel” sarà infine svelato al mondo intero nel corso della prossima, attesissima esposizione virtuale della Fondazione Meriless (che andrà in scena sui canali social di Instagram), affiancata a un’esclusiva collezione di opere d’arte ispirate alla gigantesca e inestimabile enciclopedia del patrimonio algerino e mondiale. Un esempio meraviglioso e tangibile di come la parola scritta possa finalmente incontrare l’immagine, dando forma alla bellezza pura.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza