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Cultura

L’intreccio dell’esperienza vitale, lo studio accademico filosofico e l’intuizione artistica unica e particolare delle poesie del cavaliere dello stato Dott.ssa Anna Maria Lombardi

I versi nelle poesie di Dr.ssa Anna Maria Lombardi sono una descrizione dettagliata, emotiva e spirituale della sensibilità umana, un riflesso poetico che va oltre la parola scritta. 
Nelle sue poesie, si percepiscono chiaramente le radici filosofiche e psicologiche, rendendo così la poesia un ponte tra meditazione e sentimento, nonché tra corpo e l’anima.

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Dott.ssa ANNA MARIA LOMBARDI

 I versi nelle poesie di Dr.ssa Anna Maria Lombardi sono una descrizione dettagliata, emotiva e spirituale della sensibilità umana, un riflesso poetico che va oltre la parola scritta.
Nelle sue poesie, si percepiscono chiaramente le radici filosofiche e psicologiche, rendendo così la poesia un ponte tra meditazione e sentimento, nonché tra corpo e l’anima.

La Dr.ssa Lombardi utilizza un linguaggio ricco di figure retoriche e colori intensi che toccano i temi più delicati della vita: l’amore, la perdita, la nostalgia, il dolore e la salvezza spirituale.
Ogni verso nelle sue poesie sembra un richiamo silenzioso alla riflessione, un invito a fermarsi e ad ascoltare la voce interiore.

Spesso, la sua poesia è costruita su immagini che alternano dolcezza e ansia, luce e oscurità, mantenendo il lettore emotivamente coinvolto e costantemente presente.
Nella poesia di essa, non manca neppure la dimensione sociale e umanitaria: lei affronta le ferite della società moderna, senza restare indifferente di fronte alle ingiustizie, la solitudine o la totale indifferenza.

L’intreccio tra esperienza di vita, studio accademico e intuizione artistica rende la sua poesia speciale e indimenticabile.
I suoi versi parlano con il cuore e si ascoltano con l’anima. Lo stile poetico della Dr.ssa Lombardi è ricco di dettagli multicolori, creando un’atmosfera profondamente emotiva che invita continuamente il lettore a un viaggio stimolante e meditativo. In ogni poesia, notiamo che lei analizza temi quotidiani,  come: l’amore, la perdita, la speranza e la forza interiore, offrendo una prospettiva unica sulle esperienze umane.

Le sue opere sono la testimonianza del potere della poesia di unire le persone attraverso la condivisione di queste esperienze.

1. La poesia “NOSTALGICA BELLEZZA” è un riflesso delicato quanto sensibile sul trascorrere del tempo, i ricordi e la ricerca della luce interiore al di là della malinconia.
Attraverso un linguaggio poetico ricco, l’autrice costruisce immagini e metafore strettamente legate all’esperienza umana; il tramonto simboleggia la fine e i nuovi inizi, i giochi del cuore come ricordi intimi che riaffiorano con una dolce nostalgia. Le strofe esprimono uno sforzo per ricostruire un equilibrio spirituale, per abbracciare la speranza anche quando sembra trovarsi oltre rive irraggiungibili.
Infine, la poesia ci offre una conclusione potente e ottimista: il desiderio di diffondere luce anche nell’oscurità, liberando così la solitudine attraverso l’arte e l’amore.

2. “OCCORRONO PONTI” è una poesia potente e multidimensionale, che già nel titolo trasmette un messaggio umano, etico e poetico con un’intensità emotiva profonda.
L’autrice utilizza la metafora del ponte come simbolo del bisogno di connessione umana, comprensione e unione di fronte alle divisioni e all’isolamento che accompagnano la vita moderna.

I versi si aprono con un invito all’azione: ponti costruiti con le mani, non solo strutture fisiche, ma mani capaci di affrontare sfide spirituali e sociali.

L’uso di espressioni come “incancreniti dall’incuria del tempo,”, “nodi incancreniti”, “avidità”, “fili spinati”, creano un’atmosfera carica, e proprio qui la Dr.ssa Lombardi pone l’accento sulle conseguenze di un’indifferenza eccessiva e negativa.

La seconda parte della poesia porta speranza e luce: i semi di fiori colorati, le ali che amano, i cuori che cantano sono metafore della rinascita, della solidarietà e dell’amore.
I ponti non sono semplici strutture, ma forme di coesistenza, l’unico modo per vivere in un mondo di pace e fratellanza.

I versi finali chiudono la poesia con una riflessione profondamente umana, rivolta non solo al lettore ma a ogni essere vivente su questo pianeta:

“occorre onorare la vita fino in fondo
e celebrarla attimo dopo attimo, sempre”.

3. “METAMORFOSI” è una poesia tanto delicata quanto toccante, che affronta con grande sensibilità il passare del tempo e la trasformazione dell’essere umano attraverso le esperienze della vita.
Dr.ssa Lombardi parla con una voce dolce ma potente della dignità dell’età in ogni sua fase, dell’anima che resta viva e giovane anche quando il corpo sbiadisce, si affievolisce con il passare degli anni.

Nei primi versi, la poetessa descrive il proprio volto come una pagina su cui sono state scritte storie: “merletti di rughe”, una metafora bellissima che definisce l’invecchiamento come arte, non come decadimento o debolezza, ma come uno scudo, un velo elegante e prezioso.

Ogni ruga è un racconto lungo; una testimonianza di vita, un “romanzo di emozioni e sentimenti vissuti”. Ogni ruga è un capitolo a sé in questo romanzo-poesia, un’esperienza incisa in ogni cellula, che ha lasciato tracce nell’anima e nel corpo della poetessa.
Così, il testo si presenta come un racconto autobiografico ma anche universale, perché il ciclo della vita e la sua metamorfosi tocca ognuno di noi.
Il romanzo del nostro destino è ricco di memorie di dolore, gioia, delusioni, addii e amori.
Uno degli elementi più potenti della poesia è il modo in cui l’autrice crea contrasti tra il corpo invecchiato e l’anima ringiovanita, riportandoli insieme in una danza ondeggiante e magica.
Il “volto con merletti di rughe” non è solo una visione visiva, ma pure uno stato dell’anima che ha attraversato le stagioni della vita e ha conservato una bellezza interiore, unica e profondamente connessa con l’espressione delle emozioni. Questa allegoria perfetta, ci trasmette l’idea dell’invecchiamento come eredità ricca di valori, che superano il tempo segnato dalle lancette dell’orologio.

Il messaggio diretto che l’autrice ci presenta nella seconda strofa è un appello contro il pregiudizio superficiale: “non guardare la mia pelle, il bastone… le mani che tremano…”
Questa richiesta, (per nulla pretenziosa), è un invito a fissare lo sguardo in profondità, nell’anima e non nel corpo invecchiato.
Ciò è fondamentale per comprendere l’essenza della poesia: l’essere umano non si racconta attraverso il suo corpo, ma attraverso la storia che porta dentro sé.

Ed è qui che si pone la domanda importante per ciascuno di noi: “Quante volte dimentichiamo l’essenza dell’essere umano e guardiamo solo ciò che appare in superficie?”
Attraverso questi versi, la Dr.ssa Lombardi ci offre una risposta chiara e preziosa. Lo fa tramite un appello sociale per un rispetto e un amore incondizionato, per l’accettazione dell’essere umano nella sua totalità, oltre l’invecchiamento o le capacità fisiche limitate. Questo è un insegnamento che va oltre la poesia, sfidando ciascuno (non solo i lettori), a riconsiderare il modo in cui tratta gli anziani nella vita quotidiana.
Il culmine emotivo per il lettore arriva con l’esplosione spirituale: “dove bambina gioco e vivo la giovinezza”, verso allegorico che sottolinea il fatto che l’anima non invecchia mai, ma resta viva e attiva dentro il nostro corpo cambiato negli anni, ma non dentro di noi.

Il giocare, la gioia nell’intimità dell’anima, trasmette una sensazione fresca e vitale, uno spirito che nutre con cura l’entusiasmo e la curiosità, che vive la vita con passione e in uno stato immutabile di felicità.
E questo non è altro che un forte messaggio contro l’idea che l’età avanzata rappresenti una perdita della giovinezza; ci ricorda che in ogni persona, nonostante gli anni trascorsi, esiste una parte vitale che rinascita innocentemente.

La poesia si conclude con un importante invito all’empatia e all’armonia verso l’altro, perché accettando la “metamorfosi” che vediamo in qualcuno, riconosciamo anche la nostra, quella che un giorno avremmo e vivremo, poiché il tempo e le stagioni della vita sono catene di anni che scorrono velocemente.
Accogliamo dunque a braccia aperte questa metamorfosi, in cui non solo l’anima altrui, ma anche la nostra, si trasforma e scorre nelle vene dell’età.

La Dr.ssa Lombardi ha posto al centro della poesia la struttura dei tre elementi:

1. corpo – 2. anima – 3. metamorfosi

Leggendo i versi si nota come la metamorfosi sia duplice: quella che si manifesta esteriormente (il corpo) e quella che avviene dentro, la trasformazione continua del fisico e dell’anima. L’abbraccio a qualcuno benedicendo il cielo rappresenta il momento in cui l’autrice, in sé e la metamorfosi (cioè: corpo – anima – metamorfosi) si uniscono per sempre.
Il cielo simboleggia la dimensione divina, il saluto universale che unisce gli esseri umani non solo sulla terra, ma anche nell’aldilà.

Dal punto di vista stilistico, la poesia rivela un’armonia tra una forma semplice e significati profondi. I versi non sono lunghi, ma sono scelti con cura, creando un ritmo calmo e meditativo che invita il lettore a fermarsi, riflettere e analizzare. La semplicità è l’asse portante, la linfa vitale della forza poetica, poiché la rende accessibile a tutti, senza però perdere la complessità dei sentimenti e delle idee che essa trasmette.

Inoltre, l’uso variegato delle metafore dimostra la maestria della Dr.ssa Lombardi nella creazione di immagini poetiche, che interpretano la realtà concreta con significati profondamente emotivi. Queste figure rendono la poesia visiva e toccante, trasformando la lettura in un’esperienza non solo intellettuale, ma anche altamente sensibile e spirituale.

NOSTALGICA BELLEZZA

Quando declina il sole
emerge profonda
la bellezza di quanto abbiamo
vissuto e veduto nel mondo.
Con sguardo malinconico
rivisitiamo i giochi del cuore
anelando a trovar nuovo
equilibrio e interna luce.
Cerchiamo tra sponde,
una volta fors’anche inconciliabili,
calmi o flebili fuochi vitali
per l’alba di domani.
Un’alba che spinge
a tesser tele con fili d’oro
e a staccar dall’abbraccio
morboso la solitudine.

OCCORRONO PONTI

Occorrono ponti costruiti da mani
capaci di dipanare nodi
incancreniti dall’incuria del tempo,
dall’avidità senza fine
e dall’incapacità di vedere oltre i muri stesi.
Al posto d’ arrugginite dolenti
spianate di fili spinati,
visibili o invisibili,
s’interrino semi di fiori
resistenti e variopinti:
corridoi di braccia che sanno amare,
di cuori che sanno cantare,
di corde che sorreggano
e mantengano libere le vie da una sponda
all’altra, da un’alba all’altra.
Intrecci di strade luminose che consentano
di guardarci l’uno con l’altro negli occhi senza paura.
Occorre onorare la vita fino in fondo
e celebrarla attimo dopo attimo, sempre.

METAMORFOSI

Sul mio viso merletti di rughe,
righe scritte di storie,
sorrisi, sofferenze:
romanzo di emozioni
e sentimenti vissuti.
Indugia il tuo sguardo
quando m’incontri,
ma non guardare la mia pelle,
il bastone che porto,
le mani che tremano,
il vecchio corpo piegato.
Vedimi nella profondità dell’animo
dove bambino gioco e vivo la gioventù
e abbracciami benedicendo il cielo
di aver potuto vedere la mia,
ma anche la tua, metamorfosi.

Cav. Dott.SSANNA MARIA LOMBARDI

Cav. Dottoressa Anna Maria Lombardi, Dottore in Filosofia, Psicologa, Psicoterapeuta, Poeta, Saggista, è nata nella Città d’Arte di San Severo (FG) e vive in provincia di Bergamo. Ha ricevuto importanti Premi di carriera, e altri riconoscimenti culturali e letterari di grande valore: Primi Premi, Trofei, Premi Speciali, Premi della Critica e molti altri importanti riconoscimenti, sia poetici che letterari.
Il 25 ottobre 2024, insieme ad altri nomi di grandi personalità del panorama internazionale, al PIME di Milano è stata premiata per l’Eccellenza in Carriera nella categoria Letteratura con la seguente motivazione: “Per aver utilizzato la sua posizione e le sue competenze per migliorare la società attraverso iniziative sociali di grande importanza.”
I libri delle sue poesie e le collezioni poetiche e artistico-letterarie da lei create e curate, nate in diversi campi e destinate alla beneficenza, sono caratterizzati da una notevole profondità letteraria, poetica e sociale. Le sue poesie, tradotte in altre lingue e i 19 volumi pubblicati, sono presenti in numerose antologie italiane ed estere, riviste nazionali ed internazionali su carta e siti web. In tutta onestà, possiamo dire che le sue opere hanno ricevuto un particolare e lusinghiero elogio sia dal pubblico che dalla critica. L’autrice, che è anche attivo come creatore e organizzatore di eventi letterari nazionali e internazionali, ha scritto articoli, saggi, recensioni e prefazioni. Inoltre è giurata e presidente, anche onorario, di importanti concorsi letterari di grande prestigio. La poetessa stessa è creatrice e co-fondatrice dell’associazione culturale “Movimento Internazionale Artistico Letterario – Gruppo”, presente anche come gruppo Facebook, dal 2017, con l’obiettivo di promuovere e favorire lo sviluppo, lo scambio e la diffusione della cultura, poesia, letteratura e arte. In questo contesto si inserisce il concorso internazionale di letteratura e poesia che ha voluto e sostenuto e del quale è presidente, ruolo che svolge anche a livello associativo, LA MAGIA DELLE PAROLE che ha ottenuto un notevole successo nel corso degli anni e che è stata presente, con grande orgoglio di tutto il Movimento, nel calendario della Capitale della Cultura Bergamo-Brescia-2023.
L’Autrice, che tra breve pubblicherà un nuovo libro di poesie dal titolo: “Versi spettinati in itinere”, il 2 giugno 2024 è stata insignita con Decreto del Presidente della Repubblica Italiana dell’alta onorificenza di Cavaliere dell’Ordine del “Merito della Repubblica Italiana”.

Angela Kosta 

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Cultura

Dalla pagina alla tela: la Fondazione Meriless trasforma la copertina di Turkia Loucif in un’opera d’arte

La copertina di un libro può trasformarsi in un vero e proprio quadro da appendere nei più importanti musei internazionali? La risposta è assolutamente sì! In Algeria si sta compiendo una vera e propria magia artistica grazie alla geniale intuizione della prestigiosa “Fondazione Meriless”. L’istituzione ha infatti deciso di adottare ufficialmente la meravigliosa e onirica immagine di copertina originale del romanzo “Al-Sinjab” (pubblicato in lingua inglese con il titolo “The Legend of the Squirrel”, opera della scrittrice Turkia Loucif), trasformandola in una maestosa e autonoma opera d’arte visiva! L’illustrazione del volume, che raffigura la suggestiva fusione anatomica tra un austero volto umano incoronato e il muso di uno scoiattolo, ha un impatto visivo talmente dirompente da aver stregato i curatori d’arte della fondazione. L’immagine verrà presto riprodotta su tele di grandissimo formato attraverso la raffinatissima tecnica di altissima qualità della “stampa artistica Giclée” (che garantisce fedeltà assoluta dei colori) e verrà svelata al mondo durante la prossima attesissima esposizione virtuale della Fondazione su Instagram. Scopri tutti i dettagli di questo meraviglioso progetto internazionale che unisce letteratura e pittura nel nostro articolo completo 👇

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Fondazione Meriless

Algeri – Spesso tendiamo a considerare la copertina di un libro esclusivamente come un mero strumento commerciale, un “involucro di carta” progettato frettolosamente con il solo e unico scopo di attirare l’attenzione distratta dei lettori tra gli scaffali affollati delle librerie. Eppure, in alcune rarissime e fortunate occasioni, l’immagine scelta per custodire un testo letterario possiede una forza visiva ed evocativa talmente dirompente da riuscire a slegarsi completamente dal suo ruolo originario, per vivere di luce propria. È esattamente questa la magia silenziosa e affascinante che si sta compiendo in queste settimane in Algeria, grazie all’intuizione brillante e visionaria della prestigiosa Fondazione Meriless.
L’istituzione culturale algerina ha infatti deciso di compiere un passo artistico coraggioso e innovativo, adottando ufficialmente l’immagine di copertina originale del romanzo “Al-Sinjab” (meravigliosamente pubblicato in lingua inglese con il suggestivo titolo di “The Legend of the Squirrel”), capolavoro nato dalla penna dell’acclamata scrittrice Turkia Loucif, come elemento portante e assoluto per la realizzazione di una nuova, indipendente e potentissima opera d’arte visiva.

Il volto umano e lo scoiattolo: la forza evocativa dell’immagine

Il volume letterario, che vanta un’impeccabile e rigorosa traduzione in lingua inglese a cura di Ahmed Fawzi Balbona e che è impreziosito dall’elegante e profonda presentazione letteraria firmata da Kujtim Hajdari, possedeva già di per sé tutti i connotati del grande successo editoriale internazionale. Ma a consacrare definitivamente l’opera nell’Olimpo dell’estetica è stata proprio la sua copertina dal fortissimo e destabilizzante impatto visivo, capace di calamitare immediatamente l’attenzione dello spettatore e di creare un invisibile ma solido ponte di collegamento tra il complesso mondo della letteratura contemporanea e l’universo sconfinato delle arti figurative.
La composizione grafica, di rara e conturbante bellezza, raffigura infatti una suggestiva, surreale e onirica fusione anatomica tra un austero volto umano incoronato e il muso selvatico di uno scoiattolo, dando così vita a un’immagine ibrida profondamente evocativa. Il geniale accostamento dei due volti conferisce inevitabilmente alla copertina una particolare e magnetica intensità estetica e simbolica, trasformandola da semplice “biglietto da visita” del libro in un elemento vivo, capace di dialogare intimamente e pariteticamente con il contenuto letterario delle pagine interne.

L’intuizione della Fondazione algerina: l’editoria diventa creazione

È stata proprio questa immensa, silenziosa e prorompente forza visiva e comunicativa ad aver stregato letteralmente i vertici e i curatori d’arte della Fondazione Meriless, convincendoli a compiere un passo inedito: adottare quella specifica copertina come preziosissima fonte d’ispirazione per una nuova e autonoma creazione artistica.
L’iniziativa, che sta già raccogliendo il plauso della critica internazionale, si incastra alla perfezione nel vasto e ambizioso progetto culturale promosso dalla Fondazione. Lo scopo ultimo, infatti, è quello di instaurare e consolidare un dialogo sempre più significativo, profondo e indissolubile tra la letteratura classica e le arti visive moderne, dimostrando empiricamente come un’opera letteraria possa germogliare e generare nuove, imprevedibili e folgoranti forme di espressione artistica, spingendosi coraggiosamente ben oltre gli stretti confini fisici di una pagina stampata. La particolare rappresentazione dell’essere umano accostato all’animale del bosco, la presenza regale della corona e la magistrale e geometrica costruzione grafica dell’immagine, creano una dimensione visiva complessa che invita lo spettatore a fermarsi, a riflettere e a interpretare il messaggio nascosto.

Stampa Giclée su tela e mostra virtuale: l’unione tra culture e linguaggi

Attraverso questa lodevole e affascinante iniziativa artistica, la Fondazione Meriless intende quindi elevare e trasformare in modo definitivo la copertina di “Al-Sinjab” da semplice accessorio editoriale in una maestosa e autonoma opera d’arte, permettendo al vasto pubblico di avvicinarsi al romanzo di Turkia Loucif anche e soprattutto attraverso un’esperienza sensoriale visiva pura e assoluta.
Per rendere onore a questa metamorfosi, l’opera sarà fisicamente realizzata mediante la pregiatissima tecnica della “stampa artistica Giclée” su tela di grandissimo formato. Si tratta di una tecnica di altissima e ricercata qualità artigianale, che consente una riproduzione chirurgica ed estremamente precisa dell’immagine originale, garantendo al contempo un’assoluta fedeltà dei dettagli microscopici e una formidabile durata e brillantezza dei colori nel tempo. Il capolavoro pittorico ispirato a “The Legend of the Squirrel” sarà infine svelato al mondo intero nel corso della prossima, attesissima esposizione virtuale della Fondazione Meriless (che andrà in scena sui canali social di Instagram), affiancata a un’esclusiva collezione di opere d’arte ispirate alla gigantesca e inestimabile enciclopedia del patrimonio algerino e mondiale. Un esempio meraviglioso e tangibile di come la parola scritta possa finalmente incontrare l’immagine, dando forma alla bellezza pura.

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Cultura

L’Aquila rinasce attraverso la magia del grande schermo: Carlo Fumo esalta la prima edizione del festival CiAq

La Rinascita passa attraverso la Bellezza e la magia del Grande Schermo! L’Aquila, fierissima Capitale Italiana della Cultura, è letteralmente invasa in questi giorni dalla primissima ed eccezionale edizione del festival “CiAq – Premio Cinematografico”. Un evento meraviglioso che trasforma i teatri, i palazzi storici e le piazze della città in un palcoscenico a cielo aperto, offrendo al pubblico la proiezione totalmente gratuita di ben 79 capolavori internazionali provenienti da 9 Paesi del mondo! A esaltare la manifestazione è arrivato in città anche il grande regista e produttore Carlo Fumo, che ha tessuto le lodi di un Festival capace di svelare sguardi inediti sulla nostra società. Sabato e Domenica vi aspetta un weekend ricchissimo di Masterclass, workshop formativi e tantissime proiezioni imperdibili (dai cortometraggi ai documentari), fino ad arrivare alla Solenne Cerimonia di Premiazione di domenica sera al Teatro San Filippo! Leggi tutto il programma del weekend, con gli orari e i film in gara, nel nostro articolo 👇

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CARLO FUMO CIAQ

L’Aquila – La cultura possiede un potere terapeutico e miracoloso: riesce a curare le ferite di un territorio, a riempire di luce i vicoli storici e a restituire a una comunità il diritto di sognare a occhi aperti. L’Aquila, fierissima Capitale Italiana della Cultura per quest’anno, sta dimostrando all’Italia intera cosa significhi rinascere attraverso la bellezza. In questi giorni di fine estate, le strade e i palazzi storici del capoluogo abruzzese si sono trasformati in un meraviglioso palcoscenico a cielo aperto grazie alla prima, straordinaria edizione di CiAq – Premio Cinematografico L’Aquila. Un evento vibrante e capillare che sta letteralmente invadendo la città con la magia ineguagliabile della settima arte, portando sul grande schermo emozioni, lacrime, riflessioni profonde e sguardi provenienti da ogni angolo del pianeta.

Una capitale che respira cinema: 79 capolavori internazionali in città

I numeri di questo debutto cinematografico sono semplicemente impressionanti e testimoniano un lavoro organizzativo titanico. Fino a domenica 20 settembre, i cittadini aquilani e i turisti avranno il privilegio inestimabile di assistere gratuitamente alla proiezione di ben 79 opere audiovisive (suddivise in 12 lungometraggi, 24 preziosi documentari e 43 cortometraggi d’autore).
La formula vincente del Festival è quella delle proiezioni “diffuse”, pensate per far vivere fisicamente i luoghi simbolo della città: gli schermi si accendono infatti tra le poltrone del Teatro San Filippo, tra gli affreschi di Palazzo Ciccozzi e, sotto il cielo stellato, nella suggestiva cornice all’aperto di Piazza del Teatro. Si tratta di un’invasione artistica e multiculturale senza precedenti, con opere accuratamente selezionate che provengono, oltre che dall’Italia, da Stati Uniti, Francia, Croazia, Argentina, Regno Unito, Romania, Albania e Svizzera.

Carlo Fumo esalta L’Aquila: “Serve il cinema per guardare il mondo”

A certificare l’altissima qualità e l’ambizione di questo nuovo Premio Cinematografico è intervenuta una voce assolutamente autorevole del settore: Carlo Fumo, noto regista, produttore, giornalista e storico fondatore dell’Italian Movie Award. Ospite d’onore della kermesse (che proietterà fuori concorso anche il suo acclamatissimo cortometraggio “Border”), Fumo ha speso parole cariche di entusiasmo per la rassegna: “L’Aquila aveva un bisogno vitale di un festival come il CiAq. Questa selezione di altissima qualità offre sguardi inediti sul mondo, sul prossimo e su noi stessi, creando un fecondo e meraviglioso incontro di stili e linguaggi. Organizzo festival da 15 anni e posso assicurare che questa manifestazione ha potenzialità immense per affermarsi a livello nazionale, arricchendo l’offerta di una città bellissima che ha deciso di puntare tutto sulla cultura e sull’arte”.

Masterclass d’autore e le grandi proiezioni del fine settimana

Ma il CiAq non è soltanto una sontuosa vetrina per proiettare film: è un laboratorio creativo, una fucina dove le menti si incontrano. Guidata con passione dal direttore artistico Maurizio Albano e dal direttore organizzativo Francesco Albano, la kermesse ha trasformato Palazzo Ciccozzi in un vero e proprio Polo Formativo di eccellenza. Ogni pomeriggio, il palazzo ospita masterclass e workshop gratuiti tenuti da luminari del settore (come Mariangela Sansone, Irina F. Tarvida e Riccardo Barbieri), per formare i registi e i sognatori di domani.
Il programma di Sabato 19 settembre è una vera e propria scorpacciata di capolavori: a Palazzo Ciccozzi, dalle 15:00 in poi, sfileranno opere intense come “Different speeds”, “Bella mia”, “8 seconds” e il workshop di Barbieri alle 18:00 sul racconto del territorio tra documentari e social. In contemporanea, al Teatro San Filippo, il pubblico potrà emozionarsi con pellicole come “On Our Own – De capul nostru”, “L’interrogatorio” e “La bottega dei sogni”, mentre la sera Piazza del Teatro si illuminerà con “Il Mio amico Karl” e “Milarepa”.

Il gran finale della domenica: la premiazione e i capolavori fuori concorso

L’apoteosi emotiva del festival arriverà nella serata di Domenica 20 settembre, quando il Teatro San Filippo, a partire dalle ore 21:00, ospiterà la solenne Cerimonia di Premiazione Finale. Sarà il momento di trattenere il fiato, scoprire i vincitori assoluti e applaudire il coraggio dei registi indipendenti. A calare definitivamente il sipario su questa prima e trionfale edizione (sostenuta da Gruppo Abivet, SimonFilm, L’Aquila Young e altre realtà locali) sarà una proiezione speciale fuori concorso in Piazza del Teatro alle ore 22:00, con i film “Piccola storia di un muro” e “Anatomia di un grande sogno”, entrambi firmati dal visionario regista Federico Braconi. Una chiusura poetica per un evento che ha ridato all’Aquila il suo meritato posto sotto i riflettori della cultura internazionale.

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Cultura

L’arte di rinascere attraverso la poesia: intervista esclusiva alla poetessa polacca Antonina M. Wiśniewska

CRESCERE SENZA GENITORI BIOLOGICI, INCONTRARE IL PROPRIO PADRE CON LA DIVISA MILITARE, E SALVARSI LA VITA GRAZIE ALLA POESIA. UNA STORIA CHE VI FARÀ VENIRE I BRIVIDI! 📖 😢 ❤️ Ci sono Esistenze così dolorose e incredibili che sembrano uscite dalla penna di un regista di Hollywood. Quella della famosa poetessa e traduttrice polacca Antonina M. Wiśniewska è una di queste. Cresciuta sapendo di non essere figlia dei genitori che la stavano crescendo, a soli 5 anni ha visto il suo vero padre arrivare a bordo di un’auto militare per portarla di nascosto, anche solo per un giorno, dalla sua vera mamma… Una donna bellissima che di lì a poco sarebbe morta consumata dal cancro. Dal dolore di quell’infanzia spezzata, Antonina ha trovato la forza di “rinascere” attraverso la Poesia, diventando una delle voci più forti nel mondo per la diffusione della Fratellanza, dell’Inclusione e della Pace globale. I microfoni di CavaliereNews hanno realizzato un’intervista pazzesca e intima a questa donna meravigliosa. Siete curiosi di leggerla per intero? Cliccate e leggete il nostro articolo culturale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi pensate che la “Gelosia” e l’invidia siano i Mali più grandi del nostro Secolo capaci di distruggere i sogni delle persone di Talento? Diteci la Vostra nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura questa bellissima intervista per premiare il coraggio di questa poetessa!!

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Antonina M. Wiśniewska

Roma – Ci sono vite che somigliano a romanzi incredibili, esistenze segnate fin dalla tenera età da segreti, misteri, dolori profondi e rinascite miracolose. E poi c’è l’Arte, in particolare la Poesia, che come un faro luminoso interviene per salvare l’anima dalla disperazione, trasformando le cicatrici del passato in messaggi universali di pace, tolleranza e fratellanza globale. È questa l’essenza purissima e commovente che traspare dall’incredibile storia della poetessa, promotrice culturale e traduttrice polacca Antonina M. Wiśniewska. Ai microfoni di CavaliereNews, la nostra bravissima Angela Kosta ha realizzato un’intervista intima, potente e senza filtri, capace di toccare le corde più profonde del cuore umano.

L’intervista integrale a cura di Angela Kosta

Benvenuta sul portale Cavaliere News Antonina. I lettori vorrebbero sapere qualcosa in più. Ci racconti qualcosa di sé.
“Salve e un caro saluto a tutti i lettori. Mi chiamo Ewelina Krystyna Maleta e da alcuni anni utilizzo il nome d’arte Antonina M. (Maria) Wiśniewska. Sulla carta d’identità, mio padre Józef Janek mi registrò come sua figlia. Tuttavia, nel documento, accanto ai miei dati anagrafici, compare una nota in cui si specifica che Józef Janek non è il mio padre biologico e che la mia data di nascita è quella che ho sempre indicato: sono nata a Wierzbica. In precedenza, però, come ho potuto constatare dal primo certificato di nascita, quando i miei dati personali furono modificati nel 1998, ero stata registrata come Ewelyna Osiecka-Heda, nata a Varsavia. Sono cresciuta come figlia di Józef Janek e Teodosia Janek a Więcaszek, ma fin dalla prima infanzia sentivo che non erano i miei genitori biologici. Quando ero piccola, ricordo che mi chiamavano “la nostra varsaviana” oppure “la ballerina”, perché ero una bambina molto talentuosa e vivace. Amavo profondamente la musica classica e la danza classica, leggevo libri per bambini e, già allora, avevo creato il mio mondo magico. A cinque anni, durante un viaggio sui Monti Świętokrzyskie, vidi per la prima volta il mio vero padre. Indossava un’uniforme militare. Trascorsi con lui l’intera giornata e, tra le altre cose, vidi il corpo imbalsamato della regina Jadwiga. In tarda serata se ne andò, dicendomi che molto presto sarei tornata da lui e che dovevo avere pazienza, perché non poteva portarmi a casa a causa della malattia di sua moglie. Mi promise anche che presto mi avrebbe portata da mia madre biologica. E così accadde. Quando avevo circa cinque anni, mio padre mi accompagnò a bordo di un’auto militare. Quando arrivammo a Varsavia, fui accolta da una donna con la quale giocai a nascondino. Poi mi disse che ero la bambina più bella del mondo e che ero il suo tesoro segreto, prezioso e immenso. Passeggiammo per il centro di Varsavia e mi parlò del re Sigismondo. Poi mi comprò il libro “Leggende polacche”. In seguito andammo al cinema, ma, a causa della stanchezza, mi addormentai. Quando mi svegliai, dopo alcune ore, ricordo che mia madre non c’era più”.

Quando ha iniziato a scrivere per la prima volta?
“Ho iniziato a scrivere molto presto, già durante l’adolescenza. I miei primi testi li scrivevo nelle ultime pagine dei quaderni scolastici. Fin dalle prime classi elementari, tutti i miei temi e testi si distinguevano perché utilizzavo diverse figure metaforiche. “Non sono io” è il primo testo che scrissi, all’età di tredici anni, sotto l’influsso del fascino per un amore platonico. Questa poesia apparteneva a mia madre biologica, quando lei e alcuni rom aspettavano il mio arrivo alla stazione ferroviaria di Radom. In quel periodo portava un fazzoletto sulla testa. Dopo la chemioterapia era pallida, con il volto molto bianco. Prima di morire, il 7 marzo 1997, combatté a lungo contro il cancro. Anni dopo, mi iscrissi alla rinomata Scuola Europea di Sartoria e Design dell’Abbigliamento, frequentando un percorso quinquennale. Ebbi la fortuna di avere come insegnante la signora Ludwicka, una docente molto competente, che si accorse immediatamente che ero una delle poche studentesse in grado di interpretare la poesia in modo originale. Sentivo la poesia, perché riuscivo a guardarla dal punto di vista di uno scrittore. Durante i miei studi a Radom si tenevano anche incontri con autori, scrittori e poeti attivi a Varsavia. In quell’occasione incontrai personalmente Daniel Passent, Seweryn Krajewski e Jeremi Przybora, che mi disse che ero bella e talentuosa come mia madre, Agnieszka Osiecka. Erano presenti anche padre Jan Twardowski, Michał Bajor, Marek Grechuta e la vincitrice del Premio Nobel Zofia Nałkowska. Quando la mia poesia “To nie ja…” (Non sono io…) fu interpretata alla radio, i miei amici, che la ascoltarono dal collegio, furono entusiasti dell’evento. Tuttavia, quella poesia non riportava il mio nome, bensì le iniziali J. C. A Radom divenne famosa dopo aver ottenuto una notevole attenzione da parte dei media. In quel periodo iniziai a incontrare ogni settimana, il giovedì, mio padre biologico presso il presidio militare. La mia cresima si svolse lì e, dopo aver imparato ad addestrarmi e a difendermi, al termine della cerimonia rimasi e prestai giuramento come agente militare. Nel 1998, ancora studentessa, fui sottoposta all’ultima vaccinazione prevista nelle scuole superiori. Successivamente ebbi effetti collaterali e mi ammalai gravemente. Nonostante tutto, riuscii a preparare la mia tesi e a conseguire il diploma. Durante la cresima mi fu dato il nome Karolina. Per questo, nelle mie opere, racconti brevi, poesie, drammi e recensioni cinematografiche, mi identificavo con questo nome, nascondendo allo stesso tempo la mia identità. Cominciai a scrivere seriamente nel 2004. Fu allora che scrissi il mio primo sonetto, “I tulipani”. Mi piaceva molto anche scrivere alfabeti poetici. Tentai per tre volte di pubblicare le raccolte poetiche “Avevano un nome”, “La corona dei pensieri”, “CV” e “Mandalas”, ispirandomi ai libri da colorare antistress che mia figlia adorava. Nel 2005, mentre studiavo presso il Tecnico di Amministrazione, discussi la mia tesi sulla Gestione delle Risorse Umane e iniziai anche gli studi di Filologia Polacca presso l’Università Maria Curie-Skłodowska, nel Collegio degli Insegnanti. Fu allora che cominciai a inviare i miei testi a diverse riviste letterarie. Radom è stata e rimarrà sempre la mia casa”.

Lei è una nota promotrice della cultura poetica e letteraria. Ci racconti come è riuscita a creare questi ponti culturali.
“Per diventare divulgatrice della cultura poetica e letteraria bisogna studiare e acquisire nuove competenze, andando oltre le conoscenze degli altri. E noi apparteniamo a coloro che sono nati con queste capacità. Per raggiungere un determinato livello nella società, bisogna avere talento e distinguersi per le qualità di una buona guida, senza contraddizioni, seguendo con attenzione il percorso scelto e più adatto a noi. Nella vita andiamo là dove ci sentiamo sereni, dove stiamo bene e dove veniamo compresi. Raggiungiamo e seguiamo sempre quel punto in cui il nostro talento viene riconosciuto come individualità dotata di una particolare bellezza poetica, senza lasciarcene sorprendere. Per molti anni ho cercato la mia strada tra persone che non mi comprendevano. Per loro era più facile criticarmi o dire che ero inutile nella società, piuttosto che sostenermi e motivarmi ad attivarmi. Oggi, guardando la mia esperienza attraverso la prospettiva della fiaba “Cenerentola”, posso dire che gli alberi e gli arbusti innestati con radici diverse sono spesso più nobili e più forti. Si può sempre vedere che quell’albero non proviene dalle stesse radici, ma esiste un legame forte che gli permette di sopravvivere anche senza le radici originarie. Nel mio caso, la diffusione dell’arte e delle conoscenze letterarie in un ampio contesto sociale e globale è avvenuta attraverso il coinvolgimento di persone socialmente riconosciute e dotate di capacità e talenti nella mia stessa direzione. Il loro contributo è diventato una fiaccola per la diffusione della cultura e della letteratura. Si tratta, soprattutto, di unire il proprio talento a quello degli altri. Nel mondo siamo sempre alla ricerca di un luogo in cui poterci sviluppare, acquisire nuove competenze, creare qualcosa di unico e innovativo, essere utili e ricevere riconoscimento attraverso ciò che facciamo. Ci sentiamo bene là dove possiamo condividere le nostre conoscenze e, allo stesso tempo, moltiplicare ciò che il cuore ci suggerisce, per scoprire la missione della nostra anima. Il danno più grande che si possa fare a una persona nella vita è la gelosia. Agendo per gelosia, si possono reprimere persone estremamente talentuose e bloccare il loro sviluppo. Per arrivare dove sono oggi e conquistare il rispetto di numerosi autori nel mondo, ho dovuto essere un’aquila sapiente e bianca, con le ali spiegate, possedendo la forza e le capacità necessarie affinché il mondo potesse vedermi e riconoscermi come una guida unica, solida e di valore. Inoltre, bisogna essere sempre nobili e onesti, perché senza queste virtù una persona non potrà mai diventare un diamante tra pietre fredde e dure, siano esse marroni, grigie o nere, anche quando possiedono molti anni di conoscenze accumulate”.

Qual è stato il suo percorso creativo?
“Ho già parlato del mio percorso creativo in Polonia. Posso aggiungere che, nel corso della mia attività, decisi di partecipare al Concorso Letterario Nazionale “Turniej Jednego Wiersza” (Torneo di una poesia), organizzato dall’Associazione Arka Youth Center di Radom il 19 ottobre 2019. Vinsi il primo premio: ricevetti un diploma e cinque raccolte poetiche di diversi autori, una delle quali, “Interazioni”, con dedica e autografo di Rafał Kasprzak. Nel 2019 partecipai a un film educativo e fui membro della giuria in eventi organizzati da istituzioni pubbliche e private: due concorsi regionali e due concorsi nazionali. Nel 2020 pubblicai la raccolta “Poetica vitae” e partecipai come coautrice a un’antologia. Nel 2021 fu realizzato un film con la mia partecipazione e quella di altri autori, trasmesso dalla Televisione di Kozienice. Il KDK di Kozienice è anche un Centro Culturale che coinvolge gli adulti. Attualmente sono Ambasciatrice della Cultura presso numerose organizzazioni senza scopo di lucro. Vorrei rispondere direttamente alla mia stessa domanda: come si manifestano le mie aspirazioni nel mondo? Lo faccio attraverso diverse piattaforme. La prima piattaforma poetica nella quale ho lavorato come amministratrice è stata la Piattaforma Africana Mondiale dei Pensatori della Poesia (PPP), alla quale sono seguite numerose altre piattaforme. Attualmente faccio parte della piattaforma americana Recinto Literario International “Amor de Poeta”. Nella Primavera Letteraria Mondiale Cinese, che riunisce creatori di talento provenienti da 194 Paesi del mondo, sono stata selezionata come vincitrice per la Polonia, all’undicesimo posto, subito dopo il rappresentante degli Stati Uniti, e come ottava persona più influente nel mondo della poesia. Ho inoltre ricevuto altri premi e certificati da diversi Paesi del mondo. Tutti gli autori che ho tradotto sono stati inseriti nell’Enciclopedia dei Poeti di tutto il mondo, che spero di poter pubblicare in futuro. Come rappresentante della cultura letteraria polacca, ho rilasciato oltre 150 diplomi stampati, riportanti le relative statistiche, il numero e l’anno”.

Nelle sue poesie emerge un forte desiderio di fratellanza, amicizia e pace. Che cosa ispira la sua musa oltre a questi temi?
“Il tema della pace nel mondo è una questione molto importante e fondamentale, soprattutto in questi giorni. La fratellanza è un elemento senza il quale la pace nel mondo non potrebbe esistere. L’amicizia è più forte dell’amore e, in realtà, è grazie ad essa che riusciamo a vivere le relazioni interpersonali e globali. Non sarei mai diventata ciò che sono oggi senza impegno, lavoro e fiducia nelle persone e nell’amicizia. Mi sembra che il modo in cui tratto ogni essere umano abbia determinato il mio destino e la mia presenza nel mondo globale. Il fatto è che non ho mai rifiutato di tradurre autori, indipendentemente dalla loro nazionalità o dalla loro razza. Vedo persone che si concentrano sulla guerra, sulla religione, sulla razza o sulla lingua, e questo non è positivo. Quando avevo sette anni, nell’esercito presso il quale lavorava mio padre, in un campo di riabilitazione arrivarono molti bambini provenienti dall’Africa, dall’Iraq e dall’Afghanistan. Lì compresi che tra le persone non esiste alcun abisso, ma ponti di amore e amicizia, senza i quali non siamo in grado di vivere. Allora mio padre mi disse che quelli erano i bambini con i quali avrei lavorato in futuro, come membro della Società delle Nazioni, e che dopo la sua morte avrei avuto un compito: rappresentare la lingua polacca nel mondo. Mi disse anche che avrei dovuto ricordare sempre che l’amore nella vita avrebbe superato ogni male. Mi spiegò che l’amore per la Patria a volte richiede sacrifici da parte dei soldati, sacrifici che possono ricadere anche sui figli e sulla famiglia, come era accaduto nel suo caso. Nelle mie poesie e nelle mie opere mi ispiro alla vita e ai problemi sociali importanti, attuali e globali. Attraverso il mio lavoro cerco di cambiare il mondo e la mentalità delle persone, di chiarire e sradicare gli stereotipi”.

Quanti libri ha pubblicato e quali generi comprendono?
“Sono autrice di due raccolte poetiche. Amministro il sito “Słowo pisane – Ewelina Maleta”, che raccoglie biografie e opere di alcuni dei poeti più talentuosi di tutto il mondo. Inoltre, sono editor e curatrice del libro “La promessa” di Zbigniew Jarek. Sono coautrice e autrice di numerose antologie, quotidiani e riviste letterarie nazionali e internazionali. La maggior parte dei miei testi pubblicati appartiene al genere poetico, ma scrivo anche prosa e traduco testi poetici. La mia formazione, acquisita nel corso degli anni, è diversificata, così come lo sono oggi le mie competenze”.

Quali sono i suoi autori preferiti?
“Ci sono centinaia di autori e amici creatori che amo e apprezzo, provenienti da tutto il mondo. Sono affascinata dalla poesia, dalla sua modernità, dalle nuove tendenze globali, dai temi legati alla natura, dal cambiamento, dall’analisi, dalla riflessione, dai valori e dalle diverse culture. Analizzando le poesie dei singoli autori, noto differenze e somiglianze. Ognuno di questi poeti è un individuo e ciascuno possiede il proprio talento. Non seguono un percorso fatto di lotta e non infrangono le regole, ma creano nuovi legami e qualcosa di duraturo. Sono originali, unici ed espressivi. Attualmente, nel mondo sono presenti tre correnti filosofiche: l’esistenzialismo, legato alla lotta con i problemi della vita; il neoromanticismo e il neo-avanguardismo. Il genere poetico si sta ritirando sullo sfondo. La poesia contemporanea si è riempita della prosa della vita, parzialmente liberata dalla massima rigidità formale. È diventata democratica, libera, forte; segue il proprio corso, unita, universalmente accessibile e sincera, non pensata per il pubblico, ma per la difesa dei valori. La modernizzazione della poesia è iniziata molti anni fa. In Polonia, molti poeti si consideravano grandi e non si rendevano conto dei propri limiti rispetto a se stessi e agli autori del mondo. Ammiro Norwid e Mickiewicz, mentre mi identifico maggiormente con Petrarca e Shakespeare. Durante i miei studi mi piace combinare diversi generi. La mia prosa è una forma di diario: a volte è un appunto, altre volte sono provocatoria, curiosa, gioiosa, sicura di me, forte e piena di valori”.

Quali sono i suoi hobby oltre alla letteratura?
“I miei hobby sono numerosi e diversi. Sono affascinata dalla moda e dalla fotografia. Mi piacciono molto la pittura, la politica, l’arte, la scienza e l’innovazione in diversi ambiti. Mi piace trascorrere il tempo osservando la natura e le persone. Amo molto viaggiare, osservare le relazioni e le attività individuali. Il mio attuale stile di vita potrebbe sorprendere molte persone, ma la verità è che senza libertà non sarei arrivata dove sono oggi. Allo stesso tempo, sarei una donna oppressa, chiusa e schiava della stessa menzogna della mia esistenza. Vorrei dedicarmi maggiormente ai miei hobby, ma il mio modo di lavorare come artista non prevede orari né programmi prestabiliti. Nelle opere che creo riverso la mia energia ispiratrice, che si fonde e penetra in profondità, tanto nella poesia quanto nella prosa”.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
“Un tempo avrei detto: “Per aspera ad astra” ma ormai tutto è diventato realtà. Per questo oggi posso dire: “Carpe Diem”: cogliete l’attimo e traete da esso tutto ciò che la vita vi offre di positivo. Non mi piace programmare il futuro. Mi piace vivere in modo strategico e raggiungere i miei obiettivi, anche andando contro ciò che la vita mi impone. Ho già superato e raggiunto così tante cose nella mia vita che nemmeno Dio sa che cos’altro potrò riuscire a fare”.

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